Situata nel 2250, è la storia di Rain, la nuova cacciatrice, protetta
e guidata da Angel, perché Rain non è solo una semplice ammazzavampiri…
Scritta da: Ducks
Tradotta da: Claddagh Lovers
Spoilers: un bel niente (giusto qualcosa, più il là, su IWRY)
Pairing: Rain/Angel, che quindi è, in un certo senso, Buffy/Angel (capirete
leggendo)
Rating: AU, pg 13 (giusto per qualche parolaccia), Angel e Rain POV, Romance
Disclaimer: il mio nome non è Joss Whedon, infatti, se lo fosse, non
avrei MAI fatto “innamorare” Angel di… ewww… Cordelia!
Note: La fan fiction non è mia, io ho semplicemente trovato questa meravigliosa
storia ed ho deciso di tradurla dall’inglese… spero di averle reso
giustizia…
La storia di Rain
Era una notte come tante altre… avete mai pensato a quante storie banali
iniziano così? Beh, forse la mia storia è banale… risaputa…
usate la parola che preferite. Ma è vera, ed ha cambiato tutta la mia
vita…
Era una notte come tante altre… Io e le mie amiche eravamo a El Fresco,
il nostro pub retro preferito nel centro, a festeggiare la fine di un altro
anno scolastico. Avevo 21 anni, ero quasi laureata, pronta a…no, impaziente…
di prendere il controllo del mondo. Avevamo già ballato per tutta la
notte, e flirtato a casaccio… erano le 2 di mattino. Ora di andare a casa.
Aspettavamo sotto la tenda da riparo fuori del club, mentre il buttafuori stava
chiamando un taxi per noi. Ho lasciato che i miei occhi vagassero sulla folla,
salutando la gente che conoscevo, notando i vestiti, la scena… e poi ho
visto lui. Proprio oltre la folla. Ero sicurissima di non conoscerlo., ma il
suo volto era così familiare, quasi non ero sorpresa che lui stesse guardando
me.
“Oh mio Dio, Rain! Quel *figo* ti sta squadrando!”
I nostri occhi si incontrarono, e io congelai all’istante, e il tempo
sembrava essersi fermato. Era una scena tipica dei film romantici che si vedono…
non stava esattamente sorridendo, ma sembrava quasi che lo stesse facendo…
aveva un aspetto che non riuscivo a identificare, ma la parola “bello”
continuava a venirmi in mente. I suoi occhi erano scuri e profondi, la sua pelle
pallida e morbida. Indossava jeans neri e un cappotto di velluto. Era fermo
lì, separato dagli altri, ma controllava tutto lo spazio, attorno a lui
luci e ombre. Sentivo come di star guardando il mio più caro amico per
la prima volta dopo tanto tempo… E poi non c’era più. Fissavo
il punto in cui era sparito e gli strilli e lei risate dei miei amici sembravano
distanti di chilometri e ignorai i loro strattoni e le loro domande. “Chi
era *quello*?” alla fine arrivò alle mie orecchie. Mossi la testa
per tornare in me stessa. Cercai di scrollare le spalle come niente fosse. “Non
lo so” dissi. Ed era vero. Poi arrivò il taxi a portarci via.
Due settimane dopo, stavo uscendo dalla libreria più no meno alle 2
di mattina. Era troppo tardi per un bus, e non solo un semplice taxi si sarebbe
fermato per una piccola e bionda ragazza sola all’angolo di una strada.
Era un breve tragitto per il mio appartamento, ma lo maledissi ugualmente. A
dire la verità, i guidatori mi ignorarono. Improvvisamente un fischio
stridente giunse da dietro di me, alla sinistra. Un taxi si fermò immediatamente
e io mi girai per vedere chi fosse il mio salvatore. Era lui. Potevo appena
vederlo nell’ombra, ma abbastanza da sapere che era lui… *Questa*
volta stava sorridendo…
“Grazie” dissi. Era bellissimo. Mi fece un piccolo inchino, disse
“prego”, si girò e se ne andò. Entrai automaticamente
nel taxi, lottando contro me stessa per non seguirlo.
Passarono i mesi, passò l’estate, la mia vita continuò, ma mi sentivo in qualche modo diversa… sveglia. Pensai spesso all’Uomo Misterioso, e mi ritrovai a cercarlo dappertutto nell’ombra… ma non lo vidi mai. Come spesso fanno le ragazze giovani, mi dimenticai di lui, più o meno. E in ogni modo avevo altre cose per la testa. I e il mio ragazzo, Jerry, ci eravamo lasciati… ok, l’avevo lasciato io e lui mi seguiva costantemente, mi chiamava, mi incontrava in strani posti, senza essere invitato. Credo di poter dire che mi stava pedinando. Una notte, mi trovò all’uscita di un club, e sapevo che quella volta non si sarebbe arreso. Avrebbe ottenuto ciò che voleva, non importava in che modo. Roteai gli occhi per nascondere la mia crescente paura. “E’ finita, Jerry… ti prego!”. Mi interruppe “Chi credi di essere, stupida puttanella? Ti ho dato tutto, e tu mi molli così?” “Jerry, fattela passare” scattai io. Improvvisamente mi prese per le spalle e mi sbattè contro il muro. Ero spaventata dallo sguardo furente che cresceva nei suoi occhi. Lo spinsi. Lui mi spinse a sua volta. “Cazzo, levati, Jerry!” gli strillai, sentendomi pompare l’adrenalina. Mi schiaffeggiò, forte, e strinse le mie spalle abbastanza da farmi gridare. “Sto per farti provare un po’ del dolore che tu hai fatto provare a me!” ringhiò. “Io non la penso così”. Una voce giunse dall’ombra, e un forte pugno separò Jerry da me colpendolo in faccia. Cadde come una pietra senza rumore. Guardai il mio ex ragazzo, un uomo piuttosto muscoloso, crollato al suolo come un mucchio di panni sporchi ai miei piedi. “Oh mio Dio! E’ morto?”. L’Uomo Misterioso uscì dal buio (come aveva fatto?) per trovarsi di fronte a me, guardando Jerry. Credo proprio di aver spalancato la bocca e probabilmente anche ansato rumorosamente. “Starà bene” disse l’Uomo Misterioso “Ma non sarà molto felice quando si risveglierà. Mi permetti di accompagnarti a casa?” Alzò lo sguardo e i nostri occhi si incontrarono nuovamente, e nuovamente ebbi l’impressione di essere in un tunnel, e non c’era niente all’infuori di noi due…e nuovamente ebbi l’impressione di conoscere quell’uomo meglio di chiunque altro nel mondo. Avrei potuto seguirlo dappertutto e sarei stata sempre al sicuro al suo fianco. “Ok” dissi senza esitazioni. Iniziammo ad avviarci verso casa, in silenzio. Volavano letteralmente scintille nell’aria attorno a noi. Non potevo evitare di guardarlo, cercando con tutta la mia forza di ricordare quel volto. Sembrava avesse circa 25 anni, ma qualcosa nella sua calma lo faceva sembrare più vecchio di secoli. Era strano, anche la sua andatura mi sembrava familiare, come anche il suo abbigliamento, o il modo in cui agitava le sue dita, il particolare taglio di capelli…e l’anello che indossava… un cuore incoronato tenuto da due mani… mi faceva ricordare qualcosa che non identificai, ma che mi sconvolse dal profondo. Mi guardava di lato, evitando un contatto visivo con me. “Mi stavi seguendo” suggerii io. Non era l’accusa che probabilmente avrebbe dovuto essere. Mi ritrovai a ricordare una conversazione fatta con la mia amica Jasmine sui pedinatori, e su quanto era ipocrita che se un ragazzo carino ti segue, è incredibilmente romantico, ma se lo fa uno brutto era solo un inseguitore fastidioso. Camminando con questo estraneo familiare, cominciai a capire la differenza. L’Uomo Misterioso finalmente incontrò il mio sguardo, ma non disse nulla. “Come posso sapere se con te sono più al sicuro che con Jerry?” continuai. Si fermò e mi fissò per un momento, ovviamente ferito. “Suppongo che tu non lo sappia” disse “Ma lo sei. Hai la mia parola”. In qualche modo sapevo, nell’anima, che ciò era sufficiente. Riprendemmo a camminare in silenzio, e fummo presto di fronte alla mia porta. Mi fermai. Cosa avrei dovuto dire? Mi sentii come sotto pressione, dovevo fare qualcosa per fermare quell’uomo prima che se ne fosse andato di nuovo. Ma non riuscivo a pensare a niente di importante, carino o almeno un po’ intelligente. “Grazie” fu tutto ciò che mi venne in mente “di nuovo”. Alzò nuovamente gli occhi e fece un bellissimo sorriso. “Prego. Di nuovo”. Si girò per andarsene. “Hey, aspetta!” lo chiamai “Puoi almeno dirmi il tuo nome?” L’Uomo Misterioso si girò e mi guardò per un lungo momento con i suoi occhi intensi, come se fosse sorpreso della mia domanda. “Angel” disse, e scomparì di nuovo tra le tenebre. Huh. In qualche modo, aveva senso.
La storia di Angel
Era un giovedì. Sentii bussare alla porta alle 10 di mattina. L’orario
sarebbe stato ineducato se stessi dormendo, ma non riuscivo a dormire da mesi,
quindi me ne stavo seduto sul mio divano, ingannando il tempo leggendo. Il secondo
colpo era più forte. Più forte in modo notevole. In modo sovrannaturale.
Sembrava che la porta fosse a sei pollici da me piuttosto che a venti piedi.
Infastidito, mi alzai per aprire. Era il Cantastorie, il che mi rese immediatamente
nervoso. Le sue apparizioni erano sempre un presagio su qualcosa di serio che
stava per accadere.
“Hey, Angel” disse in quel suo accento di Brooklyn.
“Hey” dissi io.
“E’ da molto che non ci vediamo! Quanti anni, 200?”
“Più o meno…”
“Già. Dimmi, posso offrirti un drink?” indicò la porta
alle sue spalle.
“Sono le dieci di mattina” dissi, realizzando però che lo
sapeva già.
Ghignò. “Oops… Ah, già… pelle sensibile…”.
Io non ero divertito. Dubitavo che fosse terribilmente semplice per il Cantastorie
andarsene in giro di mattina, comunque. E’ meno probabile che i demoni
diventino polvere, ma erano comunque creature della notte e stare troppo a lungo
sotto il sole era estremamente scomodo. Doveva esserci sotto qualcosa di grosso…
“Cosa vuoi?” decisi di andare subito al sodo.
“Ho una sorpresa per te. Posso entrare?” Gli feci strada. Che altro
potevo fare? Il piccolo demone attraversò la cucina e prese il whisky
dal mobiletto.
“Da quando ti sei dato all’alcool?” chiese, puntando contro
di me la bottiglia.
“Non sono affari tuoi”. In realtà bevevo raramente. “Cantastorie,
perché sei qui? Credo di indovinare dicendo che non sei in vacanza”.
Annuì, inghiottendo un altro sorso e facendo un rumore di soddisfazione
guardando il bicchiere vuoto.
“In realtà sono in vacanza” mi corresse “Ma…
ho pensato che avrei dovuto farti sapere che sta per essere chiamata nei prossimi
mesi una nuova prescelta. L’ho saputo da una fonte sicura…”
Non gli ho lasciato continuare. “Non sono interessato nelle cacciatrici.
Ho raggiunto la mia quota”.
“Oh, questa vorrai vederla…” ridacchiò. “E perché
mai?”. Volevo toglierli il sorrisetto da quella faccia da topo. Forse,
tecnicamente, gli dovevo la vita. Forse, tecnicamente, gli dovevo essere grato
per avermi fatto conoscere l’unico amore della mia vita… ma, tecnicamente,
gli dovevo qualcosa di più spiacevole per avermi spedito all’Inferno,
e per aver passato gli ultimi due secoli in un dolore doppio di quello che avrei
provato rimanendo solo…
“Vedrai” disse “Aspetta di vedere. Fatti trovare all’uscita
di El Fresco domani sera all’orario di chiusura”.
Quando il Cantastorie andò via, ero più che turbato. Cosa avrebbe
potuto offrirmi un’altra cacciatrice se non altro dolore e probabilmente
morte? Ma non avevo nient’altro da fare la notte seguente e, consumato
dalla curiosità, mi diressi verso il club trendy sulla 23^ strada. Decisi
che la cosa migliore era nascondersi nell’ombra e proteggerla senza diventare
intimi, ma rimanendo nella visuale periferica di ognuno. Un vampiro impara molti
trucchi nei secoli.
Arrivai alle due di mattina, chiedendomi a che gioco stesse giocando il Cantastorie.
Una nuova cacciatrice? Non avevo visto una cacciatrice da 200 anni, dal giorno
in cui morì Buffy, una donna anziana, tra le mie braccia…
Non volevo aver niente a che fare con nessuna cacciatrice… non di nuovo.
Ricordai i 50 anni che io e Buffy passammo insieme, e sentii le lacrime bruciarmi
gli occhi… due secoli dalla sua morte, mi mancava ancora… la sognavo
ancora. Parlavo ancora col suo fantasma come un uomo anziano…
E poi la vidi. La nuova cacciatrice che il Cantastorie voleva vedessi. Era la
donna più bella che avessi mai visto, con lunghi capelli dorati, occhi
grandi, la carnagione chiara. Il suo sorriso illuminava l’aria attorno
a lei, mentre chiacchierava con le ragazze che la circondavano, tutte vestite
come nel 21^ secolo, la nuova mania retro. Era piccola, a malapena di media
altezza con le sue scarpe zeppate. Sembrava un po’ grande per essere chiamata,
almeno venti anni, ma sapevo che in quei giorni oscuri, il Consiglio faceva
ciò che poteva. Ero stupito, inchiodato… so che devo aver lasciato
che l’attrattiva scivolasse perché mi stava guardando anche lei…
Era Buffy.
Sapevo che non poteva essere, o almeno lo sapeva la parte razionale del mio
cervello… ma la mia anima gridò, il mio cuore, a lungo latente,
batté alla sua vista. Tutto ciò che volevo fare era attraversare
la folla, prenderla tra le mie braccia e baciarla con la forza di due secoli
di solitudine. Ma mi trattenni. Doveva essere qualche discendente di Buffy…
Non avevamo avuto bambini, ovvio, ma sapevo che aveva un’altra famiglia.
La mia mente si affannava a trovare una spiegazione per l’apparenza, senza
risultati. Lei era Buffy, senza dubbi. Anche le sue amiche mi notarono, e mi
indicarono a lei. Ma lei aveva già visto. E potevo dire dal suo sguardo,
un po’ shockato e un po’ no, che una parte di lei mi aveva riconosciuto,
e ricordava il nostro periodo insieme. Alla fine mi ricomposi e mi nascosi nell’ombra…
lei aveva ancora lo sguardo fisso, e mi chiesi se forse lei poteva vedermi.
Poi arrivò un taxi e andò via. Iniziai a seguirla regolarmente,
come avevo fatto con la sua antenata 250 anni prima. Il Cantastorie mi disse
che era Buffy reincarnata. Anche se non sapeva esattamente come e quando, sapeva
che al momento non c’era una cacciatrice e questa ragazza (il cui nome,
scoprii, era Rain Summers) era connessa con la più grande cacciatrice
della storia per sangue, e che poteva essere chiamata in un qualunque giorno.
Dire che ero intrappolato in un vortice di sentimenti confusi è decisamente
poco.
La osservavo, sempre nascosto. La osservai cercarmi, e desiderai rivelarmi.
Una volta lo feci, quando sapevo che era seguita dalle forze del male, che si
affannavano a cercare di uccidere la prossima cacciatrice alla prima opportunità.
