CARISSIMO PADRE

Written by Juliette
Translated by Claddagh Lovers
Disclaimer: tanto per cambiare, qui non c’è niente di mio, nemmeno la ff.
Summary: nel giorno del suo 17^ compleanno Buffy fa sesso con Angel, un uomo che non conosce nemmeno, rimanendo incinta. Dopo 10 anni si incontrano di nuovo e…
Rating: + o – R; AU, Romance
Pairing : un ennesimo B/A, ovvio!
Dedicated to: ki ha avuto la pazienza di aspettare mesi x leggere il finale di The Marriage Deal! :)

“SORPRESA!” gridarono gli amici di Buffy quando lei entrò nel Chez Pierre, un costoso locale, insieme alla sua migliore amica Willow Rosenberg.
Era il suo 17^ compleanno e tutti i suoi amici erano lì: Xander con la sua ragazza Anya, Dru e Spike, Ford, Pike, Taylor e Jenny, Amy, e ovviamente suo padre Dean Summers che l’abbracciò calorosamente.
“Buon compleanno, tesoro!” disse allegro Dean alla sua (non più) bambina.
“Grazie, papà” sorrise Buffy.
“Accidenti, assomigli così tanto a tua madre!” Dean la prese per gli avambracci e la guardò attentamente. “La mia bellissima bambina!”.
Se un qualunque altro ragazzo glielo avesse detto, lei sarebbe arrossita, ma non con suo padre. Lui le diceva sempre cose del genere.
La madre di Buffy era morta per un tumore al cervello quando lei aveva 5 anni. Dean aveva passato ogni notte al suo fianco finchè non aveva esalato l’ultimo respiro. Lui aveva avuto bisogno di un po’ di tempo per riprendersi, e alla fine ci riuscì. Ma Buffy non ricordava molto della sua mamma. Era troppo piccola. Tutto quel che aveva era il padre che l’aveva cresciuta.
“B- compleanno, B!” l’abbracciò Faith. “Sembra che hai solo altre 24 ore!” Faith sollevò le sopracciglia scherzosa, e Buffy si limitò a fissarla. Due anni prima, Faith e Buffy avevano fatto una scommessa, quando Faith aveva perso la verginità. Buffy doveva perdere la sua entro un giorno dopo il suo 17^ compleanno o fare una penitenza: una table dance al Sunny Island club di L.A. Per come stavano le cose, avrebbe dovuto pagar pegno molto presto, dopo di che non sarebbe più entrata in quel club!
“Tieni” Spike le porse un drink. “Vediamo quanto ne riesci a bere!”.


Era la festa d’addio al celibato di Angel Liery, e lui era già un po’ ubriaco. I suoi migliori amici Doyle e Gunn si assicuravano che il suo bicchiere non fosse mai vuoto, mentre di fronte a lui una stripper si spogliava al ritmo ipnotico.
Doyle, il suo testimone, aveva scelto la stripper. La donna era bionda, più bassa di lui e magra. Sì, aveva una donna tipo. E allora?
Stava per sposarsi con Darla Bennett, una ragazza che conosceva dal liceo. Angel non credeva nel vero amore, ecco perché aveva detto di sì a Darla quando lei gli aveva fatto la proposta. Lui ci teneva tantissimo a lei, e le piaceva più di chiunque altro. Ma era amore?
“Com’è la tua festa, amico?” ghignò Gunn. “E’ un miracolo aver trovato posto! Sono pieni, stasera. Ci sono due compleanni, un matrimonio e un battesimo!” informò Charles Gunn il quasi- architetto.
“E’ ok, direi” borbottò Angel.
“Oh-oh, non sono molto convinto. Ecco!” osservò Doyle. “Harry!” chiamò il barista. “Ad Angel serve un altro drink!”.
“Come stai, figliolo?”. Il padre di Angel si avvicinò al bancone del bar, insieme al suo ventitreenne zio Rupert Giles.
“Oh, lo stiamo riempendo!” disse Gunn ai due uomini ridacchiando.


Il mondo di Buffy le stava girando intorno. Aveva cercato di camminare in linea retta ma era caduta sul suo sedere dopo due soli passi. Non era mai stata così ubriaca.
Riusciva a malapena a vedere suo padre flirtare con la cameriera, cosa che probabilmente non sembrava agli altri schifosa quanto lo sembrava a lei, perché la cameriera aveva l’aspetto di una ventenne e suo padre aveva 36 anni! Anche se non li dimostrava.
Non aveva la minima idea di dove fosse o di dove stesse andando, perciò si limitò a camminare, scontrandosi direttamente con il più bel corpo che avesse mai visto.

Angel non riusciva più a pensare correttamente. Era talmente ubriaco che ormai sentiva a malapena il suo corpo. Beh, almeno non era ubriaco quanto Doyle e Wesley. I due erano al centro del bancone, a cantare a squarciagola Let it be, e potè sentire chiaramente Doyle cadere dal “palco”. Poi incontrò la ragazza più bella che avesse mai visto. Abbassando lo sguardo vide una bella bionda. All’inizio pensò si trattasse della stripper, a prima vista sembravano identiche… ma poi lei lo baciò. Lui ricambiò il bacio. No, questa non era la stripper. Alla fine della sua performance lei lo aveva baciato e non era stato lo stesso. Quello era stato seplicemente lavoro, questo era delicato e dolce, eppure aveva anche una forza nascosta. Tutto ciò che sapeva era che voleva di più di lei, quindi la strinse a sé e la portò nella più vicina camera vuota. E sebbene non sapesse affatto cosa stesse facendo, era il miglior viaggio verso l’estasi che avesse mai intrapreso. La sensazione della pelle della ragazza sotto le sue dita e la sua lingua era incredibile. Così incredibilmente liscia e delicata. Sapeva che anche lei se la stava godendo, perché l’aveva sentita ansimare e gridare sopra di lui.

Tutto quello che lei sentiva di sottofondo era un remake davvero poco felice di Let it be quando quelle perfette labbra si chiusero sulle sue e delle forti braccia la strinsero portandola oltre la porta successiva. Non aveva idea di cosa stesse facendo, ma gli stava strappando i vestiti e lo stava spingendo sul tavolo vicino. Era la sensazione più sorprendente che avesse mai provato. Era fuoco e passione e desiderio e sapeva che non poteva sopravvivere un altro momento senza toccare questo tizio. Era pazzesco, lo sapeva nonostante la quantità di alcol nel suo sangue, ma onestamente non le interessava. E sapeva che anche lui se la stava godendo, perché l’aveva sentito ansimare e gridare sotto di lei.
Angel si risvegliò con la più grande emicrania che immaginava potesse esistere. Gli faceva male la testa al punto che poteva sentire il sangue scorrerci rumorosamente e dolorosamente. Nemmeno dopo il suo 20 ^ compleanno, quando per la prima volta aveva bevuto troppo, aveva avuto un mal di testa simile. Beh, quello e anche una bella bionda nuda, sdraiata accanto a lui sul pavimento del Chez Pierre. E quando i ricordi dell’ultima notte gli tornarono in mente, si sentì in colpa. Era il giorno del suo matrimonio, Dio santo! Ma pensandoci su, non avrebbe voluto altro perché era stata la notte più speciale della sua vita; e non sapeva nemmeno il suo nome!
“Hey” salutò la strana ragazza quando lei si stiracchiò e aprì gli occhi.
Lei boccheggiò e si guardò intorno shockata, rendendosi conto di quel che aveva fatto. “Oh. Mio. Dio.” disse lei senza fare rumore. Aveva perso la sua verginità quella notte, senza sapere chi fosse quel tipo. Diavolo, non sapeva nemmeno il suo nome!
“Allora” disse Buffy. “Ieri c’era il mio compleanno. Tu a che festa eri?” borbottò Buffy, alquanto imbarazzata, cercando i suoi vestiti.
“Era la mia festa d’addio al celibato” disse Angel senza riflettere. E quando lei spalancò i suoi bellissimi occhi nocciola e lo fissò shockata si rese conto di ciò che aveva detto. Lei si vestì in fretta.
“Hey…no… aspetta! Ti prego… ASPETTA!” la chiamò Angel, ma lei aveva già raccolto le sue cose e lasciato l’edificio.


Quando Buffy arrivò a casa, scappò direttamente in bagno. Il mal di testa era decisamente più forte di quelli che aveva già avuto, e in quel momento promise a se stessa – per circa la centesima volta – che non avrebbe più toccato alcol in vita sua. Ora sapeva cosa poteva succedere, se l’avesse fatto.
Fantastico. Decisamente fantastico. Aveva davvero condiviso l’esperienza più intima della sua vita con un tizio che stava mettendo le corna alla sua ragazza! Ma quello che la spaventava di più era che le era davvero piaciuto farlo col bastardo. No, anche di più: era stata la notte più dannatamente bella della sua vita!
E, oh Dio! Non avevano usato protezioni! Come avrebbero potuto? Si erano praticamente saltati addosso ed erano completamente ubriachi.
Lei entrò silenziosamente nella camera di suo padre e fu sollevata nello scoprire che era vuota. Il che non avrebbe dovuto essere una sorpresa. Considerando che erano le 11, lui era sicuramente a lavorare.
Andò in cucina e trovò un biglietto sul frigo.
Buongiorno, tesoro
Spero tu sia tornata tranquillamente da Willow
La colazione è nel frigorifero
Avrò molto da fare oggi perciò non aspettarmi.
Ti voglio bene, papà

Beh, a quanto pare Willow aveva mentito per lei, cosa per cui le era davvero grata. Buffy afferò il telefono, chiamando la prima persona che le venne in mente in quella situazione.
“Pronto?” rispose una voce assonnata.
“Faith, puoi venire qui, per favore? E porta uno dei tuoi test della gravidanza”.


“Vuoi tu, Darla Bennet, prendere Angel Liery come tuo sposo e amarlo ed onorarlo nella gioia e nel dolore finchè morte non vi separi?”
“Lo voglio” disse Darla sorridendo.
“E vuoi tu, Angel Liery, prendere Darla Bennet come tua sposa e amarla ed onorarla nella gioia e nel dolore finchè morte non vi separi?
“Lo voglio” rispose Angel, mentre il suo sorriso s’imbronciava leggermente.

La striscia del test era rosa. E sembrava che Buffy non riuscisse a smettere di piangere tra le braccia di Faith.
“Come l’hai capito così presto? Normalmente si capisce solo dopo un mese circa!” disse Faith alla bionda.
“Adesso che faccio?” singhiozzò la bionda. “Cosa dico adesso a mio padre?”.
“Oh, andiamo, B! Non devi preoccuparti di tuo padre. Quell’uomo ti adora. Sei tutto il suo mondo!” disse Faith cercando di far calmare l’amica. “Ti capirà e ti sosterrà in ogni tuo passo!”.
“Immagino sia così” rispose lei, tirando su col naso.
“Quello a cui devi pensare è se vuoi tenere il bambino” sospirò Faith.


Dean Summers quasi vomitò alla notizia. La sua figlioletta era *incinta*. No, la sua figlioletta aveva fatto SESSO!
Aveva bisogno di qualche minuto (correzione: ora) per raccogliere i suoi pensieri e per poi poter affrontare la sua dolce figlia, di nuovo.
“Terrai il bambino?” le chiese.
“Papà, come potrei non farlo? Qualcuno lassù ha deciso che è ora che questo bambino nasca. Come potrei ucciderlo? E’ già parte di me?” sospirò Buffy,
Dean fece una faccia intenerita e abbracciò calorosamente sua figlia. “Questa è la mia figliola!” disse quasi piangendo. “Ma sei comunque *così* giovane!”
“Tu e mamma eravate più grandi di me solo di un anno quando lei rimase incinta!”
“Sì, ma eravamo sposati e sapevamo perfettamente quello che stavamo facendo!” protestò Dean.
Buffy ridacchiò leggermente. “Papà, lo so che sono stata un incidente! Me l’hai detto tu stesso!”
“Ma sei amata come se avessimo deciso di averti!” si difese Dean Summers ridendo.
“Che c’è?”
“Beh, almeno hai vinto quella scommessa! Ora non devo preoccuparmi che tu vada in qualche club a fare la table dance!” sorrise compiaciuto.
“Molto divertente!” ringhiò Buffy, con la voce carica di sarcasmo.
Dieci anni dopo
“Mamma? Mamma!!!” urlò Deanna Summers nella loro casa. “MAMMAAA!” gridò ancora Deanna e vide sua madre correre giù nel corridoio per prendere il suo giubbotto.
“Sono pronta!” disse Buffy, baciando la figlia sulla fronte e avvicinandosi alla porta per andare all’incontro genitori-insegnanti.
Buffy odiava quegli incontri. Gli insegnanti di sua figlia la criticavano e la guardavano come se fosse una sgualdrina incapace di crescere sua figlia, perché era ancora giovane e lo sembrava ancora di più, mentre la figlia sembrava molto più grande dei suoi nove anni, il che non era una sorpresa, visto che la maggior parte degli insegnanti non sapeva che Deanna aveva saltato due anni di scuola e stava per saltarne un altro, cosa che le dava un ulteriore motivo per non andare all’incontro. Deanna era un bambino prodigio, proprio come lo era stata Buffy alla sua erà. Perciò che bisogno c’era di andare a parlare con i suoi insegnanti?
Deanna aveva avuto il nome da suo nonno, che aveva preso il posto di ‘padre’ nella vita della giovane ragazzina. Ma conosceva la storia di suo padre, ma non le importava più di tanto. Ovviamente le sarebbe piaciuto incontrarlo, ma solo quando avrebbe già saputo che lei esisteva. Enie, come la chiamava spesso sua madre, somigliava molto a Buffy, tranne per i capelli castani e gli occhi nocciola.
Buffy e Deanna vivevano in un costosissimo appartamento nel centro di L.A. Dean era il proprietario dell’intero edificio, quindi praticamente viveva nell’appartamento accanto. La giovane madre aveva pensato prima di spostarsi in una piccola città, Sunnydale, ma aveva lasciato cadere il pensiero quando suo padre le aveva annunciato che lei avrebbe ereditato la Summers & Co dopo i suoi 50 anni. Fino ad allora sarebbe stata il suo braccio destro e avrebbe condotto quasi tutti i progetti.
Dean amava sia sua figlia sia sua nipote e voleva solo il meglio per le due. Spesso faceva da babysitter per Deanna e la portava a lavoro con lei di tanto in tanto, come aveva fatto con Buffy quando lei era piccola. Era quello il progetto fi quel giorno.
“Possiamo andare adesso?” chiese lui a Deanna, in piedi vicino alla porta dell’appartamento di sua figlia.
“Sì!” sorrise Deanna afferrando il suo zainetto Jansport e la giacca prima di uscire ed avviarsi verso la costosa macchina del nonno.
“Dean?” chiamò Enie. Lei lo chiamava sempre per nome, perchè pensava suonasse ridicolo chiamare ’nonno’ un uomo che poteva quasi sembrare un fratello molto più vecchio. “hai qualche riunione oggi? Perché se ne hai, per me sarà molto noioso!” si lamentò Deanna.
“No” disse Dean ridacchiando leggermente e accendendo il motore della sua macchina sportiva rossa. “Ho solo un colloquio con un nuovo dipendente. Lavorerà con Buffy per il nuovo edificio del Trump. E devo controllare il tipo, prima di farlo lavorare con mia figlia, giusto?” sorrise Dean ed Enie si limitò a roteare gli occhi.

