LA PROPAGANDA NAZISTA

 

Fu il forte di Adolf Hitler. Un vero maestro; e in questo fu sempre coerente. I suoi aforismi, cinici ma magistrali, rimarranno per sempre in tutte le scuole di propaganda, fin che la propaganda continui ad essere quel che è. Ecco ciò che scrisse nel Mein Kampf (La mia battaglia):
«Quando entrai nel partito mi assunsi tosto la direzione della propaganda. La propaganda deve precedere di molto l’organizzazione e guadagnare a questa il materiale umano da elaborare.
Ogni propaganda dev'essere necessariamente popolare e adattarsi al livello intellettuale e alla capacità recettiva del più limitato di coloro ai quali è destinata. Il suo grado nettamente intellettuale dovrà quindi orientarsi tanto più in basso quanto più grande sia la massa umana cui si rivolge. Ma quando si tratta di attrarre nel raggio d'influenza della propaganda tutta una nazione, come esigono le circostanze nel caso di una guerra, non si sarà mai abbastanza prudenti nel cercare che le forme intellettuali della propaganda siano quanto più è possibile semplici.
La capacità delle grandi masse popolari è estremamente limitata e altrettanto limitata è la sua facoltà di comprensione; per contro è enorme la sua mancanza di memoria. Tenendo in conto questi fatti, ogni propaganda efficace deve concretarsi in pochissimi punti e saperli sfruttare come apoftegmi affinché anche l'ultimo figlio del popolo possa formarsi un'idea di quel che si vuole.
La finalità della propaganda non consiste nell'andar contro i diritti degli altri, ma nel mettere esclusivamente in evidenza i propri. Errore capitale fu quello di discutere la questione della colpa della guerra, e di considerare che soltanto la Germania era responsabile dello scoppio della catastrofe. Molto meglio si sarebbe agito attribuendo tutta la colpa al nemico, anche se non era vero.
Le masse sono incapaci di distinguere dove termina l'ingiustizia altrui e dove comincia la propria. La gran maggioranza del popolo è, per natura, così femminile che il suo modo di pensare e di agire dipende più dalla sensibilità che dalla riflessione. Questa sensibilità non è affatto complicata, ma semplice e schietta. Non esistono molte differenziazioni, ma soltanto un estremo positivo ed un altro negativo: amore e odio, giustizia e ingiustizia, verità o menzogna; mai stati intermedi.
Il successo di ogni propaganda, tanto nel campo commerciale quanto in quello politico, suppone un'azione perseverante e la costante uniformità dell'applicazione.»

Il rigore con cui Hitler si mantenne fedele a queste e ad altre norme propagandistiche fece veri miracoli. Non solo esponeva delle norme, ma le seguiva con una meticolosità che quasi non si comprende in un uomo come lui. Goebbels, il suo unico e miglior discepolo, che gli era vicino più di ogni altro collaboratore, aumentò straordinariamente le prescrizioni propagandistiche del Führer. Hitler ne era proprio orgoglioso e lodava soprattutto la sua abilità nell'insistere su qualche motivo accuratamente scelto.
Aveva detto una volta che «la propaganda non era che un mezzo», ma in realtà finì per essere un fine a se stesso. Il nazismo non si ridusse che a propaganda e metodo. Propaganda per rendere possibile il metodo, metodo per assicurare la propaganda.
Il metodo consisteva in norme categoriche per impedire la propaganda avversaria e facilitare la propria. Tutto ciò che tendeva a questo doppio fine, ostacolare gli avversari e facilitare il proprio cammino, fu messo in pratica. Fin che non raggiunse il potere, il metodo doveva essere il più possibile clamoroso per prevalere e non lasciar udire nessun altro. Una volta poi al potere, il metodo servì la propaganda per mezzo di una feroce repressione poliziesca.
"Un impero, un capo, un popolo! Sangue e terra! Rendiamo grazie al nostro Führer!" erano certamente frasi vuote, ma, a forza di essere ripetute, rimasero come denominatore comune, invisibile, ma sempre presente, di tutto il fermento nazionale. Si stabilì in tal modo la premessa fatale che il Führer era poco meno che un invito da Dio per la felicità dei tedeschi. Frasi come queste, semplici ed enfatiche, martellate con una costanza ed un'abbondanza di mezzi, bandiere a profusione, sfilate quotidiane, altoparlanti in tutti gli angoli delle vie, cartelloni lungo tutti i marciapiedi, che facevano della strada una sfacciata vetrina nazista, ripetevano costantemente, hitlerianamente, mezza dozzina di frasi fino a saturare completamente i pori di ogni cittadino. Il Reich era come un'esposizione permanente di hitlerismo, e quando per qualche speciale avvenimento conveniva riscaldare anche di più l'ambiente, le vetrine esibivano tra ghirlande di fiori migliaia di ritratti del Führer e tutto ciò che si vedeva e udiva non era altro che un riflesso della presenza nazista.
Invece di abusare di grandi ritratti da portare in giro, come si faceva in Russia con le effigi di Lenin e di Stalin, la tecnica nazista si servì di cartelli con scritte a caratteri cubitali che, effettivamente, rendono di più. Da Mussolini prese il saluto romano e la teatralità. Dalla Russia la deificazione del capo del movimento, le feste del lavoro, i cori d'uomini che pronunciavano all'unisono frasi tremende... Tutto migliorato e perfezionato scientificamente. Si capisce che il popolo tedesco doveva soccombere, come altri popoli soccombono ogni giorno vittime della propaganda commerciale poco scrupolosa, disprezzando il meglio per il peggio. Come la donna di casa, il passante, il lavorante, che, non sapendo niente di farmacia, si lasciano convincere dalla pubblicità di un rimedio per i propri dolori, così il popolo tedesco, materialmente schiacciato dal peso di una propaganda che lo perseguitava in ogni angolo di strada, in ogni giornale, in ogni a altoparlante, finì per cedere. Non si riesce mai a capire per qual fenomeno il nazismo, nonostante quanto si è detto, non abbia mai avuto la maggioranza in elezioni libere. Fin che si poté udire la voce degli antinazisti, sempre più fiacca e svogliata, la maggioranza non cedette.
Metodo e propaganda, propaganda e metodo, Himmler e Goebbels, Goebbels e Himmler, mani del Führer, resero possibile questo fenomeno hitleriano che a chiunque se ne stia tranquillo nella propria casa sembra impossibile ma in realtà avrebbe potuto verificarsi in qualunque altro Paese. Anche nelle pacifiche dimore democratiche, perché è appunto la strada della democrazia, sfruttata fino all'assurdo, quella che meglio conduce a tali abissi, quando se ne impadroniscono i malefici geni della propaganda.

 

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