Una notte lei offrì l’occasione perfetta, lasciando la libreria
dell’università nel bel mezzo della notte e senza un mezzo di trasporto
sicuro. Mi scoprii giusto il tempo di chiamarle un taxi, lei mi ringraziò
e sparì nella notte.
Mi confrontai con il Cantastorie, lo pregai di dirmi perché mi aveva
fatto questo, perché far riemergere un dolore quasi svanito mostrandomi
un fantasma in una situazione a cui sapeva non avrei resistito.
“Lei ha bisogno di te” disse semplicemente “e tu è
sicuro come la morte che hai bisogno di lei”. Era una risposta accettabile,
e vera, per ciò che riguardava me. Non sapevo ciò che poteva uscirne
di buono e a malapena mi interessava. Che preziosa opportunità dividere
una seconda vita con l’unico vero amore… anche se solo nell’ombra…
Alla fine smise di cercarmi, il che mi rese più facile il nascondermi,
ma molto più doloroso per me. La vedevo vivere la sua vita, innamorarsi
e disinnamorarsi.
Iniziai a chiedermi se doveva essere chiamata o no, visto che erano passati
così tanti mesi. Ma le forze che si opponevano a lei erano costantemente
vigili. Ho passato più tempo a tenere lontano il male da questa ragazza
che da Buffy. Ma Rain non lo seppe mai. Combattevo per lei, volendo che lei
si godesse la pace, l’ignoranza, il più possibile, prima che le
fosse rubato il tempo per sempre. Che battaglia accadde il giorno in cui ci
incontrammo… avevo perso le sue tracce mentre un demone la inseguiva,
cercando di guadagnare prestigio uccidendo la prossima cacciatrice prima che
lei venisse chiamata. Quando la trovai era in un pericolo più grande
a causa di un ragazzo con cui era uscita per qualche mese (Jerry, credo fosse
il suo nome). Aveva sbattuto Rain contro il muro e la minacciava con violenza.
Sapevo che erano vere minacce, perché potevo sentire l’odore della
sua rabbia. E anche il terrore di Rain. Non mi ci è voluto molto a mettere
ko il ragazzino. Chiese se era morto prima di vedere chi fosse il suo salvatore.
Una donna di compassione, perfino con chi non la meritava, proprio come la sua
antenata. Quando si girò verso di me, vidi il suo viso illuminarsi per
ciò che pensavo fosse una piacevole sorpresa che divenne un vago riconoscimento.
Era la sua anima che ricordava la mia? La rassicurai dicendo che stava bene
e insistetti per accompagnarla a casa. Sembrava che il male raccogliersi intorno
a lei come una nuvola, e sapevo che non avrebbe avuto neanche un solo momento
di tranquillità in tutta la sua vita.
Mentre camminavamo scoprii che era troppo doloroso per me guardarla… il
modo in cui si muoveva, la sua ininterrotta considerazione di me… e io
non potevo far altro che rubare fugaci sguardi, riconoscendo il dolce rossore
della sua pelle, e il brillante verde dei suoi occhi. Commentò che sapeva
che l’avevo inseguita. La sua voce mi diceva che si fidava di me, per
qualche ragione, nel profondo, per istinto. Ma la sua prudenza da cittadina
continuava a dirle che stava sbagliando.
“Come posso sapere se sono più al sicuro con te che con Jerry?”
chiese lei. La domanda mi ferì, facendomi abbassare la guardia per un
momento. Come poteva non sapere? Ma la rassicurai ugualmente, e lei sembrò
soddisfatta. La passeggiata giunse poi al termine. Rain mi ringraziò
educatamente. Le risposi “prego” e inizia ad allontanarmi prima
che fosse detto qualcos’altro che mi ferisse. Il mio cuore era ferito.
Lei si avvicinò a me di nuovo mentre andavo via.
“Puoi almeno dirmi il tuo nome?” chiese con un tono quasi implorante.
La guardai per un lungo istante, accarezzando il suo viso, così familiare,
nella mia mente, ricordando il sapore di quelle labbra estranee, e il dolce
profumo del suo respiro… era come presentarmi al mio migliore amico.
“Angel” dissi. Vidi qualcosa attraversare i sui occhi e poi me ne
andai.
Era iniziato.
Destiny
Destino. E’ davvero una semplice parola, composta da sette
semplici lettere… una di quelle parole che viene pronunciata così
tante volte che alla fine perde il significato originario. Credo sia stato anche
il nome di una macchina, una volta. La maggior parte della gente non pensa molto
al proprio destino. Lo credono come una nozione all’antica e romantica,
lasciata da qualche romanzo o poesia.
Io *so* che non stavo pensando al destino quando il mio mi ha trovata. Era proprio
prima di primavera. Lo ricordo perché il cielo era così limpido
e blu quel febbraio, era come se l’atmosfera si fosse bruciata e avesse
lasciato solo il piacevole caldo del sole ancora lontano. Certo, mi accorgo
che il cielo perfettamente blu era l’atmosfera, ma sapete cosa voglio
dire.
La mia vita fino a quel punto era stata molto ordinaria. Aveva ritmi normali,
come milioni di altre persone nel mondo, con i flussi e i riflussi di cambiamenti
della vita di ogni donna. Ero stata una bambina felice, un’adolescente
felice, una giovane donna felice… Avevo una straordinaria famiglia, anche
se distante. Avevo un gruppo di amici che mi piaceva sul serio, una vita sociale
molto attiva, un guardaroba da urlo e una laurea nuova di zecca in psicologia.
La vita era facile e agevole, limpida e piena di promesse, proprio come il cielo
di quella nuova primavera. Aver incontrato Angel l’anno precedente non
l’aveva cambiata. O forse sì, non sono sicura di ricordare precisamente,
ormai. Sembra come se, per un po’, lui fosse stato solo ai margini della
mia mente, fuori dai ritmi della mia esistenza. Ma mi andava bene così.
Lui era l’Uomo Misterioso, alto, scuro e meraviglioso, che appariva sempre
nei momenti del bisogno. La prima volta che lo vidi, mi aveva incantata. Non
solo per la sua bellezza fisica (beh, anche) ma per il fatto che mi sembrava
confortevole, e familiare, come se lo conoscessi da tutta la vita. E questo
è stato prima che mi dicesse il suo nome. E quello fu il momento in cui
il cielo iniziò a succhiare via la mia vita, sostituendola con quella
a metà fra favola e incubo che adesso vivo. A quel tempo non sapevo nulla
di destino, o di sacro dovere, o di tutta quella roba su Anam Cara. Quello venne
dopo. Tutto ciò che sapevo era che questo tizio alto, bello, forte, brillante
e gentile mi guardava le spalle. Chi ero io per lamentarmi? Tutto ciò
che doveva fare era dire quelle parole: “Sono Angel” ed ero cotta.
Cotta di brutto. Era stato semplice, proprio come il resto della mia vita fin
lì. Niente pianti o melodrammi… Il fatto che non sapessi niente
di lui (cosa faceva, di dove era, o anche il suo cognome) non mi interessava
per niente. Semplicemente volevo lui, come se fosse la cosa più naturale
al mondo. Una volta conosciuto il suo nome, dopo quella notte in cui mi accompagnò
a casa, iniziai a vederlo dappertutto: in palestra, ai club, al museo dove lavoravo
part-time… fu la sua grande conoscenza in arte che ci fece diventare amici.
Ci fermavamo a bere un caffè e a parlare, ed Angel mi accompagnava a
casa. Non c’è voluto molto perché lui si fermasse a guardare
da me la TV, o ad accompagnarmi alle gallerie, o ai concerti, in quelle occasioni
in cui non avevo un ragazzo con cui andarci… o quando non lo volevo.
Angel era il mio migliore amico. Mi aiutava con le buste della spesa, e a portare
fuori la spazzatura. Una volta mi ha perfino aggiustato la macchina, e tutte
quelle piccole cose che costantemente devono essere fatte in un appartamento.
Era l’uomo che ogni donna single vorrebbe vicino. Ok, era un po’
strano. Leggeva Moliére e seguiva il football. Poteva parlare un minuto
di Degas, e in quello successivo dei film d’horror adoloscenziali del
ventesimo secolo. Era sempre gentile, ma l’ho anche visto fare volare
il mio ex-ragazzo con un unico pugno. Era praticamente un maestro Zen nella
sua calma imperturbabile, eppure aveva una spaventosa conoscenza di guerra e
armi. Gli piaceva l’opera… gli piaceva la musica jazz… quella
rock… quella country…
Ero pazza di lui. Voglio dire, fuori controllo, tipo salti per aria, perdutamente
innamorata di lui. Tutto di lui mi attraeva, inclusi i segreti. Non credo di
non essere mai stata chiara riguardo ai miei sentimenti per lui. Eppure non
glielo avevo mai detto, doveva essere ovvio il modo in cui mi sentivo. Ma lui
era un perfetto gentiluomo. Non aveva mai provato ad allungare un dito su di
me. Nonostante le nostre nottate insieme e le intime conversazioni, non mi aveva
mai toccata. Nemmeno una volta. Né in modo sessuale, né in qualunque
altro modo: niente abbracci, niente baci amichevoli sulla guancia. Diavolo,
non credo che lui sia mai stato più vicino a me di un paio di piedi,
anche quando mi insegnava a combattere.
Fino a quel febbraio avevo iniziato a credere di avere perso colpi. O questo,
o Angel, il mio bello, sexy, incredibile oscuro Angel, non mi voleva perché
era gay quanto George Michael. Chi volevo prendere in giro? Sapevo che Angel
non era gay, non importa quanto ho provato a convincere me stessa. L’ho
beccato a guardarmi con la coda dell’occhio quando pensava non stessi
facendo attenzione. Sapevo che mi guardava, anche quando si nascondeva. Potevo
vedere negli occhi che mi apprezzava quando mi vestivo, o cambiavo l’acconciatura,
o provavo un nuovo lipstick. Lo sapevo che gli piacevo. Ma non riuscivo a capire
perché non mi voleva. Io ero praticamente consumata di desiderio per
lui, per tutto il tempo. Ma Angel mi trattava sempre con cortesia e rispetto,
come un migliore amico o una sorella minore. Perciò, essendo la ragazza
moderna che sono, una volta glielo chiesi. Avevamo appena mangiato abbastanza
cibo messicano da sfamare tutta l’America Centrale, e guardavamo vecchi
western e mandavamo giù sorsi di tequila. Perfino i sorsi di Angel erano
perfetti… il modo in cui sollevava la bottiglia, in cui il drink andava
giù per la gola, e quello in cui si leccava le labbra…Tutte le
mosse di Angel sembravano calcolate. Era sorprendente. Ho detto che ero ubriaca
quando l’ho affrontato? Avrei dovuto, perché è importante.
Mi sedetti sul divano, a guardarlo mentre lui guardava la tv. Dopo un po’,
si accorse che lo stavo fissando, e portò quegli occhi scuri su di me,
facendomi sentire come se avesse perforato la mia anima. “Cosa c’è?”
mi chiese, notando la mia espressione da idiota. “Tu mi trovi attraente?”
gli chiesi. Angel balzò un po’, ma la sua postura tornò
immediatamente al normale. “Cosa vuoi dire?” mi chiese. Gli lanciai
un’occhiata. “Lo sai cosa voglio dire. Tu, uomo, io, donna…”.
Smise di cercare di evitarmi, sapendo che non avrei rinunciato finché
non avrei ottenuto una risposta. “Certo che penso che tu sia attraente”
disse. Tornando alla tv e mantenendo il suo tono neutrale, aggiunse “Sei
la persona più bella che io abbia mai visto”.
Ok, questo non me l’aspettavo affatto. La sua risposta mi fece solo confondere
ulteriormente. Mi avvicinai a lui. Mi piaceva stare vicino a Angel. Sono una
donna piuttosto piccola, e lui sembra quasi un gigante a mio confronto. Un’altra
strana attrazione: il fatto che probabilmente mi avrebbe potuto schiacciare
senza problemi, eppure non lo faceva. Era una cosa decisamente eccitante.
Angel tornò a guardarmi ancora, fissando con cauto interesse mentre io
mi avvicinavo e lo guardavo negli occhi. “Ti piaccio, Angel?” gli
chiesi. La sua espressione rimase impassibile, ma potevo vedere qualcosa bruciare
nei suoi profondi occhi marroni…
“Certo” rispose, come se avrebbe dovuto essere scontato. Mi avvicinai
ancora, e lo vidi leccarsi inconsciamente le labbra (di solito un segno sicuro
che una donna sta per baciare o per essere baciata). Più mi avvicinavo,
più lui si allontanava. Ubriaca com’ero, e incoraggiata dal fatto
che pensasse io fossi bella, aumentai la pressione. Dovevo assaggiare quelle
labbra! Angel mi guardò per un momento in shock, poi si alzò improvvisamente.
“Devo andare” disse, e prese il cappotto dalla finestra vicina alla
porta. Mi alzai in piedi e cercai di aumentare la mia statura stando sulle punte.
Certo, lui era sempre molto più alto di me e più pesante di me
almeno il doppio, quindi non credo che lo stessi intimidendo quanto avrei voluto.
In modo lento e disinvolto non aveva funzionato, quindi, piano B: Pura Aggressione.
Presi Angel e lo feci abbassare, sigillando le mie labbra sulle sue. Era un
bacio semplice, come altri mille che avevo dato e ricevuto, ma mi scosse dalle
fondamenta. Senza toccarmi, Angel si allontanò da me. Il modo in cui
mi guardò… come io fossi una creatura selvaggia che stava cercando
di sbranarlo, e lui voleva che io lo facessi… Seppi di sicuro, in quel
secondo, che lui mi voleva. Ma c’era un margine di dolore e paura nelle
sue forme di solito fredde.
“Mi dispiace, Rain” disse dolcemente “Sei la mia amica, non
voglio soffrirti, ma noi non possiamo… frequentarci… in quel modo”.
“Perché noi? Hai già una ragazza?” gli chiesi.
Chiuse appena gli occhi, poi mi guardò di nuovo “No” disse.
“Sei gay?”. Aggrottò le sopracciglia “No”. “Allora
chiedo di nuovo: perché no?”. Angel mi guardò come se stesse
ricordando qualcosa di tanto tempo fa. Mi chiesi cos’era. Forse una vecchia
storia finita male? Potevo sentire il suo dolore provenire ad ondate, non importava
quanto lui cercasse di nasconderlo.
“Per favore, credimi quando ti dico che non è una buona idea”.
Sbattei le palpebre, ferita e imbarazzata, e infastidita dal modo in cui la
stanza cominciava a girare.
“Rain, ci sono un sacco di cose che non sai di me. Sul mio passato. MI
piace la nostra amicizia così com’è. Non credere che è
per te… io credo davvero che tu sia molto attraente. Ho pensato di…”
sbatté le palpebre, riconsiderando ciò che stava dicendo “Non
insistere Rain. Se mi vuoi bene, ti chiedo di non insistere”.
“Mi è venuta la nausea” dissi, e scappai nel bagno, dove
vomitai anche il fegato. Angel mi seguì e mi tenne i lunghi capelli.
Romantico, vero? Uno dei momenti più gloriosi della mia vita. Ma a lui
sembrava non desse fastidio. Gentilmente mi portò a letto, togliendomi
i calzini e i jeans come un vero gentiluomo, senza guardare. Mi rimboccò
le coperte e mi costrinse a prendere un’aspirina. Mi sdraiai e lo guardai,
sperando che smettesse di girare così avrei potuto dirgli quel che dovevo.
