ANTONIO GRAMSCI Tra i fondatori del Partito Comunista d'Italia è figura leggendaria e controversa allo stesso tempo, soprattutto perché la versione ufficiale del Gramsci morto a causa della prigionia fascista è ancora una volta un falso storico. Anzitutto pochi sanno che Togliatti manipolava gli scritti di Gramsci ritenendo "necessarie" queste revisioni per motivi politici al fine di assecondare la volontà sovietica staliniana da cui Togliatti dipendeva completamente. Sempre Togliatti inoltre ostacolò uno scambio di prigionieri voluto dal Vaticano, e accettato da Mussolini, che avrebbe consentito la liberazione di Gramsci, detenuto per insurrezione armata. Il pensatore comunista era malato dalla nascita e la sua detenzione rese il progredire della malattia più veloce, tanto che lo stesso Duce il 25 Ottobre 1933 emise per Gramsci un decreto per la libertà condizionata, additando come luogo la clinica "Quisisana" specializzata in malattie polmonari. Dal momento che il costo del ricovero era decisamente elevato, Gramsci stesso scrisse il 3 Novembre 1933 al Ministro di Grazia e Giustizia Novelli che la spesa era tale da escludere per lui la possibilità di pagare la clinica privata. Mussolini, venuto a conoscenza della risposta, decretò che "un ex detenuto in quanto libero, ma sorvegliato, ha il diritto di essere assistito dallo Stato". Gramsci scrisse in quegli anni che "esiste(va) un tribunale più crudele di quello fascista" (dai noti "Quaderni del carcere"), riferendosi ovviamente ai suoi compagni di partito che lo avevano isolato in quanto aveva apertamente criticato Stalin in favore di Trotzkij e Zinoviev; Gramsci comunque morì da uomo libero nell'Aprile del 1937 a Roma in Via delle Alpi 2. PROLETARI E BORGHESI I leader socialisti Nenni e De Martino nel corso dei violenti tumulti sociali degli anni '70, non trovarono nulla di meglio che proporre al governo di "disarmare la polizia", proprio nel momento in cui nelle piazze lo scontro si faceva sempre più aspro ed i poliziotti perdevano la vita. Nello stesso periodo invece il regista Pier Paolo Pasolini - come sempre voce "fuori dal coro"- faceva notare che i veri proletari erano proprio i poliziotti, mentre borghesi coloro che contestavano il sistema dall'estrema sinistra. Pasolini fu per questo fortemente criticato dagli stessi ambienti della sinistra comunista che lo idolatravano, perdonando comunque in seguito questa scomoda esternazione del regista considerato "intellettuale di sinistra". GIANGIACOMO FELTRINELLI Figlio di un miliardario che fu destituito dai suoi poteri da Mussolini per alcune azioni illegali. Rispose per iscritto alla vedova di Boris Pasternak (il quale tra l'altro aveva diffidato lo stesso Giangiacomo Feltrinelli dal pubblicare la sua opera " Il dottor Zivago") che si trovava internata in un campo di lavori forzati sovietico in prigionia e che gli chiedeva un acconto sui diritti d'autore dal momento che - nonostante le vendite- non vide mai il becco di un quattrino: "Ma è mai possibile che tu mi infastidisca per un po' di denaro, tu che hai la fortuna di vivere in una società socialista mentre io sono qui a soffrire sotto il giogo capitalista". Semplicemente allucinante. Inutile ricordare che il miliardario comunista Feltrinelli, famiglia tra le più ricche d'Italia, nel 1970 fu il fondatore dei cosiddetti "Gruppi di Azione Partigiana" e che perse la vita su un traliccio dell'alta tensione a Segrate in provincia di Milano il 15 Marzo 1972 mentre tentava di collocare una carica esplosiva che gli scoppiò tra le mani. I comunisti tentarono in tutti i modi di far credere che qualcuno lo avesse ammazzato tramite un "complotto", ma le numerose perizie seguite poi dalle dichiarazioni del brigatista rosso Curcio di qualche anno dopo dissiparono ogni dubbio: si trattò proprio di un incidente. Feltrinelli pubblicò tra le altre cose anche un poster di Che Guevara che vendette milioni di copie; esso fu realizzato grazie ad una foto di Alberto Corda che non percepì dall'editore nemmeno una lira per i diritti d'autore sulla fotografia. Il comunista Feltrinelli fu azionista delle acciaierie Falck, delle Assicurazioni Generali, proprietario di allevamenti di bestiame in Argentina e in Brasile, di tenute e boschi in Carinzia, di palazzi e terreni in ogni parte d'Italia. LA CELTICA Il simbolo diffuso negli ambienti giovanili della destra racchiude due significati diversi; 1) fu il simbolo della divisione Charlemagne delle Waffen SS, formata da volontari francesi che combatterono fino agli ultimi giorni di vita del Reich hitleriano a Berlino contro i sovietici. 