E’ il seguito di Parallasse, quindi anche qui nessuno spoiler (se ci sono, giuro che nn ho fatto apposta)
Cronache al tramonto
Prologo
Ieri Willow ha trovato i diari che nascondevano il mio segreto. Ha scoperto
così che in tutti questi anni non ho mai raccontato la verità
ai miei signori e padroni. Ma come avrei potuto farlo? La verità può
sempre essere pericolosa. Questa verità sarebbe stata fatale alla persona
che più ho amato nella vita.
Quando incontrai Buffy la prima volta, e ormai sono passati
quasi otto anni, credetti soltanto di avere raggiunto lo scopo della mia esistenza.
Sono un Osservatore, in fondo, e il fine degli Osservatori è di guidare
la Prescelta. Ma quanti di noi ci riescono? Lei è solo una alla volta,
mentre noi siamo tanti.
No, non tanti. In verità siamo pochi, pochissimi. Ma sempre più
della Cacciatrice.
Così, quando mi dissero che la scelta era caduta su di me, mi sentii
pieno d’orgoglio. Ero stato addestrato una vita intera a questo compito…
ero pronto… Ma forse in me c’era qualcosa di sbagliato fin dall’inizio
e appena la vidi seppi che non avrei mai potuto pensare a lei solo come ad uno
strumento. Me ne innamorai subito. Come ad una figlia? No, come ad una figlia
proprio no. Un uomo di quasi cinquant’anni innamorato di una ragazza di
sedici! E a me doppiamente proibita. Oltre la morale corrente c’era la
mia posizione. Una cosa assolutamente inaccettabile. Ma lei non ha mai provato
niente nei miei confronti, perlomeno niente che avrei voluto. Abbiamo condiviso
molte cose. Abbiamo persino condiviso lo stesso letto, ma mai, mai ha condiviso
il mio amore. Per breve tempo ho sperato… Sperato, mai realmente creduto.
Era solo la solitudine, ad averla portata a me. Non ero io, non potevo essere
io. Troppo diversi, troppi anni a separarci… E’ quello che mi sono
sempre detto… Ma potevo accontentarmi. Così, anche se sapevo che
ero solo un momentaneo sollievo alla sua disperazione, non mi tirai indietro.
Ironia della sorte, alla fine si legò a qualcuno che aveva oltre duecento
anni più di lei, e non condivideva né la sua natura, né
la sua specie. Se il Consiglio degli Osservatori l’avesse saputo, sarebbero
intervenuti immediatamente e i loro interventi erano spesso… come dire…
radicali per tutti i diretti interessati. Così nascosi la storia. Tutta
la storia. I rapporti che inviavo erano convenzionali, rassicuranti… e
rigorosamente falsi.
Più di una volta avrei voluto cedere e tradirla, ma a quel punto non aveva importanza. Tanto non potevo tornare indietro. La rete di menzogne che avevo intessuto in questi anni era la migliore delle assicurazioni. Non solo la sua vita era di mezzo, ma anche la mia, e mi conosco bene. Non avrei mai dato spontaneamente il motivo di distruggermi.
Poi, alcuni mesi fa, Buffy è sparita nel nulla. Ha dovuto
scegliere definitivamente tra il buio e la luce, e ha fatto la scelta sbagliata.
Questa è soltanto la mia convinzione, naturalmente, perché se
c’è una cosa che ho imparato è che non esistono verità
assolute, ma unicamente punti di vista. Ma io posso giudicare solo da questa
prospettiva.
Anche così, però, dovevo proteggerla, e ho detto a tutti che era
morta. Prima o poi la verità sarebbe uscita, ma speravo che questo le
avrebbe dato il tempo di allontanarsi. Di andarsene, lei e il maledetto demone
che me l’ha portata via, possibilmente lontano da qui, possibilmente lontano
dalla mia vita. Possibilmente in salvo.
A questo sono arrivato. Augurarmi che la cosa che più odio al mondo si
salvi, e tutto questo per lei.
Divertente, in un certo senso, perché è per lei che lo odio. Tutti
hanno sempre frainteso i motivi di quest’odio. Non a causa di Jenny. Anche
per lei, questo si, ma non a causa sua. Jenny è stata solo un qualcosa
in più, e un alibi. Grazie a lei, mi era consentito odiarlo di fronte
a tutti… Ma non ho iniziato a odiarlo con Jenny.
Ma Willow ha scoperto tutto. Willow è intelligente, più
di chiunque abbia mai conosciuto. E, diversamente da me, sa qual è il
suo dovere, e non si lascerà fermare dal cuore. C’è stata
una penosa scenata e la fine di un’amicizia. Ora è volata in Inghilterra
per riferire al Consiglio.
Non provo rancore nei suoi confronti. Non provo rancore nei confronti di nessuno
di loro.
Buffy ha soltanto voluto liberarsi da una rete in cui era imprigionata da prima
ancora che nascesse.
Angel ha seguito la sua natura, e ha preso quello che voleva.
Willow… lei ha fatto semplicemente la cosa giusta.
Ora non mi restano che due alternative. Aspettare l’arrivo
dei miei carnefici, o dimostrare coraggio e provvedere da solo.
Devo ammettere che non trovo molto allettante nessuna delle due cose, ma credo
che alla fine sceglierò la seconda strada. Possiede una certa drammaticità,
e una certa classe. E poi non voglio lasciare che altri decidano ancora della
mia vita.
Che altro posso fare? Scappare? Potrei, certo. Ma poi? Non avrei la capacità
di nascondermi a lungo, né di vivere tra la gente normale. E onestamente
non me la sento. Sono molto stanco. Per più di trent’anni ho servito
gli Osservatori. Ho seguito un destino scelto per me da altri, e non ho mai
avuto una vera vita.
Ma non credo di avere agito male. Agire bene o male dipende
da cosa si vuole ottenere. Se il mio scopo era far sopravvivere Buffy, allora
ho agito bene. Se era seguire i principi che mi sono stati insegnati, ho agito
nel peggiore dei modi.
Non so se lo rifarei, così come non so se mi comporterei in modo diverso.
L’eroe direbbe… ‘ho sbagliato, non sbaglierei più…’
l’amante invece… ‘è stato giusto così. Lo farei
ancora, tutte le volte che occorre’…
Non lo so. Dipenderebbe dalle circostanze. Non sapevo a cosa mi avrebbe portato
tutto questo, o non ci pensavo. Immagino che se avessi saputo che mi sarei trovato
a decidere se uccidermi o farmi tagliare la gola da qualche sicario… le
circostanze sarebbero cambiate.
Spero che lei sia felice, anche se mi sembra impossibile.
So quanto sono plateale, e ridicolo… come il personaggio
di un melodramma di terz’ordine…
E’ questa la cosa che mi fa più rabbia. Nemmeno ora riesco a liberarmi
del mio ruolo… ma non importa.
A questo punto, rimpiango una cosa sola.
Avrei voluto vedere le facce dei membri del Consiglio.
Mi hanno costretto a quest’esistenza, mi hanno gettato in quest’orrore,
ma li ho ricambiati, ingannandoli per anni. Forse, ho fatto loro più
di quanto loro non abbiano fatto a me.
Almeno in questo, anche se solo in questo, alla fine ho vinto io.
Adesso farò qualcosa che non faccio da moltissimi anni.
Andrò ad ubriacarmi. Poi… credo che sarò in grado di decidere.
Willow
Là sono i giardini, i templi e la giustificazione dei templi,
la giusta musica e le giuste parole,
i sessantaquattro esagrammi,
i riti che sono l’unica sapienza
che agli uomini concede il Firmamento…
…tali cose o la loro memoria sono nei libri
che custodisco nella torre.
Elogio dell’Ombra, J. L. Borges
… eravamo arrivati quella mattina dopo un viaggio fatto
in quasi completo e penoso silenzio. Xander non aveva voluto lasciarmi andare
sola. Forse temeva che il peso di quello che stavo per fare sarebbe stato eccessivo
per essere sopportato senza un sostegno, o una spalla su cui piangere. Gli ero
grata, anche considerando che, per venire con me dall’altra parte del
mondo, aveva lasciato i suoi doveri e i suoi impegni sempre più pressanti.
Ma nonostante ciò, Xander non poteva aiutarmi come aveva sempre fatto
in passato. Questa volta ero sola, e avrei dovuto prendermi le mie responsabilità.
Una ragazza venne ad accoglierci all’aeroporto e ci portò ad una
macchina con un assurdo volante a destra. Non ci condusse in città, come
avevo creduto. Chissà perché mi ero fatta l’idea che la
sede degli Osservatori fosse nel centro di Londra, magari sotto la Torre. Invece
proseguimmo per le campagne per almeno un’ora. Non lo so con esattezza
perché credo di essermi addormentata. Non importa. Tanto non sarei mai
riuscita a ricordare il percorso. Per quello che potevo vedere, era un’interminabile
sequenza di strade ombrose, salici piangenti e campagne seminascoste dalle fronde
degli alberi.
Finalmente arrivammo ad uno splendido edificio circondato da un parco.
La sede del Consiglio, inizio e fine di tutte le strade.
La ragazza lasciò la macchina, prese una delle nostre valige, poi ci
accompagnò in un appartamento al secondo piano di quel palazzo, e quasi
con aria di scusa mi disse che io dovevo incontrarmi subito con il Consiglio.
Meglio così. Avevo avuto abbastanza tempo per pensare. Ora volevo solo
finire il prima possibile.
Abbracciai Xander e la seguii per i corridoi…
* * * * * * * * * * * *
Raggiunsero un uomo dal volto sorridente e gli occhi di sciacallo.
Lo aveva visto anni prima, quando era venuto in America ad officiare un rito,
e non aveva badato a lei. Da allora gli aveva parlato solo per telefono. Lo
conosceva come Quentin.
“Miss Rosenberg, è un vero piacere parlarle di persona. Ha fatto
buon viaggio?”
“Si, grazie… Senta, ora cosa devo fare?”
“Il Primo Giudice e il Consiglio la stanno aspettando. Venga.”
Traversarono il palazzo fino ad una porta di legno e ottone.
Quentin la fece entrare in quello che sembrava un soggiorno arredato elegantemente.
Divani e poltrone. E tappeti. Otto fra uomini e donne, nove con Quentin. I Giudici,
le menti degli Osservatori.
“Miss Rosenberg.” si alzò uno degli uomini “Sono Derek,
il Primo Giudice. Si accomodi, prego, e mi dica perché ha chiesto quest’incontro.”
Nessun’altra presentazione. Nessun convenevole. Willow si sedette un po’
a disagio. Le persone nella stanza sembravano cordiali, ma i loro occhi erano
gelidi e attenti. Dovette schiarirsi la gola un paio di volte prima di riuscire
a parlare.
“Sono qui per parlarvi della Cacciatrice.” disse infine.
“La Cacciatrice è morta. L’Erede non è ancora stata
identificata.”
“Credo che vi sbagliate. La Cacciatrice è viva. Credo… che
se ne sia andata con Angel.”
“Angel?”
Come dire una cosa simile? Non c’era un modo giusto o sbagliato. Decise
infine per il modo più facile. Parlare e basta, senza preamboli.
“Nelle cronache è conosciuto come Angelus.”
“Angelus era un vampiro particolarmente feroce del secolo scorso. Era
soprannominato la piaga d’Europa. Non si hanno sue notizie da molti anni,
e lo si suppone morto. Vuol farci credere che Elisabeth Summers è scappata
con lui?” disse una dei Giudici, una donna bruna e bella.
“Buffy… si chiama Buffy. Nessuno l’ha mai chiamata Elisabeth.”
“Carino. Continui, la prego.”
“Angel ha vissuto a Sunnydale negli ultimi otto anni. Lui e Buffy erano
amanti. C’è sempre stato un forte legame tra loro, anche dopo…
dopo che la storia era finita.”
Derek la guardò “Quale storia? Miss Rosenberg, sarei tentato di
credere che lei ci stia prendendo in giro. Quello che sta affermando non sembra
avere molto senso. Vuole raccontarci coerentemente cosa è successo? Dall’inizio,
prego.”
Willow cominciò il suo racconto e nessuno l’interruppe…
“…alla fine, qualche mese fa, la situazione era
diventata insostenibile e le… le abbiamo detto che doveva eliminare Angel.”
Si passò le mani sul volto. Sembrava facile parlare. Ripensare alla catena
di eventi che si erano susseguiti in quei giorni, era invece molto meno semplice.
Ma quello gli Osservatori non potevano capirlo “La notte di Natale è
uscita e nessuno l’ha più vista. Abbiamo creduto che fosse stata
uccisa. Negli ultimi tempi era diventata strana. Non era più molto…
molto attenta.”
“Poco dopo Natale, Giles ci ha riferito che la Summers era morta.”
commentò Quentin “Naturalmente abbiamo accettato la sua parola
e abbiamo cominciato subito a cercare la nuova Cacciatrice, finora senza risultati.
Se quello che ci dice è vero, la nuova Cacciatrice non esiste.”
Uno degli altri uomini si alzò e le si avvicinò “L’avete
creduta morta… Ma evidentemente non è mai stato trovato il corpo.
Non avete avuto il sospetto che potesse essere viva?”
“Era scomparsa. Dove vivo io molta gente scompare. Non sempre si ritrovano
i cadaveri.”
“E poi?”
“Poi… ho cominciato a notare una diminuzione nell’attività
vampiresca, e Angel non si faceva più vedere. In un modo o nell’altro
avevamo sempre sue notizie… invece ora basta.”
“Avrebbero potuto essersi uccisi a vicenda, no?”
“Per favore, non le sembra una cosa un po’ troppo romanzesca? No,
la scomparsa di tutti e due era… Non so, sbagliata, in un certo modo.
Erano gli esseri più vitali che avessi mai conosciuto. Mi sono convinta
che fossero vivi. Ne ho parlato con Giles. Anche lui sembrava della mia opinione
e disse che ve lo avrebbe riferito.”
“Questo quando è successo?” chiese la donna bionda che fumava
vicino alla finestra. L’unica che mostrasse un qualche segno di nervosismo
fra quella gente così inumanamente controllata.
“Qualche settimana dopo la scomparsa. Non ricordo esattamente, ma diciamo
tre mesi fa.”
“E in tre mesi lei non ha mai pensato di contattarci?”
La ragazza si guardò le mani, imbarazzata “Perché avrei
dovuto?”
“Forse perché era una cosa di estrema importanza?” replicò
la donna con una certa aggressività.
“Helen, basta.” la interruppe Derek “La ragazza doveva sottostare
al suo maestro. Neanche noi abbiamo mai dubitato di Giles. Che motivo poteva
averne lei?”
“Però alla fine qualche sospetto lo ha avuto, visto che ha chiesto
di vederci!” esclamò Helen.
“Mi è sembrato strano che il Consiglio non si interessasse alla
scomparsa di Buffy e non avesse mandato qualcuno a Sunnydale per indagare. Allora
ho cercato i rapporti di Giles e ho scoperto che non vi aveva mai raccontato
la verità.”
“Se fossimo venuti a conoscenza di una storia simile ci avrebbe visto
arrivare subito, glielo assicuro.” disse Derek.