Angel entrò nell’edificio della ‘Summers & Co’ dieci minuti prima, lo sapeva. Si diceva che Dean Summers fosse molto gentile, ma scettico e rigoroso a proposito della sua famiglia o del lavoro. Ed Angel avrebbe affrontato entrambi gli argomenti, perché il suo collega sarebbe stato Buffy Summers, la figlia del miglior architetto che il mondo conoscesse. E Miss Summers era brava. Si diceva fosse brava quanto suo padre, se non migliore.
Questo significava che doveva fare una buona impressione, giusto? Ora era importante sembrare divertente, affidabile, simpatico ed intelligente, in modo che Dean Summers gli avrebbe permesso di lavorare per uno dei suoi progetti insieme alla sua amata figlia genio Buffy Summers.
Da quel che aveva sentito, Buffy Summers era stata un bambino prodigio e si era diplomata a 17 anni. Dopo si era laureata ad Harvard dopo soli tre anni di studio e numerosi dottorati. A soli 20 anni, Buffy Summers cominciò a lavorare per il padre ed un giorno avrebbe ereditato l’azienda.
Angel si avvicinò all’anziana signora seduta dietro allo sportello e le chiese dove fosse l’ufficio di Dean Summers, poi prese l’ascensore per il 79^ piano che conduceva direttamente all’ufficio di Mr Summers.
Lui bussò leggermente alla grossa doppia porta ed un forte “Avanti” echeggiò fino alle sue orecchie.
Angel fu sorpreso di vedere dietro al tavolo un uomo che sembrava avere 35 anni, anche se sapeva che ne aveva 47. Quasi 50! Si era aspettato un uomo con capelli grigi e il volto segnato dalle rughe. Ma la pelle di quest’uomo era perfettamente liscia, i capelli ancora di un profondo castano ed un grosso sorriso adornava il suo viso.
“Buon giorno, signore” salutò educatamente Angel.
“Tu sei Angel Liery, presumo”. Dean si alzò per giungere all’altro lato della scrivania e indicò ad Angel di prendere posto.
“Sì, sono iom signore” rispose Angel sedendosi.
“Oh, dimentica il ‘signore’. Sembra troppo da leccaculo” scherzò Dean. “Sono Dean”. L’uomo offrì la mano.
Angel gli sorrise. “Sono Angel” rispose accettando la mano.
“Allora, Angel, dimmi qualcosa di te”.
Angel scrollò leggermente le spalle. “Ho 33 anni. Divorziato. Ho studiato architettura e mi sono laureato a pieni voti alla UCLA a 26 anni e ho già lavorato per diverse grosse compagnie di New York e con il progettista dell’Empire State building”.
Dean sorrise paternamente ad Angel. “Bene, questo è molto interessante. Allora, dimmi, perché sei l’uomo giusto per questo lavoro?”.
“Perché sono bravo. Conosco il mestiere. Ho già fatto esperienza nel settore e sono sicuro di essere abbastanza bravo per lavorare in questa compagnia” disse Angel.
“Mi hanno detto che eri stato accettato ad Harvard e Prinze. Perché hai scelto UCLA?” volle sapere Dean.
“Ho scelto LA perché mi ero innamorato. E poi mi sono sposato e lei non voleva trasferirsi, perciò rimanemmo qui. Questo è il motivo per cui abbiamo divorziato, eravamo troppo diversi” disse Angel al suo quasi-capo. Anche se quella non era la vera ragione per cui aveva divorziato. Il motivo era che si era innamorato il giorno del suo matrimonio. E non di Darla. Si era innamorata della bellissima estranea con cui aveva condiviso la notte più bella della sua vita. Ma non l’aveva più rivista. Il proprietario del Chez Pierre si rifiutò di aiutarlo più volte e lui l’aveva cercata dappertutto
“Beh, credo di aver sentito abbastanza” disse calmo Dean ed Angel immediatamente temette il peggio. “Benvenuto nella mia compagnia”. Dean sorrise quando Angel esultò apertamente.
“Lavorerai con mia figlia e Mr Alexander Harris. Lui e la sua compagnia costruiranno l’edificio. Scusami” disse Dean risedendosi sulla sedia in pelle e premendo uno dei tanti pulsanti del telefono. “Amanda?” chiamò la segretaria. “Potresti per favore mandarmi Xander?” chiese Dean.
“Certo, Mr Summers” rispose la voce dall’apparecchio.
“temo che non potrai incontrare mia figlia oggi. Ma la conoscerai domani. Ti mostrerà tutto quello che devi sapere” si scusò Dean.
“Hey, D-man!” gridò Xander entrando nell’ufficio, guadagnandosi un’occhiata diabolica di Dean.
“Buon giorno anche a te, Xander” disse Dean all’amico di sua figlia. “Xander, questo è Angel Liery. Lui e Buffy progetteranno il nuovo centro commerciale Trump” disse all’uomo più giovane. “Angel, questo è Alexander Harris”.
“E’ un piacere conoscerla, Mr Harris” disse educato Angel ma Xander ridacchiò.
“Chiamami Xander. Lo fanno tutti!” disse ad Angel. “Oh, e Dean?”
“Che c’è?” rispose Dean.
“Perché Amanda sta insegnando a Deanna a giocare a poker?” disse Xander. “Volevo farlo *io*! Sono io il suo padrino!” si lamentò.
“*Io* sto insegnando a lei, e NON il contrario!” gridò Enie con la sua dolce voce sottile. Poi entrò come un tornado nella stanza. “Ok, ho meno di 10 anni. Ma sono intelligente quanto un tredicenne e questo significa che sono già una teenager e conosco la vita! Non sono un dannato neonato! Io SO giocare a poker!” disse Deanna al nonno.
“Ok. E chi ti ha insegnato? Così almeno non sono io il colpevole agli occhi di tua madre?” sorrise Dean.
“Mamma!” disse Deanna scrollando le spalle, dopo di che si allontanò.
Angel ridacchiò appena. In qualche modo, quella ragazzina gli ricordava qualcuno. Solo che non riusciva a capire chi. “Tua figlia?” chiese a Dean.
Ed ecco che di nuovo Dean ridacchiò. “Mia nipote” spiegò.
“Quella è il marmocchio di Buffster!” rise Xander.
“HO SENTITO!” gridò da fuori Deanna.
Questa Angel non se l’aspettava, perché da quel che aveva sentito Buffy Summers aveva circa 20 anni!.
“Quanti anni ha?” chiese Angel curioso.
“9 ANNI E 3 MESI!” gridò la ragazza dall’altra stanza.


“Tesoro, sono a casa!” disse Buffy entrando nell’appartamento. Aveva trascorso la giornata tra vari “Oh, lei è molto giovane”, “Immagino il padre sia più grande” e “Ha preso la sua intelligenza dal nonno?”. Davvero, se l’inferno esisteva, allora gli insegnanti di Deanna ne erano i re!
Oh, che soddisfazione era stata vedere la faccia di Mrs Hamilton, quando alla domanda “Beh, so che alcuni ragazzi stupidi fanno dei figli prima di poter far sesso, ma quelli sono troppo stupidi per diplomarsi. Lei ha finito il liceo?” aveva risposto “nah, non lo so. Ma qualche ragazzo cono cui ho studiato ad Harvard aveva anche dei figli!”.

“Deanna?” la chiamò di nuovo. “Tesoro, sei qui?”. Si tolse la giacca di pelle e si avvicinò alla stanza della figlia.
Vuota.
“Enie? Amore?” ora Buffy iniziò a preoccuparsi.
“Ciao mamma! Siamo nel salotto” gridò la figlia.
Deanna era sdraiata sul divano in pigiama che giocava a poker con suo nonno, seduto davanti a lei.
“Papà, ciao! Non pensavo tu fossi ancora qui!”. Buffy si piegò per abbracciare suo padre.”E tu, signorina, dovresti essere a letto da due ore!” disse alla ragazza.
“Ma mamma! Sto vincendo!” piagnucolò lei.
“Nah, hai già vinto” affermò Dean poggiando le carte.
“SI’!” strillò la ragazza, raccogliendo i soldi dal tavolino. “127 $ per la piccola Deanna” ridacchiò lei.
Buffy rise. “Questa sì che è mia figlia! L’hai squattrinato! E ora a letto!”.
“Guastafeste!” borbottò Enie avviandosi verso la sua stanza.
“Hey, è per questo che esistono le mamme!”. Buffy sorrise dolcemente “Buona notte bella”.
“Notte mamma. Notte Dean” gridò la ragazza prima di scomparire dietro la porta.
“Dio, non avevo alcuna idea che gli insegnanti potessero essere così crudeli!” gemette Buffy sprofondando nel posto liberato poco prima dalla figlia.
“Oh, credimi, tesoro. Io me lo ricordo. Sono stato un giovane padre single una volta!” ridacchiò Dean. “No, mi correggo: sono stato un giovane padre single con una figlia dannatamente intelligente e tutti continuavano a dirmi che dovevo assumere una baby sitter specializzata!”.
“Oh, so perfettamente cosa intendi!” si lamentò lei.
Dean improvvisamente si alzò e si avvicinò allo stereo di Buffy, mettendo la canzone di Frank e Nancy Sinatra, “Something stupid”.


// I know I stand in line, until you think you have the time
To spend an evening with me.
And if we go someplace to dance,
I know that there's a chance
You won't be leaving with me.\\
Daen ballava per la stanza, cantando i versi di uan delle sue canzoni preferite.
// And afterwards we drop into a quiet little place
And have a drink or two.
And then I go and spoil it all, by saying something stupid
Like: "I love you." \\
Buffy rise alla vista davanti a lei. Era troppo ridicola.
A Dean Summers piacevano tutti i classici. Dean Martin, Sammy Davis jr, Barry Manilow, Frank Sinatra, Bob Marley… tutta roba che Deanna Summers non sopportava. A lei piacevano l’hard rock, la bossa nova, il jazz, il soul e l’ R’n’B.
// I can see it in your eyes, you still despise the same old lies
You heard the night before
And though it's just a line to you, for me it's true
And never seemed so right before. \\
E improvvisamente Dean afferrò sua figlia e ballò con lei in modo molto formale. Come un gentiluomo.
// I practise every day to find some clever lines to say
To make the meaning come true.
But then I think I wait untill the evening gets late
And I'm alone with you.\\
Buffy dovette ridere. Trovava sorprendente come suo padre a volte fosse dolce. Perchè gli uomoni della sua vita non erano così? L’unica volta in cui un uomo l’aveva trattata con la stessa tenerezza era stata la notte del suo 17^ compleanno. ALT! Non pensarci. Coglione che tradisce la moglie! Ricordi?
// The time is right, your perfume fills my head, the stars get red
And oh the night's so blue
And then I go and spoil it all, by saying something stupid
Like: "I love you."
I love you
I love you
I love you
I love you
I love you \\
Perchè il suo fidanzato non poteva comportarsi così amorevolmente con lei, come suo padre? Perché non riusciva a farla sorridere, o ridere, o a sorprenderla?
“Cosa c’è, tesoro?” chiese Dean preoccupato.
“Niente” brontolò Buffy.
“Oh, andiamo. Non credi che ti conosco meglio? Cosa hai per la testa?”. Dean si sedette, indicandole il posto accanto a lui. “E’ per Riley?”.
Buffy gemette al nome del suo fidanzato. Riley Finn era un avvocato di successo della Wolfram & Hart ed era gentile e dolce, ma incredibilmente noioso. Non era ancora sicura del perché avesse accettato la sua proposta di matrimonio.
“Lo ami?” volle sapere Dean.
Ma Buffy scrollò le spalle.
“Lo ami?” ripetè Dean. “Semplice domanda. Sì o no?”.
“Sai – ci ho pensato molto” ammise Buffy. “Mi piace Riley. Mi piace tantissimo, più di tutti i miei ex. E a lui piace Deanna, e Deanna più o meno lo sopporta, cosa molto rara, considerando il suo atteggiamento nei confronti dei miei ex… ma non lo amo davvero. Ed ho creduto di non essere capace di amare, perché Riley è così dolce, ma io non riesco ad innamorarmi! E poi mi sono resa conto che non sono *mai* stata innamorata. Perciò ho pensato che semplicemente non fosse nella mia natura provare vero amore. Ma poi mi sono accorta che io *amo*. Io amo completamente qualcuno – Deanna. Ma non sono capace di amare qualcun altro come amo la mia bambina. E questo mi confonde”.
Buffy inspirò a fondo. “Non dovrei sentire il fuoco, la passione e il desiderio?” mormorò.
“Cosa ti fa credere che esista questo fuoco?” chiese gentile Dean.
“Il fatto che una volta l’ho sentito. Per una notte ho avuto quel fuoco, quella passione, quel desiderio. Ma non sono capace di risentirlo. Ma so che esiste e questo mi da’ fastidio. Mi da’ fastidio che ho provato la vera estasi e l’amore con un cretino che non conoscevo nemmeno, ma non col mio *fidanzato*!” esclamò Buffy. “Voglio indietro la passione!” disse Buffy, alzandosi e spalancando le braccia come ali nel cielo. “Perché apprezzare quando posso amare? Perché muoversi quando posso ballare? Perché correre quando posso volare?”.