2) E' il simbolo per eccellenza del cristianesimo nordico e celtico; si tratta di una fusione tra il mondo pagano e mitologico (rappresentato dal cerchio del sole) ed il mondo cristiano (rappresentato dal crocefisso). Rappresenta inoltre la continuità della vita (il cerchio solare) nella morte (il crocefisso). Il simbolo fu proposto dai rautiani all'interno del M.S.I. nei primi anni '70; dal '76/ '77 esso si diffuse a macchia d'olio in tutto l'ambiente della destra missina giovanile. CIMITERI PARTIGIANI A Milano al cimitero di Musocco esiste il campo 64 dove sono sepolti i partigiani. Questo campo -sorprendente!- fu creato durante la Repubblica Sociale Italiana per garantire cristiana sepoltura ai partigiani Caduti, e ogni tomba era composta da una piccola lapide sulla quale era posta la fotografia del Caduto con nome e cognome, sormontata da una coccarda tricolore custodita tra due vetri. Oggi il campo è naturalmente meta di pellegrinaggio antifascista, anche se ormai pochissimi sanno della sua curiosa origine: durante la guerra civile del '43/'45 comunque, di quando in quando si verificavano sopralluoghi da parte di ufficiali fascisti per accertarsi che le condizioni del campo stesso fossero dignitose. EXTRA-PARLAMENTARI DI SINISTRA Tra il 1968 ed il 1980 furono fondati ben diciannove movimenti extra-parlamentari di sinistra, alcuni diventati poi tristemente noti a causa di azioni violente ed assassinii compiuti "in nome del popolo". Spesso tra i fondatori vi erano figli di benestanti borghesi, quando non veri e propri ricchi ed agiati rampolli di altrettante famiglie. Alcuni tra i più noti di questi gruppi furono: Lotta Continua, Potere Operaio, Movimento Studentesco, Servire il Popolo, Prima Linea, Brigate Rosse, Nuclei Armati Proletari e il Partito Comunista Combattente. Tra i capi "rivoluzionari" di queste formazioni meritano una citazione Adriano Sofri (responsabile dell'assassinio del Commissario Calabresi), Donat Cattin (figlio del noto parlamentare democristiano), Renato Curcio, Mario Capanna (autore del libro "Formidabili quegli anni": formidabili anni in cui molti innocenti persero la vita soprattutto a causa della violenza di sinistra), Toni Negri. Interessante notare un fatto; mentre nel caso del terrorismo di sinistra le responsabilità e le colpe sono state ormai scoperte e confessate dagli stessi responsabili, sia pur tra le proteste dell'"intellighentia" filo-comunista, nel caso delle cosiddette "stragi fasciste" spesso le indagini hanno portato a risultati contraddittori o nulli, anche dopo detenzioni decennali dei presunti responsabili. Il caso della Stazione di Bologna su tutti: Mambro e Fioravanti, già condannati all'ergastolo per colpe da loro pubblicamente ammesse, rigettano con decisione la paternità ideale e materiale della strage che resta comunque attribuita a loro nonostante mille ragionevoli perplessità; Freda e Ventura: anni di carcere per la strage di Piazza Fontana per poi essere rilasciati con tante scuse ne sono soltanto un paio di esempi. EROI DELLA RESISTENZA Francesco Moranino ovvero "Gemisto" uno dei più osannati capi della Resistenza comunista, poi deputato dello stesso P.C.I., fu condannato all'ergastolo il 18 Aprile 1957 dalla corte d'Assise d'Appello di Firenze per l'assassinio di sette persone nel corso degli ultimi anni di guerra. Da notare che i sette (tra cui due donne del tutto ignare di cose di politica) erano anch'essi partigiani, sia pur non comunisti: Moranino non poteva infatti sopportare "concorrenza". Il fatto non fu naturalmente l'unico episodio feroce legato al sanguinario comunista, però fu il solo di cui si raccolsero le prove grazie alla determinazione di alcuni coraggiosi parenti delle vittime che riuscirono a ricostruire l'allucinante e schifosa vicenda. Godendo dell'immunità parlamentare Moranino non fece nemmeno un giorno di carcere, quando poi venne raggiunto nel 1965 dalla grazia concessagli dal Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, i comunisti scrissero che "con lui tornava in Italia (era comunque scappato in Cecoslovacchia.....) un comunista di cui il partito e la classe operaia vanno fieri". Si trattava invece di un feroce assassino, tanto da indurre la corte a verbalizzare che "il suo comportamento (era) ispirato ad una particolare faziosità politica ed i metodi usati, rivelatori di una assoluta mancanza di sentimenti di umanità che hanno raggiunto i limiti di uno spietato cinismo". Il criminale di guerra Moranino fu comunque responsabile di dozzine di episodi bestiali in cui furono assassinate decine e decine di persone, spesso gratuitamente; con lui operò anche Silvio Ortona ("Lungo") vivente a Torino e corresponsabile in molti di questi omicidi relativi ad esempio alla strage di Graglia e alla strage