| STORIA DEL FASCISMO |
Movimento politico fondato su un insieme di dottrine di carattere totalitario. In senso stretto il fascismo (da "fascio littorio", simbolo del potere in Roma antica) è nato nel 1919 in Italia, dove ha conquistato il potere nel 1922 e lo ha conservato sino al 1943 (con l'appendice rappresentata dalla Repubblica sociale italiana). Il termine è tuttavia usato anche per indicare analoghe concezioni del potere e dello stato sviluppatesi in molti paesi prima, durante e, anche se in misura minore, dopo la seconda guerra mondiale. Il fascismo è caratterizzato dal monopolio della rappresentanza da parte di un unico partito; da un'ideologia fondata sul culto del capo; dal disprezzo per i valori della civiltà liberale, che si concretizza nel rifiuto di concedere le libertà civili (di pensiero, di stampa, di associazione ecc.); dall'ideale della collaborazione tra le classi, opposto alla teoria socialista e comunista della lotta di classe; dal dirigismo statale; da un apparato di propaganda che mira a mobilitare le masse e a inquadrarle in organizzazioni di socializzazione politica funzionali al regime; dall'integrazione nel partito o nello stato dell'insieme dei rapporti economici, sociali e culturali. GLI ANTESIGNANI Tra i progenitori del fascismo sono stati annoverati vari esponenti della destra, da Georges Sorel a Maurice Barrès, da Charles Maurras a Joseph Gobineau, che ebbero in comune l'opposizione ai valori dell'illuminismo, dell'individualismo, della democrazia e del razionalismo, in nome di riferimenti filosofici generalmente di natura irrazionalistica. In realtà, furono ascendenze che il fascismo si attribuì, o che al fascismo furono attribuite, nella ricerca di antenati di un certo peso intellettuale che compensassero la scarsa profondità dell'ideologia. IL FASCISMO ITALIANO Gioventù Italiana del Littorio Un saggio ginnico corale di ragazzi inquadrati nelle organizzazioni giovanili fasciste, tenutosi il 25 maggio 1941 al Foro Mussolini a Roma. Nel 1937 per ordine del regime tutte le organizzazioni giovanili precedentemente istituite vennero raggruppate in un unico grande movimento, la Gioventù Italiana del Littorio, alle dirette dipendenze del Partito nazionale fascista. L'organizzazione divenne uno dei numerosi mezzi di propaganda e diffusione degli ideali fascisti, attraverso un indottrinamento obbligatorio e capillare della gioventù.
Gioventù Italiana del Littorio Un saggio ginnico corale di ragazzi inquadrati nelle organizzazioni giovanili fasciste, tenutosi il 25 maggio 1941 al Foro Mussolini a Roma. Nel 1937 per ordine del regime tutte le organizzazioni giovanili precedentemente istituite vennero raggruppate in un unico grande movimento, la Gioventù Italiana del Littorio, alle dirette dipendenze del Partito nazionale fascista. L'organizzazione divenne uno dei numerosi mezzi di propaganda e diffusione degli ideali fascisti, attraverso un indottrinamento obbligatorio e capillare della gioventù. Benito Mussolini aderì al movimento socialista nel 1909. Esponente della corrente rivoluzionaria del partito, nel 1912 fu nominato direttore del quotidiano "Avanti!", segnalandosi per le sue posizioni anticapitaliste e antimilitariste. Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, passò su posizioni interventiste e fu espulso dal Partito socialista. Nel 1919 fondò i Fasci di combattimento, un movimento che si caratterizzò subito per il suo antisocialismo. Il fascismo italiano non ottenne subito un grande seguito; in breve però, nel contesto italiano del dopoguerra afflitto da una grossa crisi politica e sociale, ampie parti della società italiana finirono per rivolgersi a Mussolini, in particolare i settori che più avvertivano la minaccia costituita dalle forti lotte operaie in atto tra il 1919 e il 1921. Nel 1922 il movimento fascista giunse al potere con l'appoggio dei ceti medi, degli agrari e di diversi settori della burocrazia e dell'esercito, nonché di Vittorio Emanuele III. Divenuto capo di un governo composto anche da popolari e liberali, Mussolini promulgò leggi che limitavano la libertà di stampa, facendo poi approvare una modifica del sistema elettorale che garantiva la maggioranza dei deputati alla lista di maggioranza relativa. Dopo le elezioni del 1924 e l'assassinio di Giacomo Matteotti, venne organizzato lo stato totalitario: furono sciolte le opposizioni, espulsi dalla Camera i deputati antifascisti, vietato lo sciopero, messi al bando i sindacati. Venne approvata una nuova legge elettorale che prevedeva un'unica lista governativa; fu introdotta la pena di morte e