| Ci
vogliono morti Perché siamo i loro nemici E non sanno che farsene di noi Perché non siamo i loro schiavi Soledad |
SOLE, BALENO E I SUICIDI DI STATO
di Marco c.
Ci sono accadimenti che non è possibile dimenticare, troppo scabrosi,
inquietanti, troppo madidi di vergogna, perché li si lasci obliare senza
che restino vivi dentro i nostri cuori e le nostre coscienze.
Ci sono storie, come quella di Sole, Baleno, Silvano che rimarranno marchiate
a fuoco dentro la nostra anima. Storie che raccontano come gli assassini non
sempre restino racchiusi dentro al bozzolo degli stereotipi che la nostra società
cimpone, ma al contrario vadano ricercati in luoghi dove spesso i nostri
occhi si rifiutano di vedere la verità.
Storie che narrano come la pratica dellomicidio possa passare attraverso
i manganelli dei cani da guardia del regime, linquisizione pretestuosa
dei giudici, il vigliacco sciacallaggio dei giornalisti asserviti al potere,
i pregiudizi e il meschino atteggiamento di unopinione pubblica che si
rende complice dei mistificatori, sentenziando e condannando senza conoscere
la realtà oggettiva dei fatti.
Il 5 marzo 1998 vengono arrestati tre anarchici: Silvano
Pelissero, Edoardo Massari (Baleno) e largentina Maria Soledad Rosas
(Sole). Convivevano nellex obitorio del manicomio di Collegno, occupato
dal giugno 1996.
La sera dello stesso giorno, poliziotti e carabinieri invadono lAsilo
Occupato di via Alessandria, distruggono ogni cosa, rompono vetri ed impianti
igienici, pisciano sui materassi e procedono allo sgombero......I tre anarchici vengono
posti in isolamento senza che venga loro comunicato di cosa sono accusati.
Il 7 marzo il giudice per le indagini preliminari Fabrizia Pironti conferma
larresto con laccusa di associazione sovversiva con finalità
di terrorismo (art. 270 bis).
I Pubblici Ministeri Laudi e Tatangelo, veri registi dellinchiesta affermano
essere in possesso di prove granitiche e costruiscono un castello accusatorio
alquanto improbabile, confidando nellaiuto di quella sorta di circo equestre
che è linformazione mediatica di regime.
Proprio lopera dei giornalisti, alla ricerca delleffettismo esasperato
si rivelerà infatti fondamentale nello screditare e demonizzare i gruppi
anarchici vicini ai tre giovani, nellenfatizzare il ritrovamento di prove
che si riveleranno non essere tali, nellindurre ad una sentenza di condanna
lopinione pubblica prima ancora che il processo sia iniziato.
Il 26 marzo il tribunale respinge ogni istanza di liberazione in quanto esistono forti contiguità fra i tre indagati e gli autori degli attentati ed è elevatissimo il rischio di reiterazione di reati di natura analoga.
Sabato 28 marzo allalba, secondo la versione ufficiale,
Edoardo Massari (Baleno) viene trovato agonizzante, impiccato con le lenzuola
alla sua branda del carcere torinese delle Vallette.
Inquietanti le testimonianze degli abitanti delle case popolari antistanti il
carcere che affermano aver sentito arrivare ambulanze e volanti a sirene spiegate
già verso la mezzanotte.
Sabato
11 luglio anche Maria Soledad Rosas (Sole) muore suicida impiccandosi con le
lenzuola al tubo della doccia nei locali della comunità Sottoiponti di
Benevagienna dove era agli arresti domiciliari.
Per una strana ironia della sorte il 23 settembre morirà suicida anche
Enrico De Simone, il fondatore della comunità Sottoiponti nella quale
aveva trovato la morte Sole.
Il 6 agosto 1999 il consigliere dei verdi Pasquale Cavaliere, un uomo politico
che pur agendo allinterno delle istituzioni era sempre stato vicino a
Silvano anche nel momento in cui tutti gli davano addosso, muore in Argentina,
impiccandosi, secondo la versione ufficiale con un cordone di spugna. Le circostanze
della sua morte resteranno per sempre un mistero.
Il 31 gennaio del 2000 Silvano Pelissero, lunico
dei tre anarchici ad essere ancora in vita, viene condannato a 6 anni e 10 mesi
di reclusione.
Il 21 novembre 2001 a Roma la corte di cassazione invalida laccusa di
attività terroristica con finalità eversive.
Il 4 marzo 2002, alla scadenza dei quattro anni di detenzione la magistratura
emette listanza di scarcerazione di Silvano per decorrenze dei termini,
lanarchico sarà però effettivamente liberato solo il 12
in quanto i carabinieri lasceranno passare unintera settimana prima di
comunicare la notizia allinteressato.