“Credo di amarti” gli dissi. Angel sorrise. Quel piccolo e obliquo
sorriso che vedo così raramente, ma non disse niente. Mi girai verso
il bidone della spazzatura e emisi un conato di vomito, mentre Angel mi accarezzava
dolcemente la schiena. Mi appoggiai poi sui cuscini, e lui si sedette sulla
sedia vicina. “Credo di stare morendo…”. Lui ridacchiò.
“Non stai morendo, ma domani desidererai di farlo”.
“Io non capisco” mormorai, chiudendo gli occhi. “Tu credi
io sia bella, non sei gay, non hai una ragazza, quindi… perché
non mi ami?”. Non so se mi aspettavo una sua risposta. Ma potrei giurare
di avere sentito dirgli: “Io ti amo… ti ho sempre amato”.
Passarono due settimane. Angel non menzionò mai l’incidente del
tequila, e io nemmeno. Tornammo alla vita normale, ma improvvisamente passammo
più tempo ad allenarci. Mi diceva che era preoccupato per la mia sicurezza.
Diceva che lo faceva sentire meglio che io potessi davvero proteggermi durante
uno scontro, se dovevo. Mi insegnò vari tipo di combattimento con le
spade (ovviamente la sua specialità preferita), arti marziali, e perfino
meditazione e esercizi di concentrazione. Mi sentivo come Luke Skywalker, o
La Femme Nikita, ed Angel era il mio Obi-Wan (anche se uno, indubbiamente, molto
più attraente…). Era una cosa forte. Io, una donna piccola e bassa,
che imparavo a spaccare culi più grossi del mio. Ovviamente, qualsiasi
scusa per stare più vicina ad Angel a me andava bene. Sembrava un po’
meno a disagio a toccarmi, ma solo quando era necessario per aggiustare la postura,
o il modo in cui tenevo l’arma. Ancora niente per scopi personali. Era
piuttosto strano. Angel mi diceva che avevo uno speciale dono per il combattimento,
e pensava che avrei dovuto svilupparlo. Quando diceva roba del genere lo guardavo
male. Ora che gli avevo confidato i miei sentimenti, le sue crescenti insistenze
di insegnarmi a combattere mi facevano confondere. Ma dato che mi piaceva la
sua vicinanza, tenni la bocca chiusa. Dandogli tempo, ero sicura che mi avrebbe
accettato. Ma ero una ragazza giovane, e ancora piena di quelle fantasie romantiche
così, quando Collin Roarke, il figlio del padrone del museo, mi chiese
di uscire a San Valentino, accettai. Voglio dire, una ragazza ha bisogno di
fiori e cioccolatini, giusto? E dubitavo che Angel-san mi avrebbe chiesto di
uscire. E poi, non c’è niente come un po’ di gelosia per
dare ad un ragazzo riluttante una mossa! Se allora avessi saputo tutto ciò
che so ora su Angel, non avrei fatto questi giochetti con lui.
Erano le 7 di venerdì sera quando il mio campanello suonò. Collin
sarebbe venuto solo alle 8, perciò non ero ancora vestita quando corsi
per aprire la porta.
“Angel, ciao” dissi, lasciandolo entrare.
“Ciao” disse, tormentando il piccolo pacchetto che aveva in mano.
Guardai l’oggettino in questione: Certamente non fiori. E se era una scatola
di cioccolatini, allora doveva aver pensato che avevo bisogno di una dieta.
“Vieni di sopra” dissi “devo finire di vestirmi”. Entrammo
nella mia camera, e lui rimase sull’uscio, ovviamente a disagio. Sorrisi
per la sua timidezza. “Giuro che non ti salto addosso” dissi. Mi
sorrise “se lo prometti…”. Guardai di nuovo il dono. “Quello
è per me?”. Angel abbassò lo sguardo per vedere l’oggetto.
Probabilmente aveva dimenticato di averlo portato. Ridacchiò nervosamente
e me lo porse. “Buon San Valentino” disse. Lo presi e allegramente
strappai la carta rossa, rivelando una bella scatolina laccata di nero. “Wow”
dissi “È bellissimo…”. “Aprilo” mi incoraggiò
dolcemente. Lo feci, e quasi persi l’equilibrio. Era una croce d’argento
in stile Celtico. “Oh, Angel, non avresti dovuto. È così..”
“Speravo ti sarebbe piaciuto” disse, e sorrise. “Mi piace.
Grazie” dissi, cercando di trattenere il bisogno di abbracciarlo. “Oh,
anche io ho qualcosa per te!”.
Presi il regalo e glielo porsi, guardandolo mentre attentamente lo scartava.
Lo fissò. Era un’agenda antica che avevo trovato in uno dei miei
negozi preferiti. Era ancora in perfette condizioni, la copertina nemmeno sbiadita.
Angel lesse la mia dedica “Al migliore amico che io abbia mai avuto. Rain”
e mi guardò “Grazie. È adorabile” disse sinceramente.
Sorrisi. “Ho pensato che ti servisse qualcosa in cui scrivere il risultato
delle tue interminabili ore passate a deprimerti” scherzai. Lui ridacchiò.
Guardai l’orologio. “Merda, devo fare in fretta”. Scappai
nel bagno, lasciando Angel seduto al limite del mio letto, che fissava il regalo.
“Stai per uscire?” chiese, cercando ovviamente di buttare la domanda
sul casuale. Risi leggermente. Sissignore, niente come un po’ di gelosia…
“Sì. Conosci la signora Roarke? Suo figlio mi porta fuori a cena”
risposi. Niente da Angel. Sporsi la testa dalla porta del bagno e lo guardai.
Aveva sempre la stessa espressione calma e era seduto esattamente nella stessa
posizione in cui lo avevo lasciato. Mi guardò. “Bene” disse
“dovresti uscire più spesso”. Mi nascosi di nuovo nel bagno
per non mostrare la mia delusione. Volevo davvero che obiettasse, ma avrei dovuto
saperlo. Presi il vestito rosso vino che avevo comprato per l’occasione
e controllai i dettagli, spruzzando un po’ di profumo, e entrai di nuovo
nella mia stanza. “Ta da! Che ne pensi?” Mi fissò con le
sopracciglia aggrottate. “Cosa c’è? Oh… aspetta…
questo vestito mi fa sembrare grassa? Dannazione! Lo sapevo!” Angel mi
fissò dalla testa ai piedi. Il suo sguardo era così intenso, quasi
come una carezza, e io rabbrividii. Scosse un po’ la testa. “No”
sorrise calorosamente “Stai… davvero bene”. “Davvero
bene? Tutta quella poesia, e questo è il meglio che sai fare?”
esitando si avvicinò a me mantenendo sempre la stessa espressione. Finsi
che non mi mancasse il respiro mentre lui si avvicinava. “Ok… che
ne dici di… splendida? Incredibile? Divina? Magnifica? “ disse a
voce bassa, con un sorriso. Potevo sentire la magia… la verità
che mi aveva sempre nascosto, in quelle parole. “Così va meglio…”.
L’avrei attaccato, se non mi fossi spostata. La sua vicinanza stava togliendo
l’ossigeno dall’aria. Allora mi avvicinai alla mia scrivania, presi
la collana che mi aveva regalato e la porsi a lui. “Potresti…”
chiesi, e mi girai di spalla. Potevo sentire il respiro di Angel mentre con
cura agganciava la collana. Mi girai lentamente, per trovarmi col viso vicino
al suo. I suoi occhi erano fissi sulle mie labbra e per un secondo, o forse
due, ero stata certa che mi avrebbe baciata. Ma si allontanò, rompendo
così la magia. “Ti sta bene” osservò, senza disturbarsi
dal nascondere che anche il suo respiro si era fatto affannoso. Incapace di
parlare, toccai il pendente sulla mia gola mentre lo guardavo, e lui guardava
me… ed ebbi di nuovo quella sensazione. Quella sensazione che nel mondo
c’eravamo solo io ed Angel, e che era sempre stato così. Sentii
il calore e l’elettricità scorrere in me. Quella familiare situazione
di sicurezza che provavo sempre nei suoi confronti era diventata più
forte, facendomi sentire come se ci fosse qualcosa che era importante che ricordassi,
ma che non riuscivo a ricordare.
Suonò il campanello, e quel momento fu rovinato. Mi infilai le scarpe
e afferrai la borsetta correndo verso la porta. “Un minuto!” gridai,
quasi rompendomi il collo cercando per tutta la casa il mio foulard. Alla fine
rinunciai e corsi verso la porta, trovandomi davanti Angel, che quasi si beccò
un mio pugno per le lezioni sulla difesa che mi aveva insegnato. “Gesù!
Potresti NON fare così?”
“Scusa. È questo ciò che cercavi?” disse, tenendo
in mano il mio foulard. Cercai di sembrare infastidita, cercai davvero. Ma il
mio cuore che esplodeva nel petto quasi mi soffocò, quindi mi girai verso
di lui, gustando la sensazione delle sue mani sul cotone che attraversava le
mie spalle. “Grazie” dissi girandomi “potresti chiudere a
chiave quando vai via?”. “Certo. Divertiti”. Lo lasciai lì,
per stare in compagnia di uno sconosciuto, desiderando la compagnia di un altro
ragazzo.
Non ho visto Angel per tre giorni, dopo quello. Non rispondeva alle mie chiamate,
non mi venne a visitare, niente. So che erano esattamente tre giorni perché
ognuno era segnato con lamenti e parole di maledizioni sulla mia agenda. Non
credo di averlo mai perdonato per non essere stato con me quando finalmente
il destino mi chiamò. Era un tardo pomeriggio di martedì quando
suonò il mio campanello. Quasi non lo sentii, perché stavo ascoltando
a tutto volume Madame Butterfly. Sentii un ticchettio e immaginai fosse Angel,
perciò abbassai il volume e andai a rispondere alla porta, pensando a
come dire ad Angel la mia ira per non avermi parlato improvvisamente. Non ricordo
cosa scelsi di dire, perché i miei pensieri furono cancellati quando
aprii la porta. Non solo il visitatore non era Angel, ma era l’esatto
opposto: basso, biondo, robusto e con un brutto abbigliamento.
“Um, ascolti” dissi, non aprendo completamente la porta “se
sta cercando di vendermi Bibbie o Vangeli può risparmiarsi il fiato”
“Oh. No. No. Sto cercando la signorina… Summers. Rain Summers”
disse lo straniero con uno spiccato accento inglese.
“Davvero? Beh, non è in casa” dissi, credendo che mi stesse
cercando per qualche pagamento.
“No…io…”
“Ascolti. Se sta vendendo qualcosa, io non la compro. Ho un aspirapolvere,
un set di enciclopedie in cd rom, e…”
“Miss Summers, la prego… ho fatto un lungo viaggio per parlarle
di una questione di estrema importanza. È piuttosto urgente e non riguarda
denaro”.
“Niente offese, Mr…”
“Lowenthal. Roger Lowenthal” disse, porgendomi un biglietto da visita.
Roger Stevenson Lowenthal
Rappresentante del Consiglio degli Osservatori
Inghilterra
Non ero impressionata “Bello, Mr Lowenthal ma per sua informazione, la
maggior parte delle donne non lasciano entrare nella propria casa un estraneo,
non importa quanto sembri gentile. Quindi, potrebbe venire al dunque e dirmi
perché è qui”.
“Miss Summers, io rappresento un’antica società di individui
che sono, da tempi immemori i difensori dell’umanità contro il
male. O piuttosto, alleniamo coloro che lo fanno. Lei è stata Chiamata.
Lei è la Prescelta e io sono qui per iniziare l’allenamento con
lei”.
Lo feci entrare. Voglio dire, perché un assassino o un rapitore si dovrebbe
disturbare a inventare tutta quella storia? E poi, ero curiosa ed ero sicura
di poter sbatterlo fuori a calci in culo senza problemi. Parlò per quasi
un’ora, di demoni, vampiri e di una guerriera scelta dai Powers That Be
per opporsi al male, e come questa era chiamata, e allenata a combattere, e
come la sua vita sia sempre corta e spesso tragica, e del fatto che ce n’era
solo una. Due cose continuavano a venirmi in mente: un film che avevo visto
con Angel, chiamato Highlander, e lo stesso Angel. L’improvvisa sua apparizione
nella mia vita… le sue insistenze a insegnarmi a combattere…
“Allora… lei dice che io sono questa Prescelta…” dissi,
ancora completamente diffidente.
“Sì” disse semplicemente. “Sta scherzando, vero? Io
sarei una specie di Generale nell’esercito delle forze del Bene? Signore,
lei è pazzo. A che gioco sta giocando?”
“Le assicuro, Miss Summers, che non sto giocando. Sono serio” rispose.
Sono sempre stata un po’ empatica (tranne che con Angel, per sfortuna)
e potevo sentire che Roger credeva in ciò che diceva.
“Come sa esattamente che sono io?” gli chiesi “Come sono stata
scelta?”
“Abbiamo potenti messaggeri che ricevono segni della morte della cacciatrice
e della chiamata della prossima”.
“Whoa, whoa, whoa” dissi “Vuole dirmi che qualcuno è
morto? Qualche povera ragazza è stata sbranata da qualche mostro, ed
è per questo che lei è qui?”
“Certo. Come le ho detto, a parte qualche eccezione, ci può essere
una sola cacciatrice”.
“E lei crede che io dovrei essere la prossima a combattere e a essere
risucchiata all’Inferno e cose così? Amico, lei è fuori
di testa. E anche fuori dal mio appartamento”. Lo presi dalle braccia
e lo portai sull’uscio della porta.
“Miss Summers, la prego, è già iniziato! Non ha notato la
crescita della sua forza e della sua agilità dalla pubertà? Non
osserva spesso cose nell’ombra che nessun altro vede?”. Io ghiacciai.
Lo avevo notato.
“Non ha forse il marchio delle Summers sul suo fianco? Una voglia, a forma
di cuore, con una corta riga dalla punta?”
Lo lasciai andare. Nessuno che non fosse della mia famiglia o qualcuno con cui
avessi fatto sesso selvaggio sapeva della mia voglia. Ero sicura che quel tizio
non fosse della mia famiglia, né qualcuno con cui avessi fatto sesso.
“Come sapeva di questo?”
“Lei proviene da una parentela di sangue che include la più grande
cacciatrice della storia. Lei è la diretta discendente, e porta il marchio
che ebbe inizio con lei" disse.
Mordendo nervosamente le mie labbra, lo fissai. Forse non era pazzo. Forse diceva
la verità, ma ciò non significava che avrebbe dovuto piacermi
ciò che diceva.
“Senta, Mr Lowenthal, sono certa che lei ha buone intenzioni, e sono certa
che il Consiglio o comunque si chiami abbia fatto del bene, ma io ho un lavoro.
Non è la lotta contro il male, ma è il mio lavoro. Ho una vita,
e non ne voglio un’altra, specie se include mostri e demoni. Quindi credo
che lei debba andarsene prima che io mi innervosisca e usi la mia ‘forza
di cacciatrice’ su di lei”.
“Come desidera, Miss Summers. Ha sicuramente bisogno di tempo per trattare
ciò che le ho detto. Ma la prego, faccia in fretta. Ha il mio biglietto.
Non esiti a chiamarmi a qualunque ora, e potremo iniziare l’allenamento”.
Roger Lowenthal se ne andò, lasciandomi a fissarlo, sentendo la realtà
crollarmi addosso.
