Autore: Sonia
e-mail: ciunna@hotmail.com
periodo: inizio sesta serie di Buffy, se non sapete com’è andata
a finire la quinta non leggete!
Summary: Buffy è tornata e cerca Angel, che è scomparso nel nulla
dopo la sua morte. La ricerca si svolge in mezzo mondo e con quasi tutti i personaggi
di ATS e BTVS.
Disclaimer: i personaggi non sono miei ma della WB e UPN.
Commenti e critiche sono ben accetti all’indirizzo indicato: numerosi,
please!
RINGRAZIAMENTI: a Lisemara, mio sostegno in un momento veramente difficile.
La ricerca parte 1
Buffy era tornata. Per lei era passato un sacco di tempo, ma
per i suoi amici solo qualche mese. Ormai erano tre giorni che cercava di riabituarsi
alla vita, quell’esistenza che lei stessa aveva interrotto gettandosi
da quella torre, uccidendosi per salvare il mondo, per Dawn. Morta. E ora nuovamente
nella sua casa, a Sunnydale, con tutte le persone che l’amavano. Rimettersi
i vestiti, truccarsi, andare a fare la spesa, la caccia…Non sapeva spiegare
bene dov’era finita in quel periodo di stasi. Quello che contava era il
presente. Giles decise di partire ugualmente per l’Inghilterra. Il Consiglio
lo voleva là, e anche la sua famiglia, quei parenti di cui non parlava
mai, avevano scritto spesso nell’ultimo periodo.
Tutti le stavano vicino, cercando di comportarsi in maniera normale…ma
lei non si sentiva “normale”. Si svegliava la notte in preda ad
incubi pazzeschi. Sentiva emergere una parte di sé che non conosceva,
che rassomigliava molto all’istinto della cacciatrice. Ma aveva qualcosa
di malefico, di cattivo…
Guardava i suoi amici: Willow, Tara, Xander, Anya, Spike. Tutti con la loro
esistenza più o meno serena. Ma nessuno sembrava comprendere i suoi silenzi,
la sua rabbia repressa che esplodeva contro gli esseri infernali che puntualmente
la notte massacrava. Spike aveva paura di lei. Intuiva qualcosa, ne era sicura.
E si teneva alla larga. Alcune volte aveva cercato di parlare, ma non riusciva
proprio a verbalizzare il suo disagio. Era a casa da una settimana quando decise
di fare quella telefonata. Fissò l’apparecchio per ore, cercando
di ripassare mentalmente le parole che aveva da dire. Ma poi trovava qualcos’altro
da fare, i piatti, o piegare le lenzuola, o innaffiare le piante…Quando
finalmente sentì il segnale di libero respirava a fatica. Ma fu Cordelia
a rispondere. Chiacchierona Cordy. Che non sapeva niente del suo ritorno, che
era felice per lei, che le parlava del tempo a Los Angeles…che la inondava
stranamente di parole non richieste. Un sospetto.
“Dov’è Angel?” Il silenzio.
“Non lo so.”
“Cosa vuol dire? È giorno.”
“Già. Ma è scomparso da tempo. Da almeno un mese.”
Il tempo si fermò una volta ancora. Il suo cuore prese a scoppiare di
dolore, e le lacrime bagnarono il suo volto. Scomparso.
“Spiegati meglio, Cordelia.” Le parole iniziarono a delineare una
situazione assurda. Con gli occhi chiusi Buffy riusciva quasi a vedere Angel,
in un bar ad abbruttirsi d’alcool, con il suo demone che si risvegliava
e faceva un disastro…chiuso in cantina per giorni senza nutrirsi, a dar
fuoco al suo ufficio… E poi il nulla. Non una riga, una telefonata. Svanito
nel nulla. L’avevano cercato per tutta la città, ma niente e nessuno
sapeva qualcosa. Quando appoggiò la cornetta Buffy sentì la rabbia
montare come una furia, riempire i suoi polmoni e poi esplodere in un urlo lancinante.
In casa non c’era nessuno. Dawn era a scuola. Giles partito. Seduta per
terra cercava di fare il punto della situazione. Scomparso. Poteva voler dire
molte cose. Ma ciò che era più agghiacciante era la morte stessa.
In che mondo può volatilizzarsi un vampiro? Chiuse gli occhi e lo rivide,
nei giorni in cui si amavano senza ritegno, prima del ritorno di Angelus…ricordava
il suo corpo così freddo eppure capace di accenderla come non mai, la
sua bocca, le sue carezze. Le sue parole di conforto quando ne aveva bisogno,
i suoi sguardi che a volte dicevano più delle parole stesse. La malattia.
Il veleno. Sfiorò il collo, dove la cicatrice ormai non albergava più.
Corpo nuovo, vita nuova. Dolore antico come il peso dei secoli. Angel. Pronunciò
il suo nome a voce alta, come per chiamarlo. Ma solo l’eco delle stanze
vuote rispose al suo urlo.
Il tempo passò inesorabile, e i pensieri di morte continuavano ad assillarla.
Il buio fece capolino e con esso tornò la popolazione degli amici premurosi.
Buffy non disse molto, lasciò Tara e Willow con Dawn, ed uscì.
Sapeva dove andare. Sfondò la porta per sorprendere Spike che sorseggiava
da una cannuccia il solito liquido vischioso, con il telecomando in mano sintonizzato
su un film in prima visione. Lo spavento passò presto. Ma non fiatò.
“Tu lo sai, vero?”
“Sì.”
“E non mi hai detto niente.”
“Aspettavo che fossi pronta.”
“E quando? Non sarò mai pronta per una cosa del genere. Tu cosa
mi puoi dire? Conosci Angel. Pensi che l’abbia fatto sul serio?”
Spike si alzò dalla sua poltrona. Non riusciva a guardare la cacciatrice
negli occhi. Appoggiò la tazza sopra la tv e fece accomodare Buffy, mentre
iniziava a passeggiare nervosamente.
“Sinceramente non lo so. Posso dirti che vedere il tuo corpo per terra
senza vita ha ucciso anche me. Che la mia vita…se così si può
chiamare, ha subito un tracollo. E che per giorni ho fissato un paletto e fatto
le prove su come ammazzarmi. Lo sai che ti amo, Buffy.” Lei non rispose.
“Non penso che lui si sia sentito meglio di me. Ma poi gli altri mi hanno
convinto…a dare una mano…senza cacciatrice la situazione si era
fatta pesante, tutti volevano approfittarne e…insomma, ho trovato una
ragione per continuare a vivere. Non che fossi indispensabile. Le streghe ormai
sono potenti e temute. Ma non ero solo. E questo mi ha aiutato.”
“Angel è molto diverso da te. Questo mi spaventa.” Spike
sorrise.
“Anima. Avere un’anima non aiuta, vero? È questo quello che
stai pensando? Non voglio paragonare i miei sentimenti a quelli che può
provare lui. So già che sarebbe una battaglia persa. Tu lo ami ancora,
scommetto.” Buffy non fiatò neanche stavolta. La risposta emergeva
chiara nel suo cuore, nelle sue viscere. E Spike sapeva benissimo leggere in
lei.
“Cosa vuoi fare? Perché hai un’idea, non è vero?”
“Cercarlo. Non voglio credere che si sia ammazzato. Non riesco neanche
a pensarlo, anche se…una volta ha pensato di farlo. E io non ero morta,
in quel periodo.”
“E da dove vorresti iniziare?” Spike continuava a non guardarla
in faccia. In cuor suo invidiava Angel.…
“Va a bar di Willy. Chiedi informazioni. Io non posso entrarci.”
Il vampiro sorrise appena.
“Per favore, Spike. Ho bisogno di te. Dimmi che mi aiuterai.”
“Perché non lo chiedi a Willow? Magari con qualche incantesimo
potrà…”
“Lo farò, lo farò. Ma credo di più nel mio istinto.
E nel tuo.” Guardò i suoi occhi verdi per un istante. Si sentiva
un idiota. Amava quella ragazza e glielo aveva appena ricordato. E doveva aiutarla
a cercare il suo amore di sempre. Il suo nemico. Il problema è che lo
avrebbe fatto. Come al solito.
“Ci vediamo al Magic Shop e…avrei bisogno di…sai, sono un
po’ a corto e…” Buffy tirò fuori tutti i soldi che
aveva in tasca. Aveva gli occhi lucidi di pianto e tremava appena. Diede le
banconote a Spike, trattenendo un attimo la sua fredda mano. Il vampiro trasalì.
“Non sai cosa significa per me. Non puoi neanche immaginarlo.” Lui
sorrise.
“Devo essere proprio stupido, non è vero? Aiutarti a cercare una
persona che odio.”
“So che non è facile. E ti ringrazio dal profondo del cuore. Io…mi
fido di te.” Spike liberò la mano, girandole le spalle. Quella
frase lo fece sentire improvvisamente importante, e quasi felice. Infilò
i soldi in tasca e uscì dalla sua cripta.
Anche Buffy andò fuori, e preparò i paletti per la caccia. Chiuse
gli occhi e si mise ad annusare l’aria della notte. Sentì qualcosa.
La ricerca poteva iniziare. Gli istinti presero il sopravvento, e come un animale
scattò all’inseguimento, felina, spietata, crudele. Vampiri o demoni
poco contavano. Conficcare una qualsiasi arma nelle carni del male aveva un
gusto dolcissimo. Ma poi rimase seduta su una lapide ad osservare le mani lorde
di sangue. Un vampiro le aveva strappato il cuore dal petto, tanti anni fa.
E doveva trovarlo. A tutti i costi.
Aveva le chiavi del Magic Shop. Si sciacquò come poteva
dalle tracce della sua caccia, e rimase in ascolto. Il campanello della porta
la fece sobbalzare, e subito andò a vedere Spike. Era piuttosto silenzioso.
Le sue speranze scomparvero velocemente.
“Nessuno sa niente. Angel non si è visto, da parecchio tempo. Pare
che sia venuto il giorno dopo il tuo funerale, l’hanno riconosciuto al
cimitero. Da noi non è passato. Non mi hanno riferito niente di strano.
A parte che lasciato delle rose bianche sulla tua tomba.” Buffy prese
una sedia e si lasciò andare.
“Quindi è venuto a Sunnydale e poi è scomparso di nuovo.
Mi sa che dobbiamo andare a Los Angeles.”
“Dobbiamo? Veramente vuoi che venga con te?”
“Scusa, l’ho dato per scontato…vuoi venire con me a Los Angeles?”
Spike rise di gusto. Buffy lo guardava di traverso.
“Certo, certo. È un pezzo che non vedo la città degli Angeli.
Mi ispira proprio. Ho tanti amici là…oddio, nemici, ormai.”
“Okay. Allora si parte domani. Tu hai una macchina, vero?”
“Avevo…venduta.”
“Mmmh. C’è quella di Giles. La prenderemo in prestito. Niente
treno o mezzi pubblici.”
“Che farai con Dawn, con gli altri? Sei appena tornata e già scappi.”
“Non preoccuparti. Sono stati due mesi senza di me. Riusciranno a sopravvivere
per qualche tempo. Ora vai, Spike. Sta per sorgere il sole.”
“Come sei premurosa…non ti servo in polvere, vero?” Buffy
alzò lo sguardo. Avrebbe potuto incendiarlo per molto meno.
“Né tu, né lui. Nessuno deve diventare polvere se non lo
decido io.” Il vampiro si allontanò lentamente. Era spaventato
da ciò che vedeva in quegli occhi. C’era qualcosa di diverso in
lei, non c’era nessun dubbio. Sarebbe stato un viaggio molto interessante.
Giorno ancora. Ma le tenebre la avvolgevano, il buio che più
la spaventava albergava nel suo cuore. Preparò la borsa con tutte le
sue armi e pochi vestiti. Ascoltava una musica piuttosto pesante e triste alla
radio. Nothing left but faith. Niente resta, se non la fede. In cosa? Bella
domanda. Le parole che recitò a Willow per tenerla tranquilla non servivano
a molto. E neanche Dawn riusciva a digerire l’idea di Buffy. Ma era irremovibile.
“E’ una vita che penso agli altri. Ma adesso ho tolto fuori la mia
una buona dose di sano egoismo. Devo trovarlo. Lo troverò. Non importa
quanto ci metterò. Devo farlo per lui. E per me stessa.” La sorella
cercava di farsi forza, ma finì per sbattere la porta di casa e scappare.
Tara la inseguì, per poi arrendersi quando la vide entrare nella cripta
di Spike. Solo lui poteva aiutarla.
Gli ultimi allenamenti. La croce d’argento al collo e il suo anello. Segno
si appartenenza. La musica che spaccava i timpani nel giorno di chiusura del
negozio. Intoccabile Buffy. I suoi occhi brillavano di rabbia.
Willow la guardava da lontano. Aveva cercato di rintracciare il vampiro e la
sua anima, senza riuscirci. Scomparso nel nulla. Poteva voler dire due cose:
o era morto, o non aveva la sua anima. O forse non voleva farsi trovare? Preparò
un amuleto per la sua amica, di protezione dal male, e lo infilò nella
sua sacca. Ormai era buio, e Spike arrivò con la sua macchina.
Dawn si accucciò tra le braccia del vampiro, e Buffy le sorrise tenerissima.
Le parlò per qualche minuto, cercando di tranquillizzarla. Poi chiuse
la portiera e guardò le case di Sunnydale che si allontanavano dallo
specchietto retrovisore.
Spike stava in silenzio assoluto. I finestrini aperti e ancora quella musica
assordante. Lei chiuse gli occhi, per farsi cullare dai ricordi. Che puntualmente
finivano in polvere.
“Prima tappa?”
“Cordelia. Wesley. Loro ci daranno qualche indizio. Hotel Hyperion, mio
caro.” Ancora silenzio. Poi lei spense la radio.
“Mi credi una pazza, è vero?”
“No. Probabilmente per te avrei fatto lo stesso. Anche se tu non l’ammetterai
mai, io e te siamo simili.” Buffy sorrise. Il male che dentro di sé
sentiva crescere e la dilaniava dentro, dava ragione a Spike. L’inferno,
o quello che era stato, aveva lasciato delle tracce. Ma non le dispiaceva. Si
sentiva più risoluta e forte.
Cordelia la stava aspettando. Offrì da bere a tutti e
due e raccontò una volta ancora gli ultimi giorni di Angel a LA. Niente
di nuovo, di sospetto. Scomparso e basta. Dopo aver sofferto come un cane.
Buffy lasciò Spike e Cordy chiacchierare del più e del meno, mentre
entrava nella stanza di Angel. Buio. Odore di chiuso. Rimase ferma per abituarsi
alle tenebre, cercando di sentire la sua presenza in quel posto in cui era vissuto
per tanto tempo. Accese una candela che trovò vicino al letto. Lui adorava
le candele. Il profumo di cera, la luce delicata e tremula che donava ombre
calde e intense. Aprì gli armadi, i cassetti. Sfiorò i vestiti
che tante volte gli aveva visto indosso. Niente di strano. Come se fosse andato
via solo per qualche ora. Poi trovò il quaderno. La copertina color vino,
pelle invecchiata e odorosa. Spesso e vissuto. Tremava ad aprire quelle pagine,
sfogliarle per scoprire qualche traccia. E poi cadde a sedere sopra il letto.
Un suo ritratto. Matita sfumata e basta. Perfetto. Anche troppo. Le parole che
seguivano erano spaventose. L’amore e la morte si mischiavano, come il
bianco e il nero. E ciò che veniva fuori era solo dolore. Guardò
le date. Per molto tempo non aveva scritto niente. Il soggiorno a Pylea. Poi
la data della sua morte. E le lacrime di inchiostro si intrecciavano con quelle
vere, macchiando le parole, rendendole incomprensibili. Vuoto. Il vuoto la sommerse.
