SCRITTO DA: Elisa aka angel_loveme_too@yahoo.it
SPOILER: fine della quinta stagione di Buffy the Vampire Stayer
PAIRING: Angel e Buffy
TIMELINE: fine della quinta stagione di BtVS, ma le cose che accadono di discostano completamente da ciò che è accaduto nelle due serie, BtVS e ATS.
RATING: G-ROMANCE
SUMMARY: Angel torna a Sunnydale per dopo che il suo cuore è andato in pezzi con la mortadella donna della sua vita. La disperazione guida le sue azioni fino a quando una terribile consapevolezza lo fa precipitare in una realtà troppo dura per essere vissuta.
LA COSA GIUSTA
Il tramonto era da poco sceso sulla caotica Los Angeles…Mentre la maggior
parte delle attività stavano volgendo al termine, alla Angels Investigations
si stava iniziando a lavorare: Cordelia era affaccendata nel lavoro burocratico
che invadeva la sua scrivania, borbottando tra sé e sé che in
quell’ufficio tutto gravava sulle sue spalle, e Doyle la stava osservando
divertito dal divano, mentre stava studiando un rapporto su un certo demone
che ,sembrava, stesse minacciando un quartiere della città.
Angel era invece nel retro ad allenarsi nel tai-chi: i suoi
movimenti erano lenti e dolci…la sua mente vagava indietro nel tempo,
a quando –tornato dalla dimensione infernale- tutto ciò gli era
servito per riacquistare la stabilità mentale……Ma a chi voleva
darla a bere?
La sola cosa che era stata capace di ridargli stabilità era stata Buffy,
l’unica donna che avesse mai amato durante la sua vita dannata e non.
Era stata capace di stargli vicino, di affiancarlo in quei momenti così
bui, di sostenerlo con la sua sola presenza…e anche col suo amore, che
mai si era spento, nonostante tutto quello che aveva passato per colpa sua,
o meglio, di Angelus.
Cordy e Doyle si stavano beccando sul turno di pulizie, a chi
toccasse, quando all’improvviso la loro lite fu interrotta da un grido
spaventoso…e non c’erano dubbi sulla provenienza: veniva dalla palestra,
dove si trovava Angel!
Guardandosi negli occhi, bastò un cenno del capo di ciascuno dei due
per far sì che si dirigessero verso la porta: fu Doyle ad aprirla, cauto…dal
primo momento, avevano temuto un attacco da parte di qualche demone o creatura
infernale che fosse venuto a cercare pane per i suoi denti…ma non erano
preparati alla scena che gli si parò davanti.
Angel era carponi, respirava affannato e, cosa che più li colpì,
tremava a vista d’occhio, come se qualche forza sconosciuta lo stesse
scuotendo dall’interno.
Si guardarono titubanti, poi fu lei ad avvicinarglisi. Con calma, si inginocchiò
di fianco a lui e fu con un filo di voce che gli domandò cosa fosse successo.
Ma la domanda rimase senza risposta. Angel continuava solamente ad ansimare
e a piangere: ora che gli era vicina, poteva vedere lacrime copiose scendere
dai suoi occhi, senza freno, una dietro l’altra…ormai, aveva il
viso completamente bagnato e sembrava non avere intenzione di smettere. Preoccupata,
rivolse il suo sguardo a Doyle, che non esitò e si avvicinò ad
Angel.
“Ehi, amico…che succede? Come possiamo aiutarti se non ci dici che
cosa ti è successo?”
Fu forse il suo tono preoccupato o forse il tocco gentile sulle sue spalle,
che destò Angel dal suo stato disperato…si mise in ginocchio, non
facendo nulla per impedire ai suoi occhi di versare lacrime: neanche con tutta
la volontà che aveva, sarebbe stato in grado di riuscirci.
Alzò semplicemente lo sguardo verso di loro, dilaniandogli il cuore:
mai in vita loro avevano visto dolore più intenso e straziante…
“Buffy…”
Fu l’unica parola che riuscì a dire, ma per i suoi amici fu più
che sufficiente.
Sunnydale.
Il sole splendeva alto nel cielo in quella giornata che ormai stava volgendo
al termine.
Tutto sembrava normale: la gente per strada, nei negozi…tutto tranne a
Robello Drive 1630.
