Rinascita
di Giovanna
La nebbia lo avvolgeva, biancastra, densa, soffocante come fumo. Sotto di lui
un pavimento grigio, liscio, uniforme.
Alzarsi in piedi gli costò una notevole fatica. Si sentiva indolenzito,
esausto. Era nudo, come un animale. Avrebbe voluto coprirsi, ma non c'era nulla
per farlo.
Sentiva delle presenze intorno a lui che lo scrutavano. Una di esse lentamente
uscì dalla nebbia. Era avvolta da un mantello, il cui cappuccio gli copriva
anche il viso. Angel provò sollievo alla sua vista.
"Chi sei? Dove mi trovo? Buffy?"
Qualcosa lo colpì violentemente alla schiena, facendolo cadere in ginocchio.
Uno specchio era apparso di fronte a Angel, ma in esso si rifletteva solo la
nebbia.
"Tu non esisti. Lei ti ha ucciso, ti ha cancellato dalla sua vita, dal
suo mondo. Ti ha mandato nel luogo a cui appartieni: l'Inferno e qui nulla esiste,
se non il dolore!"
Lei stava leggendo. Non comprendeva il significato delle sue parole, ma il tono
della sua voce aveva il dono di scacciare ogni pensiero dalla sua mente. Ascoltandola
poteva chiudere gli occhi e non pensare a nulla. Allora veniva il sonno, il
riposo, l'oblio a cui anelava con tutto se stesso.
Silenzio. Si era interrotta. Lui riaprì gli occhi. Lo stava guardando.
Dolore e lacrime nei suoi occhi. Senza saperne il motivo, lui sentì la
sofferenza ritornare, e si strinse le ginocchia a petto, assumendo la posizione
del bambino nel ventre della madre. Stava nascendo di nuovo, e lei....era sua
madre. La sua venuta al mondo però non avrebbe portato gioia, ma solo
dolore......
Finalmente si era addormentato. Era stanca di leggere, ma non osava smettere.
Temeva il silenzio che avrebbe invaso la casa senza il suono della sua voce.
Mentre lei leggeva, inoltre, lui sembrava dormire più tranquillo.
I gemiti e i lamenti, quasi incessanti, che lui emetteva nel sonno la tormentavano,
ma quando era sveglio era anche peggio. Non riusciva a sostenere il suo sguardo
vuoto, animalesco, colmo solo di puro terrore e dolore.
A volte era tentata di rinunciare. Di abbandonarlo al suo destino. Non poteva
essere lui l'uomo dolce, intelligente e sensibile che aveva amato. Il suo Angel
era morto. Lei l'aveva ucciso. Quell'essere non era altro che un guscio vuoto,
privo di ogni traccia di umanità e coscienza.
Qualcosa però dentro di lei glielo impediva. Qualunque cosa le dicesse
la ragione non poteva lasciarlo ora. Sarebbe stato come ucciderlo una seconda
volta. In quel corpo doveva ancora vivere una parte di lui, del suo essere,
e lei l'avrebbe trovata, a qualsiasi costo.
Era stata lei la causa di tutto! Questo non poteva dimenticarlo! Certo....non
aveva avuto scelta, doveva salvare il mondo, ma....al suo cuore non importava
nulla del mondo! Solo lui aveva importanza e lui aveva bisogno di lei, ora più
che mai.
La nebbia intorno a lui iniziò a addensarsi, fino a prendere forma umana.
Spike! Ovviamente non poteva essere lui, ma...
"Hai ragione. Non sono proprio Spike. Sono uno spirito o un demone, se
preferisci, ma questa forma mi piace e mi sembra consona alla situazione. Certo
che sembri ridotto proprio male. Sembri veramente...un animale. Senza vestiti,
debole, incapace perfino di parlare. Perchè non sai parlare, non è
vero?"
Angel, disteso a terra, aprì la bocca e scoprì con sorpresa di
essere in grado di articolare solo suoni insensati. Il panico lo sommerse. Provò
l'impulso di alzarsi e colpire l'essere che aveva di fronte, ma neppure il suo
corpo rispondeva al suo volere. L'unica cosa che riuscì a fare fu emettere
un ululato straziante che si perse nel silenzio.