Buffy si svegliò presto la mattina seguante. Doveva affrontare una lunga giornata. Si sentiva un po’ assonnata perché andata a dormire tardi. Lei e suo padre avevano parlato fino all’alba.
Si alzò e fece un lungo bagno caldo per rimuovere la tensione dalla schiena e si addormentò perfino nell’acqua. Non fu finchè Deanna la svegliò quando si alzò per prepararsi per la scuola che Buffy finalmente uscì dall’acqua. La pelle era tutta grinzosa e morbida, ormai.
Era come un rituale mattiniero per lei. Prima il bagno (o a volte la doccia, dipendeva da quanto tempo aveva) poi lentamente – molto lentamente – la scelta dei vestiti, poi la colazione per Enie e lei, prima di cercare per tutto l’appartamento le sue cose, dare un passaggio a scuola a Deanna e infine andare a lavorare.
Quel giorno era noioso come qualunque altro. Incredibilmente era il suo 27^ compleanno.
Dio, sembrava una mamma normale, anche se non aveva ancora compiuto trent’anni! E il fatto che il suo ragazzo – no, FIDANZATO – fosse noioso e sempre assente e che non faceva sesso da settimane non la faceva sentire meglio.
Camminò – sempre lentamente – verso l’ascensore, come sempre, premette il pulsante del 57^ piano e aspetto il suono e il pizzicorio allo stomaco che l’avvertivano che l’ascensore si era fermato, raggiunse il suo scopo e camminò verso la larga porta dove il nome Buffy Summers era scritto in grossi caratteri e la aprì attentamente, perché Henry, il custode, non aveva lubrificato la porta, e faceva un rumore orribile quando la apriva con troppa forza.
E come si aspettavam c’era un uomo seduto sulla sedia di fronte al suo tavolo che le rivolgeva la schiena. Angel Liey. Il suo nuovo collega per il progetto dell’edificio del Trump. Il padre le aveva detto solo belle cose su di lui e questo era piuttosto inusuale, perché normalmente Dean Summers odiava tutte le matricole.
“Buon giorno, Mr Liery, piacere di –“ ma Buffy si interruppe per lo shock, perché il tipo si girò non appena sentita la sua voce e ora lei si trovava di fronte a – oh dio – quell’affare di una sola notte di dieci anni prima e il padre di sua figlia. Oh no. Ti prego, questo non poteva accaderle.
E lei che pensava che la sua vita fosse normale e noiosa… dov’era la noia quando la volevi, huh?
“TU??” si gridarono a vicenda.
Angel non poteva credere ai suoi occhi. QUESTA era Buffy Summers? OH DIO! Si era scopato la figlia del suo capo! Ok, poteva già scordarsi di questo lavoro. Ma – oh cavolo – stava *maledettamente* bene con quel vestito.
“No, no, no, no. NO! No, no” ripetè Buffy più volte. “TU NON sei Angel Liery! Mi RIFIUTO di crederlo. No!” disse avvicinandosi alla sua poltrona, con le mani nei capelli, e si accasciò sul morbido mobile, con le gambe penzolanti sul bracciolo.
Poi si alzò in un secondo e lo guardò dritto negli occhi. “Dimmi che NON sei Angel Liery!” gli ordinò, cone la faccia risoluta e la voce alta.
“Non sono Angel Liery” ripetè lui ridacchiando.
Buffy si imbronciò. “Mio Dio, tu SEI Angel Liery!” piagnucolò disperata. “Ok, ho bisogno di un drink, ora”.
Oh Dio, è bellissima… ok, QUESTO DA DOVE E’ USCITO??? “Allora, quindi tu sei Buffy Sumers?” disse lui. “Non solo, magari, la segretaria?” chiese lui speranzoso. Allora, lo ammetto, lei E’ bellissima. Ma chi poteva biasimarlo? Era un uomo, dopotutto.
“Buffy Summers, l’unica e sola” disse lei con fare asciutto.
“Oh dio” Angel sprofondò sulla sedia e i due stettero in silenzio, persi nei loro pensieri.
“Aspetta” guaì Angel terrorizzato. “Quanti anni hai? Si dice che nei hai circa 20! Allora… dieci anni fa… ti prego, dimmi che ne hai di più” esclamò.
“Ne ho 27” disse lei ghignando. “Quindi, NO! Allora non ne avevo dieci!” disse con la voce un po’ più alta.
“Oh”. Si sedette nuovamente e alzò la testa. “Dio, ti ringrazio!” sospirò al cielo.
“A proposito, buon compleanno” disse Angel alla bionda, che alzò di nuovo di scatto la testa.
“TE LO RICORDI?” gridò.
“Hey, domani sarebbe stato il mio decimo anniversario! Certo che mi ricordo del tuo compleanno, viste le circostanze!” le disse, come se lei fosse una ragazzina.
Buffy ridacchiò. “E’ incredibile. Nemmeno il mio fidanzato si ricorda che oggi è il mio compleanno” gli disse lei impressionata.
“allora hai un ragazzo?” le chiese lui accigliato.
“Fidanzato. E non fare quella faccia. Tu sei sposato” gli disse lei infastidita.
“Non lo sono” sorrise alla bionda.
“No?” rispose Buffy sorpresa. “Vuoi dire che quel giorno non l’hai sposata?” chiese
“No” rispose “l’ho fatto. Ma non ha funzionato. Sono divorziato”.

"Oh." Fu tutto ciò che Buffy rispose.
Poi lui si accigliò di nuovo. “NO!” gridò. “Oh no, no, no! NO!”. Questo NON stava accadendo!
“Mi stai imitando” osservò Buffy.
“Tua figlia! Nove anni e tre mesi” guaì quando fu colpito da una rivelazione. “Oh Dio”.
Buffy si limitò a mordersi il labbro.
Ok. Adesso sarebbe impazzito. “Ho una figlia” lui scosse la testa disperato. “E adesso non mi ricordo nemmeno il suo nome”. Adesso aveva mal di testa. Almeno di quello era sicuro.
“Deanna. Deanna Cameron Summers. Nata il 29 ottobre. Scorpione. A+. deve essere il tuo sangue, io sono AB-“ gli disse Buffy piano.
“Oh Dio” ripetè Angel ancora ed ancora.

Buffy tornò nel suo ufficio qualche secondo dopo con due tazze di caffè in mano. Questo era un incubo. DOVEVA essere un incubo. Stava affrontando il padre di sua figlia dopo dieci dannati anni. Non lo vedeva da così tanto tempo. Perché doveva incontrarlo ORA?

Spalancò la porta del suo ufficio con il piede provocando un orribile suono stridente. Giusto. Non lubrificata.
“Tieni” gli porse la tazza. Angel era ancora seduto sulla sedia. “Immagino tu ne abbia bisogno quanto me” gli disse sarcastica.
“Non ci credo. Non può essere”.
“Beh, scusami ma è vero” quasi gridò Buffy, infastidita. “Scusami amico, ma SI’. Tu. Mi. Hai. Messa. Incinta”.
“Tu!” si girò Angel.
“Che c’è ora?” disse arcuando le sopracciglia.
“Tu sei la madre di mia figlia” disse lui.


“Sì, pensavo l’avessimo già chiarito questo” disse lei sarcastica. “Sei cretino?”.
Allora lui la guardò male. “No, voglio dire, tu sei la madre di mia figlia. Che non conosco. E non so niente di te tranne il fatto che il tuo compleanno è il 19 gennaio. E che hai perso la verginità esattamente dieci anni fa”.
“Aspetta” lo interruppe arrabbiata. “Non lo sai questo!”
“Sì invece. Me l’ha detto tu, ricordi?”. Lui la osservò. “Comunque; so che hai una figlia. E che ti chiami Buffy Summers, eri un bambino prodigio, ti sei diplomata a 17 anni e sei andata ad Harvard. E stai per ereditare la ditta d’architettura più famosa al mondo. Tuo padre si chiama Dean Summers” disse lui accigliandosi. Sembrava proprio che qualcosa la sapesse della donna di fronte a lui. Lei ghignò. Angel si alzò lentamente e camminò per la stanza. “Sei fidanzata. Il tuo gruppo sanguigno è AB-. Tuo padre è MOLTO protettivo nei tuoi confronti. I tuoi fiori preferiti sono le rose rosse e rosa - “
“Huh?” lo interruppe di nuovo Buffy. “Come DIAVOLO lo sai QUESTO?”
“Dalla stanza della tua festa. Era decorata solo di quei fiori” le disse sorridendo. “Oh, e non sei esattamente in grado di reggere molto alcol” continuò Angel guardando il soffitto. Ora era sdraiato sul divano del suo ufficio.
“HEY!” disse Buffy. “Eri ubriaco anche tu!”.
“Hai un tatuaggio sull’interno coscia destro e uno sulla schiena. Soffri il solletico sui fianchi, i piedi e la pancia”. Buffy voleva protestare di nuovo. “E sei molto suscettibile a proposito della tua vita privata—“.
Buffy scosse la testa, confusa. “ Di nuovo: COME FAI A SAPERLO?”.
“Oh, andiamo” si girò per guardarla negli occhi. “Mi interrompi quasi ad ogni frase che dico” le disse. “Oh, e Alexander Harris sembra sia un tuo buon amico perché è il padrino di Deanna. E credo ti piaccia la vaniglia. Ho ragione?”
Buffy ora era molto colpita. “Sì. Come-“.
“Il tuo profumo. Hai quest’odore” le disse lui sincero. “Ok, credo di aver finito ora”.
"Wow” disse Buffy alzandosi dalla poltrona e poggiandosi sulla scrivania. Nella stessa posizione del padre, il giorno prima. “Tu mi conosci MEGLIO del mio fidanzato!”.
Poi si accasciò accanto a lui sul divano. “Oh dio, mi conosci meglio del mio FIDANZATO!” piagnucolò disperata.
Angel le sorride. “Ok, considerando che sei la madre di mia figlia, voglio conoscerti meglio” le disse.
“Non preferiresti conoscere meglio tua figlia?” gli chiese confusa.
“Certo, ma voglio che mi dica lei stessa qualcosa di sè” disse a Buffy.
Oh dio, è davvero carino! “Ok, chiedimi pure”.
“Um… piatto preferito? Colore preferito? Il tuo secondo nome? Il nome del tuo fidanzato?” chiese ridendo. “Dio, tutta questa situazione è ridicola” disse facendo quel suo mezzo sorriso sexy.
Ok, Summers, calmati. Tu NON lo trovi affatto affascinante. NO! “Spaghetti e tramezzini alla gelatina. Rosa, rosso e nero. Anne. Riley Finn” rispose.
“Riley Finn? Mi sa molto di idiota. Da dove viene? Iowa?” scherzò Angel.
Buffy quasi soffocò. “Sì! Iowa!” rispose sorpresa.
Angel ridacchiò e allungò le gambe, poggiò la schiena sul divano e girò la testa per guardarla. “E com’è lui? Sei innamorata?” chiese curioso. **Ti prego dimmi di no. Ti prego dimmi di no. Ti prego dimmi di no**.
Lei gli sorrise. “Molto” mentì. Non avrebbe dato di certo delle informazioni sulla sua vita affettiva ad un estraneo. Ok, aveva perso la verginità con questo estraneo, ma che importava? Era comunque un estraneo. Un estraneo molto attraente… Whoa! Alt! “E’ un avvocato di successo. Molto gentile e dolce ed è affezionato a Deanna. E a Deanna piace, il che è molto raro perché normalmente odia qualunque maschio che mi guarda soltanto” disse.
“Un avvocato?” Angel arricciò il naso, cosa che lo rendeva davvero carino… ma no, Buffy aveva giurato a se stessa di non pensare queste cose di Angel Liery! “Sai perché non comprano gli appartamenti? A loro piace fare causa ai proprietari” disse a Buffy cercando di rimanere seri, ma fallì miseramente.
Buffy ridacchiò leggermente. “Che fai? Cerchi di convincermi a non sposarmi?”
SI’! “Nah” sorrise Angel. “Volevo solo darti un altra prospettiva“ lui le sorrise a metà. “Allora. Meglio parlare di affari. Basta parlare dei vecchi eventi”.
“Vecchi eventi?” disse archuando un sopracciglio. “Non abbiamo vecchi eventi. Abbiamo un vecchio evento. Al singolare”.
“Sì, al singolare” le sorrsise. “sfortunatamente. Mi sarebbe piaciuto invece il plurale”. Le disse e lei dovette sorridergli. Dio, era DAVVERO carino!
“Ok. Angel Liery” disse lei guardando i documenti sulla sua scrivania. “33 anni. Divorziato. Laureato alla UCLA. Hai lavorato con il progettista dell’Empire State Building, giusto?”.
“Giusto” confermò lui.
“ok. Noi lavoreremo sul nuovo edificio del Trump come sai già” le si sedette sulla grossa sedia di pelle, che la faceva sembrare piccola piccola, ed Angel annuì sedendosi sulla sedia di fronte. “Un centro commerciale. Il proprietario lo vuole in stile gotico. E vuole che sembri un monastero. Un po’ all’italiana. Abbiamo un intero anno per costruirlo, quindi penso che…”.

Più tardi Angel si avviò verso la sua decappottabile. Stava ancora aspettando di svegliarsi da un momento all’altro. AVEVA UNA FIGLIA! Una figlia di nome anni, alta circa 1,30 m che non sapeva nulla di lui. Beh, e viceversa. Ma quello che lo confondeva di più era l’emozione che provava vicino a Buffy Summers. Era strano. Anche se aveva ammesso di essersi innamorato della strana bionda con cui si era risvegliato dieci anni prima, quella sensazione era comunque del tutto spiazzante. Non aveva mai provato una cosa simile prima. Mai. Era come se non riuscisse più a pensare razionalmente, quando lei entrava nella stanza e tutto cadeva nel buio eccetto la sua bellezza bionda. **E’ la figlia del tuo capo, idiota!**. Ignorò la piccola voce che gli sussurrava **ma, è anche la madre di tua figlia**
Accese il motore e guidò verso il piccolo locale dove doveva incontrare alcuni suoi amici. Lasciò la macchina aperta per sentire il vento fischiare sul suo volto. Accese la radio. Una canzone d’amore. Cambiò la stazione… una canzone d’amore. Grandioso. Non era per niente dell’umore giusto per quella roba. Stava per spegnere la radio quando riconobbe la canzone. L’aveva sentita prima, ma non ricordava quando.

//The sun is going down on me
As she surrenders to the sea
So steal the night and fly with me
I'm calling, I'm calling //
//The moon is high on me and you
Is my message breaking through?
Darkened skies that once were blue are falling
So hear me now\\
Dove l’aveva sentita? Le parole erano tanto familiari da poter cantare. Sapeva tutto il dannato testo! Pechè non si ricordava dove l’aveva sentita?
In qualche modo, le parole lo colpirono. Si adattavano talmente bene al suo stato d’animo da incutere paura.
//Calling out your name
Burning on the flame
Played the waiting game
Hear my calling
Hear my calling//
//(Forever and ever) //
//Through distant lands and mountain streams
My river's running through your dreams
There's an ocean in between
Forever and never\\
E improvvisamente ricordò dove l’aveva sentita. Perché non ci era arrivato prima? Aveva sentito quella canzone. Ancora e ancora. Cantata da una voce diversa. Buffy l’aveva cantata più volte quel giorno, silenziosamente. A volte non se n’era nemmeno accorta.