Dall’esterno poteva forse far parte di questa normalità, ma all’interno
niente era più normale. E mai più lo sarebbe stato.
Dawn, Giles e tutta la gang si trovavano in casa: mentre l’ex-Osservatore
era al telefono con Hank Summers che voleva notizie della figlia, Tara faceva
compagnia a quest’ultima, che si era chiusa in un doloroso mutismo. Niente
e nessuno, finora, era stato capace di farle pronunciare anche una sola sillaba…Erano
tutti molto preoccupati: anche se era stato un brutto colpo per tutti, per Dawn
lo era stato ancora di più, in quanto era stata testimone degli ultimi
momenti di Buffy e del suo estremo sacrificio per salvarli tutti.
Per salvare il mondo, ancora una volta.
Tara, e non solo, sperava nell’aiuto del tempo…Solo quello avrebbe
potuto aiutare Dawn ad affrontare la terribile perdita che tutti loro avevano
subito.
Willow si trovava in cucina con Anya e Xander per preparare una cena che nessuno
di loro aveva voglia di consumare: tutti, però, si sentivano in dovere
di continuare con le loro vite.
Per lei.
Per Buffy.
E per tutto quello a cui aveva rinunciato per il bene comune. Ma era molto più
dura di quello che avevano immaginato: avevano tutti il cuore spezzato. Anche
Spike, che aveva abbandonato la città subito dopo la sua morte: la sua
era stata una partenza che non prevedeva ritorno. Non voleva mai più
rivedere Sunnydale. Tutta la gang si era sentita in un certo qual modo sollevata:
non erano mai riusciti ad accettarlo come parte del gruppo, solo Buffy aveva
fatto sì che la sua presenza non fosse elemento di contrasti, ma ora
che lei non era più con loro, erano certi che non sarebbero stati in
grado di continuare a collaborare serenamente.
La serenità, comunque, era una cosa che si erano lasciati alle spalle.
Per sempre.
Giles aveva appena terminato la sua telefonata e raggiunto Tara e Dawn in soggiorno,
quando Willow li chiamò per la cena.
“Vieni, andiamo a mangiare qualcosa…”
Tara aveva appena fatto per abbracciare Dawn, che però si scostò
e molto velocemente si alzò per dirigersi al piano superiore.
“Dawnie…” Le si era affezionata come se fosse veramente la
sua sorellina e a vederla così, il senso di impotenza che provava dentro
di sé aumentava a dismisura.
“E’ inutile, ha bisogno…ha bisogno di tempo. Come tutti noi”
La voce di Giles era piatta, rassegnata. Parlando si era tolto gli occhiali,
per poterne pulire lenti, attività che sembrava liberare la sua mente
dalla tristezza che aveva invaso tutto il suo essere.
Tara non disse nulla, ma si alzò dal divano per dirigersi in cucina,
seguita da Giles.
Dawn era salita di sopra: ma invece che dirigersi in camera
sua, si era fermata davanti alla camera di Buffy…Tremava, ma entrò
lo stesso: appena vide il suo letto nella penombra del tramonto, la sua vista
venne offuscata dalle lacrime che non le permisero di vedere altro.
Si gettò sul letto, abbracciando i cuscini che avevano ancora il suo
profumo e pianse. Pianse come se fosse l’unica cosa di cui era capace.
La gang era seduta a tavola, per tentare di mangiare qualcosa,
con il solo scopo di poter affrontare la giornata che gli si parava davanti,
giornata che, ne erano certi, gli avrebbe portato via tutte le energie che avevano
in corpo.
C’era da organizzare il funerale e una montagna di cose da affrontare,
cose burocratiche ma che andavano risolte, per le sicurezza e serenità
di Dawn.
Willow era persa in questi pensieri quando fu distratta da un suono familiare:
il cerca-persone.
Stava suonando.
Pensando a chi potesse essere, lo prese e, cercando di nascondere le sue emozioni
al resto dei suoi amici, disse che era l’uomo del servizio funebre che
si scusava, ma aveva bisogno urgente di parlare con lei.
“Sei sicura di voler andare da sola?”
Tara era molto preoccupata: non voleva lasciarla sola in un momento come questo,
ma Willow la rassicurò anche con un sorriso.
