Sacco e Vanzetti.

(Diario), Scritto da: Vuk Zlatan , Saturday , 11 Dec 2004

Mi chiedi chi fossero Sacco e Vanzetti, e perche' in un mio post io abbia parlato di "processi alla Sacco e Vanzetti". Bene. Vediamo di capire chi fossero. Sacco e Vanzetti erano due iscritti al movimento anarchico-libertario. Erano emigrati negli stati uniti, dove facevano gli operai, intorno al primo decennio del novecento.

Si trattava di due emigrati italiani come tanti. Emigrati in america nel 1908, lavoravano come operai alla Slatter. I due divennero amici durante un congresso di un movimento anarchico locale che si chiamava "Galleanist Anarchists". Il loro nome fu iscritto nell'elenco dei "pericolosi" quando comparvero nell'elenco dei donatori di un giornale anarchico, "cronaca sovversiva", in italiano perche' rivolto agli anarchici italiani.

Nel 1920, avvenne una rapina con omicidio a South Braintree, Massachusetts. Tre uomini armati uccisero due impiegati della Slatter e rubarono le paghe degli operai. L'11 settembre, nonostante non avessero alcun precedente penale, se non l'essere segnalati come anarchici, vennero inquisiti per il reato di rapina aggravata e duplice omicidio.

E qui inizio' una saga che tutto il mondo segui' , per via del cattivo esempio di giustizia che ne risulto'.

Il processo apparve subito come inquinato da due fattori:

il primo era il pregiudizio verso gli italiani in genere
il secondo era il timore verso l'avvenuta rivoluzione in russia , e il fatto che gli anarchici americani inneggiassero ad essa molto spesso.

Il processo si svolse in un'atmosfera assurda.

Tutti i testimoni non facevano altro che testimoniare a loro favore, ma le testimonianze venivano depennate dagli atti perche' le "prove" dell'accusa, del tutto indiziarie quando non inesistenti, le mettevano in dubbio. Solo due testimoni sostengono di aver riconosciuto Vanzetti sul retro dell'auto che i rapinatori usarono per fuggire. Il testimone ritratto' in seguito, perche' le altre testimonianze parlavano di rapinatori a volto scoperto.
Il clima di persecuzione negli USA cresceva, e il caso divenne di portata nazionale. Anche in Italia i giornali seguivano il processo con grande apprensione. I due imputati furono condannati la prima volta.

In seguito al ritrattare dei testimoni, e alla richiesta di provare che a sparare fosse stata proprio la pistola di Sacco, il primo giudice decide di riconoscere ai due il diritto di avere un secondo processo.

Ma il giudice distrettuale ritiene che vi sia un'espressione ambigua in una delle dichiarazioni rese dai testimoni, "consistent with" (parliamo di immigrati che parlavano un inglese stentato) e nega la possibilita' di un altro processo.

Nel frattempo, un altro condannato per reati simili , Celestino Medeiros ,confessa di essere colpevole dei reati, e di aver compiuto la rapina insieme ad altri, che non erano Sacco e Vanzetti. Ma l'opinione pubblica americana ha gia' condannato i due italiani, principalmente per essere italiani e per aver inneggiato alla rivoluzione.

Il giudice della corte suprema del Massachussets nega la riapertura del processo, nonostante nessuna prova contro gli imputati, nonostante tutti i testimoni fossero a favore e quelli contro avessero ritrattato, siamo nel 1927.

Un vasto movimento di opinione scrive al governatore Fuller chiedendo la sospensione delle esecuzioni, elencando le ragioni per le quali il processo si sarebbe dovuto rifare. Il governatore Fuller rifiuta di sospendere l'esecuzione. Siamo nel periodo del presidente Woodrow Wilson, ed e' in corso una retata contro "la sovversione".

Il 23 agosto 1927, Sacco e Vanzetti morirono sulla sedia elettrica.

Nel 1977, cinquant'anno dopo, il governatore del Massachussets , Durakis, rispolvera gli atti del processo, affermando che la sentenza sia stata illegale e che i due fossero innocenti.

Per questo motivo, quando si vuole indicare un processo compiuto contro ogni evidenza, ogni logica ed ogni legge, frutto di un teorema fondato sul pregiudizio, si parla di processi "alla Sacco e Vanzetti".

