| LA SCARSA ATTENDIBILITA' DI PRIMO LEVI |
Ricordiamo che Levi era stato deportato a Monovitz, il lager più grande del complesso Auschwitz-Birkenau, situato 7 Km ad Est della cittadina di Auschwitz. Il Levi, malgrado le discriminazioni razziali, nel 1941 si era laureato in chimica all'Università di Torino "summa cun laude", all'età di 22 anni. Nel 1943 aveva messo in piedi una banda partigiana affiliata a "Giustizia e libertà", ma era stato catturato dalla milizia fascista il 13/12/43. Non era stato subito fucilato, anche se era un partigiano ebreo, ma inviato in un campo di lavoro ad Auschwitz, ed adibito a lavori manuali pesanti, poco adatti a lui, "debole e maldestro", tanto maldestro che si ferisce al piede sinistro durante il lavoro. Neanche ora viene ucciso, ma inviato nell'infermeria denominata Ka-Be, costituita da 8 baracche che "contengono permanentemente un decimo della popolazione del campo". Levi teme che il Ka-Be sia la camera a gas di cui tutti parlano. Viene deriso dagli ebrei polacchi e dall'infermiere che, vedendolo così magro, gli dice, "Tu ebreo spacciato, tu presto crematorio, finito". Gli viene assegnata la cuccetta n° 10, vuota. "La vita del Ka-Be è vita di limbo... non fa freddo, non si lavora". Dopo un altro periodo di internamento viene selezionato ed inviato al laboratorio chimico, dove "sto al coperto e al caldo e nessuno mi picchia; rubo e vendo sapone e benzina, senza serio rischio. Sto seduto tutto il giorno, ho un quaderno e una matita... e perfino un libro sui metodi analitici... e quando voglio uscire basta che avvisi". L'11 Gennaio 1945 si ammala di scarlattina e viene nuovamente ricoverato in Ka-Be, una cameretta assai pulita, dove sapeva "di avere diritto a quaranta giorni di isolamento e quindi di riposo", e dove riceveva forti dosi di sulfamidici. Dopo 5 giorni di ricovero il barbiere lo informa che tutti andranno via ed il medico gli conferma che quelli che potevano camminare dovevano partire il giorno dopo, mentre gli altri sarebbero rimasti in Ka-Be, assistiti dai malati meno gravi. Levi si prepara a partire, ma un colloquio con Kosman, che aveva conoscenze fra "I Preminenti", lo convince a restare. Nella foga ora il Levi smentisce anche se stesso, quando aggiunge che il libro aveva "incominciato a scriverlo là, in quel laboratorio tedesco pieno di gelo, di guerra e di sguardi indiscreti", dimenticando che prima aveva scritto che stava al coperto e al caldo ed era libero di uscire quando voleva. Nella notte del 18 Gennaio 1945, circa 20.000 sani, provenienti da vari campi, partirono; rimase nel campo qualche ben consigliato. "Nella quasi totalità essi scomparvero durante la marcia di evacuazione". Nell'intero Ka-Be erano rimasti forse in 800. Il mattino seguente fu fatta l'ultima distribuzione di zuppa calda. L'impianto di riscaldamento era stato abbandonato. "Fuori ci dovevano essere almeno 20 sotto lo zero". "Alcune torrette di guardia erano ancora occupate dalle SS. Fu fatta ancora una distribuzione di pane. Alle 23 tutte le luci si spensero, poi cominciò il bombardamento; anche il campo era stato colpito". I malati delle baracche colpite e minacciate dal fuoco chiedono ricovero, ma vengono respinti dai loro compagni di prigionia. I tedeschi non c'erano più, le torrette erano vuote. All'alba del giorno 19 Levi e due suoi compagni, avvolti in coperte, escono per cercare viveri, trovano delle patate e una stufa; al rientro incontrano un tedesco in motocicletta che li ignora. Il 20 Gennaio "il campo era silenzioso. Altri spettri affamati si aggirano" nel campo, "barbe ormai lunghe, occhi incavati". In lontananza Levi vedeva un lungo tratto di strada; vi passava a ondate la Wehrmacht in fuga e tedeschi a cavallo, in bicicletta, a piedi, armati e disarmati. All'alba del 21 Gennaio la pianura era deserta. Anche i civili polacchi erano scomparsi. Una indescrivibile sporcizia aveva invaso ogni reparto del campo. Il 22 Gennaio molti cadaveri furono accatastati in una trincea; il 24 Gennaio "il mucchio di cadaveri, di fronte alla nostra finestra, rovinava ormai fuori dalla fosse, nel campo nessun ammalato guariva, molti invece si ammalavano di polmonite e diarrea". "Tutti si dicevano a vicenda che i russi, presto, subito sarebbero arrivati", ma i russi arrivarono il 27 Gennaio. Solo uno del gruppo degli ammalati di scarlattina era morto nei dieci giorni, ma altri cinque sono morti nell'infermeria russa provvisoria. Levi ha ultimato il suo libro