| PIETRO BADOGLIO |
(Grazzano Monferrato ora Grazzano Badoglio, Asti 1871-1956), generale e uomo politico italiano; senatore del Regno dal 1919 e capo del governo provvisorio dall'aprile al giugno del 1944. Partecipò alla campagna di Tripoli nella guerra italo-turca (1911-12), e nel corso della prima guerra mondiale si distinse per l'abilità di comando; fece una rapida carriera all'interno delle gerarchie militari, che lo portò ad assumere i gradi di capo di stato maggiore dell'esercito nel 1919, di capo di stato maggiore generale nel 1925 e di Maresciallo d'Italia nel 1926. Nominato governatore della Libia, diresse le operazioni militari durante la guerra d'Etiopia (1935-36) e alla proclamazione dell'Impero ricevette il titolo di viceré. Contrario all'ingresso dell'Italia nella seconda guerra mondiale, ma ugualmente accusato dell'insuccesso militare durante la disastrosa campagna di Grecia (1939-40), si dimise dal comando e venne sostituito dal generale Cavallero. A seguito della caduta di Benito Mussolini nel luglio del 1943, Badoglio fu nominato capo del nuovo governo dal re Vittorio Emanuele III. In questa veste firmò l'armistizio di Cassibile con le forze alleate il 3 settembre 1943; quando gli Alleati lo comunicarono pubblicamente, l'8 settembre, Badoglio, il re e le più alte cariche militari fuggirono da Roma a Brindisi per non essere catturati dai tedeschi, lasciando l'esercito senza disposizioni. Questa condotta facilitò la riorganizzazione dell'esercito tedesco ancora presente in forze sul territorio italiano. Il 13 ottobre dello stesso anno, il nuovo governo dichiarò guerra alla Germania. Pur avversato dai partiti antifascisti che formavano il Comitato di liberazione nazionale, dall'aprile al giugno del 1944 Badoglio presiedette un nuovo governo di coalizione; dopo la liberazione di Roma, il governo venne assunto da Ivanoe Bonomi, mentre Badoglio si ritirò definitivamente dalla scena politica. |