T-Amp a batteria

Il
t-amp, un po’ come tutti gli amplificatori, è molto sensibile alla qualità
dell’alimentatore. Alimentatori poco adatti si fanno sentire inacidendo la
gamma media-alta in maniera notevole, esaltando uno dei vari difetti che
vengono imputati al t-amp, oltre a fornire una gamma media più ruvida e con
minori informazioni riguardo alla scena sonora. Già il circuito ha le sue
limitazioni, mi sembra corretto metterlo nella migliore condizione di lavoro,
così come si farebbe con qualsiasi componente, rimanendo ovviamente in un range
di spesa paragonabile al valore dell’oggetto in questione.
La
classica scelta dell’alimentatore da laboratorio o da Cb è una delle soluzioni
meno interessanti e generatrici di ruvidità; probabilmente la situazione non è
invariante al variare del modello di alimentatore. Già inserendo tra
l’alimentatore e il t-amp un condensatore di discreta capacità (avvantaggiati
dal fatto che il voltaggio è basso, si riesce ad abbondare senza spendere
troppo ; io sono arrivato a un 68.000 uF 25v comprato in un mercatino a
poco) con in parallelo una piccola
capacità in polipropilene si ha un piccolo incremento della qualità.
Probabilmente anche meno va bene, o più capacità messe in parallelo per
ottenere un valore discreto senza spendere tanto ; in questa ipotesi
arrivare a 20.000uF non è una grossa spesa. Importante è il condensatore in
polipropilene, valori tra 1uF a 4.7uF vanno bene ; in particolare io ho utilizzato
componenti Solen e Digitex.
Un
bel passo in avanti è stato quello di costruire un alimentatore basato su un
lm338 ed un trasformatore da 12v 5A. In questo modo si riescono a gestire
correnti fino a 5A, adatte anche a 2 t-amp ; con un pò di accortezze (vedi
anche http://www.tnt-audio.com/clinica/ssps1.html)
, si riesce a limitare parecchio l’asprezza in gamma medio-alta. Oltretutto realizzando
l’alimentatore in modo che la tensione sia regolabile si possono fare vari
prove per trovare l’alimentazione più corretta, ricordando di non eccedere
troppo con il voltaggio (diciamo che sarebbe meglio restare sotto i 13v).
Seguendo
i suggerimenti di Paolo Di Nanna, conosciuto sul gruppo di discussione di Yahoo
sul t-amp, sono arrivato a provare l’alimentazione a batteria. Benché
reticente, almeno all’inizio, sopratutto per il basso voltaggio, e perché poco
consigliata su internet, mi sono dovuto ricredere dopo pochi ascolti. Una parte
del merito ce l’ho forse proprio il voltaggio minore (circa12,5v), che fa
lavorare meglio il t-amp, probabilmente lontano dai limiti sopratutto su carichi un pò più difficili.
L’altra
parte è sicuramente dovuta alla « pulizia » e la costanza della
tensione fornita dalla batteria, anche se è da valutare attentamente ( vedi http://www.tnt-audio.com/clinica/regulators_noise4.html
anche se nel t-amp i carichi sono più alti). All’ascolto il palcoscenico sonoro
sembra più ampio, sopratutto in profondità, più stabile ed i dettagli
leggermente più in evidenza, meno coperti, oltre che più dolcezza (o meno
asprezza).
Probabilmente
la minor tensione potrebbe generare una leggera diminuzione di impatto sulle
basse, veramente minima utilizzando batteria nuova e carica, e decisamente
compensato dalla maggior qualità risultante; complessivamente il risultato è
positivo e veramente godibile (ovviamente dipendente dalla casse utilizzate e
dalla loro impedenza in gamma alta).
La
realizzazione è piuttosto semplice, visto che per il modulo di amplificazione
non c’è da costruire nulla ma è ripreso dal classico t-amp Sonic Impact, per l’alimentazione
men che meno visto che.. la anche la batteria è già assemblata. La batteria è
un modello in piombo-gel da moto, con 7Ah di capacità. Il vantaggio del
piombo-gel consiste nell’assenza di manutenzione e la possibilità di montarla
anche rovesciata. Per limitare le dimensioni andrebbero bene anche modelli con
capacità inferiore, ovviamente diminuiscono i tempi di utilizzo tra una
ricarica e l’altra. Con la capacità scelta non si hanno problemi di utilizzo
anche per alcuni giorni.
L’unico
lavoro necessario è l’inserire il tutto, per praticità, in un unico cabinet, e
risolvere un altro classico limite del t-amp, cioè assenza di pratiche
connessioni con il mondo esterno. Per il contenitore è stato scelto un classico
modello hifi-2000, di altezza sufficiente a contenere la batteria (8cm) e
dimensioni di altezza e profondità sufficienti a contenere il resto: fa sempre
un certo che il vedere che il circuito di amplificazione è in pratica l’elemento
più piccolo da inserire. L’unica accortezza è stata quella di prevedere lo
spazio per aggiungere, in futuro, un secondo t-amp per una biamplificazione, e
di conseguenza raddoppiare i morsetti di uscita.
La batteria ha
preso posto nella parte centrale, in modo da lasciare lo spazio, a destra e
sinistra, per il selettore degli ingressi e potenziometro del volume. Per i
collegamenti sono stati utilizzati normali cavetti, anche per quelli di segnale
visto che all’interno del contenitore non è presente corrente alternata a far
danni e i cavi di potenza degli altoparlanti sono distanti.