dell'ex-Ospedale psichiatrico di Vercelli, entrambe avvenute nel Maggio del 1945. Anche Ortona diventò deputato comunista e oggi si rifiuta di parlare di quegli avvenimenti. Ortona venne ascoltato come teste al processo svoltosi a Firenze contro Moranino ma la sua deposizione venne definita faziosa, contraddittoria e poco credibile; anche Ortona fu uno dei principali capi della Resistenza comunista. ANARCHICI E LIBERALI Uno dei testi fondamentali del pensiero anarchico è "L'unico e la sua proprietà" di Max Stirner, pseudonimo di Johann Kaspar Schmidt, che lo pubblicò nel 1845. Nell'opera si individua nell'egoismo il movente delle strutture sociali tradizionali, si svolge una forte polemica antireligiosa e si polemizza contro socialismo e comunismo: Stirner combatte lo Stato, la società, la famiglia, la scuola, la morale, i partiti e la gerarchia concludendo con la celebre frase: "Io ho riposto la mia causa nel nulla". Ebbene, nonostante tutto questo, il suo libro fu pubblicato in Italia proprio durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana a cura degli stessi responsabili culturali e politici di Salò. Curiosa a questo punto un'affermazione del Camera e Fabietti, testo di storia tra i più diffusi da ormai un trentennio nelle superiori italiane, in cui invece a proposito del filosofo liberale Benedetto Croce, si dice: "Il Croce mantenne un fermo atteggiamento di condanna del regime, che fu costretto a concedergli un certo margine di libertà anche per la fama internazionale di cui egli godeva". Questo margine di libertà, tra le altre cose, gli consentì di affermare a proposito del cosiddetto "democraticismo" che esso "si fonda sul presupposto dell'uguaglianza degli individui, uguaglianza che insieme alla "libertà" e alla "fraternità" sono parole vuote che meritano ogni vituperio". E Croce era un liberale. SATANA E' SEPOLTO AL CIMITERO DI SANTHIA' E AVRA' "GLORIA ETERNA" Nel cimitero di Santhià in provincia di Vercelli è sepolto Satana anche se, naturalmente, si tratta dello pseudonimo di un partigiano di cui, curiosamente, nessuno ricorda più nulla. Satana, al secolo Venceslavo Fornasino ventiduenne morto il 18 Giugno 1945, è tumulato tra i partigiani storici locali di cui invece esiste memoria ben viva, sia orale che scritta. Chi fu dunque questo diavolo che si meritò tale epiteto? Nebbia profonda. Il grottesco sta comunque nel fatto che da decenni sul suo nome, in cima alla tomba campeggia la scritta "Gloria eterna": gloria eterna a Satana? In un cimitero cattolico? Qualche credente ha manifestato non poche perplessità: cosa spiegare infatti ad un bambino che si domandasse il significato di tale onore al diavolo in persona? SERBI E CROATI, REPUBBLICANI E PARTIGIANI Racconta Giovanni Olivero nel suo libro "Urla il vento" pubblicato negli anni '90, in cui sono raccolte molte testimonianze legate alla Seconda Guerra Mondiale rilasciate da alcuni reduci, di un episodio decisamente raccapricciante. Dice infatti Leorigildo Visca: " Il partigiano jugoslavo era tornato con mezzo cestino di occhi, occhi umani cavati ai nemici, che non erano di italiani, ma di partigiani jugoslavi di altra fazione o regione. Quella di cavare gli occhi al nemico, vivo o morto che fosse, è sempre stata una macabra e crudele usanza in Jugoslavia ed i partigiani serbi e croati, già allora in lotta tra di loro, vi ricorrevano spesso". Un altro passaggio del volume riguarda invece i rapporti nella profonda provincia piemontese tra i militi della R.S.I. ed i partigiani, che spesso erano amici o fratelli che avevano fatto scelte diverse. La situazione era comunque tranquilla e spesso questi frequentavano le stesse ragazze, tanto che "talvolta i motivi del contendere e, purtroppo, anche dell'uccidere, erano proprio dovuti a questi rapporti e non allo scontro d'ideologie politiche e tattiche di guerra". LAPIDI PARTIGIANE Uno studio serio sulle migliaia di lapidi partigiane sparse per il territorio italiano non è ancora stato fatto, soprattutto perché "la Resistenza non si tocca" e guai ad ogni tipo di analisi, rilettura o -peggio ancora- revisionismo. Invece uno studio di questo genere è auspicabile, soprattutto perché non appena si approfondisce la questione, saltano fuori notizie sconcertanti ma soprattutto assolutamente sconosciute: un caso qualunque quindi. A Tollegno in provincia di Biella, nei pressi del cimitero del paese sorge appunto una di queste lapidi condite di retorica in cui si ricorda l'estremo sacrificio di alcuni "martiri della Libertà", lapide legata ad un episodio che lo stesso partigiano comunista Cino Moscatelli in collaborazione con Pietro Secchia nel suo "Il Monterosa è sceso a Milano" (Ed. Einaudi, 