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dal Sentiero Natura LIPU di Casagiove alla Basilica Benedettina di S. Angelo in Formis.
Tempo di percorrenza: ore 4.
Dislivello in salita: 518 metri; Dislivello in discesa: 502 metri.
Difficoltà: facile.
Si prende l’autostrada A1 e si esce a Caserta Nord; si svolta subito a sinistra per la strada Monte
Tifata e, dopo giri vari nel paese, si raggiunge il Cimitero di Casagiove; si imbocca la strada per
S. Leucio e dopo circa 200 metri si svolta a sinistra, in una stradina asfaltata segnalata da una tabella
: Sentiero Natura della Lipu e dall’indicazione per l’Agriturismo: I Caprioli. Dopo circa 800 metri,
poco prima che l’asfalto finisca, si devia sulla destra per una sterrata; dopo pochi metri, quando
appare il complesso di S. Leucio, si può lasciare l’auto e iniziare il percorso a piedi lungo
una sterrata sulla sinistra.
La stradina, che sale a mezza costa lungo il versante del Monte Sammacco, permetteva agli operai delle
cave di raggiungere a piedi il posto di lavoro; si passa infatti vicino ad una cava abbandonata e a
strutture in ferro per il trasporto dei materiali mentre, sulla sinistra in basso, è ben visibile
una cava di pietrisco ancora attiva. In circa un’ora si raggiunge il pianoro Montanina, un tempo coltivato
a viti e olivi, ora incolto ma con begli alberi di Roverella.
Si intravede sulla sinistra un rilievo sovrastato da una baracca con una struttura in ferro: è
la Croce Santa; qui una volta c’era una croce in ferro e una statua della Madonna, di cui resta una
lapide a ricordo, mentre nella baracca c’era un motore per il trasporto, via cavo, dei contenitori di
ghiaia verso S. Leucio. Per raggiungere questo bel punto di osservazione su tutta la piana sottostante,
si seguono tracce varie attraverso il pianoro.
Si ridiscende sul pianoro e si segue una sterrata verso sinistra che porta alla sella tra il M. Marmolelle
e il M. Sommacco.
Si prende il sentiero che sale a sinistra, lungo la cresta, verso la vetta del M. Tifata, (603 metri),
individuata da un tabellone bianco, messo dai militari come riferimento. Qui sono visibili i ruderi di
un vecchio castello. La posizione dominante su tutto il territorio circostante permette di comprendere facilmente
perché Annibale, nel 215 a.C., installò sul M. Tifata, un accampamento permanente per il controllo a vista
di tutto l’Ager Campanus. Anche i Sanniti, durante la II guerra sannitica avevano qui sistemato una linea di
difesa che, però, non resistette agli attacchi dei Romani.
L’intero percorso in salita si compie in circa tre ore, mentre soltanto un’ora è necessaria per
scendere a S. Angelo in Formis.
Il sentiero prosegue dietro il tabellone verso una croce metallica eretta da un gruppo scout; si scende
al M. S. Nicola (560 m), con i ruderi di un vecchio castello, e poi verso le falde del Monte dei Lupi.
Il sentiero piega a sinistra verso due tralicci dell’alta tensione, dove piega a destra. Si scende
costeggiando una cava e si arriva alla Piazzetta della Rimembranza in S. Angelo in Formis.
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Tranne un bel bosco di roverella (Quercus pubescens), sul pianoro Montanina, e qualche castagno, lungo il
percorso si rinvengono prevalentemente piante arbustive tipiche della Macchia mediterranea: cisti, ginestre,
euforbie, corbezzoli e soprattutto splendidi cespugli di mirto.
Il MIRTO o MORTELLA (Myrtus communis, fam. Mirtacee) è un arbusto sempreverde con corteccia rosea e foglie
opposte, coriacee, sessili e con lamina lanceolata o ellittica (8-11 mm per 20-24). È’ uno dei componenti
principali della Macchia e cresce soprattutto lungo le coste, in ambienti caldi e aridi. Il suo areale
comprende quasi tutte le coste mediterranee, sia quelle europee che quelle dell'Africa settentrionale,
mentre a oriente si estende dall'Asia minore fino alla Mesopotamia.
Fiorisce da luglio ad agosto con fiori solitari dai cinque petali bianco-latte. I frutti sono bacche
subsferiche nere sormontate dal calice persistente.
Il mirto è un arbusto molto aromatico per l'elevato contenuto in terpeni delle sue foglie; anche i fiori
sono molto odorosi. Le bacche hanno un sapore aromatico-resinoso e per questo motivo vengono utilizzate per
aromatizzare l'acquavite. Tutte le parti della pianta possono essere utilizzate per ricavarne l'olio
essenziale (acqua di mirto) adoperato in profumeria.
Il mirto era una pianta sacra presso i Persiani, che alimentavano i fuochi sacrificali con il suo legno;
gli ebrei la utilizzavano invece per la confezione di corone funerarie. Nella mitologia pagana era anche
simbolo di amore e di felicità era consacrata a Venere: il suo nome, infatti, era il nome di una
fanciulla che voleva gareggiare con Venere in bellezza e la dea, offesa, la trasformò in un arbusto.
Era impiegata per adornare are e rustici archi trionfali; con i suoi fiori virginali si intessevano le
corone che circondavano la fronte alle novelle spose; inoltre, nel Senato romano, per chiedere la parola
si alzava un ramo di mirto.
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