Dire che avevo perso la calma era dir poco. Ma qualcosa dentro di me mi diceva
che Roger diceva la verità. Anche se il mio cervello razionale non credeva
in vampiri o cacciatori di demoni o perfino nell’Inferno, una parte di
me sapeva che era tutto vero. Allora, se sei una ragazza di 22 anni che scopre
di essere un guerriero con un dovere sacro, cosa fai? Io comprerei una bottiglia
di forte liquore, e poi chiamerei il mio migliore amico. Al telefono sentii
la segreteria. Non ricordo affatto ciò che dissi ma in mezz’ora
Angel arrivò in casa mia, trovandomi in un disastro totale, raggomitolata
sul divano, nell’oscurità, mentre bevevo gli ultimi sorsi di whiskey.
“Dove cazzo sei stato? Senti, se hai qualcosa da dire, dilla, altrimenti
vattene fuori e torna a deprimerti nella tua tana o dovunque tu abiti. Non ho
bisogno di te”. Lo sentii attraversare la stanza. In precedenza pensavo
che era divertente il modo in cui potevo percepire la sua presenza, anche quando
non potevo vederlo. Potevo prevedere i suoi movimenti, e anche le parole o le
espressioni. Adesso, sapendo che tutto ciò era dovuto a qualche super
potere e non ad una sorprendente connessione tra di noi, non era più
divertente.
Angel gentilmente tolse dalle mie mani la bottiglia poggiandola sul tavolino.
“Mi hai chiamato tu” mi ricordò dolcemente.
Lo guardai. Adesso potevo vedere il suo bellissimo volto lievemente illuminato
dalla luce dei lampioni fuori della finestra.
“Oh, giusto” dissi, e scoppiai in lacrime.
Si sedette, e per la prima volta mi prese tra le sue forti braccia. Mi appoggiai
al suo petto e piansi come un bambino, sapendo che quello era il posto più
sicuro per me.
Kismet Calling
Angel:
Rain pianse per tre ore consecutive. E poi, dormì per sette ore. La strinsi
a me per tutto il tempo, guardando ogni singolo minuto scandito dall‘antico
orologio, senza che mi importasse che da un momento all‘altro lei avrebbe
potuto svegliarsi e notare di non poter sentire il mio respiro contro di lei.
Una paura che costituiva una delle ragioni per cui avevo cercato di stare lontano
da lei. Lei era la Cacciatrice, dopo tutto. E se lei avesse capito improvvisamente
cosa ero? Avrebbe gridato? Sarebbe scappata? Mi avrebbe ucciso?
Quel giorno, il giorno dopo la sua Chiamata, mentre la tenevo per le braccia,
non mi importava più.
Devo essermi addormentato, perché quando aprii gli occhi mi ritrovai
solo nel letto di Rain, sotto le coperte. Dal colore del cielo, potevo dire
di aver dormito almeno per tre ore, ed era quasi mezzanotte. Mi guardai attorno.
Potevo sentire Rain nella cucina. L‘aria era piena dell‘odore di
pollo, verdure, pasta e caffè. La sensazione era tanto familiare che
dovetti sorridere.
O Rain si sentiva meglio, o stava cucinando per combattere lo stress. Il che
era possibile. Quando prese un 6 all‘esame di storia pre-romana preparò
sei dozzine di biscotti al cioccolato. Quando sua madre la rimproverò
perché non si era ancora laureata, preparò la migliore mousse
di salmone che avessi mai assaggiato. Era una cuoca fantastica… nervosa
o no.
Mi avvicinai alla cucina e trovai Rain che cantava dolcemente mentre si dava
da fare tra i fornelli. Non riesco a descrivere le sensazioni provocate dalla
sua vicinanza. Il profumo della sua pelle, il potere che proveniva da lei, l‘odore
del cibo e il modo in cui la sua pelle brillava alla flebile luce delle candele.
Era una sensazione familiare… che non provavo da secoli. Con Rain mi sentivo
a casa. Stando vicina a lei, avevo riaperto quel legame che una volta condividevo
con Buffy. Rain mi guardò, sembrava felice di rivedermi.
„Hai dormito bene?“ chiese, sorridendomi dolcemente. Io annuii,
incapace di parlare, colpito dalla sua bellezza, dai capelli d‘oro legati,
con alcune ciocche incontrollabili, e i suoi grandi occhi verdi. Dimenticai
persino di non aver bisogno di respirare. Se notò la mia reazione, non
lo fece vedere.
„Grazie, Angel. Per… tutto, credo“. Mi guardò di nuovo
„Ho chiamato Roger Lowenthal mentre stavi dormendo“. Volevo darle
conforto, davvero. Volevo ternerla tra le braccia, e dirle quanto l‘amavo,
e come ci eravamo riusciti insieme la prima volta, e che ce l‘avremmo
fatta anche questa volta. Ma non potevo. Non era il mio lavoro, né il
mio scopo, non più. Io ero un amico e un isegnante per Rain, non il suo
amante. Dovevo ricordare che anche se aveva l‘anima e l‘aspetto
di Buffy, lei non lo era. Non era mia moglie.
„Oh. E cosa ha detto?“
„Vuole incontrarmi a pranzo domani“ rispose.
„Quindi, suppongo tu abbia fatto la tua scelta“
„Avevo una scelta?“ disse. Non era una domanda, ma un‘osservazione
sarcastica.
„No. Immagino che tu non l‘avessi“.
Rain:
Mangiammo in silenzio, nemmeno un quarto del cibo che avevo preparato. Angel
non era un gran mangione, il che era strano per un tizio alto come lui. Ma non
mi importava. Avevo cucinato più che altro per occupare la mia mente
con qualcosa di normale. Finita la cena, ci sedemmo sul divano a bere caffè.
Stava di nuovo mantenendo le distanze, ma non mi dava fastidio. Eravamo comunque
vicini, anche se non… fisicamente.
„Allora tu hai… ucciso vampiri prima“ dissi. Angel annuì
„Molte volte. E non solo vampiri“.
„Allora sei un cacciatore? Voglio dire, e questo ciò che fai nella
vita?“ gli chiesi. Conoscevo Angel da più di un anno, e per la
prima volta, non solo volevo sapere di più di lui, ma ne avevo bisogno.
„Non più. Non da tanto tempo“ disse piano. Ricordate che
avevo sempre detto che Angel era sempre imperscrutabile? Beh, improvvisamente,
potevo leggere in lui come un libro. Sapevo esattamente a cosa, meglio, a chi
stava pensando.
„Da quando la tua cacciatrice è morta“. Lui annuì
di nuovo.
„Qual era il suo nome?“. Sembrò quasi che la domanda lo sorprese.
„Buffy“ rispose.
„Il suo nome era Buffy? Stai scherzando?“ ero davvero sorpresa,
non sembrava affatto il nome di una guerriera. Angel mi guardò, ferito.
„Scusami“ dissi. Lui scrollò le spalle „Non importa“.
„Come era lei?“ volevo saperne di più… volevo sapere
di più sulla donna che aveva il mio lavoro, e che era morta, e che possedeva
il cuore di Angel, e la cui morte lo aveva ferito e lo aveva tenuto lontano
da me. Perché ora ero sicura che lui mi amava, anche se non lo diceva.
Lo sentivo nel modo in cui mi teneva a sè, nel modo in cui bisbigliava
dolci parole di conforto nel mio orecchio, come fossi la cosa più delicata
e preziosa del mondo. Ora, si teneva di nuovo a distanza. La causa poteva essere
solo questa Buffy.
Gli occhi di Angel erano lontani, ma sorrise leggermente alla domanda.
„Lei era… piena di vita. Intelligente. Divertente. Generosa e gentile.
Bellissima, e di gran lunga la migliore combattente che io abbia mai visto“.
„Migliore di me?“ era una domanda ironica, ma lui non lo notò
„Sì“ ammise riluttante „Ma lei aveva fatto molta più
pratica“.
„Quanto tempo siete stati insieme?“ chiunque fosse stata questa
fantastica Cacciatrice, Angel era stato felice con lei quanto ora era solo senza
di lei.
„Per un lungo periodo. Molti, moltissimi begli anni insieme“. Quindi
si conoscevano dall‘infanzia? Angel non poteva avere più di 30
anni.
„Mi dispiace così tanto, Angel“ dissi, toccando il suo braccio,
felice che non respinse il mio tocco. „Deve mancarti molto“. Mi
sorrise tristemente „Sì. Ma lei è sempre con me“.
Wow. Potevo solo sognarmelo qualcuno che mi amasse così tanto, anche
dopo la mia morte…
„Ma mi sento meglio, quando sono con te“ disse con voce dolce e
bassa „Conoscerti e aiutarti… allevia il dolore“. Il mio cuore
fece un balzo fino alla gola, soffocandomi.
„Sono… sono felice“ riuscii a dirgli. Il suo viso si fece
serio, ma non lasciò la mia mano. „Voglio ancora aiutarti, Rain,
se me lo lascerai fare. Voglio aiutarti a vivere una vita lunga e felice“.
Non dissi niente. COSA potevo dire?? Non credo che „grazie“ fosse
appropriato. E se avessi detto qualcosa di più complicato, avrei balbettato,
o riso, o pianto. Il mio migliore amico… il mio amore. Poteva negarlo,
ma sapevo che era vero. Non ci appartenivamo. Certo, quando lo pensaii mi sentii
in colpa. Chi diavolo ero io per rimpiazzare la memoria della sua amata? Chi
ero io per credermi abbastanza in gamba per prendere il posto della donna che
inspirava in lui tanta adorazione e lealtà?
„Quello che affronterai“ continuò „vorrei dirti che
sarà semplice. Non lo sarà. Sarai in pericolo in ogni momento
del giorno, per il resto della tua vita“.
„Grazie, è confortante“ dissi. Angel si avvicinò a
me.
„Mi dispiace, Rain. Vorrei poterti dire qualcosa di più positivo“
disse sinceramente. Poi, prese l‘altra mia mano, e le tenne mentre io
cercavo di non soffocare, lui mi guardava ancora più profondamente negli
occhi. E POI (credevate che il momento potesse diventare più eccitante,
perché io sicuramente no!) POI disse „Ma posso prometterti una
cosa. Puoi sempre fidarti del fatto che sarò sempre con te, in ogni caso.
Ti guarderò le spalle, e farò qualunque cosa per proteggerti.
Senza dubbio morirei per salvarti“.
Io ero semplicemente immobile come un‘idiota, mentre tenevo le sue mani
e cercavo di ricordare come diavolo funzionano i polmoni. Potevo sentire il
suo desiderio… potevo sentire che voleva baciarmi. Ma non lo fece. Continuò
a guardarmi, a lungo. Poi, ruppe la connesione tra di noi alzandosi.
„Hai voglia di un po‘ di combattimento con le spade?“ Io sorrisi.
„Certo, se credi di potermi affrontare. Perché no?“
Angel:
C‘era una nuova energia in lei. Dal modo in cui mi aiutò a spostare
i mobili per creare un po‘ di spazio, al modo in cui mi spedì da
una parte all‘altrs della stanza. Piena di potere. A fuoco. Come Buffy.
Era sorprendente per me il fatto che mi voleva ancora lì con lei, che
si fidava ancora di me. Combattendo contro di lei, ebbi il desiderio di dirle
tutto. DI me, di Buffy, della sua identità…
La mia ammirazione per lei crebbe. E la volevo più che mai. Ma non era
il momento adatto. Rain aveva già troppi pensieri, e ne avrebbe avuti
per un bel po‘. Non facevo che chiedermi „Quando?“ e „Come?“
e „Le mie confessioni dovrebbero includere i miei sentimenti per lei?“.
L‘ultima era una domanda alla cui risposta non sarei giunto dopo una semplice
notte.
What you are
Rain:
Angel mi disse che era un vampiro una notte mentre eravamo in pattuglia. Così.
Bang. Ok, non è proprio così. Credo avesse programmato per bene
il discorso.
Era una delle solite notti di routine, una delle tante che avevamo condiviso
nei tre mesi dalla mia Chiamata. Ci incontravamo a casa mia dopo il tramonto,
cenavamo un po‘, prreparavamo una borsa piena di armi e andavamo per strada.
Quella notte sembrava tutto tranquillo, quindi più che combattere, chiacchierammo.
Non ricordo esattamente di cosa parlammo, il che è strano perché
di solito assorbivo ogni parola che mi diceva. Potrei dire esattamente una delle
nostre prime conversazioni. Ma questa… una delle più importanti
tra me ed Angel… non ricordo come cominciò. Ma ricordo che stavo
dicendo quanto mi piacesse cacciare. Quanto mi piaceva usare la balestra, colpendo
in pieno il petto, e vedere il male scomparire davanti ai miei occhi. Gli dissi
che sentivo la gioia di essere utile, fino alle ossa. Sapevo di essere la Prescelta,
e ne ero felice.
„Non posso immaginare niente che mi faccia porre fine a tutto questo!“
gli dissi „Dio, mi sento così viva! Come ha fatto? Come hai potuto
fermarti?“ Perché smise di cacciare? Come aveva potuto? È
nel mio sangue… Tecnicamente, sapevo perché. Quando il suo amore,
la sua cacciatrice, morì, smise di combattere. Ma a me sembrava come
amputarsi una mano per aver perso un dito. Non aveva senso, per me. Angel cosiderò
la mia domanda con cura ed intensità. Lo vidi mentre ricordava il momento
in cui prese quella decisione.
„Quando Buffy morì… era difficile, per me. Non vedevo un
motivo per salvare il mondo senza di lei“.
Sentii le lacrime agli occhi. Avrei dovuto essere gelosa, giusto? Gelosa che
la ragione per cui non potevo stare con Angel era un amore morto da tempo. Ma
non lo ero. La verità era che quando parlava di lei in quel modo, con
tanta adorazione, il mio cuore… cantava. Le sue parole mi facevano felice
come se fossero su di me. Non lo so… i sentimenti che lui provavava sembravano
provenire dalle fiabe e rendevano la magia possibile… ero felice di amare
una persona così unica. E orgogliosa che una parte di questa persona
ricambiasse i miei sentimenti. Questo mi faceva sentire più speciale
del fatto di essere la cacciatrice. Il cuore da guerriero di Angel era stato
spezzato, e lui aveva rinunciato, sconfitto… quando la sua donna era morta.
Era romantico e drammatico, e piansi per entrambi. Lo guardai, e notai che lui
mi stava già guardando, e quando i nostri occhi si incontrarono lui esitò
per un momento, poi evitò il mio sguardo.
„Perché adesso? Deve esserci stata un‘altra cacciatrice dopo
Buffy. Perché non l‘hai aiutata? Perché me?“ dissi
io, sussurrando.
„Era ora che lo facessi“ rispose semplicemente.
„Grazie, Angel. Sono davvero… onorata“ non mi prese in giro
per il mio comportamento, anzi, mi sorrise.
„Prego“ disse. Poi ci girammo entrambi verso la luna piena, già
alta nel cielo.
Angel:
Era una verità che non avevo ammesso a me stesso fino a quel momento.
Ero stato morto dal giorno in cui Buffy spirò. Mi nascosi, evitando ogni
sentimento. Niente amici, niente demoni. Non potevo morire, ma feci in modo
che il mondo in cui Buffy non viveva più scomparisse dalla mia esistenza.
Per 200 anni mi nascosi. Fino a Rain. Fino al momento in cui la vidi fuori del
locale, come la sua antenata… viva, innocente, giovane, la gioia di vivere…
dalla prima volta in cui i miei occhi si posarono su Rain, ripresi a vivere.
La guardavo, e pensavo di aver fatto così poco, da non meritarla affatto.
„Rain, c‘è qualcosa che ho bisogno di dirti. Che devo dirti“
cominciai io. Lei mi guardò, enotai la preoccupazione sul suo volto perfetto.
Conoscevo bene quello sguardo… l‘avevo visto su Buffy più
volte di quel che ricordo… quello sguardo che mi pregava di non ferirla.