“Una Cacciatrice amante di un vampiro…” mormorò l’Osservatrice
bruna con aria disgustata “Una ben strana perversione da parte di entrambi.”
Willow abbassò gli occhi. Buffy era stata la sua migliore amica, più
di una sorella. Poteva tradirla, ma non sopportava che qualcuno potesse giudicarla.
Per un attimo ebbe la tentazione di colpire la donna…
“Voi non li avete mai conosciuti. Io si.” si limitò a dire.
“Va bene.” esclamò Derek “Ora dobbiamo valutare attentamente
quello che ci ha detto. Può andare a riposarsi. La faremo chiamare.”
Quentin la prese gentilmente per un braccio e la accompagnò fuori del
salone.
“Si ricorda la strada per raggiungere la sua stanza, o vuole che le chiami
qualcuno?” chiese appena furono fuori.
“No. La ricordo, grazie.” esitò un attimo “Perché
ce n’è una sola?”
“Cosa, scusi?”
“Perché la Cacciatrice è una sola? Per quale motivo? Io
non lo so. Me lo può dire lei?”
“Cerca una spiegazione razionale?”
“Io cerco solo una spiegazione. Giudicherò poi se è razionale.”
“Non la troverà qui. Noi non abbiamo spiegazioni. Noi conserviamo
solo la conoscenza. Buona giornata.”
Era stata congedata. Quentin rientrò nel salone del Consiglio e Willow
si diresse verso l’appartamento che le era stato assegnato.
* * *
Xander la aspettava passeggiando nervosamente nel soggiorno.
“Allora? Che ti hanno detto?”
“Non lo immagini? Loro… non sapevano niente. Niente di quel che
è successo negli ultimi anni. Hanno ricevuto solo i rapporti che abbiamo
trovato.“
“Dio, non volevo proprio crederci. Quel vecchio bastardo ha voluto proteggere
Buffy ad ogni costo. Tutta quella gente che è morta e avrebbe potuto
essere salvata se solo avesse parlato… Adesso che succederà?”
“Adesso dovranno decidere cosa fare. In realtà non hanno nessuna
scelta. La nuova Cacciatrice non sarà attivata fino a quando ci sarà
Buffy…”
“Mi dispiace Wil. Mi dispiace tanto.” Le posò gentilmente
una mano sulla spalla.
Willow cominciò a piangere. Non si appoggiò a Xander, non chiese
il suo sostegno. L’odio che provava per se stessa era troppo per meritare
conforto. Poteva solo piangere per quello che aveva fatto.
* * * * * * * * * * * *
… piansi, piansi e piansi. Credo di non aver mai pianto
tanto in tutta la mia vita. Non quando morì Jenny Calendar, o Cordelia.
Oddio, non piansi tanto neanche quando ritrovai quello che restava di Oz. Allora
avevo pianto per loro, stavolta anche per me stessa. In tutti quegli anni di
guerra avevo visto morire tanta gente, ma non avevo mai firmato la sentenza.
Che macabra ironia, che il mio primo compito da boia fosse uccidere la donna
a cui dovevo la vita cento, mille, infinite volte…
Non avevo avuto scelta, ma questo non mi faceva stare meglio. Peggio, semmai.
Come una stupida marionetta, lasciavo che altri tirassero i fili della mia vita.
Buffy, Angel e Giles non lo avevano fatto, scegliendo la loro strada da soli.
Anch’io avrei potuto farlo, ma non ero stata abbastanza forte. Per questo,
ora loro sarebbero morti e io ero dannata. E non potevo fare altro che piangere.
Per loro, per me, per i giorni quasi dimenticati in cui non avevo avuto paura…
Per le notti in cui potevo guardare nel buio senza tremare…
Per i tempi lontanissimi in cui ero stata ignorante e felice…
Allora successe una cosa strana.
Con le lacrime se ne andava la vecchia Willow, si scioglieva e scorreva fuori,
perdendosi nel vuoto. Tutto quello che ero stata, la ragazza che giocava con
i computer e accudiva i pesci, la ragazza che amava i gelati e i libri rosa,
che aveva perso la verginità una sera d’autunno e seppellito il
suo amante un mattino di primavera, si rimpiccioliva goccia dopo goccia, fino
a ridursi a un niente e svanire con un ultimo gemito di rimpianto.
Alla fine, Willow non c’era più. Era rimasta solo l’Osservatrice.
Allora mi sentii pulita. Guardavo il mondo con occhi nuovi e lo trovavo cambiato.
Ora tutto era bianco o nero. Avevo rinunciato al grigio.
Come avevo previsto, non ci volle molto. Il tempo di farmi una
doccia, cambiarmi e mangiare qualcosa, e il Consiglio mi fece richiamare.
Entrai nella sala e i Giudici mi osservarono duramente, ma questa volta io sostenni
i loro sguardi.
“Come può immaginare,” cominciò Derek
non appena mi fui accomodata “quello che ci ha detto ci pone davanti diversi
problemi. Il principale è che non abbiamo una Cacciatrice. Lei conosce
bene la Summers… Ci dica, è possibile che rientri nei ranghi?”
“No” risposi “Ha fatto la sua scelta. Non tornerà indietro.”
“Lo immaginavamo. E d’altro canto, noi non potremmo riprenderla.
Si è dimostrata inaffidabile. Ma è sempre stata un’eccezione
fra le Cacciatrici. La sua età ne è una prova. Pochissime hanno
raggiunto i vent’anni. Nessuna prima di lei era arrivata a ventiquattro.
Non abbiamo la minima esperienza di ciò che può essere, e quanto
sia controllabile, a questa età. L’altro problema è rappresentato
da Giles.” Si interruppe solo per un attimo “Abbiamo preso le nostre
decisioni. Innanzi tutto, lei tornerà in America e prenderà il
posto di Osservatore. Quentin la accompagnerà e resterà con lei
almeno per i primi tempi. La cosa più importante è che dobbiamo
rintracciare Buffy Summers.” Gli occhi dell’Osservatore mi guardarono
con quel che pareva pena e imbarazzo “Mi spiace moltissimo. So quanto
eravate legate. La prego di credermi, non avremmo mai voluto arrivare a questo,
ma abbiamo bisogno di una Cacciatrice e finché lei è viva non
ce ne sarà un’altra.”
Non continuò, ma non ce n’era bisogno. Come avevo detto a Xander,
la soluzione era una soltanto. Trovare Buffy e ucciderla.
I Giudici mi osservavano attenti. Credo si aspettassero una maggiore reazione
emotiva da parte mia e che fossero sollevati di non trovarla. Erano stati pronti
a confortarmi, almeno lo erano stati Derek e la donna bruna di cui non conoscevo
il nome, lo potevo vedere nei loro occhi e nel modo in cui si tendevano verso
di me, ma così era più facile per tutti.
Mi alzai e stavo per andarmene, quando Derek mi richiamò.
“Willow,” disse, usando il mio nome per la prima volta “lei
e il signor Harris siete nostri graditi ospiti per tutto il tempo che servirà
ai preparativi. Quentin ha diverse cose da sistemare prima di poter partire,
ma a questo punto non c’è molta fretta.”
“No.” concordai appena prima di uscire “No, ormai non c’è
nessuna fretta.”…
Buffy
Sempre la selva e il duello,
petto a petto e faccia a faccia.
Visse uccidendo e fuggendo.
Visse come se sognasse.
Elogio dell’Ombra, J. L. Borges
… mi stavo preparando a partire. Da quando avevo abbandonato
la mia vecchia vita questi ultimi due anni erano stati i più tranquilli.
A pensarci bene, erano stati i più tranquilli che avessi mai avuto, eccetto
forse i giorni innocenti dell’infanzia. In quel paese della Bretagna eravamo
riusciti a trovare un rifugio che sembrava sicuro. Douarnenez era un porto,
abbastanza grande perché nessuno facesse caso a due stranieri ma anche
abbastanza piccolo per non soffocarci.
Negli anni precedenti avevamo sentito fin troppo spesso il fiato dei nostri
inseguitori sul collo, ma da quando eravamo qui nessuno ci aveva disturbati.
Forse ci avevano persi, o forse non si interessavano più a noi, anche
se questo non mi sembrava possibile. Così, non più assillata dalla
costante necessità della fuga, avevo fatto una cosa strana. Avevo ripreso
a studiare. Può sembrare ridicolo, considerando chi sono, ma avevo desiderato
farlo da quando il mio… sacro dovere mi aveva costretta ad abbandonare
la scuola. Andavo all’Università di Rennes, l’antica capitale
della Bretagna. Naturalmente non frequentavo costantemente, ma ad intervalli
più o meno regolari mi recavo in quella città, fermandomi per
alcuni giorni. Proprio quello che stavo per fare.
Mentre mi truccavo, lo specchio rimandava l’immagine di un’adolescente,
intoccata dal tempo. Visto che non tenevo un quadro in soffitta che invecchiava
al mio posto, cominciavo a preoccuparmi, a dubitare della mia umanità.
Mi venne da ridere…
Io non sono umana. Non esistono parole per descrivere quello che sono. Mi hanno
chiamata in tanti modi… Cacciatrice, eroina, mostro… Ma sono solo
aggettivi che non spiegano la mia vera natura…
Neanch’io sapevo qual era, anche se cominciavo ad avere dei sospetti.
Avevo quasi ventinove anni, e per la metà di essi avevo visto cose da
far venire i capelli bianchi ad Attila l’Unno. Avevo fatto anche di peggio.
Non era normale una tale mancanza di segni esteriori. Come minimo qualche ruga!
Oh, avrei dovuto essere felice. Al primo cenno di invecchiamento, il mio compagno
mi avrebbe sicuramente trasformata. Non credo che avrebbe tollerato una vecchia
al suo fianco. Ero stata pronta anche a questo, pur di stare con lui e riprendere
in mano le redini della mia vita, ma finora non era successo niente. Suppongo
che Angel sapesse cosa io ero realmente, ma non me ne aveva mai parlato. Forse
aspettava che fossi pronta, del che gli ero grata. Non ero affatto sicura di
voler conoscere la verità.
C’era stato un tempo in cui avrei fatto qualsiasi cosa pur di avere la
risposta. Ora ne avevo paura.
Andai in camera per prendere il giaccone. Lui dormiva ancora.
Gli sfiorai la schiena con la sciarpa. La reazione fu assolutamente immediata.
Si rivoltò con un ruggito strappandomela di mano. Scoppiai a ridere.
Mi piaceva vederlo muoversi tanto rapidamente.
“Qualche volta ci rimetterai una mano con quei tuoi stupidi scherzi.”
brontolò.
Aveva ragione, naturalmente. Giocare con qualcosa che ha le zanne e l’indole
di un leopardo può essere pericoloso, ma non potevo fare a meno di stuzzicarlo.
E la cosa era reciproca. Per un po’ mi guardò con aria tempestosa,
ma alla fine sorrise.
“Stai per partire?” chiese.
“Si, penso di stare via tutta la settimana. Credi di resistere?”
“Ho vissuto parecchio senza le tue attenzioni, bellezza. Però cerca
di stare attenta. Ho una brutta sensazione.”
Mi preoccupai. Spesso le sue premonizioni erano state fin troppo fondate. Non
erano neanche lontanamente precise come quelle della defunta e non rimpianta
Drusilla, ma insomma, ci aiutavano a sopravvivere.
“Preferisci che resti a casa? Non mi obbliga nessuno ad andare.”
“No, vai.“ Mi tirò dietro la sciarpa “Forse mi sento
nervoso perché una certa cacciatrice mi sta girando un po’ troppo
vicino.”
Sapevo quel che voleva dire. Se ci fossimo fatti fermare dalla paura non avremmo
mai potuto dirci realmente vivi. La paura non sarebbe mai finita, perché
per noi non sarebbe mai finito il pericolo.
Guidai per ore, fino a raggiungere Rennes e il piccolo appartamento
che avevo sulla riva del fiume Vilaine. A volte era un sollievo restare sola,
senza la costante presenza di un nemico. E non aveva nessuna importanza che
con quel nemico ci dormivo da anni. Quello che mi aveva detto non era solo uno
scherzo. Per il nostro istinto continuavamo a restare un reciproco pericolo,
e questo creava un sottofondo di paura che era al tempo stesso eccitante e snervante.
Ma qui potevo rilassarmi completamente, e fingere almeno per poco di essere
anonima, comune, lontana da quel mondo di eterna notte che mi aveva adottata.
L’altra gente sognava l’avventura, io una vita normale. Oddio, non
è che avrei voluto essere Jane la brava casalinga di Detroit con cucina
unta e marmocchi al seguito. Dopo una settimana me li sarei mangiati. Come diceva
Xander, si può sognare un’isola deserta, ma da qui ad andarci a
vivere… Era solo una specie di vacanza. Meglio delle Maldive.
Sistemai alla meglio la roba che mi ero portata, poi mi gettai a letto .
Il mattino dopo iniziai la routine che avrei seguito per la tutta settimana
successiva, o almeno così avevo programmato. Finché non sognai,
e seppi che la tregua era rotta e la pace finita…
* * * * * * * * * * * * *
“Si, è lui.” mormorò Willow osservando
l’uomo uscire dalla casa “Sei sicuro di non aver visto anche la
ragazza?”
“Nessun altro. Sorveglio la casa da ieri notte. E’ rientrato prima
dell’alba, poi nessun segno di vita fino ad ora. Vuoi che lo seguiamo?”
“Ne sarebbe felice, immagino. E’ uscito a caccia. Gli faresti trovare
la colazione pronta. No, teniamo d’occhio la casa fino al suo ritorno.
Se a quel punto non abbiamo ancora visto Buffy, prendiamo lui. Non possiamo
sorvegliarlo per molto. Se ne accorgerebbe.”
Sospirò e abbassò il binocolo a visione notturna. Quello era il
problema con una preda tanto elusiva. Non poteva preparare le mosse. Doveva
sempre improvvisare. Era la prima volta che riusciva ad avvicinarli dopo averli
persi in Canada quasi tre anni prima e ad aspettare correva il rischio di farseli
sfuggire. Aveva usato ogni mezzo naturale o soprannaturale per ritrovarli. Grazie
ai veggenti al servizio del Consiglio era riuscita a restringere il territorio
di ricerca alla Francia nord-occidentale, ma la chiaroveggenza poteva solo darle
un’indicazione. Dopo di che era stato un lavoro di deduzione per la sua
mente metodica come una macchina.
All’alba Willow decise di agire. Ormai era certa che Buffy non ci fosse
e aveva aspettato fin troppo. Peccato che il cielo fosse pesantemente coperto
di nubi. C’era il rischio che Angel tentasse di fuggire all’esterno.
Avrebbero dovuto essere molto veloci.
“Coraggio. Questo è il momento in cui la sua attenzione e la sua
energia sono al minimo.” Tese dei riflettori portatili e fucili ad aria
compressa ai suoi uomini “Cercate di non spararvi addosso. Qui dentro
c’è un cocktail di pentothal e di un leptocuraro che paralizza
i muscoli, compresi quelli toracici. Fa effetto in meno di un minuto. In quel
minuto non finitegli fra le grinfie. Avrebbe tutto il tempo di farvi a pezzi.
E tenetegli le luci puntate addosso. Lo confonderanno.”
