CONTROLLI ELETTRONICI USA E CENSURA DI INTERNET IN CINA |
05/02/2004
Il Pentagono costretto a rinunciare ad un altro progetto di controllo elettronico
Il progetto - ancora una volta elaborato dalla DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency) - era grandioso ed a suo modo affascinante: tutta la vita di un uomo, o meglio, tutta la vita di ciascuno degli uomini (e donne) che vivono sulla faccia della Terra, elettronicamente immagazzinata in un solo posto. Dalla culla alla tomba. Dal certificato di nascita ed all'elenco dei prodotti usati per l'allattamento, fino alle cause della morte ed all'indirizzo del cimitero. Con in mezzo tutto il resto: scuole frequentate, amori, amicizie, lettere ed e-mail, regali fatti e ricevuti, malattie, successi e fallimenti, gioie e dolori. Insomma: una sorta di minuzioso diario elettronico in grado - questo stava scritto nel progetto della DARPA - non di sostituire, ma di surrogare e consolidare la memoria dei viventi. Il tutto attraverso un assai complesso - tanto complesso, in effetti, da essere ancora oggetto di studio - "nuovo modello di computazione ed immagazzinamento dei dati", garantito da un altrettanto sofisticato sistema di sensori. Unico, ma assai inquietante dettaglio. Perché mai doveva essere proprio il Pentagono a custodire e gestire questa universale e, al tempo stesso, individuale, memoria elettronica? Non avendo fin qui trovato una plausibile risposta a questa fondamentale domanda - ovviamente sollevata da tutte le organizzazioni che difendono la privacy - il medesimo Pentagono ha deciso di rinunciare al LifeLOg (questo il nome del progetto). O meglio ha deciso di aggiungerlo al già lungo elenco dei piani che - dalla pubblica opinione genericamente battezzati "Grande Fratello" - il Dipartimento alla Difesa Usa ha, negli ultimi tempi, dovuto gettare nella pattumiera. Tra i più famosi: il TIA (Total Information Awareness), bocciato dal Congresso, ed il FutureMap (una sorta di Borsa del Terrorismo, soffocata nella culla due anni or sono da una forse esagerata, ma incontenibile ondata di pubblica indignazione).
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05/02/2004
La Cina censura Internet. E l'assistenza la fornisce Bill Gates.
Le svolte di Bill Gates: ora aiuta il paese che fino all'altro giorno era il suo peggior nemico. Dunque, i fatti: Microsoft s'è spesso lamentata per la diffusione di software "piratato" in Cina (circa l'80 per cento del materiale circolante nel mondo, secondo i suoi più recenti calcoli). Ora però si è scoperto che i programmi che il governo cinese ha di recente usato per impedire ai suoi cittadini l'accesso ad un gran numero di siti web - tra gli altri quelli che, a qualunque titolo, facciano uso delle parole Taiwan, libertà, democrazia, Tibet, dissidenti e diritti umani - sono stati regolarmente acquistati. Ed acquistati, per l'appunto, da Microsoft. Questo ha denunciato giorni fa Amnesty International, sottolineando come l'impresa di Redmond - per la verità in compagnia di molte altre compagnie americane ed europee - stia in questo modo violando i codici di comportamento che le Nazioni Unite hanno indicato alle grandi multinazionali, affinché tutte, afferma Mark Allison, un ricercatore di Amnesty, facciano "il possibile per evitare che i beni ed i servizi venduti ai governi vengano utilizzati per violare i diritti umani dei cittadini". In un'intervista all'Observer di Londra, un portavoce di Microsoft ha prevedibilmente replicato che l'impresa si sente per sua natura impegnata ad "offrire alla clientela la miglior tecnologia possibile". Ma di non poterne poi, se non in rari casi, "controllare l'uso sul campo".
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