“No, no, ce la faccio, non vi preoccupate per me…Cercherò
di tornare il prima possibile”
Detto questo, si alzò da tavola per andare a prendere la giacca: stava
per aprire la porta ed uscire, quando la mano di Tara le toccò delicatamente
la spalla.
“Ehi…” Willow le sorrise debolmente.
“Se tu, o Angel, aveste bisogno di me…chiamami, capito?”
La guardò: ancora una volta era riuscita a sorprenderla, a capirla…forse,
inconsciamente, le aveva fatto sentire quello che realmente aveva letto sul
cerca-persone…o forse no. Ma non le importava, almeno non adesso.
“Non posso dirglielo…capisci? Nessuno di loro è pronto per
accoglierlo, non ora. Comunque, devo prima incontrarlo di persona…poi
vedremo e decideremo sul da farsi. Ti prego, aiutami a coprirlo, finché
non sceglieremo per il meglio, ok?”
“Certo. Torna presto”
La abbracciò forte e la lasciò uscire.
Willow era arrivata al parco, dove si erano dati appuntamento.
Siccome non c’era ancora, aveva deciso di lasciarsi cullare dall’altalena:
con gli occhi della memoria, si stava crogiolando nei ricordi di quando lei
e Buffy si confidavano dondolandosi su quella stessa altalena, quando un tocco
gentile sulla spalla la fece tornare alla realtà.
Nonostante la gentilezza, sussultò notevolmente.
“Scusa, non volevo spaventarti……”
Era lì, in fonte a lei, ma mai lo aveva visto così…Certo,
lui e Buffy avevano passato dei brutti momenti, in cui lo aveva visto sciupato,
ma quella sera Willow si spaventò veramente: l’uomo –vampiro?-
che si trovava di fronte a lei era di un pallore fuori dal comune, anche per
un non-morto, gli occhi erano terribilmente cerchiati, come se avesse appena
smesso di piangere e aveva un leggero tremolio nella voce.
“No, va tutto bene…” abbassò lo sguardo “No,
non va per niente bene”
Non riuscì a finire la frase senza che i suoi occhi iniziassero a versare
mille e mille lacrime.
Angel non disse una parola, ma la abbracciò e Willow poté sentire
i suoi singhiozzi, che presto divennero incontrollati, al punto che gli fecero
piegare le ginocchia e crollare a terra. Lei era impreparata a questa reazione:
cioè, si aspettava dolore, ma non una devastazione così totale……Era
stata un’ingenua: non aveva mai capito la profondità del loro amore,
della totalità di sentimenti che Angel provava per Buffy…e viceversa,
naturalmente. Fino alla fine lo aveva amato e anche per lui era morta.
Lo cullò dolcemente, continuando a piangere, e così passarono
l’ora che seguì.
Alla fine, provato, riuscì a riprendere il controllo e a fermare le lacrime.
Si sciolse lentamente dall’abbraccio di Willow e la guardò negli
occhi, gonfi e rossi per il pianto.
“Ho bisogno di vederla, non posso lasciarla così, Will, non posso…”
La sua voce era distrutta: esprimeva tutta la disperazione e il dolore che provava
il suo cuore che non batteva da secoli, ma che quel giorno si era definitivamente
spezzato.
“Sì, certo. Andiamo?”
Si alzò e gli tese la mano, che lui prese per rialzarsi -Dio, ma dov’erano
finite tutte le sue energie?- e la ringraziò.
“Non devi, Angel, questo è veramente il minimo che io possa fare
per te”
E così dicendo si incamminarono verso la periferia della città.
Tutti e due trassero un leggero conforto dalla brezza che nel frattempo si era
alzata: la notte sembrava aver portato loro un aiuto, che però non fu
abbastanza.
Periferia.
Servizio di pompe funebri O’Malley.
Tutto intorno era silenzioso: per fortuna, gli addetti e il proprietario se
ne erano già andati.
Willow li aveva comunque avvertiti che poteva arrivare qualcuno da fuori città
che avrebbe voluto visitare la salma – non poteva credere di aver detto
realmente quella parola - ma era sollevata dal fatto che erano venuti ‘fuori
orario’: Angel aveva diritto a quanta più intimità poteva,
in quel momento, e già lei si sentiva di troppo, come se profanasse qualcosa,
un momento sacro.