Quella che segue e' una delle ultime lettere di Nicola Sacco al figlio.

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Mio carissimo figlio e compagno, ... Sin dal giorno che ti vidi per l'ultima volta ho sempre avuto idea di scriverti questa lettera: ma la durata del mio digiuno e il pensiero di non potermi esprimere come era mio desiderio, mi hanno fatto attendere fino ad oggi. Non avrei mai pensato che il nostro inseparabile amore potesse così tragicamente finire ! ....Ma questi sette anni di dolore mi dicono che ciò è stato reso possibile. Però questa nostra separazione forzata non ha cambiato di un atomo il nostro affetto che rimane più saldo e più vivo che mai. Anzi, se ciò è possibile, si è ingigantito ancor più. Molto abbiamo sofferto durante il nostro lungo calvario.
Noi protestiamo oggi, come protestammo ieri e protesteremo sempre per la nostra libertà. Se cessai il mio sciopero della fame, lo feci perchè in me non era rimasta ormai alcuna ombra di vita ed io scelsi quella forma di protesta per reclamare la vita e non la morte, il mio sacrificio era animato dal desiderio vivissimo che vi era in me, per ritornare a stringere tra le mie braccia la tua piccola cara sorellina Ines, tua madre, te e tutti i miei cari amici e compagni di vita, non di morte. Perciò, figlio, la vita di oggi torna calma e tranquilla a rianimare il mio povero corpo, se pure lo spirito rimane senza orizzonte e sempre sperduto tra tetre, nere visioni di morte. Ricordati anche di ciò figlio mio. Non dimenticarti giammai, Dante, ogni qualvolta nella vita sarai felice, di non essere egoista: dividi sempre le tue gioie con quelli più infelici, più poveri e più deboli di te e non essere mai sordo verso coloro che domandano soccorso. Aiuta i perseguitati e le vittime perchè essi saranno i tuoi migliori amici, essi sono i compagni che lottano e cadono, come tuo padre e Bartolomeo lottarono e oggi cadono per aver reclamati felicità e libertà per tutte le povere cenciose folle del lavoro. In questa lotta per la vita tu troverai gioia e soddisfazione e sarai amato dai tuoi simili. Continuamente pensavo a te, Dante mio, nei tristi giorni trascorsi nella cella di morte, il canto, le tenere voci dei bimbi che giungevano fino a me dal vicino giardino di giuoco ove vi era la vita e la gioia spensierata -a soli pochi passi di distanza dalle mura che serrano in una atroce agonia tre anime in pena!... Tutto ciò mi faceva pensare a te e ad Ines insistentemente, e vi desideravo tanto, oh, tanto. figli miei!... Ma poi pensai che fu meglio che tu non fossi venuto a vedermi in quel giorni, perché nella cella di morte ti saresti trovato al cospetto del quadro spaventoso di tre uomini in agonia, in attesa di essere uccisi, e tale tragica visione non so quale effetto avrebbe potuto produrre nella tua mente, e quale influenza avrebbe potuto avere nel futuro. D'altra parte, se tu non fossi un ragazzo troppo sensibile una tale visione avrebbe potuto esserti utile in un futuro domani, quando tu avresti potuto ricordarla per dire al mondo tutta la vergogna di questo secolo che è racchiusa in questa crudele forma di persecuzione e di morte infame. Si, Dante mio, essi potranno ben crocifiggere i nostri corpi come già fanno da sette anni: ma essi non potranno mai distruggere le nostre Idee che rimarranno ancora più belle per le future generazioni a venire. Dante, per una volta ancora ti esorto ad essere buono ed amare con tutto il tuo affetto tua madre in questi tristi giorni: ed io sono sicuro che con tutte le tue cure e tutto il tuo affetto ella si sentirà meno infelice. E non dimenticare di conservare un poco del tuo amore per me, figlio, perchè io ti amo tanto, tanto... I migliori miei fraterni saluti per tutti i buoni amici e compagni, baci affettuosi per la piccola Ines e per la mamma, e a te un abbraccio di cuore dal tuo padre e compagno...

NICOLA SACCO

(da http://www.wolfstep.cc/)

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