„Cosa c‘è?“ mi chiese piano.
„Io sono…“ come glielo avrei detto? Mi peci prendere dal panico.
Non avevo mai detto ad una persona a cui tenevo così tanto che ero un
vampiro. La maggior parte delle persone lo scoprivano nel modo peggiore.
„Rain, io…“ sospirai e mi passai una mano tra i capelli…
un‘abitudine che Buffy diceva facesse sembrare che la mia testa fosse
un porcospino.
In quel momento, e nella maggior parte delle volte che lo facevo, non mi preoccupavo
dello stato dei miei capelli. Rain guardò i miei movimenti attentamente,
e notai uno sguardo di shock sul suo volto.
„Oh, Dio…“ gemette „Tu sei… o mio Dio. Avrei dovuto
saperlo!“ la guardai. „L‘anello! Oh, DIO!“ disse lei.
„Cosa…“
„Non posso credere di essere così STUPIDA! Come ho potuto dimenticare
che la gente nel 20‘ secolo portava in simbolo d‘unione nella mano
sinistra!“
Essendo un’esperta del 20’ secolo, era normale che sapesse del simbolo
tradizionale di devozione. L’anello sulla mano sinistra come simbolo di
matrimonio era una tradizione non più utilizzata da 100 anni o più.
Rain non l’aveva notato perché in quest’epoca non era nient’altro
che un pezzo di metallo senza significato per tutti. Tranne che per me. Il mio
anello era una parte di me. Non avevo mai pensato di toglierlo.
“No, Rain…” cercai di interromperla.
“Sei sposato. Non ci posso credere”.
“Non è… non è questo quello che volevo dirti”.
“Non stavi per dirmi che sei sposato?”
Io sospirai. Le cose stavano andando fuori controllo. “Sì, voglio
dire…no. Non lo sono, esattamente. Non più…”
“Buffy non era solo il tuo amore, era tua moglie” osservò
lei, la sua voce piena di compassione “Sei un vedovo, non un semplice
amante addolorato”.
La sua dolcezza mi commuoveva. Mi ricordava quanto ero fortunato ad averla incontrata.
“Sì” confermai “Era mia moglie. Ma non volevo dirti
questo”.
“C’è qualcos’altro?” sentivo di nuovo la paura
nella sua voce.
Annuii. “Riguarda me. Non sono… quel che credi”.
La paura nel suo volto fu sostituita dalla curiosità.
“Beh, considerando che non mi hai detto gran che tranne che eri un cacciatore
di demoni sposato con una cacciatrice che è morta, e che sei nato in
Irlanda e che odi lo yoghurt… non dovrei essere sorpresa se non so affatto
chi sei”.
Stava cercando di alleggerire il momento. E questo me la faceva ammirare ancora
di più.
“Fammi indovinare” continuò “Tu eri un… eri in
prigione… o peggio… al circo!”
“Non sono umano, Rain” l’avevo detto. Più o meno.
Si immerse nelle sue capacità di cacciatrice testando la mia aura, e
il legame tra noi due.
“Sei un vampiro” concluse.
Io sbattei le palpebre. “Sì” dissi. Rain continuò
a guardarmi curiosa.
“Huh. Ha senso” disse alla fine.
“Non sei… spaventata?” chiesi. Non avrei voluto sentire una
risposta affermativa, ma dovevo sapere.
“Dovrei esserlo?” mi chiese seria.
“No” risposi automaticamente.
“Allora non vedo il problema. Non sono proprio sorpresa, per dir la verità”.
Non potevo credere che l’avesse presa così bene. Era così
naturale per lei?
“Non sei sorpresa” dissi “Non… non ti da fastidio?”
Rain si morse le labbra, riflettendo per un momento “No, davvero. Spiega
molte cose. Non ti ho mai visto fuori di giorno. Bevi e mangi raramente. Eviti
gli specchi. Non mi tocchi mai quando porto la mia croce. E non usi mai, mai
il bagno. Pensavi mi avrebbe dato fastidio?”
“Beh, sì” le dissi onestamente. “Non pensavo la prendessi
così”:
Lei ridacchiò “Pensavi ti avrei impalettato?”
“Francamente, sì” confermai.
Rain rise, e prese la mia mano, sorridendo.
“Idiota. Non tengo a te in base alla tua specie, o al fatto che respiri
o mangi o hai un battito o chissà cosa. Sei un mio amico per quel che
sei. Questo non cambia solo perché hai un passato… colorito”.
Mi sentii sollevato, e risi. La portai vicino a me, e la baciai lentamente,
dolcemente, temendo di essere respinto.
Non lasciate che vi dicano che quando baci la tua anima gemella non si sentono
cori di angeli, o fuochi d’artificio, perché è una menzogna.
Rain:
Gli diedi la buonanotte e lo abbracciai, notando per la prima volta che non
era caldo, e che non potevo sentire il suo cuore battere. Ecco perché
aveva tentato di mantenere le distanze! Voglio dire, oltre alle altre ragioni.
Angel era un vampiro. E io che pensavo che stesse per dirmi qualcosa di “normale”
come che era sposato o era stato in prigione. L’amore della mia vita aveva
500 anni. Un mostro con un’anima. No. Angel poteva essere un vampiro,
ma non era un mostro. Risi forte. Poi corsi su per le scale, e raggiunsi il
secondo piano, respirando affannosamente. Mi aveva baciata! ANGEL MI AVEVA BACIATA!!!
Just to be
Angel:
Quell‘estate lessi molto di trasmigrazione e reincarnazione, e anime in
generale. Si potrebbe pensare che uno come me, la cui esistenza era strettamente
collegata allo stato della propria anima, dovrebbe sapere tutto su quest‘argomento.
Ma a parte i due anni che io, Buffy e i nostri amici trascorremmo cercando nell‘occulto
un modo per ancorare la mia anima, non avevo avuto altre esperienze a riguardo.
Ed era stato più di 250 anni fa, quindi, avevo dimenticato quasi tutto.
Onestamente, non pensavo dovessi pensare ancora alla mia anima, se non per chiedermi
se era abbastanza pura da raggiungere Buffy in Paradiso una volta morto. Ma
ora, sembrava che l‘anima di Buffy non era affatto in Paradiso, ma nel
corpo, lo stesso corpo, dell‘ultima cacciatrice, la mia amica Rain. Amica…
lo dico come fosse una persona con cui bevi un caffè una volta alla settimana,
invece che l‘essenza dell‘unica luce della mia vita. In pratica,
ero profondamente, disperatamente innamorato di Rain come lo ero stato di Buffy.
Avevo tentato con tutto me stesso di evitare, o negare i sentimenti che provavo
per Rain. Il primo anno mi tenni a distanza fisica e emotiva, una distanza che
potevo considerare „sicura“. Non le dissi nulla di me, o del mio
passato, o della sua Chiamata, o di lei. Ma non era questo il mio destino, e
prima di capire, stavo facendo tutto ciò che avevo giurato non avrei
fatto… mi avvicinai a lei… lasciai che si innamorasse… e mostrai
che l‘amavo anche io.
Dopo averle detto chi ero, e dopo che lei mi accettò con ironia e dolcezza,
la abbracciai e la baciai con tutto l‘amore, il rispetto e la gratitudine
che provavo. E mi sentii felice come un bambino. E poi mi sentii in colpa. Dopo
secoli di esistenza senza gioia, scopo, e colpa.
Ma… Rain. Non volevo fare con lei gli stessi errori fatti con Buffy. Quindi,
le dissi di me, ma poi, la baciai. E baciarla fece splodere la passione che
avevo represso dal giorno della morte di Buffy.
Ero debole. Ero sempre stato debole. E mi sentivo in colpa, come se stessi tradendo
mia moglie. Ma era così? Se Rain era la reincarnazione di Buffy, non
stavo semplicemente svolgendo il mio dovere di marito? Non avevamo detto „finchè
morte non ci separi“ ma „fino alla fine del tempo“. Ero stato
io ad insistere su questo punto, sapendo che era altamente probabile che io
sarei sopravvissuto per secoli dopo la sua morte, e che avrei continuato ad
amarla.
Quindi, amare Rain non poteva essere visto come un tradimento verso i miei sentimenti
per Buffy, giusto? Più imparavo sul trasferimento delle anime, più
ci credevo. Ma il mio amore per Rain come Buffy reincarnata, era un tradimento
a Rain, come donna a sé stante? Di questo, ero ancora meno sicuro. Ma
prima di iniziare una seria relazione, prima di dirle quanto realmente le nostre
anime fossero legate, dovevo rispondere a queste domande. Non c‘erano
amici ad offrirmi il loro aiuto, né Osservatori a cui avrei potuto rivolgere
queste domande così complicate e metaforiche. Tranne uno.
Rain:
Non credo di essere mai stata così completamente felice in tutta la mia
vita. Infatti, ne sono sicura. I colori sembravano più luminosi, il cibo
aveva un sapore migliore, e ogni canzone che ascoltavo mi ricordava Angel, e
ciò che provavo per lui. Tendevo a balbettare molto quei giorni, e a
sospirare, e a ridere per dettagli prima insignificanti. Era come avere un segreto
che mi separava da chiunque altro… e che non riguardava l‘essere
una Cacciatrice.
In altre parole, ero innamorata. Pazzamente, totalmente, incredibilmente innamorata.
Di un vampiro, certo, ma era sempre Angel, e Angel era l‘uomo dei sogni
di ogni ragazza. E ora, in un certo senso, era mio. Alto, oscuro, bellissimo
come uno di quei modelli delle riviste di moda… misterioso e complicato,
intelligente, galante e sensibile, come un personaggio di quei vecchi romanzi.
Un bacio, ed era come se le barriere che aveva costruito tra noi fossero abbattute.
Un altro, ed ero stata trsportata da una corrente di desiderio come una donna
che non aveva toccato un amante in un milione di anni. Lo volevo più
che mai, e improvvisamente iniziai a vedere una piccola speranza di poterlo
avere. L‘ironia di tre aspetti però era sempre nella mia mente:
uno, Angel era arrivato insieme alla mia Chiamata, ai mostri, al piccolo grasso
uomo inglese con un pessimo gusto in fatto di abbigliamento, ecc ecc. Ho detto
dei mostri? Il che mi porta al punto due: Angel era, tecnicamente, uno dei mostri.
Non che userei quella parola per descriverlo. Angel era un sacco di cose…
sexy… misterioso… meraviglioso… ma nessuna di queste riguarda
il male. Ma era comunque un demone. E infine, punto tre: Buffy. Angel era stato
profondamente innamorato di lei per secoli prima che io nascessi. Così
innamorato che quando morì (con mia grande gioia, quando lo scoprii,
per cause naturali, ad oltre cento anni!) rimase completamente fedele e solo…
finchè non mi incontrò. Ero onorata di essere la sua unica fidanzata
dalla morte di sua moglie, ma sapevo perfettamente che questo significava essere
sempre la numero due nel suo cuore. Non lo dimostrò mai, certo. Mi mostrava
amore e affetto che non avevo mai visto prima. Ma sapevo lo stesso il mio posto.
Quindi, stare con Angel significava anche avere piccoli problemi. Ma, dannazione,
non mi importava!
Ogni volta che non dovevamo essere di pattuglia, mi portava da qualche parte…
camminando mano nella mano… ballando nei locali all‘aperto del quartiere
Spagnolo… o mangiando in ristoranti stranieri. Mi piaceva. Angel mi trattava
come una principessa. Nel periodo degli appuntamenti, mi trattava come un fiore
prezioso e delicato, che avrebbe potuto rovinare con un gesto brusco. Quell‘atteggiamente
avrebbe potuto darmi fastidio. Io non ero un fiore delicato! Ma Angel, cosa
che nessun altro uomo avrebbe potuto fare, mi dava attenzioni sia come donna
che come guerriera, come se fosse stato questo lo scopo della sua creazione.
Quindi… romanticherie e grandi battaglie, intimità e sana violenza.
La relazione perfetta. Escludendo il sesso. Non che il sesso non fosse bello,
solo che… non ce n‘era. Non lo facevamo. Potevo dire, dal modo in
cui Angel si muoveva, e quanto era a suo agio nel suo corpo, che doveva essere
un amante straordinario. Infatti, pensavo a questo fatto così tanto,
che portava spesso a distrarmi in momenti inopportuni. Come quando incontrammo
il demone Larchah nelle fogne. Ero così occupata ad ammirare il modo
perfetto con cui i pantaloni aderivano al suo corpo che il demone mi colpì
alla testa prima che mi accorgessi di lui. Ovviamente, neanche Angel l‘aveva
sentito arrivare, quindi mi chiesi dove era la sua mente…
Dopo tre mesi, iniziavo a sentirmi strana del fatto che la nostra relazione
fisica non andasse oltre i baci. Lo so, sembro una sgualdrina. Ma se voi potreste
vedere Angel, sapreste a cosa mi riferisco. Mi sentivo come al liceo.
Capivo però perché esitava così tanto a lasciarsi coinvolgere
fisicamente quanto eravamo coinvolti emotivamente. Sapevo che si sentiva ancora
in colpa a proposito di sua moglie. Lo capivo, e lo rispettavo. Gli facevo capire
quanto lo trovassi attraente… quanto lo volevo… ma quando si fermava,
mi fermavo anche io. Non volevo ferirlo.
Giuro che quando trascorrevo del tempo con Angel, ero in modalità Super-Cacciatrice.
Roger Lowenthal era impressionato dalla mia abilità. Ma non era impressionato
dal fatto che avevo un fidanzato cacciatore di demoni, o che aveesi un fidanzato
e basta. Mi diceva che una cacciatrice con stretti legami era una cacciatrice
distratta. Insisteva sul fatto che rinunciassi alla mia vita sociale e al mio
ragazzo per concentrarmi sul mio dovere. Gli dicevo di pensare agli affari suoi.
„Miss Rain, non vede che la sua energia è pericolosamente divisa
in due direzioni?“
„Angel sa prendersi cura di se stesso“ rispondevo.
„Davvero? E come mai questo tuo giovane amico conosce così bene
come combattere i demoni?“
„Affari di famiglia“ gli rispondevo cripticamente. Il che non era
completamente una bugia. Lui combatteva per Buffy, che era una Cacciatrice,
che era sua moglie, e quindi la sua famiglia…
Dopo 15 minuti di predica Roger Lowenthal tacque, lo guardai e notai che aveva
lo sguardo rivolto verso la porta dietro di me. Mi girai per vedere chi era
entrato.
„Angel!“ dissi, improvvisamente senza respiro. „Che ci fai
qui?“
„Avevi detto che avrei dovuto fermarmi qualche volta per vedere dove c‘è
veramente l‘azione“ disse seriamente. Per fortuna non menzionò
il fatto che avevo detto „azione“ in modo sarcastico.
Roger Lowenthal aveva uno sguardo, come se avesse riconosciuto Angel da qualche
parte, ma non riusciva a capire dove. Forse era in uno dei vecchi libri degli
Osservatori.
„Mr Lowenthal, è un piacere incontrarla“ disse amichevolmente,
porgendogli la mano. Lowenthal esitò un po‘ troppo prima di contraccambiare
il gesto. Mentre si stringevano la mano, Roger spalancò un po‘
gli occhi. Era ovvio che era a disagio. Aveva capito che Angel era un vampiro
dalla mano fredda? Sembrava che Angel si fosse nutrito da poco… la sua
pelle aveva un colorito che lo faceva sembrare vivo, quindi poteva anche essere
caldo. Angel mi lanciò uno sguardo che significava sicuramente „Non
glielo hai detto, vero?“
„Allora… che ti porta qui, Angel?“ chiesi io.
