LA
VALUTAZIONE DEI FILI
Piu' di qualche volta mi e' capitato
di vedere qualcuno che, dovendo scegliere un filo e trovandosi a che fare
con prodotti controllati col metodo anglosassone (inglesi o, piu' spesso,
"made in USA"), si e' arreso alla difficolta' di valutarlo e ha optato per
un prodotto piu' comprensibile, ma a volte qualitativamente inferiore. Ma
quali sono le differenze tra le prove europea e "americana"? Con questa pagina
spero di chiarire i vostri dubbi in modo tale che, quando vi troverete in
una di tali situazioni, riusciate a valutare correttamente cosa avete tra
le mani.
LA PROVA
EUROPEA
In Italia, per legge, le bobine
devono riportare la lunghezza del filo avvolto, il diametro e il carico di
rottura minimo. Mentre le prime due e' facile capire come vengano misurate,
non tutti sanno come e' valutata la terza. Si tratta di una prova a trazione
cosiddetta "statica" (il filo "liscio", cioe' senza nodi, viene tirato molto
lentamente fino a quando non si spezza, e lo strumento indica il carico a
cui avviene la rottura) e viene indicato sulla bobina un valore minimo garantito,
tuttavia molto vicino a quello reale (ottenuto dalla media di piu' prove).
In alcuni casi lo stesso valore, oltre che in kg, viene indicato in libbre.
Il grosso vantaggio di questa prova
consiste nella facilita' di interpretazione dei dati, e dal fatto che e'
facile capire qual e' la differenza di tenuta tra piu' prodotti (molto utile
in tutti i tipi di pesca in cui si usino fili di tenuta diversa, ad es. per
fare in modo che il terminale sia meno robusto rispetto alla lenza madre).
Ultimamente si stanno diffondendo
sul mercato dei prodotti in cui, anziche' la resistenza a trazione, e' usato
un "indicatore di carico equivalente". Tradotto, viene indicato un carico di rottura
molto elevato, superiore a quello reale, e viene apposta sul bordo della
bobina una scritta in piccolo "La resistenza indicata si riferisce alla possibilita'
di catturare un pesce di simile taglia" (tradotto dall'inglese). E' vero che
in acqua il peso degli oggetti e' inferiore e che qualcuno e' riuscito a
catturare lucci da 6 - 8 kg mentre pescava a scardole, o siluri da 50 kg con
uno 0.30, e che, a parte gli strattoni, un filo puo' tenere un carico molto maggiore
di quello nominale (personalmente con uno 0.35 di basso livello ho agganciato e
portato a riva un sacchetto di spazzatura lanciato in canale da qualche def...
e riempito d'acqua del peso di oltre 12 kg senza problemi, poi gettato nel cassonetto,
anche se ho una PESSIMA tecnica con fili sottili)
ma la grande maggioranza dei pescatori (io incluso, come ho gia' detto) va in crisi
se il filo non tiene almeno il 25% in piu' del peso del pesce. Se vi capita
tra le mani una di queste bobine, per ottenere il valore reale moltiplicate
quello indicato per un coefficiente (di solito si usa 3/4 o 2/3, ma in alcuni
casi si arriva a 1/2).
LA PROVA
ANGLOSASSONE
Per comprendere bene questo metodo,
bisogna fare un passo indietro di decenni. I primi monofili, oltre
ad avere pessime prestazioni (tali che, con il lancio di modelli come il
Platil, che ora sono considerati di basso livello, si ebbe un ottimo miglioramento),
avevano una pessima resistenza al nodo. Inoltre ogni fabbricante usava propri
metodi per indicare le caratteristiche, causando una certa confusione. Per
rimediare a cio' si riuni' l'associazione dei produttori di materiale da
pesca e si decise una prova standard e anche il sistema per esprimere tali
valori. La prova e' molto diversa dalla "nostra": infatti il filo deve resistere
ripetutamente senza rompersi, in presenza di un nodo, a un dato carico applicato
piu' velocemente rispetto alla prova europea. Se il filo resiste, puo' essere
messo in vendita con l'indicazione di tale valore e sulla bobina leggeremo
" X lbs. test", altrimenti o il produttore migliora la qualita'
o, come avveniva agli inizi, viene ripetuta la prova con un peso inferiore fino a che
il prodotto non supera il test (e sara' venduto con il libraggio per cui e'
stato omologato; comunque adesso praticamente tutti i fili passano i test senza
problemi). Vennero decisi anche i carichi di riferimento per ogni diametro;
ad esempio, venne stabilito che un filo da 1/100 di pollice di diametro (0.25 mm)
di qualita' deve passare il collaudo resistendo ad
un carico di 8 lbs (cioe' 3.6 kg), mentre uno da 0.02 pollici (0.50) a 20
lbs (9 kg). Adesso sembrano dei valori ridicoli, ma allora non lo erano
affatto, anzi dovremmo riconoscere il merito di prodotti come il Maxima o il Platil
(la "prima generazione", con caratteristiche innovative per l'epoca)
per avere aperto una nuova era in questo campo.