Lintera vicenda, oltre alla drammaticità degli eventi ci rivela uno spaccato oltremodo angosciante sul valore della libertà personale e del rispetto per la vita allinterno di una società come la nostra nella quale i diritti dellindividuo vengono immolati senza pietà sullaltare del potere, un potere che simile ad uninfezione ha ormai intaccato in profondità il tessuto sociale e ci vuole schiavi, condizionati e sussiegosi nella supina accettazione delle regole.
Subito dopo larresto dei tre anarchici un presidio
di protesta contro gli arresti e gli sgomberi che si sta formando davanti al
municipio viene brutalmente caricato dalla polizia, la quale si profonde in
una caccia alluomo per le vie del centro cittadino. Nel corso degli scontri
scientemente cercati dalle forze dellordine alcune vetrine cadono sotto
i sassi.
Ecco lepisodio costruito ad arte per far si che i giornali possano prodursi
nellopera di demonizzazione degli squatter torinesi. Da quel giorno in
poi tutti i pennivendoli delle più svariate estrazioni politiche si prodigheranno
in unopera denigratoria sistematica del movimento.
Gli anarchici verranno proposti dai giornalisti allimmaginario collettivo
come teppisti, violenti, disadattati, ecoterroristi, schegge impazzite in balia
del disagio giovanile e quantaltro. Coadiuvati in questopera dagli
ospiti dei salotti mediatici della TV di regime, sociologi, psicologi, preti,
politici di destra e di sinistra, criminologi, filosofi, ma in fondo sempre
e solo patetici figuranti alla ricerca del proprio attimo di notorietà.
Perfino le scritte sui muri verranno enfatizzate quali atti criminali vergognosi
e ciò rende il senso della palpabile atmosfera dinquisizione che
era stata creata alla bisogna.
Il
ruolo dei media nel gettare discredito sugli squatter, nellenfatizzare
il rinvenimento di fantomatiche prove granitiche che mai verranno presentate
al processo e nellindirizzare in maniera univoca gli umori dellopinione
pubblica rivestì sempre un ruolo preponderante durante tutto il corso
della vicenda. Anzi dopo la morte di Baleno, quando gli eventi esplosero in
tutta la loro drammaticità linteresse dellinformazione
divenne se possibile anche più asfissiante.
Proprio la morbosa protervia dei giornalisti che decisero di non rispettare
il desiderio della famiglia Massari di poter seppellire in pace il proprio congiunto
in presenza solo dei parenti e degli amici (come era invece accaduto senza problemi
al funerale di Giovannino Agnelli) ingenerò incidenti e tensione durante
la cerimonia, ne fecero le spese il cronista Daniele Genco e lauto dellinviato
del Manifesto Paolo Grisieri.
Questa fu loccasione per un nuovo assalto dellinformazione nei confronti
degli squatter (che ora oltre a spaccare le vetrine picchiavano anche i giornalisti)
e della piaga dei posti occupati.
Il movimento reagì chiudendo ogni dialogo con la stampa, salvo poi indire
una conferenza nella quale alcuni anarchici porsero ai cronisti accorsi libidinosi
carcasse di pollo e scarti di macelleria.
Oltremodo curioso ed inquietante fu inoltre lo stato di
estremo isolamento nel quale gli squatter vennero a trovarsi per lunghi periodi,
anche allinterno della stessa area anarchica e nei confronti dei centri
sociali che avevano assunto posizioni di collaborazione con le istituzioni.
Il Leoncavallo e i centri sociali del nord est ad esempio, manifestarono la
propria solidarietà partecipando alla grande manifestazione del 4 aprile
ma nel mese di agosto, durante il periodo dei pacchi bomba si dissociarono in
una conferenza stampa nella quale invocarono il dialogo con il potere per bocca
fra gli altri di Luca Casarini, quale portavoce dei centri sociali del nord
est.
Una delle cause di questo isolamento è da ricercarsi nellatteggiamento
colpevolmente miope della stampa di sinistra (Il Manifesto, lUnità,
Liberazione, solo per citare gli esempi più eclatanti) che contribuì
a diffondere notizie mistificatorie e senza fondamento alcuno secondo le quali
Silvano Pelissero avrebbe avuto un passato di estrema destra ed addirittura
delle collusioni con i servizi segreti.
Il mese di agosto fu quello dei pacchi bomba, inviati
per posta al PM Laudi, al giornalista Genco, al consigliere regionale dei verdi
Pasquale Cavaliere (uno dei pochi politici che subito dopo larresto si
era interessato alla sorte dei tre squatter), a Giuliano Pisapia e al consigliere
di Rifondazione di Milano Umberto Gay, pacchi bomba che come sempre accade non
esplosero e non fecero danni né vittime.