Angel voleva perdersi. E lei aveva paura di sapere il significato di quella
frase. “Perdermi e non ritrovarmi più. Perché eri la mia
ancora e ora sono alla deriva. Vorrei non pensare e non soffrire. Ma tu sei
ancora dentro di me, come una malattia inguaribile. E l’eternità
è troppo lunga per me.”
Pianse anche lei. Spike le mise una mano sulla spalla, per poi accarezzarle
il viso delicatamente.
“Lo troveremo.” Alzò gli occhi, e il vampiro le apparve sfocato,
tra il dolore liquido che le affogava la mente. Tenne la mano di lui tra le
sue, iniziando a singhiozzare violentemente. Spike l’abbracciò
a lungo, lasciandola sfogare. Era esausta. La fece sdraiare nel letto del suo
vecchio amante, coprendola con un lenzuolo e togliendole amorevolmente le scarpe.
Le baciò la guancia e chiuse la porta. La notte stava per finire, e non
avevano ancora nessuna traccia. Spike tornò da Cordelia, che preparava
un caffè.
“Manca anche a te, vero?”
“Già. Sto cercando di abituarmi all’idea, ma non ci riesco.
Non so se lo rivedrò mai più. A volte odio Buffy. Per lei, solo
per lei è successo questo disastro. E non è il primo.”
“Secondo te dove può essere?”
“Non lo so. Ma ciò che non ho detto a Buffy è…Darla.”
Spike si alzò dalla sedia, ma non parlò. Aspettava che la ragazza
continuasse il suo discorso.
“Non sono riuscita a parlarci. È protetta, impossibile da contattare.
Ma Angel ha due ossessioni, una sta dormendo nel suo letto e l’altra farebbe
di tutto per riprenderselo. Non vorrei che…in qualche modo…”
“…ci fosse riuscita. Darla. Drusilla. Una bella coppia, non è
vero? Se ci metti me ed Angelus cosa ne viene fuori? Un poker di stronzi."
“Io non posso trovarle, ma tu sì. Buffy le ucciderebbe, forse,
o verrebbe uccisa da loro. Tu forse puoi…”
“Andare a dare un’occhiata? Non penso che Drusilla mi accoglierebbe
a braccia aperte. Sa del chip, del mio amore per la cacciatrice, e…scoprirebbe
subito il modo per…”
“Basta avere un piano, Spike.” Wesley era entrato in silenzio. O
forse loro erano semplicemente troppo assorti per accorgersi della sua presenza.
“Dimmi quale. Mi sa che ne ho bisogno.”
“Ora, le due signorine in questione sono protette da un’organizzazione
di avvocati molto potente. I loro poteri sono immensi, e ci hanno spesso messo
in difficoltà. Puoi andare da loro e chiedere di rimuovere il tuo chip.
Per tornare com’eri.” Spike rimase in silenzio.
“Potrebbero farlo?”
“Perché no? Se hanno un tornaconto…e averti trai loro adepti…sarebbe
una buona ricompensa. Soprattutto se Darla e Drusilla mettono una buona parola
per te. E poi pensa: non sanno che Buffy è tornata. Il che rende più
credibile la versione. Lei è morta. Tu sei tornato normale.” Rimase
in silenzio. Aprì il frigorifero alla ricerca di alcool. Si accontentò
di una birra, che riuscì a scolare in pochi secondi.
“E quanto vi fidate di me? Potrei semplicemente farmi togliere il chip
e…tornare come prima.”
“E’ un rischio. Lo sappiamo. Ma forse vogliamo correrlo. Io non
ti conosco abbastanza. Ma Rupert sì. Ne ho parlato con lui pochi minuti
fa, e sembra d’accordo.” Il vampiro rise di gusto. Come facevano
quelle persone a fidarsi? Neanche lui poteva fidarsi di se stesso. Immaginò
la bella Drusilla, la sua sensualità e crudeltà…il sapore
del sangue caldo di una vittima, il profumo del collo di una giovane donna.
E poi Buffy. Quella ragazza che non l’avrebbe mai amato. Che cercava Angel.
Anche se ormai poteva essersi perso. Chissà, magari ricreare la vecchia
famiglia…
Alzò gli occhi per incrociare quelli di Cordelia. Era come se riuscisse
a leggergli dentro.
“Lasciamo perdere. Non so se è la strada giusta. È solo
un’opportunità.” Spike finì una seconda birra, e sorrise
malefico.
“Manca ancora più di un’ora all’alba. Qualcuno vuole
accompagnarmi? Devo rivedere delle vecchie amiche…”
Drusilla era là. Al di là di quella porta. Il suo sire dolce e perverso, matta come un cavallo e bellissima. Sapeva bene quello che stava per fare. Varcare una soglia pericolosa e invitante. Tornare indietro nel passato, provare una nuova esistenza, simile alle sue origini. Tentazione.
“Salve, tesoro.” Drusilla si voltò di scatto,
in allarme come non mai. Ma vedere Spike la fece rilassare ed esplodere in un
bel sorriso.
“Come sta la mia principessa?” Lui non era da meno, tremendamente
sicuro di sé.
“Guarda chi è tornato all’ovile…il bambino sentiva
la mia mancanza?”
“Tanto, mia cara. Spero non ti dispiaccia una mia visita…”
Drusilla rispose con una carezza al viso del vampiro.
“Ma sei stato tanto cattivo con me, troppe volte. Non lo so se mi va di
farti entrare. E poi, non c’era una guardia all’ingresso?”
“E vuoi che mi fermi?” La ragazza rispose con un bacio a fior di
labbra.
“Mmmmh, allora sei tornato davvero? Fatti guardare…” Dru iniziò
a girargli intorno, sintonizzando i suoi sensi affilati come lame. Spike continuava
a sorridere e star calmo, mentre osservava il covo della sua ex amante. Stanza
d’albergo, ben oscurata, lussuosa e accogliente. Le bambole stavano a
guardarlo da ogni angolo, mettendolo a disagio, ma in ogni modo provocandogli
nostalgia per i bei tempi andati.
“Un uccellino mi ha detto che la cacciatrice non cammina più in
questo mondo. È vero?”
“Già. E la mia malattia è in via di assoluta guarigione.”
“Sei ancora pieno di lei. Mi sembra di sentire il suo odore.”
“Io invece sento solo il tuo…” Spike prese Drusilla con forza,
e la baciò appassionatamente. Le morse un labbro, e avidamente succhiò
ogni piccola goccia di sangue. La ragazza mugolò di piacere, per poi
staccarsi e guardar bene chi si trovava davanti. Nel silenzio più assoluto
gli sfilò la maglietta, e con un’unghia affilata graffiò
la sua pelle candida, sul petto, vicino al cuore. La sua lingua ripulì
tutto, mentre Spike si abbandonava completamente a quell’antico gesto,
rituale di accoppiamento. Prenderla fu facile, e decisamente piacevole. Sentiva
riaffiorare il demone sopito, la passione, la libertà. Perdere il controllo
dopo mesi, approdare nel porto sicuro della sua amante di sempre, lasciarsi
andare alle forti sensazioni…Tutto il resto del mondo riuscì a
scomparire in un istante, e lui era di nuovo il temibile vampiro, la creatura
del male temuta, che stava amando, dominando il suo Sire e padrone...
Interessante. Stare sdraiato tra quelle lenzuola, con Drusilla tra le braccia.
Quando l’osservatore gli aveva fatto quella proposta indecente, molti
sentimenti erano nati in lui. La voglia di tornare come un tempo, di prendersi
qualche rivincita. Ma allo stesso tempo ne aveva paura. Era cambiato molto nell’ultimo
periodo, e Buffy, la gang, ormai lo accettavano come uno di loro. Ma non lo
era. Non era riuscito ad avere lei. La sua passione, ossessione. Il dolore fortissimo
provato nel vederla esangue sul terreno. Il tormento di quando era tornata,
con una sola idea in testa. Angel. Maledetto Angel. sempre e solo lui. Ma ormai
aveva capito. Il suo posto non era accanto a lei. Però l’amava
ancora, e ancora l’avrebbe aiutata. Avere Dru ai suoi piedi gli dava un
senso di potere atavico e profondo. Vederla dormire tra le sue braccia gli ricordava
ardentemente la sua natura. Quella natura che aveva cercato di stravolgere,
senza riuscirci mai del tutto. Riuscì ad addormentarsi, con i contrasti
della sua esistenza che sfumavano in un sonno senza sogni. Qualcosa che somigliava
alla serenità.
Buffy ascoltò le parole di Cordelia. Spike era partito
alla carica senza avvertirla. Si sentiva tagliata fuori, e questo la fece infuriare.
D’altra parte i suoi amici cercavano solo di aiutarla…l’unico
problema è che doveva ancora una volta recitare la parte della morta,
scomparire dalla città in cui era giunta da poche ore, per reggere il
gioco del vampiro. Rimanere all’Hotel. Affrontare i fantasmi che aleggiavano
fra quelle stanze. Lei che sentiva nascere la rabbia in sé. Buffy che
voleva combattere e sfogarsi. Buffy che rimase ancora seduta sul letto di Angel
con il quaderno in mano. L’aveva sognato. Che si polverizzava alla forte
luce del sole. Il suo viso, accarezzato dai raggi, e poi una fiammata. Violenta,
inesorabile. E lei a guardare, gridare, senza poter fare niente. Non riusciva
più a rimanere da sola. Seduta ad aspettare. Cercò Cordelia una
volta ancora, che si aggirava come un fantasma per quelle stanze. Si trovarono
davanti ad una tazza di tè fumante.
“Parlami di lui. Lo so che ti sembra di averlo già fatto tante
volte. Ma io voglio sapere. Perché è successo? Perché è
andato via? Perché pensi che…Darla sappia qualcosa?”
Cordy fece un sospiro. E iniziò a raccontare una lunga storia. Di una
vampira tornata dall’inferno da mortale, ma gravemente malata. Della sua
creatura che si rifiutò di rendergli la vita eterna. Del dolore di un’anima.
Di una notte in cui Angel si perse tra le sue braccia, alla ricerca di qualcosa
oltre il freddo. Per trovare una rivelazione e non la perdizione.
“Se Angel vuole smarrire se stesso può farlo solo grazie a lei.
Anche se non ci è riuscito quella volta. Ora non ha più niente
da perdere.”
Buffy pianse lacrime amare. L’uomo che conosceva, che aveva rivisto per
il funerale di sua madre, era molto diverso dalla realtà. Angel rimaneva
per lei sempre uguale, come era uguale il suo amore per lui. Non riusciva ad
essere gelosa. Né arrabbiata. Né delusa. Solo stanca. Avrebbe
voluto trovarlo, e in silenzio cancellare le ferite, quelle che si portava appresso
da secoli, che laceravano la sua anima bellissima. Era solo. Da qualche parte
era solo. E lei voleva salvarlo. Prendersi cura di lui, proteggerlo…come
Angel troppe volte aveva fatto con lei. Egoista. Piccola bambina egoista persa
nei suoi problemi. Lui c’era sempre quando ne aveva bisogno. E ora era
chissà dove. Aspettare Spike. Per quante ore, giorni? Tornò a
leggere il suo diario. Parole a volte tristi, a volte dolcissime. Parole dedicate
a lei. A Darla.
Spike sentiva delle voci ovattate e lontane, ma il sonno ancora
lo cullava tra le sue braccia. Piano piano ricomponeva i suoi ricordi delle
ore passate. Buffy. Drusilla. Angel. Aprì gli occhi. Era a pancia in
giù, nudo, disteso sul letto della sua amante. Le voci erano vicine,
e voltandosi le vide. Due amiche che chiacchieravano del più e del meno.
Darla era là. Molto diversa dall’ultima volta che l’aveva
intravista, ma tremendamente vitale, per una che era tornata dall’inferno.
Ridevano. Tirò il lenzuolo per coprirsi, facendo acrobazie.
“Bentornato tra noi, Spike.” Dru gli tirò una maglietta,
che lui si infilò subito. Le ragazze si sedettero sul suo letto, quasi
incuriosite da quella presenza maschile.
“Già, benvenuto. Mi chiedo come mai sei riapparso.”
“Cara Darla, non posso venire a trovarvi?” Il suo sorriso era come
sempre disarmante, ma chi aveva davanti era un osso duro.
“Mah, non so. Prevedo che ci sia qualcosa sotto. Ormai avevi la tua bella
vita da pseudo umano, perché sei qua?”
“Forse perché non sono un uomo, cosa credi? Mi sono adattato, o
almeno, ci ho tentato, senza riuscirci. Io sono come voi, mie care.”
“Può darsi. Ma mi fido più delle mie sensazioni che delle
tue parole. Tu vuoi qualcosa.”
Spike finì di vestirsi davanti alle signore, e si accese una sigaretta,
con gesti sapienti e tranquilli.
“Forse qualcosa c’è. A parte il fatto che non mi dispiace
tornare in famiglia. Ho saputo che sei legata a persone molto potenti. E a me
serve il tuo aiuto.” Darla sorrise compiaciuta della sua intuizione.
“Cosa vuoi?”
“Ti posso spiegare cosa non voglio. Questo chip. Nella mia testa. Castrante
da non poterne più. Voglio tornare a vivere, alla mia natura. Ed è
difficile se devo bere sangue da un cartone.” Drusilla iniziò ad
applaudire rumorosamente, felice della notizia.
“Puoi farlo?” Darla continuava a fissarlo negli occhi, come per
cercare di carpire qualche altro segreto. Ma poi sorrise anche lei.
“Qualcosa si può provare. Ci vorrebbe proprio un maschietto qua
nei dintorni…” Si allontanò lentamente, mentre Spike schiacciava
il mozzicone sul posacenere. Quasi non credeva alle sue orecchie. La libertà
sembrava ad un passo. Cambiare la sua vita. Ancora una volta. L’idea lo
spaventava ma allo stesso tempo lo esaltava. Tornare ad essere un vampiro. Vero.
Immerso nei suoi pensieri si accorse di Drusilla che lo fissava. Silenziosamente
si avvicinò a lei e la baciò.
“Pensavo fossi tornato solo per me.”
“Non posso essere me stesso, né tornare veramente con te con questo
chip. Lo sai.” Sembrava convinta, e lui mentalmente sospirò di
sollievo. Tutto sembrava in equilibrio instabile. Ci sarebbe voluto del tempo
per riacquistare la loro fiducia, e non doveva bruciare le sue carte. Da ciò
che aveva capito Angel non era con loro. Ora bisognava capire se era passato
di là, per quanto tempo o quando se n’era andato…Pensò
a Buffy, rinchiusa nell’albergo ad aspettare sue notizie. Poi lasciò
perdere e tornò ad immergersi in Drusilla, rassicurante passato dagli
occhi profondi.
Darla tornò dalla sua telefonata con un sorriso.
“Si potrebbe fare, Spike. Qualcuno mi deve più di un favore. Ma
che ne dite di uscire stasera? Ho fame.”
“Ho qualche difficoltà a nutrirmi, lo sapete…”
“Ma ce ne occuperemo noi, tesoro. Non ti preoccupare. Almeno con te c’è
qualche speranza.”
“Che vuoi dire, Darla?” Il viso della ragazza si era fatto buio.
Rimase silenziosa per un attimo, per poi sbuffare e tornare a sedersi vicino
a Spike.
