IL VENTENNIO FASCISTA

 

Benito Mussolini aderì al movimento socialista nel 1909. Esponente della corrente rivoluzionaria del partito, nel 1912 fu nominato direttore del quotidiano "Avanti!", segnalandosi per le sue posizioni anticapitaliste e antimilitariste. Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, passò su posizioni interventiste e fu espulso dal Partito socialista. Nel 1919 fondò i Fasci di combattimento.
Il Fascismo italiano non ottenne subito un grande seguito; in breve però, nel contesto italiano del dopoguerra afflitto da una grossa crisi politica e sociale, ampie parti della società italiana finirono per rivolgersi a Mussolini, in particolare i settori che più avvertivano la minaccia costituita dalle forti lotte operaie in atto tra il 1919 e il 1921.

L’ALBA DEL FASCISMO
Possiamo segnare il 28 ottobre 1922, data della marcia su Roma e della nomina di Mussolini a capo del governo come inizio del ventennio Fascista, la fine risale al 25 luglio 1943 quando egli fu esautorato dai suoi gerarchi e dal re dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia.
I primi periodi furono segnati dall’impostazione totalitaria di Mussolini che comunque non intaccò le norme democratiche dello Statuto Albertino. Gli interventi decisi del capo del governo in fatti di politica estera (occupazione di Corfù) e interna (intimidazione dell’opposizione e ritorno al liberismo) fecero guadagnare molti consensi a Mussolini da parte dell’opinione pubblica stanca e impotente di fronte alle turbolenza sociali degli anni seguenti la prima guerra mondiale.
Ma già nel 1923 le misure repressive e poliziesche e la costituzione della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (vedi Camicie Nere) cominciarono ad alienare a Mussolini le simpatie dei liberali e di molti cattolici popolari.

PRIMI ANNI DEL REGIME
Dal 1923 inizio il percorso che portò al regime totalitario, vengono adottate con maggiore frequenza misure repressive e poliziesche e si costituisce la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (Camicie Nere).
Nello stesso anno viene modificato il sistema elettorale grazie alla legge Acerbo che garantiva alla lista governativa la maggioranza dei deputati, Giacomo Matteotti, in un discorso al parlamento contestò duramente i metodi dei fascisti denunciando presunti brogli elettorali: dopo poco tempo fu trovato ucciso determinando una crisi di governo.
Da questa crisi la figura di Mussolini uscì comunque rinforzata, nel discorso del 3 gennaio 1925 assunse la piena responsabilità delle illegalità fasciste ed esautorò il parlamento,: gli oppositori erano totalmente occupati a contrastarsi e combattere tra di loro e si dimostrarono totalmente incapaci di rappresentare una seria alternativa al Fascismo.
Con le leggi eccezionali del 1925-26 fu realizzato lo stato totalitario senza alcuna opposizione: tutti i partiti furono sciolti, i deputati antifascisti alla camera furono espulsi, fu approvata una nuova legge elettorale che prevedeva un’unica lista governativa, venne introdotta la pena di morte e istituito il Tribunale per la difesa dello stato, incaricato di reprimere ogni forma di dissenso.
Ciò provocò l’emigrazione di molti oppositori, altri furono condannati a pesanti pene di reclusione per attività antigovernative, la pena di morte fu eseguita in rarissimi casi, per alcuni irredentisti sloveni.
La politica economica fu indirizzata in senso protezionistico, con un rafforzamento della lira (fissata a "quota 90" rispetto alla sterlina) e con la "battaglia del grano", che diffuse forzosamente la coltura dei cereali.

