La
nota antropologa in disaccordo con l'arcivescovo di Bologna:
«Nessun privilegio d'ingresso ai cattolici»
«Siamo troppi, chiudiamo le frontiere»
Ida Magli: «L'Italia è sovrappopolata, non ci servono nuovi immigrati»
di Gianluca Savoini
«Quel che ha detto il cardinal Biffi è condivisibile, ma solo in
parte. Il problema che si pone oggi non è un problema di religione, ma
di difesa dall' invasione straniera».
Quindi, professoressa Magli?
«Quindi nessun straniero deve entrare più in Italia, sia esso
musulmano, cattolico, protestante, buddista o ateo. Perché siamo
sovrappopolati. Perché non possiamo più sopportare, pena la nostra
rovina, questa continua invasione migratoria».
Ida Magli, antropologa abituata a provocare le ira dei benpensanti, in
particolare quelli di sinistra, butta benzina sul fuoco delle polemiche
scatenate dalle dichiarazioni dell'arcivescovo di Bologna. Siamo già in
troppi, sostiene la studiosa. Invece di continuare a popolarsi di
extracomunitari, l'Italia dovrebbe ridurre la sua popolazione di almeno
15 milioni di persone.
«Ci sono territori, come l'Italia, iper-popolati che per natura tendono
a non procreare - spiega la Magli -, visto che lo spazio, l'acqua, le
risorse naturali non sono più sufficienti. Eppure le anime belle della
sinistra, e anche diversi cattolici, continuano a decantare la bellezza
della società multirazziale, invitando masse di stranieri da noi».
E ricordando che per anni molti italiani sono a loro volta immigrati in
altri paesi.
«È vero, ma si trattava di paesi a bassissima densità di popolazione.
Pensi agli Stati Uniti dell'Ottocento e degli inizi del Novecento, ad
esempio. O all'Australia. Non si possono paragonare quegli immigrati
italiani agli extracomunitari dei giorni nostri. Anche l'Australia
odierna, che ha due abitanti per chilometro quadrato, ha una
legislazione sull'immigrazione severissima. Per non parlare degli Usa,
con i loro 22 abitanti per chilometro quadrato».
L'Italia invece?
«Ha 145 abitanti per chilometro quadrato. Questi sono dati precisi, non
frottole demagogiche. Non c'è più spazio per nessuno. Anzi, dovremmo
diminuire di almeno 15 milioni per poter garantire un giusto equilibrio
ai residenti. Questo è un paese dissestato. E i Verdi, che dovrebbero
essere i primi a difendere il fatto che lo spazio vada tutelato, fanno
esattamente il contrario».
A differenza del movimento ecologista americano.
«In America è tutta un'altra storia. Vogliamo renderci conto che ogni
presenza umana consuma energia, viaggia in automobile, inquina
l'ambiente, cementa?».
Il cardinal Biffi parte da un presupposto religioso. Lei invece estende
il concetto a qualsiasi tipo di immigrato?
«Se si vuole preservare l'identità del nostro popolo, come ha detto
anche il cardinal Biffi, non servono preferenze di tipo religioso. Anche
perché, diciamo la verità, per anni e anni la Chiesa ha predicato il
contrario, dicendo che dobbiamo accogliere tutti quanti, aiutarli ad
integrarsi, eccetera eccetera. Inoltre il Cristianesimo, fin dalle
origini, si era identificato con la civiltà romana, utilizzando le
strutture territoriale
romane ed esprimendosi in latino fino al Concilio Vaticano II di 40 anni
fa. Ma un cattolico delle Filippine o delle Molucche o della Colombia,
cosa ha a che spartire con la nostra cultura, le nostre usanze, le
nostre tradizioni? Credono anche loro in Gesù, ma la loro cultura non
è la nostra. Quindi l' identità italiana non si difende privilegiando
i cattolici di paesi lontani, come sostiene Biffi, ma chiudendo le
frontiere a tutti, senza distinzioni».
I sostenitori della bontà dell'immigrazione sostengono che i nostri
ragazzi ri-fiutano certi tipi di lavori e di conseguenza serve
manodopera straniera.
Lei non è d'accordo?
«Assolutamente no. Ci sarebbero numerosissimi ragazzi che, invece di
continuare a studiare, lavorerebbero con entusiasmo in officina a 14-15
anni. Ma la cultura dominante elogia gli studi superiori ad ogni costo.
Così tutti all'università, per poi ottenere una laurea quasi sempre
inutile a dell'inflazione dei titoli di studio».
La sinistra di governo, insieme alla massoneria, critica chi vuole
opporsi alla società multirazziale, tacciando di nazismo chiunque. Come
rispondere a simili accuse?