“Che se non altro tu non hai un’anima. Anche se ti sei legato a
quella puttana di cacciatrice…diciamo che non sei irrecuperabile.”
“Angel? Parli di lui? Che fine ha fatto?” Buttò la domanda
con poco interesse.
“E’ una storia lunga, William. Ogni tanto torna, cerca di fare il
cattivo ragazzo e poi non ci riesce. Come al solito. E io mi illudo di poter
riavere il mio uomo. Quella fa danni anche da morta.”
“Non dirmi, è tornato da te? Ma quando?” Le parole gli sembravano
false, ma perché avrebbero dovuto sospettare qualcosa? Non erano mai
andati troppo d’accordo…
“Poco tempo fa. Ma poi è ripartito. Saranno…boh, dieci giorni,
due settimane?” Drusilla annuì.
“Un vero peccato. Sarebbe bello ricostituire tutta la famiglia. Non potevi
portartelo a letto? In quel modo sarebbe tornato Angelus e…” Lei
rise di gusto, scuotendo la testa.
“Se è per quello mi sono presa le mie soddisfazioni, e ci ho provato
in tutti i modi e posizioni…. Quell’idiota voleva…come dire,
autodistruggersi? È così che diceva. Ma non è bastato scoparlo.
Né amarlo.” Gli occhi lucidi della ragazza lasciavano Spike perplesso.
Comunque era vivo, fino a circa due settimane prima. Come avrebbe fatto a dire
la verità a Buffy? Probabilmente con sommo piacere. La soddisfazione
di infangare, senza neanche dover mentire, il nome del signor perfezione…
“E i tuoi amici non potevano aiutarti? Se sono così potenti…”
“No, con Angelus non vogliono aver niente a che fare. Secondo loro fa
parte di un progetto superiore per aprire le porte dell’inferno, per l’apocalisse
o chissà cosa diavolo…Serve vivo. E con quel peso di anima che
si porta appresso. Per te invece, nessun problema…”
“Mi sa che valgo poco…”
“Non per me, adesso che sei tornato…” Drusilla lo abbracciò.
Spike la lasciò fare.
“Non voglio parlare più di Angelus. Fa male. Fa sempre, dannatamente
male. E poi ormai è partito. Ha lasciato una ridicola letterina e se
n’è andato. Ti rendi conto che era tornato persino a cibarsi di
umani? Tutta fatica sprecata. Con te può andare meglio. Così almeno
il mio nuovo Sire sarà felice…” Darla baciò Dru sulle
labbra. Spike si sentiva tremendamente eccitato dal giochetto saffico, e le
due si beavano della sua espressione perversa.
Uscirono nella notte, agghindati per la caccia. Un piccolo parco diventò
la loro riserva, e Dru regalò una giovane ispanica a Spike, dopo averle
spezzato il collo. Ricordò il Bronze. Quella sera in cui lei uccise una
coppia di fidanzati. Buffy. Affondò i suoi denti nel collo tenero e caldo,
gustando il sangue che scorreva dentro di sé. Euforia. Senso di colpa
che si allontanava. La cacciatrice non poteva essere più lontana…
Scoperte. Il mondo di Buffy crollava e risorgeva sfogliando
quelle pagine. Venire a conoscenza del giorno che aveva perso. Una giornata
speciale con Angel umano. Con un corpo caldo da amare senza nient’altro
che la felicità dei sensi e del cuore…e poi tornare indietro. Frammenti
di una storia triste, come al solito. Pezzi di un amore sepolto e soffocato
per troppo tempo. Promesse mantenute e infrante. Il giuramento fatto a Joyce
Summers, che l’aveva portato via da lei, definitivamente.
Cordelia l’aiutava nella ricostruzione dell’immagine di Angel, della
realtà. Le ferite che albergavano nel suo cuore sanguinavano come non
mai, e tutto ciò la rendeva ancora più risoluta. Doveva trovarlo.
Non importava dove o come.
Rimase rinchiusa un giorno ancora. Come in un bozzolo, per riparare i danni
di troppe parole non dette. La sua immagine allo specchio le ricordava il fatto
che doveva essere morta ancora per un po’. Frugò nell’armadietto
del bagno di Cordelia. Tintura per capelli. Le sembravano troppo lucidi…le
forbici fecero il resto. Sembrava un’altra. Uscì, quel mattino.
Si infilò dal primo parrucchiere che trovò per risistemare l’acconciatura.
Lenti a contatto. Anche sua madre avrebbe stentato a riconoscerla.
Rivide la sua scuola e i quartieri che conosceva bene. Cercava di riaprirsi
alla vita. Non stava semplicemente cercando Angel, ma se stessa. E non era un
compito facile. Era spaventata da ciò che sentiva. Per lui, ma non solo.
Quella zona d’ombra che si allargava e restringeva dentro di sé,
quelle tracce indelebili e confuse che il suo soggiorno nella terra del nulla
aveva lasciato. Tutto da ricomporre, un puzzle che cambiava immagine troppo
spesso.
Tornò da Cordelia con un animo diverso. Iniziò a lavorare con
lei e Wesley alle sue visioni, cercando di sostituire le funzioni del suo amato,
o almeno ci provò. Chiamava casa sua tutti i giorni, e non si era mai
sentita così vecchia, così adulta.
Spike telefonò una settimana dopo. Poche parole, un appuntamento. Lei
che tremava come una foglia. Passo dopo passo cercava di prepararsi a nuove
rivelazioni.
Il parco era illuminato dalla fioca luce dei lampioni. Lui era
seduto su una panchina, con la testa fra le mani. Non la sentì arrivare,
immerso nei suoi pensieri. Aveva ripassato il discorso da farle centinaia di
volte, e migliaia di volte ancora lo aveva rimandato. Si era sganciato dalle
sue temibili e vecchie amiche per rivederla. Trasalì quando se la ritrovò
davanti. Il viso di Buffy sembrava invecchiato negli ultimi giorni, e il suo
nuovo aspetto era decisamente strano. Lei si sedette accanto a lui, guardandolo
corrucciata.
“Ciao. Scusa il ritardo. Non riesco mai ad arrivare puntuale…”
“Non sono qui da molto.” Il silenzio si poteva tagliare a fette,
da quanto era pesante e palpabile. Spike prese fiato e raccontò la sua
storia. Di Darla e del suo tentativo di riprendersi Angel, che ormai non era
più a Los Angeles. Particolari compresi. Buffy non sembrava così
stupita da quelle parole, anche se gli occhi lucidi tradivano il dolore che
provava. Lui cercava di mantenere le distanze, di essere schietto e non rude,
ma il messaggio era chiaro. L’autodistruzione di un vampiro. Il toccare
il fondo e tornare al passato. I delitti consumati, l’alcova e la sua
vecchia amante. La fuga. Da se stesso. Praticamente ciò che Cordelia
aveva previsto.
“L’ho saputo già dal primo giorno, ma ho cercato delle prove,
qualcosa di concreto che potesse svelare la sua destinazione. Ho rubato questa,
ne ho fatto una copia. Può esserti utile.” Le porse una lettera.
L’ultima lettera di Angel a Darla, un addio straziante e sofferto. Lei
lesse con voracità quelle parole, senza afferrarne del tutto il significato.
Le lacrime scendevano copiose, inondando il viso e le mani. La richiuse. Spike
si era alzato e sembrava sul punto di congedarsi.
“Dove…stai andando?”
“Via. È…difficile da spiegare, ma io…devo andare via.
Hai avuto ciò che ti serviva, ho fatto tutto ciò che potevo, ma…ora
è meglio se mi allontano velocemente da te.”
“Hai paura che ti abbiano seguito? Non si fidano ancora di te?”
Spike rise.
“No, non hai capito niente. Anche io ho cambiato qualcosa. Guarda qua.”
Le mostrò una cicatrice sulla testa. Buffy indietreggiò con gli
occhi sbarrati.
“Vuol dire che…”
“Non ho più il chip.”
“A me non importa, io sono sicura che…”
“Non dire cazzate. Dovresti guardarti allo specchio. Ora non sono più
un agnellino.”
“Tu sei diverso. Non è solo il chip. Lo so.”
“Non è così. O almeno, non del tutto. Sono cambiato per
te. Perché ti amavo. E questo lo sai benissimo, anche se spesso fai finta
di niente. Il mio posto è con i miei simili. Tu troverai Angel, lo porterai
via con te. Ed io non ti servirò più. Se mai ti sono servito a
qualcosa.”
“Non dire così. Sembra quasi che io ti abbia solo sfruttato e…”
“Ascoltami, cacciatrice. Io devo essere me stesso. Sono un vampiro, anche
se ve ne siete scordati ultimamente. Devo seguire la mia strada, e so dov’è
il mio posto nel mondo.”
“Con loro? Con Drusilla?” Accese lentamente una sigaretta. Sembrava
pensare a quelle parole.
“Questo si vedrà. Per adesso sì. Poi chissà. Di sicuro
non ci faccio niente con te, a fare il cagnolino che scatta ad ogni tuo ordine.”
“Ti hanno fatto il lavaggio del cervello o è questo che pensi realmente
di me?” Buffy stava urlando, e le poche coppiette che passavano da quelle
parti affrettavano il passo. Sembrava solo una lite tra innamorati.
“Lo penso. Amarti è doloroso, Summers. Io devo liberarmi di te
e riprendere me stesso. È un qualcosa che cerco da un pezzo. La mia personale
ricerca di identità. Come potrei stare in un angolo a guardare te e il
cavaliere nero? No, grazie. Mi è bastato Big Jim. E poi, ti ho detto…devo
seguire la mia natura. Ricordi? Io non ho un’anima.”
“Non puoi farmi questo. Non ora.” Buffy pronunciò le parole
a denti stretti. Sentiva ribollire il sangue nelle vene, e la vista si annebbiò
per un attimo. Spike sorrideva, quasi spaesato. Ci aveva pensato tanto, ma non
era riuscito a prevedere la sua reazione a quelle parole, e quegli occhi lo
spaventavano.
“E Dawn? Passi per me, ma lei?”
“Briciola…è giovane. Capirà. Prima o poi, capirà,
credo.” Ancora silenzio.
“Vuol dire che tornerai ad uccidere…magari lo hai già fatto…che
torneremo a combatterci e…no, non posso pensarlo, Spike. Ti prego, ripensaci.
Non saltare il fosso.”
“Quello l’ho saltato più di un secolo fa, lo sai. Non torno
indietro. Non stavolta. Girerò al largo da te. Non voglio combattere.
E non lo vuoi nemmeno tu.” Buffy esplose. Si avventò come una furia
sul vampiro stendendolo a terra con un pugno fortissimo, per poi bloccarlo là.
“Potrei ucciderti.”
“Lo so. Ma non lo farai.” La rabbia della cacciatrice era ancora
molto forte, ma si rialzò liberando Spike e rimanendo seduta per terra.
Lui le porse la mano per farla rialzare, e lei lo ignorò per un istante.
Poi accettò.
“Questo è un addio, quindi?” Spike annuì. Il suo viso
portava il segno del colpo di Buffy, ma sembrava deciso. Illuminati dal lampione,
come una scena al rallentatore, lui avvicinò la mano per sfiorarle il
viso. Lei si gettò tra le sue braccia, tempestando il petto di pugni.
Non gli faceva male. Il dolore era altrove. Era nella preghiera di Buffy, che
lo supplicava di non andare via, di non lasciarla. Era in quell’abbraccio
che aveva il sapore amaro di qualcosa di definitivo, di irrecuperabile. In quella
carezza delicata data a quel viso, in quel bacio rabbioso e profondo che partiva
da una ferita ancora più intima e oscura. Non era la prima volta che
lo baciava. Il suo corpo continuava a mandarle segnali contrastanti. Desiderio,
odio, rimpianto, collera…confusione. Si staccò da lui e vide le
sue lacrime. Il cuore si strinse in una morsa pesante e non trovò le
parole per esprimere ciò che provava.
“Questo…è sleale, Buffy. Tu…non sai quanto mi costa.”
Ma la baciò una volta ancora, sulle labbra. Si allontanò nella
notte, lentamente, senza voltarsi indietro. Lei tornò a sedersi sulla
panchina, con la testa tra le mani e la morte nell'anima
Dopo qualche minuto si alzò da quella panchina. Stringeva
ancora quella maledetta lettera e gli ultimi brandelli della sua razionalità.
Si sentiva stordita, nauseata. Valeva la pena? Era lontana da casa, dalla sua
famiglia, gli amici, e anche Spike era andato. All’inferno, con un biglietto
senza ritorno. Camminava lentamente, assorta nella rabbia e nel nulla. Non si
accorse di niente. Finché non si trovò a terra con una creatura
della notte che tentava di morderla. Non aspettava altro. La lotta, aveva proprio
voglia di giocare, come il gatto con il topo. Minuti lunghissimi e colpi che
andavano a segno inesorabilmente. Il paletto. La solita routine. Ma si sentiva
meglio. Quel parco doveva essere un ritrovo abituale di vampiri…
Arrivò in albergo, trovando Wesley e Cordelia ad attenderla. Ma dopo
averla guardata negli occhi nessuno si azzardò a rivolgerle la parola.
Nella stanza di Angel, ancora una volta. Tolse la giacca, abbandonandola nel
letto, e riaprì la lettera. Con calma.
“Devo andare. So che mi odierai per questo, ma devo farlo. Ho provato e riprovato a trovare un senso alla mia esistenza, ma non ci riesco, non accanto a te. Non sono più come voi, e ci tento ogni volta, illudendomi che qualcosa riesca a cambiare. Vorrei uccidere la mia anima maledetta e non provare più niente, nessun dolore. Ma non sono riuscito a fare neanche questo. Perdonami. Non so esattamente dove trovare me stesso, ma devo compiere un viaggio. Dentro me e le mie origini.
Angel”
Poche frasi. Criptiche. Come il suo solito. Non spiegava dove
sarebbe andato. Non più di tanto, almeno. Era buffo però. Tutti
quanti erano entrati in crisi con la sua morte. Lei stessa, Angel, Spike. Un
evento catastrofico che creava il vuoto e la voglia di cercare, trovare se stessi.
Strano. Spike stava facendo, forse senza neanche accorgersene, gli stessi passi
di Angel.
Perdersi. E ritrovarsi. Cambiati. Maturi. Diversi. Lei si sentiva diversa. Nella
notte che cresceva come un morbo dentro di se, nell’amore che continuava
a provare per quella creatura affascinante e tormentata. Era come se non le
importasse niente del suo passato, del presente. Un desiderio intenso e allo
stesso tempo ingenuo di riavere Angel. Così com’era. Con le sue
contraddizioni, i suoi sensi di colpa. Prese fiato e cancellò le lacrime.
Pensò ancora una volta a Spike, a quel bacio così rude e triste.
Un dolore sordo. Che si aggiungeva a tutti gli altri. Pose fine all’isolamento
tornando da Cordelia. Lasciando la lettera sopra il tavolo.
“Cercare le sue origini. Ti dice qualcosa, Wesley?”
“L’Irlanda. Non è iniziato tutto da là?”
“Galway? Tornato alla vecchia casa? La sua famiglia si è estinta,
Angelus ha ucciso tutti i suoi parenti…cosa può trovare laggiù?”
Buffy era incuriosita dal ragionamento dell’osservatore.
“Non lo so. Forse quella purezza che gli è sfuggita di mano…”
Silenzio. A dire il vero la purezza non c’era mai stata, in Angel. Liam
era stato un donnaiolo ubriacone, cosa c’era di immacolato? E come trovarlo?