"Sì, effettivamente non sei altro che un animale. Anzi, non sei
neppure un animale. Anche lei te lo ha detto una volta, ricordi? Quando era
ancora una dolce ragazzina casta e pura. Era talmente innocente che ti ha permesso
di....amarla! Probabilmente ora però è rinsavita e si sveglia
di notte con i conati di vomito all'idea di essere stata accarezzata dalle tue
mani sporche di sangue, di aver baciato la stessa bocca che ha morso e succhiato
il sangue di tanti innocenti. Sì, certamente ora fai parte dei suoi incubi!
Compari nei suoi sogni e lei si sveglia urlando. Povera piccola! Chissà
cosa penseranno i suoi amici di lei. In pratica si è accoppiata con un
animale, anzi con una bestia immonda partorita dall'Inferno! E' incredibile
che non sia impazzita alla sola idea, o forse è un peccato. Probabilmente
lei avrebbe preferito impazzire piuttosto che vivere ricordando!"
Angel rimase a terra, incapace di qualsiasi movimento. Non poteva fare nulla.
Neppure piangere. Poteva solo ricordare..... e soffrire.
La presenza fece un passo verso Spike. Lo spirito, con un cenno di saluto, sparì
nella nebbia.
Lui era disteso a terra e lei lo stava toccando. Gli accarezzava i capelli.
Non gli faceva male. La sua mano era leggera. Ora gli sfiorava il collo e le
spalle. C'era calore nei suoi gesti, un calore che aveva dimenticato. Senza
staccare il capo da terra, lentamente, iniziò a strisciare verso di lei.
Voleva esserle più vicino, sentire il tepore del suo corpo contro il
proprio, ma non osava. Aveva paura che lei smettesse, lo lasciasse, si allontanasse
ancora da lui, lasciando solo.
Con la fronte gli sfiorò un ginocchio e si fermò, timoroso che
lei si ritraesse. Lei infatti smise di accarezzarlo e lui provò il desiderio
di piangere per la perdita del suo dolce tocco. Sarebbe dovuto stare immobile,
non pretendere troppo dal destino che già era stato così generoso
con lui. Il sollievo lo pervase quando sentì di nuovo le sue mani stringergli
il capo, sollevarlo per porlo delicatamente sul suo grembo. Sospirò piano
e cercò di combattere il sonno. Non voleva perdere neppure uno di quei
preziosi istanti.
I primi giorni erano stati i più difficili, ora era incredibile quanto
fosse facile illudersi che non fosse successo nulla. Lui era fra le sue braccia,
come lo era stato tante volte in passato. Era rilassato, tranquillo. Si fidava
di lei. Anche quella notte le aveva creduto e aveva chiuso gli occhi....e lei
lo aveva mandato all'Inferno.
Buffy strinse le labbra per non piangere. A lui non piaceva vederla piangere.
Diventava ancora più cupo e si richiudeva in se stesso, come se la sofferenza
di lei accrescesse la sua. Questo neppure l'inferno era riuscito a cambiarlo.
Un sorriso triste le si disegnò sulle labbra.
Non sapeva esattamente quello che avrebbe dovuto fare per lui perciò
agiva per istinto.
Non era sempre facile. A volte lui sembrava avere timore di lei, altre volte
era lei ad aver paura. Un suono improvviso, un gesto troppo brusco scatenavano
reazioni violente. Solo lei riusciva allora a calmarlo, anche se a volte doveva
usare la forza.
Dopo la sua morte avrebbe dato qualsiasi cosa per averlo ancora con sè,
ma ora si chiedeva se era ancora così. Che cosa avrebbe fatto se lui
non fosse mai tornato in sè? Avrebbe continuato ad accudirlo, notte dopo
notte, prolungando le sue sofferenze e le proprie? Fino a quando sarebbe riuscita
a nasconderlo al mondo? Giles e gli altri che cosa gli avrebbero fatto se l'avessero
trovato ora, mentre era in questo stato? Sicuramente l'avrebbero definito un'animale,
una belva pericolosa e avrebbero cercato di ucciderlo, ma lei....non glielo
avrebbe permesso. Di questo era certa. E allora....non voleva pensarci! Era
inutile. Doveva solo sperare e....continuare ad amarlo, come aveva sempre fatto.