«Ma quale nazismo! I nazisti sono loro, che non vogliono tutelare le
identità dei popoli, ma uniformarli tutti quanti secondo le loro
direttive socio-economiche. Abbiano il coraggio di dire che a loro non
interessa nulla la difesa della nostra identità. Questa gente governa
contro gli interessi degli italiani. Perseguono un piano preciso che
deve essere bloccato, prima che sia troppo tardi».
Il messaggio pastorale del cardinale di Bologna ha lanciato un monito a
tutti i politici: Fermate l'invasione islamica Leoni: «Le sue parole
interpretano le preoccupazioni della sua gente»
di Paolo Bassi
Il cardinale di Bologna Giacomo Biffi rivela che l'immigrazione
selvaggia,
soprattutto quella di religione islamica rappresenta un grande pericolo
per il nostro paese, e di conseguenza consiglia di privilegiare, nelle
quote di extracomunitari che si possono accogliere gli stranieri di fede
cattolica, che si possono meglio integrare con la nostra cultura e con
il nostro modo di vivere. Queste parole naturalmente hanno scatenato gli
esponenti della sinistra e della Massoneria che non hanno perso tempo
nell'attaccare l'alto prelato tacciandolo di estremismo e oscurantismo.
A tal proposito abbiamo sentito l'opinione di Giuseppe Leoni, senatore
della Lega Nord e leader dei Cattolici padani.
Senatore Leoni, perché secondo lei il cardinale Biffi ha fatto queste
dichiarazioni?
«Biffi parla da una terra particolare, l'Emilia Romagna, regione
simbolo per la sinistra e laboratorio di questa parte politica per il
loro progetto a favore dell'immigrazione. Conosco bene Biffi e lo stimo
come uomo intelligente e sensibile. Penso che la realtà nella quale
vive lo abbia spinto a elaborare questo documento. Inoltre vedo una
certa similitudine con quanto detto tempo addietro dal vescovo di Como,
altra città, che essendo luogo di confine vive più di altre una vasta
serie di problemi connessi all' immigrazione».
Il Cardinale quindi, da pastore di una comunità, si è fatto interprete
dei disagi della sua gente?
«Certo, e con questo gesto ha lanciato un appello ai politici. Molti di
questi hanno accolto favorevolmente le sue parole, mentre altri, quasi
esclusivamente di centrosinistra, non hanno fatto che attaccarlo, senza
soffermarsi sul significato del suo messaggio e mostrando una volta di
più quanto siano lontani dalle vere esigenze della gente comune».
Però, c'è ancora qualcuno che promuove l'immigrazione in quanto utile
all' economia?
«È l'ennesima falsità. Non solo non è utile alla nostra di economia,
ma danneggia anche quella dei paesi di provenienza degli immigrati.
Dovrebbe essere la macchina del lavoro ad essere portata nei paesi che
hanno bisogno,
invece la grande economia ha più convenienza a spostare le persone, per
poter tenere in piedi tutto il sistema consumistico inventato nel
dopoguerra».
La religione musulmana è molto diversa dalla nostra e potrebbe creare
forti frizioni con la nostra cultura anche a livello legislativo.
Concorda?
«Assolutamente, una politica incapace di fissare dei paletti chiari
rischia di preparaci ad un futuro fatto di contrasti. Anche sotto questo
profilo non si può fare a meno di considerare la lungimiranza del
messaggio del Cardinale Biffi, nel tentativo di porre un argine prima
che sia troppo tardi».
Oltre alla sinistra, anche la Massoneria è stata molto dura nei
confronti delle parole del cardinale?
«Da quale pulpito viene la predica! Il mondo massonico parla in questo
modo perché la massoneria è una delle protagoniste del mondialismo e
sappiamo bene quali interessi abbiano nello sponsorizzare l'immigrazione
selvaggia per cercare di disgregare l'identità e le radici dei popoli».
Bossi quindi non sbaglia nell'identificare la Massoneria e i comunisti,
come i principali nemici per la libertà dei popoli?
«Certo. Massoni e comunisti portano avanti un progetto mondialista. Se
arrivano a questo traguardo, loro saranno gli illuminati e domineranno
il mondo. Sarà il governo globale di pochi uomini potentissimi su tutti
gli altri».
di
Ida Magli:
Il
problema dell'immigrazione in Italia è stato impostato male fin
dall'inizio e con il passare del tempo è diventato sempre più confuso
e contraddittorio, finendo adesso in una spiacevolissima, e quanto mai
ingiusta, diatriba fra italiani buoni e italiani cattivi. E' possibile
accantonare, almeno per un momento, le polemiche e tentare di chiarire
l'enorme complessità del fenomeno prendendo almeno atto che si tratta
di un fatto tanto grave da condizionare sia il presente che il futuro
degli italiani? Per prima cosa va detto che il contatto fra popolazioni
diverse è stato studiato, fin dal primo impatto con la scoperta del
Nuovo mondo, dalle maggiori intelligenze e dai più grandi studiosi di
etnologia, di antropologia, di linguistica, di psicologia, di
psichiatria, di biologia, di demografia; una letterature immensa della
quale i politici nulla conoscono, ma che non sono autorizzati a fingere
che non esista riducendola a questioni di egoismo o di buon cuore.