“Una persona come Angel non può passare inosservata. Se è
andato là, sempre se, deve aver lasciato qualche traccia. Ma potrebbe
essere anche in Romania, alla ricerca…che ne so, degli zingari della maledizione…oppure
le sue origini vampiresche…” Wesley iniziò ad annotare i
suoi pensieri in un quaderno. Buffy alzò lo sguardo, cercando di sbirciare.
“Come può viaggiare? Nave? Aereo? Clandestino? Difficile…Come
verificarlo? E il passaporto? Non ha neanche un cognome, figuriamoci…”
“Non si è fatto parecchie conoscenze qua? Quanto ci vuole a procurarsi
un passaporto falso?” Ancora silenzio. Cordelia sorrise e prese il telefono.
Kate. Sbirro. Il suo entusiasmo venne smorzato dalla donna, che tutti ascoltarono
con il viva voce. No, non si era rivolto a lei. Sembrava sincera, perché
mentire? Un altro nome venne fuori. Un avvocato. Contrastato e confuso nemico.
Innamorato da sempre di Darla. Cosa avrebbe fatto per togliere dai piedi il
suo rivale?
“Okay, ma come lo contattiamo? È inaccessibile, come Darla. Forse
Spike…”
“Tenetelo fuori. Non…può più fare niente.”
“E’…morto? Cioè, nel senso che…”
“No, Cordelia. Si è perso. L’ho perso.” Buffy lasciò
andare le lacrime che soffocava da tempo. Wesley le versò un bicchiere
d’acqua, per poi guardare dalla finestra il sole sorgere.
“Okay. Lindsey. Io posso…fingermi una cliente e riuscire a parlargli,
non so…inventiamoci qualcosa. Durante il giorno non dovrei incontrare
Darla o Drusilla…”
“Ormai che ti importa? Se Spike è passato al nemico non devi preoccuparti
della sua copertura…”
“No.” Il pugno incrinò il tavolo. “Lui…non voglio
metterlo nei guai. Gli devo molto. Aldilà delle scelte che può
aver fatto. Darla o Drusilla, non devono vedermi. Finirei per…combattere
contro di lui.” Era strano come nessuno dei presenti riuscisse mai a contrastare
le sue decisioni, gli ordini. Era come se avesse sempre ragione, come un matto,
o come se fosse veramente il capo di quella strana combriccola di acchiappa
mostri.
Ormai era mattina, e il piano fu deciso in poco tempo. Buffy cercò di
riposare, sdraiandosi nel letto di Angel, come sempre. Avrebbe voluto sentire
il suo odore tra quelle lenzuola, ma tutto era svanito da tempo. Ogni volta
che chiudeva gli occhi riusciva a focalizzarlo, come se lo avesse davanti. Chissà
se anche lui aveva le stesse sensazioni…Dopo un paio d’ore si alzò,
per farsi una lunga doccia. Il suo viso era tirato, non stava mangiando abbastanza,
e il colore scuro dei capelli la facevano sembrare ancora più dura e
triste. Si truccò pesantemente, vestendosi in maniera elegante, per cercare
di dimostrare più anni di quanto in realtà ne avesse. Il risultato
era veramente strano, ma soddisfacente.
Non senza difficoltà riuscì a farsi annunciare al fantomatico
Lindsey. Entrò nel suo ufficio e la segretaria richiuse la porta. Fu
un attimo. Prese l’uomo per il colletto e lo sollevò di dieci centimetri
da terra, tappandogli la bocca con la mano rimasta libera.
“Allora, voglio una risposta veloce, quindi non urlare e non ci saranno
storie. Angel.”
“Quale…sarebbe la domanda?”
“L’hai aiutato tu a scappare?”
“Può darsi, cacciatrice.” Buffy lo lasciò andare.
L’uomo si teneva la gola, continuando a tossire.
“Okay. Allora dimmi quello che sai.”
“Non molto. È andato via.”
“Passaporto?”
“Già.”
“A che nome?”
“Liam Angels”
“Che fantasia.” Lindsey si alzò con qualche difficoltà,
per tornare alla sua poltrona.
“Altro da dichiarare?”
“Se lo riporti qua io ti ammazzo con le mie mani.” Buffy iniziò
a ridere.
“Senti, stronzo, ho ucciso una marea di demoni infinitamente più
forti di te. Pensi di farmi paura?”
“Sì. Perché non sono un demone.” Lei sorrideva ancora.
“Già. Ma non mi pestare comunque i piedi. È per Darla, vero?”
L’uomo annuì.
“E’ pericolosa. Potrebbe ucciderti.”
“Parli proprio come lui.”
“Quando riuscirò a trovarlo, torneremo qua, e lo faremo insieme.
Puoi tenerti la tua vampira.”
“Fino a quando? Fino alla tua prossima morte?” Buffy sorrise nuovamente.
“Quello che è. Grazie per l’informazione.” Voltò
le spalle dirigendosi verso la porta.
“Che c’entra Spike con tutto questo?” Buffy diventò
rossa fino alla radice dei capelli, ma si girò ugualmente.
“Che ne sai tu di Spike?”
“E’ qua. Con loro. Lo hai mandato tu, vero?” Lei rimase in
silenzio.
“No.”
“Ma lo sapevi.”
“Cambia qualcosa? Ora è con voi, ha scelto. Non preoccuparti per
Darla. Non è Angel.”
“Parola di cacciatrice?”
“Già.” Una lacrima brillava nei suoi occhi. Solo pronunciare
quel nome le provocava una fitta al petto.
“Non…tradirlo, ti prego. Non rivedrai più Angel, te lo giuro.
Ma…non fare del male a Spike.” Lindsey annuì. Non sapeva
quanto fidarsi di quell’uomo, ma non aveva scelta. Negare l’evidenza
sarebbe stato peggio. Appena tornata alla base chiamò Sunnydale e Willow.
Aveva un nome. E le banche dati erano la specialità dell’unica
strega del computer che conoscesse. Aspettò. Davanti al telefono. Per
ore intere. Quando squillò si era addormentata su una sedia. Ora aveva
una data. Ed una destinazione. Liam Angels era partito da Los Angeles 20 giorni
prima. Per Londra. Scartata la Romania. Altre due chiamate. Una per prenotare
il primo volo. La seconda per il suo ex Osservatore. Il signor Giles fu felice
di sentirla. Aveva novità da raccontare, ma non al telefono.
Comunicò tutto a Cordy e Wesley, che non volevano lasciarla partire da
sola. Ma lei era decisa, e ancora una volta nessuno obiettò. La mattina
dopo sarebbe partita.
Passeggiare ancora per la città. Ascoltare le mille voci
della gente che si affannava per strada, che correva da una parte all’altra
senza fiato. Ignorando i demoni che si nutrivano delle loro paure, della loro
carne. Tornò in quel parco dove aveva lasciato Spike, mentre il cielo
cambiava colore violentemente. La stessa panchina. Le sarebbe piaciuto cancellare
la notte precedente, aspettare l’arrivo di Spike e convincerlo a partire
con lei. Ma era tutto inutile. Era troppo tardi. Ancora poche ore e avrebbe
lasciato il nuovo mondo. Senza vampiri. Sola.
Rimase immobile ancora un po’. Ma quando decise di alzarsi loro erano
davanti a lei.
“Questa è strana. Assomigli a qualcuno, non è vero ragazzi?”
Darla era là, con la sua prepotenza e arroganza. Drusilla e Spike la
seguivano a breve distanza.
“Ma non puoi essere lei. Perché è morta. Non è vero
William?”
“S-sì. Ho visto il suo cadavere.”
“Se è per questo anche io ho visto quello che rimaneva di te. Sporca
polvere grigia. Nient’altro.”
“La cacciatrice. In cerca di guai?” Buffy la fissava. Le immagini
che scorrevano davanti ai suoi occhi erano tante, e ognuna sembrava più
brutta della precedente.
“No. Sono in vacanza.” Darla rideva, e così il coro dietro.
Buffy incrociò lo sguardo di Spike, e percepì il suo panico.
“Quasi quasi…mi sa che ci divertiamo un po’…che ne dite?”
Nessun movimento. Attesa lunghissima di una prima mossa. Darla iniziò
a girare intorno a Buffy, mentre lei guardava un vampiro immobile e sorpreso.
“Ho qualche conto in sospeso con te, mia cara.”
“Perché?” Erano ad un centimetro di distanza l’una
dall’altra.
“Le domande le faccio io. Perché sei qua?”
“Passeggiavo. Non posso?”
“Hai perso qualcuno? Magari un bel vampiro sempre triste? Povera cara.”
“Chi di noi due l’ha perso sul serio?” Buffy si sentiva sicura
di sé.
“Non lo so…vediamo…direi che sei tu quella che non può
stare con lui. Povera piccola mortale. Tanto torna sempre da me. È solo
una questione di tempo.”
“Povera piccola stupida. Tanti anni sul groppone e ancora non hai capito
niente. Dov’è adesso? In tua compagnia? Non mi pare proprio…La
realtà è che quando sta un po’ con te, poi ha bisogno di
scappare a gambe levate. Non puoi renderlo felice…”
“E tu sì, vero? La felicità di cui parli può solo
farvi del male. E allora che senso ha? Mi sa che sto meglio io…”
Le due avversarie continuavano a studiarsi. Buffy cercava di mantenere la calma
e di non esplodere. Darla era effettivamente molto bella, una bambola delicata
e piena di veleno. Dentro di sé la invidiava seriamente. Loro due erano
molto diverse, e in modo molto curioso nessuna bastava per amare Angel fino
in fondo. Due facce della stessa medaglia, dello stesso sconfinato amore. Per
lo stesso uomo.
“Mio caro Spike, che ne dici di farla fuori? Non c’è due
senza tre, o sbaglio?”
“Non so…io sono già a due, Drusilla ha ucciso Kendra…mi
sa che manchi tu!”
“Hai ragione. E forse ho più motivi di voi per ucciderla. O è
solo una scusa per non toccarla? Sei ancora innamorato di lei?” Darla
si voltò per una frazione di secondo, e Buffy scappò velocemente.
I tre vampiri cercarono di inseguirla, ma lei non aveva nessuna intenzione di
affrontarli. Credeva di averli seminati, quando vide Spike davanti a sé.
“Colpiscimi.”
“Cosa?”
“Fallo bene, e fai in fretta.” Il suo sguardo, le sue parole. Lui
le porgeva un pugnale.
“Non posso.” Lui lei tirò un manrovescio, lasciandola di
sasso.
“Sì che puoi. Ora. Stanno arrivando.” La stava supplicando.
Buffy sfiorò la mano del vampiro, che si ritrasse appena, con dolore.
Prese il coltello e glielo conficcò dentro lo stomaco. Guardò
gli occhi sbarrati di lui, mentre il suo sangue le inondava gli abiti. Cadde
a terra. Lo osservava impietrita mentre cercava di tamponarsi la ferita. Non
poteva credere di essere stata lei a provocarla.
“Ora vai, maledizione, corri…” E così fece. Veloce
come il vento, perdendo lacrime di pioggia. Ormai nessuno poteva fermarla. Prese
fiato dentro un portone lasciato incautamente aperto, qualche isolato più
in là. Cercò di pulirsi le mani da quel sangue. Vide un autobus
che si avvicinava, e si precipitò dentro appena a tiro. Poche facce la
osservavano stupite. Sembrava una sbandata. Si mise in fondo guardando fuori
dal finestrino. Scese all’ultimo secondo, abbastanza lontano dal parco,
ma piuttosto vicino ad un taxi.
Hotel. Rifugio. Doccia. Una valigia con pochi abiti. Il quaderno. La lettera.
Cercò di riposare un po’, ma i sogni la tormentavano. Spike. L’ennesimo
sacrificio. Continuava a svegliarsi ripetendo quella scena. Il sangue del demone.
Sui suoi abiti. Macchia indelebile di un’azione ignobile. Non vedeva l’ora
di scappare. Solo poche ore. Pochi minuti…
L’aereo sembrava quasi un guscio protettivo. Niente l’avrebbe
tormentata. Giles, il buon vecchio osservatore, l’avrebbe aspettata all’aeroporto.
Il Consiglio da interpellare, il vecchio continente da scoprire. Il viaggio
era lunghissimo, e Buffy riuscì ad immergersi in un sonno senza sogni.
Il primo dopo tanto tempo.
Quando si svegliò mancava poco all’atterraggio. Non riuscì
a buttar giù niente, se non un sorso d’acqua. Sentì il suo
cuore battere all’impazzata, e non era la fobia dell’aereo. Sentiva
dentro di sé che l’avrebbe ritrovato. Era andato via dall’America,
ma era vivo. Tutto il resto contava poco. Aveva trovato l’amuleto che
Willow le aveva preparato, e lo aveva adattato come bracciale. Lo guardava e
sorrideva. Nessuno sembrava contrastarla nella sua decisione di riprendersi
Angel. Tanto sarebbe servito a poco. Ma il Consiglio non l’avrebbe presa
altrettanto bene. Già una volta si erano rifiutati di aiutarla. Ma Giles…lui
no. Era come un padre, era meglio di un padre. Non vedeva l’ora di abbracciarlo,
raccontargli tutto come ad un confessore e osservare le sue reazioni tipicamente
inglesi, falsamente distaccate.
Quando lo vide gli corse incontro, per stampargli due baci affettuosi sulle
guance.
“Oh mio Dio, cosa hai combinato ai tuoi capelli?”
“Salve, anche io sono molto felice di vederla…avevano terminato
il biondo platino e il rosso sembrava eccessivo. È una lunga storia.”
“Sei sola? Pensavo di trovare Spike con te.”
“Lui non…non verrà. Fa parte della famosa lunga storia.”
“Ha ceduto alla tentazione, vero?”
“Sì, ma non ha mai smesso di aiutarmi. Gli devo la vita. E non
ne voglio più parlare.” Lentamente uscirono dall’aeroporto,
per infilarsi in una macchina. Buffy sembrava tornata ai dieci anni di età.
Tutto l’affascinava, la guida a sinistra, i palazzi ricchi di storia,
la gente…Arrivarono a casa di Giles, in una zona residenziale molto tranquilla
della città.
“Pensavo…non so, che mi avrebbe portato direttamente al Consiglio.”
“Veramente a loro non ho detto niente. Ti avrebbero, come dire…tormentato?
Ho preso qualche giorno di ferie e un po’ di materiale interessante.”
“Libri?”
“Per una volta no. Giornali.”
Alla porta li accolse una signora sulla quarantina, sorridente, elegante. Era
la sorella di Giles, e sapeva decisamente tutto, anche troppo. Ma era discreta,
e li lasciò davanti ad una tazza di tè che poco aveva a che fare
con la brodaglia che aveva provato in America.
“Angel è qua. Arrivato tre settimane fa.”
“Non lo credo. Ormai non è più a Londra. Abbiamo fatto delle
scoperte molto interessanti e seguito le faccende…particolari degli ultimi
tempi. Penso sia tornato in Irlanda.”
“Ne ha le prove?”
“E’ un po’ che osserviamo degli strani fenomeni esoterici
in Irlanda. Sparizioni, rituali, serie di omicidi che sono a dir poco…bizzarri.
In realtà avevamo già un’idea di intervenire, di istruire
qualcuno o, ultimamente, di chiamare te…ma pare che siano…diminuiti
di botto. Ovvero, qualcuno sta facendo qualcosa.” Buffy sorrise. Angel
era tornato alle sue vecchie attività, non poteva che essere un buon
segno.
“Non sappiamo esattamente tutti i dettagli. Alcuni nostri prigionieri
lo hanno descritto, potrebbe essere lui. Ma è…diverso, crudele.