“Siamo solo in quattro, contando anche te.” disse uno degli uomini
“Non sarebbe meglio far venire qualcun altro?”
“Dovremmo aspettare un altro giorno, con il rischio di essere scoperti,
e poi non servirebbe a niente. Se non funziona così, potremmo essere
anche in venti, saremmo morti. Un'altra cosa, se dovesse esserci anche lei,
usate le armi da fuoco e tenete conto che è la più pericolosa
dei due.”
* * *
Angel leggeva seduto per terra, cercando almeno di finire il capitolo prima di andare a letto, anche se dubitava di poter resistere tanto. Sentì un rumore fuori casa e fece per alzarsi quando la porta venne spalancata, una luce spaventosamente intensa lo accecò e qualcosa di pungente lo colpì al petto. Automaticamente si mutò nella sua forma predatoria. Poteva sentire i suoni e l’odore dei suoi nemici e normalmente questo sarebbe bastato, ma la luce cortocircuitava completamente il suo orientamento e sembrava essergli entrata nelle vene, incendiandogli il sangue e pietrificandogli i muscoli. Cadde in ginocchio e riuscì solo ad artigliare il pavimento prima di non potersi più muovere. Più lentamente, anche la coscienza gli si annebbiò fino ad abbandonarlo completamente.
* * *
… Buffy camminava in una foresta notturna. Non c’era la Luna ma lei vedeva benissimo. Gli alberi sembravano intagliati in vetro azzurro, percorsi dai torrenti di luce della linfa. La foresta era piena di suoni, ma invece di confondersi ognuno risuonava nitido, e poteva seguirne il percorso fino alla fonte. Camminò sino ad arrivare ad una radura rotonda circondata dagli alberi. Al centro uno stagno. Lo raggiunse e si inginocchiò sull’erba a guardare la liscia superficie specchiante. Strano. Non c’era il suo riflesso. Si sentiva assonnata e rilassata, ma la disturbava non vedere il suo riflesso. Si chinò sull’acqua. Un gufo volteggiava sopra la sua testa. Alzò gli occhi per guardarlo e cadde nella pozza. Si trovò subito sotto la superficie e non era acqua, ma una cosa densa e vischiosa come il mercurio, brillante come il Sole di mezzogiorno. Non sapeva più dov’era il sopra e il sotto e la luce bruciante le perforò le pupille. Voleva urlare, ma il fluido sciropposo le sigillava la bocca e le orecchie. Tentò di nuotare ma il liquidò si solidificò intorno a lei, fino a trasformarsi in un guscio di metallo che la racchiuse inviando scariche elettriche alle sue terminazioni nervose, fiammeggianti lampi a frequenza decrescente che alla fine svanirono scagliandola nel buio…
… Riaprì gli occhi nel suo letto, e fece appena
in tempo a sporgersi sul pavimento che vomitò fino a non avere più
nulla nello stomaco, e anche allora i conati non cessarono. Cercò di
correre nel bagno, ma le gambe le cedettero e non poté fare altro che
raggomitolarsi in terra scossa dai tremiti e dalla nausea. Alla fine riuscì
a tirarsi in piedi e si avviò barcollando al lavandino. Le sembrava che
gli arti si fossero trasformati in pietra friabile, e ogni movimento minacciasse
di spezzarli. Si sciacquò la bocca e il viso e si stupì quasi
di vedersi nello specchio. Quella non era una sensazione sua, come non era stato
suo il sogno. La ripugnanza che aveva provato nel non potersi muovere, il terrore
claustrofobico, assolutamente sproporzionati all’oggettiva paurosità
dell’incubo, non le appartenevano.
Angel.
Gli era successo qualcosa e lei aveva avvertito le sue impressioni. Non era
la prima volta, ed era sempre scioccante percepire con sensi tanto diversi dai
propri, ma l’effetto non era mai stato così devastante.
Si vestì rapidamente e prese la rivoltella che possedeva da quando le
sue priorità di nemici erano cambiate. Con i mortali un’arma da
fuoco era senz’altro più efficiente di un paletto di legno o un
pugnale. Almeno non doveva avvicinarsi per conficcarglielo nel petto. Aveva
cominciato a cadere un nevischio acquoso che rendeva la strada viscida. Lei
maledisse ogni chilometro che la separava da casa. Con il tempo favorevole ci
metteva meno di tre ore a compiere il tragitto, ma adesso non sapeva quando
sarebbe arrivata, e temeva che sarebbe stato troppo tardi.
* * *
Willow entrò nella casa e si avvicinò ad Angel.
Lo toccò cautamente e vedendo che non si muoveva si azzardò a
girarlo sulla schiena. Si sentiva strana. Erano anni che non lo vedeva di persona,
e anche se razionalmente sapeva che non avrebbe dovuto meravigliarsi, d’istinto
era turbata nel trovarlo immutato. Lei era cambiata fin troppo, e lo sapeva.
Si alzò e si mise a girare per l’abitazione. All’esterno
sembrava una delle tante case larghe e basse dai colori pastello che si trovavano
nella zona, ma l’interno era completamente stravolto. Tutte le pareti
erano state abbattute per creare un unica immensa sala. Due scale d’acciaio
salivano fino ad un soppalco. I mobili erano pochi. Angel aveva sempre avuto
la mania degli ampi spazi e sembrava non aver cambiato gusto. In un angolo troneggiava
un enorme complesso di TV, stereo e lettori vari che Willow immaginò
appartenessero a Buffy, visto che il vampiro non aveva mai mostrato un grande
interesse per film o musica. C’erano libri impilati un po’ dovunque,
in modo più o meno ordinato. Se non fosse stato per i pesanti strati
di tendaggi che coprivano tutte le finestre, non ci sarebbe stato niente di
strano. Una casa insolita ed elegante, come si potevano trovare nelle grandi
città, abitata da una coppia normale.
Salì sul soppalco, adibito a camera da letto. Una tuta da ginnastica
maschile era gettata su una sedia. Nel bagno c’erano diversi cosmetici
e un grande specchio, e all’interno di un armadio trovò abiti da
donna, una donna piccola e snella. Su uno dei comodini accanto al letto c’era
un libro, ‘L’Uomo Invisibile’ di Wells. Lo prese incuriosita
e come segnapagine trovò una foto di Joyce Summers col marito. Lo richiuse
e lo riappoggiò con attenzione (…tu vivi qui, Buffy. Ma dove sei
ora?…)
D’un tratto, non riuscì a reprimere la sensazione di violare qualcosa,
essere una ladra che strisciava di nascosto per rubare un’intimità
che non le apparteneva.
Non aveva saputo cosa aspettarsi. Quello che avrebbe voluto era sangue sulle
pareti, o fruste e catene, o qualcosa di inimmaginabile… Non dischi e
libri e abiti stropicciati e fotografie… frammenti di una tranquilla felicità
domestica che negavano tutto quello che aveva voluto credere… che Buffy
fosse pazza, e disperata, e che lei in fondo non le avrebbe portato via niente…
Sarebbe stato facile, cosi…
(…ma chi ti ha mai detto che la vita è facile?…)
Scese rapidamente le scale e si rivolse ai tre uomini, che avevano legato Angel
e lo avevano avvolto strettamente in una tenda tolta alle pareti.
“Andiamo, portiamolo via. L’effetto dell’anestetico dura poco.
Robert, tu resta e sorveglia la casa. Buffy abita qui. Potrebbe tornare in ogni
momento. Mi raccomando, sta attento e se la vedi non lasciare che ti si avvicini.
Non hai idea di quanto sia forte e veloce.”
“Lui lo abbiamo preso, no?” replicò l’uomo.
“Lui ha dei punti deboli, lei no.” rispose Willow seccamente.
* * *
Buffy aveva raggiunto Douarnenez nel primo pomeriggio.
Non era tornata subito a casa. Se i loro inseguitori li avevano trovati ed erano
riusciti a catturare Angel, sicuramente sorvegliavano l’abitazione.
Abbandonò la macchina e si mosse a piedi. Così andava meglio.
Tutti i sensi erano concentrati sull’ambiente esterno, senza essere distratti
dalla funzione semiautomatica della guida. Era più rapida, anche. E certo
più silenziosa.
La casa era sulla riva, una scogliera piatta e massiccia che non offriva molte
possibilità di nascondersi. Ma se ci fosse stato qualcuno nei dintorni
l’avrebbe visto, e poi aveva quello che chiamava ‘senso di ragno’.
Si avvicinò strisciando sulla pietra. Un uomo era fermo nel giardino,
nascosto fra le piante, e osservava la strada con un binocolo. Se non fosse
arrivata preparata al peggio, non sarebbe mai riuscita a vederlo.
Sentì la rabbia pervaderla. Fino a quel momento aveva provato solo paura.
Entrò in mare e si avvicinò nuotando. Uscì dall’acqua
sulla parte posteriore della casa, raggiunse la sentinella alle spalle e la
colpì alla nuca. L’uomo si afflosciò a terra come fulminato.
All’interno dell’abitazione sembrava tutto in ordine, senza indizi
di lotta, ma poi vide dei solchi paralleli sul parquet. Segni di artigli. Ed
ora fiutava un lievissimo odore chimico. Seguendolo trovò un oggetto
che riconobbe subito. La siringa di un fucile anestetizzante. Nessuna traccia
di ceneri, ma era certa che fosse vivo. Era ancora ‘presente’. Uscì
nel giardino e cercò accuratamente a terra. Si, c’erano tracce
di pneumatici e non erano della macchina di Angel.
* * *
Riprese conoscenza e cominciò a sentire svanire la paralisi
in ordine inverso a come lo aveva colpito. Gli occhi non funzionavano ancora.
Tentò di muoversi ma si accorse di essere legato. Polsi, caviglie e qualcosa
attraverso il petto che gli impediva di alzarsi. Scosse freneticamente i lacci,
sentendo il panico sommergere la ragione.
“Non ti agitare. Non puoi liberarti e ti farai soltanto male.”
Si calmò subito a sentire quella voce conosciuta “Willow?”
“Si. Ciao, Angel.”
“Cosa mi hai fatto? Non ci vedo.”
“Può essere un effetto residuo del sedativo. E forse anche delle
lampade ai vapori di sodio che abbiamo usato per stordirti. Dovrebbe passare
presto.”
“Vuoi dirmi perché sono ancora vivo?”
“Ci sono due uomini che si occuperanno di te, ma prima dobbiamo sapere
dov’è Buffy. Non sono in grado di aiutarti, ma posso ancora fare
qualcosa per lei. Dimmi dove si trova.”
“Io dovrei dirtelo? Così che puoi riportarla fra le amorevoli braccia
del Consiglio? Sei diventata spiritosa, Wil.”
“Credi che per lei sia meglio adesso?”
“Una domanda davvero stupida, dal mio punto di vista. Parliamo un po’,
invece. Dimmi, come stanno gli altri? Xander, Giles?”
Willow esitò prima di rispondere “Xander sta bene. Giles…
è morto. Si è sparato. Non aveva mai raccontato niente su te e
Buffy al Consiglio e quando… quando la verità è stata scoperta
si è suicidato.”
La titubanza nel parlare, il fremito della sua voce, erano espliciti come una
confessione.
“Sei stata tu, vero? Tu hai informato gli Osservatori. Sei grande, Wil.
Sei riuscita a fare più danni di me. Dimmi tesoro, come ci si sente ad
aver fatto fuori il vecchio papà?”
“Sei disgustoso.”
“Io? Io non ho mai toccato Giles. Mi divertiva quel somaro. Sei stata
tu a mettergli in mano la pistola carica.”
Willow si passò le mani fra i capelli. Non stava andando per niente bene.
Angel aveva preso il controllo della conversazione e stava riuscendo ad innervosirla.
Era un esperto in giochetti mentali, e conosceva fin troppo bene i punti deboli
delle persone. Fece un profondo respiro e cercò di calmarsi.
“Ti prego, Angel. So che ci tieni a lei. Dimmi dov’è. Il
Consiglio la vuole morta. Io la voglio salvare.”
“Non dovresti mentire con me. Me ne accorgo. Ti si alza la temperatura,
aumenta il battito cardiaco e anche il tuo cervello fa cose strane. Tu vuoi
ucciderla. Vergogna Wil. Tradire così la tua migliore amica! Non è
per niente una cosa da brava ragazza. Potresti anche cominciare a piacermi.”
“Dobbiamo avere la nuova Cacciatrice. Non esiste altra alternativa. Perché
non l’hai trasformata? Così l’Erede sarebbe stata attivata
e voi due avreste potuto andarvene all’inferno.”
“Perché? Ma Wil, tu sai cos’è una cacciatrice? Non
chi è, ma cos’è? Lo sa il Consiglio?” La vista cominciava
a schiarirglisi, e vide Willow fissarlo con occhi perplessi. Anche se non era
molto bravo a giudicare l’età degli umani, si accorse che il tempo
non era stato indulgente con lei. Era coetanea di Buffy, ma sembrava più
vecchia di vent’anni.
“Non lo sapete.” scoppiò a ridere “Non sapete niente.
E neanche ve ne importa. Siete bambini che giocano con il fuoco senza rendersi
conto di potersi bruciare.”
“Immagino che non me lo dirai tu.”
“Pretendi che sia io a insegnarti il tuo mestiere, Osservatrice? Io sono
solo un animale, ricordi? Ma voi siete degli idioti. Avete trasformato l’ignoranza
in arte. Vi gonfiate d’orgoglio per risposte che vi siete dati da migliaia
di anni e non sono altro che superstizioni. Non ci siamo, Wil, non basta. Oltre
alle risposte dovete imparare a fare domande. Le tradizioni saranno la vostra
fine.”
La donna chiuse gli occhi, cercando di non pensare a quante volte si era detta
la stessa cosa.
(…che cosa sai, Angel? Che cosa hai sempre saputo e non ci hai mai detto?
Per quanti anni hai giocato con noi, aggrovigliando i fili delle nostre vite
fino a farne una massa inestricabile?… Ti sei divertito a vederci correre
in tondo, andando a sbattere la testa contro ostacoli che non vedevamo, inseguendo
risposte che non conoscevamo?… Peggio, inseguendo domande che non sapevamo
esistessero… E la soluzione così vicina, a portata di mano, se
solo… se solo avessimo chiesto… E tu lì a guardarci…
Eri sicuro che sarebbe andata avanti così, vero?… La colpa è
nostra… così sicuri di noi… così… comprensivi,
così pronti a compatire la povera creatura infelice… ma mai, mai
disposti a chiedere… Ignoranti! Mille volte ignoranti, mille volte presuntuosi…
credere che nessuno avesse qualcosa da insegnarci… Che occasione sprecata…
che grande occasione…)
Non doveva ascoltarlo.
“Dimmi dov’è Buffy. Sarà più facile per tutti.”
Nel momento stesso in cui parlava, Willow si rese conto di quanto suonasse ridicola
una simile frase ad effetto.
“Sono curioso di sapere quale sarà la tua prossima mossa. Mi torturerai?
Anche se ne avresti lo stomaco, del che dubito, credi di poter far di peggio
di quel secolo in cui sono stato un cane al guinzaglio?”