1958), testo ed autori ritenuti fondamentali ed ufficiali per ciò che riguarda la storia partigiana, racconta. Il suo narrare evoca il fatto (inventato) di "tre repubblichini" sorpresi a gozzovigliare in una casa di Tollegno, indi passati per le armi dai partigiani nei pressi del suddetto cimitero. Secondo Moscatelli i tedeschi ed i fascisti, inferociti dal fatto, avrebbero compiuto una rappresaglia per vendicare i tre camerati prelevando e fucilando cinque partigiani nello stesso luogo. Ebbene tutto ciò è assolutamente falso. Un'accurata e documentatissima indagine del giornalista Giorgio Pisanò ha fatto scoprire che i comunisti avevano prelevato a titolo di esempio una donna, tre ragazze e due bambini al fine di dare un esempio: le quattro donne infatti, operaie e a tempo perso sarte, avevano tra i loro clienti alcuni militi fascisti, colpa ritenuta imperdonabile. La notte del 22 Marzo 1944 queste vennero trascinate con la forza al cimitero e lì fucilate; le urla dei due bambini di tre e quattro anni, pazzi di terrore, attirarono la popolazione ed i militi della R.S.I. che avevano sentito le mitragliate da lontano. La gente di Tollegno restò terrorizzata dall'episodio, tanto che i fascisti decisero per rappresaglia di eliminare nello stesso posto due giorni dopo cinque partigiani prigionieri. Sembrerà incredibile ma nel 2002 esiste una ricca lapide che ricorda i cinque partigiani fucilati ma nemmeno una parola per le quattro donne gratuitamente assassinate viene spesa, non fosse per una piccola corona d'alloro senza parole lì collocata dagli ex-combattenti R.S.I.: dopo la menzogna scritta da Moscatelli sul testo "ufficiale", anche l'occultazione della verità da parte delle autorità locali. E questo episodio, purtroppo, non è che un solo esempio di altre infinite storie analoghe: c'è chi chiama queste scoperte "pericolosi tentativi di revisionismo da combattere con ogni forza per rinnovare i valori della Resistenza alle nuove generazioni". Qui l'unica cosa che si rinnova, a noi sembra, è la menzogna, anche se a onor del vero va detto che finalmente altri testi su questo tormentato periodo della storia italiana, assai più veritieri di quello di Moscatelli e Secchia, cominciano finalmente a circolare. SANDRO PERTINI Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini fu personaggio assai popolare ed amato dagli italiani, anche se ben pochi sanno che il giovane socialista trovò parole di piena legittimità per l'assassinio di Mussolini trattandosi -disse- di un "tirannicidio". Peccato che nel caso di Stalin invece, nel discorso ufficiale in occasione della morte del feroce dittatore sovietico in Senato egli invece disse che "Giuseppe Stalin è un gigante della storia e la sua memoria non conoscerà tramonto". Sempre Pertini si attorniava di uomini a lui fidati quali, ad esempio, Giuseppe Marozin delinquente comune nonché assassino tanto che, lo stesso quotidiano del P.C.I. "L'Unità" raccontò alcune bestiali azioni del braccio destro di Pertini. Una di queste fu, su preciso ordine di Pertini stesso, la spietata fucilazione degli attori Luisa Ferida e Osvaldo Valenti; sempre Pertini ebbe a dire qualche tempo più tardi, nel Gennaio del 1948 in un discorso in parlamento, che "i fascisti massacrati non erano stati abbastanza". La sua sete di sangue lo spinse addirittura ad ordinare l'eliminazione del maresciallo Graziani e a chiedere pubblicamente la fucilazione di Umberto di Savoia: "Presidente di tutti gli italiani" lo chiamarono qualche anno dopo. Addirittura Nenni, compagno socialista di questo presidente, lo definì "un violento". LAPIDI PARTIGIANE Un'altra delle mille storie legate alle lapidi della Resistenza, incredibile scoperta del ricercatore storico Roberto Gremmo, indi pubblicata sui suoi studi di "Storia ribelle". Racconta infatti lo storico che ad Ascoli Piceno è sepolto il corpo di un "partigiano sconosciuto caduto in combattimento contro i nazi-fascisti il 17 Giugno 1944 a Mozzano Ascoli". Il luogo è visitato e celebrato durante le periodiche manifestazioni commemorative resistenziali da ormai più di cinquant'anni, non fosse che il corpo in questione non appartiene a nessun partigiano sconosciuto, men che meno morto dopo i combattimenti con i nazi-fascisti (che in quei giorni lì non avvennero mai) bensì ad Elso Masci, caporal-maggiore del reparto "IX Settembre" delle brigate "Mussolini" della Repubblica Sociale Italiana. Gremmo conclude il suo documentatissimo studio con queste parole: "se questa è la "logica" con cui venne scritta sulle lapidi la Resistenza Ascolana c'è da restare di stucco"; infatti "un cadavere sconosciuto, ucciso da chissà chi e chissà perché (rapina, vendetta) diventa per forza