Sembra…un incrocio tra Angel e Angelus.”
“Avete dei prigionieri?”
“Già. Non siamo così diversi dall’Iniziativa, vero?
Almeno non mettiamo chip strani nelle teste dei mostri…”
“Cambiamo argomento…Come mai l’Irlanda? Un’altra Bocca
dell’Inferno?”
“Qualcosa del genere. È sempre stata una terra piena di misticismo
e passioni, dove gli animi si incendiano facilmente, un buon terreno, insomma.
E il fatto che Angel sia nato là mi fa pensare. Potrebbe essere la chiave
di qualcosa che lui neanche conosce.”
“Chiave, chip. Tutto il mondo è paese, eh?” Giles finalmente
sorrise, versando ancora del tè.
“Sei sempre decisa a trovarlo? Sai bene che le conseguenze…”
“Lo so, lo so. La maledizione, la cacciatrice e il vampiro…le solite
cose. Non mi importa. Sono morta un po’ troppo spesso per non vivere la
vita come voglio. E lei sa benissimo cosa voglio.” Giles annuì
semplicemente.
“Parlami di te. Sei diversa. E non parlo dei capelli o della maturità
che leggo nei tuoi occhi. Ho sentito dire in giro che…c’è
qualcosa di oscuro in te. Qualche traccia del posto dove sei stata. È
così?”
“Chi…gliene ha parlato?” Buffy era senza fiato. Credeva di
aver ingannato tutti.
“Spike, giorni fa.”
“Spike. Assurdo. L’unica persona che poteva capirmi e aiutarmi e…”
La tazza si sbriciolò tra le sue mani. Giles non proferì parola
e prese uno straccio per raccogliere i pezzi. Medicò la mano della sua
protetta.
“Io non sono un vampiro, ma potrei esserti utile lo stesso. Non devi chiudere
la porta ai tuoi amici. Ti ricordo che non è la prima volta che hai,
come dire…delle esperienze del tuo lato oscuro, la zona d’ombra.
È un segno della tua crescita come cacciatrice. Non deve spaventarti…è
un dono, ma devi assoggettarla alla tua volontà. I guai possono iniziare
solo se le lasci prendere il sopravvento.”
Buffy pendeva dalle labbra del suo Osservatore. Giles iniziò a raccontargli
storie che aveva sempre taciuto, su altre cacciatrici e i loro istinti.
“Penso che una buona parte della tua passione per Angel, della tua…amicizia
per Spike, sia dovuta a questo buco nero primordiale che ti porti dentro.”
“Mi sembra una soluzione semplicistica.”
“E’ vero. Ma diciamo che aiuta. Almeno, aiuta me a capire perché
perdi la testa per una creatura della notte, anche se…atipica.”
Rimasero a discutere per ore intere. Anche Giles era cambiato. Si vedeva che
nella sua casa era a suo agio, sereno…era persino ingrassato un po’,
ed era più facile vederlo sorridere. Cenarono insieme ad Eleanor, chiacchierando
amabilmente delle differenze tra vecchio e nuovo continente.
“Ti voglio portare in un posto, stanotte. So che sei stanca, ma potrà
esserti molto utile.” Erano le 22 passate quando tornarono ad immergersi
nel traffico di Londra. La sede del Consiglio era splendida, un bellissimo palazzo
vittoriano. Giles aveva le chiavi e ormai non c’era nessuno. La biblioteca
era maestosa, il silenzio regnava sovrano, incuteva quasi un timore reverenziale.
L’osservatore si fermò davanti ad uno scaffale immenso, si servì
di una scala per raggiungere un volume piuttosto pesante.
Sfogliarono insieme quelle pagine. Un ritratto. Una famiglia irlandese. I suoi
occhi. Liam giovanissimo e puro, con accanto una madre con i suoi stessi lineamenti
e il padre, arcigno e severo. Una bambina rideva felice giocando con un cane.
“Come l’ha trovato?”
“Lo sai che sono un topo di biblioteca. In realtà, i miei predecessori
facevano ricerche piuttosto accurate sulle origini di ogni creatura infernale
di cui venivano a conoscenza. C’è qualcosa su Darla, il maestro,
Spike…Non puoi trovare niente o quasi su Glory, naturalmente, ma Angelus
era piuttosto famoso.”
Girarono pagina per scoprire una cartina. L’origine di Angelus. Galway.
Le campagne vicine, a sud della città.
“Avevano una bellissima tenuta. Ora è quasi tutta una zona residenziale,
ma qui è rimasto un bosco sconfinato. Non so se è il posto giusto.
Ma si potrebbe controllare, che dici?” Buffy sorrise. Ritornò alla
pagina precedente e guardò ancora il viso di Angel, quando ancora non
aveva incontrato Darla. Giles chiuse il libro per rimetterlo al suo posto. Poi
si spostarono in un’altra stanza, un ufficio serioso e scuro che aveva
il suo nome intarsiato sulla porta.
“Guarda qua. Questo lavoro lo ha fatto una mia collaboratrice. Questa
è la zona dove, negli ultimi tempi, sta succedendo qualcosa di strano.
In realtà non è la prima volta che le acque si muovono da quelle
parti. Ogni secolo si scatena una forza misteriosa, ma nessuno è mai
riuscito a capirci qualcosa. Dura qualche mese, per poi tornare tutto nella
quiete più assoluta.” Una mappa piena di asterischi. Galway, ancora
una volta.
“Mi sa che ho un altro aereo da prendere, che ne dice?”
“Verrò con te.”
“Non se ne parla. Non sappiamo cosa ci può essere.”
“Appunto per questo. Io posso aiutarti. Non sappiamo in che condizioni
è Angel. Potrebbe aver perso…”
“L’anima? Non lo so. Può darsi.”
“Tu non sei obiettiva. Non lo sei mai stata con lui. Potresti aver bisogno
di me.”
“Va bene, ho capito, non c’è speranza che lei cambi idea…Allora
partiamo domani?” Tornarono a casa dell’Osservatore. Un letto soffice
l’accolse, e riuscì ad addormentarsi con un sorriso.
L’Irlanda era bellissima. I colori sbiaditi di Londra erano scomparsi per lasciar posto ad un’atmosfera da fiaba. L’albergo era piccolo ma caratteristico, e la gente abbastanza cordiale. Era l’Hotel più vicino al bosco. Buffy e Giles non fecero i turisti. Passarono il tempo ad esplorare le vecchie carte trovate in biblioteca, e confrontarle con quelle più recenti. Aspettarono la notte. Lei si preparò uno zaino, con armi e del cibo, una pila e dell’acqua, un telefonino. In Europa erano decisamente più diffusi che in America. Salutò il suo osservatore e si avviò. Aveva paura, malgrado tutto. Persino di poter incontrare Angel. O di non trovarlo per niente. Poteva davvero aspettarsi di tutto. Guardò le ultime luci della città scomparire, mentre la luna che filtrava vagamente dai rami degli alberi le faceva una silenziosa compagnia
Aveva camminato per ore e finalmente l’aveva trovato.
Dopo tanto tempo se lo ritrovava davanti, in quella radura verde e immacolata.
La campagna irlandese non perdeva il suo fascino neanche alla luce della luna.
Angel stava combattendo contro un avversario che era il doppio di lui, ma non
sembrava importargli. Il rumore delle spade era assordante e riempiva l’aria
di elettricità. Buffy lo guardava dai margini del bosco, senza fiato.
Era bellissimo, a torso nudo, con una ferita che sanguinava su una spalla. Il
mostro cadde a terra, e Angel conficcò la sua lama nella carne infetta.
Si avvicinò alla sua giacca, abbandonata sopra un sasso, per prendere
qualcosa dalla tasca. Lo vide bere avidamente da una fiaschetta, per poi gettare
il resto del contenuto sopra il rivale. Si accese una sigaretta, e il fiammifero
servì anche per accendere qualcos’altro. Buffy lo guardava affascinata
ed eccitata. Il suo lato oscuro era sempre più presente e potente, ma
ancora la stupiva. Il volto di Angel era diverso. Quel ghigno, la soddisfazione
di veder contorcere il nemico morente tra le fiamme non era da lui. Era Angelus.
O qualcosa che ci somigliava…Com’era successo? Quando si era trasformato?
Improvvisamente lui si voltò dalla sua parte. Lei si era avvicinata troppo
ed era diventata visibile. Fece un passo avanti, e poi un altro ancora. Lui
non le toglieva gli occhi di dosso. Doveva averne paura? Avrebbe potuto ucciderla.
Ma si sentiva sicura come non mai. Continuò ad avanzare.
Lui gettò la sigaretta e riprese la spada. Non l’aveva riconosciuta?
I capelli, gli occhi, era così diversa? Le luci dell’incendio ormai
la illuminavano bene. La lama venne abbassata.
“Non puoi continuare a torturarmi così. Vattene.”
“Angel? Ti ho cercato per mari e monti, non è questa l’accoglienza
che mi aspettavo. O devo chiamarti Angelus?” Lui rimase titubante.
“Certo che ne avete prese di informazioni su di me…allontanati.
Adesso. Non costringermi a farlo. Neanche sai in cosa ti hanno coinvolto. Vattene
finché sei in tempo.” Buffy non capiva un accidente di quello che
diceva il suo amato. Era ad un passo da lui e vide il suo volto trasformarsi
in quello del vampiro. La spinse via con una reazione incredibile. Per poi scappare
a grande velocità. Rimase bloccata un attimo, stordita. Angel era forte,
tremendamente forte. E lei si stava incazzando. Quello sguardo a metà
tra l’odio e la paura, non lo capiva. Forse aveva ragione Giles, doveva
aspettare, prendere altre informazioni prima di andare a testa bassa a ritrovarlo.
Ma ormai era qui. Si rialzò e prese ad inseguirlo. Le sue tracce erano
evidenti.
Una casa in pietra sorgeva al margine della radura, fiocamente illuminata. Angel
non aveva perso l’amore per le candele…sbirciò da una finestra.
Lo vide seduto al tavolo mentre si scolava una bottiglia di whisky. Prese una
sedia e la gettò contro il muro. Lei indietreggiò. Forse non era
la giornata giusta per rivederlo…
Fu lui a precederla. Uscì dalla casa come una furia e la trascinò
dentro.
“Spiegami cosa volete, tu e il tuo capo.”
“Angel, non so di cosa stai parlando. Sono Buffy, maledizione, vuoi credermi?
Guarda…” Le mostrò l’anello, e lui le prese la mano.
“Balle. Qua è abbastanza comune. E quello vero riposa in una tomba.
È morta. E so di cosa è capace il tuo signore. Sembri umana…non
voglio ucciderti. Vattene.”
“Cristo, chiedimi qualcosa, qualche prova, sono io! Sono tornata e sto
impazzendo! Ti ho cercato a Los Angeles, in Inghilterra e ora qua…credimi,
maledizione, guardami negli occhi!” Per tutta riposta lui riprese la bottiglia
e tornò a bere. Una lacrima spuntava clandestina, ma fu subito cancellata
da un’espressione crudele. Buffy era sempre più confusa.
“So cosa vuoi. Credi che così sia più facile. Ma ti dimostrerò
quanto sbagli, quanto vi sbagliate…”
“Cosa vuol…” Angel le era addosso. Lei contro la parete. Sentì
il peso del suo corpo e la sua bocca. L’odore dell’alcool era forte,
ma era lui. Vicino come non mai. La stava baciando con violenza, le stava strappando
gli abiti di dosso. La testa le girava come una trottola. Non sapeva esattamente
cosa stava succedendo, ma chiuse gli occhi. Sentì gli istinti prendere
il sopravvento, la passione, il calore che ben ricordava. Era diverso. Non c’era
traccia di tenerezza, né di amore in lui. Niente di quello che avevano
fatto o sentito in precedenza ci somigliava. Era un corpo tra le sue mani. Ma
sapeva sfiorare i tasti giusti, e lei aveva fame. La sua parte oscura aveva
fame. Senza paura delle conseguenze. Angelus. Stava facendo l’amore con
il suo demone. E l’idea le piaceva da morire…
Sbattuta contro il letto troppo piccolo per due. Lui non apriva gli occhi e
il suo viso si trasformava rapidamente in quello del vampiro, per poi riprendere
i lineamenti dolcissimi che conosceva. Si stava abbandonando sempre di più,
e implorava il suo nome in un sospiro. Angel. Rabbioso, caldo, intenso. Lo sentì
entrare nel suo corpo, e ogni suo muscolo era in attesa di quel momento, da
troppi anni. Amarsi, distruggersi…che differenza c’era? Buffy sorrideva
estasiata, Angel sembrava un animale disperato, ferito, ma allo stesso sensuale
e passionale. La guardò stupito, mentre lei perdeva sempre più
il controllo di se stessa. Tornò a dominarla una volta ancora. Nessuna
parola. Solo carne. Lei sentì arrivare il piacere ed inarcò la
schiena per accoglierlo meglio. Lui colse il respiro farsi più affannato
e accelerò il passo. Si trasformò. I suoi denti affondarono sul
collo immacolato, mentre Buffy urlava il suo dolore e il suo godimento. Il demone
si sfamava e lei gli teneva ben salda la testa, come per aiutarlo nel suo compito,
mentre l’orgasmo la faceva sussultare ancora.
Qualcosa cambiò. Angel si staccò da lei, lasciandola senza fiato
abbandonata sulle lenzuola. Buffy sorrideva, e lo guardava mentre, perso nel
pavimento, cercava di trovare un minimo di padronanza di sé.
“Buffy…sei…Buffy…” Sembrava terrorizzato dalla
scoperta. Lei continuava a fissarlo.
“Io te l’ho detto…sei tu che non mi hai creduto…”
“Io non…il tuo sangue è…”
“Mi hai riconosciuto da quello? Cristo, dovrei sentirmi offesa…”
Rise scompostamente. Si sistemò i capelli e cercò un’espressione
seria. Lui sembrava in preda al panico, e Buffy non sapeva se essere sconvolta
o divertita.
“Potevi…fermarmi…io non avrei mai…”
“Forse non volevo fermarti.” Scese dal letto e lo raggiunse sul
pavimento gelido. Un rivolo di sangue sottile scendeva dalla bocca del vampiro.
Lo asciugò rapidamente, indietreggiando.
“Chi credevi che fossi, Angel? O dovrei chiederti cosa?” Perché
era Angel. Nient’altro, nessun altro. Buffy gli era accanto, ormai con
le spalle al muro. Tremava come una foglia, era così diverso da pochi
minuti prima…Lei lo baciò. Come ai vecchi tempi. Con tutto l’amore
di cui era capace. Ed Angel lasciò scorrere le sue lacrime, inondando
viso e mani. Si allontanò, come scottato. Fu presto in piedi e guardandola
ancora uscì dalla porta.
Buffy rimase per terra. In quel momento non le importava niente. Si godeva quegli
istanti. L’aveva trovato. Lo aveva amato. Forse in un modo strano. Ma
era successo. Sorrise. Cercò dell’acqua per sciacquarsi. Niente
specchi. Solo un catino e una brocca. Pulì la ferita delicatamente. Aveva
appena assaggiato, si sentiva solo un po’ stordita. Ma il sorriso non
abbandonava la sua bocca. S’infilò un suo maglione, quasi un vestito
per lei. Assaporava ancora il profumo del sesso appena consumato. Si guardò
intorno, e vide un quaderno, simile a quello che aveva trovato a Los Angeles.