GLI ANNI DEL CONSENSO
Dopo i primi periodi il Fascismo iniziò a guadagnare consensi tra la popolazione, la politica economica svoltò verso il protezionismo, il valore della lira si rafforzò notevolmente ( valore “90” rispetto alla sterlina”), la “battaglia del grano” diffuse la coltura dei cereali.
Grazie ai Patti Lateranensi nel 1929 si chiuse il conflitto tra Stato Italiano e Chiesa Cattolica, da quel momento il Vaticano verrà riconosciuto come indipendente e il cattolicesimo sarà dichiarato religione ufficiale, nell’intero Paese questa iniziativa ebbe un successo incredibile, ora il regime contava anche l’appoggio del clero e della Santa Sede.
Gli effetti della grande depressione arrivarono in Italia solo l’anno successivo, il governo ricorse all’autarchia e a decise misure di difesa, fu varato un piano di opere pubbliche e di risanamento dell’agricoltura (bonifica dell’agro Pontino, ammodernamento delle città) ma la vera novità fu rappresentata dalla nascita dell’IRI (1933), finanziato dallo stato per salvare banche e industrie importanti, che divennero di proprietà pubblica, tra il 1934 e il 1936 il sistema bancario finì sotto il completo controllo della banca d’Italia.
Le relazioni sindacali furono regolate ricorrendo alle corporazioni, nate nel 1933 e associate a diverse figure della produzione.
Le relazioni sindacali furono regolate col ricorso al corporativismo. Alle corporazioni, create nel 1933, erano obbligatoriamente associate le diverse figure della produzione. In quegli anni il fascismo diede organicità, carattere pubblico e dimensioni di massa all'assistenza sociale con una serie di misure: sistema pensionistico, settimana ufficiale di quaranta ore, sabato semifestivo, ferie, dopolavoro ricreativi, assistenza alla maternità e all'infanzia, promozione dell'associazionismo culturale e sportivo nelle fabbriche e nelle scuole.
Culturalmente tentò di portare ideali nazionalisti e bellicisti, i giovani venivano addestrati all’esercizio fisico e all’obbedienza attraverso numerose parate militari e manifestazioni sportive.
Entrò in gioco la censura che impediva a stampa, cinema e radio di trasmettere notizie che potessero danneggiare l’immagine del fascismo.
Riguardo la politica estera, Mussolini non aveva portato nessun cambiamento degno di nota, l’Italia era ancora rimasta agli accordi di Versailles del 1919 e alle alleanze della grande guerra ma grandi cambiamenti erano in vista: l’ideologia nazionalista, la politica demografica e la massiccia produzione industriale nel settore bellico avrebbero presto portato ad una svolta.
Una svolta che si verificò nel 1935 con la guerra d’Etiopia e la proclamazione dell’impero di Vittorio Emanuele III, questo passo portò il Fascismo al massimo della sua popolarità nei confini nazionali ma isolò politicamente l’Italia che si legò allora alla Germania nazista.
Nel 1936 l’Italia e Germania intervengono nella guerra civile spagnola al fianco dei soldati ribelli guidati da Franco e in seguito avallò le annessioni tedesche dell’Austria e della Cecoslovacchia rendendosi partecipe di eventi che portarono alla seconda guerra mondiale , nel 1937 aderì al patto Anticominern siglato con Germania e Giappone.
Nel 1938 il fascismo, a imitazione del nazismo, emanò le leggi "per la difesa della razza" con le quali gli ebrei italiani venivano ridotti al rango di cittadini di serie B.

SECONDA GUERRA MONDIALE E FINE DEL FASCISMO
L'Italia entrò in guerra del tutto impreparata e con l'illusione che il conflitto avesse breve durata. Prima attaccò la Francia già messa in ginocchio dalla Germania il 10 giugno 1940, poi il 28 ottobre aggredì la Grecia (vedi Campagna di Grecia), ampliando così il teatro di guerra a tutto il Mediterraneo. Dopo gli entusiasmi iniziali, gli italiani conobbero e subirono privazioni e sconfitte su ogni fronte.
Il 10 luglio 1943 gli anglo-americani sbarcarono in Sicilia e il 25 dello stesso mese Destituì Mussolini e lo fece arrestare, il regime crollò e l’8 settembre il nuovo governo del generale Badoglio firmò l’armistizio con gli anglo-americani.
Il Paese precipita nella tragedia di una duplice occupazione e di un conflitto civile.

 

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