//Chasing shadows through the years
I whisper softly to my dear
Be sure to know that I am here
Forever //
//So hear me now
Calling out your name
(A wish that could come true)
Burning on the flame
(I'm reaching out to you)
Played the waiting game
Hear my calling
Hear my calling\\
Era come una maledizione. Perché ogni pensiero lo riportavano al lei?era stato così dieci anni prima, quando si era svegliato con lei. Non era riuscito a smettere di pensare a lei per tutto l’anno!
Si stava di nuovo ripresentando quella situazione? Ed era anche peggio questa volta, perché avrebbe trascorso tutto l’anno in sua compagnia, a lavoro. Quando gli era bastato un giorno per essere ossessionato da lei, cosa sarebbe successo se avesse trascorso tutto l’anno in sua presenza?
//Whispers in the air
I dream you into life
Here a lover's prayer
I pray for you tonight
I can feel you there
Hear my calling
Hear my calling //
//No man is an island
That's an empty sin
Discovery is a journey
Just have to let me in\\
Dio, questa sarebbe stata la sfida più difficile della sua vita. Come avrebbe potuto stare accanto a quella donna per un anno e non baciare mai le sue bellissime labbra, conoscendone il sapore?
E cosa avrebbe detto a sua figlia? ‘Ciao, sono tuo padre. No, hai ragione, non ho mai saputo niente di te in tutta la mia vita. Vuoi fare una partita a Monopoli?’. Sì, sicuramente… oh dio!
//Calling out your name
(A wish that could come true)
Burning on the flame
(I'm reaching out to you)
Played the waiting game //
//Calling out your name
(A wish that could come true)
Burning on the flame
(I'm reaching out to you)
Played the waiting game
Hear my calling
Hear my calling\\
Questo era un incubo! E questo era quello che aveva immaginato per 10 anni che sarebbe stato il giorno più bello della sua vita! Certo, i lieti eventi a lui capitavano sempre con degli obblighi. Tipico. Cosa diavolo avrebbe fatto? Era tutto così difficile. Pro: hai trovato la ragazza giusta. Contro: lei ti odia. L’aveva sognata per così tanto tempo, perché lei non poteva provare lo stesso sentimento per lui?
//Whispers in the air
(I dream you into life)
Hear a lover's prayer
(I can feel you there)
Hear my calling
Hear my calling//
//No man is an island
(A wish that could come true)
That's an empty sin
(I'm reaching out to you)
So steal the night and fly with me
I'm calling
Hear my calling\\
Oh, sentiva arrivare un GRAN mal di testa.

Angel arrivò al Sunnny Island, un popolare club di LA, pochi minuti dopo il tramonto. Fortunatamente non era terribilmente in ritardo, quindi i suoi amici erano ancora lì, seduti sui divani vicini ad un tavolo in un angolo del largo locale. Avvicinandosi a loro, cercò di rimanere calmo, decidendo cosa dir loro e cosa no.
“Hey, amico!” lo salutò Gunn. “Com’è stato il tuo primo giorno alla super-azienda? Com’è la tua collega?”.
“Ok” borbottò Angel e si accasciò su un altro divano.
“Hey, non dovresti saltellare dalla gioia? Hai avuto il lavoro! E’ il tuo sogno che si avvera!” commentò confuso Doyle, notando l’espressione disturbata dell’amico.
“Direi di sì” fu tutto ciò che Angel rispose distratto. Voleva andare a letto. Strisciare tra le lenzuola e fingere che non fosse accaduto niente.
Gunn inclinò la testa, guardando Angel confuso. “Cosa c’è, amico?” chiese l’afro-americano.
“Mi sono cacciato nel più grosso guaio della mia vita” disse Angel tra i denti.
Doyle sospirò e roteò gli occhi. “Che hai fatto? Ti sei scopato la figlia del tuo capo o cos’altro?” scherzò.
Angel abbassò gli occhi e fissò il tavolo.
“No!” gridò Doyle.
“Oh, andiamo Angel. Stai scherzando, vero? Ti sei FOTTUTO la tua collega?”.
Angel sospirò. “L’ho incontrata” quasi sospirò Angel. La sua voce era appena udibile.
“Hai incontrato chi? La tua collega?” chiese Doyle. “Angel, lo sappiamo questo! E sapevi anche tu di dover incontrare Miss Summers, ricordi? Voi due siete COLLEGHI! Una ragione in più per non fartela il primo giorno!”
“No. LEI è Miss Buffy Anne Summers. Ho incontrato LEI” corresse Angel, continuando a fissare il tavolino.
“Lei chi?---“ si accigliò Doyle finchè non capì. “LEI? Vuoi dire la donna con cui hai fatto l’amore il giorno del tuo matrimonio? La donna che ami? Lei, la donna che non riesci a dimenticare? Oh” si sdraiò lungo lo schienale. “Oh”.
“huh?” disse Gunn. “L’hai incontrata? Non è un’ulteriore ragione per saltellare di gioia? Diavolo, hai cercato quella donna per così tanto tempo!”
Angel corpì il volto con le mani. “L’ho incontrata” disse, con la voce attutita dalle mani. “E’ incredibilmente bella. E così intelligente. E, dio, quelle gambe! Ma – è la figlia del mio capo. Mi odia. Ed è fidanzata. Ed ha un figlio!”.
“Oh. Beh, non credo che il padre sarà contento quando proverai a portarla via da lui”.
Angel poggiò la testa sullo schienale e guardò il soffitto, sospirando. “Sono *io* il padre”.
“COSA?” esclamarono i due all’unisono-
“Sei assolutamente sicuro?” chiese Doyle disperato. “Voglio dire, lo sai… non conosci bene quella donna, forse ha…”
“Sono sicuro” disse Angel brusco. “E lei non è così!”. Ecco una cosa strana. Anche senza conoscerla, sentiva l’urgenza di difenderla di fronte al suo MIGLIORE AMICO! E anche se sapeva che tutto ciò che Doyle voleva per lui era il meglio, non era stato capace di fermare il tono brusco solo perché aveva pensato in quel modo di lei. Davvero strano. Non si era mai sentito così. Pochi giorni prima del suo matrimonio, Gunn aveva fatto un commento non proprio gentile su Darla. E dovette sforzarsi di guardarlo storto invece di sorridere; poi fallì nel suo intento e ne rise. Ed ora il solo pensiero di un simile commento a Buffy gli faceva venire voglia di colpire qualcosa. Forte.
“Ok, sei in un gran pasticcio, amico” rispose Gunn e ordinò un altro drink per lui ed Angel. Angel non notò nemmeno la cameriera che stava flirtando con lui.
“Angel ha un figlio!” mormorò Doyle a se stesso. “ANGEL ha un FIGLIO!” disse scuotendo la testa. Quelle parole, per lui, non stavano bene.
“Già” gemette Angel.


“Sono a casa!” gridò Buffy nell’appartamento entrando in cucina dopo aver buttato il cappotto sul divano, dove vide sua figlia sgranocchiare una tazza di cereali. “Non è tardi per la colazione?” scherzò Buffy accarezzando i capelli umidi di sua figlia.
“Mi sono alzata solo mezz’ora fa!” si difese Deanna sorridendo. Era seduta su uno sgabello, e indossava ancora il suo morbido accappatoio rosa.
Deanna aveva avuto la febbre la notte precedente e Buffy aveva deciso di non mandarla a scuola, tanto avrebbe potuto recuperare da sola le lezioni perse. “Vai ad asciugarti i capelli! Ti verrà il raffreddore!” disse alla ragazza posando la ciotola vuota nel lavandino.
Lei osservò la brunetta uscire dalla stanza e si lasciò accasciare contro il lavandino dopo averla persa di vista. “Non posso farlo. Non posso!” sospirò a se stessa, poi cominciò a lavare i piatti, alzando il volume della radiolina sul tavolo in un disperato tentativo di cancellare il pensiero di Angel dalla sua testa.
Dopo aver lavato ed asciugato tutti I piatti, cominciò a pulire il tavolo, cercando di rimanere occupata. Perché se non lo fosse stata, avrebbe dovuto dire alla sua bambina che suo padre voleva vederla.
E quando il tavolo divenne brillante come la rugiada alla luce del sole, si avvicinò al forno e prese una padella, qualche uovo e del latte per preparare a sua figlia delle uova strapazzate, uno dei suoi piatti preferiti.
“Mamma?” la chiamò confusa una Deanna ora completamente vestita e asciutta. “Che stai facendo?” disse poggiando le mani sui fianchi. E se non avesse avuto pensieri in testa avrebbe riso perché Deanna sembrava proprio lei alla sua età, quando voleva qualcosa da suo padre. Era stata davvero una bambina viziata.
“Ti… ti sto preparando da mangiare!”
“Mamma, ho mangiato quando sei arrivata! Giusto qualche minuto fa! E perché hai il tic della pulizia? Louisa ha pulito ieri, ricordi?”.
“Giusto” rispose prendendo la padella dal forno e mettendo le uova su un piatto. “Ne vuoi un po’ lo stesso?”
“Certo” disse lei scrollando le spalle e sedendosi al centro del tavolo. “Deliziose!” commentò sorridendo.
Buffy rispose al suo sorriso. “Louisa è venuta ieri?” chiese inclinando la testa. “Viene solo il martedì e il mercoledì!”.
Enie guardò sua madre, divertita. “Ieri ERA mercoledì!”.
“Oh” rispose Buffy prendendo una forchettata di uova. “Tesoro, devo dirti una cosa”.


“Allora la incontri oggi?” chiese Doyle. Ma sembrava più un’affermazione che una domanda.
“Sì” sospirò Angel. “Tra due ore”.
“Devi comprare una cosina per lei!” disse Gunn.
“Cosina è una parola?” chiese Doyle.
“Sì!” si difese Gunn.
“L’hai INVENTATA tu!” rispose Doyle prendendo un sorso della sua birra.
“Sì” ridacchiò Gunn. “Ma si sta diffondendo! Ieri ho sentito una cameriera usarla!”.
“Cosina NON è una parola!!! La usi perché non hai una parola appropriata. Come inutile, o carino, o… o….”
“Pronto?? Ragazzi! Possiamo tornare al problema principale?” li interruppe Angel, scivolando scomodamente sulla sua sedia.
“Comprale una rosa!” consigliò Doyle. “Così non si sentirà trattata come una bambina”.
“Ma rosa, non rossa” aggiunse Gunn sgranocchiando le noccioline. “Dopo tutto, è comunque piccola”.
“E comprale anche un pelouche” aggiunse poi Doyle.
“Ma piccolo. Di quelli che puoi usare come portachiavi. Ma costoso” disse Gunn ad Angel, che era completamente sorpreso di quanto I suoi amici sapessero trattare le ragazzine. “Se compri un pelouche grosso, penserà che la vedi ancora come una bambina”.
“Ma fai in modo che sembri che tu lo abbia comprato pochi minuti prima, o penserà che vuoi comprare il suo affetto” disse Doyle.

Angel si limitò ad annuire col capo. “Come fate a sapere tutto questo?”
Ho cresciuto mia cugina come se fosse mia figlia” gli disse Doyle scrollando le spalle. “Ed era un marmocchio dannatamente complicato”.
“Io ho cresciuto più di un cugino” sorrise compiaciuto Gunn. “Ed erano il demonio in persona”.
“ok, Angel. Che aspetto ha lei? E’ ancora bellissima come la ricordavi?” chiese Gunn facendo l’occhiolino.
“Dio, DOVETE vedere quelle gambe. No, aspetta- non dovete AFFATTO!”.


“Allora, mio padre è in città?” chiese Deanna, e sua madre annuì. “E vuole vedermi?”. Buffy annuì nuovamente, lo sguardo fisso sul tavolo brillante. “Quando?”
“Manca un’ora e mezza, poi sarà qui” disse Buffy.
Enie annuì e si girò verso sua madre, sorridendo furba. “Allora? E’ ancora figo come lo ricordi?” disse facendo l’occhiolino.
Accidenti, questa ragazzina era troppo cresciuta per essere davvero la sua bambina! Buffy roteò gliocchi, gemendo. “Anche di più” rispose con una voce disperata.
“Che aspetto ha?” chiese curiosa. “Devo essere in grado di riconoscerlo, giusto?”.
Buffy sorrise calorosamente alla ragazza, accarezzando gli scuri riccioli di velluto. “Ha sempre gli stessi capelli, corti e a spina. E gli stessi occhi cioccolato”. Buffy inclinò la testa e fissò sua figlia. “Ed il tuo sorriso. E’ alto con le spalle larghe ed ha un aspetto misterioso, ed indossa solo vestiti scuri, credo. Gli stanno bene, è incredibilmente irresistibile” poi sospirò, respingendo i suoi pensieri. “Non è cambiato affatto”.
“Cotta?” chiese Deanna, nascondendo la speranza nella sua voce. Non c’era niente che volesse di più di avere una madre ED un padre. Anche se non conosceva affatto suo padre. Riley di certo non aveva il ruolo di padre nella sua vita.
Buffy si limitò a guardarla male, poi mise il piatto vuoto nel lavandino. Aveva una cotta? Sì. Ma l’avrebbe detto a sua figlia? No. Che razza di madre sarebbe stata, a dire a sua figlia che aveva una cotta per un altro uomo, quando aveva una relazione fissa, e stava per sposarsi?
Oh dio! Riley! Si era dimenticata di lui! Dovevano incontrarsi a breve! Corse al telefono e comopose il numero del suo cellulare. “Riley? Sì, mi dispiace ma non posso uscire oggi. Cosa? Sì, scusami. Sono… distratta…. Devo… lavorare di più” mentì lei. Poteva quasi sentire lo sguardo di Deanna dalla cucina. Ma cosa poteva fare? Se avesse detto a Riley del padre di Deanna sarebbe subito venuto e si sarebbe comportato in modo protettivo, geloso e possessivo di fronte ad Angel. “Sì, mi dispiace… Sì, anch’io…” ci fu una breve pausa prima che lei lo salutasse e riagganciasse il telefono. Non diceva ‘Ti amo’ a nessuno. Non l’aveva mai detto e Riley lo sapeva.
“perchè non gli hai detto la verità?” chiese Deanna in piedi sulla porta della cucina. “Se Angel entrerà nella mia vita, prima o poi lo scoprirà”.
Buffy si girò, notando che si era riferita a suo padre con ‘Angel’ e non come ‘papà’. Non la sorprese, non chiamava nemmeno ‘nonno’ Dean. “Non lo so” rispose onestamente. “Mi sembrava la cosa giusta da fare. Sai cosa sarebbe successo se glielo avessi detto. Si comporta in modo proptettivo perfino vicino a Spike, perché sa che c’era una cosa tra noi due quando eri piccola”.
“Già, giusto” disse Deanna ricordando il giorno in cui Riley lo scoprì. Era così arrabbiato con Buffy per non averglielo detto. Ma soprattutto, era arrabbiato per il fatto che Spike fosse ancora suo amico. Anzi, il suo migliore amico e Buffy gli diceva quasi tutto.
Riley odiava quando qualche ragazzo si avvicinava a Buffy. Perfino Xander, e Xander era sposato! Ma dato che sapeva che Buffy e Spike avevano avuto una relazione per più di un anno, era quasi impossibile per Buffy trascorrere del tempo con i suoi amici senza che Riley si intromettesse.
Si poteva immaginare cosa avrebbe fatto se avesse scoperto di Angel.
Non era che a Deanna non piacesse Riley. Riley amava sua madre, chiunque poteva vederlo. Era solo troppo protettivo. Il che era strano, perché normalmente Buffy odiava questo in un uomo. Ne aveva già abbastanza da suo padre.
Poi il campanello suonò.