Willow si allontanò senza rispondere. Angel aveva ragione su tutta la
linea. Non si era mai aspettata che collaborasse, ma aveva voluto provare. Forse
voleva soltanto parlargli. Ormai non le era rimasto nessuno, non vedeva quasi
più neanche Xander...
Tutta la gente con cui aveva rapporti ora o le davano ordini o obbedivano ai
suoi. Per quanto fosse stata penosa e sgradevole, almeno con Angel aveva avuto
una conversazione, e suo malgrado, si accorse di non potere fare a meno di provare
una riluttante ammirazione per una creatura tanto decisa a vivere solo secondo
le proprie regole.
* * *
Buffy si avvicinò alla sentinella che aveva abbattuto.
Era stata attenta a dosare la forza nel colpirlo, ed era ancora vivo. Lo trascinò
ad una delle pozze che il mare formava sulla riva e lo sdraiò bocconi
con la faccia nell’acqua ghiacciata, mettendoglisi a cavalcioni sulla
schiena. L’uomo riprese conoscenza e cercò inutilmente di sollevarsi
e respirare. Dopo qualche secondo Buffy lo afferrò per i capelli e gli
rialzò la testa, permettendogli di prendere fiato.
“Dove lo avete portato?” domandò.
L’uomo gemette, ma non disse una parola e la ragazza gli rituffò
la testa nell’acqua. Stavolta lo tenne sotto a lungo.
“Dove?” chiese ancora, risollevandolo.
Lui strinse le labbra.
Buffy afferrò la clavicola destra dell’uomo con una mano e la spezzò,
soffocandogli l’urlo nell’acqua della pozza.
Si accovacciò sopra di lui, avvicinandogli la bocca all’orecchio.
“Allora?” sussurrò.
“Il tuo mostro è morto, puttana!” esclamò l’Osservatore,
annaspando.
Le parole non le fecero nessun effetto. L’uomo sapeva chi era lei, e sapeva
che non ne sarebbe uscito vivo. Aveva cercato di farle perdere il controllo
e farsi uccidere prima di cedere, ma non poteva funzionare. Buffy sentiva che
Angel era vivo, qualunque cosa le avesse detto, e l’insulto non aveva
valore perché non aveva valore chi lo aveva pronunciato. Quello che importava
è che non le aveva ancora risposto.
Gli ruppe l’altra clavicola, poi sistematicamente le ossa delle mani,
senza più perdere tempo a fargli domande.
“La strada per Crozon.” gridò alla fine il prigioniero “Una
casa rosa sulla strada del mare…”
C’erano diverse case rosa, ma almeno ora sapeva dove dirigersi, e questo
bastava. Appoggiò la mano sinistra sul collo dell’Osservatore e
con la destra gli girò bruscamente la testa, spezzandogli le vertebre.
Non le venne neanche in mente che potesse aver mentito. Le menzogne alterano
in modo inequivocabile i segnali delle persone, e non c’era stata nessuna
di queste alterazioni.
Si mosse subito lungo la strada che le aveva indicato, e arrivò ad una
casa a non più di sei chilometri dalla sua. Non era difficile nascondersi
in quel luogo. Le case sorgevano isolate, e tra l’una e l’altra
si stendeva la desolazione della Finistère. Si avvicinò il massimo
che le concedeva la prudenza, e avvertì una stretta alla bocca dello
stomaco. Sentiva la presenza di un vampiro, e la sensazione di soffocamento
provata nel sogno. L'aveva trovato.
* * *
(BuffyBuffyBuffyèarrivata)
Era fuori, sentiva la sua presenza. Ora sarebbe stato difficile controllarsi.
I lacci sembravano penetrargli nella pelle… il soffitto incombeva su di
lui per schiacciarlo… Chiuse gli occhi un attimo, cercando di soffocare
la paura…
* * *
Buffy si avvicinò con cautela. Doveva capire quanta gente
c’era all’interno.
Era così faticoso… l’angoscia trasmessa dal compagno la spingeva
a precipitarsi dentro senza badare a nient’altro, e poteva esserci un
intero plotone ad aspettarla. Ma aveva un vantaggio, sui suoi nemici. Non sapevano
quello che era in grado di fare. L’ultima volta che l’avevano vista
era stato quasi cinque anni prima. Allora era sul punto di rottura, forse della
pazzia. Ora sapeva usare facoltà che non aveva neppure sospettato di
avere. Era diventata realmente La Cacciatrice.
Gli esseri viventi creavano onde e distorsioni caratteristiche nella trama della
realtà, quella che lei chiamava, in mancanza di un termine migliore o
più originale, etere. I vampiri erano particolarmente intensi e li percepiva
automaticamente, ma con il passare degli anni aveva imparato a sentire anche
le altre creature. E percepiva solo tre uomini, all’interno…
* * *
Willow gli si avvicinò nuovamente.
“Ho tentato diverse volte di ripristinare la maledizione e renderti l’anima.
Non ha mai funzionato. Perché?”
“Non c’era niente da restituire.”
“Che vuoi dire?”
Angel sembrò valutare quanto gli convenisse rispondere “Tu credi
che la magia sia solo una questione di qualche cantilena e candele accese? Quello
che conta è la forza di chi la esegue, su cosa è applicata e dove.
Una faccenda di fulcri, come una leva. La vecchia maga che si era inventata
la maledizione avrebbe potuto dirtelo. O forse no. Non so quanto realmente sapesse.
Era un’istintiva, credo. Quello che aveva fatto davvero era impormi la
sua volontà, ed era come avere in testa una vocina che mi diceva in continuazione
quanto cattivo fossi stato e che brutti pensieri avessi e cominciava a stringere
ogni volta che guardavo un essere umano… E’ difficile da spiegare…
Una specie di catena mentale molto corta.”
(…grande. Un’altra certezza che se ne va in fumo…) “Ho
sbagliato tutto, quindi?”
“Anche a saperlo non sarebbe cambiato niente. Per fare una cosa del genere
serve, come dire, una certa collaborazione da parte della vittima. Un secolo
fa ero molto più giovane, e inesperto. La strega mi aveva lanciato l’esca
e come uno stupido avevo abboccato. Adesso ho allontanato la resistenza dal
fulcro e la leva è talmente svantaggiosa da non essere più applicabile.”
“Quindi anche Jenny Calendar non aveva possibilità di riuscirci.
Allora perché l’hai uccisa?”
“Aveva tentato, comunque. Diciamo che era il momento sbagliato per incrociare
la mia strada.”
Willow lo guardò con rabbia. Non sapeva cosa aspettarsi, se una specie
di giustificazione o che altro. Ma la sua totale indifferenza mentre parlava
dell’amica morta la incollerì. Desiderò fargli provare anche
solo una piccola parte di quello che lei aveva patito. Gli si avvicinò
fino a guardarlo direttamente negli occhi e quasi gentilmente gli passò
una mano fra i capelli.
“Che ne diresti se invece di ucciderti ti spedissi in regalo al Consiglio?
Pensaci bene, tesoro, nel giro di un paio di giorni potresti ritrovarti vivo
nelle loro mani. Credi che ti piacerebbe?”
Vide con soddisfazione una luce di paura accendersi nei suoi occhi. Finalmente
era riuscita a incrinare la corazza.
“Io ho diritto di voto in questo tuo progetto?”
Tutti si voltarono a quest’ultima voce. Buffy era sulla porta, la rivoltella
tenuta a due mani puntata su di loro.
“Buffy…” mormorò Willow.
L’arma si spostò subito su di lei “Liberatelo!” esclamò
Buffy “E in fretta.”
“No, state fermi.” ordinò l’Osservatrice ai suoi uomini
“Buffy, dobbiamo parlare…”
“Ho detto di liberarlo!” La voce di Buffy cominciò a stridere.
La ronzante sensazione di panico trasmessa da Angel si stava trasformando in
una rabbia quasi accecante. Un odio nero, freddo e abissale che aspettava solo
di esplodere, così diverso da quello rovente e repentineo di lei.
“CI UCCIDERA’ TUTTI SE SI LIBERA!” urlò Willow appena
vide uno degli uomini accennare a muoversi.
“SE NON LO LIBERATE SPARO NEL MUCCHIO POI FACCIO DA SOLA!” gridò
Buffy, cercando faticosamente di restare se stessa. Le emozioni di Angel stavano
imprimendosi alla sua personalità, sostituendola.
L’uomo sembrò decidersi e cominciò a slegare Angel. Willow
sapeva di essere morta. Disperata, corse verso la porta, spingendo Buffy e fuggendo
fuori. La cacciatrice esitò un attimo di troppo, e la donna scomparve
nella notte.
Angel si alzò stiracchiandosi, e non aveva più niente di umano.
I due uomini si allontanarono precipitosamente, ma lui si muoveva a velocità
più che doppia rispetto alla loro, e percorsero solo pochi metri prima
che li raggiungesse.
* * * * * * * * * * * * *
… vidi Angel fare letteralmente a pezzi i due uomini che
lo avevano tenuto prigioniero.
Suppongo che un etologo l’avrebbe trovata una scena interessante, se fosse
riuscito a non vomitare! In quanto a me, non provavo niente, se non sollievo
per il fatto che lui era salvo. Mi sarei comportata anch’io in quel modo.
Forse un po’ meno efficientemente. In fondo, io non sono naturalmente
così ben dotata di zanne e artigli. Ma se fossi arrivata troppo tardi,
se lo avessi trovato morto o anche solo ferito… un coltello è un
buon sostituto. Potevo capire la sua reazione. Lo avevano drogato e immobilizzato.
Avevo condiviso quel che aveva provato e ora non mi azzardavo neanche ad intervenire.
E in fondo, sentivo anche una certa soddisfazione. Mio Dio, negli ultimi anni
ci avevano braccati senza un attimo di respiro, e perché poi? Volevamo
soltanto essere lasciati in pace. Angel faceva delle vittime, certo, ma non
al punto di giustificare un tale accanimento. Né lui né tutti
i vampiri del mondo causavano tanti morti quanto rapinatori, tossici in cerca
di una dose, ubriachi al volante o politici. Non erano certo stati i demoni
a causare guerre in cui i morti non si contavano a migliaia, ma a milioni. Non
erano stati loro a rapire una ragazza di undici anni, violentarla in sei, romperle
tutte le ossa e gettarla sul ciglio di una strada, a Sunnydale, poco prima che
me ne andassi. Eppure mi avevano vietato di trovare quelle… bestie ed
eliminarle.
Immagino che Angel possa essere definito malvagio. Si diverte a giocare con
le sue prede. Un lato del suo carattere che dubito di poter cambiare. Avevo
una gatta da bambina. La creatura più dolce e affettuosa del mondo. Un
giorno mi portò un uccellino. Gli aveva rotto le ali e strappato le piume,
ma era ancora vivo. Natura!
Anch’io ho lo stesso istinto. Devo cacciare. Se non lo faccio per un paio
di notti, mi sento impazzire, il cuore comincia a battere troppo forte, l’aria
non è più sufficiente, le mani tremano… Allora devo uscire,
trovare, inseguire e alla fine colpire. Ne ho bisogno. Mi piace. Qualche volta,
spesso a dir la verità, ho fatto durare il piacere più del necessario.
E gli uomini bollono vive le aragoste. E inchiodano le oche a tavole di legno
per ottenere il fois gras. Natura! Accettala. Tanto non puoi sperare di sfuggirle.
Ma non puoi usare due pesi e due misure. O siamo innocenti tutti o non lo è
nessuno.
Non sarà una bella cosa, ma così va il mondo. Nessuno vive senza
la morte di qualcun altro, tranne le piante. C’è una storiella
che chiarisce molto bene i rapporti fra le creature della Terra: “Aiuto”
dice un filo d’erba al vicino “Siamo spacciati, è arrivato
un coniglio.”
Certo, è più facile essere dalla parte di chi mangia piuttosto
che da quella di chi è mangiato, ma prima o poi tocca a tutti. Però
gli Osservatori ne hanno fatto una faccenda personale, e questo non va. Non
me la sentivo di sacrificarmi per tenere in vita un ordine che non aveva più
ragione d’esistere da quando l’umanità aveva smesso di essere
in pericolo per diventare essa stessa la peggiore delle minacce.
Avevano fatto scendere in campo quella che era stata la mia migliore amica.
Mi sentivo vagamente felice del fatto che fosse scappata, ma se non mi avesse
sorpresa con la sua presenza, non credo proprio che l’avrei lasciata andare.
Era un’avversaria pericolosa. Ci conosceva troppo bene. Ci era arrivata
troppo vicino.
Aspettai che Angel avesse finito e si fosse calmato, poi uscimmo sotto la neve
pulita. Si scioglieva sul suo volto e sulle sue mani, e scorreva in rivoli gelidi,
rossi del sangue che trascinavano via. I due idioti che ora decoravano le pareti,
insieme a quello che avevo lasciato a casa nostra, erano mastini degli Osservatori,
il che significava che non avevano documenti, un’identità…
niente insomma. Nessuno li avrebbe cercati e nessuno avrebbe mai saputo chi
fossero. Ci sarebbero state molte domande, e nessuna risposta. Il vantaggio
di combattere un nemico paranoico. Esisteva da migliaia di anni, ma scivolava
nella storia come olio nell’acqua, senza mescolarsi al resto del mondo.
Evviva la pazzia!
Fuori c’era la macchina usata dai Big Jim. Angel era ancora troppo nervoso
per mettersi al volante, quindi guidai io. Passammo in quella che era stata
la nostra casa negli ultimi due anni, prendemmo tutto quel che potevamo e ce
ne andammo. Prima dell’alba eravamo molto lontani.
Anche questa volta eravamo riusciti a sopravvivere…
Angel
Vissi stregato, prigioniero di un corpo
e di un’umile anima.
Conobbi la memoria,
moneta che non è mai la medesima.
Conobbi il timore e la speranza,
questi due volti dell’incerto futuro…
…Domani sarò tigre fra le tigri
e dirò la Mia legge nella selva,…
Elogio dell’ombra, J. L. Borges
… avevo sentito la presenza di Buffy molto prima che facesse irruzione
nella stanza. L’avevo sentita, e in quel momento avevo saputo che l’attesa
era quasi finita e presto sarei stato libero.
Quando mi ero svegliato in quella fetida stanza, il sangue che sembrava essersi
trasformato in metallo incandescente per la droga che mi avevano iniettato,
accecato dalla luce e immobilizzato, il mio primo istinto era stato quello di
cercare di liberarmi, a costo di rompermi tutte le ossa. Ma riuscii a controllarmi.
Willow sapeva quello che aveva detto. I lacci che mi trattenevano erano più
forti di quanto non avrei mai potuto sperare di essere, e allora inutile sprecare
energie. Usa le tue emozioni, non lasciare che siano loro ad usare te. Gran
parte di quelli come me non è in grado di mettere due pensieri in fila,
e in genere non arrivano a vedere il primo anno di vita, eliminati da qualche
cacciatore o da un proprio simile. Poco male. La selezione naturale deve fare
il suo corso. Io però sono diverso. Sono sempre stato capace di dominarmi,
centellinando le emozioni quando necessario, e lasciandole sfogare quando possibile.
E poi, ho avuto un intero secolo per fare esperienza di autocontrollo.