Lo aprì, per poi richiuderlo subito. Ora erano insieme. In un modo strambo
e bislacco, ma insieme. E non aveva bisogno di leggere i pensieri del suo uomo.
Bastava chiedere.
Uscì a cercarlo. Entro poco tempo il sole avrebbe visitato la terra,
e non era molto…prudente che Angel si trovasse fuori. Non era lontano.
Lo vide seduto dietro la casa, in una specie di panchina in pietra. Appoggiato
alla parete, guardava la luna che accennava al tramonto. Rimase ad osservarlo
per qualche istante. Stava piangendo e le sue mani tremavano ancora. Il cuore
di Buffy si riempì di malinconia. Si sentiva un’egoista. Alla fin
fine aveva pensato al proprio piacere, alla carne, a ciò che stava succedendo…ma
non a lui. Doveva sentirsi in colpa? Aveva ancora quella strana sensazione,
voglia di abbracciarlo, di cullarlo e proteggerlo come un bambino, di salvare
quell’anima che amava da ogni più piccolo dolore. Si avvicinò,
per sedersi accanto a lui, prendendogli le mani.
“Sta per sorgere il sole. Vieni dentro, ti prego. Fa freddo.” Lui
si voltò a guardarla. Non disse una parola, ma la sofferenza che provava
era talmente grande da venir fuori da quegli occhi bellissimi.
“Lo so che tu non senti freddo…ma per favore, vieni via.”
Angel si alzò e la seguì verso la porta, sempre tenendole la mano.
Buffy iniziò ad oscurare le finestre e cercò di accendere il camino.
Finalmente lui si mosse, e l’aiutò. Un fuoco scoppiettante riuscì
a scaldare la stanza, e lei prese un cuscino, per sedersi per terra vicino alle
fiamme. Angel infilò un paio di pantaloni e si sedette accanto a lei,
abbracciandola.
“Io…devo spiegarti alcune cose…chiederti perdono per…”
“Sssh. Ora non voglio sapere niente. E non ho niente da perdonarti. Vorrei
solo stare così con te.” Angel riuscì a sorridere, e darle
un bacio lieve sulle labbra. Si alzò nuovamente, portando altri cuscini
e una coperta, sistemando una specie di giaciglio di fronte al fuoco. Si sdraiarono,
stretti l’uno all’altro. Riuscirono ad addormentarsi nel silenzio
più assoluto.
Buffy si svegliò dopo qualche ora, e fu presa dal panico. Non era accanto
a lei. Déjà vu. Angelus. Ma poi lo vide, seduto in una sedia con
il quaderno e una matita tra le mani.
“Ti ho svegliata?” Sorrideva appena. Il fuoco era stato governato
a dovere e, insieme alla luce delle candele, dava un’atmosfera irreale
a quella stanza.
“No. Non sei riuscito a dormire?” Fece un cenno negativo con la
testa.
“Scrivi o disegni?” Buffy si avvicinò, ancora un po’
impacciata e intralciata dalla coperta. Angel la lasciò sbirciare. Un
suo ritratto.
“Dovevo immortalarti con questo nuovo taglio.” Lei rise di gusto,
accarezzando i capelli del ragazzo. Lui mollò il quaderno, e la fece
sedere sulle sue ginocchia. Un bacio, un altro ancora. Il tempo sembrava essersi
fermato, e quello era il loro piccolo rifugio. Tutti e due avevano paura di
parlare, ma l’ombra di tristezza che aleggiava nei loro occhi non accennava
ad andarsene.
“Come mi hai trovato?”
“Con molta fatica. E l’aiuto di amici e nemici. Quando mi metto
in testa qualcosa non mi ferma nessuno…”
“Lo so.” Angel abbassò la testa. “Sono cambiate molte
cose…e non in meglio. Non sono più la persona che conoscevi una
volta.” Buffy continuava ad accarezzare il suo viso.
“Non m’importa. La realtà è semplice. Ho scoperto
molte cose in questi ultimi giorni…e non m’importa. Voglio solo
stare con te.”
“Non è…possibile…quello che è successo stanotte..”
“Chi ero per te? Lo so che non pensavi di far l’amore con Buffy
Summers. L’ho capito.”
“Un po’ complesso…ed è per quello che volevo il tuo
perdono. Io credevo…di far l’amore con…qualcuno che ti somigliava.
Creato apposta per farmi perdere l’anima.”
“Quindi…anche se hai fatto l’amore con me…è come
se non l’avessimo fatto…”
“Giusto.”
“E se volessi…rifarlo ora?”
“Sarebbero guai.”
“Perché?” Angel sorrise. Non riuscivano a smettere di accarezzarsi,
e stavano parlando a voce bassa, conversazione intima e delicata.
“P-perché…io ti amo. E se facessi ancora l’amore con
te, potrei essere tremendamente felice. E…sappiamo bene cosa…”
Non finì la frase. Buffy tornò a baciarlo, mentre il suo cuore
traboccava di gioia, talmente intensa che le sembrava uscisse dalla cassa toracica.
“Ho…sognato per tanto tempo di amarti…e ora che ne ho avuto
l’occasione…l’ho fatto con rabbia, violenza…come se
non fossi tu. Non credo che…riuscirò mai a perdonarmelo.”
“Grazie a questo però sei ancora davanti a me…Io ti amo,
Angel. A tal punto che neanche puoi immaginarlo.”
“Tu non sai chi hai di fronte. Non sai quello che ho fatto. Mi odieresti
e…”
“No, non ci riuscirei mai. Ho letto il tuo diario e…Spike…mi
ha detto ciò che è successo. Intendo dire…Darla.”
Angel abbassò lo sguardo. Buffy rimase in silenzio, ma continuava a tenergli
una mano imprigionata tra le sue, come per fargli sentire il suo calore, che
le era vicina.
“Io ti appartengo. Come tu appartieni a me. Ricordi questo anello? Lo
porti ancora…e sempre nella stessa posizione. Puoi promettere a chi ti
pare di lasciarmi vivere la mia vita, o scappare da quello che provi. Andare
a letto con Darla o con chiunque altro. Così come anche io ho provato
a crearmi un’altra esistenza, senza di te, alla luce. Ma sappiamo bene
entrambi che è una finzione. Che solo se stiamo insieme possiamo essere
felici.”
“Che felicità è la nostra? Il giorno e la notte. Rubiamo
attimi ad entrambi per riuscire a sopravvivere, e non basta mai. Un amore che
ci distrugge e divora, e non da speranze per il futuro…”
“Ma a me non importa…potrei morire domani. È già successo.
E non posso pensare di rinunciare a te. Ogni istante che passiamo insieme è
speciale, pericoloso, magnifico. Un torrente di sensazioni che mi travolge e
mi culla, per poi gettarmi ancora nella tormenta. Io voglio questo. Non voglio
accontentarmi, non voglio rinunciare a te…e non lo farò. Non ti
lascerò scappare, né decidere per tutti e due. Non sono più
una bambina.”
“Di sicuro sei completamente pazza…” Buffy tornò a
baciarlo. Non sapeva se lo aveva convinto o meno delle sue teorie, ma voleva
vivere quel momento. E basta.
Angel sfiorò la piccola ferita sul collo di Buffy. Lei sorrise una volta
ancora.
“Ehi, così ho di nuovo un tuo marchio…questo corpo aveva
bisogno di essere inaugurato…” Lui la baciò delicatamente.
Un rumore catturò la loro attenzione. Lo zaino sembrava muoversi appena.
La ragazza iniziò a ridere, e lo raggiunse.
“Pronto, sig. Giles?” Angel la guardava incuriosito, mentre lei
continuava ad ascoltare le prediche di un Osservatore spaventato a morte. Non
aveva sue notizie da troppo tempo.
“Si, tutto bene. L’ho trovato. Dobbiamo ancora…parlare…ma
è tutto a posto. Quando sarà notte ci avvicineremo e…è
già notte? Sì…va bene, presto.” Chiuse la comunicazione
e si avvicinò alla finestra. La luna splendeva bianca e pallida. Le ore
erano volate. Angel si alzò e finì di vestirsi.
“Dove vai? Giles ci aspetta, deve parlarti di…”
“Non posso. È tardi. Tu devi rimanere qua. Ci andrai domani mattina.”
Lo osservò prendere la spada e pulirla con una spugna.
“Ehi, Highlander, vuoi spiegarmi qualcosa?”
“Come mi hai chiamato?”
“Uff, sono figlia della televisione…tu che ne puoi sapere? Vuoi
farmi capire quello che sta succedendo?”
“Fidati di me. Non c’è tempo per spiegarti tutto. C’è
una botola là. Una scala. Portati una candela ed aspetta.”
“Se c’è da combattere vengo anche io, sono o non sono una
cacciatrice?”
“Può darsi, ma io sono il Guardiano. E ti manca una spada. Sono
le 23.00, spero di cavarmela in poche ore. Non insistere, ti prego.”
“Okay, okay…ciao maritino, torna presto…” Buffy sparò
l’ultima frase come una fucilata, per poi tapparsi la bocca con una mano
ed iniziare a ridere sguaiatamente. Angel si avvicinò a lei in pochi
passi, baciandola appassionatamente.
“Che coppia di svitati.”
“Quando tornerai ti chiederò quanti demoni hai ucciso, invece che
‘com’è andata in ufficio’, che ne dici? Potrebbe essere
una routine divertente…” Lui le accarezzò il viso, con un
sorriso disarmante.
“La botola, Buffy. Non ti muovere da lì.” Annuì. Guardò
Angel uscire e iniziò a vagare per la casa. Quante ore doveva rimanere
là sotto? Prese lo zaino con le provviste. Gettò tutto dentro
la botola, per poi prendere un paio di candele e scendere con calma. Silenzio
assoluto e umidità. Lo spettacolo che si trovò di fronte la lasciò
senza fiato.
Una stanza immensa si presentava ai suoi occhi, ricolma di oggetti strani. Libri
antichissimi e delicati gettati alla rinfusa, delle armi dalla foggia particolare,
mobili e suppellettili di ogni genere. La ragazza era entusiasta, almeno avrebbe
passato il tempo in modo costruttivo…Pensò a Giles e all’enorme
biblioteca del Consiglio. Quanto avrebbero pagato per quegli oggetti? Appoggiò
la candela in un tavolino, ed iniziò a curiosare. Trovò un volume
che colpì il suo interesse. La copertina presentava un disegno che ben
conosceva.
Con la punta delle dita sfiorò l’immagine, per poi iniziare a sfogliare
quelle pagine. Ma parole in latino galleggiavano ignare e senza senso nella
sua mente. Continuò a girare i fogli, almeno per guardare le illustrazioni.
Demoni. Un essere che somigliava a quello visto il giorno prima combattere con
Angel. Poi un altro mostro enorme che troneggiava su un’enorme fossa.
Una bocca dell’inferno? C’era un nome. Gabriel. E una spada brandita
da un essere con due facce, che fronteggiava il presunto capo dei mostri. Buffy
iniziò ad aver paura. Tutto quello che vedeva non la faceva per niente
stare tranquilla. Era là sotto da poco più di mezz’ora,
ma le sembrava un tempo infinito. In che situazione era finito Angel? Aprì
lo zaino per mangiare qualcosa, cercò anche di chiamare Giles, ma là
sotto non c’era possibilità di avere il segnale. Doveva aspettare.
Il tempo non passava mai. L’orologio continuava a non muovere le sue lancette
abbastanza in fretta, e Buffy aveva fatto dei solchi sul terreno a furia di
camminare. Quanto doveva aspettare prima di preoccuparsi? Alle 6.00 perse la
pazienza. Risalì la scala e rimase a guardare l’interno della casa.
Nessuna traccia di Angel. L’alba si avvicinava e lei stava impazzendo.
Chiamò Giles e gli spiegò come raggiungerla. Aprì la porta
e guardò il prato che la circondava. Verde, tranquillo come un mare in
tempo di bonaccia. Buffy invece si sentiva in tempesta. Si sedette sulla panchina
in pietra e rimase a godersi il sorgere del sole, cercando di non pensare a
niente. Ma gli occhi si riempivano di lacrime. Stringeva a sé l’amuleto,
e si sorprese a pregare, come faceva da bambina.
Giles tardava. O forse era lei ancora inquieta. Tornò in casa e prese il quaderno che stava sopra il tavolo. Le ultime pagine. Angel non aveva semplicemente disegnato il suo viso, ma scritto una specie di messaggio. O almeno, lei lo interpretò così. L’inchiostro nero e sottile descriveva i suoi stati d’animo.
Alcool. Facile incolparlo della mia rabbia. Ma sono io che svuoto bottiglie, in cerca di stordimento. Ho iniziato per scordarmi di te. Ma cosa è successo? È tornata fuori la mia natura. Di vampiro, di creatura della notte. Sono questo, Buffy. L’anima non mi differenzia poi così tanto. Ho passioni e dolori come un essere umano, ma non lo sono. Quante volte te l’ho detto? Ma mi ero illuso di aver trovato una soluzione. Cercare di aiutare gli altri, di riscattare il mio passato, ciò che il mio demone aveva combinato in giro per il mondo. Ed ero convinto di questa dicotomia, delle due versioni di Angel. Ma sono io. Quando a Los Angeles mi sono unito a Darla, e ho ucciso di nuovo per nutrirmi, ero io. Non ne sono orgoglioso. La mia coscienza, almeno quei brandelli ancora attivi, mi fa stare male ancora. Ma quando uccido, quando ti ho amato senza sapere che fossi tu, con rabbia e violenza, io ero me stesso, non Angelus. Esaltato dalla passione. Dalla mia natura, dal mio potere. Io non posso amarti. Non posso più rischiare di farti del male. Di morderti ancora o non rispettarti…Sono cambiato. Profondamente. E tu devi uscire dalla mia vita. Definitivamente. Hai la tua missione, e io la mia. Devo regolare i conti con Gabriel. È un modo per riscattare la mia gente. La profezia parla di me, e io devo farlo. Ho ricevuto quello che si potrebbe definire una “chiamata” e devo rispondere. È la mia natura. E devo seguirla. La ricerca di me stesso mi ha portato a questo. Sto cercando di accettarlo. Fallo anche tu, ti prego.
Il quaderno finì contro il muro. Giles entrò in quel momento
insieme ad Eleanor e non accennò una parola. Si sedettero attorno al
tavolo, guardandola, mentre lei cercava di riprendere il controllo di se stessa.
Buffy prese il libro e lo consegnò ai due osservatori.
“Voglio solo sapere dove andare a riprendermelo, e come farlo. Si sbrighi.”
Poi uscì dalla casa, e fu investita dal sole e dai colori fortissimi
del giorno. Ma il buio continuava ad albergare nel suo cuore, profondo e inquietante.
Al centro della radura lei chiuse gli occhi. Ascoltava i rumori del bosco vicino
e, controllando il suo respiro, si sintonizzò con esso. Un ramo spezzato.
Una preda. Buffy iniziò a correre, inseguendo il nulla. Qualsiasi cosa
potesse lenire la sua sete di vendetta. Sfogarsi. Raggiungere quel povero cane
randagio. Guardare quegli occhi tristi e lasciarlo andare. La zona oscura. Non
sapeva esattamente cosa diavolo stava succedendo ad Angel. Ma anche lei era
pervasa dalla rabbia. Come Spike. Destini uniti ed incrociati. Solo che lei
non voleva arrendersi. Quei due non erano altro che dei vigliacchi. Con i loro
secoli sulle spalle.