“Ciao!” cinguettò Mandy al suo capo. “Divertiti con la tua *fidanzata*” aggiunse sarcastica.
L’uomo biondo si girò e diede un bacio alla giovane ragazza. “Lo farò, credimi” disse Riley prima di uscire dal suo ufficio. Aveva una relazione da mesi con la sua segretaria. Mandy non aveva ancora compiuto 19 anni. Era una studentessa alla UCLA, alla facoltà di legge, perciò le serviva aiuto, e chi era lui per negarlo ad una ragazza così bella?
Camminò nel corridoio del piano del suo ufficio, salutando tutti quelli che pensava di dover conoscere e sorridendo ad ogni potenziale cliente.
Era un avvocato di grande successo e tutti lì lo sapevano. E anche se alcuni non lo apprezzavano, o perfino odiavano, lo rispettavano comunque. Aveva tutto ciò che un uomo potesse volere. Un buon lavoro con un ottimo stipendio, una bella macchina, una donna per ogni dito e per fidanzata l’architetto migliore e la donna più bella d’America.
“Riley” lo salutò Lindsey, annuendo gentilmente, ed i due entrarono nell’ascensore.
“Lindsey” ricambiò il saluto, non apprezzando sul serio la compagnia.
L’ascensore poteva ospitare almeno 30 persone, perciò c’era abbastanza spazio per evitarsi, ma i muri erano tutti a specchio, perciò non potevano vedere se l’altro lo stesse guardando.
Rimasero in silenzio, guardando dappertutto eccetto l’un l’altro. “Quando hai intenzione di dirglielo? Durante la luna di miele?” chiese all’improvviso Lindsey.
“Non sono affari tuoi, McDonald” borbottò Riley a denti stretti.
“Beh, io credo che Buffy meriti di saperlo. E’ una donna intelligente, ricca, simpatica e bellissima. Può trovare di meglio” disse Lindsey sorridendo all’altro uomo.
“Non sai niente di noi due, Lindsey. Perciò, diavolo, smettila di impicciarti!” gridò Riley Finn in faccia all’altro uomo.
“Credo di saper abbastanza da capire che la stai sfruttando, quello che vuoi sono i suoi soldi” controbattè Lindsey.
“Io la amo” si oppose infuriato Riley.
“Già” disse Lindsey sorridendo ancora. “La ami tanto da tradirla. Con un’adolescente. Andiamo, Finn. Buffy Summers è molto meglio di quella pollastra che ti fluttua intorno. Non capisco cosa vuoi ancora, Riley. Hai la donna più sexy di LA. Ricca. Intelligente. Bellissima. Di successo. Perchè le stai facendo questo?”.
L’ascensore si fermò e si aprirono le porte, permettendo loro di dividere il loro cammino.
“Sparisci dalla mia vista, McDonald. Adesso” lo avvisò Riley avvicinandosi alla macchina, lasciando un Lindsey sorridente dietro di lui.


Buffy entrò nel suo appartamento, togliendosi il caldo pullover nero che indossava e buttandolo sul divano dove era poggiato anche il suo cappotto. Aggiustando la canotta rossa che indossava sotto, camminò lungo il corridoio. Entrando in cucina, cercò un vaso per la lunga rosa di Deanna. Buffy non si aspettava una cosa così gentile da Angel. Le aveva anche comprato un pelouche di Hello Kitty. Uno così piccolo che aveva le dimensioni del suo pollice. E così dannatamente carino. E fece subito entrare nelle grazie di Deanna suo padre.
I due si erano avviati verso il centro commerciale solo pochi minuti prima. Per richiesta di Deanna, ovvio. Angel aveva solo sorriso ed annuito senza lamentarsi. Quell’uomo apprezzava davvero la compagnia della ragazzina tanto da passare tutto il pomeriggio con lei al centro commerciale! Si era detta che era una pazza a lasciare sua figlia con un uomo praticamente sconosciuto. Ma stranamente, si fidava di lui con la sua vita. Perfino con la vita di Deanna. In qualche modo sapeva che Angel si sarebbe preso cura di lei perfino meglio di Dean.
Aveva permesso a Riley di portare sua figlia al cinema solo dopo cinque mesi mentre lo aveva permesso ad Angel dopo venti ore. E in qualche modo ciò non la confondeva neppure. Aveva solo la sensazione che fosse giusto così. Angel era il padre di Deanna, era naturale fidarsi di lui, giusto? Ed Angel la adorava, questo si vedeva. Era come se per Angel, Deanna fosse qualcosa di sacro che non gli era permesso nemmeno guardare. Quel giorno con sua figlia significava tutto per lui.
Poggiando ordinatamente il vaso sul tavolo della cucina si girò e strillò quando vide un uomo dietro di lei. “Riley, dio, mi hai spaventata!” esclamò. “Pensavo dovessi lavorare di più” disse scettico, poggiando la giacca accanto al cappotto e al pullover.
“P-pensavo mi servisse più tempo” balbettò Buffy, girandosi di nuovo e tornando in cucina. Quella stanza sembrava essere diventata la camera Buffy-ha-dei-problemi. Ogni volta che non sapeva cosa fare andava lì.
“Perchè non mi hai chiamato? Avrei potuto accompagnarti” chiese seguendola in cucina.
“Avevo la macchina con me. Non ce n’era bisogno” disse Buffy senza guardarlo, aprendo il frigo e afferrando una bottiglia di coca cola.
“Dov’è Deanna?”. Dio, era un’impressione sua o stava davvero facendo troppe domande?
Lei sospirò. “Fuori” rispose solo Buffy, sorseggiando la coca cola direttamente dalla bottiglia, perché sapeva quanto lo odiava Riley.
“Fuori dove?”
“Fuori!” disse girandosi. “Non devi sapere tutto! E’ MIA figlia!” gridò lei.
“Beh, scusami se mi interessa!” le urlò Riley guardandola mentre usciva dalla stanza. “E tanto per informarti, il mese prossimo è anche mia!”.

“Gli amici di mamma sono le persone più forti del mondo. Beh, certo, sono un po’ strani, specie Anya, ma, hey, sono forti lo stesso! Willow è la mia madrina e la migliore amica femmina di mamma. E’ così gentile! E le piaceva studiare quanto ora piace a me! Ed è brava con il computer!” disse la ragazza sorridendo calorosamente.
“Migliore amica femmina?” chiese Angel confuso.
“Sì, il miglior amico maschio è Spike, ed anche lui è il mio padrino. Si conoscono praticamente da sempre. Lui e Xander, al contrario di Riley, non mi trattano come una bambina” disse Deanna, sorseggiando il suo milkshake di dimensioni esagerate.
I due erano seduti in un bar all’aperto del centro commerciale. Delle grosse e piene buste erano poggiate sulla sedia accanto a Deanna. Angel non era stato capace di negare alcun desiderio alla ragazzina, perciò ora Deanna aveva almeno quattro vestiti in più, una pila di libri nuovi, un programma per computer e delle matite professionali. Ma nonostante il portafoglio molto più vuoto, Angel aveva notato delle cose in comune tra loro due. Avevano gli stessi gusti in fatto di libri e vestiti e il gusto preferito di Deanna di milkshake era cioccolato. Come lui. Ed odiavano entrambi il gelato allo yogurt e i luoghi troppo affollati.
Si trovavano bene in compagnia l’uno dell’altra e andavano così d’accordo che in realtà era quasi spaventoso. Era esattamente un rapporto padre-figlia e si erano comportati subito come se si conoscessero da tutta la vita.
“Pensavo che il tuo padrino fosse Alexander Harris”.
“Lo sono entrambi. Mamma non riusciva a scegliere tra i due e loro litigavano sempre per questo, perciò mamma ha scelto entrambi. Mi ha detto che hanno fatto un po’ di casino per farlo accettare dal prete, perciò hanno giocato la carta della mancanza di un padre, e che meritavo di avere due padrini, e bla bla bla. Deve essere stato davvero uno spettacolo pazzesco, ma purtroppo non me lo ricordo” rispose Deanna. “Ma entrambi sono delle frane riguardo l’autorità. Xander mi insegna tutti i giochi di carte illegali e Spike mi insegna rubare in un un negozio senza essere visti o come bere senza ubriacarsi e cose così. Perciò sono corrotta da tutti i lati, perché a volte mamma è anche peggio di loro”.
Angel rise leggermente. Sì, poteva immaginare Buffy Summers così.
“Fanno davvero confusione tutti insieme. Mi manca molto!” sorrise Deanna tristemente.
“Perché ti manca? Non lo fanno più?” chiese Angel, notando lo sguardo più triste.
“Riley” rispose semplicemente Deanna. “E’ così geloso che è sempre presente quando un ragazzo è vicino a mamma. E con lui non è divertente. E’ così… noioso”,
Angel sorrise. “Perché dovrebbe essere geloso dei suoi amici? Non hai detto che si conoscono dal liceo, ed anche prima?”
“Oh, sì” disse Deanna. “Mamma e Spike avevano una relazione quando avevo tre anni. Non erano innamorati, era solo una cosa di sesso” sospirò Deanna. “Ma Riley è geloso perché nessuno glielo aveva detto e Xander se l’è fatto scappare accidentalmente. Riley ha sempre odiato Spike, ma ora è così teso che Spike e mamma si incotrano di nascosto, così Riley non può disturbare e guardare storto Spike quando dice qualcosa di tipicamente spikiano. Quel tipo è un ninfomane, dice un sacco di parolacce. E’ fatto così, ma Riley si surriscalda ogni volta!”.
Angel rise forte. “Pensavo ti piacesse Riley” commentò sogghignando.
“E’ così. Lui ama mamma. Voglio dire – altrimenti perchè dovrebbe essere COSI’ geloso? E si comporta in modo così protettivo verso di mamma e me. E’ solo noioso. Tu saresti molto più adatto per mamma!”.
Angel sospirò e si sedette in una posizione più comoda. “Deanna, tra me e tua madre in realtà non c’è mai stato nulla”.
“Lo so. Ma sei molto meglio dell’Uomo-pesce!”.
Angel sogghignò di nuovo. “Uomo pesce?”.
“E’ uno dei soprannomi che gli hanno dato Spike e Xander. Uomo Pesce. Capitan America. Pony”.
Angel arcuò le sopracciglia e sorrise. “Vuoi qualcos’altro oltre quel mostruso milkshake? Forse qualcosa di più… sano?”.
Deanna brontolò. “Sei come mamma!”.

Buffy entrò furiosa nella sua stanza, colpendo con un pugno il divano all’angolo del suo largo balcone. “Come si permette?” gridò a nessuno in particolare. Era furente.
Come si permette di poter solo pensare di poter decidere qualcosa di Deanna? Come si permette di pensare di poter interferire nella sua educazione?
Deanna Summers era una ragazza ben educata. Cosa aveva fatto pensare a Riley che ci fosse bisogno di un suo intervento? Deanna era la ragazzina che tutti i genitori sognavano. Gentile, educata, carina, divertente, intelligente. Perché non era abbastanza per questo tizio?

Certo, sapeva molte cose che una normale ragazzina di nove anni non sa, come giocare a poker o black jack o come prepararsi un cocktail, ma Deanna trascorreva il suo tempo con adolescenti o con adulti che si comportavano ancora da adolescenti. Ma nonostante ciò, la ragazzina era perfetta. Almeno per lei e per tutti i suoi amici
Perché diavolo Riley era determinato a cambiare Deanna?
Colpendo di nuovo lo schienale del divano, sentì che invece aveva colpito il muro, sentì un orribile rumore di ossa fratturate e ululò di dolore.
Grandioso, si era rotta il polso.
E Riley non giunse in suo aiuto, cosa che fu una completa sorpresa. Sapeva che l’aveva sentita, aveva gridato così forte che perfino l’anziano uomo che passeggiava col cane, di fronte alla sua finestra, si era girato verso di lei.
Perciò si tenne il polso e cercò disperatamente di evitare di piangere, prese una sciarpa dall’armadio e la legò attorno alla parte gonfia e corse nel bagno per cercare la cassetta del pronto soccorso.

“Cazzo!” esclamò quando mollò la presa e la cassetta le cadde sul polso gonfio, spargendo il suo contenuto sul freddo pavimento.

Sibilando per il dolore, tolse la sciarpa dal suo polso ora sanguinante e lo cosparse con un unguento che bruciava come l’inferno.
Fasciò il polso e calciò la porta per aprirla, poi entrò nel soggiorno, trovando Riley che guardava la tv. “Perché diavolo non sei venuto ad aiutarmi?” gli gridò, mettendosi davanti allo schermo.
“Aiutarti? Dopo che mi hai chiamato codardo e segaiolo? Sì, come no” sbuffò lui spingendola oltre lo schermo.
Buffy non poteva credere alle sue orecchie. “Mi sono ROTTA il polso!”
“Perché dovrebbe interessarmi?” rispose Riley a cuor leggero, fissando la televisione.
Proprio in quel momento la porta si aprì e Deanna entrò col padre.


