LECCE: POLIZIA ARRESTA 5 ANARCHICI PER EVERSIONE


(AGI) - Roma, 12 mag. - Cinque anarchici insurrezionalisti sono stati arrestati dalla Digos a Lecce. Sono ritenuti responsabili di aver promosso, costituito, organizzato, diretto e partecipato ad un'associazione finalizzata al compimento di atti di violenza a fini di eversione dell'ordine democratico e di altri gravi reati.

L'operazione ha permesso di accertare che i destinatari delle misure restrittive sono ritenuti gli autori di diversi episodi delittuosi come le numerose rivolte istigate ed attuate dagli immigrati trattenuti all'interno del Centro di permanenza Temporanea "Regina Pacis" di San Foca di Melendugno (LE); di minacce gravi perpetrate nei confronti di personale operante al citato Centro di Trattenimento; di danneggiamenti consumati e tentati in danno di esercizi commerciali della societa' multinazionale di abbigliamento Benetton, in quanto "appropriatasi" di vaste aree sudamericane, originarie del popolo "Mapuche"ed altro; di danneggiamenti, anche a seguito di incendi,di numerosi sportelli bancomat della BCI Banca Intesa sull'intero territorio nazionale, in quanto depositaria dei fondi del regina Pacis e di danneggiamenti e furti di pompe erogatrici in danno di distributori della compagnia petrolifera Esso, in quanto fornitrice di carburanti alla coalizione militare operante in Iraq. Eseguite oltre venti perquisizioni a carico di altri anarchici dimoranti nelle province di Lecce, Aosta, Torino, Trento, Trieste, Chieti, Cagliari, Taranto e Catania.

OPERAZIONE "NOTTETEMPO"


PREAMBOLO

Il sottosegretario Mantovano non commenta: «Ci sono indagini in corso»
A Lecce allarme terrorismo
Il pg Toriello indica gli anarchici e i fondamentalisti islamici

LECCE Il terrorismo irrompe nella cerimonia d'inaugurazione dell'anno giudiziario. Non era mai successo, se non negli anni di piombo, che un procuratore generale facesse riferimento ad episodi di carattere terroristico. E' toccato a Francesco Toriello, da due anni alla guida della Procura generale di Lecce. Nessun allarme, ma nella ricognizione dei problemi e delle peculiarità dello stato dell'amministrazione del proprio distretto, il pg non può fare a meno di evidenziare alcuni segnali preoccupanti. Si tratta di «episodi di impronta terroristica» riconducibili sia al movimento anarchico-insurrezionalista presente a Lecce sia a possibili ambienti fondamentalisti islamici. Fatti che sono al vaglio della Direzione distrettuale antimafia. «Di rilievo - scrive il Pg nel capitolo della sua relazione riservata alla giustizia penale - alcuni segnali, tempestivamente raccolti nell'ambito dell'intero Distretto dalla polizia giudiziaria, di manifestazioni e comportamenti di possibile impronta terroristica in ambienti fondamentalisti islamici». Più concreta, invece, appare la minaccia proveniente dagli ambienti anarchico-insurrezionalisti. C'è stata «una sorta di salto di qualità che appare collocabile in un più ampio disegno nazionale». «Sono stati registrati - continua il pg - segnali di mutamento dell'atteggiarsi del movimento anarchico-insurrezionalista presente a Lecce, già denominato "Tigri azzurre" ed oggi "Spazio anarchico", con il passaggio a manifestazione violente e ad azioni di danneggiamento, in collegamento, a livello nazionale, con altri gruppi della medesima area». Un collegamento che già esiste nel Salento. «Nelle altre due province del Distretto sono state registrate manifestazioni intimidatorie anche verso esponenti istituzionali, da parte di rappresentanti dell'area antagonista di matrice anarchica, in collegamento con il gruppo leccese di Spazio anarchico». Sul fenomeno il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, presente alla cerimonia preferisce non aggiungere nulla. «Ci sono indagini in corso. Sovrapporre la mia valutazione a quella più propria che faranno gli organi inquirenti e giudicanti sarebbe improprio. Ma se prendiamo le relazioni dei servizi, del Cesis e del Ministero dell'Interno degli ultimi tre anni, queste valutazioni sono concordi con la sintesi del procuratore generale». Il fenomeno è all'attenzione della Procura distrettuale antimafia. Sono almeno quattro i procedimenti aperti: tre con indagati, il quarto è contro ignoti. Dalla relazione del Pg, letta davanti ad una platea orfana dei penalisti e con i magistrati che stringevano una copia della Costituzione fra le mani, emerge un trend positivo che consolida il calo della devianza minorile, una sensibile diminuzione dei procedimenti per reati di criminalità organizzata (32 rispetto ai 46 dello scorso anno) e di quelli relativi all' immigrazione clandestina (23 rispetto a 38). Una relazione che, fra luci ed ombre, tiene conto dei problemi cronici della giustizia: l'inadeguatezza e la scopertura degli organici, soprattutto.
Ma è forte, poi, l'appello che il procuratore generale lancia sul fronte delle adozioni. «Dal mio osservatorio ho avuto modo di rilevare che in alcuni istituti di assistenza e nelle comunità del distretto sono a volte presenti minorenni collocati da anni e adolescenti in condizioni di abbandono o semi abbandono che non trovano coppie disponibili ad adottarli». Sulla scia della relazione di un anno fa, il pg è tornato sul tema della demolizione delle case abusive e della possibilità dei comuni di accedere al fondo la cui dotazione è di 50 milioni di euro. Infine il procuratore ha evidenziato il contributo della Regione Puglia di due milioni e 880mila euro che ha permesso alla Procura della Repubblica di Lecce di attuare un progetto pilota di «radicale ristrutturazione informatica dell'ufficio». Per il resto, le solite luci ed ombre. I procedimenti pendenti, nonostante l'aumento delle sentenze, non calano. E i tempi della giustizia s'allungano.
Gianfranco Lattante
La Gazzetta del Mezzogiorno Da anarcotico.net di Domenica, 16 Gennaio 2005

Le prime luci dell'alba

Sbirraglie fanno irruzione in numerose case di compagni di varie città italiane (Lecce, Aosta, Torino, Trento, Trieste, Chieti, Cagliari, Taranto e Catania
Le prime luci dell’alba inondano le ancora sonnolenti città italiane, quando un suono alla porta interrompe la silenziosa quiete mattutina. Sbirraglie fanno irruzione in numerose case di compagni di varie città italiane (Lecce, Aosta, Torino, Trento, Trieste, Chieti, Cagliari, Taranto e Catania.).Durante l’operazione denominata “Nottetempo” cinque anarchici vengono tratti in arresto, a molti viene notificata una indagine in corso, per tutti una immediata perquisizione. La lista delle accuse è kilometrica, spicca su tutte l’articolo 270 c.p. associazione di stampo eversivo, sono contestate diverse azioni contro la guerra, contro lo sfruttamento del popolo mapuche e soprattutto contro il lager per immigrati Regina Pacis, il cui direttore/aguzzino è accusato di sequestro di persona, violenza privata e abuso di potere. Le azioni poste sotto inchiesta sono state eseguite nell’arco degli ultimi due anni e secondo gli inquirenti avrebbero tutte, comprese le scritte sui muri, finalità di eversione dello stato democratico. Per gli “orrendi delitti” di cui si sarebbero macchiati, i compagni che mirano a rovesciare lo stato delle cose per mezzo di uno spray sono immediatamente perseguiti con pesanti coercizioni, e ne sanno qualcosa anche i compagni catanesi…
E’ normale ormai ricercare la notorietà per ottenere gli stupidi privilegi di questa società malata, e come molti sognano di “sfondare” in tv a costo di perdere ogni dignità, alcuni magistrati sognano di sgominare cellule dormienti di Al Quaeda (così dormienti da risultare puntualmente inesistenti) o salvare il paese dal “terrorismo” degli “anarchici insurrezionalisti”, ormai dichiarati pericolo pubblico numero due dell’ occidente.
Mentre la nostra civiltà si affossa sempre di più crollando sotto il peso delle sue stesse ipocrisie, lo stato, baluardo dell’infamità, attacca chiunque proponga una critica radicale ad un sistema sempre più autoritario e violento. Ma non basta colpire eventuali elementi di disturbo: ormai è in corso una manovra repressiva che tende ad annientare qualsiasi voce fuori dal coro. La strategia consiste nell’accerchiare e far terra bruciata intorno agli individui più attivi: mentre in passato l’obiettivo era quello di isolare chi praticasse un certo livello di scontro, adesso l’obiettivo e quello d’isolare chiunque si muova fuori da un alveo istituzionale del dissenso. Si è incominciato con il marcare come violento chiunque utilizzasse l’azione diretta per difendersi dalla violenza dello stato e del capitale, e si sta finendo con l’incriminare anche un volantino scomodo, una scritta su un muro, oppure perché no, anche un pensiero.
Sicuramente la “congiuntura storica” non sarà delle migliori, e un grosso aiuto all’attacco poliziesco arriverà dalla tecnologia totalmente asservita al paradigma dominante del controllo, che annulla ogni tensione di libertà, ma il nocciolo del problema risiede nel gioco di sponda che moltissimi fanno per scaricare la “patata bollente” del momento (questa volta sono 15 indagati per associazione a delinquere, associazione eversiva etc…). Sono in molti a prendere le distanze dall’appestato di turno se non addirittura a metterlo all’indice o al pubblico ludibrio, e non mi riferisco solamente ai partiti della sinistra, storicamente inventati per essere un elemento di distensione dei conflitti sociali, ma a tutte quelle organizzazioni e individui ( e ce ne sono tanti/e) che da tempo hanno accantonato non solo ideologie di rivolta, ma hanno spento qualsiasi passione ribelle, ormai vuoti recipienti senza incisività ma con immutata e stantia retorica. Predicano rivoluzioni e poi pur di salvar il culo di fronte alla repressione poliziesca disconoscerebbero la propria madre.
Adesso non è importante discutere sulla natura dell’azione che un compagno commette, ne sulla veridicità o la consistenza delle accuse, ne tanto meno sull’entità della punizione inflittagli; queste sono proprio le chiacchiere che gettano acqua dove si dovrebbe gettare benzina. E’ invece importante evidenziare la necessità di vera solidarietà. La solidarietà come vuota parola non basta: un volantino, un comunicato stampa lavano via le coscienze, ma poco servono in una situazione che tende al sistematico sterminio del dissenso sociale. L’unico modo per mostrare solidarietà è tempestare le vittime della repressione di aiuti: scrivere lettere, raccogliere fondi e soprattutto continuare le lotte intraprese perchè chi è temporaneamente (o definitivamente) “fuori gioco” capisca che non è solo e che per ogni compagno colpito dalla repressione altri sono pronti a prendere il suo posto. Uscire dal silenzio in cui questa società ci vuole relegare non è solo un gesto di sostegno per i compagni costretti a misure restrittive ma soprattutto un modo per diffondere e delocalizzare un dilagante conflitto: significa far saltare via le trincee che ci accerchiano per rendere impossibile la vita a chi vuole renderla impossibile a noi.
(13 maggio 2005, Fonte: anarcotico.net)

LE FRONTIERE DELLA DEMOCRAZIA: IMMIGRATI UCCISI, RIBELLI IN CARCERE

Giovedì 12 maggio, cinque anarchici leccesi sono stati arrestati nel quadro dell’ennesima inchiesta per “associazione sovversiva con finalità di terrorismo” (270 bis), in base alla quale sono stati perquisiti case e spazi anarchici in mezza Italia. Il Capolinea occupato di Lecce è stato chiuso e sottoposto a sequestro giudiziario. Conosciuti per la loro opposizione costante e senza compromessi a quei lager che la lingua di Stato chiama “centri di permanenza temporanea”, questi compagni stavano dando troppo fastidio. Ora che le brutalità del CPT di Lecce sono emerse in modo talmente evidente che il suo direttore, don Cesare Lodeserto, è stato arrestato con l’accusa di violenza privata e sequestro di persona; ora che diversi immigrati rinchiusi hanno cominciato a ribellarsi con coraggio e continuità, la voce di chi da tempo smaschera le responsabilità di un intero sistema concentrazionario andava zittita. Questi compagni vengono accusati di una serie di attacchi contro le proprietà dei gestori e finanziatori del CPT di Lecce, di alcuni sabotaggi contro la Esso e di qualche azione diretta contro la Benetton. Non sappiamo se siano innocenti o colpevoli, e nemmeno ci interessa. Ciò che consideriamo giusto non lo cerchiamo tra le righe dei codici dello Stato. Se sono innocenti, hanno la nostra solidarietà. Se sono colpevoli, ce l'hanno ancora di più.
Rispondere con determinazione a chi rinchiude donne e uomini la cui unica colpa è quella di essere poveri e di non avere i documenti in regola; presentare un piccolo conto a chi si arricchisce con il genocidio della popolazione irachena (come la Esso) o con la deportazione dei Mapuche (come la Benetton), sono pratiche assolutamente condivisibili. Dai bombardamenti ai CPT, dalle banche alle multinazionali, i nemici degli sfruttati non sono forse ovunque gli stessi?
Mentre questi nostri compagni vengono arrestati, in un solo giorno a Torino la polizia sgombera un campo nomadi, uccide a freddo un senegalese a un posto di blocco, provoca la morte di un altro immigrato che cerca di sottrarsi ad un rastrellamento. Vi basta? Da settimane gli internati di via Corelli a Milano sono in sciopero della fame, protestano sui tetti, urlano la loro voglia di libertà. Intanto centinaia di profughi vengono internati in "centri di accoglienza" da cui cercano ad ogni costo di evadere.
Sono urla che ci giungono dalle macerie di questo mondo in rovina. Possiamo fare finta di non sentirle. Possiamo festeggiare ipocritamente la lotta armata contro il nazifascismo senza accorgerci che i lager non sono il nostro passato, ma il nostro presente.
Possiamo rifugiarci dietro il rispetto della legge – quella stessa legge in nome della quale si affama e si bombarda, quella stessa legge che viene quotidianamente sospesa per milioni di dannati della Terra. Oppure possiamo decidere di alzare la testa, trovando in noi stessi il senso di ciò che è giusto, armando il nostro cuore e le nostre braccia. Possiamo nasconderci, oppure batterci.
Il modo migliore per essere solidali con gli anarchici di Lecce ci sembra quello di continuare la lotta per la chiusura dei lager, per inceppare la macchina delle espulsioni. Per un mondo senza frontiere.

SALVATORE, SAVERIO, CHRISTIAN, MARINA, ANNALISA LIBERI!
FUOCO AI CPT, LIBERI TUTTI!

anarchici a piede libero

Da anarcotico.net di Venerdì, 13 Maggio 2005

Il 12 maggio,a conclusione dell'operazione denominata "nottetempo" sono state eseguite 16 perquisizioni domiciliari.
Le case dei compagni sono state perquisite con i soliti modi violenti caratteristici della polizia; uomini della digos,tra cui alcuni incapucciati,che rovistavano ovunque, elicotteristi ed artificieri per uno spiegamento di 150 uomini per la sola provincia di Lecce.
Un compagno è stato condotto nella sede del Capolinea in via Adua (i poliziotti hanno aperto la porta con le proprie chiavi) dove ha assistito alla perquisizione, alle riprese video e al sequestro degli oggetti presenti nel locale (libri, magliette, spillette e volantini).
Sono stati arrestati 5 compagni con l'accusa di associazuione sovversiva con finalità di terrorismo, altri 8 indagati a piede libero con la stessa accusa e due per manifestazione non autorizzata. Le accuse si reggono su prove assolutamente congetturali, derivanti da intercettazioni telefoniche e ambientali, nonchè da un rilevatore gps installato nell'auto di un compagno.
Da questo materiale gli inquirenti evincono la responsabilità dei compagni negli attacchi ai bancomat di Banca Intesa, alla pompa del distributore Esso, alla porta del duomo di Lecce e alla casa della sorella di don Cesare Lodeserto.
Scritte murali sono state attribuite in modo ridicolmente arbitrario.
E' chiaro che l'operazione, condita dallo strombazzare della stampa locale, è un ennesimo esempio di montatura giudiziaria basata su prove inesistenti.
Sappiano lor signori, che gli anarchici non conoscono ne capi ne dirigenti, per cui in carcere non hanno portato nessun "vertice" o "mente" che dir si voglia. Le menti dei compagni sono distinte, indipendenti e unite nella lotta quotidiana contro ogni forma di sfruttamento.
Lo scopo di questa messinscena è scoraggiare ogni tipo di espressione di dissenso, criminalizare i compagni facendo terra bruciata attorno a loro. Sappiamo che in una società in cui tutto è merce la galera è lo strumento deterrente di ogni forma di dissenso, funzionale a garantire un omologazione, un'apatia sociale necessaria al capitalismo. Vorrebbero che ci accontentassimo mestamente delle briciole che cadono dal banchetto dei potenti, invece cio' che vogliamo è un mondo diverso, egualitario ed antiaautoritario.
I compagni sono stati brutalmente attaccati per aver solidarizzato con gli altri esclusi, gli sfruttati, glli immigrati deportati e rinchiusi perchè sprovvisti di permesso, dileggiati come sub-umanità e coperti dall'indifferenza sociale. La solidarietà fra gli sfruttati è cio che piu' teme il potere, è l'eventualita che fa tremare la terra sotto ai piedi a coloro che ci chiamano terroristi.
Oggi esprimiamo tutta la nostra solidarietà ai compagni attaccati e detenuti, domani saremo di nuovo insieme nella lotta di sempre.
LIBERTA' per Marina, Annalisa, Saverio, Salvatore e Cristian.
LIBERTA' PER TUTTE-I
FUOCO AI LAGER E ALLE GALERE

L'indirizzo del carcere è:
Casa circondariale Borgo S.Nicola
73100- Lecce

Marina e annalisa si trovano ai domiciliari.

Per le spese legali usare il c.c.p. num.56391345 intestato a Marina Ferrari

Anarchici del Capolinea

Fonte: indymedia.org

RASSEGNA STAMPA

Tre uomini e due donne arrestati dalla Digos nel Leccese. Avrebbero fondato il circolo «Spazio Anarchico» che, secondo il pm Giorgio Lino Bruno, avrebbe organizzato attentati e causato danneggiamenti. Sarebbe cioè un'associazione finalizzata all'eversione dell'ordine democratico. Una decina gli indagati. Perquisizioni da Aosta a Catania.