quello che indica la targa" forse per "valorizzare il contributo eroico dei patrioti alla "Liberazione", non parve inutile incrementare il numero dei caduti partigiani". Insistiamo sul fatto che uno studio sulle migliaia di lapidi commemorative sparse sul territorio nazionale è auspicabile, soprattutto perché sono ormai troppi i casi di manifesta falsità storica o faziosità politica sovente alibi di storie tragiche ben diverse da quelle celebrate da queste lapidi. STRAGI PARTIGIANE Sempre più sconcertante la scoperta di fatti legati alla Resistenza comunista, narrati come epiche gesta dai suoi maggiori dirigenti: ancora una volta è infatti Cino Moscatelli a descrivere come glorioso fatto d'arme un episodio accaduto a Mosso Santa Maria in provincia di Biella, fatto di cui come quasi sempre non si racconta il vero, trascurando anzi gli aspetti più importanti a vantaggio di una versione leggendaria e distorta. In questa zona infatti, nel Febbraio del 1944, dal momento che la popolazione guardava alla Resistenza piuttosto tiepidamente, i comunisti decisero di impartire una spietata lezione per indurre la gente a collaborare alla loro causa. Si diressero quindi a prelevare trenta persone, scelti tra i piccoli industriali del biellese; dopo aver deportato dodici di queste (ed aver ammazzato Enrico Carta di Cossato in casa sua con il bimbo in braccio) il gruppo partigiano si divise: un gruppo si allontanò con le vittime, mentre altri quattro si diressero alla volta degli altri predestinati: una pattuglia però li sorprese e dallo scontro a fuoco, tre dei quattro rimasero uccisi. Si decise così di "accontentarsi" dei dodici (tra cui cinque donne): notare che nessuno di loro nutriva sentimenti fascisti, uno di questi anzi (Ernesto Ottina) aveva più volte fornito mezzi ai partigiani chiedendo però il pagamento della merce, guaio imperdonabile. I dodici vennero quindi fucilati al cimitero di Mosso e la foto dei cadaveri venne inviata a tutti i familiari delle vittime per "dare un esempio a chi non collaborava". A questa notizia i fascisti accerchiarono il paese catturando sette partigiani ed uccidendone due; i sette furono portati nello stesso posto e lì fucilati: fu solo quest'ultima parte della storia l'oggetto del racconto di Moscatelli, che parlò di "un contingente valutato da quattro a cinquemila tedeschi e fascisti", che in realtà erano alcune centinaia, obliando naturalmente la causa della legittima reazione dei repubblicani. LISTE DI PROSCRIZIONE Ancora nel 1954 la federazione del Partito Comunista di Biella avrebbe compilato da tempo degli elenchi di persone da eliminare o da arrestare nel caso di ascesa del partito stesso al potere; quegli elenchi avrebbero compreso i nomi di personalità politiche ritenute pericolose della Democrazia Cristiana, del Partito Liberale, del Movimento Sociale, del Partito Socialdemocratico e addirittura di appartenenti alle Forze dell'Ordine anch'essi ritenuti strenui oppositori del partito comunista: curiosa idea di democrazia quella dei comunisti. GIOBERTI Vincenzo Gioberti, sacerdote cattolico torinese di idee liberali e repubblicane il cui nome e le cui statue sono di casa in tutto il territorio nazionale, vissuto tra il 1801 ed il 1852 fu un precursore del razzismo più radicale. Nell'opera postuma del 1857, la "Protologia", pubblicata dall'amico Giuseppe Massari e indicativa della speculazione matura del Gioberti, si legge infatti che: "il moto è proprio della maschiezza e la quiete della femminezza. Le stesse razze umane sono gerarchicamente ordinate secondo lo stesso principio. Il nero è privazione della luce, mimesi della intelligibilità. La stirpe nera è la più degenere delle tre schiatte umane e la meno intelligibile, la meno atta alla civiltà". Motivi analoghi lo portarono invece ad esaltare la razza bianca e tra essa soprattutto la cosiddetta "stirpe pelasgica", cioè italiana. Adolf Hitler avrebbe forse avuto qualcosa da imparare leggendo il sacerdote cattolico e liberale Gioberti. Incredibile. CAMERA E FABIETTI Alcune curiose "pillole" di storia tratte a caso direttamente dal noto manuale Camera e Fabietti, così come riportate nel testo originale: "L'Esercito di liberazione nazionale (boliviano nel 1996) si dice erede diretto del gruppo fondato dal "Che" negli anni '60. Meno di 100 attivisti". (questa dovrebbero leggerla le migliaia di "ammiratori" di Guevara e riflettere). Poco oltre: "Il Che, così soprannominato dall'intercalare spagnolo che ("ehi!, senti!, tu!) con cui soleva inframmezzare il discorso (......) dura nel tempo e nel mito ben al di là di ogni banalizzazione consumistica". A giudicare dai boliviani non si direbbe, aggiungiamo noi. A proposito