Così, rinchiusi nel profondo la rabbia dal sapore di ferro e la lasciai
crescere, repressa e sorvegliata, nell’attesa di lasciarla andare quando
sarebbe arrivato il momento. Riuscii anche ad avere una conversazione coerente
con Willow. Sentii una stretta allo stomaco quando mi disse cosa era successo
a Giles. Non poteva dirsi esattamente dispiacere, questo no, ma a modo suo il
vecchio idiota era stato importante per me, e se quello che avevo saputo era
vero, gli ero debitore per avere protetto Buffy. Dovevo ricordarmi di portare
un mazzo di fiori sulla sua tomba, se mai fossi tornato a Sunnydale. Cosa che
in quel momento sembrava poco probabile, anche se contavo sul legame mentale
fra me e mia moglie, così come contavo sul fatto che Willow non ne sospettasse
l’esistenza. Gli Osservatori sapevano bene come ucciderci, ma avevo i
miei dubbi che si fossero mai interessati alle nostre relazioni personali.
Era stupefacente il numero di cose a cui non si erano mai interessati.
Giles era sempre stato attento a non darmi troppe informazioni, non farmi scoprire
cosa sapessero. Non si era mai preoccupato di nascondermi quello che…
non sapevano. E ora Willow non si era neppure accorta di avermi dato la conferma
della sua debolezza, della debolezza intrinseca di tutto il Consiglio.
La sola cosa che dovevo fare adesso era aspettare. Cercando di non farmi uccidere.
Finalmente Buffy arrivò.
Per un attimo provai collera anche verso di lei, quando la vidi esitare di fronte
a Willow, e permetterle così di andarsene. Quella cagna mi aveva preso
di sorpresa! Ci avrebbe preso entrambi se non fosse stato per una delle incredibili
casualità della vita. Ma durò poco. Non potevo condividere i sentimenti
di Buffy per la ragazza, ma potevo almeno cercare di capirli, e la sua presenza
aveva stupito anche me. Poi fui libero e smisi di pensare razionalmente. Avevo
di meglio da fare. Essere me stesso.
Niente ebbe più importanza, se non le mie prede, mentre tutto quello
che stava intorno a loro perse consistenza. Visione di caccia, si chiama. Una
volta ho letto che anche altri predatori la possiedono. I felini, e i rapaci.
Forse anche le cacciatrici. Un giorno o l’altro lo chiederò a Buffy.
Non è esatto dire che non vedevo e non sentivo, ma tutto si era sfuocato
in una specie di galleria nebulosa, i suoni ovattati come se venissero da sott’acqua…
Ma non i due uomini. Ah, quelli no. Loro brillavano nitidi e reali, pieni di
spessore. Sentivo l’odore della loro paura. Sentivo i battiti dei loro
cuori, lo scorrere dei muscoli mentre si muovevano…
Era musica, ed era inebriante. Cercarono di fuggire, ma era come se si muovessero
al rallentatore.
Ne colpii uno al volto, sentii la sua carne flaccida cedere, i suoi occhi sgonfiarsi
al passaggio degli artigli. Ora questo non avrebbe più potuto scappare,
intanto che fermavo l’altro.
Quando ebbi finito, e il mondo tornò nitido, permisi
a Buffy di toccarmi e prendermi per mano e ce ne andammo. Ora avevo solo una
gran voglia di dormire. Di ripulirmi, anche, per togliermi di dosso l’odore
disgustoso della prigionia, ma di dormire, soprattutto. Solo che non potevamo
permetterci di riposare.
Avevamo avuto due anni di tranquillità, anni in cui avevamo potuto soddisfare
le nostre esigenze in un dolce anonimato. Era stata una novità per me.
Non ricordo una simile pace nella mia vita, e io non dimentico quasi mai. Avevo
sognato, e mi era piaciuto, ma il sogno era finito ed ero stato riportato alla
realtà.
Anche questo mi piaceva…
* * * * * * * * * * * * * * * * *
Erano arrivati all’appartamento di Buffy a Rennes. Non
avrebbero potuto fermarsi molto, ma almeno il tempo di riposarsi e decidere
cosa fare.
Angel rimase a lungo sotto la doccia, come se volesse lavare via il ricordo
residuo di quello che era successo. Poi andò a letto e si addormentò
immediatamente. Buffy lo lasciò solo. Sapeva che non gli avrebbe fatto
nessun piacere averla vicina in quel momento, e che avrebbe dormito tutto il
giorno. Lei poteva restare sveglia diversi giorni di seguito, ma lui dipendeva
dal sonno anche più di un essere umano.
L’avere visto Willow l’aveva disorientata. Non aveva mai pensato
a lei, o a Xander, come a nemici. Anche gli ultimi tempi che aveva passato con
loro, incapace di capirli, non aveva mai pensato che potessero farle del male,
o lei a loro.
Quando si svegliò, in tarda serata, la trovò raggomitolata sul
divano con lo sguardo fisso nel vuoto.
“Era la mia migliore amica… io l’amavo. Come ha potuto farmi
una cosa simile?”
C’era una delusione quasi infantile nella sua voce, come se dopo tanto
tempo le fosse ancora possibile sentirsi tradita dal comportamento degli altri.
“Se vogliono sopravvivere, gli Osservatori hanno bisogno di una cacciatrice,
e finché tu sei viva questo non è possibile.”
Buffy non si lasciò ingannare dal tono sommesso delle sue parole.
Era furibondo, e questa volta non sarebbe passata. Non avrebbe mai dimenticato
la paura e il senso di impotenza provati.
Angel non odiava gli esseri umani. Non provava quasi mai niente nei loro riguardi.
A volte rabbia, o divertimento, o qualche altra emozione superficiale e momentanea,
che sorgeva rapidamente e altrettanto rapidamente se ne andava. I veri sentimenti
li riservava ai suoi simili, o a lei. Questa volta era diverso. Appena libero
aveva sfogato la furia repressa sui due Osservatori, ma non era bastato.
Avrebbe continuato a pensare, e odiato se stesso per essere caduto in trappola,
e paura e odio avrebbero generato qualcos’altro, che sarebbe cresciuto,
avrebbe preso forma, e messo radici nella sua mente, e cercato il bersaglio
su cui essere diretto, per ritrovare la pace.
Intanto non avrebbe più mostrato rabbia, o dolore.
Lei invece non era in grado di mantenere quell’apparente indifferenza
“Certo, dimenticavo. Io sono la Prescelta, l’Eletta. L’unica
della mia generazione.”
Angel abbassò gli occhi. Da tempo pensava di parlarle, ma non aveva mai
trovato l’occasione giusta, o il coraggio per farlo. Ora però non
era più il momento di tacere.
“Non è così. Buffy… so cosa ti hanno raccontato, ma
tu non sei sola. Davvero non hai mai pensato che non può esistere qualcosa
solo al mondo? L’unicità è… la più impossibile
delle condizioni. Voi siete in molti, anche se solo uno alla volta è
attivo. E’ una questione di territorialità.”
Buffy sentì un brivido, e una curiosa sensazione di irrealtà,
come se non fosse del tutto presente.
“Che vuoi dire?”
“E’ un po’ come il fatto che noi non possiamo entrare nelle
case degli umani. Il proprietario mette dei sigilli che impediscono l’accesso
al territorio. Il territorio di un cacciatore si estende su tutto il pianeta
e i sigilli inibiscono i suoi simili. E non possono essere rimossi con un invito.
Tu… tu potresti impedire la chiamata per molto, moltissimo tempo.”
“Quanto tempo? Quanto vivrò io?”
Si, non era lei a fare domande. Era la sua voce, indipendente dalla volontà,
a chiedere. Lei… lei non voleva sapere.
(No, ti prego. Non dirmelo. Non voglio…)
“Fino a quando sarai uccisa o ti toglierai la vita. Non un giorno prima.”
Buffy sorrise nervosamente “Nessuna possibilità di un pensionamento
per limite d’età?”
“Buffy…”
Per una volta Angel sembrava spaventosamente serio.
La ragazza lo fissava. Tutti quei piccoli indizi raccolti durante gli anni,
frammenti di un disegno coerente e unitario (e spaventoso, oh quanto spaventoso…),
volontariamente separati e tenuti divisi, volutamente ignorati (non pensarci,
non pensare mai quale cosa mostruosa rivelano…) cominciarono ad affiorare,
a fondersi l’uno nell’altro…
“Buffy, ti prego. Guardati. Quale età?”
Un altro pezzo, e un altro ancora, a comporre l’immagine da lei sempre
temuta, che artigliava la sua mente distruggendo le barriere tanto faticosamente
erette per tenerla lontana…
“Angel, cosa sono io?” Non riusciva più a vedere. Non si
era accorta che gli occhi le si erano riempiti di lacrime.
“Un demone.”
(Lo sapevo losapevo losapevolosapevo…)
Era solo una conferma delle sue paure. Ma averlo sentito spezzò qualcosa
dentro di lei, come se avesse oltrepassato un confine e ora non potesse più
tornare indietro.
La vista le si schiarì quando finalmente le lacrime traboccarono.
Angel la guardava piangere silenziosamente. Sentiva qualcosa di nuovo e strano
per lui. Nessuno poteva dirgli che era pena. Che per la prima volta il suo totale
egocentrismo era incrinato dal dolore di un altro. Sapeva solo di soffrire e
la cosa lo fece infuriare. Afferrò la ragazza per le braccia scuotendola
rabbiosamente.
“Che ti succede? Ti sembra così invidiabile la condizione umana
per piangere tanto a non averla? Sai che significa essere umani? Vuol dire invecchiare,
diventare rovine tremanti, dipendenti dalla pietà altrui. Carcasse in
un letto d’ospedale, con un tubo che respira al tuo posto e una macchina
che pompa il tuo cuore. Relitti senza più forza né bellezza, ciechi
e sordi. Tu non morirai mai se non in battaglia o per tua mano. Perché
piangi? Dovresti ridere.”
“No… no, ti prego. Non è vero…” La ragazza lo
spinse lontano da se e corse fuori di casa. Sentiva il desiderio quasi irrefrenabile
di colpirlo ed era certa che se fosse rimasta lo avrebbe ucciso.
“Era meglio credere di essere una specie di angelo custode per tutti gli
indifesi del mondo? Hai accettato me. Perché non vuoi fare lo stesso
con te stessa?” le gridò dietro Angel prima di restare solo.
Rientrò molto tardi, quasi all’alba. Angel non
l’aveva seguita. Non avrebbe saputo che dirle né come avrebbe reagito,
ed entrambi erano abituati ad affrontare i propri incubi da soli. Buffy aveva
solo due possibilità. Accettare la verità o, incapace di sopportarla,
trovare una via di fuga nella morte. Comunque, doveva essere una sua scelta.
Quando la vide, capì che sarebbe stata abbastanza forte, o abbastanza
testarda, da vivere.
“Non è una cosa facile. Scoprire di essere… qualunque cosa
io sia.” mormorò la cacciatrice, sedendosi per terra.
“E cosa credi di essere? La reincarnazione del diavolo biblico? Una specie
di animale pericoloso? Credi di essere diversa da ieri, o da un anno fa, o dal
giorno della tua nascita? Quello che sei ora lo sei sempre stata. Che importanza
ha il nome che ti danno? Se avessi usato un altro termine? Se avessi detto…
forma di vita potenzialmente immortale… ti saresti sentita meglio? E’
solo una parola, Buffy. Una definizione di comodo.”
Buffy si coprì la bocca con le mani. Non era più tempo di nascondersi
dietro la propria presunzione, e aveva pianto abbastanza. Questa era la realtà,
niente l’avrebbe cambiata. Poteva solo farsene una ragione.
“Come… come è iniziato tutto?” chiese alla fine “Gli
Osservatori, questa storia… Quando è iniziato?”
“Questo non lo so.” rispose Angel “Sappiamo a malapena cosa
siamo noi, tutto quello che so di te l’ho detto. Il resto…”
si strinse nelle spalle con una smorfia.
“Ricordi quando eri umano?”
“Ricordo ogni giorno della mia vita.”
“E non hai mai rimpianti?”
“Ricordo che non ero mai soddisfatto, mai felice. Sempre alla ricerca
di qualcosa senza mai trovarla. Non sapevo che era la mia vera natura che premeva
per uscire. Quello… l’ho capito solo quando ho incontrato Darla…
No, non mi manca quello che non sono mai stato. Buffy… non si diventa
come me, lo si è nasce.”
“Che vuoi dire?”
“Ti sei mai chiesta perché non trasformiamo tutti quelli che prendiamo?
Se davvero volessimo distruggere la razza umana sarebbe il modo migliore, non
credi? Ma non funziona così. Possiamo trasformare solo quelli della nostra
specie. Noi siamo pochi, e finché non incontriamo un nostro simile che
ci risveglia con il suo sangue, viviamo come gli altri, o almeno tentiamo di
farlo. Credo che un giorno, mentre cercano di decifrare il loro codice genetico,
gli uomini resteranno sorpresi di scoprire cosa si nasconde fra loro. O forse
mi sbaglio. Devono avere già trovato che qualcuno non è…
proprio regolare. Ma credo che si limitano a considerarlo un campione contaminato,
o errato, o aberrante…”
Buffy sospirò. Pensò che avrebbe dovuto sentirsi sorpresa da ciò
che aveva sentito, ma non era così. Sapeva già che Angel non era
quello che aveva creduto un tempo, e sapeva che doveva esserci altro, ma in
quegli anni aveva preferito non cercare troppe risposte, accontentandosi di
ritrovare la tranquillità (Me lo sentivo, che la verità su cosa
è lui era indissolubilmente legata a cosa sono io)
“Allora siamo uguali, non è vero?” gli chiese
“Credo… che siamo davvero molto simili. Più di quanto non
sia possibile per il solo caso. Forse l’origine è comune. Ma non
lo so. E’ solo una mia idea.”
“Siamo come i cuculi…” mormorò Buffy “Perché
non me ne hai mai parlato? Dovevi aspettare tanto a dirmelo?”
Angel sembrava impacciato.
“Non sapevo come avresti reagito. Io… non riesco sempre a capirti.”
Buffy sorrise della sua confusione. Spesso trovava Angel imprevedibile, ma a
volte dimenticava che la cosa era reciproca, e che per il vampiro l’aliena
era lei.
“E adesso che facciamo? Non ci lasceranno mai in pace e io non voglio
più scappare.“
Angel si sedette dietro di lei, abbracciandola e appoggiandole la testa sulla
spalla “C’è sempre un’altra soluzione.”
La ragazza si voltò e vide che la guardava con il suo sorriso più
innocente, quello che prometteva l’inferno a qualunque sventurato si fosse
trovato sulla sua strada. Lo sapeva bene, perché una volta la sventurata
era stata lei.
Le accarezzò i capelli avvolgendosi una ciocca intorno a un dito “Voglio
ucciderli tutti.” le mormorò in un orecchio “Voglio distruggere
il Consiglio.”
* * *
Willow sedeva nel suo appartamento, fissando svogliatamente
la tazza di caffè. Aveva riferito del suo fallimento e della morte dei
suoi uomini, ed ora aspettava le decisioni dei Giudici. Non temeva realmente
Derek e gli altri, ma l’umiliazione e il senso di sconfitta che la pervadevano
erano insopportabilmente pesanti. E cominciava a provare una paura torbida e
ancora non ben definita che le stringeva lo stomaco.