LECCE - Seminavano, secondo la polizia, il terrore in cinque: tre uomini e due donne. Una mezza dozzina di antagonisti che a Lecce aveva messo su il circolo «Spazio Anarchico», una cellula anarco-insurrezionalista tra le più attive in Italia, che - secondo l'accusa - non solo si occupava di diffondere l'ideologia anarchica, ma compiva azioni talmente violente da guadagnarsi l'accusa di essere un'associazione finalizzata all'eversione dell'ordine democratico, reato per il quale il gruppetto è stato arrestato oggi dalla Digos.
Tra il 2003 e il 2004 - secondo l'accusa - la banda si era specializzata a compiere attentati contro il Cpt «Regina Pacis» di Melendugno, gestito dalla curia salentina, contro la stessa curia di Lecce, gli sportelli bancomat di Bci-Banca Intesa e i distributori di carburanti Esso, tutti accusati di sfruttare il dolore della gente per macinare guadagni.
Per il pm inquirente del Tribunale di Lecce Giorgio Lino Bruno, che ha ottenuto dal gip Antonio Del Coco gli arresti, non ci sono dubbi: sono stati i cinque arrestati, con la complicità di un'altra decina di indagati, a colpire il Centro Regina Pacis, perchè lo consideravano un lager da smantellare. Da qui gli atti di sabotaggio, le manifestazioni di protesta, l'aggressione alle stesse forze dell'ordine, le minacce ai medici che operavano nella struttura e allo stesso direttore, don Cesare Lo Deserto, da tempo agli arresti per presunti abusi compiuti nella gestione del Cpt. Sia i medici sia Lo Deserto - secondo la Procura - sono stati ripetutamente raggiunti da telefonate intimidatorie per costringerli a desistere dalle attività di accoglienza.
I tentativi culminarono l'11 giugno 2003 con l'incendio del portale del Duomo di Lecce e con scritte offensive nei confronti delle istituzioni religiose leccesi che comparvero in diversi punti della città e nei luoghi di culto. Poi ci fu anche l'attentato incendiario alla casa della sorella di don Cesare. Altro obiettivo del gruppetto eversivo erano i bancomat di Bci-Banca Intesa sul territorio nazionale perchè ritenuta depositaria dei fondi del Cpt. Da qui la decisione della banda di punire l'istituto di credito lanciando molotov contro gli sportelli automatici.
Ma i cinque arrestati - secondo l'accusa - sono anche gli autori dei danneggiamenti e dei furti di pompe erogatrici di carburante in stazioni di servizio Esso, «fornitrice alla coalizione militare operante in Iraq» e dei danneggiamenti, consumati e tentati, ad esercizi commerciali della «società multinazionale di abbigliamento Benetton, in quanto appropriatasi di vaste aree sudamericane, originarie del popolo Mapuche».
Stando alle indagini della polizia, il leader del gruppo terroristico era Salvatore S., di 32 anni, di Casarano, mentre il trentanovenne Saverio P., di Monteroni di Lecce, e il leccese Cristian P., di 27, erano promotori attivi. Poi c'erano le donne: Annalisa C., trentenne di Lecce, e Marina A. F., di 27, di Casarano, alle quali sono stati concessi i domiciliari. A carico dei cinque arrestati, secondo il procuratore della Repubblica di Lecce, Rosario Colonna, sono stati trovati «tutti gli elementi probatori» necessari per emettere la misura restrittiva. Nel corso dell'operazione la Digos ha compiuto perquisizioni e sequestrato materiale tra Aosta, Torino, Trento, Trieste, Chieti, Cagliari, Taranto e Catania.
Un'operazione importante l'ha definita il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, secondo il quale la peculiarità del lavoro investigativo «sta nel lavoro di identificazione della realtà anarco-insurrezionalista, risalendo da singoli episodi di violenza e di intimidazione alla ricostruzione della struttura criminale: un lavoro lungo, consistito nella raccolta di elementi anche apparentemente marginali, che hanno assunto valore ai fini penali nella lettura di insieme, cui si è giunti con pazienza e senza forzature».

ANARCHICI, UNA GALASSIA CHE SI ORGANIZZA

Sempre più organizzati e pericolosi, e pronti ad occupare gli spazi lasciati vuoti dalle Brigate Rosse, pur con differenze sul piano ideologico, dopo l’ormai quasi completo smantellamento di quest’ultima formazione terroristica. E’ questo il quadro dei gruppi anarco- insurrezionalisti, oggi nel mirino con l’operazione della polizia di Lecce, che emerge dalle ultime analisi dei servizi segreti e del Viminale.
Riaffiorata in modo particolarmente preoccupante con il duplice attentato contro i carabinieri del 2 marzo scorso a Milano e Genova (seguito da un attentato contro la caserma della Brigata Sassari, nella città sarda, alla fine dello stesso mese), la galassia anarco-insurrezionalista veniva allora definita dai servizi segreti come «la componente più attiva e pericolosa dell’attuale contesto eversivo nazionale». E proprio con quel duplice attentato era emerso anche, come rilevato quello stesso giorno dal ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu, l’evidente intento di uccidere.
Oltre che ad occupare lo spazio lasciato libero dalle Br ormai allo sbando, gli anarco-surrezionalisti punterebbero - secondo l’ipotesi di intelligence prevalente - a cercare di attrarre altri ambienti antagonisti e singoli individui vicini alle loro campagne a tema: quella contro l’Europa, il sistema carcerario, le forze dell’ordine e la battaglia ecologista.
Attivi in particolare in Lazio, Sardegna, Toscana e Lombardia, in gruppi di attivisti che si calcola siano limitati a poche decine di aderenti, gli anarchici avrebbero inoltre legami consolidati in Spagna e in Grecia, ma anche in Svizzera, Gran Bretagna e Slovenia. Ma dopo anni di spontaneismo, il salto di qualità in termini di capacità offensiva rappresentato dagli ultimi attentati rivelerebbe ai Servizi - come emerge dall’audizione svolta davanti al Copaco dal direttore del Sisde Mario Mori - il definirsi di una più marcata organizzazione interna, sebbene ancora lontana da una vera e propria struttura gerarchica e dalla compartimentazione rigida propria delle Br. Un’analisi condivisa dal ministro Pisanu, che in una comunicazione al Senato del 10 marzo parlò della possibilità di una «direzione unitaria e relativamente ristretta, che diversifica le sigle sia per enfatizzare il risultato sia per accreditare l’idea di uno spontaneismo armato, basato sui cosiddetti gruppi di affinità». Ma questa dichiarata spontaneità e labilità dei gruppi, osservava il ministro, «ha lo scopo di sottrarre gli anarco-insurrezionalisti alla contestazione, in sede giudiziaria, di più gravi reati associativi come la banda armata». Anche se, proseguiva, «l’apparato associativo occulto emerge sempre più chiaramente dalla organicità delle azioni».
Azioni svolte su tutto il territorio nazionale, occupando appunto lo spazio eversivo delle Br, «non più nella logica della lotta di classe, ma in quella più trasversale e coinvolgente della propaganda armata, rivolta a tutte le componenti radicali dell’antagonismo sociale e politico. E sempre più mirata, negli ultimi mesi, ad una «campagna contro la asserita repressione dello Stato», in cui bersagli privilegiati erano forze di polizia e sistema penitenziario, senza escludere però anche il mondo del lavoro, con le attinenti tematiche del precariato, del lavoro interinali (con due attentati in autunno contro altrettante agenzie di lavoro temporaneo di Milano) e della tutela sindacale.
«Un’area eversiva piuttosto vasta», ha detto recentemente Pisanu, ma sulla cui struttura organizzativa «abbiamo informazioni abbastanza puntuali». Tanto che, «conoscendola, siamo in grado di fronteggiarla più efficacemente».

Il sindaco, Adriana Poli Bortone: un intervento che restituirà serenità
BARI - «Un intervento che restituirà serenità alla gente che vuole vivere nell’ordine e nel rispetto delle regole democratichè: così il sindaco di Lecce, Adriana Poli Bortone (An), definisce l’operazione della polizia che ha portato all’arresto di cinque persone accusate di associaizone sovversiva.
Per la «brillante operazione» il sindaco ringrazia a nome proprio e dell’intera comunità cittadina il questore di Lecce e gli operatori della polizia di Stato. «Questa operazione - conclude - coincide felicemente con la Festa della Polizia, che si celebrerà nei prossimi giorni nel capoluogo salentino. Siamo sicuri che questo bellissimo risultato avvicinerà affettuosamente i cittadini ai custodi della sicurezza».

La Gazzetta del Mezzogiorno

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BARI (Reuters) Cinque persone ritenute anarchici insurrezionalisti sono stati arrestati dalla polizia di Lecce con l'accusa di associazione finalizzata al compimento di atti di violenza a fini di eversione dell'ordine democratico e di altri reati.

Secondo gli investigatori, i cinque arrestati sarebbero gli autori di diversi episodi delittuosi, di vari attentati, di azioni intimidatorie, violenze e minacce compiuti nel Salento tra il 2003 e il 2004.

In particolare, i cinque -- secondo quanto riferito dalla Questura di Lecce -- sarebbero stati protagonisti delle rivolte al Centro di permanenza Temporanea "Regina Pacis" di San Foca di Melendugno, in provincia di Lecce.

Sono ritenuti responsabili anche di gravi minacce nei confronti del personale dello stesso centro, del danneggiamento di numerosi sportelli bancomat di Banca Intesa sull'intero territorio nazionale, in quanto depositaria dei fondi del Regina Pacis e infine, avrebbero compiuto attentati incendiari a negozi e alla casa della sorella di don Cesare Lo Deserto, ex direttore del "Regina Pacis", ora ai domiciliari con l'ipotesi di reato violenza privata, sequestro di persona e abuso dei mezzi di correzione nei confronti di immigrati.

Il sacerdote italiano è sospettato di aver cercato di trattenere nel centro quattro donne rumene che invece volevano lasciare la struttura.

Tra gli episodi contestati agli arrestati ci sono anche "danneggiamenti consumati e tentati in danno di esercizi commerciali della società multinazionale di abbigliamento Benetton, in quanto 'appropriatasi' di vaste aree sudamericane, originarie del popolo 'Mapuche', di danneggiamenti e furti di pompe erogatrici della compagnia petrolifera Esso, perchè fornitrice di carburanti alla coalizione militare operante in Iraq", si legge nella nota.

Le ordinanze di custodia cautelare e i provvedimenti per le perquisizioni sono stati emessi dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lecce Antonio Del Coco, su richiesta del pm Giorgio Lino Bruno.

Nel corso dell'operazione sono stati impiegate circa 150 unità della Polizia di Stato che hanno inoltre eseguito oltre venti perquisizioni a carico di altri anarchici nelle province di Lecce, Aosta, Torino, Trento, Trieste, Chieti, Cagliari, Taranto e Catania.

Fonte: reuters.com

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Attentati, manette agli anarchici

Hanno un nome ed un volto i componenti del gruppo che, a partire dall'estate del 2003, aveva preso a far parlare di sé per gli attentati, i danneggiamenti e le scritte contro il sistema carcerario, i centri di accoglienza-permanenza e le multinazionali del petrolio e dell'abbigliamento. Si tratta di quindici giovani di età compresa fra i 23 ed i 50 anni, i cui nomi compaiono nell'inchiesta della Procura coordinata dal sostituto Lino Giorgio Bruno e svolta dagli investigatori della Digos diretta dal vice questore Raffaele D'Agostino, con l'ausilio del Servizio centrale antiterrorismo diretto dal vice questore Antonio Bocelli. Per cinque di essi, su richiesta dello stesso Bruno, che in realtà ne aveva chieste sei, il giudice delle indagini preliminari, Antonio Del Coco, ha firmato altrettante ordinanze di custodia cautelare. Tre dietro le sbarre per i tre uomini del gruppo e due ai «domiciliari» per le donne. Chi ha evitato manette e provvedimento restrittivo, resta ovviamente indagato. Oltre ai reati di attentato incendiario, danneggiamento, imbrattamento di immobili pubblici e privati, detenzione di materiale incendiario ed istigazione alla sommossa, a tutti è contestata la finalità di eversione dell'ordine democratico. I tre arrestati, Salvatore S., Saverio P. e Cristian P., tutti studenti fuori corso ed all'occorrenza imbianchino, pizzaiolo e cameriere nei pub, sono stati prelevati dalle rispettive abitazioni di Casarano, Monteroni e Lecce. Alle due donne del gruppo, Marina A. F., moglie di S. e ad Annalisa C., anch'esse studentesse universitarie, i provvedimenti sono stati notificati a Casarano e a Lecce. Contestualmente ad arresti e notifiche, gli uomini della Questura hanno messo a punto le perquisizioni degli alloggi dei cinque, nonché degli altri indagati, che sono tutti pugliesi. Ma per via dei contatti con altri gruppi di anarchici insurrezionalisti di cui si è avuta contezza nel corso dell'indagine, le perquisizioni hanno riguardato anche le città di Aosta, Torino, Trento, Trieste, Chieti, Cagliari e Catania. A mettere a punto la maxi operazione denominata «Nottetempo», perché gli investigatori della Digos hanno agito solo a partire dal calar delle tenebre e sino a notte fonda, sono stati 150 uomini coordinati dal questore Giorgio Manari, tra agenti della Digos, del reparto prevenzione crimine, del reparto volo, del reparto cinofilo antiterrorismo e dei reparti mobili antiterrorismo. L'indagine è stata avviata nell'estate del 2003, più esattamente all'indomani dell'attentato incendiario contro il portone d'ingresso del Duomo, che è datato 11 giugno di quell'anno. Prima di quell'episodio, in città ed in alcuni paesi dell'interland, erano già comparse le scritte contro carceri, «Regina Pacis», «Benetton», e così via, ed erano state organizzate anche le manifestazioni di protesta davanti ai cancelli del centro di accoglienza, con l'intento, secondo gli investigatori, di istigare gli immigrati alla sommossa. Poi era stata la volta delle minacce telefoniche fatte giungere agli operatori della struttura ed all'allora direttore don Cesare Lodeserto, il religioso attualmente agli arresti domiciliari nell'ambito dei presunti maltrattamenti agli ospiti del centro. Ed ancora ai danneggiamenti dei bancomat di BancaIntesa, rea di avere acceso i conti correnti del «Regina» e dei tubi di gomma delle colonnine di carburante del distributore Esso di Galatina, per colpire la multinazionale del petrolio con interessi economici in Iraq. Ma ciò che aveva fatto precipitare la situazione ed evidenziare ancora di più l'allarme sociale, era stato l'attentato incendiario contro l'abitazione della mamma di don Cesare Lodeserto. «Solo per una serie di circostante fortuite - hanno detto inquirenti ed investigatori - quell'attentato non ha avuto conseguenze nefaste, perché in quella casa c'era la famiglia della sorella del sacerdote, composta da marito, moglie e figli». A quel punto gli uomini della Digos hanno pigiato sull'acceleratore dell'inchiesta, e , sono via via risaliti alla cellula leccese degli anarchici insurrezionalisti. Prima dell'epilogo di ieri, l'allarme terrorismo aveva costituito oggetto d'attenzione nelle pagine dell'inaugurazione dell'anno giudiziario.

Le intercettazioni ambientali e delle conversazioni con i cellulari aprono uno squarcio sull'attività del gruppo capeggiato da Salvatore Signore
«Traditi» da microfoni e telefonini
Ma anche il rilevatore satellitare ha fatto la sua parte prima e dopo gli atti di violenza