Infatti, quando giunsero sull’entrata sul retro, lo fermò con la
mano, facendolo girare un momento verso di lei.
“Io non entro. Ti aspetto qui, se vuoi…Devi solo dirmi cosa preferisci”
Angel la guardò con gli occhi disperatamente spersi, poi le sorrise molto
debolmente.
“Ti ringrazio. Davvero…Sapevo di poter contare su di te: sei una
vera amica.”
Le posò la mano sulla spala, volgendo un attimo lo sguardo verso l’interno
dell’edificio.
“Va, torna a casa e riposati. Domani sarà una giornata lunga e
pesante”
Willow annuì e fece per andarsene quando Angel la richiamò.
Si girò e vide che le tendeva una busta.
“Prendila. Ma leggila solo quando sarai a casa. Promettimelo”
Willow esitò per un istante: non sapeva che fare, ma guardandolo negli
occhi, quello che vide la convinse ad afferrare la busta.
Decisione e fermezza avevano preso il posto del dolore, almeno per un attimo.
“Te lo prometto”
Dentro era tutto buio.
Non un rumore, niente di niente.
Gli occhi di Angel si abituarono presto all’oscurità, ma nonostante
questo non riusciva a procedere verso la sala dove sapeva riposava lei.
I piedi erano come incollati. La sua forza sovrumana non gli era d’aiuto
in questo caso: niente, comunque, lo sarebbe stato.
La sua mente era completamente offuscata e non si rese nemmeno conto di essersi
mosso: alla fine, ce l’aveva fatta.
La poteva vedere, adesso.
Dio, com’era bella!
Non poteva credere che il suo cuore non stesse più battendo: il suo colorito
era roseo e perfetto come sempre, come ricordava…come era sempre stato.
La sua espressione aveva finalmente quella serenità a cui aveva sempre
ambito, ma che neanche la sua partenza aveva potuto donarle. Quella sera di
tanti anni fa, aveva sperato che se l’avesse lasciata libera di avere
una vita normale, con la possibilità di formarsi una famiglia tutta sua,
allora avrebbe potuto raggiungere la serenità che si meritava.
Ma ora capiva lo sbaglio che aveva commesso: non aveva funzionato. Anzi.
Era servito solo a procurarle dolore…a procurarne ad entrambi.
Mai come adesso, avrebbe voluto aver deciso in maniera diversa, per poter esserle
accanto nel momento in cui più aveva bisogno di lui.
Le si avvicinò, fino ad esserle vicino, tanto da sentire il suo profumo
che ancora una volta, lo travolse come una tempesta: i suoi sensi vennero offuscati,
così come gli occhi, che ripresero a versare calde lacrime…
Tremante, le si inginocchiò accanto, prendendole delicatamente la mano,
quasi con la paura di poterla danneggiare: che meravigliosa sensazione poter
di nuovo avere un contatto con lei, non aveva sognato altro durante tutto il
tempo che erano rimasti separati…Ripensando al suo sorriso, alla sua voce,
non cela fece più a trattenere i singhiozzi e la disperazione lo dilaniò,
facendolo crollare accanto a lei.
Prese ad accarezzarle il capo: i suoi capelli così lisci, così
lucenti, nonostante la vita l’avesse abbandonata…tutta la sua bellezza
era rimasta inalterata, anche nella morte.
Cercò di riprendere il controllo di sé, e con molta fatica ci
riuscì.
Le ricompose i capelli che aveva leggermente spettinato: le depose la mano sopra
l’altra, per potersi togliere il Claddagh…Quello di Buffy non l’aveva
più visto dopo che lui era tornato dall’inferno, ma non le aveva
mai chiesto spiegazioni: era convinto che se avesse voluto parlargliene, lo
avrebbe fatto…
Lo baciò, glielo infilò all’anulare destro, poi si chinò
a baciare le sue labbra: i suoi occhi ripresero a piangere quando sentì
il gelo su quella bocca che gli aveva trasmesso sempre e solo calore.
Cercò di non piangere più, ma questa volta non ci riuscì:
si rialzò, la accarezzò un’ultima volta ed estrasse un paletto
dalla tasca della giacca.