“Il mio primo giorno di scuola elementare: un orrore! Xander andava in giro con la telecamera e riprendeva tutti e disturbava tutti i miei insegnanti. Sai, alcuni si ricordavano di lui, e fu prontamente spedito fuori dell’aula. E Spike faceva domande imbarazzanti davanti agli altri bambini come ‘com’era la storia delle api e dei fiori?’ o ‘come entra il neonato nello stomaco di Mrs. Newman?’ e cose così” disse Deanna al padre, facendolo ridere di cuore. Girando la chiave nella serratura, entrò nell’appartamento di sua madre e la sentì chiaramente urlare, ma non riuscì a capire le parola esatte. Entrò nel soggiorno e trovò Riley di fronte alla tv, come sempre. Era venerdì sera e stava guardando la partita di football. Ma Buffy era davanti a lui, che lo fissava attraverso le lacrime.
“Hey, tesoro! Com’è andata la tua giornata?” disse Buffy fingendo un sorriso e cercando di asciugarsi le lacrime con la mano ferita, e gelò quando vide entrare anche Angel.
“Dove diavolo sei stat—“ disse Riley girandosi e fissando lo sconosciuto, poi guardando Buffy con la rabbia bruciante negli occhi. “L’hai lasciata con uno SCONOSCIUTO?” gridò.
“Posso lasciare MIA figlia con chi mi pare! Non sono AFFATTO affari tuoi! Stanne fuori! Riguarda solo me con chi la faccio uscire! Capito?” disse lei, stringendosi il polso fasciato.
Angel la guardò preoccupato e si avvicinò a lei, notando la mano ferita. “Dio, Buffy, cos’è successo?” le chiese, toccando il polso e girandolo, per vedere se era fratturato.
Sibilando per il dolore, ritirò il braccio e lo strinse al petto. “E’ fratturato” gli disse, allontanandosi da entrambi gli uomini e appoggiandosi allo schienale del divano.
“Devi andare da un dottore!” gli disse lui, ignorando l’altro uomo. “Deanna, prendi il cappotto di tua madre, la porto all’ospedale”.
“Cosa cavolo credi di fare” sputò Riley all’altro, alzandosi dal suo posto. “Chi sei?”.
“Sono il padre di Deanna” rispose calmo Angel.
“COSA?!”. Afferrò Buffy per l’avambraccio nonostante stesse piagnucolando per il dolore, e la spinse davanti a lui. “E’ vero? Esci con suo padre? Mi tradisci?”.
Gli occhi di Angel si scurirono per la scena davanti a lui e represse l’impulso di spedire sulla luna l’altro uomo a calci in culo per come la stava trattando.
“Io NON ti sto tradendo! Cosa diavolo te lo fa pensare? Dio, Riley, cosa cazzo c’è che non va in te?”.
“Tu!” ringhiò Riley ad Angel, ignorando la bionda, che aspettava una risposta. “Cosa pensi di fare? Entrare improvvisamente nella sua vita, giocare al padre gentile, per entrare nelle sue mutande?” disse, stringendo i pugni, fissando l’uomo leggermente più basso.
Deanna ritornò nella stanza col cappotto di pelle nera di Buffy. Si fermò sull’uscio, spalancando gli occhi quando notò lo sguardo spaventato della madre. Riley ed Angel erano al centro della stanza, e Riley dette un pugno sulla mascella ad Angel, facendolo cadere sulla poltrona vuota dietro di lui. Toccandosi la mascella, si alzò di nuovo, ma non fece nessun tentativo per colpirlo, quando Riley gli diede un altro pugno, stavolta alle costole ed Angel tossì.
“Deanna, in camera tua, ORA!” disse Buffy in preda al panico alla figlia, che corse nella sua stanza.
Angel si alzò di nuovo, questa volta con più difficoltà, e sempicemente sorrise all’avvocato furioso. “Tu più di tutti dovresti sapere quale somma di denaro potrei ottenere se ti facessi causa” scherzò, tossendo.
Riley contraccambiò il sorriso. “Allora? Non cerchi nemmeno di colpirmi? Cosa c’è, hai paura o sei solo una femminuccia?”.
“Di solito non mi piace la violenza” disse Angel scrollando le spalle ed avvicinandosi alla faccia dell’uomo. “Ma mi piacerebbe solo sapere perché ti stai innervosendo così tanto. Non lo capisco. Che ti ho fatto?”. Riley abbassò gli occhi e colpì di nuovo Angel.

“Smettetela!” gridò Buffy, ma i due uomini non se ne accorsero. “Ho detto di smetterla!” gridò di nuovo e si avvicinò ai due, cercando di separare Riley e fermare il suo successivo pugno con la mano ferita. Lei gridò per il dolore, e Riley si girò verso di lei e la spinse lontano, forte. Lei volò verso lo schienale del divano e colpì la testa contro il tavolo, cadendo al suolo.
“Ok, questo è troppo” affermò Angel e dette un pugno sul naso di Riley, rompendoglielo. Riley cadde sul divano dietro di lui e Angel corse verso Buffy, alzandola dal pavimento e controllando eventuali ferite. Aveva un largo taglio sulla fronte per l’impatto col tavolo, ed un livido sulla guancia. Lei piagnucolò ed Angel le accarezzò gentilmente la parte dolorante, aiutandola a sedersi sulla poltrona.
“Oh dio, Buffy, mi dis---“ cominciò Riley, avvicinandosi a lei, ma Buffy lo guardò storto.
“Vattene” disse a voce bassa. “Va’a casa Riley”.
“Tesoro, mi dispia—“ cercò di dire di nuovo.
“VATTENE!” gridò e Riley si allontanò da lei, afferrò la giacca e si avvicinò alla porta.
“Ti chiamerò” disse lasciando l’appartamento.
Osservando le tante ferite, Angel si accigliò. “Non hanno un bell’aspetto” commentò asciugando il sangue sulla guancia che stava scorrendo dal taglio. Deanna rientrò un po’ spaventata nella stanza, e boccheggiò quando vide sua madre.
“Deanna, sai se avete del ghiaccio?” chiese Angel. “E puoi portarmi qualche asciugamano pulito e la cassetta del pronto soccorso?” gli chiese con una voce calmante.
“Va-vado a prenderli” mormorò Deanna correndo nel bagno, accigliandosi alla scena che trovò. La cassetta del pronto soccorso era per terra, il suo contenuto sparso per la stanza. Raccogliendo tutti gli oggetti dal pavimento e afferrando due aciugamani bianchi e morbidi, corse in cucina per prendere il ghiaccio, mettendolo in un altro asciugamano più piccolo.
“Tieni” disse lei, correndo nel soggiorno e porgendo al padre l’asciugamano con ghiaccio.
“Grazie” mormorò lui, poggiandolo sul taglio per pulirlo. Buffy trasalì e chiuse gli occhi.
“Mi dispiace” disse lui, ma Buffy scosse la testa e gli disse in un sussurro che non doveva.
Deanna uscì dalla stanza, tornò nella sua camera e chiuse la porta.
“Devi andare in ospedale” disse Angel a Buffy.
“No. Io- io odio gli ospedali” ammise. “Ne ho paura. Questo deve bastare” sussurrò.
“Lui ha – ha mai - ti ha mai colpita?” balbettò Angel evitando di guardarla negli occhi.
“No” disse “pensavo che una cosa del genere non sarebbe mai avvenuta a me” lei ridacchiò, cercando di scherzare, ma Angel la guardò solo negli occhi. “DI solito è così gentile e premuroso. Non ho idea di cosa gli sia accaduto” mormorò.
Angel gentilmente le accarezzò la guancia, chiuse la cassetta del pronto soccorso e si sedette accanto a lei. “Sono accaduto io. Ecco perché ha perso la testa” commentò, fissando un punto vuoto.
“No!” lei si girò per guardarlo e notò le lacrime sui suoi occhi per la prima volta. “Non è per te. Era arrabbiato con me anche prima che arrivassi tu” gli disse “Lui è… diverso” aggiunse poggiando le mani tra le gambe e osservandole. E iniziò silenziosamente a piangere. Angel prese il suo corpo fragile tra le braccia e la tenne stretta. “Andrà tutto bene” mormorò al suo orecchio lasciandola sfogare.


Riley calciò la porta per aprirla. Cosa aveva fatto? Cosa gli era successo? L’aveva davvero COLPITA. Lui l’amava, perché l’aveva fatto? La verità era che non aveva prestato affatto attenzione. Nel momento in cui era accaduto, non ne era stato cosciente. Era avvenuto tutto così in fretta. Voleva prendere a calci in culo quel tizio perché stava provando a rubargliela, per impedirle di innamorarsi di lui. Era colpa sua. Colpa di questo tizio se lei non poteva amarlo. Voleva fargli la festa e lei si era messa in mezzo. Non sapeva cosa stava facendo quando l’aveva spinta lontano da lui. Non stava ragionando chiaramente.
Tutto ciò che aveva sentito era la gelosia verso quell’uomo. Il padre Deanna. Era comprensibile, giusto? Chi non sarebbe geloso di un ex della propria fidanzata, che è anche il padre di sua figlia e che appare senza sapere nemmeno che esistesse?
Era comprensibile, giusto? Lei lo avrebbe perdonato, doveva.
Aveva solo perso la testa. Succede. Non l’aveva colpita a proposito. Era stato un incidente.
Sì, un incidente. Ma come poteva farlo capire a lei? Pregando per il perdono?
Sarebbero stati felici come prima. Prima che quell’ombra dal suo passato tornasse e fottesse tutto. Era colpa sua. Solo sua. Quel tizio non sarebbe dovuto venire. Era stato assente per dieci FOTTUTI ANNI, perciò poteva andarsene a ‘fanculo e tornare da dove era arrivato-
Questo tizio non aveva alcun diritto di vederle. Né Buffy, né Deanna. Se n’era fregato per dieci anni, perciò non avrebbe dovuto cominciare ora.
Quando il padre di Deanna se ne sarebbe andato, tutto sarebbe tornato come prima.
Determinato nei suoi pensieri, si lasciò cadere sulla sua grossa sedia di pelle nera, roteando gli occhi per l’irritazione quando Mandy entrò nella stanza, ridacchiando felice.
“Già di ritorno? Che è successo? La tua amata fidanzata non è stata abbastanza brava?”. Gli fece l’occhiolino e si sedette sulle sue gambe.
“Non sono affari tuoi, ragazzina. Stanne lontano” ringhiò lui assente. Mandy non era la ragione dei suoi problemi con Buffy. Non era colpa sua. Doveva solo continuare a dirselo e sarebbe stato vero.
“Ooh, fai lo scontroso? Mi piace!” sorrise compiaciuta scendendo dalle sue gambe ed uscendo dall’ufficio.
Non era colpa sua. Non lo era.

Asciugandosi le lacrime, si divincolò dall’abbraccio di Angel, un po’ imbarazzata.
“Mi dispiace di aver pianto su di te” gli mormorò.
Angel le sorrise. “Non preoccuparti, non fa niente”. Lui le accarezzò di nuovo la guancia. Buffy si girò e fissò la porta chiusa di Deanna. “Deavo parlarle” disse, ed era sul punto di aprire la porta, quando la mano di Angel sul suo braccio la fermò.
Lasciandole poi il braccio, la guardò nel profondo degli occhi. “Ti prego, lascia che le parli io” disse dolcemente e tutto ciò che Buffy potè fare fu annuire.
Avvicinandosi alla porta con un grosso cartello che diceva “Reame di Deanna”, bussò leggermente e aspettò che la ragazza le aprisse la porta, cosa che fece dopo pochi secondi, lasciandolo entrare.
Sospirando, Buffy collassò di nuovo sul divano ed afferrò il telefono, per chiamare il suo migliore amico.


“Perché lo ha fatto?” mormorò Deanna, stringendo il cuscino al petto e sedendosi sul suo letto in stile indiano, appoggiandosi allo schienale.
“Non lo so” rispose onesto Angel, sedendosi accanto a lei. “Ma ti prometto che non farà più niente a te o a tua madre” disse alla ragazza spaventata.
“come puoi esserne sicuro? Non l’ho mai visto così! E’ così diverso” piagnucolò disperata la ragazza.
“Vieni qui” lui guidò Deanna tra le sue braccia e lei appoggiò la testa sulla sua spalla.
“NE sono sicuro, perché so che tua madre farebbe di tutto per proteggerti ed è sufficientemente intelligente per capire se lui l’avrebbe colpita solo una volta o se sarebbe stato così per sempre. E non credo sarà così, perché tua madre altrimenti non si sarebbe innamorata di un uomo che picchia la sua famiglia, ne sono sicuro” disse confortandola.
Era una cosa strana per lui , perché in qualche modo sentiva che era giusto, che era quello il suo posto. Che era compito suo essere presente per quella ragazzina e sua madre, con cui disperatamente desiderava un contatto. “E se poi si rivela essere un gran coglione, e allora prometto che farò in modo che lui non sia più capace di mettere mano su te o tua madre” disse a voce bassa.
“Prometti?” sussurrò Deanna, stringendo ulteriormente il morbido cuscino.
“Prometto” confermò Angel, sorridendole. Anche se non poteva crederci lui stesso, la brunetta gli era già entrata nel cuore. Questa era sua figlia!
Deanna poi si alzò e guardò Angel dritto negli occhi. “Perché lo stai facendo? Perché vuoi aiutarci?”.
Angel fu sbalordito dalla domanda. Non aveva mai pensato che una ragazzina di nove anni potesse fare delle domande così profonde. Ma in fondo, lei lo aveva sorpreso in molti modi, come sua madre. “Perché sei mia figlia” rispose semplicemente.
“Bene, questo è il motivo per cui vuoi aiutare me” annuì Deanna. “Ma perché mamma? Perché vuoi aiutarla?”.
Angel si avvicinò a lei per accarezzarle i capelli. Come faceva sempre sua madre, notò Deanna, e le sorrise calorosamente. “Perché sono innamorato di lei”.