Le intercettazioni telefoniche ed ambientali incastrano gli anarchci insurrezionalisti smascherati nell'operazione «Nottetempo». A proposito dell'attentato incendiario al portone di ingresso secondario del Duomo dalla parte di vico dei Sotterranei (11 giugno 2003), in quella del 14 gennaio 2004, gli interlocutori tra i quali viene individuato Salvatore S., manifestano le proprie preoccupazioni per eventuali tracce lasciate, e dicono: «Se dovessimo fare... ci metterebbero proprio i ferri!». E discutendo sulla possibilità per gli inquirenti di risalire agli autori attraverso l'analisi grafologica degli slogans vergati quella notte sul muro laterale dell'edificio, aggiungono: «Se ne vanno, tipo, a fotografare le cose scritte che compaiono sui giornali, e poi, se magari vengono a casa e chiedono, fammi vedere un quaderno. Sì, però, secondo me, bisogna pure vedere che succede.
Cioè, a Lecce, per esempio, ci sono scritte "Chiudere i lager, no? Alla fine, una scritta del genere, che volete, imbrattamento».. Per evitare rischi, uno degli interlocutori suggerisce di impiegare un cartoncino pretagliato, sul quale applicare la vernice spray. «L'attacchi col nastro adesivo e poi spruzzi e te ne vai. E sei inattaccabile». Il sistema satellitare Gps installato a bordo della Peugeot in uso a Saverio P., consente agli agenti della Digos di monitorare, qualche mese prima dell'attentato incendiario contro la casa di via Sagrato della sorella dell'ex direttore del «Regina Pacis», don Cesare Lodeserto, il sopralluogo effettuato da P. e da Annalisa C.. I due infatti, la sera del 26 aprile (l'attentato è del 17 agosto), parcheggiano la vettura nella via e proseguono a piedi, poi rientrano in auto e fanno il giro dell'isolato. Quindi si fermano per qualche minuto e poi prendono la via che li porterà nel centro della città. Il sistema satellitare si rivela utile anche in occasione dell'attentato alla Esso di Galatina. Proveniente da San Cesario, la Peugeot con a bordo Pellegrino e Cristian Paladini viene intercettata proprio nei pressi della stazione di servizio, che si trova poco distante dall'ingresso in città, quasi a ridosso del passaggio a livello ferroviario. La presenza della vettura viene registrata nella notte fra il 14 ed il 15 aprile ed in quella successiva, quando viene messa a segno l'azione di sabotaggio. Qualche giorno dopo, il 22 aprile, sull'auto, gli agenti della Sezione «Volanti» che la bloccano per un controllo, trovano le fotocopie di due articoli di stampa con le notizie sul rapimento di cittadini italiani in Iraq e sull'attentato alla Esso.
Interessante, poi, è il resoconto fatto sul sito anarchico relativo alla manifestazione di protesta non autorizzata davanti al negozio «Benetton» con lo slogan: «Benetton, i colori uniti dello sfruttamento», durante la quale viene identificato tra gli altri Salvatore S.. «Il 19 dicembre, stavamo tenendo a Lecce un presidio a Lecce. I poliziotti hanno continuato a chiederci i documenti e noi abbiamo rifiutato di darli. Hanno iniziato a strattonare con la forza alcuni compagni verso le "Volanti", per portarli in Questura. Tutti gli altri compagni e compagne hanno reagito, trattenendo coloro che venivano trascinati alle macchine ma anche strattonando a loro volta gli sbirri. Uno di essi è stato rincorso e raggiunto da un poliziotto, sono entrambi caduti per terra fino a quando lo sbirro non è stato spostato di peso da altri due compagni, facendo scappare colui che era stato preso. Noi da parte nostra non mancheremo di tornare davanti alla multinazionale del colore». Il 31 dicembre 2003, un ulteriore scritto di rivendicazione del grave episodio, appare sull'indirizzo e mail in uso a S. «Buon Natale Benetton. Nei giorni scorsi abbiamo piazzato due congegni incendiari tra gli indumenti in vendita in due negozi di proprietà Benetton a Prato e Pistoia, Sisley. Fino a che Benetton avrà vita non gli daremo tregua. Colpire le multinazionali del terrore e chi le protegge, sono nelle strade sotto casa, nei piccoli e grandi centri, hanno diramazioni in ogni dove. Sabotare in ogni dove gli sfruttatori, con il martello, l'esplosivo, la benzina, frantumare questo mondo!».
All'interno della cellula, al contrario di S., c'è chi non è d'accordo con le manifestazioni di violenza. Ed a proposito di una discussione sui metodi da utilizzare, ecco il pensiero del leader del gruppo: «Se voi comunque condannate queste cose, no? Ti dispiace. E perché uno dice hanno fatto proprio il principio della non violenza. Ma che cosa è questo principio della non violenza? A questo punto penso, perché, secondo me, che bruci uno sportello bancomat non è violenza! No? La violenza è nei confronti di un cristiano. No, che io voglio dirti, che se incendiano i bancomat si riuscirebbe a chiudere il Regina Pacis. Va beh! Ma questo lo fai ogni giorno. Eh! Ogni giorno». E Cristian P., evidentemente anche lui per la linea dell'azione dura, aggiunge con sarcasmo: «Lo fai la mattina e il pomeriggio». Intercettazioni telefoniche vengono svolte anche in occasione dell'occupazione abusiva, il 12 marzo 2004, del locale di via Adua già biglietteria degli autobus della Stp, e nei giorni successivi, quando la polizia provinciale tenta l'azione di sgombero. A parlare sono S., P. e Marina A. F.. Che parlano di richiamare «quanta più gente possibile» per barricarsi all'interno. «Così - dice S. - se ci barrichiamo mica entrano. O ci assediano o vanno via». Gli anarchici insurrezionalisti leccesi mantenevano contatti con esponenti di altri cellule similiari sparse in Italia. Lo si evince da alcuni passaggi delle intercettazioni telefoniche messe a punto dagli investigatori, nei quali si parla della campagna contro BancaIntesa avviata proprio dal movimento salentino riunito intorno a «Spazio anarchico». I contatti sono con il leader del movimento anarchico di Rovereto ed un militante gevonese soprannominato Francoise. Il primo consiglia di «provare a vedere se possono salire i compagni di Lecce, che dal punto di vista delle esperienze pratiche di lotta contro i centri di permanenza temporanea, sono quelli che attualmente hanno più cose da raccontare». E probabilmente proprio per via di tale esperienza, i leccesi sono invitati a partecipare agli incontri di Torino (circolo «Spazio anarchico», 6 e 7 dicembre 2003; 17 gennaio, e 29 e 30 aprile 2004) e di Roma (circolo «La marmitta» dal 20 al 22 agosto 2004), durante i quali si discute dei centri di permanenza temporanea e del sistema carcerario.

«Terroristi quei ragazzi? Non ci credo»
Luigi Calò: «La destra eviti speculazioni». La Cdl: «Derive eversive da bloccare subito»

Condanna di ogni forma di violenza ma anche il timore che l'esercizio pacifico del dissenso possa subire contraccolpi. L'operazione anti-anarchici suscita qualche preoccupazione nella sinistra radicale salentina, quella più vicina ai movimenti antagonisti. La posizione più forte, per via del ruolo istituzionale che ricopre, è quella di Luigi Calò. Il giovane assessore provinciale di Rifondazione comunista sa bene che le sue parole faranno discutere. Sceglie però di correre il rischio e di abbandonare il politically correct di maniera. «Dico subito - premette il delegato del presidente Pellegrino alle Politiche giovanili - che conosco i ragazzi arrestati, perché li ho visti in diverse manifestazioni, e non credo che siano terroristi. Mi sembra un'esagerazione». Calò sottolinea di non condividere né le idee né le forme di lotta del gruppo finito nel mirino della magistratura. «Anche nella battaglia contro i Centri di permanenza temporanea - puntualizza - il nostro approccio è sempre stato profondamente, e inevitabilmente, diverso. Certo, loro esprimono la critica al sistema senza mezze misure, a volte con rabbia, ma da qui ad additarli come pericolosi terroristi ce ne corre. Spero che riescano a provare la loro innocenza rispetto alle accuse. Intanto, invito il centrodestra a evitare speculazioni politiche di bassa lega». Un altro esponente di Rifondazione, l'ex segretaria provinciale Antonella Mangia, sospetta che «adesso qualcuno possa utilizzare questa vicenda per screditare tutta la battaglia di principio condotta contro i Cpt». «Una lotta - ricorda - che non è stata solo di un gruppetto di anarchici, ma portata avanti pacificamente da un ampio schieramento di forze laiche e cattoliche». Anche Mangia invita «la destra a maggiore cautela». «Prima di gridare che questa città è alla mercè di forze sovversive, sarebbe bene attendere le conclusioni della magistratura». «Bisogna separare ciò che è reato da ciò che è azione politica», avverte Giulio Aresta. Il segretario cittadino dei Comunisti italiani non ha tentennamenti: «Come sempre, ferma condanna di ogni atto di violenza anche minimo. Detto questo - continua - bisogna pure dare una misura alle cose. Gli atti vandalici sono gravi e da perseguire, ma si può parlare di terrorismo? E fare volantinaggio contro multinazionali che sfruttano il lavoro dei bambini è diventato un delitto? Qualche tg nazionale già descrive Lecce come una culla della sovversione, eppure perfino nelle manifestazioni più calde da noi non ci sono mai stati incidenti. Il sindaco Poli - chiude Aresta - invece di invocare a sproposito ordine e rispetto, da noi comunisti peraltro sempre garantiti, si preoccupi della totale mancanza di spazi di aggregazione per i giovani. Sono queste le carenze che alimentano il disagio e che a volte spingono a comportamenti estremi». Parla anche un esponente della sinistra non radicale come Sergio Blasi. «Qualsiasi atto di violenza - premette il segretario provinciale dei Ds - è da condannare e respingere. E non possono esistere alibi di alcun tipo. Ma c'è anche bisogno di evitare strumentalizzazioni che non giovano a nessuno, nemmeno al centrodestra. Serve maggiore prudenza: francamente, dubito che questi ragazzi possano essere inquadrati in un disegno politico teso a sovvertire l'ordine democratico». Netta la posizione dei Cobas di Brindisi: «Agli arrestati e agli indagati va tutta la nostra solidarietà. Non potranno mai cancellare le nostre idee». «L'arresto dei cinque compagni anarchici - prosegue la nota - era qualcosa che ci aspettavamo da tempo. Nella relazione di apertura dell'anno giudiziario il riferimento alla necessità di colpire gli "anarchici insurrezionalisti" di Lecce era fortemente presente, così come nelle affermazioni dell'ultra-integralista sottosegretario Alfredo Mantovano».
Marco Seclì

Una sottolineatura dei magistrati
«I gruppi di No global e Lecce Social Forum del tutto estranei agli insurrezionalisti»

«Con gli anarchici insurrezionalisti, i gruppi no global e del Lecce social forum, non hanno nulla a che fare». E' quanto hanno tenuto a precisare nel corso della conferenza stampa in Procura, il procuratore capo Rosario Colonna e lo stesso magistrato titolare dell'inchiesta, il sostituto procuratore Lino Giorgio Bruno. La sottolineatura è parsa doverosa, nei confronti di quei due gruppi, perché durante gli anni in cui si sono verificati attentati e danneggiamenti e scritte sui muri delle chiese e delle facciate dei palazzi contro il sistema carcerario, i centri di accoglienza-permanenza per immigrati e le multinazionali del petrolio e dell'abbigliamento, le due sigle erano state in qualche modo legate a quegli atti che in un primo tempo erano parsi di semplice intolleranza, ma che successivamente si sono rivelati penalmente perseguibili. Detto questo, i magistrati hanno inteso fare anche un «distinguo» fra l'ideologia anarchica alla quale sono vicine tante persone, e gli insurrezionalisti, che evidentemente, assieme alla teoria, ad un certo punto del loro percorso avrebbero elaborato azioni di «elevata pericolosità sociale», a causa delle quali sono stati oggetto di indagine penale ed oggi di provvedimenti restrittivi. Sia Colonna che il sostituto Bruno, hanno definitivo «rispettabilissima» l'ideologia anarchica, aggiungendo che l'operazione «Nottetempo» non ha inteso in alcun modo perseguire chi ad essa si rifà, ma solo chi, dopo essersi fatta prendere la mano, ha posto in essere azioni che la legge punisce. «Il lavoro d'indagine non è finito - ha concluso il procuratore capo - ma abbiamo messo un paletto». Quanto alle frequentazioni dei circoli anarchici cittadini, il sostituto Bruno ha aggiunto che dall'inchiesta è emerso che solo i quindici indagati si erano per così dire votati alle attività illegali oggetto delle contestazioni contenute nell'ordinanza di custodia cautelare, e che tutti gli altri, giovani e meno giovani, uomini e donne che li frequentavano e probabilmente continueranno a frequentare, mai hanno dato anche solo a vedere di poter seguire le orme di chi è invece finito iscritto nel registro degli indagati. Nell'estate di due anni fa, dopo l'incendio del portone laterale dell'ingresso al Duomo, sono state avviate le indagini, gli anarchici insurrezionalisti si riunivano in un locale preso in affitto in corte dei Petraroli. Poi, andati via da quel locale non senza aver protestato per il canone troppo caro, si sono spostati in via Adua, nell'ex biglietteria degli autobus delle ferrovie Sud Est, alle spalle dell'ex Liceo musicale «Tito Schipa», che hanno però occupato abusivamente. Per questo, oltre che per il materiale sequestrato, ieri mattina a prima ora, alla porta d'ingresso i poliziotti hanno apposto i sigilli.

Lavori pubblici e attentati anarchici. Vigna soddisfatto dei due blitz

«Le due operazioni, quella di ieri sugli appalti e quella di oggi su questo fenomeno di terrorismo, sono emblematiche, dimostrano i vari sentieri che può percorrere la criminalità». Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia, Piero Luigi Vigna, ieri a Lecce per partecipare ad un convegno sulla legalità. «Dimostrano - ha aggiunto - la vivacità d'impegno delle forze di polizia e della magistratura della Procura leccese». «Il problema degli appalti - ha detto Vigna - è un fenomeno che preoccupa soprattutto per le infiltrazioni della mafia. Non c'è un procuratore distrettuale, in Sicilia o anche in Calabria e in Toscana, che non indaghi su appalti contaminati dalle organizzazioni mafiose. Noi dobbiamo evitare l'infiltrazione dell'economia mafiosa nell'economia legale». In merito alla situazione nel Salento, Vigna ha sottolineato che «qui molto è cambiato, ho l'impressione in bene. Dall'Operazione Primavera in poi è stato sradicato il fenomeno del contrabbando. Non era solo un fenomeno di lesione alle entrate, ma era un fenomeno che si traduceva in una minaccia per la sicurezza pubblica. Ci sono stati finanzieri uccisi, anche passanti uccisi, da questi grandi convogli rastremati dei contrabbandieri». Vigna ha ricordato poi il «grosso afflusso dei collaboratori di giustizia, che ha consentito di fare delle indagini che hanno distrutto gruppi della Sacra corona unita». «L'impianto della normativa antimafia - ha concluso - è rimasto identico come nel passato. Si sono avute certe marce avanti e certe marce indietro per quanto riguarda la bancarotta fraudolenta, che prima si voleva vedere con una pena diminuita, ma poi il Consiglio dei ministri ha provveduto in senso inverso. Quello che si ripercuote sull'attività - io parlo soprattutto della magistratura - sono le ristrettezze economiche che in questo momento tutto il Paese attraversa».

La Gazzetta del Mezzogiorno

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La Gazzetta del Mezzogiorno (14 maggio 2005)
Prima un'assemblea all'università poi la pacifica manifestazione in strada. «Un teorema costruito a tavolino». E stamane un presidio a Porta Napoli
Anarchici, la protesta blocca il traffico
Interrogati i tre giovani rinchiusi in carcere: rifiutano di rispondere alle domande

«La lotta non si arresta»: con un blocco stradale e proteste contro l'arresto dei cinque giovani accusati di anarcoinsurrezionalismo, quello di ieri è stato il giorno del movimento antagonista leccese, che grida al «teorema costruito a tavolino» ed esprime solidarietà a Salvatore S., Saverio P., Cristian P., Marina F. e Annalisa C.. Dall'altro ieri i primi tre sono in carcere e le due donne agli arresti domiciliari accusati di attentato incendiario, danneggiamento di immobili, istigazione alla sommossa, il tutto con la finalità dell'eversione dell'ordine democratico. Proprio su quest'ultimo capo d'accusa, il più «politico», si sono scaldati gli animi dell'assemblea convocata ieri pomeriggio dal collettivo «Iqbal Masiq», che nel suo volantino di convocazione parla di «teorema costruito a tavolino, che serve al sistema per reprimere chi si oppone a questo stato di cose presenti»: la contestazione contro i Centri di permanenza temporanea, insomma, sarebbe il vero «reato ideologico» per cui i cinque sono stati arrestati a giudizio dell'Iqbal Masiq, ma non solo.
L'assemblea si è tenuta nell'atrio del Palazzo Codacci Pisanelli (l'ex Ateneo) ma si è ben presto trasformata in un sit-in con blocco stradale in viale dell'Università, all'altezza della sede della Croce Rossa. «Liberi tutti» e «il vero terrorista è lo Stato»: questi gli slogan della manifestazione improvvisata che si è svolta senza incidenti: cartelli in mano, i manifestanti hanno fermato il traffico intorno alle 19 per circa venti minuti, gridando il proprio dissenso verso le accuse che hanno colpito amici e compagni. Fra i manifestanti rabbia e tensione, la sensazione di essere sotto un assedio collegato alla vicenda processuale di don Cesare. Non a caso Giovanni Muci, coordinatore provinciale dei giovani del Prc, indica due scopi per l'accusa di terrorismo rivolta ai cinque anarchici: «criminalizzare il conflitto sociale, perseguitando settori di movimento strumentalmente individuati come "cellule terroristiche" e spostare i riflettori dalle numerose inchieste giudiziarie e dai processi in corso contro i gestori del Cpt Regina Pacis di San Foca». Al di là degli «individuati» retroscena, però, la preoccupazione principale nei giovani (circa un'ottantina) presenti all'assemblea dell'Ateneo è di «manifestare solidarietà ai cinque ragazzi arrestati e sdegno per le accuse loro rivolte»; il comunicato finale dell'assemblea non ha dubbi: i cinque sono stati arrestati «in quanto implicati in una lotta le cui motivazioni sono stati riconosciute nello stesso processo contro don Cesare Lodeserto». L'intenzione è quella di uscire dallo scacco in cui il movimento antagonista leccese si sente sospinto. «A prescindere dalla veridicità della accuse - si legge ancora nel comunicato finale - la lotta non si arresta e continua». Il prossimo appuntamento è già fissato: stamattina alle 10 a Porta Napoli si svolgerà un presidio in cui i partecipanti decideranno le linee d'azione. Si prevede una manifestazione nel centro cittadino oggi pomeriggio; una serata di musica presso «Astragali Teatro» lunedì prossimo, con l'intento di raccogliere fondi per le spese processuali (a questo scopo, tra l'altro, il comunicato finale dell'assemblea invita chiunque lo volesse a versare il proprio contributo sul c.c.p. 56391345 intestato a Marina Ferrari). Nell'aria, infine, aleggia l'idea di una manifestazione regionale di solidarietà da svolgersi sabato prossimo. Nel frattempo i movimenti di solidarietà coinvolgono anche la provincia: da Casarano, luogo di residenza di Marina F. e Salvatore S., arriva un intervento a nome del Centro sociale autogestito «U-Kefir» e di un gruppo di «amici e compagni»; anche in questo caso massima solidarietà ai cinque arrestati, che rischierebbero di essere trasformati in «mostri» a causa di «accuse esagerate». «Contestiamo l'azione di terrore fatta dalle forze dell'ordine - si legge nel comunicato - verso ragazzi che da sempre esprimono un forte dissenso verso questo sistema. Non concordiamo con le accuse di terrorismo nazionale e internazionale, di associazione sovversiva e attacco alla democrazia. Il vero terrore è quello che vive tutti i giorni la popolazione ed è il disagio, la criminalità, la mafia, la droga, ma soprattutto sono i diritti negati, come la sanità e il lavoro, lavoro che manca e quando c'è uccide»
Danilo Lupo

Il centrodestra bacchetta l'assessore Calò
Lisi e Baldassarre: «Commenti da censurare, specie se si rappresentano le istituzioni»
L'opposizione di palazzo dei Celestini tira le orecchie all'assessore provinciale Luigi Calò. Il centrodestra censura le «incaute dichiarazioni» dell'esponente di Rifondazione dopo l'arresto degli anarchici. Calò ha ammesso di conoscere i ragazzi finiti in manette e giudicato «un'esagerazione» l'accusa di terrorismo. «Le affermazioni dell'assessore si commentano da sole - replica il capogruppo di An Ugo Lisi - ieri (giovedì, ndr) mi sono volutamente astenuto dall'intervenire sulla vicenda proprio perché non potevo aggiungere altro a quanto le forze dell'ordine e la Procura hanno fatto sapere in conferenza stampa. Inviterei Calò a fare altrettanto, rispettando il lavoro della magistratura». E il deputato rivela un retroscena: «Io stesso sono stato oggetto di "attenzioni" vandaliche, rivolte a più riprese contro la sede della mia segreteria, ma non le ho mai rese pubbliche perché non volevo speculare su queste vicende. Cosa diversa sono però gli sfregi a monumenti e chiese: un colpo al cuore per un credente come me. Spero solo che certi atti non abbiano più a ripetersi». E Luigi Calò incassa anche gli strali del portavoce della Cdl alla Provincia. «Il fatto che quei personaggi siano conoscenti dell'assessore - ironizza Raffaele Baldassarre - non rappresenta una garanzia di innocenza. Lo invito ad attendere le conclusioni della magistratura. Vent'anni fa qualcuno definiva i brigatisti come "compagni che sbagliano". Oggi si sente parlare di "bravi ragazzi che manifestano" e speriamo che la storia non si ripeta». Anche Baldassare ricorda «le ripetute lettere di minacce indirizzate alla sede provinciale di Forza Italia. Non so - puntualizza - se di quegli episodi si siano macchiati gli stessi personaggi individuati come autori degli attentati contro monumenti e chiese della città». E conclude tornando a Calò: «L'espressione di un'istituzione dovrebbe astenersi da certe prese di posizione. L'assessore Calò dovrebbe usare maggiore prudenza prima di avventurarsi in dichiarazioni fuori luogo».