„Ero nei paraggi“ disse lui. In altre parole, mi stava seguendo.
Gli sorrisi come una stupida. Era come presentare il mio ragazzo a mio padre,
tranne per il fatto che non mi piaceva affatto Lowenthal, e che non me ne fregava
niente di quel che pensava di me.
„Rain, vorresti scusarci?“ disse Roger improvvisamente, senza staccare
gli occhi da Angel „Vorrei parlare al… tuo amico… da soli
per un momento“.
Lo guardai, confusa „Cosa?“.
„Vorrei parlare con Angel da solo, per favore. Aspettaci nella libreria“.
„Allora vado a casa“ suggerii, cercando di sembrare calma.
„D‘accordo“ disse Roger, assente.
„Ci vediamo“ dissi a Roger, poi, ad Angel „Vieni da me quando
hai finito, se vuoi“. Angel annuì e mi fece un sorriso tipo „non
preoccuparti“. Preoccupata? Chi, io?
Angel:
Una volta che Rain se n‘era andata, guardai Lowenthal di nuovo.
„Lei sa chi sono“ gli dissi.
„Sì“ confermò lui „Avrei dovuto capirlo prima,
quando Rain mi aveva parlato così bene di lei e della sua esperienza
nel nostro settore. Se mi avesse detto che eri un vampiro, avrei capito“
mi disse, e lentamente si sedette sulla sedia dietro la sua scrivania. Tipico
Osservatore. Si nasconde dietro il suo titolo e la sua posizione di potere perché
incapace di affrontare le sue paure. In tutti i miei anni, ho conosciuto solo
due uomini che erano l‘eccezione, due Osservatori, due uomini di cui sia
io e sia Buffy ci fidavamo completamente. Ma loro erano eccezioni. Certo, non
potevo giundicare Roger Lowenthal da un solo incontro, ma sapendo ciò
che pensava di lui Rain…
„Rain sa cosa sei? Chi sei?“ chiese, mentre io prendevo una sedia
davanti a lui.
„Sa chi sono“ lo informai. „Ma non penso sia appropriato che
io le dica della sua antenata, ha già abbastanza in mente“.
„Vuole tenerla al riparo, e non dirle la verità su di lei“.
„Crede sia saggio dirle tutto? Che bene potrebbe farle quella conoscenza?“
gli chiesi.
„Credo che lei dovrebbe sapere davvero in cosa è coinvolta“.
„Le ha detto della sua anima?“
„No“ ammise „Ho sperato che non sarebbe stato necessario finchè
il tempo non fosse stato appropiato“.
„Appropiato per cosa?“
„Ha mai sentito parlare di D‘Archit, Angelus?“
Non lo avevo mai sentito, ma la cosa che mi dette fastidio era la scelta del
nome.
„Angel“ lo corressi gentilmente „E no, mai sentito“.
„Sono testi sacri e profezie di un ordine superiore. Più del Codice
Pergamum, anche di più del Tiberius Manifesto. Contiene le più
dettagliate pagine di evoluzione delle Cacciatrici. Le loro origini, la loro
importanza, e il loro posto nell‘universo. Ci sono state cacciatrici per
millenni, forse centinaia di millenni. Ognuna è solo un mattone della
struttura delle Forze della Luce. Il D‘Archit parla della Cacciatrice
Immortale, l‘eterna essenza di cui Rain fa parte. Non è una Cacciatrice
qualunque, Angelus… le mie scuse, Angel. La ragione per cui abbiamo aspettato
così tanto a Chiamarla è perché dovevamo essere sicuri
che lei era QUELLA Cacciatrice. Credo che lei dovrebbe leggere questo volume.
Le farà capire la discendenza particolare di Rain, e il suo Destino Definitivo“.
„Lo farò“ gli promisi. Avevo la sensazione che il libro mi
avrebbe dato tutte le risposte alle mie domande. „La ringrazio“
„Angel. La sua parte nella vita della Cacciatrice Immortale, la kahtah,
come viene chiamata del D‘Archit, non è comune. Lei è il
guardiano di Rain. Lei non è la prima… non sua moglie. Non lo dimentichi“.
„Immagino che questo libro mi dirà tutto quello che ho bisogno
di sapere“.
Me ne andai senza aggiungere un‘altra parola. Davvero non mi piaceva Roger
Lowenthal, ma almeno avevo ragione sul fatto che mi avrebbe dato alcune risposte.
Aprii delicatamente le pagine del D‘Archit durante il tragitto verso la
casa di Rain. Sanscrito… Aramaico… Latino. Era un misto di lingue
di cui capivo solo alcune. Avrei impiegato molto tempo per leggerlo. Non per
la prima volta, desiderai fortemente che Wesley e Giles fossero ancora vivi.
Almeno mi avrebbero offerto il loro aiuto con la traduzione. Nonché supporto
e consigli, come amici. Mi mancavano.
Baby steps
Rain:
Angel venne nel mio appartamento dopo il suo incontro con Roger Lowenthal. Io
pulii un po‘, mi feci la doccia e mi cambiai i vestiti da Cacciatrice
in qualcosa di più femminile. Non erano molte le occasioni in cui non
dovevo preoccuparmi di macchie d‘erba e sangue, e avevo intenzione di
usare questa occasione a mio vantaggio.
Pensai ad Angel per tutto il tempo (specie nella doccia…) e al suo incontro
con Lowenthal. Era davvero venuto in libreria solo per conoscere il mio Osservatore?
Di cosa avevano parlato che io non potessi sentire? Altri segreti, senza dubbio.
Nonostante la mia crescente vicinanza ad Angel e la sua lenta rivelazione, sapevo
di non conoscere nemmeno la punta dell‘iceberg dei suoi 500 anni di vita.
C‘erano milioni di cose che non sapevo, e scommetto che erano ciò
di cui stavano discutendo lui e Roger. Ma, onestamente, non m‘importava
più di tanto. Infatti, fu sorprendente semplice dimenticare tutte le
mie paranoie su Angel, per passare a sognare i suoi profondi occhi nocciola,
le sue grandi mani fredde… e altre parti che non ero stata tanto fortunata
da vedere.
Era strano il modo in cui fosse tanto a suo agio a parlare col mio Osservatore.
Evidentemente era un esperto del mondo delle Cacciatrici… del mio mondo.
Era così a suo agio che era strano che le sue esperienze nel settore
fossero state con qualcun‘altra e non con me. Angel ed io eravamo una
perfetta macchina di morte… e una perfetta coppia, a mio parere.
Quell‘energia, quel… non so… legame, credo, faceva sembrare
che era stato così da sempre, sia per quanto riguardava i sentimenti,
sia l‘azione, invece che solo da meno di due anni. Mi chiesi spesso come
funzionava. Quelle vecchie teorie delle anime gemelle, destinate ad incontrarsi
sempre, in ogni vita, erano vere? Avevo già conosciuto Angel in un antico
passato? Non avevo mai creduto completamente a queste ipotesi filosofiche, mi
sembravano implausibili, come… diciamo… i vampiri, per esempio.
Quindi, era arrivato il momento di pormi delle domande sulle altre credenze.
Iniziavo davero a diventare seria quando pensavo ad Angel e alla mia relazione
fisica con lui, o la sua mancanza. Ma c‘era qualcosa… quasi come
memorie. Immagini nella mia mente… no, più che altro vaghe sensazioni.
Io conoscevo il corpo di Angel. Non l‘avevo mai visto senza T-shirt, eppure
sapevo che gli piaceva che gli si leccasse l‘ombelico. Avevo sensazioni
riguardo ad Angel… cosa gli piaceva e cosa no… cosa preferiva…
roba che non potevo conoscere, eppure, sentivo che era normale che sapessi.
Cose personali, intime, che non aveva mai condiviso con me. Quando fantasticavo
su noi due, sembrava più che io stessi ricordando, che immaginando. Non
potevo fare a meno di pensare che io ed Angel eravamo fatti l‘uno per
l‘altra. E ora che stava parlando con l‘unica persona che rappresentava
una figura d‘autorità nella mia vita, pensai che era ora che io
e lui andassimo un po‘… oltre. Pensavo talmente tanto alle mie sensazioni
che dimenticai perfino della sua opinione. E pensare alla sua opinione significava
pensare a Buffy, e a tutto ciò che lei era stata per Angel e che io non
potevo essere. E non volevo pensare a questo. Quindi mi vestii con moltissima
cura. Trucco sexy ma non eccessivo, il vestito perfetto, che scopriva un po‘,
lasciando spazio comunque all‘immaginazione. Quando ero una ragazza normale,
avevo un buon successo con i ragazzi. Ovviamente ero comunque accurata nella
scelta dei partner, ma non ero affatto timida e cercavo di ottenere quel che
volevo, e di solito ci riuscivo. Misi un po‘ di profumo al legno di sandalo
dietro le ginocchia, accesi le candele nel mio salotto, e dell‘incenso
di legno di sandalo, per accoppiare il mio profumo con quello dell‘aria,
in modo da far sembrare che l‘intera stanza sia piena di me, e andai a
prendere i miei antichi CD. Avevo uno di quei vecchi juke-box, e scelsi con
cura una traccia come sottofondo per la serata. Un po‘ di opera, un po‘
di musica classica… un po‘ di roba del 20‘ secolo come Enya,
Sarah McLachlan e Stevie Nicks. Tutta roba che avevo visto che faceva sorridere
Angel. Preparai una bella bottiglia di vino rosé… dei fiori freschi,
e voilá! Seduzione in scatola. Mi sedetti sul divano a leggere un po‘
di poesia alla luce delle candele, ed ero persa nei miei sogni ad occhi aperti
delle sue labbra sulla mia gola quando suonò il campanello. Portata alla
realtà, mi resi conto che era arrivato il momento della verità.
Respirai a fondo, contai fino a dieci e andai verso la porta.
Angel:
Ero perso nei miei pensieri quando arrivai all‘appartamento di Rain. Avevo
letto le parti in latino del D‘Archit per tutto il tragitto. Ovviamente
20 minuti non sono sufficienti per trovare le risposte alle mie domande, ma
avevo memorizzato ciò che mi aveva detto Roger Lowenthal. Aveva parlato
di una particolare discendenza di Cacciatrici, di cui Rain faceva parte, e di
cui Buffy era stata la capostipite. Ed io ero il suo guardiano, il che non era
stata completamente una sorpresa, mi ero sempre considerato tale. Oltre a queste
informazioni, l‘Osservatore aveva dato la netta impressione che considerasse
la mia relazione con Buffy inopportuna, per ragioni ovvie. Mi ritrovai ancora
a pensare al mio legame con Rain. I miei sentimenti per lei la distraevano dal
suo dovere? Era successo con Buffy? L‘avevo allontanata dalla sua Chiamata?
Potevo mettere Rain in pericolo? Mentre aspettavo che lei aprisse la porta,
decisi di rallentare. Dovevo sapere di più del mio vero ruolo nell‘esistenza
della sua anima prima di lasciarmi dalla stessa corrente di emozioni che mi
aveva travolto con Buffy. Mentre la porta si apriva pensai „devo dire
a Rain di allontanarci per un po‘, per adesso“. Poi la guardai.
Lei era… bellissima. I miei pensieri sulle Cacciatrici e gli Osservatori
e le anime furono allontanati dalla mia mente. Rain indossava un vestito blu
notte di velluto, lungo, che fasciava perfettamente le curve del suo corpo,
le cui maniche cadevano dolcemente sulle sue braccia, lasciando scoperte solo
le punte delle dita. Come Buffy, Rain aveva grande cura delle unghie, e le smaltava
perfettamente. Aveva il capelli raccolti, che scoprivano il collarino d‘argento
che indossava. Notai che non c‘era una croce…
„Ciao“ disse sorridendo, invitandomi. Rimasi fermo lì, a
guardarla per un lungo momento. Aveva un odore così dolce… la fragranza
di legno di sandalo era ovunque.
„Ciaoooo…“ disse „Sei ancora qui?“
Scossi la testa „Sí… scusa. Sono qui“. Finalmente riuscii
ad entrare mentre Rain chiuse la porta. Io la seguii, rivolgendo lo sguardo
verso la sua schiena che il vestito lasciava scoperta.
„Siediti“ mi ordinò gentilmente. Mi sedetti, sempre tenendo
in mano il D‘Archit. Rain versò del vino in due bicchieri e me
ne porse uno prima di sedersi. Notò il libro che tenevo.
„Ti ha dato dei compiti?“ chiese. La guardai, per un attimo confuso,
poi capii di cosa parlava.
„Questo? No, è solo qualcosa che Lowenthal mi ha suggerito di leggere“
risposi.
„Allora sarà sicuramente noioso. Allora, si è arrabbiato?“
„Non proprio. Era piuttosto calmo, date le circostanze“.
„Non dirmi che non ha capito che sei un vampiro“.
Sorrisi. „Ha capito“.
„E sei sicuro che non si è arrabbiato? Niente ‘dovere sacro‘
o ‘destino dell‘umanità‘ e bla bla bla?“.
Rain era una vera poetessa. Un‘artista della lingua moderna come lo erano
stati Buffy e i suoi amici. Avevo dimenticato quanto mi mancassero quelle frasi
incredibili e a volte confuse.
„Beh, c‘eerano alcune di queste frasi“ ammisi.
Annuì, soddisfatta. „L‘avevo pensato. Beh, almeno non ha
cercato di impalettarti“ il suo viso si fece serio „non ci ha provato,
vero?“.
Io ridacchiai „No, niente paletti. Nemmeno una minaccia“. Ritornò
a sorridere.
„Lo avresti comunque preso a calci nel sedere“
„Senza dubbio“. Bevemmo in silenzio un po‘ di vino.
„Angel…“
„Mhmm?“
„Posso… chiederti qualcosa di…personale?“. La sua voce
era dolce e un po‘ insicura. Improvvisamente era una donna che voleva
qualcosa, ma non era sicura su come chiederla. E io ero talmente rilassato dall‘atmosfera
e dalla sua presenza da capire cos‘era.
„Certo“ risposi semplicemente.
„Ti sembrerà strano“. C‘era qualcos‘altro nella
sua voce, oltre all‘insicurezza.
La guardai negli occhi „Va bene“. Doveva sapere che poteva chiedermi
qualunque cosa. Volevo che lo sapesse.
„È solo… um… che… Dio, senti, parlo come una
vergine idiota“ sussurró tra sé. C‘era qualcosa di
unico nel linguaggio di Rain, e non parlo del gergo colloquiale che ho menzionato
prima, ma la tendenza a imprecare in situazioni scomode e fastidiose. Posai
il bicchiere sul tavolino e la guardai.
„Rain… puoi parlare con me di tutto. Non devi avere paura“.
Lei sorrise. „Ok, allora… Noi due siamo diventati molto… intimi,
e c‘è questa… questa“ gesticolò tra noi due
„relazione, e… tu mi piaci… io ti piaccio… e…
Gesù… sai, pensavo fosse già piuttosto eloquente…“.
Io sorrisi, ma cercai di non ridere. L‘improvvisa timidezza di Rain era
completamente out of character… di solito si sentiva libera di dire quello
che le passava per la testa. Non avevo avuto spesso il privilegio di vedere
questo nuovo lato più dolce. Mi inteneriva molto, e aspettai pazientemente
mentre lei parlava.
Rain:
DIO, È STATO ORRIBILE!!! Davvero molto sexy, Summers! Impressionaa l‘uomo
con la tua brillante intelligenza!
Mi fermai, respirai a fondo e ripresi a parlare.