Sentì bussare alla porta e quando andò ad aprire vide Michaela,
una dei Giudici.
“Posso entrare?” chiese.
Era una donna alta e bruna, bella come un’attrice. La prima volta che
l’aveva vista, Willow l’aveva trovata decisamente antipatica, ma
col tempo si era rivelata la persona più simile ad un’amica che
avesse nel Consiglio. In un certo senso le ricordava Cordelia, anche se la ragazza
di Sunnydale non aveva mai posseduto la durezza spietata dell’Osservatrice.
“Prego, accomodati pure.”
Michaela si sedette e accettò il caffè, ma sembrava non decidersi
a parlare, e Willow cominciò a innervosirsi.
“Avete già deciso cosa fare di me?” chiese alla fine.
“Willow, sta tranquilla, che vuoi che ti succeda? Siamo tutti umani e
l’errore fa parte del gioco.”
“Il gioco… I vampiri chiamano così la vita, lo sai? Hanno
ragione. E’ un gioco, senza altro scopo che continuare a giocare…
Se avessi avuto il coraggio di ucciderlo subito, Buffy si sarebbe trovata sola.
Dei due è lui la mente razionale. Lei agisce sempre d’impulso,
prima o poi avrebbe fatto un errore. Solo che stavolta l’errore l’ho
fatto io. Ho voluto a tutti i costi parlargli e Buffy si è mossa più
velocemente di quanto immaginassi. Come se avesse saputo subito quello che era
successo.”
Troppo velocemente, e con troppa sicurezza.
In un modo o nell’altro, una qualche forma di comunicazione era passata
fra lei e il compagno. Willow aveva continuato a pensarci, e le erano tornati
alla mente alcuni episodi cui aveva assistito a Sunnydale. Come sembravano spesso
capaci di percepire la presenza l’una dell’altro, o sapere se si
trovavano in pericolo, ed era arrivata alla conclusione che i due fossero in
costante contatto.
Aveva dimenticato… Altro errore…
Ci mancava pure avere a che fare con avversari dotati di facoltà telepatiche,
come se non fossero fin troppo ben forniti di capacità offensive.
Se solo lo avesse saputo prima, avrebbe potuto trovare una soluzione. Avrebbe
potuto addirittura sfruttare la cosa, usando Angel come esca.
Ma in realtà, non sapeva quasi niente di loro. Niente di concreto, almeno.
(Come fai a combattere qualcosa che non conosci?)
Michaela interruppe i suoi pensieri.
“Willow, nessuno ha intenzione di recriminare il tuo operato, Dio solo
sa quanto tu ti sia sempre data da fare. Non è per questo che sono qui.
Devo… Mi dispiace, devo darti una brutta notizia.”
Willow chiuse gli occhi. Da anni non aveva più notizie dei suoi genitori,
e gli Osservatori non le avrebbero comunque riferito nulla riguardo a loro,
anche se avessero saputo qualcosa.
Michela poteva riferirsi ad una sola persona.
“Xander. E’ successo qualcosa a Xander, vero?”
“E’ morto, quasi una settimana fa. Sembra che in città sia
arrivato un nuovo vampiro, un giovane piuttosto aggressivo. Xander ha tentato
di fermarlo e ha avuto la peggio.”
* * *
Dal momento in cui avevano messo piede in Scozia, Buffy non
aveva smesso di stupirsi per l’incredibile bellezza di quella terra.
Si erano fermati a passare il giorno in una delle costruzioni abbandonate che
costellavano il paese, ma Buffy era riuscita a dormire ben poco, preferendo
passeggiare nei dintorni, ed ora osservava il paesaggio al tramonto. Se fosse
vissuta mille anni, non sarebbe riuscita a saziarsi della straordinaria varietà
di colori, profumi e immagini che si susseguivano come in un caleidoscopio.
Della corsa irrefrenabile delle nubi che mutavano l’aspetto del cielo
ad ogni sguardo. Del suono delle sorgenti che sembravano moltiplicarsi ad ogni
istante. Si accorse di piangere, per una volta di gioia e meraviglia.
“Questi sono i Monti Grampiani, e non sono ancora niente.” disse
Angel seduto all’ombra della costruzione “Vedrai quando arriveremo
ai Territori. La prima volta che ci sono stato, non riuscivo a fare altro che
fissarmi intorno. Restavo fuori anche di giorno.”
Non dissero più nulla, accontentandosi di restare lì immobili,
nella pace e nel silenzio, fino a quando il Sole non sparì sotto l’orizzonte
e poterono ripartire.
“Cosa ti preoccupa?” chiese Angel, dopo che per chilometri la compagna
non aveva parlato.
“Questa donna che potrebbe aiutarci a trovare il Consiglio… I tuoi
Anziani sono noti per essere piuttosto intrattabili. Non credo che le farà
piacere vedere una cacciatrice in casa sua.”
“Forse no, ma Da’ana è una specie di… studiosa…
e ha fama di essere un’originale, interessata solo al sapere. Quello che
sa lei sugli Osservatori forse non lo conoscono nemmeno loro. Potrebbe sorprenderti.
Neanch’io so bene cosa aspettarmi. E’ molto anziana e a volte a
quell’età sono un po’ strani.”
“Quanti anni ha?”
“Ha superato i duemilacinquecento, ma non lo so precisamente.”
Buffy chiuse gli occhi (Questo non è possibile. E’ uno scherzo).
L’idea di incontrare qualcuno più vecchio della storia occidentale
era semplicemente sconvolgente “Tu la conosci?”
“E’ la più vecchia del mio clan, anche se non appartiene
al mio Ordine. L’ho vista una volta sola, ma ero molto giovane, più
di quanto sei tu adesso. Una come lei non si sarebbe certo degnata di parlarmi
e io non avevo nessuna voglia di finirle tra i piedi. Ero stato trasformato
da meno di due anni ed ero al seguito di Darla. Avevo il mio bel daffare per
non farmi notare troppo ed evitare che qualcuno sfogasse il suo malumore su
di me.”
“Magnifico. Voialtri dovete avere una giovinezza davvero divertente.”
“Impari a cavartela presto da solo, ammesso che sopravvivi. Comunque,
Da’ana ha avuto lo stesso sire del Maestro, in un certo senso è
sua sorella, quindi potresti definirla una mia lontana prozia.”
“Immagino che questo non ti darà molto vantaggio.”
“Tutt’altro. Potrebbe dare a lei un buon motivo per ritenersi offesa
dal mio comportamento e volere la mia pelle. Letteralmente. Inoltre, ci potrebbero
essere contrasti territoriali, se si mettesse in testa che voglia spodestarla.
Con la morte del Maestro e di Darla sono attualmente a capo del mio Ordine,
per quello che vale, e lei potrebbe ritenermi una minaccia per il suo dominio.”
Buffy sospirò. Nessuna creatura vivente può sopravvivere senza
instaurare relazioni con i propri simili e l’ambiente e da tempo sapeva
che i vampiri erano dotati di una società complessa, diversamente da
quel che aveva creduto all’inizio, ma ancora non riusciva a raccapezzarsi
con gli intricati rapporti di obblighi, favori e parentele che sembravano regolare
questa società. Sapeva che un clan indicava tutti quelli dello stesso
sangue e non aveva una grande rilevanza. Più importanti erano gli Ordini,
che da un punto di vista umano avrebbero potuto definirsi casati, solo che oltre
alla discendenza diretta c’entrava anche il favore del sire per esserne
compresi. Angel era dell’Ordine del Maestro perché era stato il
favorito di Darla, che a sua volta era la prediletta dell’Anziano. Non
avevano nessuna legge scritta, e anche le tradizioni non avevano valore d’obbligo.
Per complicare ulteriormente le cose, non erano esseri realmente sociali, e
anche se formavano comunità, molti di loro, come Angel e Spike, preferivano
vivere soli o al massimo con uno o due compagni.
“Cioè avrebbe ogni diritto di ucciderti, ma tutto dipende se questo
diritto se lo vuol prendere o meno?”
“Esatto.”
“Tante complicazione per dire che alla fine farà esattamente ciò
che vuole.”
“Come tutti, amor mio. Solo che noi non ci sentiamo in dovere di giustificarci.”
replicò lui con un sorriso.
Erano intanto giunti al Glen More, il Canale di Caledonia risplendente delle
acque del Loch Ness. Angel fermò la macchina e scese.
“Guarda.” disse “Oltre il lago cominciano le Highlands nord-occidentali.
I Territori sono fra il monte Morven e le coste orientali.”
Buffy lo seguì rabbrividendo dal freddo. Invidiava il compagno che, pur
indossando solo jeans e un maglione, sembrava perfettamente a suo agio nell’aria
ghiacciata.
“Esiste veramente il mostro?” chiese. La cosa non l’avrebbe
certo stupita.
“Oh si.” rispose il vampiro ridacchiando “L’essere preistorico.
E’ una specie di gamberetto lungo qualche centimetro. Ma non credo che
la verità attiri molto i turisti. Un dinosauro è sicuramente più
interessante.”
Il paesaggio sotto le stelle d’inverno era tale da mozzare il fiato. Le
acque del lago, parzialmente gelate, riflettevano le luci siderali, e, sulle
rive, le rovine del castello di Urquhart apparivano come le propaggini di un
regno di fiaba. Angel pareva incantato dallo spettacolo. La sua vita era stata
un’infinita serie di inaudite violenze, sia subite che perpetrate, e a
Buffy sembrava assurdo che potesse ancora meravigliarsi per una cosa come la
bellezza.
“Vorrei poter credere che questo sia un semplice viaggio,” mormorò
la ragazza “che in fondo alla strada non ci aspetta ancora un altro pericolo.
Quando ero normale non sono mai andata da nessuna parte, e dopo la sola idea
di viaggiare per piacere è diventata inconcepibile.”
“Tu sei normale, come lo sono io. E qualunque cosa succederà domani,
ora siamo qui e questo nessuno può togliercelo. La possibilità
di morire non cambia questo momento, non cambia il fatto che lo stai vivendo.
In realtà la sola cosa che cambia è che non riuscirai a goderti
il presente se ti lasci opprimere dal pensiero del futuro.”
(Molto semplice) pensò Buffy (Si apprezza meglio quello che si è
sempre sul punto di perdere. Ma io riuscirò mai a razionalizzare tanto
le cose?)
Risalirono in macchina e partirono. Prima dell’alba avrebbero dovuto fermarsi
ancora per cacciare e trovare un rifugio diurno, ma non più tardi della
notte seguente sarebbero arrivati ai Territori e a qualunque accoglienza Da’ana
avrebbe deciso di riservare loro.
* * *
Willow si era fermata davanti ad una tomba recente. Era a Sunnydale
per obbedire ad un ordine e desiderava andarsene al più presto, ma non
aveva potuto fare a meno di recarsi al cimitero. Era una lapide liscia, senza
nessuna croce. Per qualche motivo, ne fu felice.
Aveva sempre saputo che sarebbe finita così, era solo questione di tempo.
Xander aveva tentato di fare il lavoro di un cacciatore, ma era solo un essere
umano, e non aveva mai avuto alcuna speranza
(…mi spiace, non ho potuto venire al tuo funerale. Avevo troppo da fare,
e anche adesso sono qui solo di passaggio…)
”Smettila Wil, smettila con questa caccia. Torna a casa.” le aveva
detto quando si erano visti l’ultima volta, qualche mese prima.
“Non posso, Xander…”
“Se ne sono andati perché non vogliono avere più niente
a che fare con noi. Lasciali stare.”
“Proprio tu dici una cosa simile?”
“Quante volte ho detto che dovevamo eliminare Angel, finché ne
avevamo l’occasione? Mi avete mai ascoltato? Adesso è tardi. E’
finita Wil, siamo gli ultimi rimasti. Cerchiamo di farcene una ragione.”
“Si, lo so… Lo so, è stata colpa nostra, va bene?”
“No, Wil… no. Non è questo che intendo… Ascoltami almeno
ora, ti prego. Sono l’unico che li ha sempre capiti, questo devi ammetterlo…
Non attirare la loro attenzione su di te.”
“E per la nuova cacciatrice? Che facciamo, secondo te?”
“Ma tu credi davvero che cambierebbe qualcosa?”
Dopo di quel giorno, si erano tenuti in contatto solo tramite qualche mail.
Xander non aveva mai accennato a problemi, e non le aveva più chiesto
nulla.
In quegli anni erano stati amici, alleati, occasionali amanti. Ora era morto
senza che potesse rivederlo, e si sentì sorpresa di quanto poco dolore
provasse.
(…anch’io sono morta. Tanti anni fa, quando questo gioco si è
trasformato in un incubo e noi non siamo più riusciti a svegliarci…)
“Adesso che faremo?” aveva chiesto a Michaela.
“Abbiamo deciso di abbandonare Sunnydale. Ormai è persa. Devi andare
a recuperarne gli archivi, poi tornerai in Inghilterra. Le priorità non
sono cambiate. Dobbiamo trovare Buffy e tu ci servi qui.”
Una resa. Era stata una resa su tutti i fronti, la loro. Ricordava come era
stata la vita a Sunnydale prima degli anni della Cacciatrice, quando ogni risveglio
sembrava un miracolo e un silenzioso accordo nascondeva alla memoria chi spariva
ogni notte. Non era stato facile crescere all’inferno e ora tutto sarebbe
ricominciato.
Si fece degli strappi nei vestiti e a voce bassa cominciò a recitare
il kaddish, la preghiera per i defunti. Almeno questo lo doveva a Xander.
Sapeva che non sarebbe più tornata.
* * *
Il dominio di Da’ana, i Territori, era davvero un luogo
di bellezza indescrivibile. Un susseguirsi di foreste, brughiere e altopiani,
con il Mare del Nord che si frangeva su scogliere di granito e cieli multicolori
che ogni giorno offrivano un incredibile numero di arcobaleni.
Da’ana viveva in quello che Buffy poteva definire solo come un castello.
Sembrava che in quel paese i castelli fossero più numerosi delle ville
in California, come se durante la loro storia millenaria il popolo della Scozia
non avesse fatto altro che edificare palazzi per poi lasciarli rovinare ad arte
e rendere più suggestivo il paesaggio. Questo comunque era tutt’altro
che una rovina. L’interno era splendido, con gli ampi spazi che sembravano
caratterizzare tutte le abitazioni dei vampiri, e all’esterno Buffy era
riuscita a intravedere anche una parabola satellitare.
(Il fatto che una abbia duemilacinquecentoenonsoquanti anni non significa che
voglia vivere come una primitiva) pensò, cercando di trovare qualcosa
di confortevole nella sua attuale situazione.
Arrivati a Helmsdale, la città più vicina ai Territori, Angel
era riuscito subito a contattare l’Anziana. Avrebbe voluto incontrare
Da’ana da solo, almeno in un primo tempo, ma Buffy si era rifiutata. Erano
arrivati insieme e insieme avrebbero proseguito sino alla fine, qualunque cosa
li aspettasse, e in fondo era soprattutto a causa sua che lui era minacciato
dalla sua stessa gente. Lei aveva da temere solo una morte rapida, senza niente
di personale, ma preferiva non pensare a cosa avrebbero potuto fare a Angel.
