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Monti Picentini-Fiume Tannera

SOMMARIO

Notizie Geomorfologiche
Aspetti Vegetazionali e faunistici
Itinerario

NOTIZIE GEOMORFOLOGICHE

Il massiccio dei Monti Picentini (il toponimo compare per la prima volta verso il 1865 e in cartografia solo nel 1922) è situato nel tratto campano dell’Appennino Meridionale; costituisce un blocco rettangolare, con il lato maggiore (lungo 35 Km) orientato NW-SE e il lato minore (lungo 25 Km) orientato NE-SW, delimitato da una serie di faglie che ne hanno determinato il sollevamento rispetto alle zone circostanti.
Le rocce sedimentarie che li formano sono calcari e dolomie, depositatisi sul fondo del mare nell’Era Mesozoica ed emerse nell’era successiva nel corso dell’Orogenesi Appenninica, a cui si sovrappongono arenarie, marne e argille. Il tutto è, su zone molto estese, ricoperto da uno spesso strato di ceneri vulcaniche che hanno fertilizzato il terreno permettendo lo sviluppo di un manto boschivo, contrariamente a quanto di solito si verifica nei terreni calcarei; infatti, le acque che attraverso le rocce calcaree si trasferiscono in profondità, riemergono in corrispondenza dei terreni argillosi dando origine a sorgenti e a corsi d’acqua.
L’abbondanza delle precipitazioni, dovute ai venti umidi provenienti dal Tirreno, che in alcune zone raggiungono la media di 2.000 mm annui, fa di questi monti il nodo idrografico più importante dell’Italia Meridionale. Numerosi sono pertanto i torrenti e i fiumi come il Sabato, il Calore, il Sele, il Tusciano, l’Ofanto e un lago di origine carsica: il lago Laceno. E inoltre, dalle sorgenti del Serino si origina l’acquedotto di Napoli, dalle sorgenti di Cassano Irpino si origina l’acquedotto pugliese, mentre le rimanenti sorgenti riforniscono l’acquedotto consorziale dell’Alto Calore.
Ne consegue un paesaggio quanto mai vario dove ad altopiani calcarei aridi e brulli, con doline, inghiottitoi e carren, tutte caratteristiche di un accentuato carsismo, si alternano terreni più morbidi ricoperti da una rigogliosa vegetazione.


ASPETTI VEGETAZIONALI E FAUNISTICI

Le fasce di vegetazione si succedono a partire dalla Fascia mediterranea, da 1 a 500 m, dove l’intervento dell’uomo ha lasciato la Macchia solo in pochi tratti.
Segue la Fascia sannitica, dai 500 ai 1200 m, dove le specie mediterranee vengono a contatto con le specie submontane dando origine a boschi non ancora alterati dall’intervento umano.
Dai 1000 ai 1800 m è presente la Fascia atlantica, con boschi di latifoglie e il castagno, Castanea sativa, introdotto dall’uomo.
Infine, oltre i 1800 m si rinviene la Fascia mediterranea altomontana, con boschi di Faggi a cui si associano Cerri, Lecci, Ontani, Carpini, Olmi; nel sottobosco predomina l’Agrifoglio, mentre i pianori sono il regno dell’Asfodelo.
Le praterie di altitudine coronano le cime.

La scarsa antropizzazione del territorio ha permesso a molte specie animali di conservarsi.
Tra gli anfibi si rinvengono rane, rospi, salamandre e tritoni; tra gli uccelli, numerosi sono i passeriformi, merli, pettirossi, cardellini, usignoli, picchi e rapaci: diurni come la poiana, il nibbio, il gheppio e notturni come la civetta e il barbagianni:
Tra i mammiferi, scomparso da tempo l’orso e quasi scomparso il gatto selvatico, si rinvengono lupi, volpi, faine, puzzole, tassi, talpe, ricci, lepri, ghiri, martore e cinghiali.


ITINERARIO

Da Acerno si prende la strada per Piano del Gaudo, Calabritto.
Il sentiero n.14 a inizia dopo circa 3 Km, dal vallone sottostante al ponte Pinzarrino:
lo si percorre per circa 15 minuti fino alla confluenza col Vallone Pizzillo, che proviene da destra; entrati in questo vallone si risale il sentiero segnato sul lato destro (sinistra orografica) fino a quota 900 m., per poi ridiscendere nel letto del fiume;
dopo un’altra breve risalita si discende definitivamente lungo il fiume e iniziano i guadi, in numero sempre diverso a seconda della stagione;
dopo circa 3 ore dalla partenza, si raggiunge la confluenza a destra con la sorgente e la cascata del Cantariello, raggiungibile con una brevissima deviazione;
si prosegue lungo il Tannera, risalendo a destra (sinistra orografica) fino all’incrocio, dopo circa 30 minuti, con il sentiero n.14 b;
le sorgenti del Tannera si raggiungono, in circa 30 minuti, scendendo a sinistra lungo il 14 b;
si ritorna all’incrocio con il 14 a e si sale verso la Fontana di Dongiovanni raggiungendo, in circa 40 minuti, l’incrocio a destra per Piano del Cupone e il sentiero n.19;
si prosegue a sinistra lungo il 14 b per incrociare, dopo 30 minuti, la strada asfaltata per Colle del Leone e Piano Laceno.

Il comune di Acerno, situato nei Monti Picentini a 740 m s. l. m., deriva probabilmente dalla città di Picentia, che i Romani distrussero per punirla della connivenza con Annibale; i superstiti che si rifugiarono sui monti circostanti avrebbero creato il paese attuale.
Il nome deriverebbe da acero, pianta che si rinviene in abbondanza nei boschi vicini.
Nei locali della biblioteca comunale è possibile osservare il calco di una zanna di Elephas antiquus, progenitore dell’attuale elefante, il cui ritrovamento è stato importante ai fini di una ricostruzione paleoclimatica, che permette di ipotizzare l’esistenza di zone lacustr


Bibliografia:
varie note dell’Associazione pro loco di Acerno.
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