Pellegrino nel mirino degli anarchici. Domani mobilitazione per i 5 di Lecce

19 Mag 2005
Il nome del senatore comparirebbe in alcuni siti. Il portavoce Massimo Manera: «Il presidente è tranquillo, sereno, e non vuole alcuna scorta»
Intanto domani si svolgerà una manifestazione per chiedere la libertà dei cinque giovani

Il nome del senatore Pellegrino comparirebbe nei siti anarco-insurrezionalisti. La notizia, rimbalzata in seguito all'operazione «Nottetempo» che ha portato all'arresto di cinque cosiddetti anarco-insurrezionalisti, trova conferma proprio tra lo staff del presidente della Provincia Giovanni Pellegrino. All'ex presidente della "Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi" è stata pure proposta la scorta per ragioni di sicurezza ma Pellegrino non ha accettato. «Su qualche sito d'ispirazione anarchica - dice Massimo Manera, portavoce del presidente Pellegrino - si parlerebbe di Giovanni Pellegrino come di uno degli ispiratori di una legge più ampia o, meglio, di una riforma del reato di associazione sovversiva più ampia, nella quale, cioè, rientrano più casi. E' stato il questore a comunicare questo al presidente, poco dopo gli arresti dei cinque salentini. Ma non ci sono allarmismi - aggiunge Manera - Il presidente è tranquillo, è sereno e non vuole alcuna scorta.
Comunque, io stesso ho cercato i siti internet; ne ho trovato uno ma non ho trovato niente riguardante Pellegrino. Pertanto, non saprei aggiungere nulla di più preciso». La questione, già al centro di una riunione del Comitato provinciale per la sicurezza e l'ordine pubblico, è all'attenzione del sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia Lino Giorgio Bruno, titolare della delicata inchiesta. Intanto per domani, alle 15, è stata organizzata una manifestazione regionale per chiedere la libertà dei cinque giovani che hanno ricevuto l'ordinanza di custodia cautelare: Saverio P. di Monteroni, Salvatore S. di Casarano, Cristian P. di Lecce, Marina A. F.di Casarano e Annalisa C.di Lecce. La manifestazione (la partenza è prevista da Porta Napoli) è stata organizzata dal comitato di controinformazione e mobilitazione politica, costituitosi per lottare contro la logica repressiva e di criminalizzazione del dissenso e dell'attivismo politico antagonista. Una logica che, stando a quanto si legge in una nota del comitato, «è alla base dell'operazione di polizia di giovedì scorso che con un uso abnorme e strumentale dei reati associativi previsti dall'articolo 270 bis, risalente al fascista codice Rocco».
Un'operazione «condotta in maniera platealmente massmediatica per impressionare il più possibile e controbilanciare efficacemente l'arresto del responsabile del Centro di permanenza temporanea di San Foca, distraendo l'opinione pubblica dall'individuazione dei veri autori di violenze e torture all'interno di quella struttura di accoglienza».

«Troppa esagerazione il problema è altrove»

«Abbiamo pensato molto in questi giorni a quanto accaduto a Lecce, gli arresti di alcuni anarchici, definiti da Procura e media "terroristi". Abbiamo riflettuto noi di Arci, ci siamo confrontati sulle diverse idee che abbiamo dei fatti e siamo arrivati tutti alla stessa conclusione: il problema è altrove. Troppa enfasi, troppa esagerazione, del resto in linea con i tempi, dove tutto sembra esasperato, non risolto e soprattutto non risolvibile. Secondo l'accusa queste persone hanno compiuto degli atti che noi, al più, definiremmo "vandalici", non per minimizzare, ma per contrapporre quanto chiunque possieda un minimo di equilibrio può pensare dei fatti contestati rispetto alla risonanza data. Titoli da arresto della direzione strategica delle Brigate Rosse che, alla luce di quanto realmente avvenuto, potrebbero addirittura far ridere, se non ci fosse di mezzo la vita di alcuni giovani. Giovani che, se le accuse fossero confermate, dimostrerebbero di aver capito ben poco della lotta che è stata fatta contro i Cpt, visto che alla base di tutto l'agire di chi è stato e sta in quelle situazioni, c'è innanzitutto il ripudio di ogni forma di violenza, fosse anche l'imbrattamento di un muro, proprio perché vogliamo contrapporre alla cultura della violenza e della repressione, che quei luoghi esprimono, la nostra voglia di pace, accoglienza, solidarietà. Probabilmente molta della loro intemperanza nasce dalla giovane età, dalla incapacità di accettare i propri limiti che, oggettivamente, impediscono di avere dei risultati subito, dalla tanta rabbia che certe situazioni suscitano e che, a volte, vengono veicolate in modo non adeguato. Quantomeno quei ragazzi conoscono e si informano su fatti che la maggior parte dei loro coetanei ignorano completamente, poi magari sbagliano il tipo di intervento, ma stranamente individuano i problemi. Mi è parso surreale sentire la dichiarazione del sindaco di Lecce che diceva che adesso i suoi concittadini saranno più tranquilli. Ogni giorno nascono tafferugli, risse tra gruppi di giovani, a volte qualcuno ci muore, così senza un motivo, ogni giorno, davanti ai nostri occhi sfila questa moltitudine alla ricerca di qualcosa, di falsi miti televisivi, di bisogni falsi e cari, di firme, di soldi, di tutto per riempire il niente che siamo riusciti a trasmettere. Ogni giorno questi giovani hanno bisogno per esistere di essere presenti nei luoghi prestabiliti, nei luoghi dove si spende, e si è in quanto si spende, ma non sempre è possibile e da qui la frustrazione, la rabbia, anche questa convogliata male: la violenza ovunque per un nonnulla. Fermiamoci un attimo. Troppa rabbia, quella di chi pensa di poter risolvere tutto e invece reca danno alla giusta causa di un grande movimento che chiede la chiusura dei Cpt e quella di chi non ne capisce niente ma sente che qualcuno lo sta privando del suo giusto diritto ad "esistere". Facce della stessa medaglia, che noi non vogliamo capire. I giovani hanno bisogno di attenzione, di relazioni vere, fatte di parole, di sentimenti, di valori e hanno bisogno anche di spazi dove poter stare senza consumare. Spazi per i giovani dove fare musica, incontrarsi, esprimersi. Mancano, non se ne parla, gli enti locali li ignorano. Questo mi spaventa, non i quattro ragazzi che si arrabbiano male su cose serie, mi spaventa la violenza gratuita, quella che nessuno si aspetta, ma che poi lascia una giovane vita in un lago di sangue». Anna Caputo (Presidente provinciale Arci)

La Gazzetta del Mezzogiorno

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una lettera dal carcere di Lecce

19 maggio 2005 ore 9,30

Mando un caro saluto e un grande abbraccio a tutti coloro che in questi giorni si stanno spendendo a manifestarci la loro solidarietà con le manifestazioni, i volantinaggi, i presidi, le lettere, i telegrammi… Tutto questo che arriva da fuori tiene alto il mio morale e fa capire alle “teste pensanti” dello Stato che hanno messo a punto l’ennesima montatura giudiziaria, che la lotta non la possono fermare e che non sono sufficienti i muri, il filo spinato, le sbarre e i guardiani di carne umana a isolarci dal contesto sociale in cui viviamo.

Anche in carcere gli altri prigionieri manifestano grande solidarietà. Dopo due giorni tra i “comuni” ora ci troviamo in regime di alta sorveglianza, ma in mezzo ad un’umanità splendida, un’umanità che continua a vivere, a sperare e a sognare, a dispetto delle 20 ore giornaliere in cui ci costringono a stare in una cella di due metri per quattro, fino a tre persone, senza nessuno spazio di socialità che sia diverso dalle ore d’aria.
Oltre mille individui solo in questo carcere, il cui corpo giace ma il cui pensiero è libero.

È fin troppo evidente lo scopo di questa loro ennesima montatura giudiziaria: vogliono legare le mani e tappare la bocca a chi non è disposto a chinare la testa, a chi da troppo tempo rompe la monotonia dell’ordine costituito, lottando per un mondo diverso, per una vita che valga la pena vivere e per la libertà di tutti. Vogliono eliminare qualsiasi forma di dissenso e di critica radicale dell’esistente; a maggior ragione se poi questa critica è diretta a persone molto in alto quali sono gli arcivescovi ed i loro servi, persone che hanno protezioni politiche laddove pulsa in cuore incancrenito dello Stato.

Non vi è dubbio, infatti, che questa operazione si incastri a perfezione nell’ambito di un più ampio progetto: spostare l’attenzione dalle vicende giudiziarie di coloro che hanno torturato, psichiatrizzato, violentato, sequestrato e imprigionato migliaia di individui nel nome dello Stato e della democrazia, nell’attesa di riabilitarli in tempi non troppo lontani, nella logica dominante di questi tempi di guerra.

In questo mondo alla rovescia, la realtà è capovolta e la lingua di Stato la giustifica: è così che noi siamo dipinti come terroristi e violenti. Ma terrorista è lo Stato, e la storia lo dimostra ampiamente, e in quanto alla violenza, ritengo accettabile solo la violenza rivoluzionaria. Hanno detto che i violenti sono coloro che hanno incendiato i bancomat, ma come qualcuno affermava già molto tempo addietro «il vero ladro non è chi rapina una banca ma chi la fonda».

Terrorismo e violenza è invece bombardare intere popolazioni e fare migliaia di morti; sono l’Ilva di Taranto e Porto Marghera che uccidono lentamente e legalmente, sono le morti bianche sul lavoro, i lager per immigrati e i loro annegamenti, i rastrellamenti, le deportazioni, i suicidi in carcere.
Terrorismo e violenza sono la devastazione ambientale e il saccheggio delle risorse, la produzione industriale e la sua continua delocalizzazione, alla ricerca di sempre maggiori condizioni di sfruttamento e di nuovi schiavi in nome del profitto, sradicando i popoli e lasciandosi dietro migliaia di indesiderabili, espropriati delle proprie vite… e mi fermo qui perché sarebbe un elenco troppo lungo.

Ringrazio ancora una volta voi fuori che ci sostenete e continuate la nostra lotta, significa che non ci hanno fermato.
Non possono farlo, perché, come ha scritto una compagna: «i nemici di ogni frontiera hanno la libertà nel cuore, nessuno li può imprigionare».
Oggi sono anch’io lì in mezzo a voi. Oggi sono un po’ più libero anch’io.
Vi abbraccio forte
Salvatore

Fonte: indymedia.org

21 maggio 2005: Rassegna stampa: Lecce – Minacce alla Curia

Slogan contro mons. Ruppi e contro don Cesare Lodeserto – ex direttore del “Regina Pacis” – durante il corteo di protesta degli anarchici contro gli arresti

LECCE - «La pagherete! Ve la faremo pagare!». Sono gli slogan intimidatori lanciati all’indirizzo dell’arcivescovo di Lecce, mons. Cosmo Francesco Ruppi, e di don Cesare Lodeserto, ex direttore del centro di accoglienza temporanea “Regina Pacis”, da alcuni dei circa 400 anarchici che hanno sfilato nel pomeriggio per le strade di Lecce.
La manifestazione si è svolta senza problemi: l’unico momento di tensione c’è stato quando i manifestanti sono arrivati davanti al duomo della città e hanno inveito contro l’arcivescovo e don Cesare, quest’ultimo da tempo agli arresti (prima in carcere, poi ai domiciliari) per presunti abusi compiuti nella gestione del Cpt.
La manifestazione, voluta dal gruppo anarchico leccese “Capolinea Occupato”, è stata organizzata per protestare contro il provvedimento di arresto che la magistratura leccese ha fatto notificare a cinque salentini il 12 maggio scorso con l’accusa di aver preso parte a un’associazione finalizzata all’eversione dell’ordine democratico. Gli indagati sono accusati di aver tentato, dal 2003 al 2004, di destabilizzare l’ordinamento democratico con una serie di atti intimidatori e attentati incendiari, messi in atto per protestare anche contro la Curia salentina per aver voluto il Cpt Regina Pacis di San Foca.
Al corteo hanno partecipato molti anarchici provenienti da fuori provincia ed esponenti di alcune associazioni e movimenti. Presenti anche i Cobas di Brindisi e Taranto. I manifestanti sono partiti da via Adua, nei pressi di Porta Napoli, hanno poi attraversato il centro cittadino, fino a raggiungere corso Vittorio Emanuele, vicino al duomo, oggetto nell’estate 2003 di un attentato incendiario, come simbolo della lotta anticlericalista. Proprio vicino al duomo i manifestanti hanno tenuto un piccolo comizio di protesta. Sul corteo hanno vigilato oltre 150 agenti delle forze di polizia.

La Gazzetta del Mezzogiorno

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«Anarchici liberi»
Corteo di solidarietà con i giovani arrestati


LECCE Un corteo di solidarietà per i cinque anarchici arrestati la settimana scorsa a Lecce, con l'accusa di associazione eversiva, partirà oggi dal centro di Lecce - per la precisione Porta Napoli - intorno alle 15. Apriranno il corteo gli «anarchici al capolinea», dietro i quali sfileranno i Cobas di Brindisi, Lecce e Taranto, esponenti di Rifondazione comunista e dei circoli Arci della provincia, la Rete No-Cpt di Bari e il collettivo «Iqbal Masiq». Chiedono «libertà per Saverio, Salvatore, Annalisa, Marina e Cristian» e annunciano che si è costituito un comitato di «controinformazione e mobilitazione politica, per lottare contro la logica repressiva, la criminalizzazione del dissenso e dell'attivismo politico antagonista in Italia». Intanto, tra le accuse rivolte ai cinque ragazzi di «Spazio anarchico», c'è quella di aver fomentato rivolte all'interno del cpt Regina Pacis e di aver minacciato la famiglia dell'ex gestore del centro, don Cesare Lo Deserto, attualmente sotto processo per violenza a sedici immigrati maghrebini e sequestro di persona. «L'arresto dei 5 compagni anarchici», dice Bobo Aprile, dei Cobas di Brindisi, «era qualcosa che ci aspettavamo da tempo». Nella relazione di apertura dell'anno giudiziario, il riferimento alla necessità di colpire gli «anarchici insurrezionalisti» di Lecce era fortemente presente, così come le affermazioni dell'ultra integralista sottosegretario all'interno, Alfredo Mantovano. Le accuse rivolte ai cinque arrestati sono un elenco di manifestazioni e iniziative realizzate a Lecce nel corso degli ultimi anni, esattamente come era già accaduto a Taranto e nell'inchiesta sulla rete del Sud Ribelle: le manifestazioni diventano un unico grande disegno criminose come tale, affermano i giudici, va perseguito. Questa inchiesta, sembra evidente, cerca di colpire chi agisce quotidianamente contro ingiustizie come quelle dei cpt, del Regina Pacis appunto, oppure contro i furti che la famiglia Benetton realizza contro la etnia mapuche in Argentina, o contro la vivisezione, o per difendere i diritti cancellati che rendono sempre più precaria la nostra vita». La manifestazione di solidarietà non terminerà domani, ma proseguirà anche domenica 22: in mattinata, alle 11, si terrà un'assemblea su «Carcere e repressione» e «Cpt e il mondo delle espulsioni», mentre alle 14, infine, ci sarà un presidio sotto il carcere di Lecce.

ANTONIO MASSARI
Il Manifesto
21/5/2005
Fonte: anarcotico.net

Lettera di Cristian dal carcere di lecce

All'udienza del tribunale del riesame, tenutasi venerdì scorso, sono stati riconfermati gli arresti per i compagni arrestati del Capolinea di Lecce: Cristian, Salvatore e Saverio, rinchiusi nel carcere a Borgo San Nicola, mentre Annalisa e Marina ai domiciliari. Per comunicare con Annalisa e Marina gli indirizzi sono: FERRARI Marina, via XXI aprile, 29, CAP. 73042, Casarano (LE); CAPONE Annalisa via Verga, 2 CAP 73100, Lecce.