Non poteva dare nulla di diverso. Lui era....Angel.
Lo spirito con le sembianze di Drusilla si voltò e guardò con
odio la presenza, che non si mosse.
"Vattene!" gli intimò con forza.
"No!"
"Non dovresti essere qui."
"Non è tuo compito stabilirlo." Rispose l'entità con
voce pacata.
Drusilla scosse le spalle e si rivolse all'uomo accasciato ai suoi piedi.
Con forza gli afferrò i capelli e gli sollevò il capo, per osservarlo
in volto.
"Un tempo mi hai tolto tutto quello che avevo: la mia casa, la mia famiglia,
la mia vita. Ora sei tu a non avere più nulla! Sei solo, non hai vestiti
e neppure un nome. C'è ancora qualcosa però che posso toglierti.
Ricordi la tua vita? I tuoi libri, il vento fra i capelli mentre cammini nella
notte, le sue mani strette fra le tue, la sua risata allegra nel silenzio del
cimitero, il suo sorriso, la sua voce dolce che ti parla d'amore? Presto non
ricorderai più nulla! Mi hai condotto alla pazzia, ora io ti condurrò
all'oblio!"
La presenza restò a guardare in silenzio mentre gli occhi della creatura
perdevano ogni consapevolezza e dalla sua bocca scaturiva un gemito di atroce
dolore.
Il suo profumo e....odore di sangue. Angel spalancò gli occhi terrorizzato.
Lei era china su di lui. Gli stava offrendo del cibo.
I lineamenti di lui si rilassarono. Allungò avidamente una mano e afferrò
la tazza. Rapidamente la svuotò del suo contenuto. Aveva fame.
Lei gli asciugò le labbra con un tovagliolo. Con delicatezza gli accarezzò
il viso. Lui fissava la tazza vuota. Aveva ancora fame.
Angel sembrava essere migliorati. Certo i cambiamenti non erano evidenti, ma
lei ogni notte che passava percepiva un cambiamento in lui. Non parlava ancora.
A parte il suo nome non aveva pronunciato altre parole da quando era tornato,
ma i suoi gesti sembravano più controllati, coscienti e il suo sguardo
non era più vuoto come lo era stato nei primi giorni.
Lei gli parlava. Non sapeva neppure esattamente lei quello che gli diceva. Era
solo un modo come un altro per stabilire un contatto con lui, per rassicurare,
innanzi tutto se stessa, che tutto quello che stava facendo non era inutile.
Lui era veramente tornato. Non solo il suo corpo, ma anche il suo spirito, la
sua mente. Aveva solo bisogno di tempo.
La sua vita continuava. C'era la scuola, la caccia, gli amici e Scott. Aveva
lottato per ricostruirsi un'esistenza, quando la sua esistenza era precipitata
nel caos, e ora ... si sentiva divisa fra due pianeti distanti anni luce. Viveva
le sue giornate in un mondo di luce, programmi per il futuro, speranze, normalità.
Quando però calava il sole nn c'era il conforto della sua casa e del
sonno ad accoglierla, ma un mondo di dolore e tenebra dal quale non vedeva via
di uscita.
Presto avrebbe dovuto scegliere. Lo sapeva, ma ignorava ancora quale sarebbe
stata la sua scelta.
La logica le diceva che appena Angel fosse stato di nuovo in grado di badare
a se stesso sarebbe di nuovo stata libera. Il suo debito sarebbe stato pagato.
Lui avrebbe avuto di nuovo la vita che lei gli aveva tolto e quindi lei avrebbe
potuto....andare per la propria strada, magari con Scott? Non vedere mai più
il suo sorriso? Non sentire mai più il suo passo rassicurante dietro
di lei nei vicoli bui? Non stringere mai più fra le proprie le sue grandi
mani? Non udire mai più il suono della sua voce?