istituito il Tribunale speciale per la difesa dello stato, incaricato di reprimere ogni forma di dissenso; nel 1934 il regime adottò infine una forma corporativa. Vedi anche Italia, Storia: Il regime totalitario; Regime fascista; Partito nazionale fascista. IL FASCISMO NEL MONDO Il modello mussoliniano ispirò e influenzò il nazionalsocialismo tedesco che, una volta giunto al potere con Adolf Hitler, nel 1933 trasformò la Germania in uno stato compiutamente totalitario. Mussolini fu il modello anche del movimento della Falange spagnola, che sostenne Francisco Franco contro le forze repubblicane nella guerra civile (1936-1939). In Norvegia Vidkun Quisling fondò l'Unione nazionale, che doveva divenire partito unico del paese dopo l'invasione tedesca. Nel 1932 Engelbert Dollfuss instaurò in Austria un governo simile a quello di Mussolini. La dittatura di Miklós Horthy de Nagybánya, al potere in Ungheria già dal 1920, non fu invece rigidamente fascista, mentre tale fu il regime del paese durante l'occupazione nazista dal 1944 al 1945. Il movimento antisemita romeno La Guardia di Ferro, ispirato anch'esso al fascismo italiano, fu molto influente tra gli anni Venti e gli anni Trenta; uno dei suoi simpatizzanti, Ion Antonescu, dopo l'abdicazione di re Carlo II nel 1940, impose al paese un regime molto simile a quello di Mussolini. Durante la seconda guerra mondiale in Croazia e in Bosnia venne creato un regime filonazista guidato da Ante Paveliç. Anche il regime instaurato da Antonio de Oliveira Salazar in Portogallo nel 1933, l'Estado Novo, si fondò su uno stato corporativo, un partito unico e un'ideologia di tipo fascista e "fascismo giapponese" fu definita, per analogia con i regimi italiano e tedesco, la politica seguita dai governi giapponesi tra le due guerre. In Francia il fascismo rimase frammentato in più movimenti, come Jeunesses Patriotes, Solidarité Française, Croix de Feu e soprattutto Action Française. In Inghilterra il movimento fascista, guidato da Oswald Mosley, ottenne tra il 1932 e il 1936 un certo consenso tra l'opinione pubblica conservatrice. IL FASCISMO POSTBELLICO E IL NEOFASCISMO La sconfitta dell'Asse nella seconda guerra mondiale e la ripresa economica mondiale hanno segnato l'eclissi della dottrina fascista. Nel dopoguerra anche i regimi di Spagna e Portogallo hanno rinunciato ai tratti più caratteristici del fascismo. Tuttavia in diversi paesi si costituirono partiti direttamente ispirati al fascismo; ad esempio in Italia, dove il Movimento sociale italiano fu fondato per opera di reduci della Repubblica sociale italiana e solo agli inizi degli anni Novanta, nel momento in cui si trasformò in partito della destra moderata (Alleanza Nazionale), abbandonò i riferimenti più diretti all'ideologia fascista. Parallelamente si svilupparono diversi movimenti della destra estremista e, non di rado, terrorista; tra le formazioni della galassia neofascista e neonazista italiana (Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale, Ordine Nero ecc.) diverse fornirono manovalanza nella politica destabilizzante della "strategia della tensione" degli anni Sessanta e Settanta in Italia, ma anche alle violente dittature sudamericane, dove le ideologie fasciste sono fiorite fino agli anni Novanta (vedi Neofascismo). Gli anni Ottanta e Novanta, con la recrudescenza della crisi economica e occupazionale, hanno visto il riemergere di ideologie filofasciste di matrice razzista, caratterizzate dall'ostilità verso gli immigrati o dall'avversione per i sistemi democratici. In Francia, per esempio, sono cresciuti i consensi elettorali per il Fronte nazionale di Jean-Marie Le Pen. In Germania il neonazismo ha riguadagnato terreno, alimentando l'insofferenza verso gli immigrati, senza però avvantaggiare elettoralmente il Partito repubblicano (RP), crollato dopo l'attuazione di politiche restrittive all'immigrazione da parte dell'Unione cristiano-democratica (CDU). Altre forme consistenti di neofascismo sono emerse in Russia con il partito guidato da Vladimir Zirinovskij, nato dal vuoto ideologico lasciato dal crollo del comunismo. Anche in Sudafrica, in occasione delle prime elezioni multirazziali del 1994, si è rafforzata una coalizione neofascista. Negli Stati Uniti si è verificata una curiosa convergenza tra l'antisemitismo tradizionale, il fondamentalismo cristiano e i simpatizzanti del fascismo e del nazismo, che ha avuto un ruolo importante nell'attentato terroristico di Oklahoma City nell'aprile del 1995. Una delle chiese che fa parte dell'organizzazione Christian Identity si chiama, di fatto, Aryan Nations.