Segue una lettera inviata da Cristian il 23 maggio, il giorno dopo il presidio sotto al carcere:


Carissimi compagni miei, VI HO SENTITI, VI HO SENTITI ECCOME!!!
Che grande giornata quella di ieri, che indimenticabile pomeriggio. Sono rimasto incollato alla finestra per tutto il tempo, ho sventolato una maglietta nera più in alto che potevo (usando una scopa) e ho urlato, ho urlato con tutto me stesso. Vi ho riconosciuti tutti, uno per uno, ogni vostra parola è stata anche il volto di tutti i miei compagni e se le mie orecchie hanno ricevuto tutto forte e chiaro, i miei occhi, per quanto si affannassero, sono riusciti a distinguere solo una cosa, ma che le vale tutte, una bella e alta bandiera nera al di là di questo stramaledetto muro di cinta.
Vi conosco, e so bene di quale grande solidarietà voi siete capaci, eppure continuate a stupirmi: cataste di telegrammi e lettere, iniziative straordinarie una dopo l'altra, cose mai viste in questa città dormiente e con una partecipazione davvero inimmaginabile qui da noi. Tutto ciò mi riempie il cuore di gioia e conferma la precisa convinzione che i dolci sentimenti che ci legano superano qualunque ostacolo, si tratti di sbarre e cemento come di centinaia di kilometri. Anche qua dentro la solidarietà non è poca, qualunque cosa mi mancasse è arrivata in un batter d'occhio.
In cella siamo in tre persone: io, che dormo a mezzo metro dal soffitto, e due meravigliosi napoletani che con la loro simpatica parlata riescono a farmi ridere in continuazione (non pensavo si potesse ridere così in galera). Questa è gente che ha svariati anni di carcere alle spalle e tanti altri ancora davanti a sè (siamo nella C2 Alta sorveglianza, "associazione di stampo mafioso") e che quindi conosce bene il modo migliore di far passare la giornata, inventandosi di tutto e salendo in branda solo per la notte. Mi stanno aiutando davvero tanto e stanno nascendo spontanei rapporti di amicizia tra noi. Saverio è nella sezione sotto la mia (anche se ci abbiamo provato, si sono ben guardati dal metterci insieme, tutti e 3 intendo) e facciamo le ore d'aria in "gabbioni" attigui, questo permette ad ognuno di noi di guardare l'altro mentre passeggia. Anche se non possiamo parlarci, quei pochi baci volanti e saluti che riusciamo a scambiarci rinfrancano l'animo e ci rinforzano.
Salvatore, purtroppo è dall'altra parte, quindi a parte qualche casuale incontro nei primissimi giorni del nostro arresto, riesco a vederlo (senza mai incrociare il suo sguardo, per quanto ci provi) attraverso vetri e sbarre quando lui è all'"aria" ed io vengo portato da qualcuno (avv., colloqui, operatori vari, comandante...). Mi manca!
Pensate un pò, chi è venuto a "trovarci". Beh, si è scomodato niente meno che il senatore Maritati. Ci ha provato a cavallare la protesta, ma con un tentativo così maldestro non poteva che ricevere il fatto suo: so che Saverio non ha voluto parlargli per niente, mentre io ho capito che era un parlamentare solo quando me lo sono trovato davanti. Al che, dopo 30 secondi che parlava (ero curioso di vedere come pensava di impostare il rapporto dialettico uomo di potere-anarchico) - dicendo che si è precipitato dall'estero appena gli è giunta notizia dell'"ondata repressiva" (parola di magistrato democratico) e stronzate varie del tipo "salvaguardare la libertà di opinione", "legalità all'interno del carcere, rispetto dei diritti umani, denunciare se subiamo soprusi da chiunque" - gli ho risposto: "lei è mio nemico al pari degli altri carcerieri, se ancora non lo ha capito è perchè ha il prosciutto sopra agli occhi", mi sono fatto aprire e sono risalito in sezione. Devo ammettere che oltre che doveroso è stato divertente vederlo arrampicarsi sugli specchi come solo un "politico" sa fare.
Entro 15 giorni da venerdì 20 ci sarà il riesame per me e, a parte questo terribile interrogativo che pende sulla nostra testa, io sono, tutto sommato, abbastanza sereno.
Vi voglio un mondo di bene.

CATTURATO NON è CONQUISTATO!
LA LOTTA CONTINUA!!!
NON MI AVRANNO MAI,
VOSTRO CRISTIAN.

Fonte: anarcotico.net

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Due dei 3 anarchici arrestati sono stati trasferiti in altro carcere.

Lunedi 13 sono stati trasferiti dal carcere di Lecce (Borgo S.Nicola) SALVATORE e SAVERIO, arrestati nell'operazione "Nottetempo" dalla questura di Lecce. Sono stati trasportati in due carceri diverse, a Salerno (Salvatore) e a Melfi (Saverio). Questo dopo alcuni avvenimenti che sono accaduti nel carcere di Lecce, dove ci sono state delle battiture da parte dei detenuti, per ricevere la posta e fare delle telefonate, ciò che da un pò di tempo non avveniva!
Questo lo si é saputo quando il padre di Saverio andato a borgo S. Nicola per far visita a suo figlio, si é sentito dire che non era più lì e che era stato trasferito, e quando gli ha chiesto dove fosse, gli hanno risposto che doveva rivolgersi al proprio avvocato.
Questo é un'altro giochetto che allo stato piace molto, isolare i reclusi così da farli pesare la loro detenzione, e non farli sentire mai a "proprio agio" dovendo sempre stringere nuovi rapporti con gli altri detenuti e sempre più lontano dalle proprie famiglie e compagni.
Ricordiamo inoltre che Cristian é rimasto a Lecce, e che Annalisa e Marina, sono sempre ai domiciliari.
Invitiamo inoltre, tutti, a partecipare al presidio sotto il carcere di Lecce (Borgo S.Nicola), che si terrà DOMENICA 19 GIUGNO. Ancora li sotto per portare la nostra solidarietà a Cristian e tutti i reclusi di Borgo S.Nicola.
Dopo il presidio concerto a Lecce (vi faremo sapere i particolari a giorni).
Noi amiamo la vita e la libertà come la amano Salvatore, Saverio, Cristian, Marina e Annalisa quindi noi dobbiamo combattere affinché loro siano al più presto fuori.
Un saluto a tutti e vi invitiamo a scrivere a Salvatore e a Saverio a questi nuovi indirizzi.
Signore Salvatore
Casa circondariale
Via provinciale
84131 Fuorni (Salerno)

Saverio Pellegrino
Casa circondariale
Via Lecce
85025 Melfi

(da un post su anarcotico.net e indymedia.org)

Comunicato di Salvatore

Precisazione
Ho ricevuto, nella giornata di oggi, questa lettera aperta redatta da Salvatore, attualmente detenuto, lo ricordo, nel carcere di Sulmona.
Aderendo all'implicita richiesta di farlo circolare il più possibile, in modo che abbia più chance di raggiungere i diretti interessati, lo pubblico in questo spazio, sperando che altri seguano il mio esempio e le sue parole non rimangano buttate al vento.

KuroKo


Alcune precisazioni...

di Salvatore Signore

Ho deciso di scrivere queste righe per fare un po’ di chiarezza su alcune voci, illazioni o inesattezze che probabilmente stanno circolando sul mio conto. Dico probabilmente perché da quando sono a Sulmona subisco un blocco pressoché totale della corrispondenza -già sottoposta a censura- sia in entrata che in uscita.
Le uniche cose che mi sono state consegnate sono i telegrammi ed alcune cartoline e proprio una di queste mi ha stupito in modo negativo, seppure altre inesattezze fossero presenti in qualche lettera che mi era stata spedita a Salerno.
Non so a cosa siano dovute queste incomprensioni e voglio credere che dipendano dal cattivo uso che faccio della lingua italiana, innamorato come sono del mio dialetto, spero perciò di chiarire alcune questioni con questo scritto pubblico, sempre che riesca a farlo uscire fuori da queste luride mura.

Innanzitutto voglio precisare che non ho mai RIFIUTATO (è proprio il termine che è stato utilizzato) la solidarietà dei compagni anarchici, al contrario mi onora e mi ha sempre fatto un immenso piacere. Avevo saputo di un presidio che si doveva tenere a Salerno, mi pare il dieci settembre, circa tre settimane prima, ed avevo solo chiesto che tale presidio non si tenesse in quella data in quanto avrei potuto avere bisogno di un appoggio esterno dopo un paio di settimane, e sinceramente non mi sembrava corretto chiedere la solidarietà dei compagni dopo un periodo così breve, accentrando su di me così tante attenzioni. Ero infatti intenzionato ad iniziare uno sciopero della fame se non mi avessero trasferito dal carcere di Salerno, nel momento in cui l’unico compagno con cui avevo potuto fare l’aria nell’ultimo mese -un uomo della Tanzania- sarebbe stato portato nella città in cui doveva iniziare il suo processo; sarei quindi rimasto nell’isolamento più completo. Tengo anche a precisare che l’idea di iniziare uno sciopero della fame - che già avevo rinviato in precedenza- non era dovuto al fatto che fossi lontano dalla mia compagna, agli arresti domiciliari, e che quindi questa era un’arma di ricatto in mano allo Stato, come qualcuno ha detto.
Quella dello sciopero della fame era l’unica forma di lotta che avevo, in quelle circostanze, per tentare di andare via da condizioni detentive particolarmente brutali ed illegittime anche rispetto a quanto aveva stabilito nei miei confronti lo stesso Ministero. Condizioni che andavano dall’isolamento totale, con anche mezz’ora d’aria al giorno, al sequestro immotivato di tutto il materiale cartaceo che arrivava con la corrispondenza; dai biglietti con scritto”Dux forever”, al rifiuto di accendere la luce in cella al calar del sole; dai continui disturbi del sonno alla negazione di alcune ore di colloquio consentite coi miei familiari , dopo che erano venuti a trovarmi.
Se la mia richiesta di far slittare il presidio rispetto al giorno stabilito ha offeso qualcuno, che sicuramente si è anche speso molto per organizzare il tutto, non posso che scusarmene, ma non l’ho fatto per ”rifiutare la solidarietà dei compagni anarchici”, quanto, piuttosto,per non approfittarne troppo. Poi alla fine, per una pura coincidenza, è stata anche una fortuna, dal momento che sono stato portato via da Salerno il due settembre.

Infine, mi sono state chieste spiegazioni riguardo a un “presidio fatto da tute bianche”, presidio quanto mai fantomatico perché -che io sappia- a Salerno non ce ne sono mai stati, ad opera di tute di qualunque colore, e se ci fosse stato qualcosa credo che quantomeno lo avrei saputo o li avrei sentiti. L’unica cosa di cui sono a conoscenza è che era stato organizzato un altro presidio, precedentemente, per fine giugno-inizio di luglio, mai tenuto anche quello, in quanto io in quei giorni ero a Lecce per un’udienza di una faccenda vecchia di tre anni. Io sono venuto a conoscenza di questo mancato presidio solo in seguito, da un compagno napoletano che avrebbe dovuto parteciparvi, il quale mi ha detto che c’era di mezzo gente di un non meglio specificato “laboratorio”, forse anche disobbedienti, ma non so nulla di più in quanto, come ho detto, ne ero completamente all’oscuro.

Purtroppo sto avendo l’impressione che le voci che vanno di bocca in bocca si modifichino ed arrivino anche a vivere di vita propria, trasformandosi anche in becero pettegolezzo da giornale scandalistico. Per evitare tutto ciò, sarebbe auspicabile che chiunque volesse avere chiarimenti o notizie che riguardano un compagno, si rivolgesse direttamente all’interessato, evitando le voci di corridoio ed i “sentito dire”, ed io ne approfitto per ringraziare proprio coloro che con me hanno voluto fare ciò, per la loro correttezza.
Per contro, per quanto mi riguarda, sono costretto ad invitare gli amici ed i compagni a non scrivermi per il momento, fino a quando gli spioni di turno non mi sbloccheranno la corrispondenza in entrata e in uscita, ma sappiate che io finora ho regolarmente risposto a tutti coloro che mi hanno scritto e se non avete più direttamente mie notizie, le cause sono certamente “altre”.

Spero, con questa lunga e noiosa lettera, di aver chiarito ciò che più mi stava a cuore.

Un caro saluto, Salvatore

Fonte: anarcotico di Sabato, 08 Ottobre 2005

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Iniziativa a Lecce


Il 9 novembre '05 è stata fissata l'udienza preliminare del processo ai 18 anarchici coinvolti nella operazione "Nottetempo", scattata il 12 maggio scorso.
Ancora oggi due compagni sono reclusi e altri tre ai domiciliari. Per questo, il giorno precedente l'udienza (8 novembre) intendiamo scendere in piazza, non certo per chiedere giustizia ai tribunali ma per gridare il nostro sostegno incondizionato ai compagni e alle loro lotte, dimostrando che la strategia repressiva non ha sortito altro effetto che l'amplificazione della solidarietà.
Ulteriori precisazioni verranno comunicate al più presto.

Anarchici Leccesi

Appello per manifestazione e presidio a Lecce


Nemici interni

L’inasprimento dell’attacco statale verso coloro che, come gli anarchici, rifiutano di sottomettersi alle regole e sono nemici dichiarati dello Stato e del Potere, si è manifestato attraverso: la creazione di liste nere del terrorismo, sostenuta dalla propaganda mediatica che indica nemici interni e nemici esterni; le nuove leggi anti-terrorismo introdotte col pacchetto “Pisanu”; attraverso gli arresti, le perquisizioni, le intimidazioni e il sempre più diffuso controllo sociale.

Dei 22 compagni arrestati dal maggio scorso, molti sono ancora in carcere, diverse centinaia indagati e perquisiti a Pisa, Lecce, Roma, Cagliari, Viterbo, Bologna.

Manifestare, con parole e azioni, il proprio dissenso alla legge liberticida, opporsi al furto e alla distruzione delle risorse ambientali, è considerato un crimine.

Coloro che sbarcano sulle coste occidentali sono considerati criminali e pericolosi, colpevoli di desiderare una vita diversa e più dignitosa (infatti vengono rinchiusi in carceri chiamati CPT e successivamente espulsi).

Solidarizzare con gli oppressi, perché con loro si condivide la stessa condizione di sfruttamento e negazione delle libertà individuali, è considerato un crimine da punire con l’articolo 270 bis (associazione sovversiva di stampo terroristico).

Criminalizzazione del dissenso e omologazione delle coscienze: questo è ciò che lo Stato spaccia per “democrazia”, e questo è ciò che gli Stati occidentali vogliono imporre alla popolazione iraquena e a tutti quei popoli, la cui unica colpa è di abitare in zone ricche di risorse energetiche, necessarie per la sopravvivenza del sistema capitalista.

Il vero nemico dell’umanità è lo Stato, il quale, per conservare il suo dominio, ha bisogno di zittire, isolare, rinchiudere gli indesiderati e coloro che rifiutano le sue regole, imposte fin dalla nascita. Il carcere (che si chiami penitenziario, CPT o manicomio) è l’espressione più concreta di questa società che vuole ingabbiare e controllare le nostre coscienze.

Ma ogni inutile tentativo di coercizione da parte degli apparati statali, non fa altro che aumentare la nostra solidarietà verso coloro che lo Stato ha sequestrato e, affinché non abbiano lottato invano, li sosterremo continuando a portare avanti le stesse lotte e gli stessi nostri sogni, continueremo a lottare perché non vogliamo, col silenzio, essere complici dei veri terroristi.

Invitiamo coloro che si sentono coinvolti e solidali a questa lotta a partecipare o ad agire direttamente, secondo la propria fantasia, alla manifestazione che si terrà martedì 8 novembre (concentramento ore 10 Porta Napoli) e al presidio che si terrà mercoledì 9 novembre alle ore 12 nei pressi del carcere di Borgo San Nicola a Lecce.

FUOCO ALLE GALERE, LIBERI TUTTI

Alla larga politici, giornalisti e infami.

(Da Anarcotico.net 03 Novembre 2005)


UDIENZA PRELIMINARE DEL 9 NOVEMBRE 05


Il nove novembre si è tenuta,presso l'aula bunker del carcere di Lecce, l'udienza preliminare che vede 18 compagni imputati di associazione sovversiva (270 bis) e di vari reati come danneggiamenti,occupazione o manifestazioni non autorizzate...
Dopo circa nove ore l'udienza si è conclusa con il proscioglimento di due persone dalle accuse loro imputate(270 bis compreso);inoltre alcuni fra i compagni sono stati prosciolti da alcuni capi d'accusa riguardanti danneggiamenti e telefonate "minatorie" ;Sono decadute,ma non per tutti, le accuse riguardanti l'attacco mediante bottiglia incendiaria presso l'abitazione dell'ex direttore del centro Regina Pacis e il danneggiamento presso l'abitazione di un medico dello stesso centro.La prossima udienza è stata fissata per il 19 gennaio e si svolgerà con rito ordinario presso la stessa aula bunker,ma questa volta a porte aperte.
Il giorno precedente l'udienza una manifestazione in solidarietà alle lotte e ai compagni si è svolta nelle strade di Lecce ,nonostante la pioggia battente.
La solidarietà continua ad esprimersi, non semplicemente come reazione al particolarmente accanito momento repressivo,ma come strumento di condivisione e complicità funzionale-sempre-alla continuazione ed alla amplificazione delle pratiche di lotta.
Anarchici leccesi
(Da Anarcotico.net 12/11/05)


PER CHI NON E' STATO AL CALDO DURANTE LA TEMPESTA

Sul processo agli anarchici leccesi e sulla lotta contro i Cpt

Il 19 gennaio comincerà a Lecce il processo contro tredici anarchici accusati – oltre che di una serie di azioni contro alcune multinazionali che si arricchiscono sulla guerra e sul genocidio delle popolazioni del Sud del mondo – del crimine di aver portato avanti per anni una lotta costante e determinata contro il lager per immigrati di San Foca. Due di loro sono in carcere dal 12 maggio scorso, altri due sono agli arresti domiciliari, un quinto in libertà vigilata. La base del processo è ancora una volta l’articolo 270 bis sulla “associazione sovversiva con finalità di terrorismo”, con il quale negli ultimi anni sono stati arrestati decine di rivoluzionari, ribelli o semplici militanti di sinistra senza lo straccio di una prova. Per essere accusati di “associazione sovversiva” basta ormai una semplice scritta sul muro.
Ma non è tanto questo che ci preme dire. Sappiamo che le leggi dello Stato sono ragnatele per il ricco e catene d’acciaio per il povero, così come non abbiamo mai cercato il senso del giusto tra gli articoli del codice penale. Quello che ci preme sottolineare è cosa rende questi anarchici pericolosi e cosa c’è di universale nella loro lotta.