Voleva che lui guarisse, che tornasse quello di sempre, ma temeva anche quel
momento. Non era più una ragazzina. Era una donna e questa volta avrebbe
seguito il suo cervello, non il suo cuore, ma .....sarebbe stato difficile,
molto difficile. Lo doveva a se stessa, al Signor Giles, ai suoi amici, a sua
madre e soprattutto alla Signorina Calender e ad Angel. A tutti coloro che avevano
pagato il prezzo della sua incoscienza. Questa volta si sarebbe comportata in
modo diverso. Aveva imparato, ma...guardò Angel e provò l'impulso
di stringersi a lui per restare per sempre fra le sue braccia. Lui però
guardava la tazza. Aveva ancora fame. Con un sospiro si alzò per andare
a prendere in cucina altro sangue. Non si era mai resa conto in passato di quanto
ne consumasse. Lui non si era mai nutrito di fronte a lei. Ora probabilmente
ne aveva particolarmente bisogno per recuperare le forze.
Il sangue aveva cessato di uscire dalle ferite. Presto sarebbe guarito e loro avrebbero ricominciato. Non poteva vederli, udire il loro movimenti, le loro voci. Eppure erano intorno a lui....sempre. Tormentavano il suo corpo, laceravano la carne, spezzavano le ossa, strappavano le unghie fino a quando lui non sentiva più nulla. Non gli era concesso rifugiarsi nell'incoscienza, ma oltre un certo limite il dolore diventata uniforme, costante al punto che i suoi sensi non riuscivano più a recepirlo. Allora si fermavano e aspettavano che le ferite si chiudessero, le ossa di rinsaldassero, le unghie crescessero di nuovo. Sapevano che il suo corpo si sarebbe presto rigenerato dando loro una nuova opportunità per distruggerlo.
Era nella stanza da bagno. Lei aveva riempito la vasca e poi lo aveva lasciato
solo. Lui era rimasto immobile, in piedi, in mezzo alla stanza.
Il tempo passava, ma per lui non aveva importanza: il tempo aveva cessato ormai
di esistere.
Colpi contro la porta. Lei stava entrando di nuovo. Era passata un'ora e lui
era dove lo aveva lasciato.
Con un sospiro di impazienza le sue piccole mani gli avevano tolto i vestiti.
Lui non si era opposto. Il suo tocco era gentile, anche mentre lo conduceva
alla vasca. Lui si distese nell'acqua ormai fredda. Neppure questo aveva importanza.
Non poteva sentire il freddo. Lei aprì comunque il rubinetto dell'acqua
calda. Insaponò una spugna e gliela porse. Lui la prese fra le dita,
incerto, indeciso su che cosa farne. Lei allora si inginocchiò a fianco
della vasca e pose una mano sulla sua per guidarla.
Dopo avergli insaponato il collo e il petto, si rialzò per lasciare la
stanza, dopo avergli messo la spugna fra le mani e dato un'ultima occhiata di
incoraggiamento. Lui lentamente terminò di lavarsi.
Le piaceva occuparsi di lui. Angel era stato molto riservato in passato sugli
aspetti più privati della sua vita. Ora dipendeva completamente da lei.
In quelle notti aveva imparato tante piccole cose di lui che per anni aveva
ignorato. Beveva il sangue riscaldato, come Spike, ma a differenza del biondo
vampiro, lo assumeva in piccoli sorsi, se non aveva troppa fame, come se il
nutrirsi fosse un rito più che una necessità.
Quando era morto la prima volta doveva avere la barba e i capelli lunghi perchè,
anche se lentamente, entrambi tendevano a crescere. Sperava che lui fosse abbastanza
guarito da provvedere da solo, quando fosse stato necessario tagliarli, perchè
lei non avrebbe proprio saputo farlo. Chissà come faceva senza specchi?
Nel suo guardaroba aveva solo trovato i vestiti che aveva indossato Angelus.
Per fortuna, gettati in un cassettone, aveva scoperto i suoi vecchi vestiti.
Non erano molti. Magliette bianche, pantaloni scuri e tute sportive soprattutto.
Angel era una persona ordinata. Alcune delle magliette erano ancora accuratamente
piegate. Sul fondo c'era il cappotto nero, che lei adorava. Lo aveva portato
al viso e aveva pianto come da molto non le accadeva più di fare.
Il bagno era ordinato. Evidentemente Spike e Drusilla avevano le loro stanze
e il loro bagno, in cui lei non era mai entrata e non aveva intenzione di entrare.