nel Gennaio 1947, quando le notizie sulle camere a gas e sul genocidio degli ebrei erano ormai di pubblico dominio, ma essendosi limitato a riportare i fatti di cui aveva "diretta esperienza", ha solo parlato genericamente di "selezioni" e di "andare in gas"; infatti non conosceva "i dettagli delle camere a gas e dei crematori", che ha appreso "soltanto dopo, quando tutto il mondo li ha appresi", cosi come non parla dei Lager russi, perché non c'è stato. E' vero che Levi si trovava a Monovitz e non a Birkenau, ma gli scambi di personale fra i vari campi erano frequenti, e l'invio di molte migliaia di deportati nelle camere a gas, ogni giorno, non poteva essere tenuto nascosto ad un attento osservatore. Come mai il Levi, partigiano ebreo, debole e maldestro, quindi pericoloso per i tedeschi e poco utile come lavoratore manuale, non solo è scampato alle selezioni, ma è stato inviato in infermeria per due volte, la 2a volta quando i russi stavano ormai avanzando verso Cracovia? Levi tenta una giustificazione: "Entravano in campo quelli che il caso faceva scendere da un lato del convoglio; andavano in gas gli altri". Questa giustificazione contrasta con tutte le altre testimonianze sullo sterminio ebraico e fa a pugni con la logica di uno sterminio programmato su vasta scala e con l'organizzazione tedesca. Le stesso Levi scrive che il giorno dell'urgente sgombero del campo, "un maresciallo delle SS fece il giro delle baracche. Nominò in ognuna un capo baracca scegliendo fra i non ebrei rimasti, e dispose che fosse immediatamente fatto un elenco dei malati, distinto in ebrei e non ebrei... e, nessun ebreo pensò seriamente di vivere fino al giorno successivo". Quindi l'organizzazione tedesca era rimasta intatta sino all'ultimo momento, e Levi e gli ebrei non venivano "selezionati" perché questi erano gli ordini. Infatti il Levi aveva incontrato due ragazzi ebrei giovanissimi, che erano in Lager da tre anni. Nel campo le "SS ci sono sì, ma sono poche; e fuori dal campo, e si vedono relativamente di rado: i nostri padroni effettivi sono i triangoli verdi, i quali hanno mano libera su di noi". Io sono uno degli ebrei italiani, tutti dottori, "che non sanno lavorare e si lasciano rubare il pane e prendono schiaffi dalla mattina alla sera. Persino gli ebrei polacchi li disprezzano perché non sanno parlare yiddish". L'esame dei fatti vissuti dal Levi ci consente di mettere in dubbio che esistesse un piano di sterminio degli ebrei, perché altrimenti lui, partigiano ebreo, debole e maldestro non sarebbe potuto sfuggire alle selezioni ed alle camere a gas, e non sarebbe stato curato in infermeria per due volte, ricevendo forti dosi di sulfamidici, un medicinale scoperto nel 1935, che confermano quanto descritto dal vituperato partigiano francese Paul Rassinier, deportato a Buchenwald, il cui mirabile volume "La menzogna di Ulisse" è stato prima ignorato e poi bollato come nazista; confermano cioè che le violenze erano normalmente eseguite dagli stessi deportati e non dalle SS, che erano poche e troppo occupate. Poiché Levi era stato internato nel Lager ai primi di Marzo 1944, col n° 174.517, il numero complessivo degli internati, bambini compresi, non deve aver superato i 250.000, mentre gli storici ufficiali affermano che ad Auschwitz sono stati inviati nelle camere a gas 4 milioni di deportati. Il pregevole libro del Levi era stato rifiutato dai grandi editori e stampato da una piccola casa editrice in 2.500 copie per cadere subito nell'oblio. Riteniamo che questa sia stata una fortuna, perché così il testo non ha subito manomissioni tali da eliminare le notizie che invece può fornirci. Evidentemente allora la censura o l'autocensura non aveva raggiunto l'attuale livello di perfezionamento. Solo nel 1958 il libro è stato edito da Einaudi, e poi tradotto in sei lingue, ridotto per la radio e la televisione ed infine adottato nelle scuole. A questo punto però era necessario concedere qualcosa e perciò l'edizione scolastica del 1976 è stata integrata con una appendice, nella quale si è potuto colmare qualche "lacuna" del libro. Nell'appendice il Levi scrive che "come mia indole personale non sono facile all'odio", ma "gli occhi azzurri e i capelli biondi sono essenzialmente malvagi". "I tedeschi sono sordi e ciechi; chiusi in una corazza di ostinazione e di deliberata sconoscenza... Fabbricano rifugi, trincee, riparano i danni, costruiscono, combattono, comandano, organizzano ed uccidono. |