Si è fatto un gran parlare negli ultimi mesi di “Centri di Permanenza Temporanea” (CPT). Dopo che alcuni servizi giornalistici hanno documentato le condizioni disumane in cui sopravvivono le donne e gli uomini internati in queste strutture, le varie forze politiche si sono azzuffate sulle responsabilità di una simile “gestione”. Ma il punto non è come vengono gestiti, bensì la natura stessa dei CPT. Introdotti in Italia nel 1998 dal governo di centrosinistra con la legge Turco-Napolitano (approvata anche con i voti dei Verdi e di Rifondazione Comunista), i CPT sono a tutti gli effetti dei lager. Proprio come i campi di concentramento fascisti e nazisti (e ancor prima coloniali, a Cuba e in Sudafrica), si tratta di luoghi in cui si viene rinchiusi senza aver commesso alcun reato e trattenuti a completa disposizione della polizia. Che all’interno le condizioni siano disperate, il cibo pessimo e i maltrattamenti costanti è una terribile conseguenza, ma non il centro del problema. Basta poco per rendersene conto.
Quello che per un italiano è un semplice “illecito amministrativo” (non avere i documenti), per uno straniero è divenuto un reato passibile di internamento. Come la storia insegna – basta pensare alle leggi razziste di tutti gli Stati fra la prima e la seconda guerra mondiale –, per creare simili campi di concentramento bisogna aver preliminarmente imposto l’equazione straniero=delinquente. È in tal senso che va letta la legislazione – di destra come di sinistra – sull’immigrazione in Italia (ma potremmo dire in Europa e nel mondo). Se venissero applicati ai cosiddetti cittadini gli stessi criteri che presiedono alla concessione del permesso di soggiorno agli immigrati, saremmo in milioni ad essere rinchiusi o a vivere da clandestini. Quanti italiani possono dimostrare, infatti, di avere un lavoro in regola? Quanti vivono in più di tre in un appartamento di 60 metri quadrati? Sapendo che i contratti interinali non valgono per ottenere il permesso di soggiorno, quanti di noi risulterebbero “regolari”? Definire razzismo di Stato tutto ciò non è un’enfasi retorica, bensì una constatazione rigorosa.
Ora, i CPT (ma più in generale tutte le forme di detenzione amministrativa: dai centri di identificazione alle “zone di attesa” in cui vengono trattenuti i profughi o i richiedenti asilo) sono la materializzazione di questo razzismo. Proprio perché il filo spinato è da sessant’anni il simbolo del lager e dell’oppressione totalitaria, l’involontaria coerenza del potere ha circondato questi nuovi campi di filo spinato. Così come non è una caso se la detenzione amministrativa, da sempre dispositivo tipico del dominio coloniale, oggi si sta diffondendo ovunque nel mondo (dai ghetti palestinesi a Guantanamo, dalle segrete britanniche dove vengono rinchiusi gli immigrati “sospettati di terrorismo” ai CPT italiani). Nel momento in cui si bombarda e si massacra in nome dei “diritti umani”, milioni di indesiderati sono brutalmente privati di ogni “diritto”, detenuti in campi circondati dalla polizia e affidati alle “cure” di qualche “organizzazione umanitaria”.
Se i CPT sono dei lager – come ormai in molti sostengono –, è del tutto logico cercare di distruggerli e di aiutare ad evadere le donne e gli uomini che vi sono internati. Ed è del tutto logico colpire i collaborazionisti che li costruiscono e li gestiscono. Questo pensavano gli anarchici leccesi. Hanno allora denunciato pubblicamente, nell’indifferenza generale, le responsabilità dei gestori del CPT di San Foca – cioè la curia leccese, attraverso la Fondazione “Regina Pacis” – e le condizioni infami a cui erano sottoposti i detenuti; hanno raccolto testimonianze, dati, e si sono organizzati. Sono stati una spina nel fianco della curia e del potere locale. Già nell’estate del 2004 uno di loro veniva arrestato per aver cercato di favorire la fuga di alcuni immigrati durante una rivolta avvenuta all’interno del “Regina Pacis”. Andavano nelle fiere di paese, a fare nomi e cognomi degli agenti responsabili dei pestaggi all’interno del CPT, dei medici che li coprivano, del direttore che bastonava, sequestrava e costringeva con la forza alcuni musulmani a mangiare carne di maiale. Senza mai perdere di vista l’obiettivo: chiudere per sempre quei lager, e non renderli “più umani”. Mentre avveniva tutto questo, alcune azioni anonime colpivano le banche che finanziavano il CPT, nonché le proprietà della curia e del direttore del “Regina Pacis”, don Cesare Lodeserto. E questi anarchici erano pronti a difenderle pubblicamente. Le autorità non potevano più nascondere il problema. E cos’hanno fatto allora? Prima hanno arrestato Lodeserto con l’accusa di sequestro di persona, peculato, violenza privata e diffusione di notizie false e tendenziose (il prelato soleva mandarsi da solo dei messaggi di minaccia che poi attribuiva alla “malavita albanese”), poi hanno fatto chiudere il CPT di San Foca. Messo subito Lodeserto ai domiciliari, e poi rilasciato, hanno quindi arrestato gli anarchici allo scopo di toglierli di torno per anni. Quelli che contano hanno difeso a gran voce il prete. A difendere gli anarchici sono stati per lo più solo degli onesti pregiudicati. Giustizia è fatta…

Ma qualcosa non torna. Il castello accusatorio contro i ribelli è maldestro e traballante, ma, soprattutto, nel frattempo prendono vigore le lotte contro i CPT in tutta Italia. Ad aprile gli internati del lager di via Corelli a Milano salgono sui tetti, si tagliano e urlano la più universale delle rivendicazioni: libertà. Seguiti dagli immigrati rinchiusi nel CPT di corso Brunelleschi a Torino, la protesta si allarga a Bologna, a Roma, a Crotone. A decine riescono ad evadere, mentre fuori comincia ad organizzarsi il sostegno pratico alla lotta. Assieme a manifesti e iniziative che denunciano le responsabilità di chi si arricchisce sulle deportazioni di immigrati (dall’Alitalia alla Croce Rossa, dalle aziende dei trasporti alle ditte private implicate nella gestione dei lager), non mancano le piccole azioni di sabotaggio. Con quella convergenza spontanea che è il segreto di tutte le lotte, i crimini imputati agli anarchici leccesi si diffondono.
È questo movimento – ancora debole, ma in crescita – che ha posto pubblicamente il problema dei CPT, facendo correre ai ripari i politici di sinistra, nel tentativo patetico di attribuire al solo governo di destra la responsabilità dei lager.

Che tutto ciò dia fastidio lo dimostrano le dichiarazioni del ministro degli Interni Pisanu sugli anarchici e antagonisti che “sobillano” gli immigrati (come se le condizioni disumane in cui vivono non fossero di per sé una costante sobillazione) e sulla necessità dei CPT per contrastare il “terrorismo” (è noto, infatti, che chi vuole passare i controlli della polizia per compiere un attentato se ne va in giro senza documenti). Perché?
I CPT mettono a nudo non solo l’esclusione e la violenza come fondamenti della democrazia, ma anche il profondo legame fra stato di guerra permanente, razzismo e militarizzazione della società. Non è un caso se la Croce Rossa è presente nei conflitti bellici a fianco degli eserciti e allo stesso tempo implicata nella gestione di numerosi lager in Italia. Così come non è un caso se essa partecipa alle “esercitazioni antiterrorismo” con le quali i governi vorrebbero farci assuefare alla guerra e alla catastrofe.
La criminalizzazione dello straniero – capro espiatorio del malessere collettivo – è da sempre un tratto distintivo delle società moribonde e allo stesso tempo un progetto di sfruttamento ben preciso. Se non vivessero nel terrore di essere rinchiusi e rispediti a casa – dove ad attenderli ci sono spesso la guerra, la fame, la disperazione – gli immigrati senza documenti non lavorerebbero certo per due euro all’ora nei cantieri di qualche Grande Opera, né morirebbero coperti da una gettata di cemento quando cadono dalle impalcature. Il Progresso ha bisogno di loro: per questo li si rende clandestini ma non li si espelle tutti, li si “accoglie” nei lager, li si smista, li si seleziona in base agli accordi con i rispettivi paesi di provenienza e secondo la docilità che dimostrano nei confronti del padrone. La sorte che spetta loro è lo specchio di una società in guerra (contro i concorrenti economici e politici, contro le popolazioni, contro i propri limiti naturali).
Una delle prime vittime di questa mobilitazione totale è il senso delle parole. Che siano potuti entrare nell’uso corrente espressioni come “guerra umanitaria” – o che si possa chiamare “centro di accoglienza” un lager – la dice lunga sullo scarto fra l’orrore che ci circonda e le parole che lo nominano. E questo scarto è contemporaneamente un’anestesia della coscienza. Chiamiamo “lager” i CPT e poi andiamo a votare chi li ha costruiti, diciamo “massacro” ma ci accontentiamo di sfilare tranquillamente contro la guerra, purché non succeda niente. Mentre a Milano si svolgeva la manifestazione oceanica del 25 aprile, i rivoltosi di via Corelli erano sui tetti a gridare che la resistenza non è finita, ma la retorica sulla “liberazione” non si è nemmeno scossa, continuando a festeggiare.

Forse qualcosa sta cambiando. Mentre la propaganda di Stato equipara il nemico interno – il ribelle, il “terrorista” – e lo Straniero – il fanatico, il kamikaze –, le resistenze si armano ed esplodono le “periferie” a due passi da noi, dove i poveri bruciano le ultime illusioni di integrazione in questa società. Giovani generosi intendono lager quando dicono lager, e si organizzano di conseguenza, come stranieri in un mondo straniero. Sono disposti a conquistare la libertà assieme agli altri, anche a rischio di giocarsi la propria. Odiano le sbarre, al punto che non le augurano nemmeno alle peggiori carogne (i tanti, troppi Lodeserto). Queste forme di insoddisfazione attiva per il momento dialogano a distanza, ma sono già l’abbozzo di qualcosa di comune. La falsa parola si sta ammutinando, e nuovi comportamenti sprigionano nuove parole nella realtà della vita quotidiana.
Non abbandoniamo alla vendetta dei giudici chi non è stato al caldo quando altri uomini venivano travolti dalla tempesta. In tempi tristi e servili, c’è una scelta che contiene tutte le altre: decidere da che parte stare.

Indirizzi degli anarchici leccesi in carcere o agli arresti domiciliari:

SAVERIO PELLEGRINO, C/o Casa Circondariale, via Prati Nuovi 7, 27058 Voghera (PV)
SALVATORE SIGNORE, C/o Casa Circondariale, via Lamaccio 1, 67039 Sulmona (AQ)
MARINA FERRARI, Via XXI Aprile 29, 73042 Casarano (LE)
CRISTIAN PALADINI, Via Don Carlo Gnocchi 4, 73100 Lecce
Per chi volesse contribuire alle spese legali:
ccp n. 56391345, intestato a Marina Ferrari
Per informazioni, contatti o richiesta di copie di questo pieghevole:
Nemici di ogni frontiera, C.P. 36, 73047 Monteroni di Lecce oppure utopia73@libero.it
Sulla lotta contro le espulsioni: http://digilander.libero.it/tempidiguerra/

(anarcotico.net del 5/1/06)


3 marzo: Aggiornamento processo "Operazione Nottetempo"

Giovedì 3 marzo si è tenuta presso il tribunale la seconda udienza del processo contro gli anarchici di Lecce.

Marina non ha potuto partecipare al processo in quanto l'ordine di traduzione affidato alla polizia penitenziaria non è stato eseguito, a detta del presidente della corte , per dimenticanza della stessa polizia.

Per la seconda volta la Corte si è dedicata esclusivamente al disbrigo di cavillosità e formalità burocratiche non concedendo alla difesa la possibilità di presentare alcuna richiesta.

La prossima udienza si terrà nella medesima sede nel giorno 7 aprile a partire dalle 9.30 [rinviata all'11 aprile ore 15.30] e si concluderà nel tardo pomeriggio.

Informazioni su www.liberisubito.splinder.com


Udienza rinviata

La prossima udienza del processo contro gli anarchici di Lecce, prevista per il 7 aprile '06, è stata rinviata all'11 aprile. Nel frattempo Salvatore è stato riportato nel carcere di Sulmona e Saverio in quello di Voghera. Sembra che le intenzioni siano quelle di spostarli continuamente come dei pacchi, su e giù, per ogni udienza.
***
Spostata la data della prossima udienza a martedì 11 aprile alle ore 15,30

Si terrà presso il tribunale di Lecce in Viale Michele De Pietro (di fronte alla sede universitaria "O.Parlangeli").

Ci è stato comunicato lo spostamento dell'udienza a martedì 11 aprile alle ore 15,30 invece che del giorno 7 aprile concordato precedentemente. La seduta si protrarrà per sole tre ore ca. nel pomeriggio, al contrario di quanto detto dal giudice nella precedente sessione (ovvero che la causa sarebbe stata trattata dal mattino fino a sera superando finalmente l'apparentemente insormontabile scoglio delle lungaggini burocratiche ed entrando finalmente in fase di dibattimento).
Sempre beneaccetto sarà il sostegno di coloro che vorranno presentarsi all'udienza presso il tribunale di Lecce in Viale Michele De Pietro (di fronte alla sede universitaria "O.Parlangeli")

LiberiSubito Blog

12 aprile 2006: Nottetempo, fissata la prossima udienza

Si è tenuta la terza udienza del processo ai compagni arrestati nel corso dell'operazione "Nottetempo", la prossima data (fissata al 21 aprile) vedrà l'ultima udienza preliminare prima di entrare nel pieno del dibattimento.
Salvatore e Saverio rimarranno probabilmente a Lecce fino a quel giorno.
***
L'11 aprile si è svolta la terza udienza del processo ai compagni leccesi, il dibattimento si è incentrato sulla ammissibilità della costituzione delle parti civili la cui legittimità era stata contestata dagli avvocati della difesa.

E' emersa con chiarezza l'impossibilità di definire l'identità giuridica della fondazione Regina Pacis, pertanto non è stata ammessa la costituzione in parte civile di don Cesare come ex direttore del cpt ma solo a titolo individuale, cio' vale anche per i due medici operanti nel centro.

E' stata presentata l'istanza di revoca degli arresti domiciliari per Marina; il pm si è opposto chiedendo per lei la carcerazione, la corte si riserverà di deliberare nei prossimi giorni.

I compagni li abbiamo visti in gran bella forma e sempre sorridenti, probabilmente rimarranno a Lecce fino alla prossima udienza (21 aprile), tuttavia sappiamo che di fronte all'assurdità dell'accanimento repressivo non c'è logica che tenga...

LIberiSubito
(Anarcotico.net Mercoledì, 12 Aprile 2006)


Aggiornamenti processo Op. Nottetempo

Il ricorso in cassazione del pm di Lecce è stato accolto, pertanto Annalisa è tornata agli arresti domiciliari.
Restano nel carcere di Lecce sia Salvatore che Saverio, e ai domiciliari Cristian e Marina.
Prossima udienza il 2 maggio.


...e quasi un anno è passato!

La quarta udienza del processo, riguardante l’ Operazione Nottetempo, non ha apportato significativi cambiamenti all’attuale situazione dei ragazzi imputati. La Corte si è limitata, ancora una volta, ad acquisire atti per l’inchiesta e vagliare le querele mosse contro di loro.

L’istanza di revoca degli arresti domiciliari per Marina è stata respinta, come pure non è stata accolta la richiesta del PM di tramutarli in carcerazione e intanto la Cassazione, tenutasi a Roma il 18 aprile 2006, ha accolto il ricorso del PM esercitato contro la sentenza del Tribunale delle Libertà che concesse, nell’agosto 2005, la libertà vigilata per Annalisa; pertanto, salvo ulteriori ricorsi della difesa, Annalisa deve ritornare agli arresti domiciliari.

Saverio e Salvatore, continuano ad essere trasferiti ai carceri di provenienza (Sulmona e Voghera) al termine di ogni udienza. Nonostante le reiterate richieste, pare che la Corte non possa (o non voglia ) interferire con le disposizioni dell’amministrazione penitenziaria.

Per venire incontro alle esigenza del PM, che aveva improrogabili impegni, l’inizio delle prossime due udienze, del 2 e 5 maggio 2006, è stato rimandato alle 15,30 facendo cosi slittare l’acquisizione delle testimonianze al 19 maggio…e un anno, dall’inizio di questa brutta storia, sarà passato con gli amici in carcere o ai domiciliari, tante chiacchiere e abusi di potere e poca sostanza.

La solidarietà e la partecipazione alle udienze è sempre molto numerosa e calorosa e questo pare infastidire molto i signori della Procura e della Questura che si vendicano, non appena possono, con i loro mezzi: dopo l’imputazione per propaganda sovversiva accollata a numerosi compagni che giravano per strada con un volantino o una rivista, è ora stata notificata una esosa multa per un volantinaggio con breve blocco del traffico (dieci minuti appena) nei pressi del Tribunale, a seguito della prima udienza di questo processo.

Ci rendiamo conto che è l’alienazione e la nevrosi dei repressori locali a provocare questo grottesco “sparare a zero” su qualsiasi cosa si muova in città e abbia parvenza anarchica… Tuttavia la solidarietà non cessa anzi si moltiplica e ciò rappresenta per noi una fonte inesauribile di gioia e complicità da ogni luogo essa provenga.

L'ECO DEL SALENTO
Lecce, 22 aprile 2006

Lecce, L'udienza del 2 maggio 2006 e iniziative del giorno dopo

Sostanzialmente l'udienza del 2 maggio (cosa che ci riempie di gioia ricordare, come ogni volta ha visto l'aula piena di amici venuti anche da lontano) è stata un po' come le altre svolte finora: disbrigo di questioni che magari ci paiono poca cosa, visto che l'avvocatese lo conoscono l'addetti al settore e annoia assai...facendoti perdere nei meandri, ad inseguire il primo pensiero che passa, inevitabilmente. Tuttavia per i difensori, che abbiamo avuto modo di abbordare, dicono che la estromissione o meno di certi incartamenti dagli atti del processo potrebbe ritornare utile, quando finalmente si passerà (si spera per il 19 maggio) a sentire i testimoni, entrando così nel vivo di questa grande kermesse allestita dalla digos e dalla giustizia togata...