Il circuito di
amplificazione, appena visibile nell’angolo in alto a sinistra della foto, è
stato montato sul fianco tramite colonnette, sfruttando le scanalature presenti
nel cabinet, ed è stato lasciato sia il connettore originale, sia il led per
una eventuale ed improbabile ritorno alla vecchia configurazione.
Vicino
al t-amp è presente una basetta con 6 condensatori da 1000uF per contribuire
alla rapidità di erogazione della corrente, cosa in cui le batterie in genere scarseggiano,
ma presto verrà sostituita con una serie di capacità maggiori e magari con
minore Esr; non è stato previsto, in questo caso, la classica capacità in
polipropilene.
Vicino
ai condensatori si intravede il potenziometro, un Alps da 25k, montato sul
pannelo frontale, mentre tra questo e il selettore degli ingressi campeggia un bel
led blu, molto più visibile dall’interno che dall’esterno.

Nella
parte a sinistra del cabinet (nelle foto sopra) rimane un sacco di spazio
libero. Niente di meglio che sfruttarlo per metterci un relè, comandato dall’interruttore
sul frontale, che permette di commutare tra accensione dell’ampli o ricarica
della batteria : in pratica i cavi che partono dalla batteria vanno o all’amplificatore
o al jack in ingresso, che si vede sulla sinistra del pannello posteriore, al
quale si connette un caricabatterie Gbc.
Per
il resto si vedono 3 ingressi e le 2 coppie di connettori di uscita (al momento
solo 2 attive).
In
questo modo la praticità diventa equiparabile a quella di un normale
amplificatore : quando è spento il caricabatteria ricarica o comunque
mantiene carica la batteria; il circuito viene scollegato dall’ampli non appena
acceso.

Qui
sopra una foto con un « compagno di lavoro »...
Conclusioni
Le modifiche
fatte non fanno ovviamente diventare l’amplificatore quello che non è, i limiti
ci sono e in parte rimangono; pregi, difetti e discussioni in proposito sono state fatte e strafatte. Se non
altro però si ottimizza l’insieme con una spesa relativamente contenuta (il costo
amggiore è rappresentato dal cabinet ed il potenziometro del volume) e si
migliora, a mio avviso non di poco, la qualità sonora, scollegando il circuito
da tutti i problemi derivanti da una cattiva alimentazione, ed ottenendo un
amplificatore molto godibile.