Qualcuno bussò alla porta e Buffy si alzò dal divano per rispondere, trovando uno Spike fradicio davanti a lei.
Buffy ridacchiò alla vista. “Hai MAI pensato di comprare un ombrello?” scherzò sarcasrica, addolcendo poi lo sguardo. “Grazie per essere venuto subito” disse facendolo entrare nell’appartamento.
“Nessun problema, amore” disse togliendosi il cappotto di pelle nera. “Hai un aspetto orribile, comunque” commentò, indicando il suo volto.
“Oh, grazie tante” commentò sarcastica. “Prima fatti picchiare e poi parla!”
“Ho già dato, ricordi?” disse, riferendosi al giorno il cui Riley aveva scoperto della sua relazione passata con Buffy. Spike ridacchiò e si accasciò sul divano, ricevendo uno strilo dalla bionda.
“Spike, sei fradicio! Mi rovini il divano!” disse cercando di farlo alzare, ma sibilò dal dolore, il braccio protestava rabbiosamente per il movimento.
Spike si limitò a sorridere ancora e lei rinunciò, sedendosi accanto a lui.
“Come sta il polso?” chiese, accendendo la tv.
“E’ fratturato, perciò non fare domande così idiote” osservò, poi si alzò dal divano e si diresse in cucina. “Cioccolata calda?” gli gridò, ricevendo un forte “Certo!” dal divano.
“Come sta Briciola?” gli urlò Spike.
Buffy tornò con due tazze fumanti e si sedette di nuovo vicino a Spike.
“Angel le sta parlando adesso. Credo che starà bene” disse porgendogli la tazza. “Oooh, Friends!” strillò, fissando la tv.
Spike gemette. “Andiamo, amore. Questo programma è idiota!”.
”Non è vero! E’ carino. Leggero”.
“Leggero? Andiamo! Enily non permette a Ross di vedere Rachel, ma quei due sono completamente innamorati, ma Ross è sposato con Emily. Chandler e Monika hanno una relazione, ma non lo dicono agli altri tranne a Joey che sta cercando disperatamente di non lasciarselo sfuggire accidentalmente! Leggero?” le chiese Spike scuotendo la testa.
Buffy sorrise furba. “Stai guardando solo le repliche, huh? La serie è molto più avanti!”.
“Davvero?” chiese Spike confuso.
Buffy ridacchiò. Sempre lo stesso Spike. “Davvero”.
“Cosa farai con Riley?” chiese Spike all’improvviso. Sapeva che lei non voleva parlarne, ma lo chiese comunque.
Lei inspirò a fondo. “Non lo so. Non lo so davvero”.
“Mollalo” scrollò le spalle. “E’ una palla. Lo so io, lo sa Xander, e penso che dovresti saperlo anche tu ora”. Si alzò da divanoe girovagò per la stanza.
“Hai quei piccoli marshmallows?”.
“Nell’armadio della cucina” rispose Buffy assente. “Pensi davvero che dovrei rompere con Riley. Voglio dire, siamo fidanzati. Sarebbe una rottura un po’ improvvisa. Non mi ha colpita volutamente.
“Questo non rende giusto il fatto che ti HA colpita” le disse Spike cercando i marshmallows. “io penso che una cosa del genere deve succedere solo quando si è sposati da 25 anni più o meno. Sai, per la crisi di mezza età” mormorò, trovando il pacco con i piccoli marshmallows bianchi proprio dietro i biscotti al cioccolato.
“Chi ha mangiato tutti i biscotti al cocco?” chiese alla bionda.
“Tu!” gli fece l’occhiolino e afferrò la scatola di biscotti al cioccolato dall’armadio ancora aperto. Spike mangiava sempre tutto quello che lei aveva in casa.
“Zio Spike!” strillò Deanna, correndo in cucina per abbracciare il padrino.
Spike la sollevò dal suolo e soffocò. “Briciola, non riesco a respirare!” lui tossì e Deanna mollò la presa.
Girandosi, spinse Angel nella stanza. “Spike, questo è mio padre” presentò lei sorridendo. “Angel, questo è mio zio Spike”.
“Allora, tu sei il coglione che tradisce la sua fidanzata?” disse sorridendo Spike e offrendogli la mano.
“Spike!” iniziò Buffy.
Angel guardò imbarazzato sua figlia, che però era completamente calma. Sembrava conoscesse la storia. “Sì, sono io” rispose stringendogli la mano.
“Lo immaginavo” Spike sorrise e si avviò verso la camera di Deanna. “Non volevi mostrarmi il tuo nuovo gioco per computer, dolcezza?”.
E Deanna lasciò la stanza ridacchiando, correndo incontro a Spike. Era felice di lasciare i suoi genitori soli.
Chiuse la porta della sua stanza e saltò sul letto, rimbalzando felice. “So una cosa che tu non sai!”.
Spike ridacchiò leggermente e si girò verso di lei. “E cosa sarebbe?” chiese scettico.
Deanna sorrise ancora e scosse la testa. “Niente. Scusa, non te lo posso dire”. L’ammissione di suo padre le aveva migliorato la giornata. Tutto l’orrore di solo un’ora prima era stato dimenticato.
Spike scosse la testa confuso. “Allora? Questo videogioco?”.
“Oh, dimentica lo stupido gioco. Ci sono cose più importanti da discutere” disse strisciando verso la fine del letto, sedendosi di fronte a lui. “Se ti dico una cosa, prometti di non dirla a nessuno? Nemmeno a mamma? Specialmente a mamma?”.
“Non hai fatto qualcosa di stupido, vero?”. L’ultima volta che Spike aveva visto Deanna comportarsi così era stato quando aveva rovinato il maglione preferito di Buffy, e sostituito con uno nuovo. Buffy non se n’era mai accorta.
“No” scosse la testa sorridendo. “Voglio far tornare insieme mamma e papà!”.

Buffy entrò nel suo ufficio, ancora mezz’addormentata e con la mente lontana. Non voleva pensare a cosa era successo due giorni prima, ma la sua mente aveva volontà propria. E i numerosi discorsi sciocchi di Riley, che aveva bombardato la segreteria telefonica, non l’avevano aiutata molto. Aveva tradito la sua fiducia in lui. Aveva bisogno di tempo.
Ma purtroppo Riley non voleva concederglielo. Continuava a chiamare. E dio, quanto avrebbe voluto perdonarlo, ma aveva bisogno di tempo.
Era il suo fidanzato. L’uomo con cui voleva trascorrere la sua vita, e da un momento all’altro non sapeva nemmeno se l’aveva mai realmente conosciuto.
E ciò che più la confondeva era che Riley sembrava essere tornato quello di prima. Le dolci parole che aveva detto alla segreteria erano le stesse a cui lui l’aveva abituata. Ma queste erano così diverse dall’uomo di due giorni fa.
Lui l’aveva colpita! E non era tutto. Anche prima, si era rifiutato di aiutarla, anche se era palesemente sofferente. Si era fratturata il polso più volte e ora era incastrato in una gabbia.
Era una frattura seria. Molto seria. Erano queste le parole che il dotto re le aveva detto quando Spike ed Angel l’avevano trascinata all’ospedale nonostante le sue proteste. Era obbligata a portare quella dannata gabbia per due mesi.
Aveva perso la testa, e aveva detto al medico che non avrebbe potuto portarlo così a lungo perché doveva lavorare sul nuovo progetto. Ed Angel era stato così gentile, calmandola e dicendole che andava tutto bene, e che avrebbe fatto lui il lavoro che avrebbe dovuto fare col braccio destro, perché erano colleghi. Che non era un problema e che avrebbero sostenuto quel peso insieme. E che lei non doveva pensarci.
E lei si era chiesta in quel momento perché Riley non potesse essere come Angel. Angel si era sentito in colpa per tutto il tragitto versol’ospedale, chiedendole scusa e dicendole quanto gli dispiaceva di aver provocato quel pasticcio.
Si era scusato per una cosa per cuinon aveva colpa, mentre Riley non l’aveva nemmeno aiutata col polso fratturato, e l’aveva invece colpita!
Perché un estraneo era molto più gentile nei suoi riguardi e la trattava con molto più rispetto del suo fidanzato nei tre anni e mezzo della loro relazione?
E perché aveva sognato il sorriso di Angel, quando le aveva detto quelle parole gentili all’ospedale, nelle ultime due notti?
Perché il suo mondo non poteva tornare bianco e nero come prima? Da dove venivano fuori queste diverse tonalità di grigio? Perché improvvisamente non era più sicura di voler sposare Riley, ma era più attratta dall’uomo che aveva finto di odiare per dieci fotuti anni??
Si avvicinò alla macchina del caffè e osservò il liquido scuro mentre veniva versato nella tazza rosa. Una cosa che faceva ogni giorno, ma quel giorno sembrava tutto così diverso.

Portando la tazza alle labbra, quasi soutò tutto sulla scrivania della sua segretaria. Dru. La sua amica dal liceo ed ex di Spike. Il caffè era troppo bollente e lei avrebbe dovuto sapero. Era solo troppo stanca per pensarci, e poggiò la tazza sulla scrivania, appoggiandocisi e afferrando una delle foto di Drusilla Pearson.
Conosceva quella foto. Ce l’aveva anche lei. Era una foto di gruppo del liceo. Drusilla, Spike, Willow, Xander, Anya, Ford, Pike, Taylor, Jenny, Amy e lei stessa su un largo divano e sul pavimento della vecchia casa di Buffy.
Non vedeva Taylor e Jenny da anni, ma manteneva ancora i contatti con Pike e Ford. Anya e Xander erano sposati da quattro anni, e Spike viveva quasi da lei, perciò spesso era a casa sua.
Chiedendosi quanto era cambiata la sua vita, o dove fosse la sua fidata segretaria, rimise la foto sulla scrivania ed entrò nel suo ufficio, portando con lei la tazza di caffè fumante.
Non aveva nemmeno notato Angel, seduto sul divano accanto alla sua porta. Era troppo occupata a bilanciare òa tazza e i documenti in una sola mano, visto che il braccio destro era in quella stupida gabbia.
“Pensavo non saresti venuta più” commentò Angel, facendo trasalire Buffy, e lei versò il caffè per terra, cercò di salvare i documenti, ma guaì quando la gamba scoperta toccò il liquido bollente, e la tazza vuota rotolò sul pavimento.
Angel si alzò e la strinse quando cadde e iniziò a strofinare furiosamente la pelle scottata con l’orlo della sua gonna nera di seta che raggiungeva le ginocchia.
“Mi dispiace” disse alzandola dal suolo, raccogliendo i documenti e poggiandoli sulla sua scrivania, aiutandola poi a raggiungere il divano.
“Tutto ok” mormorò lei, sfregando la pelle dolorante. “Sono un po’ maldestra. Come sempre” quasi ringhiò. “Queste cose succedono SEMPRE a me”.
Angel sorrise e annuì. “In realtà, lo trovo carino” ammise, flirtando, e sorridendo a metà.
Buffy ridacchiò e si alzò, avvicinandosi alla scrivania. “Deanna ti saluta” disse al padre di sua figlia, sorridendo. “Chiede se vuoi andare con lei al cinema domani e dice che si è divertita molto al musical che avete visto ieri” disse. Deanna ed Angel facevano quasi sempre qualcosa insieme da quando si conoscevano. Ed ogni volta Deanna le chiedeva se voleva unirsi a loro. Ed anche Angel insisteva, ma lei rifiutava sempre. Non voleva intromettersi nei momenti che passavano insieme i due. Si sarebbe sentita fuori posto, perché sapeva che Angel era lì solo per Deanna. Dubitava che sarebbe stato così interessato a lei se non fosse stata la madre di sua figlia.
Ma anche se lo conosceva solo da tre giorni, sapeva che era un padre fantastico per Enie. E non l’avrebbe scambiato per niente al mondo, perché vedeva negli occhi di sua figlia quanto fosse felice di avere finalmente un padre.
“Va bene” disse Angel sorridendo. “Vieni anche tu?” chiese Angel speranzoso.
“Nah” rispose Buffy senza notare come il sorriso di Angel scomparve subito.
“Hai sentito il tuo fidanzato?” le chiese Angel cambiando discorso, per la felicità di Buffy. Ma quello era un argomento di cui non voleva parlare.
“A parte le telefonate? No” rispose Buffy, mentre Xander entrò nella stanza, il che significava che avrebbero lavorato per il resto del giorno.

Più tardi Buffy entrò nell’ufficio di suo padre, con i primi progetti per il centro commerciale e qualche schizzio. Era la sua pausa, perciò voleva sbrigarsi in fretta e prendersi alcuni minuti per sé per non pensare alla schifezza che era la sua vita, prima di riprendere a lavorare. Mentre entrava nella stanza, il padre trasalì.
“OH MIO DIO!” esclamò Dean inorridito avvicinandosi a lei. Merda, si era dimenticata che non sapeva niente del suo ‘incidente’.
“Cosa DIAVOLO ti è successo???” chiese Dean Summers cercando altre ferite oltre al livido sul volto e il polso.
“Sono… um… caduta?” disse Buffy timidamente.
“Buffy” disse Dean col tono Non-Mentirmi-Tanto-Lo-Scoprirò-Lo-Stesso.
“Non è niente” disse lei scrollando le spalle.
“NIENTE?? Tesoro, hai il braccio fratturato e hai la faccia di una che è stata picchiata a sangue!” disse, poi abbassando il tono della voce. “E’ così, vero? Qualcuno ti ha picchiata”.
Buffy lo guardò senza mostrare emozioni-
“Riley ti ha picchiata” si corresse, collassando sulla sedia. “Perc-“.
“N-non esattamente. E’ stato… un-una specie di incidente. Non voleva” disse Buffy difendendo il suo fidanzato. ‘Lo è?’ mormorò una voce nella sua testa. ‘E’ ancora il tuo fidanzato? Vuoi che sia ancora il tuo fidanzato?’.
“NON VOLEVA?” gridò Dean, calmandosi quando vide sua figlia sussultare. “Mi dispiace, ma hai troppe ferite per dirmi che non voleva. Hai un occhio nero e un livido sulla guancia, un taglio sulla fronte e uno sulle labbra e hai il polso fratturato! Cos’ha fatto, ti ha buttato dalla finestra? Cosa gli è preso?” si alzò di nuovo e la controllò, per essere sicuro che stesse bene.
Buffy nispirò a fondo e guardò il padre negli occhi. “Papà, siediti” ordinò e lui obbedì subito, mettendosi a suo agio sulla sedia di pelle.
Buffy si sedette sulla sedia di fronte a lui e sospirò. “L’ho incontrato” disse.
“Chi?” chiese Dean confuso.
“Lui. Ho incontrato il padre di Deanna qualche giorno fa. Ho scoperto che non è affatto il coglione che pensavo fosse e trascorre molto tempo con lei. Lei è già ossessionata per suo padre. Due giorni fa, lui l’ha incontrata per la prima volta e sono andati al centro commerciale mentre io ero a casa con Riley. Lui non ne sapeva niente e abbiamo litigato. Ero così furiosa che mi sono fratturata il polso. Sono stata io, non lui. Non è venuto ad aiutarmi perciò gli ho urlato contro quando i due sono tornati e lui mi ha aiutata. Riley era geloso e pensava lo stessi tradendo e i due hanno iniziato a picchiarsi, o meglio Riley lo ha picchiato. Io volevo fermarli e prima che potesse riflettere Riley mi ha spinta contro il tavolino. Da allora non gli ho più parlato” disse continuamente, fissando il padre con gli occhi pieni di lacrime.
Dean sospirò e si alzò e si inginocchiò davanti alla figlia. “Mi dispiace tesoro. Vorrei poter fare qualcosa per renderti le cose più semplici. Ma devi decidere tu cosa vuoi. Non posso aiutarti in questo, ma posso darti dei consigli. Ti consiglio di guardare meglio Riley. Se è successo una volta, può succedere di nuovo. Meriti di meglio, cara, molto meglio” disse a sua figlia e lei si calmò.
Buffy sorrise triste. “Grazie, papà”. Lui gli asciugò le lacrime col pollice e prese i suoi documenti. “Questi li guardo dopo. Ma ora, dimmi, lo conosco?”.
Buffy si alzò e aggiustò la gonna nera. “Sì” sorrise. “Lo conosci” e lasciò la stanza.