„Ascolta, lo so che sei sensibile su questo argomento, ma ho bisogno di
essere onesta“ mi avvicinai ad Angel, presi le sue mani nelle mie, e lo
guardai negli occhi. In quel momento quella strana connesione, quella sensazione
di familiarità era più forte che mai. Sembrava giusto quel che
stavo per dire. Perfettamente e completamente giusto.
„Il fatto è che, Angel, io sono pazza di te. Per te provo sentimenti
che non ho mai provato in vita mia. E credo che siamo abbastanza intimi da…
forse possiamo iniziare a pensare di… sai… fare un passo in avanti.
Capisci cosa intendo?“
„Non ne sono sicuro“ disse. Forse ha solo bisogno di sentire le
parole. Non ho paura di quelle parole, quindi, che diavolo…
„Voglio fare l‘amore con te, Angel. Voglio stare insieme a te, completamente“.
Ero completamente, e intendo dire COMPLETAMENTE, impreparata per la sua risposta.
Non avrei dovuto esserlo, giusto? Voglio dire, ha impiegato un anno per baciarmi!
E portava ancora la sua fede dopo 200 anni dalla morte di sua moglie! Non sapevo
che mi aspettavo. Ma sapevo che sicuramente non era ciò che accadde.
Angel si allontanò da me. Era completamente shockato. Ma nonostante il
disagio, non innalzò una barriera emotiva. Era completamente con me.
„Ok… ovviamente è stato un errore. Mi dispiace“ dissi.
Poi versai dell‘altro vino, e gli porsi un bicchiere „Sembra che
tu ne abbia bisogno quanto me“. Si rilassò un po‘, e sentii
il suo dolore di nuovo, dopo molto tempo.
„Rain, mi dispiace“. Non lo guardai AFFATTO. Se l‘avessi fatto,
probabilmente o avrei iniziato a gridare, o sarei corsa via dalla stanza. Invece,
mi sedetti nel mio affascinante vestito del CAZZO, e MORII.
Angel:
„Mi dispiace, Rain“ le dissi. Era stupido perfino dirlo, perché
significava qualcosa che non volevo dire. E dal modo in cui reagì, praticamente
collassando su se stessa, capii che aveva supposto che avessi rifiutato le sua
avances. In un modo molto scontroso. E non era così. Credetemi quando
dico che volevo fare l‘amore con Rain quanto non avevo voluto nient‘altro
in secoli. Ma nel momento in cui lo disse, tutti i miei dubbi, più quelli
che tanto gentilmente mi aveva instillato Roger Lowenthal, mi tornarono alla
memoria, spezzando il sensuale incantesimo che mi lanciavano i suoi occhi. Mi
avvicinai a lei, e alzai dolcemente la sua testa in modo che lei potesse guardarmi
negli occhi. Anche se non fossi riuscito a trovare le parole adatte ad esprimere
quello che provavo (ed ero certo di non riuscirci), sperai almeno che le avrebbe
dato un po‘ di conforto.
„Ti prego, non credere che non ti voglia. Non è così. Io
ti voglio più di quel che credi“. Lei incontrò il mio sguardo.
„Ma…“
„Ma… è più complicato di quel che voglio, o di quel
che vuoi“ spiegai.
„Giuro su Dio che se mi dici ‘non ci apparteniamo, noi apparteniamo
al mondo‘ ti do‘ un pugno in faccia“. Io sorrisi. Era quasi
esattamente quello che stavo per dire. Vide la mia espressione e roteò
gli occhi. La baciai dolcemente, tracciando poi una piccola linea sul suo orecchio
con le mie labbra.
„Rain, tu sei la donna più desiderabile che io abbia mai conosciuto.
E un giorno… forse…“ mi allontanai lentamente da lei e la
guardai serio „Ma per adesso, abbiamo bisogno di non complicare le cose.
Ne ho bisogno. Ci sono così tante cose nella nostra vita che non comprendiamo
ancora. E se affrettiamo la nostra relazione…“.
Lei annuì, e sorrise tristemente, più o meno rassegnata. „Sì,
so che hai ragione. Ma questa rinuncia sarebbe molto più semplice se
tu non fossi cosi maledettamente bello“. Io risi.
Rain:
Feci un sogno quella notte…
Ero seduta da sola al centro di un prato di fiori di campo. Indossavo uno di
quei vestitini bianchi estivi ed un grosso cappello di paglia, e aspettavo Angel
con una margherita in mano, e giocavo a „Mi ama, non mi ama“ mentre
il sole riscaldava il mio viso. „Mi ama“ meno un petalo. „Non
mi ama“ meno un altro petalo.
„Ti ama“ disse una voce venuta da chissà dove. Una voce familiare,
quasi come la mia, ma come un coro di voci uguali alla mia. Mi guardai attorno
ma non vidi nessuno. Feci spallucce e tornai al mio gioco, ma tutti i petali
erano già caduti. Era come se la voce avesse staccato l‘ultimo
petalo dicendomi che lui mi amava. Huh. Beh, era un sogno, dopo tutto. Roger
Lowenthal mi aveva insegnato a prestare attenzione ai miei sogni, perché
l‘inconscio di una Cacciatrice era quasi sempre importante. Mi ci volle
un po‘ per capire che non tutti i sogni erano importanti. Non ero sicura
se questo fosse importante o no.
„Dove sei?“ chiesi all‘aria.
„Qui, in te“ rispose lei/io/loro.
„Oh“ dissi „allora chi sei?“
„Ho molti nomi“ rispose.
Il che ancora non mi diceva come chiamarla. Grande. Vago e senza senso. Stavo
perdendo la speranza che questo potesse essere un sogno utile.
„Lui ti ama“ ripetè la voce „Ha bisogno di te. Non
se n‘è ancora reso completamente conto, o non lo capisce ancora,
ma lo farà“.
„Angel?“ chiesi io, giusto per esserne sicura.
Il coro divenne improvvisamente triste. „Sì“.
„Angel mi ama“ ripetei.
„Sì“ confermò „Ti ama da tempi immemori“.
Huh. „Beh, ha uno strano modo di dimostrarlo“. Gettai il mio fiore.
Io non ero la prima. Questo sogno sapeva che Angel aveva amato Buffy prima di
me?
„Non rinunciare a lui, Rain. Hai bisogno di lui quanto lui ha bisogno
di te. Siete legati, e lui ne è confuso“.
„Come sai queste cose?“. Il coro tacque un momento.
„Perché lo conosco. E conosco te. Ed è sempre così
che è stato. Tu lo ami. Ci devi sempre credere. Quell‘amore ti
guiderà… illuminerà la tua strada quando il cammino sarà
oscuro. Devi essere paziente… a volte è come un bambino e così
vulnerabile. Imparerà. Smetterà di sver paura di ciò che
è stato e che non può essere più“.
Ah. Giusto. „Vuoi dire Buffy?“. La voce non rispose, e mi sentii
come di aver ferito i suoi sentimenti, e questa sensazione non mi piacque affatto.
„Mi dispiace“ le dissi „Non intendevo…“
„Non importa. Solo,fidati di chi sei. Fidati di chi lui è. Saprai
presto il modo giusto. Tienilo vicino a te, perché tu sei l‘unica.
Sempre…“.
Mi svegliai, e cercando di non svegliare Angel, mi alzai dal divano e chiusi
le finestre che lo minacciavano con la luce dell‘alba. Tornai al divano
e guardai il suo viso tranquillo, le labbra leggermente curvate in un sorriso,
il respiro profondo e regolare. Mi chiedevo perché si disturbasse a respirare.
Abitudine? Comodità? Ma mi chiedevo soprattutto cosa stesse sognando.
Il coro stava parlando con lui? Gli stava dando gli stessi consigli? Il sogno
aveva avuto ragione nell‘ultima parte… io avevo bisogno di lui.
E lo volevo, e lo amavo. E mentre mi sdraiavo sul divano e appoggiavo la testa
sul suo petto, il posto più sicuro che io conosca, credetti alle parole
del coro. Noi ci amavamo. Eravamo un unico essere. Era solo una questione di
tempo il perfezionamento dei dettagli.
Fading away
Rain:
La notte in cui cercai di sedurre Angel (quasi provocandogli un attacco di cuore,
credo… voglio dire, se non fosse già morto…) non fu l‘ultima
volta che sognai dello spirito del prato. Infatti, iniziai a sentirla nel sonno
quasi tutte le notti. Era sempre dolce e gentile, un po‘ criptica, sempre
prodiga di consigli vaghi sulla mia vita, e su Angel soprattutto. Io e lei quasi
diventammo amiche, sentivo come se la conoscessi come me stessa e vice versa
(anche se non sapevo niente di lei…). Potevo dirle qualunque cosa, e spesso
lo facevo. Dopo tutto, non avevo molto tempo da trascorrere con i miei vecchi
amici e parlare di Angel ad Angel, beh… Ma lo spirito sembrava sempre
capire quel che intendevo, e mi dava sempre la sua onesta opinione. Certo non
mi diceva mai i suoi „tanti nomi“, tranne uno: la chiamavo Kahtah.
Kahtah non mi dava mai una risposta diretta alle mie domande. Mi faceva sempre
„guardare dentro“ me stessa. Certo capivo cosa stava cercando di
fare… stava cercando di insegnarmi a fidarmi dei miei istinti. Ma i miei
istinti non mi avevano portato a capire ciò che riguardava Angel.
Mi ritrovai ad allontanarmi da lui sepre di più, emotivamente. Sapevo
che teneva a me… sapevo che voleva stare con me… e sapevo che i
problemi che ci separavano erano tutti suoi. Non trascorrevamo meno tempo insieme,
ma smettemmo di tenerci per mano mentre pattugliavamo, smettemmo di rubare baci
ai semafori, di ballare con vecchie canzoni nel mio salotto… soprattutto
di mia iniziativa, e quando smisi, smise anche lui. Il resto della nostra relazione,
i combattimenti, l‘allenamento, l‘amicizia, rimase identico. Forse
lui non notò il cambiamento, ma io sicuramente sì. Mi mancava
quello che pensavo fosse lo sviluppo della nostra relazione, ma sapevo anche
che avevamo già quello che era importante. La presenza di Angel nella
mia vita era così centrale, che non potevo immaginarla senza di lui.
Non stavo rinunciando al mio amore per lui, né al mio desiderio di stare
con lui, affatto. Gli stavo dando lo spazio che gli serviva. E a questo punto
iniziarono gli altri sogni. Mentre nella vita reale la mia relazione con Angel
si indeboliva, nel mio subconscio esplodeva. Le visioni erano intense, e vivide,
totalmente tridimensionali. Potevo sentire il suo tocco, il suo odore, la sua
bellissima voce e perfino il dolce freddo della sua pelle. Sognai milioni di
momenti tra di noi, come stessi immaginando un‘intera vita che non avevo
avuto. E che vita era. Angel ed io combattevamo da fieri guerrieri contro le
forze del male, insieme. Ridevamo e piangevamo e facevamo l‘amore fino
a farci male alle ossa… ci eravamo perfino lasciati un paio di volte.
Quando mi svegliamo da quei sogni, essi rimanevano con me, come se fossero stati
da sempre parti della mia memoria. In pratica, avevo un‘appassionata e
completa storia d‘amore con lui nel mio subconscio, ma fuori di esso,
niente di tutto ciò.
A volte fissavo Angel mentre faceva qualcosa di perfettamente ordinario, e pensavo
ad una nostra lite mai fatta… o qualche momento particolarmente romantico
che non avevamo mai condiviso. Era sempre più strano.
Iniziai a scrivere i miei sogni immediatamente dopo essermi svegliata, e solo
allora iniziai cosa cazzo stava succedendo. Nei miei sogni io ero Buffy…
l‘altra cacciatrice. La moglie di Angel. Lo sapevo perché Angel
aveva detto questo nome, il mio nome, nel mondo dei sogni. A volte potevo vedermi
chiaramente… forse con un taglio di capelli diverso, forse un po‘
più magra, ma sicuramente ero io. Diceva quel nome come una preghiera
preferita. „Buffy…“ diceva, con una particolare intonazione…
un bisbiglio…
Stavo decisamente impazzendo. Ero così repressa e patetica da dover fingere,
almeno nei miei sogni, di essere lei? Mi sentivo così inadeguata e sola
da dovermi affibbiare il ruolo dell‘unica donna che Angel avesse amato?
La mia amica Kahtah non mi fu molto d‘aiuto. Continuava a dirmi „Non
posso darti una risposta a questo. Devi trovare la saggezza dentro di te“.
Come potevo trovare la risposta „dentro di me“, proprio dove era
il problema? Iniziai a bere litri di caffè per poter addormentarmi senza
sognare.
Questo, Angel lo notò (anche se sospetto avesse notato anche la mancanza
di baci ecc…). E non sprecò tempo a menzionare quanto erano diventate
lente le mie reazioni… quanto sembrassi… sciupata. Mi chiedeva sempre
se stavo bene, e si offrì di pattugliare da solo per darmi una notte
di riposo. Alla fine, iniziò a incoraggiarmi a vedere un dottore.
„Non è niente“ gli dicevo „lo giuro. È solo
che… non dormo bene“. I suoi occhi si restrinsero un po‘,
il che mi fece pensare… ero l‘unica ad avere quegli strani sogni?
Non glielo chiesi, e lui non disse nulla.
Una notte, ero seduta nell‘ufficio di Roger Lowenthal, e leggevo delle
teorie dei miei sogni. Ruppi la penna, così mi alzai e mi avvicinai alla
scrivania di Roger (lui non c‘era…) cercando tra le sue cose per
un‘altra penna. Aveva di tutto nei suoi cassetti: penne, gomme, pacchetti
di chewing-gum… e chiavi. Centinaia di chiavi che probabilmente aprivano
tutte le porte della biblioteca. Ma una era tenuta a parte dal grande mazzo
di chiavi. „Archivi del Consiglio“. Quel seminterrato in cui mi
era vietato andare, dove c‘erano le storie di tutte le Cacciatrici americane
degli ultimi cinque secoli…
Fissai a lungo le chiavi. Tutta quella storia… tutte quelle Cacciatrici…
potevo saperne di più sulla mia Chiamata. Potevo saperne di più
di Buffy Summers…
Angel:
Mi faceva male vedere Rain svanire in quel modo. Non era mai stata mia intenzione
farla soffrire così tanto per la mia incertezza sulla nostra relazione.
Infatti era il contrario. Parte del motivo per cui esitavo così era perché
non volevo farla soffrire.
Dalla notte in cui Rain cercò di avvicinarsi a me cercai di riparare
al danno da me causato rassicurandola… dicendole che la volevo…
che avevo bisogno di lei. Ma ovviamente non fu abbastanza. Potevo vedere nei
suoi occhi di averla ferita profondamente. La sentii per la prima volta allontanarsi
da me, anziché il contrario. Copriva il suo dolore con scherzi e battute,
e sfogandosi prendendomi a calci ad ogni occasione. Ma sapevo cosa le stava
accadendo. Lo sentivo nelle ossa. Avevo fatto esattamente ciò che avevo
giurato che non avrei mai fatto: le avevo squarciato l‘anima e l‘avevo
lasciata sanguinare.
All‘inizio avevo cercato di farla uscire dal guscio in cui sentivo si
stava chiudendo.. Ma lei si allontanò fisicamente, e cambiava argomento
quando cercavo di parlarne.
Era stata dura quando aveva condiviso i suoi sentimenti per me. Adesso vedere
che cessava di farlo era peggio. Scivolava via da me, e faceva un male dell‘inferno.