Anche se non li considerava più forze del male nel senso letterale del
termine, era consapevole che i vampiri riuscivano ad essere inimmaginabilmente
crudeli quando volevano.
Finora nessuno l’aveva provocata, anzi, erano stati trattati con una specie
di cauta cortesia che l’aveva stupita.
Ora vedeva il suo compagno inginocchiato al centro della sala dove si trovavano,
in attesa che Da’ana si degnasse di incontrarli. Lei era in piedi in un
angolo, cercando di rimanere immobile e di non guardare troppo la decina di
vampiri presenti. Angel l’aveva avvertita di restare ferma e non prendere
nessuna iniziativa e al momento non aveva nessuna voglia di disobbedirgli. Queste
non erano creature tolleranti. Qualsiasi infrazione dell’etichetta poteva
essere considerata una provocazione inaccettabile.
Quando Da’ana arrivò, rimase stupita del suo aspetto. Aveva creduto
di vedere qualcosa di simile al Maestro, ma la cosiddetta Anziana sembrava una
ragazza dell’età di Angel, alta a snella, con capelli scuri tagliati
cortissimi ed enormi occhi neri. Gambe e avambracci erano coperti da intricati
tatuaggi e portava una serie di orecchini d’argento. Indossava un abito
corto e senza maniche di un turchese elettrico, e la cosa le sembrò strana.
Sapeva che i vampiri si vestivano di scuro non tanto per gusto personale, quanto
perché come molte creature notturne erano fondamentalmente daltonici.
Percepivano pochissimo i colori, se non quelli primari, e preferivano indossare
tinte mimetiche.
Nessuno avrebbe mai potuto definirla bella in senso classico, ma certo era una
figura spettacolare. Parlò un po’ con Angel, con una voce ipnotica
come il canto di una sirena, poi si diresse verso di lei, osservandola attentamente.
Buffy si sentì morire. Nessun vampiro, neanche il Maestro o Angel al
culmine della sua furia, l’aveva mai spaventata tanto.
* * * * * * * * * * * * * * * * *
… da più di mezz’ora ero inginocchiato su
quel maledetto pavimento, e cominciavo ad averne abbastanza. Ma Da’ana
avrebbe potuto farmi aspettare anche tutto il giorno se ne avesse avuto voglia,
e non avrei potuto farci niente.
In realtà, neanch’io sapevo molto bene come comportarmi. Questa
donna era una vera e propria regina, e anche più di questo, ed io ero
venuto qui a chiedere il suo aiuto, come un supplice e certo non come un suo
pari.
Se mi fossi mostrato arrogante avrebbe potuto pensare che volessi sfidarla.
D’altro canto, se fossi stato troppo docile avrebbe potuto ritenerlo un
atto di debolezza di cui approfittarne. In ogni caso dovevo considerare la possibilità
tutt’altro che remota che volesse semplicemente uccidermi per quello che
avevo fatto.
Il mio comportamento non era certo stato esemplare. La mia gente non riconosce
crimini, ma dovevo essere stato il più vicino a creare un precedente.
Avevo assassinato la mia signora e contribuito a distruggere il capo del nostro
Ordine. La cosa sarebbe stata lecita, solo che per quanto ne sapevano io lo
avevo fatto per amore di una nemica, e anche dopo la mia guarigione, invece
di cercare di uccidere questa nemica, avevo continuato ad amarla fino ad andare
a vivere con lei. Ed ora l’avevo anche portata qui. Obiettivamente, dovevo
ammettere di avere oltrepassato ogni limite di tolleranza.
Quello che speravo era che la curiosità insaziabile di Da’ana avesse
la meglio sul suo senso della decenza, permettendomi di parlare, e che fosse
intelligente e spregiudicata come avevo sentito dire.
Finalmente arrivò. Non mi aveva fatto aspettare molto e mostrava il suo
aspetto umano. La cosa poteva essere interpretata come un buon segno.
“Hai avuto coraggio a venire qui.” disse, facendomi alzare con un
gesto “Che cosa vuoi?”
Nessuna cerimonia. Anche questo era incoraggiante. Avevo sempre odiato i formalismi,
ma non sapevo come la pensava Da’ana a questo proposito. Spesso gli Anziani
sono cerimoniosi fino al fanatismo.
“Ho intenzione di trovare il Consiglio degli Osservatori. Voglio distruggerli.
Tu sei l’unica che può aiutarmi.”
Lei si sedette sul bordo della scrivania, e mi guardò apparentemente
divertita “Il Consiglio esiste da migliaia di anni, esiste da prima di
me. E devo sentire che un bambino vuole distruggerlo? Mi sembra un po’
presuntuoso da parte tua.”
“Il fatto che esiste da tanto non significa che deve continuare ad esistere
in futuro, non trovi?”
“Anche questo è vero. Ma vedi, io e i miei viviamo in pace. Cacciamo
gli animali e i reietti delle città. Così non entriamo in contrasto
con gli umani e gli Osservatori non fanno caso a noi. Perché dovrei spezzare
quest’equilibrio?”
“Noi non sappiamo contro quale forza andiamo a combattere. Non sappiamo
neanche dove si trova. Tu li studi da secoli. Puoi dirci quello che abbiamo
bisogno di sapere. E hai il potere che ci serve. O la tua tranquillità
ha un valore così grande che non vuoi contrattaccare un nemico votato
alla nostra distruzione?”
“Non giocare con me, ragazzino.”
Capii di avere fatto un passo falso. Manipolare Da’ana era al di sopra
delle mie possibilità, ed era stata un’idiozia il solo pensarlo.
Per un attimo credetti di aver commesso un errore fatale, ma la donna non sembrò
irritata e continuò a parlare con assoluta calma.
“Io ti conosco bene, Angelus o Angel o comunque ti fai chiamare ora. Sei
quasi una leggenda, lo sai? Ma certo che lo sai, è inutile che te lo
dica io. Se vuoi eliminare gli Osservatori è solo per motivi personali,
quindi non cercare di apparire diverso di quanto sei parlando del bene della
nostra gente. Comunque, ogni motivo è valido, se serve a raggiungere
lo scopo. Ma hai pensato che se anche dovessi aiutarti, noi non possiamo entrare
nella sede del Consiglio? O forse hai a disposizione l’aeronautica militare?
Non servirebbe, sai?”
“Io ho la chiave d’entrata.”
Da’ana sorrise e si volse verso la mia compagna.
Fino a quel momento i presenti le avevano lanciato solo qualche diffidente occhiata,
come se fosse una specie di pericoloso animale di mia proprietà, ma ora
che la loro signora le si avvicinò, sentii la tensione crescere nella
sala.
Avevo raccomandato a Buffy di restare immobile, senza parlare e senza reagire
ad eventuali provocazioni. Ora mi sorpresi a sperare che non si facesse vincere
dai suoi istinti predatori. Sapevo quello che provava. Ricordavo bene cosa significa
trovarsi soli in mezzo a gente che ti considera una belva rabbiosa. La vedevo
tremare, forse di paura o forse di una qualche strana e indecifrabile emozione,
mentre l’Anziana le girava intorno senza trasmettere nulla, se non una
blanda curiosità, e sentivo il desiderio irresistibile di andarle vicino,
di toccarla, di stare al suo fianco, ma non avrei fatto altro che peggiorare
la situazione.
Finalmente Da’ana sollevò il mento di Buffy con una mano e le diede
un lieve bacio sulla fronte.
Aveva accettato…
Da’ana
…ai miei anni ogni impresa è un’avventura
il cui confine è la notte…
… il compito cui attendo è illimitato
e dovrà accompagnarmi fino all’ultimo attimo,
non meno misterioso dell’universo
e di me…
Elogio dell’ombra, J. L. Borges
… Angel mi disse quello che voleva, e rimasi sbalordita.
Quando mi aveva contattata, la prima cosa a cui avevo pensato è che desiderasse
un rifugio per se e sua moglie, un luogo dove nascondersi da un mondo che sembrava
deciso ad avere le loro vite.
Lo conoscevo. Di persona e di fama. E conoscevo la reputazione di quella cacciatrice.
Sapevo cosa avevano fatto, abbandonando i copioni scritti per loro e scegliendo
una libertà che si era trasformata in un incubo.
Ma naturalmente, non poteva limitarsi solo a quello. Angel non era stupido.
Sapeva sicuramente che li avrei considerati un potenziale pericolo. La fonte
di un possibile stravolgimento nella mia vita e in quella della mia gente. Se
aveva valutato il rischio, e aveva deciso di correrlo, doveva avere un buon
motivo, e una buona proposta da farmi, in cambio di quello che voleva. Qualcosa
che valeva la pena ascoltare.
Così, accettai di incontrarlo e quando arrivò ebbi la prima sorpresa.
La sua compagna lo aveva seguito. Questo richiedeva molto coraggio, o molta
disperazione. O forse una volontà superiore alla paura. Speravo che fosse
così. Speravo che non fosse solo il reciproco bisogno di difesa a tenerli
uniti.
Desideravo parlargli, sapere quali motivi avevano determinato il loro comportamento,
e soprattutto desideravo parlare alla donna.
Non avevo mai conosciuto una cacciatrice, almeno non una cacciatrice viva, e
questa era un’occasione da non perdere. Una razza talmente incapace di
tollerare la presenza di un proprio simile da essere stata costretta ad evolvere
un simile meccanismo di autodifesa, meritava di essere conosciuta.
Sapevo che dovevano essersi fatti un’idea iconografica del potere e preferii
non deluderli. Così allestii uno scenario ufficiale per il nostro incontro,
un’attesa sufficiente a renderli insicuri e la mia gente che li sorvegliava.
Come se servissero tante complicazione per parlare. Ma era meglio chiarire i
ruoli fin dall'inizio. Angel era conosciuto per essere alquanto bellicoso e
non avevo nessun desiderio che una giovane testa calda disturbasse la pace della
mia casa, e una cacciatrice è sempre una creatura da trattare con cautela,
e io avevo gente da proteggere. Se si fossero mostrati quello che speravo e
non quello che temevo, c’era sempre il tempo di cambiare atteggiamento.
Andai a parlare con Angel e scoprii che avevo appena iniziato a meravigliarmi.
La sua richiesta non aveva precedenti. Nessuno aveva mai pensato di distruggere
gli Osservatori, quel nemico che da millenni portava avanti una guerra mai dichiarata
che ormai si era trasformata in una tradizione rituale. Tentò persino
di manovrarmi. Sapevo che era un manipolatore, uno che gioca con le parole,
ma il suo fu un tentativo molto goffo. O la sua fama era esagerata, o l’intelligenza
di quelli con cui aveva a che fare di solito bassa in modo avvilente. O forse
era troppo nervoso per essere lucido. Comunque, ancor prima che finisse avevo
deciso di accettare, lanciare il sasso e vedere quante onde si formavano nelle
acque del tempo.
Finalmente mi trovai faccia a faccia con la cacciatrice.
Era facile capire quello che provava, non mascherava nulla delle sue emozioni.
Era stanca, e aveva paura. Paura di me e paura per il compagno. Non per lei,
anche se forse non se ne rendeva conto. Affascinante. Tanto potere in qualcosa
di così giovane poteva essere pericoloso, ma non lo sarebbe stato. Non
aveva più volontà di combattere.
Il ragazzo era diverso. Era diversa la sua paura. Era venuto a chiedere aiuto,
ma dentro di lui c’era il desiderio che fossi sua nemica, la smania di
schiacciarmi. Mi chiesi se esisteva qualcosa al mondo in grado di placare la
sua aggressività. Probabilmente no. Non lo invidiavo, ma questo rendeva
solo più impressionante l’autocontrollo che dimostrava. Era stato
capace di sopravvivere a se stesso. Poteva essere capace di molte cose.
Avevo saputo quello che mi serviva e non c’erano altri motivi per allarmarli ancora, quindi terminai il gioco. Ora potevamo davvero parlare…
* * * * * * * * * * * * * * * * *
Buffy girava sola nella sala che costituiva gran parte del piano
terra della dimora. Angel era uscito per i suoi vagabondaggi notturni, ma lei
non aveva voluto seguirlo. Temeva che se fosse rimasta troppo sotto la sua protezione
i suoi ospiti avrebbero potuto farsi l’idea che avesse paura, o fosse
una debole, e quelle non erano mai cose da mostrare a dei vampiri.
Avevano passato gli ultimi giorni parlando con la padrona di casa, imparando
quel che aveva da insegnare e programmando le loro mosse. Ora erano quasi pronti.
Sarebbero andati in Inghilterra, e poi? Non riusciva a pensare a quel che sarebbe
successo dopo.
Sentì la presenza di Da’ana dietro di se, quella corazza gelida
che rappresentava l’aura dell’Anziana, e che lei poteva percepire
solo come un vuoto insondabile.
Il vampiro la guardava con i suoi occhi fosforescenti, poi le porse una delle
due tazze di caffè che teneva in mano.
“Sei pensierosa, e niente di piacevole, mi sembra.”
Buffy continuava a temerla, non perché fosse minacciosa, ma proprio per
la mancanza di qualunque minaccia, per la sua sicurezza assoluta. Era come trovarsi
di fronte una forza che aveva il perfetto controllo del suo ambiente, e non
aveva alcun bisogno di dimostrarlo.
All’inizio aveva trovato strano l’atteggiamento di Da’ana
nei suoi riguardi. Da tempo sapeva che i vampiri non vivevano nel terrore delle
cacciatrici. La maggior parte di loro le considerava con lo stesso incuriosito
fascino con cui gli esseri umani considerano gli squali bianchi, o le tigri.
Qualcosa che può capitare di incontrare, ma talmente raro da non condizionare
la vita. Un essere che uccide, ma da tenere davvero in considerazione solo se
si vive nel suo territorio. Come era stato a Sunnydale.
I vampiri avevano esistenze difficili, e precarie. Non sprecavano tempo a temere
una cosa tanto improbabile.
Eppure non si era aspettata di sicuro una simile mancanza di paura da parte
dell’altra donna.
“Non so cosa può pensare Da’ana.” le aveva detto Angel
quando gli aveva parlato “Ma non sottovalutarla. E non abbassare mai la
guardia con lei. E’ pericolosa.”
Che fosse pericolosa lo immaginava. Non si sopravve tutto quel tempo se non
si è più che bravi a difendersi. Anche se aveva l’impressione
di Da’ana avesse l’abitudine di eliminare i pericoli, prima di trovarsi
nella situazione di doversi difendere.
Lei comunque non aveva nessuna intenzione di essere considerata un pericolo.
“Avrei dovuto essere il braccio degli Osservatori,” disse “era
il mio destino. E invece sono sul punto di distruggerli. Che succederà
se all’ultimo momento non sarò in grado di farlo?”
Da’ana si sedette al tavolo sorseggiando il suo caffè e guardando
attentamente la cacciatrice. La ragazza ebbe la sgradevole sensazione di essere
studiata come un topo da laboratorio. Cercò di non pensarci e le si sedette
di fronte.
“Ti preoccupi troppo del futuro.” disse infine il vampiro.