REGIME FASCISTA (1922-1943) Sistema politico e periodo della storia d'Italia dominato dall'ideologia fascista e dal regime totalitario di Benito Mussolini; durò dal 28 ottobre 1922, data della marcia su Roma e della nomina di Mussolini a capo del governo, al 25 luglio 1943 (vedi Gran Consiglio del fascismo), quando egli fu esautorato dai suoi gerarchi e dal re dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia. Il regime fascista fu connotato da una serie di caratteristiche precipue: mancanza di democrazia; repressione violenta delle opposizioni; tentativo di organizzazione corporativa dei rapporti economici e sociali e irreggimentazione dei cittadini per categorie sociali, di sesso e di età; dirigismo economico; organizzazione gerarchica dell'amministrazione pubblica; politica di potenza; istituzione di strumenti pubblici di assistenza dei lavoratori, delle donne, dell'infanzia e della gioventù (stato sociale); ammodernamento dello stato e delle forze armate; promozione della comunicazione di massa; concordato fra lo Stato italiano e la Santa Sede e clericalizzazione della scuola elementare e materna e dei rapporti familiari; conformismo culturale. I PRIMI GOVERNI MUSSOLINI (1922-1924) Nella prima fase, l'impostazione nazionalistica e totalitaria dei governi Mussolini si espresse senza una violazione delle forme della democrazia parlamentare assicurata dallo Statuto albertino, benché dilagasse impunemente la violenza delle "squadre d'azione" fasciste. Gli interventi energici del governo in politica estera (occupazione di Corfù), nell'intimidazione degli oppositori mediante arresti arbitrari, nella repressione del movimento sindacale (soprattutto all'interno dell'amministrazione pubblica) e nel ritorno al liberismo gli guadagnarono le simpatie di gran parte della pubblica opinione, stanca o spaventata per le continue turbolenze sociali del triennio seguito alla fine della prima guerra mondiale e convinta che la sostanza autoritaria e poliziesca del modo in cui quella politica veniva attuata fosse transitoria. Ma già nel 1923 le misure repressive e poliziesche e la costituzione della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (vedi Camicie Nere) cominciarono ad alienare a Mussolini le simpatie dei liberali e di molti cattolici popolari. IL REGIME TOTALITARIO Sempre nel 1923 fu modificato il sistema elettorale con la legge Acerbo per garantire alla lista governativa la maggioranza dei deputati. L'esito delle elezioni politiche del 1924 fu duramente contestato da Giacomo Matteotti, deputato socialista che in un discorso al Parlamento denunciò le violenze e i brogli commessi dai fascisti: pochi giorni dopo egli fu trovato ucciso. Dalla grave crisi che ne conseguì, minacciando lo stesso governo, Mussolini uscì addirittura rafforzato. Sia gli oppositori legati al vecchio regime giolittiano (che si appellarono al re, ritirandosi dalla Camera; vedi Secessione dell'Aventino) sia quelli che - come comunisti, socialisti e popolari - contendevano al fascismo la rappresentanza delle masse, ma si contrastavano tra loro, furono incapaci di presentare un'alternativa seria. Con il discorso del 3 gennaio 1925 il "duce" si assunse la piena responsabilità delle illegalità fasciste ed esautorò il Parlamento. Con le leggi eccezionali del 1925-26 fu realizzato senza opposizioni lo stato totalitario: furono sciolti tutti i partiti, espulsi dalla Camera i deputati antifascisti, vietato lo sciopero, messi al bando i sindacati non fascisti; fu approvata una nuova legge elettorale che prevedeva una lista unica, governativa; venne introdotta la pena di morte e istituito il Tribunale speciale per la difesa dello stato, incaricato di reprimere ogni forma di dissenso. Molti esponenti dell'antifascismo emigrarono all'estero, in particolare a Parigi. Migliaia di oppositori, in maggioranza socialisti e comunisti, subirono pesanti condanne al carcere e al confino per reati di opinione o per attività antigovernative. Le uniche condanne a morte eseguite furono quelle contro irredentisti sloveni. La politica economica fu indirizzata in senso protezionistico, con un rafforzamento della lira (fissata a "quota 90" rispetto alla sterlina) e con la "battaglia del grano", che diffuse forzosamente la coltura dei cereali.