Ma poi iniziai a pensare che forse quella distanza era ciò di cui avevamo
bisogno. Così Rain poteva concentrarsi sull‘allenamento, e io nel
scoprire chi diavolo dovevo essere nel quadro della grande cacciatrice, e quindi
nella vita di Rain.
Ma divenni sempre più preoccupato. Nonostante i suoi sorrisi e le sue
battute, era difficile non accorgersi che stava perdendo peso… che diventava
pallida, debole e stanca. Improvvisamente sembrava malata per la maggior parte
del tempo, e di una malattia ben oltre la confusione e la frustrazione che caratterizzavano
la nostra relazione. Improvvisamente sentii che non solo le facevo male con
la mia distanza… la stavo uccidendo.
Vedere il suo bellissimo spirito scomparire davanti ai miei occhi ero un dolore
lacerante nella mia anima.
E mentre succedeva tutto questo tra noi, ero anche occupato a tradurre il D‘Archit.
Il volume era vago e criptico, ma alcune parti che compresi chiaramente si dimostrarono
indubbiamente vere. Lowenthal aveva ragione sul fatto che Rain non era una semplice
cacciatrice. E nemmeno Buffy lo era stata. E il Cantastorie aveva avuto ragione
sulla reincarnazione di Buffy in Rain.
Kahtah era più del nome di una particolare anima di cacciatrici consanguinee.
Era il nome di un unico essere. Letteralmente, „Le tre che sono una“.
Tre vite umane di forza, esperienza e saggezza, destinate a diventare un unico
guerriero per salvare il mondo. Il libro chiamava Kahtah „La spada di
luce“, l‘essenza combinata di ogni cacciatrice vissuta, manifestata
in un‘anima immortale che era nata prima in Buffy, e una seconda volta
in Rain. Una terza sarebbe nata nei giorni finali, una donna che sarebbe stata
entrambe e nello stesso tempo un‘altra donna completamente nuova. Si diceva
che il suo potere avrebbe chiuso per sempre i cancelli dell‘inferno. E
il mio ruolo… il Bo‘Ten, il Guardiano di Kahtah. Era mio sacro dovere
difendere ogni corpo che ospitava l‘eterno spirito. Era mio compito morire
nel suo nome, se necessario. Il testo era chiaro. Sarei rimasto immortale finchè
il compito della terza non era stato svolto. Le promesse fatte con Buffy per
congiungere le nostre anime avevano fatto molto di più che rendermi suo
marito. Mi avevano legato al destino finale del mondo. Eravamo legati dall‘Anam
Cara, la promessa delle anime, in modo che finchè l‘anima di Kahtah
era nel mondo con la mia, era mio dovere proteggerla sempre. E amarla, a badare
a lei finchè il suo compito non fosse svolto. Avevo compreso, prima di
rimettermi con Buffy, che sarei diventato umano una volta ottenuta la mia redenzione.
Avevamo sempre sperato potesse essere mentre lei era in vita, ma… E ora,
per la prima volta, sapevo esattamente ciò che significava, e ciò
che sarebbe successo. Era il mio destino vivere per l‘anima di Buffy,
e amarla in ogni modo possibile e in ognuna delle sue reincarnazioni finchè
all‘allontanamento del male da questa dimensione. Era mio dovere amare
Rain. Quando questo fatto divenne chiaro, si scontrò dolorosamente con
i mei dubbi umani. Credevo nella verità di una cosa su tutte della mia
vita come essere umano… le promesse matrimoniali ad una donna significavano
lealtà a quell‘unica donna, fino al giorno della mia morte. Una
parte di me riconosceva ancora Rain come un‘altra donna, e rifiutava di
promettere amore ad un‘altra nello stesso modo della prima. Rain era una
persona a parte, non aveva forse il diritto di avere il suo amore? Non dovevo
forse a Buffy almeno l‘eternità?
Non mi sembrava che ai Poteri che Sono importasse la mia confusione e il mio
cattolico senso di colpa. Se dovevo adempiere al mio destino, l‘avrei
fatto.
Stranamente, fu Buffy a darmi la risposta.
Rain:
Quando pensavo agli archivi, immaginavo una specie di piccolo ripostiglio con
degli scaffali pieni di scatole con delle schede perfettamente ordinate.
Invece il seminterrato della biblioteca era un‘intera costruzione a sé
stante. La prima notte vagabondai da stanza a stanza frugando tra le armi e
tra le scatole piene di fogli e fotografie. Mancavano sette ore al ritorno di
Roger, e non erano abbastanza tempo per trovare ciò di cui avevo bisogno.
Ma almeno potevo capire dove potevo trovare la roba. Prima o poi avrei trovato
ciò che cercavo. All‘alba, ero esausta, praticamente dormivo in
pieno. Sogni terrificanti o no, dovevo riposarmi. Cercai di rimettere tutto
a posto nel modo in cui l‘avevo trovato, e andai a casa.
Quello che avevo scoperto visitando sette delle dieci stanze non era abbastanza
eccitante. Un sacco di cavolate… libri di demoni, alcune armi… Non
valeva la pena nemmeno sbirciare tra quella roba. C‘erano però
alcuni recipienti interessanti pieni di materiale personale delle Cacciatrici,
come vestiti e cose simili, niente di *strettamente* personale. Niente lettere,
niente agende. Non avevo trovato nemmeno né i famosi diari degli Osservatori
né qualcosa col nome di Buffy. Ma ero determinata a scoprire cosa mi
legava a questa cacciatrice, e quindi ad Angel.
Durante il lungo tragitto per tornare a casa, mi ritrovai a fare un giro nel
quartiere dove sapevo viveva. Potete crederci che non sono mai stata a casa
sua? Non mi aveva mai invitata, e io francamente non ho mai pensato di chiedere.
Sono una donna piuttosto intelligente, sapevo esattamente dove abitava, ma non
avevo la faccia tosta da presentarmi lì. Voglio dire, che cosa fa durante
il giorno un vampiro con un‘anima? Mi fermai all‘angolo del suo
palazzo. Era già passata l‘alba. Probabilmente Angel era semplicemente
a letto. Ebbi quasi un irresistibile urgenza di parlargli, e raccontargli davvero
tutto ciò che mi stava lacerando dentro… i miei sogni, lo spirito
della donna, i miei sentimenti per lui… tutto. Sentivo la pace e il conforto
provenire dal suo palazzo, che mi aspettavano. Mi fermai molto tempo lì,
immaginando… pensando… ricordando una mattina come questa, quando
mi ero svegliata dall‘orribile incubo della sua morte. Lo vidi aprire
la porta, senza maglietta, e guardarmi con insopportabile tenerezza e desiderio,
e non mi sembrava affatto sorpreso. In un momento tutte le mie paure furono
cancellate dal desiderio mentre lo guardavo, e gli dicevo del mio incubo…
del mio terrore di perderlo… lui mi rassicurava prendendomi tra le sue
braccia, e baciandomi fino a rendere deboli le mie ginocchia, e non avrei mai
voluto lasciarlo andare…
La visione scomparve, e io tremai violentemente. Ora accadeva anche quando ero
sveglia.
Angel:
C‘è un posto in cui andavo quando ero un ragazzo… uno di
quei posti da favola dove il sole brilla per tutto il giorno. Come un piccolo
Eden, giusto a due miglia dalla mia meno idilliaca casa. Trascorrevo molto tempo
lì, nuotando e pensando quando ero piccolo, e… altre cose, quando
crebbi. Ci vado ancora, nei miei sogni. Per molti anni portai Buffy lì
con me. Nuotavamo e parlavamo e facevamo l‘amore nel morbido tappeto d‘erba
sotto l‘ombra dei ciliegi. Divenne il nostro posto. Dopo aver incontrato
Rain, Buffy venne meno spesso nei miei sogno. Non so esattamente il perché…
se per i miei sentimenti per Rain, o la confusione di questi sentimenti (amo
Rain perché è Rain, o perché è Buffy?).
Qualche settimana dopo l‘inizio della spirale in discesa di Rain, tornai
nel mio posto dei sogni.
„Mi manca venire qui“ mi giunse da dietro di me la voce di Buffy.
MI girai per guardarla. La figura poteva essere, a prima vista, sia di Buffy
che di Rain. Ma la mia anima sapeva esattamente chi era.
„Dovresti venire più spesso“ le dissi. Mi mancava la sua
compagnia, specie quelle volte che ci sedevamo in silenzio fino al tramonto.
Lei si sedette accanto a me. Indossava un vestitino da sogno di chiffon chiaro
e fissava tristemente l‘acqua.
„Non mi inviti più ormai“ disse „e non posso venire
se non sono la benvenuta, o se hai bisogno di me“.
„Sei sempre la benvenuta qui Buffy. Sempre. Dovresti saperlo“.
„Vedermi ti rende triste“ notò „non l‘aveva mai
fatto prima“. Io sospirai.
„Adesso mi manchi di più“.
„Perché Rain ti ricorda me“. Io annuii.
„Ok… credo di poter capire“.
Ci sedemmo in silenzio, ad osservare le libellule danzare sopra la superficie
dell‘acqua.
„Dopo la prima volta che ci incontrammo, quanto tempo ci servì
per stare davvero insieme?“ chiese lei dopo un po‘.
„Nove anni“ risposi „sei mesi, ventiquattro giorni, tredici
ore, sette minuti e venti secondi“. Buffy mi fece uno sguardo strano,
ma sorrise.
„Immaginavo che lo sapessi. Scommetto che se ti chiedessi quanto tempo
siamo stati sposati…“
„Ottantuno anni, cinque mesi…“.
Lei rise, e alzò le sue piccole mani. „Ok, ok, ho capito. Ma, Angel…
e il tempo che non abbiamo passato insieme? Quasi dieci anni…“
„Già…“ fu la mia unica risposta. Avevo passato mesi
a pensarci dopo la morte di Buffy.
„Li rimpiangi?“ Li anni in cui non eravamo insieme, intendo…“
chiese piano. La guardai negli occhi. Quelli di Buffy erano a volte verde brillante,
altre di un profondo verde scuro, mentre quelli di Rain erano perfetti smeraldi.
Ma avevano lo stesso, identico fuoco.
„Non credo di rimpiangerli“ le dissi onestamente „Era importanti
anni di crescita per entrambi. Ma non so se sacrificherei di nuovo quel tempo
con te, se avessi la possibilità di scegliere“. Buffy annuì
saggiamente, guardando al cielo perfettamente blu.
„Allora ti chiedo, perché continui a scappare?“
„Cosa intendi?“ chiesi io, con la paura di sapere già a cosa
si riferiva.
„Rain. Perché continui a respingerla?“
La domanda mi ferì quanto un paletto al cuore.
„Io non… non lo so“ mormorai, distogliendo lo sguardo „È
solo che… non posso“. Lei ridacchiò.
„Cosa c‘è di tanto divertente?“ chiesi.
„Tu. 500 anni, e non sei cambiato per niente. Ancora non riesci a concederti
di essere felice. Non riesci a lasciar che l‘amore venga da te. Devi rendere
tutto così complicato e drammatico…“. La fissai, senza dire
niente. Cosa potevo dire? Lei aveva ragione.
„Sai Angel, tu potresti vivere per sempre, ma lei no. Quindi ti chiedo,
cosa stai aspettando? Perché non vuoi stare con lei?“.
La guardai per un momento, e sentii il mio cuore di nuovo spaccato in due per
la sua mancanza.
„Mi sento in colpa“
„In colpa? Perché, Angel?“
Perché? Come poteva chiedermelo?
„Perché… io la amo“ risposi in un sussurro, ancora
incapace di incontrare il suo sguardo.
„Oh, beh. Wow, è ovvio che ti senti in colpa. Orribile, orribile
creatura. Tu ami qualcuno. Decisamente il tuo crimine peggiore“.
Divenni improvvisamente furioso alle sue sarcastiche prese in giro.
„Lei non è te, Buffy! Ho promesso di essere fedele a te fino alla
fine dei giorni! Amare qualcun‘altra è un INSULTO a questo!“
gridai.
Con le lacrime agli occhi, Buffy si avvicinò a me, eravamo faccia a faccia
e lei mi guardò negli occhi.
„Ho sempre pensato tu fossi così saggio…“ disse gentilmente
„Non hai ancora capito?“
Sentii le mie lacrime, calde e amare, rigarmi le guance. Nei miei sogni sono
sempre vivo…
„Capito cosa?“
„Angel…“ sospirò lei „bellissimo Angel…
così buono… così generoso… così altruista.
Non lo sai? Rain è me. Io sono lei. Siamo lo stesso corpo, lo stesso
cuore, la stessa anima. Questo corpo… la vita che ha vissuto con te, è
andato via. Ma tutti i momenti condivisi? Quelli continuano a vivere, qui“
posò una mano sul suo cuore „l‘essenza di tutto ciò
che siamo è rinata in lei. È giunto di nuovo il momento, amore
mio… il momento di stare insieme, come siamo destinati ad essere. Ti prego…
non sprecare questo tempo fingendo che lei sia un ostacolo…“ Lei
continuò. „la ami anche per quel che è lei. Lo sai che è
un sentimento giusto. L‘ha provato dalla prima volta che l‘hai vista.
Non sottrarle la possibilità di amarti… non sottrarmi un‘altra
vita al tuo fianco“.
„È così difficile, Buffy! Così difficile…“
dissi, a malapena in grado di emettere suoni tra le mie lacrime. Lei mi abbracciò
e tenne la mia testa sul suo seno.
„Ti amo così tanto…“
„Allora non sprecare tempo, Angel… mio dolce amore… ti prego
non sprecare tutto questo tempo, quando puoi essere con me adesso…“.
Mi svegliai da solo nel mio letto, i miei cuscini umidi di lacrime. Potevo quasi
sentire il suo dolce profumo caldo nell‘aria. Aprii gli occhi, e presi
il telefono. Non avrei sprecato più tempo.
Rain:
Perfetto. Incontrai Lowenthal la sera successiva, e mi disse che aveva un incontro
e che sarebbe stato fuori città per il weekend per affari personali.
Disse anche che nonostante Angel non gli piacesse, si fidava di lui, almeno
per sorvegliarmi. Riuscii a riposarmi quel giorno, e mi sentii decisamente.
Non ricordavo nessun sogno e nessuna visita strana. Forse mi rendeva più
calma il fatto di sapere di essere vicina alle risposte di cui avevo bisogno.
E ora il mio Osservatore mi stava praticamente offrendo la possibilità
su un piatto d‘argento.
„Ok, forse leggerò qualcosa“ gli dissi.
„Bene, bene“ mi rispose lui chiaramente distratto.
Andato via Roger, aspettai un‘ora e mezza prima di prendere le sue chiavi
e andare di nuovo nel seminterrato. Volevo dargli il tempo di tornare per prendere
quelle cose che sapevo credeva di aver dimenticato.
Stavo andando direttamente all‘ultima porta quella notte. Sapevo cosa
cercavo, e sapevo che lì l‘avrei trovato.
Il primo mobiletto conteneva bellissime armi del 20‘ secolo: un paio di
piccole balestre, qualche pugnale, e una spada spettacolare. La presi, e guardai
le incisioni sulla lama, riconoscendo qualche parola latina come onore, vittoria,
dovere e amore… e una frase che dominava l‘intera lama: da sangue,
cuore e anima siamo uniti. Sbattei le palpebre. Qualcosa in quell‘arma
era così familiare… le incisioni, l‘impugnatura, la sensazione
del suo peso nelle mie mani… Rimisi a posto la spada e mi avvicinai al
primo scaffale di libri. Centinaia di volumi allineati, che portavano due nomi,
probabilmente quelli della Cacciatrice e dell‘Osservatore di ogni libro,
pieni di date. Mi sembavano troppo brevi però da es