“Me lo ha detto anche Angel. Vuoi dire che dovrei restarmene passiva mentre
le cose accadono?”
“Voglio dire esattamente il contrario. E non credo proprio che Angel ti
avrebbe suggerito una cosa simile. Non è davvero il tipo di persona che
attende fatalisticamente gli eventi senza tentare di influenzarli. Ha persino
tentato di influenzare me. E forse ci è riuscito, visto che comunque
ho fatto quello che voleva.”
“Allora che vuoi dire?”
“Voglio dire che il futuro non esiste. Nessun futuro. C’è
solo un presente eterno che noi tutti determiniamo anche con il solo fatto di
esistere. Quella cosa che chiami futuro la costruiamo sommando ogni istante
di presente. Non dico che tu da sola farai il tuo futuro, perché incontrerai
altre vite ognuna delle quali agisce in libertà come te, e molte incideranno
sulle tue scelte, ma non c’è nulla di predeterminato. Se però
ti soffermi troppo sul destino, allora contribuirai a farlo accadere, non perché
è in agguato ad attenderti, ma perché inconsciamente sceglierai
quelle strade che ti porteranno esattamente a ciò che temi. Lì
sta il pericolo. Per questo di dico di non preoccuparti. Agisci piuttosto, e
pensa.”
“Non riesco a non aver paura. La mia vita è cambiata troppo, e
in troppo poco tempo. Credevo che tutto sarebbe finito quando me ne sono andata
con Angel, invece non è stato che l’inizio.”
“Eri una Prescelta, ed ora cammini nella polvere della realtà.
Certo, ti capisco. Sono stata una dea, sono stata molte dee. La verità
è meno suggestiva. Ma a lungo andare la divinità stanca, e vorrei
credere che il nostro mondo non ha bisogno di un salvatore. Alla fine la tua
eredità è stata solo timore e insicurezza, ma ognuno teme qualcosa.
Tu il futuro, Angel se stesso.”
“E tu, cosa temi?”
“Molte cose. Dipende dalle circostanze.”
Buffy si sentì vagamente incoraggiata.
“Posso chiederti una cosa?”
“Certo.”
“Perché non ci hai uccisi? Io sono tua nemica naturale, e Angel
è un rinnegato.”
“L’avevo preso in considerazione. Ma tu non mi hai fatto nulla di
male. In quanto ad Angel, dovrebbe importarmi con chi va a letto? Al massimo
posso pensare che ha gusti pericolosi in fatto di donne. Voi due siete stati
una piacevole sorpresa. La cosa più interessante che ho visto in molti
anni. Non vi avrei fatto del male, a meno di non essere assolutamente costretta.
Trovo piuttosto incoraggiante il fatto che due, come dici tu, nemici naturali,
siano abbastanza intelligenti da riuscire a ignorare i loro istinti. Soprattutto
visto che siete tanto giovani.”
“Non mi sento giovane da parecchio, e Angel ha più di duecentocinquant’anni.”
“Io ne ho duemilaseicentotrentasette. Credo di avere il diritto di chiamare
giovane chi voglio.”
Buffy non si sentì in grado di darle torto “Perché non sei
uscita?” chiese “Tra poche ore è l’alba.”
“Ho visto che restavi e volevo parlare con te da sola.”
“Fino a pochi anni fa non saresti riuscita a farlo. Avrei subito tentato
di ucciderti.”
Da’ana appoggiò il mento sulle mani intrecciate “Lo immagino.
E avresti avuto una bella sorpresa. Ho eliminato moltissime cacciatrici nella
mia vita. Forse più di chiunque altro della mia razza. C’è
stato un periodo della mia vita in cui andavo io a cercarle. Diciamo che ero
una… appassionata di caccia grossa.”
“Non trovo molto confortante il pensiero.” mormorò Buffy.
“Perché? Non credi che la cosa dovrebbe essere reciproca? Quanti
vampiri hai ucciso tu? E poi anche tuo marito è un esperto in questo
campo, eppure non mi sembra che la cosa ti impedisca di fare ben altro che parlargli.”
“Con lui è diverso.”
“Oh certo. Immagino che sia un formidabile baciatore.”
Buffy la guardò sorpresa da quell’affermazione, poi scoppiò
a ridere.
“Io non so proprio cosa pensare di te. Quando ho saputo la tua età
credevo che avrei trovato… non so, una specie di… “
“Di sacerdotessa oracolare o una pazza invasata con una tunica?”
continuò Da’ana alzandosi e prendendo le tazze vuote “Posso
interpretare quella parte, se vuoi, ma mi sentirei ridicola. Ti dico una cosa,
bambina. Con tutti i miei anni, mi sento pronta per vederne ancora altrettanti,
e sai, l’idea di baciare un bel ragazzo continua a sembrarmi piacevole.
E, Buffy… non esistono nemici naturali. Solo… naturali necessità.”
* * *
Aveva avvertito Derek per l’ultima volta. Per l’ultima
volta aveva ricevuto un rifiuto. Ora basta. Da quel momento in poi avrebbe taciuto.
Ma sapeva già che non sarebbe stato così.
Da quando era tornata dalla Francia accompagnata dal suo fallimento, aveva cercato
di convincere il Consiglio di un pericolo indeterminato ma per lei fin troppo
reale. Ogni volta non era stata creduta e ogni volta si era detta che non avrebbe
più parlato, ma aveva finito solo per riprovarci, ancora e ancora.
“Willow, che vuoi che succeda?” le aveva detto Derek con la sua
infinita pazienza quella sera.
“Se solo lo sapessi saprei anche come evitarlo, non credi?”
Ma non lo sapeva con certezza. Sapeva solo che negli occhi di Angel aveva visto
qualcosa che l’aveva terrorizzata, un riflesso della sua anima nera, e
in quel momento aveva saputo che tutti loro stavano vivendo giorni presi a prestito.
Ma il Consiglio si fidava dei veggenti al suo servizio ed essi non avevano visto
nulla. Willow si fidava di se stessa e i veggenti non potevano prevedere un
futuro non ancora in essere ma solo percepire, con difficoltà e imprecisione,
il presente. E nel presente lei sentiva l’odore elettrico della tempesta.
* * *
La sede del Consiglio di ergeva in totale solitudine nella campagna.
Quando Da’ana aveva detto quanto pochi fossero i loro nemici, e quanto
vulnerabili, Angel non aveva quasi voluto crederle.
I Giudici, i capi degli Osservatori, erano solo nove e raramente si spostavano
dalla sede. Avevano il potere assoluto su tutti gli altri ed erano gli unici
ad avere la piena conoscenza. Gli altri, i semplici Osservatori come Giles,
che anche nei momenti di massimo fulgore dell’ordine non avevano mai superato
la cinquantina, potevano anche essere dispersi per il mondo, ma la maggior parte
sarebbe stata qui. Poi c’era un gran numero di persone che lavoravano
per loro, ma essi non contavano. Erano solo strumenti e una volta tagliata la
testa non sarebbero stati più nulla.
Si sentiva vagamente deluso. Alla fine forse non sarebbe neanche stata una guerra
che valeva la pena combattere.
Ora camminava nel buio, girando intorno alla casa, come aveva fatto tutte le
notti da quando erano arrivati, tenendo la mente e i sensi focalizzati su di
essa, sulle vite che sentiva palpitare all’interno. Dovevano solo attendere
che Da’ana infrangesse le ultime barriere prima di agire, e la sua tensione
cresceva attimo dopo attimo, vibrando dentro di lui come la nota di un diapason.
Si sedette a osservare attentamente la costruzione, assaporando ogni istante
di attesa.
(Non importa. Se non sarà una guerra mi accontenterò di una caccia.
In un modo o nell’altro alla fine scriverò io l’ultimo capitolo
della vostra storia.)
Rimase immobile fino a quando l’alba incombente non lo scosse e lo costrinse
a rientrare.
* * *
Nascosta dal Sole di mezzogiorno che non poteva scaldare la
sua pelle, Da’ana chiuse gli occhi, e l’immagine della casa degli
Osservatori le apparve subito, stagliandosi in quella pianura della sua mente
dove la Luna splendeva sempre e le stelle disegnavano circuiti zodiacali.
Non aveva bisogno di vederla con gli occhi corporei. Era sempre li, da millenni,
non aveva importanza quanto fosse cambiata nel mondo fisico. La prima era stata
poco più di una capanna in una palude, una capanna che nel corso delle
ere era diventata un castello, una palafitta, una cattedrale, la modesta casa
di una semplice contadina. Nient’altro che riflessi tridimensionali della
realtà immutabile. I suoi compagni si erano aspettati eserciti e mura.
Pensavano in modo troppo letterale. Questa era la Casa. Una diga innalzata nel
mondo sostanziale, argine contro infinite possibilità che si frangevano
su essa come onde su una scogliera, disperdendosi nuovamente nel mare delle
ipotesi. Protetta da difese mistiche e mentali che l’avvolgevano in un
bozzolo lucente, metodicamente disgregato da lei, con tale lentezza che i Guardiani
non avevano potuto accorgersene, come non avevano potuto accorgersi della loro
presenza.
Le variopinte ali di farfalla che sostenevano il suo pensiero sfiorarono la
Casa e con un sospiro l’ultimo filo si sciolse e la tela si disfò.
Ora restava solo l’invalicabile baluardo finale, quel divieto d’ingresso
che rappresentava l’estrema difesa che la natura aveva dato agli uomini
contro quelli della sua razza.
* * *
L’ultimo giorno. Questo era l’ultimo giorno della
sua vita. Non quando era fuggita per perdersi nelle tenebre, non quando aveva
saputo la verità sulla sua natura, ma questo, il confine che divideva
tutto ciò che era stata da quello che sarebbe diventata in un inimmaginabile
futuro. Avrebbe dovuto riposarsi, in attesa della notte, ma sarebbe stato inutile.
Il suo cuore pompava adrenalina e i suoi sensi tanto intensificati che poteva
sentire le particelle di polvere dell’aria sfiorarle la pelle.
“Hai paura?” le chiese Angel.
“Ho paura, ancora. Come sempre.” mormorò lei allontanandosi
dalla finestra e riaccostando le tende, chiudendo fuori lo splendore del pomeriggio.
“Perché?”
“Ho sempre creduto di avere una vita a termine, che non avrei nemmeno
visto i miei vent’anni. Era… confortante, in un certo senso. Mi
risparmiava la fatica di costruirmi una vera esistenza. Tanto a che sarebbe
servito?… E poi mi dava la giusta carica. Che diritto avevate voi di aspettarvi
una vita eterna, quando io… IO… sarei morta? Ci sono arrivata, ai
vent’anni. Allora pensavo… E’ solo un caso. Domani sarà
il giorno giusto, e morirò… Non è mai accaduto. Mai arrivato,
il momento giusto. I vent’anni sono passati. Sono passati i venticinque…
sono quasi trenta... E ora? Non riesco più ad immaginare cosa mi aspetta…”
“Non cercare di immaginarlo. Non hai bisogno di contare gli anni che ti
restano.”
Buffy scosse la testa. Gli uomini pensano sempre agli anni che restano alla
vita, alla giovinezza, alla forza… Qual è la prospettiva di un’immortale?
“Tu sai quello che sei da più di duecento anni. Io da pochi mesi.
Ti prego, lasciami il tempo di abituarmi.”
Angel le prese un polso, avvicinandola e alzandole il volto per baciarla e lei
si ritrovò a rispondere con forza, mentre dita gelide le accarezzavano
la schiena e il seno sotto la camicia, provocando una scossa che corse lungo
i suoi nervi cancellando ogni pensiero razionale. (Dio, come è possibile
che dopo tanti anni continui a farmi un simile effetto?) Si liberò rapidamente
dei vestiti e si lasciò cadere sul letto, trascinandolo sopra di se.
Lo guardò mentre la teneva immobilizzata per i polsi, con una stretta
quasi dolorosa, lo guardò mentre il suo volto cambiava (Si, sei tu che
voglio. Posso amare il tuo aspetto umano, ma è questo quello che ho sempre
desiderato), facendole provare un brivido che sommerse finalmente il terrore
del futuro.
Angel sorrise, e si abbassò mordendole l’interno della coscia,
leccando la ferita e risalendo lungo il corpo… gambe, addome, torace…
continuando a morderla (E questo? Ti fa paura?)
Lei cominciò a tremare e strinse le labbra per non urlare. Era la cosa
che più la terrorizzava, che andava contro tutti i suoi istinti, contro
la sua natura (No, ti prego, smettila, non posso permetterlo è orribile
è…)
… morsi lievi che scalfivano appena la pelle, facendo uscire poco sangue,
ma che diventavano sempre più profondi (Ma non vuoi che smetta, vero?)
… e quando lui appoggiò la bocca sotto la sua clavicola, si sentì
fluttuare sull’orlo del panico. (…spaventosobellissimo sbagliato
è quello che voglio no ho troppa…) Questa volta morse a fondo,
e lei si sentì scagliare in un baratro paralizzante e irragionevole (…paura
paura rabbia colpiscicolpiscidistruggi questa cosa orrenda colpisci vigliacca…
NO!!!) ma riuscì a riemergere, riconquistando la sua lucidità.
Prese Angel per le braccia e lo scostò bruscamente, mentre il suo sangue
formava una pozza nell’incavo della spalla, tenendolo distante ma impedendogli
al tempo stesso di andarsene.
Il desiderio affiorò negli occhi di Angel, ma ora non poteva muoversi,
e non poteva placare la smania che la vista e l’odore del sangue facevano
crescere (…e’ un gioco solo un gioco pensapensapensa è Buffy
nonsangue nonpreda noncibo Buffy…)
Adesso era lui a tremare. Cercò di liberarsi, ma lei non lo lasciò
e decise che era il momento di andare oltre. Piegò il collo e costrinse
Angel ad avvicinarsi, non tanto da raggiungerla (…e ora?)
Ed era il loro gioco preferito, portare l’altro al limite, ogni volta
un po’ più avanti fino quasi a oltrepassarlo, il gioco del controllo,
e scoprire ogni volta chi perdeva.
Come sempre, per Buffy ci fu un attimo di puro terrore in cui non sapeva se
lui avrebbe perso i freni, se avrebbe cercato di ucciderla (Fallo. Fallo se
ne hai il coraggio) Negli occhi del compagno vide crescere rabbia ed esasperazione,
e anche questo era follemente eccitante (Non oserai mai. Sei mio. Mi appartieni)
“E’ la paura che ti piace.” soffiò lui.
“Anche a te, e nessuna ti fa paura quanto me.” sorrise la ragazza,
e gli forzò il braccio ancora imprigionato nella morsa ad una delle scie
di luce solare che sfuggivano alle tende chiazzando il muro. Lui resistette
per poco, ma appena le dita sfiorarono la luce caustica si ritrasse con un grido,
poi si mise a ridere e la strinse a se, questa volta solo con amore e dolcezza.
(E’ così la vita. Fa male e spaventa, ma è la sola cosa
che abbiamo ed è splendida. E non ci rinuncerò per la tremante
ombra del futuro. Hai ragione, amore mio, non importa cosa ci sarà domani.
Ora siamo qui, e siamo vivi)
* * *<