Willow era finalmente tornata a casa: il percorso le era sembrato
eterno, ma alla fine aveva visto le luci di casa Summers.
Tutti erano ormai pronti ad andare a riposare, o almeno, a tentare di riposare:
Anya e Xander erano già usciti per tornare a casa loro, e così
Giles. Tara aveva riordinato la cucina, e mentre Will rientrava, era seduta
sul divano, con Dawn sdraiata a fianco.
Infatti, dopo poco che lei era uscita, l’aveva convinta a mettersi a fianco
a lei e le aveva preso la testa sulle ginocchia: accarezzandola dolcemente,
finalmente la stanchezza aveva preso il sopravvento e Dawn si era addormentata.
“Ehi…”
Tara le sorrise e le fece cenno di andare a sedersi accanto a lei: una volta
vicine, Willow reclinò la testa sulla spalla di Tara e sospirò
forte.
“Angel mi ha dato una lettera da leggere, una volta che fossi arrivata
a casa, ma ho un terribile presentimento…Ho paura di leggerne il contenuto……”
Tara le strinse la mano e cercò le parole giuste per confortarla e consigliarla.
“Glielo hai promesso…E poi…ci sono io con te”
Willow la guardò negli occhi e le sorrise molto debolmente. Poi abbassò
lo sguardo.
“Lo so. E’ l’unica cosa che mi conforta, in questo momento…Non
avrei mai immaginato di dover passare un momento così brutto…Ma
hai ragione tu: glielo ho promesso”
Lasciò la sua mano solo per poter aprire la busta: era di semplice carta
bianca, e conteneva un semplice foglio bianco, su cui una calligrafia piccola
ma regolare, aveva riempito praticamente la maggior parte dello spazio.
“Cara Willow, tu sei sempre stata speciale per Buffy e,
da quando ho conosciuto lei, ho capito perché. Sei l’amica che
ognuno vorrebbe avere, fedele, leale e corretta. Le sei stata sempre vicina,
confortandola anche nei momenti più bui e per questo te ne sarò
sempre grato.
So che, anche se involontariamente, ti ho fatto passare tempi bui, e di questo
ti chiedo perdono dal profondo del mio cuore. Mai, MAI, avrei voluto fare del
male a qualcuno come te, o come……ma non voglio continuare a scusarmi,
oramai è inutile, quel che è fatto è fatto.
Ti devo chiedere un grande favore, Willow, e spero – desidero –
che tu non ne parli con nessuno, a parte Tara: so cos’è per te
e non posso biasimarti se vorrai dividere questo peso con lei. Stasera, mi hai
accompagnato da Buffy, standomi accanto come una cara amica, in silenzio, rispettando
e condividendo questo immenso dolore che ci ha colpiti tutti: e io stasera le
dirò addio, per sempre.
Non posso continuare così, in questo mondo, sapendo che lei non c’è
più…Tu sai bene quanto mi sia costato lasciarla, abbandonarla,
ma se ho mai fatto qualcosa, l’ho fatto unicamente per il suo bene, sperando
che non avendomi vicino, avrebbe avuto la possibilità di costruirsi una
vita felice e serena…Ma questo sacrificio, che tanto dolore e pena è
costato ad entrambi, ci ha portato ad oggi, giorno infausto che mai avrei voluto
vivere. Avrei preferito morire e dannarmi l’anima migliaia di volte, piuttosto
che vedere morta Buffy…Non è giusto, non è dannatamente
giusto…Purtroppo, al destino non importa molto di quello che lo è
o non lo è. Altrimenti, non saremmo qui.
Stasera io le dirò addio.
E quello che ti chiedo è di venire qui prima di tutti, anche prima del
proprietario, per raccogliere quello che resterà di me e riporlo in un
sacchetto che lascerò vicino a lei……Ti prego, ti scongiuro,
Willow, metti questo sacchetto vicino a Buffy: che almeno nel riposo eterno
possiamo stare insieme. Così come doveva essere.
Per sempre.
Con affetto e gratitudine eterni,
Angel”
Willow stava piangendo: avrebbe potuto meravigliarsi di quante lacrime potevano
sgorgare dai suoi occhi se non fosse stata travolta dalla lettera di Angel.