Scovò un piccolo ruscello poco distante, e come una bambina mise i piedi
a mollo. Si sdraiò, chiudendo gli occhi. Le lacrime cominciarono a fluire,
ma il dolore non si placava. Il morso di Angel pulsava di vita propria, e continuava
a vedere il suo corpo, la sua bocca…perché lo amava così
tanto? Era un risultato delle tenebre che ogni cacciatrice si porta dentro?
Non voleva crederci. Non voleva neanche pensarci. Si sciacquò la faccia
con l’acqua gelida, e lentamente tornò alla casa.
Trovò Giles ed Eleanor che prendevano il tè seduti sulla panchina
in pietra. Un angolo di normalità schifosamente inglese che riuscì
a farla sorridere.
“Allora?”
“Ne vuoi un po’? Ne abbiano portato un thermos intero.”
“Sapete vivere senza tè?”
“No, non credo…” Bisogno di razionalità, di calma.
Prese un biscotto e una tazza, per sedersi per terra davanti a loro. Solo adesso
si rendeva conto che la donna non era partita con loro, ma che li aveva raggiunti
in Irlanda per qualche motivo.
“Ditemi.” Giles schiarì la voce, mentre Eleanor ritirava
le loro tazze e scompariva nell’ombra.
“Angel è il guardiano. Una profezia parla di Gabriel, un demone
che si nutre di anime e fa la sua comparsa in questa zona ogni secolo, per circa
un mese. Quando fa “rifornimento” scompare, va all’inferno
per altri cento anni. E poi torna. Esisteva una setta di guerrieri, chiamati
appunto guardiani, che cercava di combatterlo. Ma non sono mai riusciti a sconfiggerlo.
E si sono estinti. È un mago, un incantatore. Può trasformarsi
in chiunque e legge nel pensiero. Quindi riesce ad ingannare le persone facendo
leva sui loro affetti. E prende la loro anima.”
“Ora è più chiaro. Angel credeva che io fossi il risultato
di una magia di Gabriel... Perché lui?”
“La profezia, il libro con l’immagine del suo tatuaggio…una
leggenda. L’uomo destinato a sconfiggere Gabriel è…un demone
con una parte umana. Dove il buio e la luce convivono ma sono separati. Quindi,
più forte degli altri guardiani e difficile da ingannare.”
“Ma non è tornato.”
“Lo so. Le profezie non sempre hanno ragione. A meno che…ho letto
il suo diario. Probabilmente non vuole tornare da te, Buffy.” Giles guardava
per terra. Sapeva tutto. Ma non la giudicava per quello che aveva fatto. Era
così diverso da un tempo…Lei si alzò, per andare a sedersi
vicino al suo Osservatore. Lui l’abbracciò e lasciò sfogare.
Quell’uomo era la persona più vicino ad un padre che avesse mai
conosciuto. Rimasero così, in silenzio, per un tempo indefinito.
“Mi…parli della spada.”
“E’ l’arma deputata ad uccidere Gabriel e i suoi seguaci.
Solo chi ha la duplice personalità, come Angel e gli altri guardiani,
possono utilizzarla. La cantina di questo posto ne contiene parecchie. Doveva
essere il covo della setta. Buffy…io so cosa vuoi fare…” La
ragazza lo guardava negli occhi, stupita.
“E forse puoi riuscirci. Ma devi fare una…prova, prima.”
“La sto ascoltando.”
“Vieni con me.” Giles rientrò nella casa. Sopra il tavolo
della cucina Eleanor aveva deposto una spada, del tutto simile a quella di Angel.
L’aveva pulita con cura, e stava trafficando con una ciotola odorosa di
spezie.
“Prendila.” Buffy si avvicinò con prudenza. L’arma
era magnifica e lucente, con un’impugnatura veramente singolare, dove
si trovava una pietra trasparente di dimensioni eccezionali. La prese tra le
mani, rimanendo incantata a guardarla. La pietra cambiò colore, fino
ad avere una sfumatura rosso rubino molto accesa. Giles sorrise.
“Okay. Sei pronta per il battesimo.”
“Sottotitoli? Sa, per gli ignoranti.” Eleanor rise, mentre Buffy
appoggiava la spada nuovamente sul tavolo. Fu lei a parlare stavolta.
“Sei anche tu una guardiana. La tua zona oscura è cresciuta talmente
tanto che siete in due nello stesso corpo. Ricordi il disegno? Bianco e nero.
E quindi, anche tu sei una guerriera che può appartenere a questa setta.
Come Angel.”
“E siccome sappiamo che hai intenzione…come dire, di andare a riprendertelo…”
“..tanto vale darti una mano e fare le cose come si deve…”
“Questo non vuol dire che io ne sia contento. Tu sei forse la cacciatrice
più potente degli ultimi secoli, e rischiare la tua vita per un vampiro…diciamo
che non mi esalta. Anche se si tratta di Angel.”
“Mettiamola così. Comunque sto andando a combattere un demone…non
è il mio lavoro?”
“E con questo ci ha fregato, Rupert…” Scoppiarono a ridere
tutti e tre, anche se il nervosismo traspariva dai loro occhi.
“Allora, cos’è questo battesimo? Uno dei soliti rituali in
latino con candele e buio profondo?”
“No, no…i guardiani erano tutti umani…devi bere questa roba,
mentre io ed Eleanor recitiamo una cosetta. Niente buio né candele. Solo
erba in stato liquido.”
“E’ alcolica? Lo sa che non lo reggo…non è che mi state
drogando?”
“Mah…che vuoi che ti dica. Conosco i componenti di base di questa
bevanda, ma non la loro interazione. Dovrebbe aprire le tue percezioni. Non
credo che Angel si sia sottoposto a questo rituale, e potrebbe essere stato
un problema…lui era solo.”
“Io non lo sono mai, è vero? Okay, se vedo cammelli rosa volare
ve lo dico.” Il battesimo ebbe inizio. In realtà fu un procedimento
abbastanza veloce, ma Buffy perse i sensi subito dopo aver bevuto. Fu adagiata
sul letto. Non restava che aspettare.
Si svegliò all’improvviso. Il sole stava calando e incendiava il
panorama che si poteva scorgere da una finestra. Era sola nella stanza, e si
sentiva abbastanza bene. Le sembrava di vederci e sentirci di più. Si
alzò dal letto, guardando attentamente la spada che era ancora appoggiata
sopra il tavolo. La prese in mano e la sentì leggerissima. La pietra
divenne subito rossa, e poi di un bel verde smeraldo. Buffy sorrise. Dentro
di sé regnava una calma strana e apparente. Uscì dalla casa, per
trovare i due osservatori che stavano discutendo animatamente. Il silenzio piombò
all’improvviso.
“Sono pronta. Almeno credo. Dove devo andare?”
“Questo…lo devi scoprire da sola. Noi non ti possiamo più
aiutare. Solo dare dei consigli.”
“Okay. Accetto tutti i suggerimenti.”
“Cercherà di ingannarti. Entrerà nella tua testa e ti userà.
Non fidarti di nessuno. Vedere Angel…potrebbe essere Gabriel. Potrebbe
rubarti l’anima. Tieni ben presente che tutto può essere un’illusione.
Devi cercare di schermare i tuoi pensieri.” Buffy annuì. Mollò
la spada per terra ed andò ad abbracciare i due. Le sembrava di partire
per le crociate.
“Ehi, sai bene come usare questa spada, vero?”
“Sì, è stato un buon maestro…e fa tanto Highlander…”
“Che cosa?”
“Rupert, è un telefilm. Sei sempre rinchiuso, vedi solo libri…
esiste anche la tv…si imparano tante cose…” Eleanor tirò
una gomitata al fratello, e fece un occhiolino a Buffy.
“E poi l’attore non era niente male…” La ragazza sorrise
ancora. Strinse bene il cordoncino con l’amuleto di Willow e voltò
le spalle. Il cielo aveva perso il rosso per arrivare ad un blu scuro. Le tenebre
stavano arrivando velocemente.
Appena si addentrò nel bosco sentì qualcosa. Chiuse gli occhi
e lasciò vagare la sua mente. Un’increspatura del terreno, poco
lontana. Giunse lì davanti in un attimo, ed appena ci passò sopra
fu catapultata da un’altra parte. Un passaggio. La stanza era illuminata
a giorno da torce e candele. Sembrava vuota. Buffy teneva ben salda la sua spada
e si guardava intorno. Le apparve una figura che le tolse il fiato. Era Spike.
Con il suo spolverino in pelle, l’andatura spavalda e il sorrisetto sulle
labbra che ben conosceva. Solo gli occhi erano diversi. Un celeste glaciale
che poco aveva a che fare con la realtà. Non fece in tempo a pensarlo
che cambiarono sfumatura.
“Gabriel, immagino.”
“La signorina ha studiato la lezione.” La voce era quella del vampiro.
Malgrado Buffy sapesse la verità sull’illusione che gli stava davanti,
era difficile non credere ai propri sensi.
“Perché Spike?”
“Perché ti aspettavi Angel. E io odio essere scontato…”
La cacciatrice rise.
“Sapevo che era un secolo speciale…prima il vampiro e adesso una
donna. Non ci sono più i Guardiani di una volta…”
“Ne hai per molto con questo show? Perché non andiamo al sodo?”
“Hai fretta, bambina? Io no…mi annoio tanto…il tuo amichetto
mi ha fatto divertire per un po’, poi è stato così stupido…vediamo
cosa sai fare tu…” Schioccò le dita e apparve un mostro.
Riconobbe la creatura che Angel aveva affrontato e bruciato. Era enorme e furioso.
Si studiarono un secondo, poi la battaglia ebbe inizio. Non fu facile sconfiggerlo.
Per più di una volta Buffy fu sul punto di arrendersi, per poi trovare
nuove energie. Non pensava. Lasciava agire i suoi istinti di distruzione e morte,
e riconobbe la soddisfazione di infilzare il demone. Tornò a guardare
Gabriel. Aveva escluso ogni pensiero dalla sua mente, proprio per non dar modo
all’uomo di leggerle dentro.
“Non male. Ma non mi basta. Ti voglio più cattiva, piccola mia…”
“Perché non la fai finita e mi affronti?” Le si avvicinò,
cercava di toccarle il viso… si trovò bloccata ad una parete, con
l’uomo vicinissimo alla sua bocca.
“Tesoro mio, sono io che detto le regole…” Spike. Le sue labbra.
Una ferita aperta. Una morsa allo stomaco, segno di debolezza. Gabriel la lasciò
andare.
“Vediamo un po’…devo decidere cosa farne di te. Devo pensare…”
Il suo sorriso era furbo e divertito. In un lampo Buffy si trovò al buio
quasi totale, dentro una gabbia.
Prese fiato. Cercò di orientarsi e scorgere ciò che le stava intorno.
Continuava a brandire la spada. La prigione era piuttosto grande e le sbarre
troppo grosse. C’era qualcuno legato al muro, rumore di catene.
“Buffy, cerca di liberarmi.” La sua voce. Angel. Senza perdere tempo,
la ragazza spaccò le catene con un colpo preciso, per poi mollare la
lama e abbracciarlo. Era ferito e seminudo, ma vivo. Cercò la sua bocca,
e lo baciò senza riflettere, lasciandosi invadere dalle sensazioni che
ben conosceva. Lui era ugualmente appassionato e le sue mani le accarezzavano
i capelli, il collo, la schiena…Un sospetto la sfiorò appena, e
cercò di allontanarsi da lui. Angel si opponeva e continuava a stringerla,
forse un po’ troppo…Uno spintone. Si era abituata alla luce fioca,
e guardava bene chi si trovava davanti. Girò intorno a lui, cercando
delle incongruenze. Come il colore degli occhi di Spike…Niente. Sembrava
tutto a posto, perfetto. Ma i suoi sensi erano all’erta.
“Che succede?” Dopo quello che aveva scritto sul quaderno…a
lei non quadrava più di tanto l’atteggiamento di Angel. Ma tornò
tra le sue braccia.
“Gabriel. Tutto qua.” Lui sorrise. “Potrebbe imitare il mio
modo di baciare?” La tensione non si era sciolta del tutto, non capiva
esattamente perché, ma lasciò fare il suo uomo, perdendosi ancora.
Sentì un calore immane esploderle dentro. I ricordi della notte prima
erano a portata di mano, con il loro carico di intensità. Le mani di
Angel erano sempre più spudorate, e la sua bocca esplorava il collo delicatamente.
Le baciava la cicatrice, là dove c’era il morso. Ma poi sentì
qualcosa che non andava. Denti. Lo spinse via una seconda volta. Lui rideva.
“Angelus.”
“Ciao, tesoro. Tardi sempre di più a riconoscermi.” Buffy
rimase in silenzio. L’eccitazione non era del tutto scomparsa, e malediceva
segretamente il proprio corpo. Alla sua carne non interessava il grado di bontà
del vampiro. Continuava a bramarlo, come la sera prima, quando per un attimo
aveva pensato di fare l’amore con il demone. Senza avere alcun rimorso.
“Pare. Che cosa buffa. Il grande Angelus schiavo di un demone da quattro
soldi. Da quando stringi alleanze con questa feccia? Avevo un’altra opinione
di te.”
“Io non mi sono alleato con nessuno, tesoro. Dovresti saperlo.”
“Mmmm, non lo so. Mi sa che ti sei un po’ rammollito. Cos’era
quel bacio?”
“Mia cara, sei una bella ragazza…perché non approfittarne?
E poi hai iniziato tu…” Angelus era ad un passo da lei. Il cuore
di Buffy batteva all’impazzata e lei non riusciva a controllarlo.
“E poi c’ero anche io ieri, quando il musone ti ha presa…quando
ti ha morso…” Le sfiorava il collo con un dito, poi il viso, le
labbra….
“Lo sai perché lo ha fatto durante l’orgasmo, piccola? E’
così che facciamo noi vampiri…il sangue è più gustoso,
pieno di sapore…il cibo e il sesso, che bella accoppiata…”
I ricordi di quel momento tornarono a galla prepotentemente. Angelus sembrava
leggerle dentro e continuava la sua sensuale tortura. Tornò a baciarlo,
ad assaggiare la sua lingua e le sue carezze. Era difficile tornare in sé,
ma lo spinse via un’altra volta.
“Sei un figlio di puttana.”
“Già, ma mi sa che ti piaccio, non è vero?” Rideva.
Spavaldo, brutale, bello da togliere il fiato. Quello che gli moriva in gola
ogni volta che lo guardava. Cercava di concentrarsi sulla sua crudeltà,
per odiarlo abbastanza da reagire.
“Che ci fai quaggiù? È una trappola che avete organizzato
per me?”
“Tesoro, ma che dici…Angel si è fatto sorprendere, e Gabriel
lo ha rinchiuso qua. Poi gli ha tolto l’anima, ma io sono rimasto incatenato…non
so se essergli riconoscente o ucciderlo…Mi sa che la seconda è
meglio.”
“Allora potremo combattere insieme.” Appena finito di pronunciare
quelle parole Buffy ammutolì. Cosa aveva detto? Allearsi con Angelus?
E come poteva fidarsi? L’esperienza con Spike non gli era bastata? Il
vampiro rideva.
“Cacciatrice…chi è che si è intenerito? Ricordati
chi sono…potrei ucciderti anche adesso. Io non ho bisogno del tuo aiuto.”
“Tu…uccidermi. Non lo credo possibile, mio caro. Sono cresciuta
dall’ultima volta che hai combattuto con me…e poi tu non l’hai
mai voluto veramente…”
“Perché non ci proviamo?” Veloce. Raccolse da terra la sua
spada, ma un’altra sbucò dalle sue mani, era abbandonata in un
angolo. La spada di Angel. La lanciò verso di lei, e rimase un attimo
a guardarla. La sua pietra era ancora sul verde, quella del suo rivale rimaneva
rossa. L’anima che non aveva più. Era finita l’ambivalenza.