Nel mobiletto c'erano diverse bottiglie di profumi maschili e dopobarba. Senza
esitare li aveva gettati. Non appartenevano ad Angel. Su di lui non aveva mai
sentito nessun profumo che non fosse quello di sapone.
Sopra il lavandino, sul muro, c'erano ancora le tracce dello specchio, che doveva
essere stato rimosso. Non doveva essere piacevole ogni giorno osservare il vuoto
al posto della propria immagine riflessa.
Quello spazio assurdamente vuoto dava un aspetto strano alla stanza, incompleto.
Angelus aveva tolto lo specchio, ma questo non era bastato a sconfiggere la
realtà. Lei avrebbe potuto escludere Angel dalla sua vita, ma probabilmente
sarebbe stato altrettanto inutile. Sarebbe comunque rimasto uno spazio vuoto
che nulla e nessuno avrebbe potuto colmare.
Era steso a terra. C'erano mani su tutto il suo corpo, anonime, estranee, che
non poteva vedere, ma che toccavano, accarezzavano, torcevano la carne, graffiavano.
Esploravano ogni parte di lui, indagatrici, a tratti violente, a tratti gentili,
come se lui non fosse altro che un oggetto curioso. Avrebbe voluto ribellarsi,
sottrarsi al loro tocco, ma poteva solo giacere inerte, privo di qualsiasi volontà.
Il dolore lo faceva contorcere sul pavimento, ma il vero tormento era il piacere.
I suoi sensi reagivano a quelle carezze lascive, e lui non riusciva a opporsi.
Iniziava a gemere, come un animale in calore, cercando disperatamente di trovare
quell'appagamento, che sempre gli era negato, mentre l'umiliazione sommergeva
la sua coscienza.
La presenza osservava immobile.
Indumenti. Lei glieli stava porgendo. Con un gesto impacciato lui li prese,
evitando di sfiorarle le dita. La stoffa era morbida, aveva un buon profumo
di sapone. Restò immobile. Non era sicuro di quello che avrebbe dovuto
farne. Aveva paura di sbagliare.
Lei lo stava guardando, ma lui non provava vergogna per la sua nudità.
Solo timore di non fare la cosa giusta, di indurla ad andarsene, fuggire da
lui e da quello che era. Nello sguardo di lei però non c'era disprezzo
e neppure condanna. Solo un'infinita tristezza.
Non sapeva se era triste per lui oppure per se stessa. Forse per entrambi.
Quando lo aveva ucciso, in realtà aveva ucciso il loro amore. Nulla sarebbe
più stato come prima.
Lei sapeva che avrebbe dovuto lasciarlo e lui...probabilmente quando fosse rinsavito
e avesse ricordato le sue prime parole sarebbero state di odio per lei, per
quello che gli aveva fatto.
Buffy avrebbe voluto fermare il tempo, se non poteva farlo tornare in dietro.
Restare per sempre in quella casa, a occuparsi di lui, senza ricordi, responsabilità,
doveri. Il mondo esterno però premeva. Gli altri prima o poi avrebbero
saputo. Lui avrebbe ricordato e allora.....
La voce della presenza era ovattata, ma chiara.
"Chi sei?"
"Nessuno"
"Come ti chiami?"
"Non ho un nome"
"Sai dove sei?"
"In nessun luogo. Io non esisto."
"Soffri?"
"Il dolore non esiste."
"Che cosa esiste?" chiese la presenza, scoprendosi lentamente il volto.
"Buffy...."
E' quasi notte. Lui aspetta. Sa che presto lei arriverà. Questa notte parlerà con lei I ricordi sono ancora vaghi e confusi, ma ha la certezza che il dolore che ha letto per tutti quei giorni nei suoi occhi è una sua colpa. Vuole chiedere perdono, anche se non ha ancora trovato le parole giuste per farlo. Ha bisogno di lei. Ha paura. Non vuole perderla. Se lei non dovesse più tornare...lei è tutto il suo universo, la sola ragione della sua esistenza. Lei non può lasciarlo solo. L'ha seguito perfino all'Inferno, soffrendo con lui, perchè è una parte di lui, la parte più importante. Loro due sono legati....per l'eternità.