Cominciamo
dal dato di fatto reale, concreto: ogni corpo occupa uno spazio. Un
territorio possiede una determinata estensione. Come per qualsiasi
spazio, per il territorio di uno Stato è indispensabile calcolare
quanti corpi può contenere. Ed essendo un habitat, questo
territorio deve fornire aria, luce, calore, acqua, vegetazione,
alimento, riparo, vie di comunicazione, scarico dei detriti, alle
popolazioni che vi vivono. Bisogna dunque calcolare il rapporto fra
tutti questi elementi e la densità demografica compatibile. Agli
italiani si rammenta di continuo, per indurli a compassione, che
anch'essi sono stati emigranti: ma vogliamo ricordare anche in quali
territori sono andati? Chiedo scusa se faccio qualche cifra, ma non c'è
nulla di meglio delle cifre per ricondursi alla ragione. Prima di tutto
gli Stati Uniti d'America. Uno Stato-continente, la cui superficie, 9
milioni e mezzo circa di km2 (escluse le acque interne che
sono estesissime) è pressoché uguale a quella della Cina e a quella
del Canada, con immense risorse agricole, forestali, minerarie. Ebbene
la popolazione attuale è di 200.260.000 abitanti con un rapporto di
27,3 abitanti per km2. Il Canada, altro luogo di emigranti,
è, dopo la Russia, lo Stato più esteso del mondo, con 9.970.610 km2
(escluse le acque interne) e una densità demografica di 2,9
abitanti per chilometro quadrato. L'Australia, continente che è sesto
per estensione fra i grandi Stati della Terra, si sviluppa per 7.682.300
km2 e ha una popolazione di 17.875.000 abitanti con un
rapporto di 2,3 abitanti per km2. Paesi, dunque, che avevano
assoluto bisogno di venire popolati per poter vivere dato che anche una
densità troppo bassa è mortale, e le cifre di oggi sono molto più
alte dì quelle di cento anni fa, epoca dell'emigrazione italiana.
Quale
confronto può dunque essere lecito con la situazione odierna
dell'Italia, con una superficie di 301.277 km2 e una densità
di 190 abitanti per chilometro quadrato? La verità è che la condizione
italiana è terrificante e manda continui segnali di morte. C'è una
sola cosa da fare: mettere bene in vista il cartello "tutto
esaurito" e, come quando una barca è sovraccarica, avvertire che
sta per rovesciarsi. Bisogna decementificare, rimboschire, risanare un
territorio che va in pezzi a ogni pioggia, a ogni piena di fiume;
bisogna recuperare terreni per l'agricoltura, per il pascolo; bisogna
purificare l'aria dall'inquinamento, diminuire il numero delle
automobili, Il consumo di energia: insomma diminuire la presenza umana e
indurre quella che c'è ad amare la propria terra, il proprio paesaggio,
i propri mari, i propri alberi, i propri animali. Soltanto allora gli
italiani ricominceranno a fare figli perché è la natura stessa, oltre
che la ragione umana, a cercare di salvare l'habitat facendo
diminuire il consumo biofisico.
Il
ministro Veronesi ha emanato un decalogo per vivere bene, ma forse non
ha tenuto sufficientemente conto della cosa più importante: lo spazio,
l'aria, l'orizzonte, la voglia di una vita veramente umana, e dunque
"bella". I giovani si drogano? Si intontiscono alle luci e ai
ritmi assordanti delle discoteche? Ma in che modo possono accorgersi di
essere "vivi" se la loro energia non serve a nulla; se
l'aggressività non è tensione verso una meta da raggiungere ma
soltanto tifo per la squadra di calcio, velocità dell'automobile,
strumento di morte per gli altri e per se stessi? Che cosa di più
frustrante che spendere energie in palestra producendo lavoro che non
"produce"?
Sono
stati fatti molti studi (ricordo qui soltanto quelli famosi di Henri
Laborit) su come impazziscano le cavie rinchiuse in uno spazio troppo
ristretto. Si mangiano fra loro, piccoli e grandi, madri e figli; si
scatenano in una sessualità compulsiva senza distinzione di sesso; si
ammassano in un moto frenetico fino alla morte. Soltanto che per gli
uomini la consapevolezza di non avere una direzione di marcia è più
grave che per i topi. E ogni immigrato in più è - ed è visto - come
un intruso che accelera il capovolgimento della barca.
Ci
pensino bene i politici: non sono stati eletti per essere buoni, ma per
essere "giusti"; giusti verso i propri governati.