GLI ANNI DELCONSENSO Con i Patti lateranensi nel 1929 fu chiuso il conflitto tra Stato italiano e Chiesa cattolica: il Vaticano veniva riconosciuto come stato indipendente e il cattolicesimo veniva dichiarato religione ufficiale. Nel paese, tranne una ristretta minoranza di anticlericali, il successo di questa iniziativa diplomatica fu immenso. Da quel momento al regime fascista fu assicurato il sostegno della Santa Sede e del clero. Gli effetti della Grande Depressione del 1929 giunsero in Italia l'anno successivo. Il governo ricorse a misure di difesa della produzione nazionale, all'insegna dell'autarchia. Fu varato un piano di opere pubbliche e di risanamento dell'agricoltura (bonifica dell'Agro Pontino, sventramenti e ammodernamento delle principali città). Ma la vera novità fu l'intervento diretto dello Stato nell'economia. Nel 1933 fu fondato l'IRI, finanziato dallo Stato allo scopo di salvare banche e industrie di importanza strategica, che divennero proprietà pubblica. Tra il 1934 e il 1936 fu varata la riforma del sistema bancario che fu posto sotto il controllo della Banca d'Italia. Le relazioni sindacali furono regolate col ricorso al corporativismo. Alle corporazioni, create nel 1933, erano obbligatoriamente associate le diverse figure della produzione. In quegli anni il fascismo diede organicità, carattere pubblico e dimensioni di massa all'assistenza sociale con una serie di misure: sistema pensionistico, settimana ufficiale di quaranta ore, sabato semifestivo, ferie, dopolavoro ricreativi, assistenza alla maternità e all'infanzia, promozione dell'associazionismo culturale e sportivo nelle fabbriche e nelle scuole. La politica culturale ufficiale tentò di orientare gli italiani in senso nazionalistico e bellicistico. I giovani venivano addestrati alla disciplina, all'esercizio della forza fisica e al senso dell'obbedienza, attraverso manifestazioni sportive e sfilate simili alle parate militari. Stampa, cinema e radio furono soggetti alla censura, con cui si impediva la circolazione di notizie che potessero danneggiare l'immagine dell'Italia sotto il regime fascista, ma anche a un'azione attiva condotta da un apposito organismo burocratico, il ministero della Cultura Popolare. La politica estera fascista, per quanto con qualche esibizione di muscoli, per oltre un decennio rimase ancorata al sistema uscito dalla conferenza di pace di Versailles del 1919 e alle alleanze della prima guerra mondiale. Ma l'ideologia nazionalista e la politica autarchica, che indirizzavano gran parte della produzione industriale verso gli armamenti, nonché la politica culturale e demografica indirizzata alla guerra, comportarono un'inevitabile svolta. Essa si verificò nel 1935 con la guerra d'Etiopia e la proclamazione dell'impero, la cui corona fu assunta da Vittorio Emanuele III. L'impresa colonialista comportò il formale isolamento internazionale dell'Italia, che si legò allora alla Germania nazista. Con questa, nel 1936, intervenne nella guerra civile spagnola al fianco dei generali ribelli guidati da Franco. Quindi, siglato con Germania e Giappone il patto Anticomintern (cui aderì nel 1937), avallò le annessioni tedesche dell'Austria e della Cecoslovacchia. In questo modo l'Italia si rendeva corresponsabile della spirale di eventi che portarono alla seconda guerra mondiale. Nel 1938 il fascismo, a imitazione del nazismo, emanò le leggi "per la difesa della razza" con le quali gli ebrei italiani (circa 40.000 persone) venivano ridotti al rango di cittadini di serie B.
LA GUERRA E IL CROLLO DEL FASCISMO L'Italia entrò in guerra del tutto impreparata e con l'illusione che il conflitto avesse breve durata. Prima attaccò la Francia già messa in ginocchio dalla Germania il 10 giugno 1940, poi il 28 ottobre aggredì la Grecia (vedi Campagna di Grecia), ampliando così il teatro di guerra a tutto il Mediterraneo. Dopo gli entusiasmi iniziali, gli italiani conobbero e subirono privazioni e sconfitte su ogni fronte. Il 10 luglio 1943 gli anglo-americani sbarcarono in Sicilia: il 25 luglio il re, nella speranza di disgiungere in extremis le sue sorti da quelle del fascismo, destituì Mussolini e lo fece arrestare. Il regime crollò nell'esultanza popolare. L'8 settembre il nuovo governo del maresciallo Badoglio annunciò la firma dell'armistizio con gli angloamericani e - insieme con il re, la regina e il principe Umberto, nonché qualche esponente della corte - senza istruzioni alle truppe sparse su decine di fronti fuggì da Roma: il paese, divenuto teatro di guerra, precipitava nella tragedia di una duplice occupazione e di un sanguinoso conflitto civile (vedi Resistenza; Repubblica sociale italiana).
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