Tali attentati, se così li si può definire, vennero ovviamente
rivendicati dai lupi grigi, la fantomatica organizzazione alla quale i tre anarchici
erano stati accusati di appartenere.
Nonostante gli squatter si fossero immediatamente proclamati estranei alla cosa
ed anche un bambino sarebbe riuscito facilmente a capire che ben altre mani
si celavano dietro ai pacchi bomba, questa diventò loccasione per
criminalizzare ulteriormente il movimento ed isolarlo definitivamente dalla
solidarietà della sinistra e dei centri sociali.
Tutta
la drammatica storia di Sole, Baleno e Silvano ha come sfondo la costruzione
della linea del TAV, adibita ai treni ad alta velocità.
Un progetto nel quale sono in gioco enormi interessi economici, interessi nel
nome dei quali sintende sventrare una delle più belle valli alpine
con conseguenze a dir poco drammatiche non solo dal punto di vista ecologico
ma anche da quello umano, poiché le realtà abitative dei residenti
verranno stravolte in maniera significativa senza oltretutto ci sia per loro
alcun genere di ritorno economico.
In Valsusa inoltre, fin dai primi anni 90 sintrecciano oscure vicende
legate ai servizi segreti, ai carabinieri ed alla ndrangheta calabrese. Vicende
che costituiscono un retroterra nebuloso e intricato, con vari personaggi inquietanti
che si muovono nellambito della valle, evidentemente attratti dalla grande
quantità di denaro che sta per affluirvi.
Fra lagosto del 1996 ed il gennaio del 1998 in Valle
di Susa si verificano numerosi atti di sabotaggio diretti contro centraline
elettriche, trivelle, impianti della Sitaf, della Telecom, Omnitel e un ripetitore
Mediaset.
Alcuni di essi possono facilmente essere ricondotti, per la scarsa difficoltà
nel metterli in atto, allarrabbiata reazione di qualche valligiano, altri
invece sono stati compiuti da mani evidentemente più esperte.
Il furto e conseguente incendio nel municipio del comune di Caprie, lunico
attentato avvenuto in Val Susa del quale Laudi e Tatangelo cercano
di addossare la responsabilità ai tre anarchici, è un accadimento
che appare subito palesemente non avere nulla a che fare con la sequela dei
sabotaggi avvenuti fino a quel momento, in quanto lobiettivo (uno degli
11 comuni che fin dallinizio si sono opposti allalta velocità)
non ha alcuna contiguità con quelli precedenti.
Innumerevoli furono le incongruenze nelle accuse che venivano
mosse ai tre giovani. Fin dallinizio fu evidente come le indagini anziché
partire da indizi precisi nel tentativo di arrivare ai colpevoli seguissero
invece la logica perversa diniziare il tutto dai colpevoli preconfezionati
per poi costruire intorno a loro delle prove che fossero in grado dinchiodarli.
Le intercettazioni ambientali e luso delle telecamere non fornirono mai
agli inquirenti delle prove tangibili ma vennero tuttavia usate in maniera pretestuosa
nel tentativo di suffragare una tesi accusatoria che potesse sembrare verosimile.
Alla stessa stregua vennero mistificati i risultati delle varie perquisizioni
che mai avevano portato al ritrovamento di qualcosa di significativo.
Nonostante tutto il castello accusatorio fosse palesemente improponibile i colpevoli
ormai erano stati scelti ed il teatrino dellassurdo continuò e
si trattò di una rappresentazione intrisa di morte, di rabbia e di dolore.
Credo ci sia una sola maniera di ricordare Sole e Baleno
ed è la maniera nella quale da sempre lo fanno tutti coloro che gli erano
e gli sono vicini.
Credo sia giusto ricordarli con la dignità che spetta a due ragazzi che
hanno trovato la morte mentre erano ingiustamente privati della loro libertà.
Ammazzati da una macchinazione meschina, da chi lha messa in atto e ne
ha tirato le fila, da chi lha sostenuta rendendola possibile, nonché
da tutti coloro che con il proprio vigliacco qualunquismo hanno fatto si che
lurlo della protesta si perdesse nel nulla.
Credo la maniera migliore di ricordarli sia quella di non rinunciare mai alla libertà del nostro pensiero, alla convinzione nelle nostre lotte, ad essere uomini e donne che non si lasciano strumentalizzare, che non sono disposti a diventare pedine nelle mani del potere, che non sono disposti ad arrendersi, né ora né mai.
Link: tutto.squat.net
Fonte: http://triburibelli.org/sito/modules/news/article.php?storyid=910