Non poteva più essere un guardiano. Tornò alla realtà.
Il vampiro, con un’elegante mossa, era davanti a lei, in posizione di
attacco. La rabbia che sentiva crescere dentro di sé esplose, per essere
incanalata in quella battaglia.
Lotta estenuante. I due avversari erano ugualmente potenti ed agguerriti. Ma
c’era qualcos’altro sotto e lo sapevano entrambi. Il rumore delle
lame squarciava l’aria, e le scintille illuminavano le
sbarre inesorabilmente chiuse. Angelus sembrava divertirsi, ma dopo un po’
anche Buffy prese gusto alla lotta, inanellando una serie di colpi andati a
segno. I minuti passavano, ma il vincitore non emergeva. Poi fu un attimo. Angelus
la disarmò, sbattendola a terra e sedendosi sopra. Lei sentiva il gelo
dell’acciaio sul suo collo, respirando a fatica.
“Fallo. Cosa aspetti?” Lui non disse una parola. Passava la lama
sulla pelle della ragazza, che rabbrividiva appena. La gettò via. Le
fu addosso, inesorabile.
“Vuoi uccidermi alla vecchia maniera? Da vampiro, Angelus? È questo
che vuoi?” Ma la risposta fu sorprendente. Le bloccò le mani al
pavimento, sopra la testa, per iniziare a baciarla lentamente. Buffy sentiva
la sua bocca farsi strada sui centimetri di pelle scoperta. Accolse le sue labbra
ancora una volta. La guardò negli occhi, pieni di desiderio e passione.
Buffy non ci capiva più niente, ma lui le liberò le mani. Poteva
difendersi, ora. Ma Angelus sapeva bene che non l’avrebbe fatto. Era tutto
confuso, eppure così chiaro. Fecero l’amore senza fretta, con gesti
antichi come il mondo e sapienti. Diverso da sempre, diverso come ogni volta.
Nessuno conduceva il gioco, né vincitori né vinti. Il piacere
arrivò intenso e ardente, lasciandoli spossati e stupiti allo stesso
tempo.
Separati. Un metro di distanza almeno. Ognuno cercava di raggruppare i pensieri
e metterli in fila in modo razionale. Buffy si guardava le mani, come se non
le riconoscesse. In 24 ore aveva fatto sesso con Angel e l’amore con Angelus.
La differenza era lampante e tatuata in ogni suo muscolo. Non per questo era
più comprensibile. Che senso aveva? Lui non parlava. Si rivestiva, con
un sorrisetto strano sulle labbra. Ma era ugualmente disorientato. Riprese in
mano la spada, e Buffy rimase a guardarlo. La luce era verde pallido, ma verde.
Lui la lanciò un'altra volta lontano, come se si fosse scottato. Tolse
fuori una sigaretta dalla tasca dei pantaloni, e l’accese. Lei rise.
“Che ti succede?”
“Credo che qualcuno ci abbia fatto uno scherzo.”
“Vuoi chiamarlo così? Perché non ammetti quello che è
accaduto?”
“E qual è la tua versione, bambolina? Non ti sei divertita? Stai
diventando brava…ancora un po’ e potrai competere con Darla.”
Buffy ridacchiò. Il solito bastardo. Lui non l’avrebbe mai ammesso.
Ma la sua voce era forzata, incrinata. Anche lui aveva provato qualcosa che
andava al di là del corpo.
“Perché non mi hai ucciso? Perché non mi hai morso?”
Angelus si avvicinò nuovamente a lei. Gli occhi scuri del vampiro sembravano
penetrarla e scuoterla dentro.
“Forse me la voglio ancora spassare…e tu sei un bel giocattolo,
tesoro.” Le sfiorò il viso con un dito. Lei gli accarezzò
la bocca, spiazzandolo completamente.
“Io so la verità. Chi è il giocattolo e chi il giocatore?”
Il viso di Angelus si trasformò in quello del vampiro, esplodendo in
un ringhio. Lei non ritrasse la mano. Si sentiva forte come non mai.
“Tu sei mia, Buff. Non scordarlo.” La spinse via, mentre lei continuava
a ridere.
“Fa come ti pare. Io ho intenzione di andar via di qua. Tu che fai?”
Per tutta risposta Angelus riprese la spada, e colpì violentemente le
sbarre. Le vide incrinarsi e continuò. In poco tempo aveva aperto un
varco. Uscirono dalla gabbia, prendendo la torcia e guardandosi intorno. Si
trovarono nuovamente catapultati in un’altra stanza.
Gabriel stava seduto in una specie di trono in pietra. In un tavolo alle sue
spalle stavano appoggiate delle sfere, simili a uova giganti.
“Miei cari, bentornati. Prima di tutto devo farvi i miei complimenti.
Lo spettacolo che mi avete offerto era veramente di prima qualità.”
Aveva ancora le sembianze di Spike. Buffy sentiva l’ira esploderle nelle
viscere. Apparvero i soliti mostri che circondarono i due guardiani.
“E ora, direi che possiamo concludere questa farsa. Siete diventati noiosi.
Dovevate farvi fuori l’uno con l’altro e invece…che vergogna,
Angelus. Sei innamorato di lei…E tu? Hai tradito il tuo cavaliere senza
macchia con il suo peggior nemico? Peggio del bacio che hai dato a Spike…No,
no, no…mi avete proprio deluso. Uccideteli.”
Buffy rimase un attimo perplessa. Incrociò lo sguardo di Angelus, altrettanto
smarrito. Poi si riprese, ed iniziò la battaglia. Erano coordinati e
si difendevano l’uno con l’altro. Fu un massacro vero e proprio.
Quando Buffy affondò la lama nell’ultima creatura si sentì
svuotata e allo stesso tempo felice come non mai. Gabriel era scomparso. Scappato
chissà dove. Ma l’avrebbe trovato in capo al mondo. Si voltò
verso Angelus, che si stava accendendo l’ennesima sigaretta.
“Sei brava, Buff. Peccato che tu sia umana.”
“Ti amo, Angelus. Peccato che tu sia uno stronzo.” La cicca gli
cadde dalla bocca, che rimase aperta, e, dato che c’era, si scottò
con il fiammifero. Il vampiro le si avvicinò rapidamente, per baciarla
con passione. Lei stava piangendo, sentiva il suo cuore dilaniarsi in una morsa
di ghiaccio. La sua duplice natura la stava distruggendo. Amava quel mostro,
quel corpo, quell’anima maledetta allo stesso modo.
“Vieni nel mio mondo, Buff. Insieme potremo essere invincibili.”
Lei lo guardò negli occhi. Tremava appena.
“Vuoi mordermi, Angelus? Perché? Vuoi una sostituta di Darla?”
“Tu puoi essere migliore di lei…”
“Migliore come cosa? Come mostro, vampiro, demone, amante?” Il sorriso
scomparve dalla bocca di lui. Non avrebbe mai accettato un compromesso del genere.
La sua natura era cambiata, lo avvertiva benissimo, ma non abbastanza. Si staccò
da lei. Prese un’altra sigaretta e l’accese, prendendo tempo. Buffy
riuscì a dargli le spalle, e lentamente si avvicinò al trono.
Il tavolo. Quelle uova. Erano in tutto una cinquantina, di colore diverso e
splendenti. Chiuse gli occhi e alzò la spada, per poi iniziare a distruggerle
in massa. Angelus urlava di fermarsi, ma era troppo tardi. Ne rimase solo una.
La più grande e luminosa. Lei sapeva cos’era. Si voltò verso
di lui per guardarlo negli occhi.
“N-non farlo, ti prego…se davvero mi ami, non farlo…”
Lei scuoteva la testa, piano piano.
“Lo sai cosa perderai…lui avrà pure un’anima, ma non
può darti ciò di cui hai bisogno…Buff…”
“Devo fare quello che è giusto. Me lo ha insegnato lui. Io sono
la prescelta. E lui ha una missione da terminare. E poi…io amo Angel.
In modo diverso, forse. In modo…normale.” Il vampiro cercò
di aggredirla, ma era troppo tardi. Schiantò l’uovo contro il muro,
e lui si accasciò sul pavimento. La cacciatrice rimase seduta per terra,
rimanendogli accanto. Gli accarezzava i capelli dolcemente, mentre canticchiava
una canzone. Attorno a lei regnava lo sfacelo più assoluto. Ma ciò
che era più disastroso era il suo cuore. Si vergognava di quello che
sentiva dentro di se. Ricordava le parole di Giles, sul dominare la parte oscura
e metterla al suo servizio. Era questo che aveva fatto? O aveva vinto il suo
egoismo? La sua mente continuava a darle segnali incomprensibili. Come vedere
cammelli rosa volare.
Il silenzio. Regnava in quella stanza orrenda, piena da sangue
e morte. Angel si stava riprendendo molto lentamente. Rimaneva immobile, mentre
alcune lacrime rotolavano giù dal suo viso. Faceva mente locale su quello
che era successo. I ricordi del demone, impressi nel suo corpo, riaffioravano
implacabili, come una sentenza. Sentiva le mani di Buffy trai suoi capelli,
e si sentiva confortato, protetto. E poi il dolore. La consapevolezza. Alzò
la testa, sorprendendo la sua compagna. Si guardarono negli occhi per un istante,
e lei abbozzò un sorriso. Lieve, stralunato, ma un sorriso.
Non fece in tempo a rialzarsi. Gabriel era davanti a loro. L’aspetto era
quello del libro, non gli serviva più somigliare a Spike…
“Eh, no. Questa situazione non mi piace per niente. E ho anche poco tempo
per risistemarla. Meno male che stanno arrivando i rinforzi…”
“Non ne avrai il tempo!” Buffy recuperò la spada, in posizione
di attacco.
“Piccola donna…hai rotto il mio giocattolo preferito. Ma a me fa
poca differenza. O la tua anima o la sua, bellezza. Basta che sia di un guardiano…È
solo una questione di tempo…ma ora non ne ho...” Le fiamme iniziarono
a propagarsi per la sala, appiccate dall’unico mostro rimasto sorprendentemente
in vita. La cacciatrice si voltò un attimo, e Gabriel attaccò.
La prese per una caviglia, aprendo uno squarcio di notevoli dimensioni. Angel
riuscì a mettersi in piedi e strappar via Buffy, per poi scappare a gambe
levate.
Era quasi l’alba. Angel iniziò a correre verso la casa. Giles li
vide arrivare e aprì la porta, mentre Eleanor oscurava le finestre.
Buffy delirava. La ferita alla caviglia stava rapidamente prendendo infezione.
Il veleno di quella creatura faceva il suo dovere demoniaco. Prepararono un
unguento a base di erbe, quelle stesse usate per il battesimo. Poi aspettarono.
La febbre sembrava scendere lentamente, e gli impacchi di acqua gelida ormai
non si contavano più.
Angel raccontò ciò che era successo. Lentamente,
in modo confuso. Come se stesse narrando un sogno. O focalizzando per la prima
volta gli eventi. Giles ed Eleanor rimasero in silenzio, prendendo appunti.
Il libro della profezia non svelava tutto, ma una cosa era certa. Solo lui poteva
sconfiggere il mostro. Ma era anche vero che ogni secolo, ogni guardiano era
stato battuto, e l'anima usata da Gabriel per i suoi scopi demoniaci.
Buffy dormiva. Angel continuava a vegliarla, in silenzio, con il suo quaderno
in mano. Passarono due giorni ed una notte prima che riprendesse conoscenza.
Aspettare. Il tempo ormai scarseggiava, bisognava fermare il demone. Eleanor
uscì dalla casa alla ricerca di alcune erbe. Difatti solo al buio fioriva
una pianta, essenziale per la cura. La cacciatrice aprì gli occhi. e
per prima cosa lo vide. Accanto a sé, immerso nelle parole che dettava
al suo diario. Rimase in silenzio a guardarlo, con il cuore pieno di speranza.
Lui se ne accorse dopo qualche minuto e sorrise.
“Come stai?”
“Sembra bene…ma mi pare di aver dormito per secoli…”
“Non così tanto. Solo due giorni. La tua caviglia ha ancora bisogno
di cure, ma sei forte, e passerà presto.”
“Gabriel?”
“Ora che sono sicuro che stai bene, andrò a prenderlo. E farlo
fuori, possibilmente.”
“Vengo con te.”
“Non se ne parla. Sei troppo debole. E poi ricordi? Devo ucciderlo io.
È la profezia.”
“E se poi non torni, come l’altra volta?”
“Vuol dire che verrai di nuovo a cercarmi…” Le accarezzò
il viso, delicatamente.
“Dobbiamo parlare di quello che è successo…”
“Non ora. Non oggi.” Il suo viso si fece serio improvvisamente.
Ma un rumore attirò la loro attenzione. Proveniva dall’esterno.
Angel prese la spada e si precipitò fuori. Ma di sicuro non si aspettava
di trovare una scena così.
“Ciao, caro. Come stai?” Darla era davanti a lui, con Spike e Drusilla.
Quest’ultima teneva in ostaggio Eleanor, minacciandola con un coltello.
Poco distante una figura indistinta si avvicinava.
“Non sei contento di vedermi? Raccontami: sei riuscito a trovare te stesso
in questo buco?" Angel rimase interdetto. Sapeva quanto era potente e pericoloso
Gabriel, ma triplicarsi proprio no. Erano loro. In carne ed ossa. Giles uscì
come una furia, ma fu fermato velocemente da Spike e bloccato. Due prigionieri.
“Io getterei la spada.” Così fece.
“Non ci inviti ad entrare? Scommetto che troveremo una bella fanciulla
là dentro.”
“Che ci fate qui? Perché siete coinvolti?”
“Li ho chiamati io.” Doveva essere Gabriel. Aveva le sembianze orrende
del maestro, e camminava a cinque centimetri dal terreno. Sempre plateale. Ma
efficace.
“Te l’avevo detto che stavano arrivando i rinforzi…sai com’è,
è facile lavorare con i vampiri. Qua c’è una bella riserva
di caccia. Loro mi portano gli uomini, io mi occupo delle anime, e loro…del
corpo? Del sangue? Beh, fai parte della loro categoria, mi sa che immagini benissimo
quello che può succedere…Ti chiedi come li ho trovati? La tua testolina,
mio caro guardiano. Per me è un libro aperto. Cacciatrice, vieni fuori.
O vedrai le interiora del tuo Osservatore e della sua sorellina. Non far finta
di niente. Lo sai che ti sento…” Buffy uscì dalla casa. Zoppicava,
e non aveva fiato.
“Lasciali andare. Possiamo metterci d’accordo.”
“Sei ridotta uno straccio…piaciuto il mio veleno?” Angel la
sosteneva per la vita. Situazione di stallo, di tensione. Darla si avvicinò
alla coppia, spingendo via la cacciatrice e separandoli.
“Riesci ad allearti sempre con le persone sbagliate…”
“Tu credi? Mi ha fatto un’offerta che non potevo rifiutare.”
Sorrideva sfacciata, accarezzando il petto della sua creatura. Drusilla e Spike
stavano legando i due ostaggi. Buffy era per terra. Guardava il vampiro biondo,
che la ignorava. Cercava di pensare rapidamente ad una soluzione, ma tutto sembrava
perduto. C’era qualcosa che sicuramente volevano. Bisognava solo aspettare
gli sviluppi. O la strage…
“Eh, sì. Un bel patto. Divertente.