invece del colonnello Juan Domingo Peròn: "Il "fascismo" di Peròn, in sostanza, è senz'altro autoritario quale si conviene a un paese ancora arretrato, ma per quanto riguarda la concezione della società non ha nulla a che fare col fascismo regime, ed è se mai avvicinabile alle confusionarie velleità del fascismo movimento". Ricordiamo una delle massime di Peròn era: "Quando un uomo vive senza produrre è uno spregevole parassita che approfitta della fatica di coloro che lavorano": sintonia con il fascismo regime o con quello movimento? E ancora, si "converrà" di più tale massima ai paesi arretrati o a quelli avanzati? Ora su Gentile. "La netta differenza fra giovani delle classi meno abbienti e giovani benestanti era stata accentuata dalla riforma promossa dal filosofo Giovanni Gentile (1875-1944), ministro dell'istruzione dal 1922 al 1924, la quale in sostanza attribuiva ai licei, e soprattutto ala liceo classico, il compito di formare al classe dirigente, mentre alle altre scuole, a vario titolo professionali, riservava la funzione di addestrare (piuttosto che di educare) i giovani destinati a svolgere al più presto un mestiere". Attenzione adesso: "Per quanto iniqua, questa riforma consentiva a una minoranza di studenti di venire a contatto con gli autentici padri della cultura europea e italiana, e da un tale contatto, di là dalle intenzioni del ministro, potevano nascere spunti di pensiero critico che si sarebbero necessariamente rivolti contro il regime". Su Gentile ci sarebbe dell'altro, per quanto possibile ancora più contorto, ma riteniamo possa bastare questo brano; questa comunque la chiamano storia. Ultima "pillola"; "I partigiani esercitarono le rappresaglie sempre e soltanto sui nemici fascisti e nazisti fatti prigionieri, non mai sulla popolazione civile, neppure quando questa si dimostrava "attesista" e opportunista. Per i partigiani, dunque, gli italiani anche se semplicemente afascisti erano pur sempre dei compatrioti, sui quali sarebbe stato non solo iniquo ma anche privo di senso esercitare la rappresaglia. Ed è anzi importante rilevare come i combattenti antifascisti si preoccupassero di non compromettere invano la popolazione civile". Sono più di trent'anni che vendono queste storie, sarebbe forse tempo di fare una seria riflessione in merito. ANARCHICI E COMUNISTI, OVVERO TRA COMPAGNI Nel Maggio del 1937 a Barcellona erano scoppiati violenti tumulti; nel corso di questi disordini alcuni sicari sovietici raggiunsero con il preciso scopo di assassinare un professore di filosofia italiano, l'anarchico Camillo Berneri, che stava uscendo da una stazione radiofonica dove si era recato per commemorare la morte del comunista Antonio Gramsci. Così commenta lo storico Paolo Ceccoli sul suo "Atlante della storia" dedicato al comunismo: "La figura di Berneri è emblematica, quasi simbolo di un'epoca piena di contraddizioni: perseguitato da tutte le polizie d'Europa, fasciste o democratiche che fossero, finì vittima della repressione nel Paese per il quale era venuto a combattere per la libertà e la rivoluzione". STORIA ITALIANA DEL XX° SECOLO Un'ultima gustosa citazione da un altro volume storico, "Verso il 2000" di D. Materazzi, edizioni Thema dove, a proposito del Movimento Sociale Italiano si legge: "Suo segretario politico nazionale è Giorgio Fini, mentre l'ala intransigente e nostalgica del nazional-socialismo che fa capo a Pino Rauti, è relegata al ruolo di opposizione interna". Due scemenze al prezzo di una; chissà cosa ne penserebbe Gianfranco Almirante di questi testi di storia italiana del XX° secolo? O il liberale Enrico Togliatti? O il segretario del Partito Socialdemocratico Palmiro Berlinguer? Che fiducia possiamo accordare a "storici" che non sarebbero nemmeno in grado di lavorare all'anagrafe e che invece si permettono addirittura "giudizi" politici? NICOLA LENIN Lenin, nel cui pensiero politico si trovavano perle intellettuali quale l'equiparazione della credenza nei santi cattolici a quella dei lupi mannari, ne "Lo Stato e la rivoluzione" del 1917 scriveva: "Lo stato è il risultato dell'antagonismo fra le classi ed è lo strumento del dominio di una classe sull'altra. Nel passaggio dal capitalismo al comunismo, che è il periodo della dittatura del proletariato, lo stato si fa strumento della classe proletaria, nel senso che la maggioranza degli oppressi reprime la minoranza degli oppressori. Ma instaurato il comunismo, lo stato si avvia a diventare inutile e tende a scomparire, giacché il comunismo elimina l'occasione stessa dei delitti e i reati individuali che potrebbero verificarsi, che sarebbero allora repressi dagli stessi cittadini. La negazione dialettica è, però, in ogni