Nella realtà la definizione di ogni singola cosa è importante, nella logica di un processo, e tralasciare di definire i dettagli potrebbe rivelarsi deleterio...o meno. Questa è la logica e la sua cervellosità.

Insomma per noi esserci alle udienze è importante, sia perchè possiamo scambiare saluti e brevi frasi con i nostri amici (che è sempre difficile e dura da mandare giù, vedere ammanettati e dietro le sbarre di gabbie separate) ma anche per rendersi conto sempre più dell'estremo odio che il pm e le parti civili (non sono solo loro a nutrire tali sentimenti, visto che stare là dentro diventa opprimente solo dopo pochi minuti di permanenza) e di quei brutti ceffi dei secondini e della sbirraglia convenuta serbano nei confronti di coloro che sono gli indagati e degli astanti. E questa è un'ovvietà. Ma l'accanimento di questa gente fa accapponar la pelle: l'avanzamento delle loro infami carriere, a cui tengono più d'ogni altra cosa, si basa sui successi che riusciranno a riportare in questa grande e lunga farsa...e il 12 maggio sarà un compleanno che onestamente nessuno voleva compiere, visto che i nostri amici rimangono in carcerazione preventiva...e che il processo stesso iniziò proprio per il decorrere dei termini. Insomma, cosa altro c'è da aggiungere?Moltissimo ma mi fermo qui. Tanto il disegno è chiaro ai nostri occhi.

Il giorno successivo, 3 maggio alle ore 11,30 circa, presso la sede di Lecce della Croce Rossa Italiana, v'è stato un micro-presidio all'interno con volantinaggio ai pochi presenti - che, alle domande di alcuni dei manifestanti, hanno candidamente risposto "Siamo dei semplici dipendenti...non sappiamo nulla!" (e questo la dice lunga sullo stato d'ignoranza in cui vive la gente che tuttavia non è giustificata in questo...credo che si debba sapere l'ente per cui si spreca l'energia e il proprio sudore e da cui si prende poi lo stipendio...) - e con l'affissione di alcuni striscioni (uno nei pressi del portone d'ingresso, l'altro posto sul parapetto del terrazzo e un altro ancora è stato aperto sul marciapiede di fronte ) recanti le scritte seguenti:

NESSUNA FRONTIERA NESSUNA GALERA
SALVATORE ANNALISA SAVERIO CRISTIAN MARINA LIBERI SUBITO!!!
LA CROCE ROSSA GESTISCE I LAGER!!!

Intanto fuori si svolgeva un volantinaggio dai seguenti contenuti:

CROCE ROSSA ITALIANA: ANCHE SE NON VE NE SIETE ACCORTI SIETE LO STESSO COINVOLTI

Ma quanti se ne sono accorti?

In tutta Italia migliaia di donne e uomini vivono nel terrore di venir rinchiusi in lager chiamati Centri di Permanenza Temporanea. Sono gli immigrati clandestini, rei di essere poveri e senza documenti, di essere cioè scappati dai loro paesi devastati da guerre, miseria e carestie. Arrivati in Italia, invece di trovare ospitalità o solidarietà, trovano solo ricatti, sbarre, filo spinato.

Uno dei maggiori gestori di CPT in Italia è la Croce Rossa Italiana (a Roma, Torino, Milano, Ragusa, Foggia). Il suo compito istituzionale è sempre stato quello di ripulire il sangue versato. I suoi candidi camici umanitari servono a disinfettare la brutale realtà di questi lager.

I metodi di gestione della CRI non sono affatto diversi da quelli impiegati da don Cesare Lodeserto, il tristo prete che amministrava qui a Lecce il Regina Pacis:abusi e soprusi.

La ragione che ha spinto la CRI ad accdettare la gestione di questi moderni lager è molto semplice: far soldi. Evidentemente i finanziamenti stanziati dallo Stato e dall'Unione Europea non fanno gola soltanto ai prelati di provincia.

E MENTRE LA CROCE ROSSA S'INGRASSA SUI LAGER, CHI HA LOTTATO CON COSTANZA E DETERMINAZIONE PER LA CHIUSURA DEL REGINA PACIS SI TROVA DA UN ANNO AGLI ARRESTI PREVENTIVI.

Da qualche tempo la CRI è al centro di contestazioni, occupazioni di sedi, attacchi di ogni genere.

Queste attenzioni particolari continueranno fino a quando la Croce Rossa resterà complice della gestione dei CPT.

FUOCO AI CPT
NO ALLE ESPULSIONI
LIBERTA' PER SALVATORE, SAVERIO, CRISTIAN, MARINA, ANNALISA

nemici di ogni lager

(Anarcotico, 04 Maggio 2006)

Lecce: sull'udienza del 5 maggio ... e iniziative dei giorni seguenti
Si è conclusa venerdì 5 maggio a Lecce una settimana di udienze e di iniziative riguardanti gli arresti dell’operazione “Nottetempo”. Il processo continua con la solita lentezza esasperante: ormai è chiaro, del resto, che i tempi del tribunale sono legati non a necessità tecniche ma alla volontà di prolungare al massimo i tempi di carcerazione preventiva degli arrestati. Non contento dell’anno intero che è già passato, il giudice ormai parla apertamente di prossime udienze in ottobre, e questo non ci fa ben sperare. Esaurite martedì le ultime questioni preliminari, venerdì si è aperto il processo vero e proprio. Il giudice ha dato lettura dei capi d’accusa, già ampiamente noti, e non si è fatto scrupolo di commentare insieme al Pubblico Ministero di come la supposta “associazione sovversiva” capeggiata da Salvatore, Saverio e Cristian sia ancora ben operante. Fra gli elementi che il Pm ha preteso di acquisire come prova, ci sono, infatti, anche atti riguardanti episodi accaduti successivamente alla retata del maggio scorso, addirittura foto di scritte comparse nel leccese un paio di mesi fa.

Non solo: il Pm, ansioso di dimostrare che gli anarchici leccesi sono solo un pezzo di una struttura ancora più ampia ed articolata, ha anche chiesto di acquisire agli atti di questo processo tutti i mandati di cattura spiccati contro anarchici in Italia nell’ultimo anno. Esaurite le repliche degli avvocati, verso la fine del dibattimento, i compagni dietro le sbarre sono stati salutati in una maniera insolita. Alcuni, tra il pubblico, si sono improvvisamente tolti golfini e camicie: le loro magliette, una accanto all’altra, hanno composto la scritta “Liberi subito!”. Prima di essere cacciati dall’aula, con una piroetta, questo gruppetto di solidali, è riuscito anche ad esporre la scritta “No Cpt!”, vergata invece sulle schiene. Nella mattinata di mercoledì, in solidarietà ai compagni, per la loro liberazione e contro i cpt, sono stati esposti due striscioni dalle finestre della sede della Croce Rossa a Lecce. E’seguito un volantinaggio ai passanti e ai volontari all’interno della struttura per spiegare quale sia la responsabilità di chi, come la CRI, gestisce i lager per migranti.

La stessa sera presso l’auditorium comunale di Casarano un gruppetto di solidali è intervenuto durante la conferenza di presentazione dell’ultimo libro di Marco Travaglio. Davanti ad un pubblico stupito dell’irruzione, ma anche molto interessato, è stato ricordato che nello stesso paese in cui cotanta sinistra dibatteva dei soprusi del Cavaliere, due anarchici erano stati arrestati un anno fa per aver lottato in prima persona, insieme ad altri, contro l’aberrazione dei Cpt e contro quello di San Foca in particolare. L’inaspettata reazione di consenso del pubblico ha fatto capire quanto la questione, seppure socialmente taciuta, sia ben conosciuta nella sua caratteristica miscela di potere politico, clericale e mafioso. Un altro illustre esponente del fronte “anti-Cpt” , Nichi Vendola, ha dovuto sopportare il disturbo, nella sua visita leccese per un convegno su sanità e politica, chi sa davvero come e quando sono stati fatti i Cpt . All’esterno del teatro, dove si era da poco concluso il convegno, il Presidente si è dovuto ricordare delle sue responsabilità e del fatto che a Lecce cinque persone sono in carcere da un anno, dopo una lotta coraggiosa contro quelli che ora pure lui chiama “lager”.

La sera dopo, si apriva , sempre a Lecce, il Congresso Eucaristico: grande festa per l’Arcivescovo Ruppi (primo responsabile della gestione del Regina Pacis e grande affarista nel campo dell’”accoglienza”) con la particolare benedizione di papa Ratzinger, che ha elargito le sue lodi alla chiesa leccese per la sua attività di “accoglienza” «al di la delle vicende giudiziarie che la hanno coinvolta». Anche qua, tramite volantini e megafono i passanti e i fedeli sono stati informati della realtà dei fatti.

Per il momento i compagni in carcere sono ancora a Lecce ma non è dato sapere fino a quando ci rimarranno. La prossima udienza, nella quale si comincerà la discussione delle prove dell’accusa, con l’introduzione da parte del capo della digos leccese,si terrà il 19 maggio.
(Anarcotico 09 Maggio 2006)

Lecce, Sull'udienza del 19 maggio

Si è conclusa ieri la sesta puntata della fiction sul processo agli anarchici arrestati a Lecce nel maggio scorso.

Come prima cosa il Presidente ha deciso di interdire l’accesso al tribunale, per la durata dell’intero processo, a cinque persone che la volta precedente avevano salutato i compagni con “un saluto connotato politicamente” (il pugno chiuso) e avevano indossato delle magliette che, in fila , componevano la scritta “liberi tutti” e “no cpt”.

Nella prima parte dell’udienza la Corte ha acquisito le prove di entrambe le parti inscrivendoci anche, ma solo come testimonianze di fatti storici, quindi prescindendo dai contenuti specifici, le ordinanze di custodia cautelare emesse da altre Procure contro anarchici nello stesso maggio 2005. Inoltre è stata acquisita come prova valevole allo stesso modo della precedente, la sentenza contro don Cesare Lodeserto emessa dal tribunale leccese nell’estate 2005.

Nella seconda parte dell’udienza il pubblico ha potuto godere dell’esilarante spettacolo offerto dal duetto composto dal capo della digos e dal pm che gli porgeva tendenziose domandine. Quest’ultimo, accanitamente intenzionato a dimostrare la pericolosità sociale dei soggetti accusati spingeva nevroticamente il testimone a dichiarare ciò che non poteva né sapeva lasciandogli fare la magra figura dello studente impreparato.

Dal canto suo, il capo della digos ha voluto darci una spiegazione di cosa sia l’Anarchia, di come , grazie alla teorizzazione del concetto di gruppo di affinità, si sia passati da un individualismo sostanzialmente innocuo (rappresentato dalla Federazione Anarchica Italiana) ad una pericolosa accezione insurrezionalista, di cui gli imputati sono propugnatori.

A prova di ciò è stata denunciata la presenza nelle case dei suddetti imputati di numerosi libri di Alfredo Bonanno (un filosofo, secondo il testimone, plurilaureato anche in filosofia!). Peccato che il digos non abbia saputo dire se i ventiquattro libri in questione fossero differenti opuscoli dello stesso autore oppure ventiquattro copie identiche dello stesso opuscolo. Particolari irrilevanti, evidentemente.

Come da copione, l’accusa ha sfoderato l’illustre precedente del processo Marini asserendo che quel processo portò allo smascheramento di una temibile associazione sovversiva. Qualche ragguaglio è venuto dal pubblico e dagli avvocati della difesa in tale proposito.

Il capo digos, sempre più comicamente incalzato dal pm, ha voluto spiegare il carattere eversivo della rivista “Peggio”, individuando in questa pubblicazione un organo di propaganda e incitamento all’eversione tramite, anche, una rubrica composta da articoli di cronaca tratti dalla stampa locale intitolata “sassate”.
L’interrogatorio dell’arguto testimone dovrebbe continuare durante la prossima udienza , completandosi con il contro-interrogatorio della difesa.

Intanto la corte ha deliberato la scarcerazione di Annalisa, determinata da sopraggiunti motivi esterni alla natura del processo.
Ricordiamo che Annalisa era da poco tornata agli arresti in seguito alla sentenza della Cassazione che aveva accolto il ricorso del pm contro il riesame che in agosto le concesse la libertà vigilata.
I compagni in carcere, con tutta probabilità torneranno presto agli istituti di provenienza (Salvatore a Sulmona e Saverio a Voghera) per tornare a Lecce il 16 giugno, per la successiva udienza.

Resoconto dell'udienza del 16 giugno

L’udienza che si è svolta il 16 giugno ‘06 è stata per lo più incentrata sulla deposizione del capo della digos, testimone di punta dell’accusa.
Diversamente dalla scorsa udienza, non sono state sfoderate considerazioni teoriche sull’anarchismo e la sua storia, ma solo una lunga sequela di relazioni di servizio registrate dal 2002 al 2005.
Molti i tentativi di andare “oltre le righe” della nuda cronaca dei fatti: con evidenza si è cercato di far emergere una relazione diretta fra alcuni articoli apparsi su “Peggio, pagine salentine” e altrettanti atti verificatisi in città e nel resto d’Italia; a tal proposito una funzione determinante è stata attribuita alla pubblicazione di suddetti articoli su un sito web.
Inoltre è evidente intento dell’accusa di far passare le innumerevoli rivolte scoppiate all’interno del Regina Pacis come degli atti violenti istigati dagli anarchici che manifestavano, all’esterno. Ciò è giustificato dalla denuncia di Don Lodeserto che riporta i fatti accaduti nel centro come effetto di quelle manifestazioni. A riprova di ciò è stato fatto notare che una delle imputate si rivolgeva ad alcuni immigrati affacciati dietro le sbarre, addirittura, parlando in lingua francese. Impossibile, ovviamente per la digos, comprendere ciò che stesse dicendo (!)
Per quanto riguarda alcuni danneggiamenti contro banca Intesa, depositaria dei conti del Regina Pacis, danneggiamenti verificatisi in molte città d’Italia, si ritiene che l’istigazione sia provenuta ancora una volta dalle pagine di “Peggio”…tramite una frase di cui la difesa ha dovuto specificare la paternità: trattasi, infatti, di Bertold Brecht.
Gran copiosità di parole anche sul ‹fenomeno diffusissimo delle scritte murali e delle affissioni abusive›.
A conclusione dell’udienza la difesa ha chiesto l’attenuazione delle custodie cautelari di Salvatore e Saverio.
A tale proposito la corte si è riservata di decidere in tre giorni. Seguiranno quindi degli aggiornamenti.
PRESUMIBILMENTE Salvatore e Saverio rimarranno a Lecce per questo lasso di tempo, dopodiché, in caso di pronunciamento negativo, saranno di certo trasferiti subito a Sulmona e a Voghera.
La prossima udienza, in cui il capo digos dovrebbe concludere con il contro interrogatorio, si terrà il 7 luglio.
L’8 luglio si terrà un presidio sotto al carcere di Borgo San Nicola, in solidarietà ai reclusi.

25 giugno: Aggiornamenti sulle carcerazioni
In seguito all'istanza di revoca delle carcerazioni di Saverio e Salvatore, la Corte d'Assise ha espresso parere positivo per Saverio e negativo per Salvatore. Le motivazioni di tale sentenza non ci sono, al momento, note.
Da ieri (24.06.06) Saverio è, quindi ai domiciliari, mentre Salvatore dovrebbe essere riportato al carcere di Sulmona.

08 luglio 2006: Ultima udienza Nottetempo

Nell’udienza di ieri si è concluso l’interrogatorio, compreso di controesame, del capo della digos.
Molte ore sono state nuovamente dedicate dall’accusa al “fenomeno delle scritte murali e dell’affissione abusiva”, «fenomeno preoccupante che non è affatto cessato».
E’ seguito un lunghissimo elenco di azioni, sabotaggi, attacchi, avvenuti in Italia negli anni recenti con riferimento anche a fatti recentissimi.

Dopo il contro-interrogatorio lo stesso presidente ha posto qualche domanda al teste chiedendogli conto dei mezzi e degli scopi di questa «ipotizzata associazione» nel suo progetto eversivo, ciò facendo riferimento al materiale di indagine e non alle sue personali opinioni a riguardo.
La risposta del teste è stato un nebuloso susseguirsi di «cioè …in pratica…in un certo senso…».

La difesa non ha avanzato alcuna richiesta di modifica delle condizioni detentive o restrittive dei compagni rimandando ciò alla prossima udienza che si terrà venerdì 21 luglio a partire dalle 9.30.
Quel giorno testimonieranno alcuni agenti digos, nonché alcuni dei carabinieri in servizio presso il Regina Pacis al momento delle rivolte interne e delle manifestazioni fuori le mura del cpt. Fra questi, il giovane carabiniere che accusò Salvatore -che fu poi subito arrestato- di averlo colpito con una botta di megafono in testa al fine di aiutare un detenuto a scappare.
Dopo questa udienza il processo si interromperà per la pausa estiva, riprendendo a metà settembre.

Per il 21 luglio, in serata è prevista una assemblea-dibattito con microfono aperto alla quale parteciperanno gli avvocati della difesa e, ci auguriamo, tutti coloro che abbiano qualcosa da dire o da ascoltare in proposito.
Tempi e modi verranno definiti nei prossimi giorni.
Salvatore in questo momento è detenuto a Lecce e probabilmente ci rimarrà fino alla prossima udienza.