Sapeva che si amavano, nonostante la distanza e nonostante tutti gli orrori
e le difficoltà che la vita aveva loro parato davanti. Ma queste parole,
la colpirono al cuore come migliaia di dardi…
“Come, come posso fare quello che mi chiede? Ho già perso Buffy,
perdere un altro amico…”
Aveva chinato la testa, chiudendo gli occhi per lasciar fluire le lacrime, non
volendo pensare più a niente……Tara parlò e la sua
voce servì a lenire, anche se di poco, la disperazione che stava provando.
“Shhh…..Anche se ti sta a cuore, devi cercare di comprenderlo e
aiutarlo. Si è rivolto a te proprio perché eri l’amica più
cara di Buffy e questo fa di te una persona speciale anche per lui. Non puoi
tradirlo – tradirli – adesso”
Willow guardava davanti a sé mentre l’amica le stava parlando,
ma alle sue ultime parole, si alzò per guardarla meglio negli occhi.
“Ma non posso….Angel era tutto per Buffy, fino alla fine sono sicura
che il suo cuore gli appartenesse…E ora, dovrei essergli complice in questa
atrocità???”
Aveva alzato il tono della voce, ma vista Dawn girarsi sul divano, la abbassò
all’istante. Non voleva assolutamente rovinarle un momento di riposo:
sapeva benissimo che la notte aveva problemi a dormire, e ogni singolo istante
ristoratore era il benvenuto.
“Cerca di capire, Tara…Erano uno parte dell’altra, fin dall’inizio,
da quando tutto era ancora semplice e innocente…” si sedette di
nuovo accanto a lei “…Come posso farlo?”
Piangendo, si prese la testa nelle mani, in preda alla disperazione più
nera e totale…Non sapeva veramente cosa fare, se aiutare Angel in questa
cosa che lei riteneva quasi una profanazione al vero amore che l’aveva
unito a Buffy…
“Proprio per Buffy lo devi fare, per Buffy e per Angel: se come dici tu
il loro amore è sempre stato tanto profondo , allora non devi avere dubbi
e permettergli di stare assieme, almeno in questo modo”
Con un braccio le cinse le spalle e la cullò, fino a che le lacrime smisero
di scendere dai suoi occhi.
Il sole stava cercando di fare capolino all’orizzonte.
La periferia era ancora deserta, anche se le prime avvisaglie di attività
si stavano levando tutt’intorno.
Willow era arrivata a destinazione: passando dalla porta sul retro, era riuscita
ad entrare.
Tutto taceva intorno a lei, solo ombre e luci ondeggiavano sui muri, quasi a
volerla accompagnare…Le mani avevano preso a tremarle da quando aveva
messo piede all’interno: il suo cuore era preda di sentimenti contrastanti,
dolore, rabbia, solitudine……Non rendendosi neanche conto di camminare,
arrivò alla stanza che ospitava Buffy…Non poteva credere che tutto
ciò stesse realmente accadendo: Dio, quanto avrebbe voluto svegliarsi
all’improvviso e scoprire che era stato un solo, orribile sogno!
Ma così non era. Purtroppo.
Non aveva bisogno di accendere le luci, in quanto la sala era esposta ad est
e ormai il sole si era alzato a sufficienza nel cielo affinché Willow
potesse vedere solo con i suoi occhi.
Lei era lì: il viso sereno, come avrebbe voluto ricordarsela per sempre…Ma
sapeva che questo ricordo sarebbe stato offuscato da uno ben più drammatico
e doloroso, da quello cioè in cui l’avevano vista stesa a terra,
senza più vita……Si riprese abbastanza da notare il mucchietto
di cenere ammonticchiato a lato della bara…E il sacchetto vicino a lei:
tutto come gli aveva scritto. Cercando di non pensare a nulla, si inginocchiò
e tenne fede alla promessa che gli aveva fatto. Mettendole il sacchetto in modo
che nessun altro lo potesse vedere, e criticare così la decisione, si
accorse che al dito di Buffy brillava un anello particolare, che si ricordava
aver visto indosso ad Angel: i suoi occhi furono presto riempiti da così
tante lacrime che la vista le si offuscò completamente.
Sì: ora aveva finalmente capito.
Aveva fatto la cosa giusta.