caso, conservazione e progresso: il comunismo non elimina le conquiste del capitalismo ma le conserva e le porta a un livello più alto". Esattamente ciò che è accaduto in Unione Sovietica. Più che comunismo comunque, a noi sembra un popolo di sceriffi. KARL MARX Semplicisticamente ecco alcuni interessanti frammenti di pensiero marxiano in schegge, secondo l'interpretazione di Nicola Abbagnano; "La filosofia e lo studio del mondo reale stanno tra loro in rapporto come l'onanismo e l'amore sessuale". "Il lavoro è l'unica manifestazione della libertà umana". "La storia è fatta da individui umani viventi che si trovano sempre in certe condizioni materiali di vita. L'unico soggetto della storia è la società nella sua struttura economica". "Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina loro la coscienza". "Il comunismo è il completo, consapevole ritorno dell'uomo a se stesso, come uomo sociale, cioè come uomo umano". "La fine della società capitalistica e l'avvento del comunismo saranno dovuti allo sviluppo inevitabile della stessa economia capitalistica; la quale, mentre da un lato è incapace di assicurare l'esistenza dei lavoratori salariati, di cui pure non può fare a meno, dall'altro unisce i lavoratori stessi nella grande industria e ne fa una forza destinata a distruggerla. La borghesia stessa produce i propri becchini". EVITA PERON Pochi ricordano che Evita Peron, venerata in patria come una santa dal suo popolo ancora dopo quasi cinquant'anni dalla sua prematura scomparsa avvenuta nel 1952, e accolta trionfalmente in quasi tutto il mondo durante un "tour" da lei svolto nel 1947, trovò invece in Italia un'accoglienza tutt'altro che amichevole. Furono infatti gli operai comunisti che la contestarono pesantemente, addirittura insultandola sotto le finestre dell'ambasciata argentina a Roma, indicandola come la moglie del "fascista Peron". Fu costretta ad attendere che la polizia disperdesse gli operai per potersene andare; la grande colpa del marito Juan Domingo Peron fu infatti quella di aver più volte espresso apprezzamenti su Mussolini da lui definito come "il più grande uomo del secolo" e di cui pubblicamente condannò la barbara esecuzione. IL MISTERO DEGLI SCRITTI DI MARX All'Istituto Marx-Engels di Mosca erano custodite svariate opere inedite del pensatore ebreo tedesco Karl Marx, opere che per qualche oscura ragione sono rimaste inaccessibili a chiunque, anche solo per una semplice consultazione: si parlava all'epoca di 35 manoscritti inediti. Soltanto recentemente nel 1996 il settimanale francese "Le Point" ha rivelato che gli scritti in questione sono 30, trovando finalmente conferma dalla dirigenza dell'Istituto russo, che ha comunque ribadito che l'accesso alle carte non sarà concesso né al pubblico né agli studiosi, cosa di cui nessuno riesce a dare spiegazioni razionali. Del resto deve trattarsi di qualcosa di veramente straordinario, tanto che nel 1935 il direttore dello stesso Istituto, David Riazanov, tra l'altro uno dei massimi teorici del marxismo russo, promise ad un amico americano, lo studioso Sidney Hook, la visione di questi documenti. La cosa trapelò al Cremlino: Hook, nonostante la sua iscrizione al partito comunista americano, venne invitato a lasciare immediatamente Mosca, mentre Riazanov venne spedito su due piedi in Siberia dove si dissolse letteralmente nel nulla, tanto che non si conosce nemmeno la data della sua morte. AMERICA IN GUERRA A Bari, il 2 Dicembre del 1943, i tedeschi bombardarono la città, porto compreso. Si trattò di una delle poche azioni che misero in seria difficoltà gli alleati, tanto che una nave americana, la "John Harwey", fu colpita in modo devastante. Da essa cominciò quindi a fuoriuscire un denso fumo che in un primo momento non destò particolari sospetti, non fosse che poi si scoprì che si trattava di fumo derivato dalle bombe al nitrite trasportate dalla nave, il micidiale gas usato nella Prima Guerra Mondiale dichiarato illegittimo da tutte le nazioni belligeranti. Fortunatamente un forte vento disperse il gas salvando così la città da una sicura tragedia; nonostante comunque i moltissimi casi di intossicazione, nessun referto medico citò il mortale gas. Si decise infatti che per ben 75 anni non si sarebbe potuto accedere ai documenti relativi al carico della nave, carico che per giorni lasciò a Bari come un forte odore di aglio e centinaia di intossicati. REVISIONISMO IN ITALIA Il giornalista Vittorio Di Palma ha ricostruito la cosiddetta "strage di Marzabotto", grazie ad una serie di interviste realizzate con testimoni oculari. Tra le altre spicca quella di don Alfredo Carboni, sacerdote in quell'epoca nella zona di Marzabotto appunto, che