Siccome per un certo tempo tutti
i prodotti a parita' di diametro avevano caratteristiche simili, per tradizione
si e' in seguito tenuto gli stessi carichi di collaudo per ogni misura fino
ad oggi, creando cosi' un gap tra quello che era scritto e le capacita' reali.
Ultimamente, per ovviare a cio', molti fili americani e inglesi vengono venduti
con entrambe le indicazioni. A volte viene indicato anche il diametro in
centesimi di pollice; essendo tali prodotti indicati per tenuta e non per
spessore, a parita' di libraggio c'e' una certa tolleranza su quest'ultimo
(corrispondente di solito a 0.05 mm, ma puo' variare di molto con i cosiddetti
"superfili", i monofili dell'ultima generazione).
Per ovviare a cio', alcune aziende USA adesso usano una doppia indicazione:
scrivono sulla bobina dati del tipo 10 lbs thin - 20 lbs load (tradotto, indica
che quel filo ha il diametro di un 10 lb, cioe' uno 0.30, ma resiste a un carico di
20 lbs, che e' quello "tradizionale" per lo 0.50).
Se si tratta di fili europei con il carico indicato in libbre, ci sono
2 possibilita': la piu' comune e' che si tratti della semplice conversione
del carico di rottura valutato col metodo europeo da kg a libbre (in tal caso persino
alcuni 0.25 arrivano al valore di 16 o 20 lb!!), l'altra
e' che sia indicato il diametro del filo e non il valore "tradizionale" del
carico di prova (es. 8 lb per uno 0.25 o 12 per uno 0.35), ma il massimo
valore a cui puo' resistere. Abbiamo cosi' che alcuni fili di aziende italiane
indicano gia' per lo 0.35 o 0.40 una tenuta di 20 lb, che sarebbe tipica di uno 0.50.
Lo svantaggio di questa prova e'
che non e' facile, se non si e' abituati, capire tra due fili qual e' il
piu' robusto, soprattutto a parita' di diametro. Ad esempio, per gli 0.35
mm sia lo storico Maxima (tenuta alla prova europea 6.5 kg) che un modello della
Fenwick specifico per lo spinning (12 kg) che il Berkley Trilene Sensithin Ultra
(considerato uno dei migliori al mondo, con i suoi 20 kg) sono 12 lbs.
Con tecniche di pesca in cui si usano fili di diverso diametro cio' puo'
essere controproducente, e gli unici modi per essere sicuri che il terminale
sia piu' debole della lenza madre sono o comprare 2 bobine della stessa marca
e modello ma di diversa resistenza, o scegliere prodotti con una grossa differenza
di diametro (o libraggio).
Il vantaggio e' la facilita' d'uso
nelle tecniche di pesca in cui si usa un filo unico (es. spinning, casting,
traina), in quanto, a causa delle tolleranze sul diametro e del "margine d'errore"
creato dal basso carico indicato, per cambiare la linea basta sceglierne una che abbia lo stesso
valore della vecchia (senza le nostre paranoie di carico...), o uno diverso
se abbiamo bisogno di altre caratteristiche. Molto utile e' anche il fatto che,
siccome questo metodo tiene conto di fattori avversi, non richiede piu' di tanto un
nostro intervento per scegliere un coefficiente di sicurezza in quanto il carico nominale e'
gia' adeguatamente dimensionato; per fare un esempio, a patto di avere un minimo di abilita' e
salvo clamorosi errori del pescatore, e' ovvio che uno 0.30 (10 lbs) regga la lotta con un pesce
da 4.5 kg! Questa prova e' divenuta in seguito uno standard internazionale per molti accessori
(es. moschettoni, cavetti d'acciaio, dacron, ancorette, anelli di congiunzione...).
Ma e' negli ultimi anni, grazie ai "bassmen"
piu' incalliti (i principali importatori delle novita' "made in USA") e soprattutto con i
trecciati che questo metodo si e' diffuso anche da noi. Questi, infatti, hanno un carico di
rottura altissimo ma un deciso calo di tenuta al nodo. Spesso, con prodotti valutati "in modo
europeo", non si ha nessuna certezza sulla reale resistenza con tali irregolarita'
del filo, e si deve un po' tirare a indovinare sperando di aver eseguito
un buon nodo nel modo corretto. Invece quelli prodotti in USA o Gran Bretagna
hanno indicato un carico a cui il nostro braided puo' resistere, tenendo
conto del nodo, degli strattoni e dello sforzo ripetuto. Ad esempio, si ha
che un ottimo prodotto da 0.40 mm, che in Italia riporterebbe sull'etichetta
40 o 50 kg, e' segnato come 50 lb (poco piu' di 22 kg).
Per quanto riguarda la conversione dei valori per i monofili, clicca qui per
accedere alla tabella. Per i trecciati, basti sapere che un 30 lb di
solito e' sullo 0.30 mm, un 50 lb sullo 0.40 mm e un 80 lb sullo 0.50 mm.