Deanna entrò nella decappottabilel di Spike quando la campanella di scuola suonò, e ricevette degli sguardi invidiosi dalla maggior parte delle ragazze presenti quando Spike le sorrise.
“Allora, al centro commerciale, dolcezza?” le chiese Spike.
“Sì” fu tuttto ciò che disse, ridacchiando.
Spike scosse la testa. Davvero, quella bambina aveva preso fin troppo da sua madre. “E dove esattamente vogliamo andare, piccola?” chiese dopo, entrando nella strada principale.
“Prima al Victoria’s Secret, poi ad una boutique costosa che ho visto una volta, sai, quella in cui mamma si ferma sempre per fissare quel vestitino rosso? Poi dal fioraio e poi compriamo dei biglietti per quattro per Snoopy on Ice. Ed ovviamente a comprare una nuova penna per me. La mia si è rotta, Philip ci si è seduto sopra” disse la brunetta sorridendo al padrino.
Spike si fermò immediatamente ad un parcheggio. “Cosa? Hai NOVE anni! So che ti corrompo troppo, ma COSA DIAVOLO VUOI DAL VICTORIA’S SECRET, SIGNORINA?” gridò il ventottenne.
Deanna scoppiò a ridere. “Non per ME, deficiente! Per mamma! Dobbiamo comprarle gli abiti giusti per il suo appuntamento di venerdì!” schiaffeggiò il suo braccio. “Andiamo, pensavi davvero che io-“.

“Ok, ok, ho capito” disse Spike riprendendo a guidare. “Angel le ha chiesto di uscire? Non lo sapevo!” sorrise Spike.
“Non lo sa nemmeno lui” ridacchiò Deanna.
Lui arcuò le sopracciglia. “Dovrebbe dirglielo, allora. Dopodomani è venerdì”.
Deanna allargò il suo sorriso. “Oh, non lo sa nemmeno lui”.

Buffy rientrò nel suo ufficio e trovò Xander ed Angel che litigavano per il colore del soffitto vicino alla scrivania di Dru, che era al telefono a parlare con qualcuno che sembrava conoscere piuttoto bene.
Versandosi un’altra tazza di caffè, scosse la testa in direzione dei due uomini e aprì la porta con le lettere B-U-F-F-Y S-U-M-M-E-R-S scritte sopra, desiderosa di riposare un po’ prima della fine della pausa.
Ma la persona che incontrò all’interno del suo ufficio era l’ultima che si aspettava di trovare.
“Oh, Mr Lindsey McDonald ti sta aspettando nel tuo ufficio!” le gridò Drusilla.
“Lo vedo, Dru” rispose sarcastica, osservando il viso sorridente dell’uomo biondo.


Spike era all’inferno. Deanna Summers correva per il Victoria’s Secret come se fosse una cosa normale per lei fare shopping lì. Quella ragazza era stata in quel dannato negozio solo una volta! Perché si sentiva così asuo agio attorno a tutti quei reggiseni e perizomi e slip? “Deannaaaaaaaaa” piagnucolò disperato Spike.
Poteva quasi sentire tutte le occhiatine delle donne attorno rivolte a lui, perché stava facendo shopping in un negozio del genere con una ragazzina. La sua faccia era diventata rosso brillante dieci minuti prima e ormai si limitava a fissare il muro dvanti a lui mentre la giovanissima Summers correva afferrando reggiseni e tangape la madre. Ogni tanto Deanna si avvicinava a lui per chiedere la sua opinione. Si può solo immaginare l’occhiata ricevuta da una donna anziana quando la brunetta si era avvicinata a lui con un reggiseno di seta nera e degli slip altamente trasparenti in un certo punto, che non coprivano niente.
Aveva balbettato un piccolo “Carino. Prendilo così usciamo di qui” e se ne andò solo per nascondersi da quella donna. Da allora si era limitato a fissare il muro, e Deanna aveva già scelto cinque completini sexy per sua madre. Spike aveva ringraziato tutti i santi del paradiso quando Deanna aveva annunciato di aver finito, gli aveva dato le buste ed erano usciti per andare a comprare quel vestito rosso di cui Deanna aveva parlato prima. Solo per poi ritrovarsi a fissare di nuovo il muro, perché scoprì che quella boutique vendeva vestiti ridotti e trasparenti e tutte le donne che se li provavano andavano in giro con roba del genere.

Ma per sua fortuna non rimasero a lungo lì, ed andarono ad un bar vicino per rinfrescarsi. Era il giorno più caldo di gennaio degli ultimi vent’anni.
Cercando un tavolo vuoto, percorsero tutto il bar e ordinarono i soliti Banana Splits e Ice-Bombs insieme a due grossi milk-shakes.
“Dove trovo un meteorite? Si dice che la temperatura terrestre si abbassa di circa 10° C quando uno colpisce la Terra” si lamentò Deanna, scivolando sulla sedia.
Spike acuò le sopracciglia. “Lo sai, vero, che l’ultima volta che è successo sono morti tutti i dinosauri?”
“Oh, questo non è un problema” disse ghignando. “Non ci sono più dinosauri in giro!”.
Spike scosse la testa ridacchiando. “Dio, sei esattamente come tua madre, ragazzina”.
“Cosa posso dire?” sorrise Deanna. “Le donne Summers sono le migliori!”
“Questo è vero” contraccambiò il sorriso, scompigliandole i capelli e ricevendo un ringhio dalla ragazza. “Allora dimmi, Ms Summers. Cosa hai pianificato per l’appuntamento dei tuoi genitori, tanto che lei ha bisogno di tutta questa biancheria maliziosa?” chiese mentre la cameriera portava i loro gelati, e Spike riprese a flirtare con lei.

“Lindsey!”disse Buffy, quasi per convincere se stessa che lui era lì. Lindsey McDonald era il suo ex-ragazzo. Quello prima di Riley, ma era durata solo due mesi prima che entrambi si rendessero conto che non erano altro che amici. E volevano davvero rimanerlo, finchè Lindsey non le presentò Riley Finn, un suo collega alla Wolfram & Hart.
E quella fu l’ultima volta che l’aveva vista, perché quel giorno Riley si era assicurato che Lindsey non si avvicinasse più a lei. Temeva troppo che Lindsey avesse ancora delle possibilità con lei. Ma ovviamente lei questo non l’aveva mai saputo.
Lei non sapeva che Lindsey aveva cercato di contattarla continuamente. Il suo fidanzato le aveva detto che non voleva più rivederla, perché lui e Riley avevano dei problemi.
Ma tutto ciò che Riley voleva era che Lindsey non potesse dire a Buffy delle sue colleghe. Perché Mandy non era l’unica. Mandy era la nuova.
“Ciao Buffy” Lindsey le sorrise calorosamente. “Come stai? Che è successo al braccio? E alla faccia?” disse facendosi serio.
“Niente” rispose Buffy. Troppo in fretta.
“Uh-huh” commentò Lindsey. Riley. Ovvio. Non si aspettava altro. E improvvisamente tutti i suoi dubbi volarono dalla finestra. Buffy doveva sapere cosa lui stava facendo. Meritava di meglio di un uomo che la picchiasse, rimproverasse e tradisse.
“Devo dirti una cosa. E faresti meglio a sederti perché non ti piacerà” le disse Lindsey e lei si sedette subito sul divano, fissandolo confusa.

“Dru, mi stai pestando il piede!” si lamentò Xander, spostandola leggermente di lato.
Solo per ritrovarsi spinto dietro.
“Sta’ zitto, non sento niente!” disse Dru, avvicinandosi ancora di più alla porta del suo capo.

Angel dovette trattenere le risate che minacciavano di scappargli. Davanti a lui c’erano due adulti con le orecchie appoggiate alla porta per ascoltare la conversazione dei loro amici.
“Chi è lui?” chiese dopo un po’ Angel.
“Il suo ex” risposero all’unisono e velocemente Angel si mise in ginocchio vicino a loro per sentire cosa stesse succedendo oltre quella dannata porta.
“Vi rendete conto, vero, che quel che stiamo facendo è sbagliato, giusto?” chiese Xander.
“Hai iniziato tu, Xander!” esclamò Dru.
“Silenzio!” disse ad entrambi Angel, sentendo le urla di Buffy nell’altra stanza.

“LA SUA SEGRETARIA?” urlò Buffy saltando sul divano e girando per la stanza. “Non posso crederci!” disse disperata. Ma in realtà, poteva crederci. Riusciva a immaginarsi Riley che la tradiva. Facilmente.
E’ la erità. Vai a vedere tu stessa. Ci danno dentro come conigli. Sempre. E durante il lavoro” le disse Lindsey. “Pensavo solo dovessi saperlo. Meriti di meglio di lui, Buffy”.
Buffy esprirò a fondo e si sedette di nuovo. Coprendosi gli occhi con le mani. “Non ne sono più sicura” mormorò.
“Cosa?”.
“Voglio dire – perché continua a capitare a me?” sussurrò Buffy ferita. “Tutti i ragazzi continuano a lasciarmi. O mi usano o si rendono conto che vogliono solo l’amicizia. Prima Taylor che si innamorò della mia migliore amica, poi Pike, per cui ero troppo noiosa. Scott, che aveva occhi per tutte tranne per me. Il mio affare da una notte che stava tradendo la sua fidanzata, Parker che mi ha usata per il sesso. Spike che non riusciva più a toccarmi perché gli sembrava di far l’amore con sua sorella. Tu. Ora Riley. Capisci che intendo?” alzò la testa, incontrando lo sguardo del suo ex. “Cosa c’è? Sono appiccicosa? Sono brutta? Non sono brava?”.
“Buffy, non parlare così. Non farlo!” disse Lindsey, sedendosi accanto a lei, e lei appoggiò stancamente la testa sulla spalla di lui. “Sei una donna bellissima, una mamma fantastica, un’amica generosa e un architetto geniale. E non sei appiccicosa. Tutt’altro. Tieni tutto dentro e non ti apri. Sei una persona forte, Buffy. E sei un dio a letto” le disse. “Non hai solo incontrato l’uomo giusto, ancora”.
“Pensi che mi succederà?” disse Buffy.
“Lo prometto” sorrise e si alzò.
“Grazie, Lindsey” disse alzandosi a sua volta, accompagnandolo alla porta. Aprendola, tre persone caddero nella stanza.
Buffy scosse la testa mentre Lindsey scoppiò a ridere, e tre volti rosso brillante tornarono immediatamente a lavorare.

Buffy era davanti all’ufficio del suo fidanzato, e fissava la pota. Voleva entrarci, davvero. Ma aveva paura. Paura di trovare lui e la sua segretaria, perché ciò avrebbe reso tutto vero. Un alto uomo che la tradiva. Che la usava solamente. Ma le possibilità di trovarli mentre ci davano dentro erano alte. Perché Mandy non era alla sua scrivania, non era la pausa e la ragazza non era in malattia. Aveva chiesto ad uno degli impiegati.
Facendosi forza, afferrò la maniglia e la girò.
E quando aprì la porta trovò la bionda seduta sulla scrivania di lui, di spalle a Buffy, chiaramente presa dall’estasi, e Riley Finn che spingeva in lei con gli occhi chiusi per il piacere.
Buffy si fermò, congelata. Incapace di dire qualunque cosa. Incapace di muoversi. Quindi si fermò semplicemente.
E quando Riley curvò il capo, ansimando il nome della ragazza, una singola lacrima scese lungo le guance di Buffy.
Tornando dal suo picco, Riley spostò Mandy e aprì gli occhi, chiudendo la cerniera dei pantaloni. Alzando lo sguardò, si gelò. “Buffy”.
Buffy era ferma lì. Che lo fissava negli occhi, con le lacrime nei suoi. Si sentiva così persa, ferita e triste. E tradita. Certo, sapeva già che Riley la stava tradendo, ma vederlo con i suoi occhi…
Riley sembrava indifeso, mentre spostò Mandy dalla sua scivania e si avvicina a Buffy.
“N-non è come pensi!”.
Non è come pensi?! Bastardo!! E esattamente in quel momento Buffy si riprese.
Tutta la tristezza fu dimenticata, e sostituita dalla collera. E per la prima volta, aprì finalmente gli occhi e vide il vero Riley Finn. “Ti stavi *scopando* un’altra ragazza *caro*” disse lentamente Buffy a denti stretti.
“Questo è vero!” cinguettò Mandy, poggiando il suo corpo ancora nudo sulla sedia di pelle di Riley, aprendo le gambe, mettendosi fin troppo a suo agio.
Buffy distolse lo sguardo disgustata.
Ma Riley non sembrava capace di distogliere lo sguardo…
“RILEY!” gridò Buffy e la testa dell’uomo si girò di scatto per guardarla.
“Mi dispiace, tesoro, non lo farò più. Lo prometto. Ti prego, non arrabbiarti, cara. Andrà tutto bene!” disse Riley. Niente Buffy significava niente soldi, giusto?
Buffy ridacchiò con fare asciutto. “Non provarci nemmeno ragazzino. So tutto delle tue donne e puttane” disse fredda fissandolo, quando la bionda diciottenne boccheggiò sorpresa. “Hai sentito bene, ragazza. Non sei l’unica”.
Riley bollì di rabbia. “Chi te l’ha detto? Lindsey? Lo giuro, se lo incontro, io—“.
“Cosa? Lo picchi come hai fatto con me? O con Angel?” disse calma Buffy.
“NON darai la colpa a Lindsey. E’ colpa tua! Lindsey è stato solo tanto decente da dirmi in cosa mi stavo cacciando. Mi ha fatto aprire gli occhi! Si è comportato da amico!”.
“Cosa voleva il coglione da te?” disse Rile, quasi tremando dalla rabbia. “Sei andata a letto con lui?”.
Buffy non poteva credere alle sue orecchie. L’aveva DAVVERO detto? “Lui non è come te, Riley. E nemmeno io. Io, almeno, sono fedele. Dico sempre la verità. Lindsey è un mio AMICO! Come Xander e Spike!”.
“Oh, andiamo! Credi davvero che stanno con te perché tu sei un’AMICA? Stanno solo aspettando per entrarti nelle mutande! Tutti loro. Specialmente Angel. Perché altro vorrebbe aiutarti, huh?”
“Perché ti comporti così?” Buffy scosse la testa. “Perché sei un disgustoso bastardo? Perché mi stai facendo questo?”.
“Ovviamente ora la colpa è mia. Sono io quello cattivo. Sono io quello disgustoso.
“Tu mi hai TRADITA!!” esclamò Buffy. “CERTO che è colpa TUA! Non sono io quella colpevole!”.
“Mai pensato che forse sei tu quella che mi ha spinto tra le sue braccia? Mai pensato che potresti essere tu la ragione di tutto questo?” le disse Riley arrabbiato Riley. “Tu ti chiudi in te stessa! Ogni volta che ti scopo, sei da qualche altra parte. Ti tieni alla larga da me! Ti sei mai chiesta perché tutti i ragazzi ti lasciano?.
Buffy scosse la testa e si tolse l’anello di fidanzamento dal dito, quasi strappando la pelle, e lo buttò addosso a Riley.