dice: "all'inizio i partigiani riscuotevano la simpatia di molti, me compreso", dopo poco però cominciarono a macchiarsi con azioni allucinanti: eccone sinteticamente alcune, che furono da premessa alla strage. Anzitutto cominciarono a devastare le case di italiani comuni che, come altri milioni, erano stati fascisti: chiamandoli "ladri" li spogliarono di ogni avere con la violenza. In secondo luogo presero a seppellire vive dozzine di persone, dopo averle bastonate a sangue: non si contano a questo proposito i casi documentati. In alcuni di questi, essi legavano le loro vittime - che si ricorda erano cittadini comuni- con i piedi ad un paletto inchiodando loro le mani al suolo e trafiggendo il corpo con due pugnali lasciandole morire così. Naturalmente nel corso dei vari rastrellamenti i partigiani comunisti non si vedevano mai, men che meno quando i tedeschi attaccavano qualche paese e gli abitanti speravano in un loro aiuto; è ormai opinione comune che i comunisti avessero un solo scopo: provocare rappresaglie a tutti i costi per poi atteggiarsi ad unici vendicatori degli innocenti massacrati, e in questo senso non si contano i casi documentati: dal trasporto di cadaveri tedeschi da un luogo all'altro, alle imboscate in prossimità di qualche centro abitato per poi darsi alla fuga. I tedeschi chiesero quindi ai partigiani della "Stella Rossa" di chiudere con imboscate e rappresaglie: per tutta risposta i comunisti uccisero la delegazione tedesca che si recò a parlamentare: fu questa la scintilla. I tedeschi pubblicarono a quel punto sul "Il Resto del Carlino" in data 17 Settembre 1944 un comunicato dove diedero un "ultimo monito ai sabotatori", garantendo feroci rappresaglie (incendi e distruzioni) in caso di nuovi attacchi. A questo punto i partigiani invitarono quanta più popolazione possibile a concentrarsi a Marzabotto, in provincia di Bologna, e fu così che centinaia di persone confluirono in quel luogo tra le montagne dove, così dissero, li avrebbero difesi meglio. Qui Di Palma entra in un documentatissimo dettaglio della vicenda dove alla fine emerge che, nonostante i ripetuti avvertimenti da parte dei tedeschi di un imminente attacco, i partigiani festeggiavano ogni sera con le donne locali, ubriacandosi fino a tarda notte ignorando anzi i ripetuti avvertimenti, salvo poi però scappare velocemente non appena l'attacco effettivamente cominciò. Dei 1500 partigiani della "Stella Rossa" esistenti in zona, solo 10 perirono in questo attacco; l'autore della ricerca ha quindi insistito sul fatto, documentandolo con molte interviste, che non solo i tedeschi ma anche alcune autorità locali, così come alcuni partigiani non comunisti avessero ampiamente avvertito dell'intenzione tedesca di attaccare: mai nessuno ha infatti compreso perché, nonostante ciò, nessuno dei civili trucidati fosse riuscito a mettersi in salvo in tempo. AFGHANISTAN L'11 Settembre 2001 è una data diventata tristemente nota in tutto il mondo, ma soltanto due giorni prima, il 9 Settembre appunto, moriva il leader afghano dell'Alleanza del Nord, Ahmed Shah Massoud. Massoud aveva sostenuto proprio in quei giorni una lunga intervista per un reportage televisivo ordinato dal "National geographic", documentario che costò circa sei mesi di lavoro; durante tali riprese Massoud ricordò, ripetendolo fino all'ossessione, che prestissimo sarebbe successo qualcosa nel cuore dell'America perché le sue informazioni lo portavano a sostenere tale tesi. Si presentò addirittura in una conferenza stampa internazionale per ribadire il concetto della necessità di considerare il problema talebano, ormai volto ad un crescendo irrefrenabile di delirio e violenza. Pochi giorni dopo fu raggiunto da due killer imbottiti di esplosivo che fecero esplodere una carica dinamitarda di fronte a Massoud che morì sul colpo, così come gli stessi attentatori, presumibilmente talebani. Due giorni dopo, le sue profezie trovarono tragica realtà nell'attentato delle torri gemelle; Massoud aveva più volte sottolineato la necessità di ottenere aiuti internazionali contro il fanatismo talebano, richiesta purtroppo senza riscontri in quanto superato il problema dell'invasione sovietica, gli americani si convinsero - commettendo un clamoroso errore di valutazione - che il problema Afghanistan cessasse per i loro interessi politici ed economici di essere tale. (pillole storiche a cura di Lodovico Ellena)
L'AUTORE Lodovico Ellena, autore di "Storie comuniste in bianco e nero", libro che é già stato presentato in numerose città italiane, da alcuni anni ha intrapreso l'attività di ricercatore storico. Queste "piilole" sono il frutto delle ultime scoperte. info evico@libero.it |