A Saverio, che da pochi giorni è ai domiciliari, si può scrivere a questo indirizzo:
SAVERIO PELLEGRINO
VIA MONTEVERDI 3,
73032 ANDRANO (LECCE)
(anarcotico)

UDIENZE SETTEMBRE 2006

Il 21 e il 28 settembre ’06 si sono svolte le udienze del processo contro gli anarchici leccesi.
I testimoni chiamati dal P.M. a deporre su manifestazioni, attacchinaggi, scritte murali e rivolte degli immigrati reclusi nel Regina Pacis, si sono ancora una volta smentiti, rasentando il ridicolo.
È emerso l’accanimento di P.M. e dei suoi testi (la maggior parte dei testimoni dell’accusa sono stati digos, ros, personale di polizia e preti) a cercare di far passare ad ogni costo le loro congetture per delle certezze, come ad esempio un concerto benefit al casello si è cercato di farlo passare per una losca riunione politica strategica, presenziata da persone provenienti da tutta Italia (mentre, come hanno fatto notare gli avvocati difensori, si trattava di gente locale, proveniente da Taranto e Lecce).
L’udienza del 21 è stata una carrellata degli spostamenti eseguiti da alcuni compagni che venivano pedinati.
Nella udienza del 28, con le dichiarazioni tendenziose dei testimoni LO DESERTO Cesare, della sorella di LO DESERTO, dell’ispettore SPAGNA della Questura di Lecce e di un tecnico grafologo, il P.M. ha tentato di supportare l’accusa di istigazione attribuendo agli anarchici la responsabilità delle rivolte che sono avvenute all’interno del Regina Pacis.
Ma anche l’esperto oratore (o meglio attore) LO DESERTO Cesare non è riuscito a evitare una magra figura smentendosi circa le rivolte all’interno del Regina Pacis, affermando che le rivolte, le fughe e i tentativi di suicidio e autolesionismo erano abituali e che avvenivano anche in altri centri italiani. Né è mancata una pennellata di innocenza e di vittimismo che lo stesso LO DESERTO si è cosparso durante la sua deposizione, pronunciando ripetute volte la frase “forte delle mia innocenza…”.
Infine, la richiesta di revoca delle custodie cautelari per PALADINI Cristian è stata rigettata. Così il P.M. Bruno si sentirà più tranquillo a camminare in città, infatti, opponendosi alla richiesta di revoca presentata dagli avvocati difensori, Mister Brown ha replicato che non desidera vedere circolare “certe persone” per strada.
La prossima udienza è aggiornata al 23 novembre ’06 alle ore 15:30.
(indymedia)

21/01/07: Aggiornamenti sull'operazione "Nottetempo"


Il 18 gennaio si è tenuta un'ulteriore udienza del processo agli anarchici.

Sono stati ascoltati alcuni testimoni dell'accusa; gestori di impianti di carburante Esso e impiegati di filiali di Banca Intesa, che in passato hanno subito dei sabotaggi da parte di ignoti. Particolarmente teatrale è stata la testimonianza di due medici che hanno lavorato nel Cpt "Regina Pacis".
Quella della dottoressa Cazzato, in particolare è stata degna della miglior Veronica Castro. I fatti che la riguardano sono ampiamente noti: in seguito ad un tentativo di fuga dal Cpt, alcuni immigrati sono stati ripresi dalle forze dell'ordine e picchiati selvaggiamente, anche dal direttore del centro Lodeserto. La dottoressa e il dottor Ruberti, pur non essendo presenti quel giorno, hanno redatto dei certificati falsi che attestavano che fratture e ferite degli immigrati erano dovute a cadute.
Nonostante ciò la dottoressa ha recitato ieri, il ruolo della vittima inconsapevole delle condanne che ha subito e dei fastidi che ha avuto per questi fatti.
Altro dato da registrare è la chiusura della Corte a concedere qualsiasi cosa a imputati e difensori, spesso bloccati nelle loro domande tese a squarciare le menzogne di alcuni testimoni e del Pm. Ai tre compagni ai domiciliari è stato negato di recarsi alle prossime udienze senza scorta.
Ed è ormai dichiarata l'intenzione di tenerli ristretti a casa fino alla fine del processo.
Non ci sembra più neanche così scontato l'esito del processo, che sembrava orientato ad una condanna solo per reati specifici e non per il reato associativo. Qualcun'altro muove le file di questo processo, chissà se ci sbaglieremo...
Intanto sono state fissate udienze per il 25 gennaio, 8 febbraio e 22 febbraio, entro le quali il Pm dovrebbe terminare di ascoltare i suoi testi e nell'udienza successiva la parola dovrebbe passare alla difesa.
Entro marzo il processo dovrebbe concludersi.
Invitiamo a sostenerci per questa fase finale, per dare forza e vicinanza contro il delirio di sbirri e giudici.

Anarchici Salentini
(da www.informa-azione.info)

02/02/2007: Processo anarchici leccesi udienza 25/1

Il 25 gennaio si è tenuta un'altra udienza del processo agli anarchici leccesi. L'ennesima sfilata di testimoni dell'accusa è servita a sgretolare ancor di più il castello incriminatorio e a far comprendere meglio come tutto sia stato costruito a tavolino. I vari testimoni non ricordano quasi niente dei fatti che gli vengono chiesti, ma ricordano benissimo i nomi degli imputati. Si è distinta la testimonianza del capo della digos torinese, Petronzi, chiamato a parlare del bollettino tempi di guerra, il quale ha distinto gli anarchici tra coloro che condividono l'azione diretta e coloro che non la condividono, e quindi rispettivamente cattivi e buoni. Su domanda dell'accusa ha specificato che l'occupazione di un ufficio pubblico è già azione diretta.
La situazione rimane pesante, con una atteggiamento molto rigido nei confonti di imputati e avvocati.
Prossima udienza 8 febbraio.
Anarchici salentini

09/02/2007: Aggiornamenti sul processo agli anarchici leccesi (8 febbraio 2007)

L'udienza di oggi è stata molto breve, almeno per gli imputati.

All'inizio, infatti è stata letta una dichiarazione collettiva che spiegava i motivi politici per i quali gli anarchici salentini sono ancora detenuti; subito dopo in segno di protesta gli imputati presenti, sia quelli ai domiciliari che quelli a piede libero e l'esiguo pubblico presente, hanno abbandonato l'aula in segno di protesta, dichiarando di disertare anche la prossima udienza prevista per il 22 febbraio. Fuori dall'aula alcuni compagni hanno divulgato la dichiarazione letta in aula. L'udienza è proseguita con l'esame di un ennesimo testimone dell'accusa (altri due testimoni non erano presenti), il capo digos di Reggio Emilia, interrogato sulla manifestazione tenutasi contro l'allevamento Morini nel novembre 2003. Secondo l'accusa durante il tragitto che avrebbero fatto alcuni anarchici salentini per recarsi a S. Polo, ci sarebbero state delle telefonate minacciose nei confronti di gestori e medici dell'ex Cpt "Regina Pacis". Il testimone però ha potuto solo dire questo l'aveva appreso dalla digos di Lecce.

Intanto si ricorderà che contro i domiciliari concessi a Salvatore e la liberazione di Marina, avvenuti il 21 luglio scorso, il Pm aveva fatto ricorso al riesame e tale ricorso era stato accolto. La difesa è ricorsa in cassazione e l'udienza è stata fissata per il 20 febbraio. Salvatore così a poche settimane dalla probabile fine del processo rischia di tornare in carcere e Marina ai domiciliari, nonostante l'accusa si sgretoli volta per volta. Ma l'esito del processo non sembra poter dipendere soltanto da ciò che sta venendo fuori dal processo. Per tale motivo chiediamo a tutti di sostenerci nelle prossime settimane sia nelle iniziative che comunicheremo, sia in aula a partire dal 1 marzo e per le udienze successive, in cui alcuni compagni intendono leggere delle dichiarazioni individuali. Lecce è lontana, ma in questo momento stiamo vivendo un difficile isolamento.

Anarchici salentini

***

Dichiarazione davanti alla Corte d'Assise del Tribunale di Lecce

Ne abbiamo sempre più consapevolezza.

L'intenzione di mettere da parte gli anarchici in qualsiasi modo è ormai dichiarata anche in questa aula di tribunale, come avviene in numerose altre Procure dello Stato, frutto di una precisa scelta del potere a livello nazionale. Il mezzo dell'associazione sovversiva sarà servito ad intralciare le nostre vite, interessi ed affetti, e ad ostacolare un percorso di lotta che a Lecce ha cercato di essere realmente incisivo nel territorio, facendo di fatto scontare una pena in maniera preventiva al di là che l'inchiesta porti o non porti ad una condanna più o meno grave.

Con ostinato impegno ci si prodiga nel negare e reprimere ogni possibile spazio di "socialità" in aula durante le pause delle udienze, fra chi di noi è agli arresti domiciliari e chi imputato a piede libero, per mantenere i compagni ristretti e isolati dal loro contesto sociale e affettivo. In tal senso va interpretata anche la negazione di qualsiasi permesso lavorativo nei riguardi sempre dei compagni agli arresti domiciliari, che permetterebbe loro di autodeterminare le proprie esistenze.

Gli anarchici a Lecce si sono opposti alla esistenza intollerabile dei Cpt. Ma poiché lo sfruttamento e la repressione sono i cardini di questa società, lo Stato ha deciso di dar loro una lezione; il fatto che a gestire il Cpt locale ci fossero personaggi molto potenti, ha acuito la vendetta.

Ma gli anarchici sono una scintilla che può essere contagiosa, perché amano la libertà e non tollerano chi la vuole spegnere.
Nonostante tutti i vostri sforzi, le idee e la solidarietà non si possono ingabbiare.
Per questi motivi oggi abbiamo deciso di abbandonare l'aula, e di disertare la prossima udienza del 22 febbraio.

Lecce, 8 febbraio 2007

Alemanno Saverio, Capone Annalisa, D'Alba Andrea, De Carlo Massimo, De Mitri Alessandro, Ferrari Marina, Paladini Cristian, Pellegrino Saverio, Prontera Laura, Signore Salvatore

(Fonte: http://www.autprol.org/)

Accolto il ricorso contro Marina e Salvatore di Lecce

Oggi 20 febbraio la corte di cassazione ha accolto il ricorso del pm contro la concessione, da parte della corte d'assise di Lecce, degli arresti domiciliari per Salvatore e della libertà per Marina.
Di conseguenza Salvatore deve tornare in carcere e Marina agli arresti domiciliari.
Per tutti gli altri imputati la situazione resta invariata. L'accanimento contro i compagni di Lecce ha già da tempo raggiunto livelli assolutamente intollerabili.
Sono sotto custodia cautelare ormai da un anno e nove mesi per fatti che si possono riassumere in un portone bruciato, due pompe di benzina tagliate e qualche bancomat danneggiato, anche perchè lo stesso giudice si era spinto a dichiarare nel luglio scorso: “Non si intravedono gli estremi per sostenere l' accusa di associazione sovversiva”.
Quest'ultima decisione palesa chiaramente l'intenzione di far fare più carcere possibile ai compagni prima ancora della sentenza.
Compagni solidali

01/03/07: Tolti i domiciliari e scarcerato Salvatore

Il processo ai compagni di Lecce è ancora in corso (è iniziato verso le 11 di oggi 1 marzo 2007), ma un primo felice aggiornamento è che sono stati tolti i domiciliari a tutti i compagni e scarcerato Salvatore, dopo che era stato di nuovo incarcerato la scorsa settimana.
(da informa-azione)

12/03/2007: Continua il processo contro gli anarchici leccesi

Dopo la totale liberazione di tutti gli imputati in custodia cautelare (Salvatore, Saverio, Cristian e Marina) avvenuta nell'udienza del 1 marzo 2007, altri testimoni dell'accusa sono stati ascoltati dalla Corte.

Non ha ancora concluso la sua deposizione il sostituto commissario della Questura di Lecce, che ha tracciato nelle ultime due udienze il filo riassuntivo delle accuse per singoli reati mossi ad alcuni compagni; mentre l'accusa per associazione sovversiva è stata nuovamente ritenuta insussistente dalla Corte nell'ordinanza che ha disposto la liberazione di tutti i compagni con motivazioni molto approfondite, anche il quadro indiziario per i reati specifici sembra sgretolarsi, anche in seguito alle trascrizioni delle intercettazioni ambientali, telefoniche e telematiche operate dai periti nominati dal tribunale.

Nonostante tutto il P. M. continua ad avanzare la teoria dell'associazione sovversiva esistente ed operante su tutto il territorio nazionale e di cui gli anarchici leccesi sarebbero solo una parte. Infatti i suoi sforzi in tal senso sono stati e probabilmente saranno molto numerosi e costanti. La stessa sua opposizione agli arresti domiciliari concessi a Salvatore e la libertà a Marina nel luglio del 2006 e che in seguito all'esito del ricorso in cassazione ha riportato Salvatore in carcere e Marina ai domiciliari per una settimana, è stata una palese manovra per rimettere in gioco la questione 270 bis. Alcune testimonianze, più di altre, come quella del capo della digos di Torino, e il maggiore dei Ros di Trento, hanno aiutato in tal senso l'accusa, facendo comprendere più dal linguaggio utilizzato che non dal racconto dei fatti, quanto lo Stato italiano stia lavorando in questa direzione, con la palese o mal celata affermazione da parte di questi uomini dello Stato che le loro indagini nei confronti degli anarchici, sono condotte per eversione sulla base della semplice idea, appartenenza, conoscenza tra individui. I reati specifici sono solo il pretesto. A tal proposito particolare rilevanza è stata attribuita al bollettino Tempi di guerra, mentre estremo rilievo hanno avuto i profili di alcuni anarchici che gli inquirenti considerano "leader" e di cui gli altri sarebbero "gregari" o "luogotenenti" (termine usato dal maggiore dei Ros di Trento).
Nulla di nuovo sotto il sole ma dichiarato e reso pubblico.

Non è ancora prevedibile la data della sentenza.
Prossime udienze giovedì 22 e 29 marzo, 5 e 12 aprile.

Anarchici salentini

http://www.autprol.org/


16/04/2007: Operazione Nottetempo: udienze del 5 e 12 Aprile

Le ultime due udienze del processo agli anarchici leccesi hanno visto una ulteriore sfilata di poliziotti come testimoni dell'accusa. Il sostituto commissario Costa della Digos di Lecce, che ha coordinato le indagini e che terminerà di testimoniare il 26 Aprile, ha proseguito la sua deposizione.
Dopo una lunghissima relazione, durata per due udienze, riportante i titoli di tutti i volantini ascritti agli anarchici, la maggior parte dei quali raccolti per terra durante i volantinaggi, come ha espressamente affermato il sostituto commissario, lo stesso ha effettuato il riconoscimento delle voci parlanti nelle intercettazioni, e un ulteriore quadro generale di tutti gli episodi specifici riguardanti singoli reati imputati ai compagni.
Insieme ad essi ha effettuato un ulteriore quadro generale di relazioni, amicizie, incontri, assemblee, conoscenze. La solita solfa ripetuta da svariati testimoni dell'accusa, probabilmente nell'intento di farle acquisire maggiore rilievo a forza di ripeterla. Nell'ultima udienza numerose sono state le figure ridicole di poliziotti e digos che per essere reticenti su tutto ciò che poteva essere a favore degli imputati tendevano al contrario ad esagerare gli avvenimenti rendendosi poco credibili e creando solo confusione.
Intanto si è potuto comprendere che entro luglio questo processo potrebbe "già" finire. L'accusa terminerà con i suoi testimoni il 3 maggio, quindi con l'udienza del 10 maggio la parola passerà alla difesa. Nelle udienze di giugno probabilmente vi sarà la discussione finale di Pm e difensori e la sentenza è prevedibile per luglio.
Le udienze fissate sono il 26 Aprile, 3 maggio, 10 maggio, 14 giugno, 28 giugno, 5 luglio, 12 luglio. Nel frattempo il Pm si è opposto ancora una volta alle scarcerazioni dei compagni in custodia cautelare, che attualmente sono tutti liberi, presso il tribunale del riesame di Lecce con udienza prevista per il 13 Aprile. Al momento non se ne conosce ancora l'esito.
Ci scusiamo per la mancanza di notizie sul processo in questo ultimo mese trascorso e di non essere stati molto chiari sulla sua fine, seppure nostro malgrado.
Anarchici Salentini
(da informa-azione)


Sentenza "Operazione Nottetempo"


Lun, 16/07/2007 – 14:31
Giovedì 12 luglio, alle ore 23.30 è stata pronunciata la sentenza di primo grado del processo contro gli Anarchici di Lecce e provincia. Vi è stata l’assoluzione per associazione sovversiva ma quattro compagni sono stati condannati per associazione a delinquere (art.416 c.p.). Salvatore ha subito la pena più pesante a 5 anni, perché considerato il promotore di questa associazione, Saverio e Cristian, considerati partecipanti sono stati condannati a 3 anni, mentre Marina sempre considerata partecipante a 1 anno e 10 mesi. Gli stessi compagni, in maniera differente sono stati condannati anche per alcuni reati specifici: danneggiamento delle pompe di benzina di un distributore Esso, occupazione del Capolinea, manifestazioni non autorizzate, violenza a pubblico ufficiale, istigazione a delinquere nei confronti degli immigrati che si trovavano all’interno del centro di detenzione, una scritta murale, diffamazione, minacce telefoniche nei confronti dell’ex direttore torturatore dell’ex Centro di Permanenza Temporanea di San Foca, Cesare Lodeserto, e nei confronti di due medici che vi avevano prestato servizio e che avevano redatto dei certificati falsi per occultare le violenze procurate dallo stesso prete e da alcuni carabinieri ad alcuni immigrati che avevano tentato di fuggire; ai medici e a Lodeserto sono state riconosciute alcune migliaia di euro di risarcimento per le minacce telefoniche che avrebbero ricevuto, mentre a uno dei due medici, dott.ssa Cazzato è stato riconosciuto un risarcimento di 50.000 euro per diffamazione.

Ad alcuni di questi reati sono stati condannati altri compagni; Sandro ad 1 anno, Massimo a 4 mesi e Laura a 100 euro di multa. Altri 8 anarchici imputati sono stati assolti completamente. Tutti i reati sono sottoposti ad indulto. Assoluzioni vi sono state per l’incendio del portone del Duomo di Lecce e per i danneggiamenti di alcuni bancomat di Banca Intesa, che deteneva i fondi del “Regina Pacis”. È sicuramente chiaro il messaggio che da questa sentenza deriva, punire pesantemente la lotta che è stata condotta in questi anni a Lecce contro il Centro di Permanenza Temporanea “Regina Pacis”, e un monito agli anarchici che nonostante la galera e la repressione non hanno abbassato la testa; si è trovato così lo strumento dell’associazione a delinquere, non avendo elementi per poter applicare l’associazione sovversiva, per dare una lezione a coloro che hanno toccato i nervi scoperti di alcuni intoccabili potenti leccesi.

La difesa ricorrerà in appello ed è presumibile che lo faccia anche il p. m. per provare a far passare l’accusa di associazione sovversiva.

Anarchici imputati

Fonte: informa-azione


H O M E
Repressione in Italia
Repressione a Pisa
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