Disclamer: i personaggi descritti appartengono alla WB e a Joss Whedon, l’autore
scrive senza fini di lucro e per puro
piacere personale.
Autore: Petalidistelle
e-mail: goccediluce@hotmail.com
A Patrizia, un’amica impagabile, una ragazza piena di gioia e di serenità,
una persona meravilgiosa.
A Federica, perchè il titolo è quelloc he lei ha portato nella
mia vita, luce e speranza.
I Parte
Morta.
Lei era morta.
Si lasciò cadere sulla sedia della sua scrivania e la cornetta del telefono
gli sfuggì di mano, abbattendosi a terra con un
rumore che invase estraneo l’ufficio profanando il silenzio che vi era
calato.
La voce incerta di Willow lo chiamò alcune volte, sembrava provenire
da un altro universo e si perdeva svanendo
nell’aria non appena fuoriusciva dal penzolante ricevitore del telefono...
ma la ragazza si rese conto che non le avrebbe
più risposto e riagganciò.
Morta.
L’unica parola di quella breve conversazione che riusciva a ricordare
con chiarezza: morta.
Glory... un portale... il sangue di Dawn... un atto d’amore... caduta
da cento piani... era tutto molto confuso.
Credette che il mondo dovesse spaccarsi in due, che il sole si oscurasse, che
la luna nascondesse il suo pallido viso, che
la terra tremasse e si aprisse per gridare il suo dolore... perché lei
era morta.
Buffy, la sua Buffy era morta.
Nient’altro poteva più esistere.
Tutto era finito.
Tutto era perso: la speranza, la vita, l’amore, la salvezza.... tutto.
Angel si coprì il volto con le mani.
Non riusciva a provare niente, non riusciva a urlare, ero semplicemente annientato.
Morta.
Non poteva crederlo, non poteva essere vero.
Non poteva essere ancora vivo se lei era... se lei era... morta.
Morta.
Era solo una parola, un concetto, un’astrazione.
Non riusciva a far diventare quella parola reale.
Aveva davanti agli occhi il suo viso, mentre rideva con i suoi amici e non si
era ancora accorta della sua presenza,
mentre gli sorrideva camminandogli incontro.
Ma adesso lei... lei...
Morta.
Non l’avrebbe più rivista.
Non avrebbe più sentito il suono melodioso della sua voce.
Non avrebbe più ascoltato i suoi respiri sciogliersi nella notte.
Non avrebbe più cercato nelle profondità celesti dei suoi occhi
quello che non gli diceva con le parole.
Non avrebbe più sentito il suo profumo dolce e inebriante.
Non avrebbe più visto la luce della luna riflettersi sui suoi capelli.
Non avrebbe più sfiorato le sue labbra... né sentito il loro calore
sulle sue.
Morta.
Finalmente quella parola che gli rimbombava nella testa gli esplose nel petto
squarciandolo e dilaniandolo, sbranando e
rompendo il cuore, torturando e facendo a pezzi l’anima.
Il dolore proruppe come la lava di un vulcano bruciando e devastando tutto quello
che trovava sul suo inesorabile
cammino.
Una morsa infuocata gli affondò nel petto e gli strappò il cuore
e l’anima e i sentimenti, tutto a parte il dolore cocente,
insaziabile e rabbioso.
La sofferenza si fece concreta, palpabile, fisica.
Come se gli avessero dato fuoco, come se stessero facendo a brandelli il suo
corpo, come se affondassero senza posa un
paletto nel suo cuore.
Il dolore più profondo, la sofferenza più indicibile dilagavano
in tutto il suo essere, invadendogli il corpo e la mente,
scoppiandogli dentro, troppo grandi e distruttivi per essere confinati in lui
smaniavano e premevano per uscire e
deflagrare fuori invadendo col loro furore disperato il mondo intero.
Come impazzito, completamente fuori di sé, perso ogni controllo, abbandonata
la ragione , lasciò che il dolore
diventasse l’unica realtà possibile, l’unica cosa concreta
e vivente.
Il demone sopito in lui prese il sopravvento trasfigurando il suo volto e prorompendo
in un urlo disumano e straziante.
Mentre quel disperato “no” scuoteva le pareti Angel rovesciò
la scrivania buttandola contro la libreria.
In balenare momentaneo della ragione si rese conto di non poter restare lì,
di essere un pericolo per gli altri.
Praticamente sfondò la porta del suo studio, investendo in pieno Cordelia
che stava accorrendo preoccupata e facendola
cadere a terra.
Uscì come una furia e sparì nella notte senza prestare attenzione
ai disperati richiami di Cordelia che ,con una caviglia
slogata, tentava invano di inseguirlo.
La ragazza rimase sconvolta sorreggendosi alla porta d’ingresso a osservare
il buio in cui Angel era sparito.
Non l’aveva mai visto così. Mai.
Aveva conosciuto Angelus, l’aveva temuto ed aveva tremato in sua presenza,
ma non aveva mai visto brillare nei suoi
occhi quel folle, insanabile tormento.
Chiamò Wesley e mentre lo aspettava andò nello studio di Angel.
Si guardò intorno, posando trepidante gli occhi sui libri sparsi a terra,
sulle schegge della libreria, sulla scrivania
riversa, sulle lampade e sugli oggetti che vi erano sopra rotti e in frantumi.
In quella devastazione prodotta in un attimo e con un solo gesto Cordelia sentì
il rumore monotono e ripetitivo di un
telefono non riagganciato.
Riuscì a recuperare ,con mani tremanti, il telefono e guardò il
numero dell’ultima chiamata ricevuta.
Sunnydale, avevano chiamato da Sunnydale.
Buffy! Cordelia pensò che lei ed Angel avessero di nuovo litigato e il
battito del suo cuore si fece un pò meno frenetico.
E questa volta la cacciatrice doveva davvero averla fatta grossa! Possibile
che non la finisse mai di tormentare Angel?
Ma questa volta l’avrebbe sentita!! Era ora che qualcuno insegnasse a
Buffy le buone maniere!
Compose decisa il numero ed aspettò che rispondessero.
Non riconobbe la voce tremante e stanca che rispose all’altro capo, fino
a quando Willow non le si manifestò.
Cordelia riappese sconvolta la cornetta e si girò verso Wesley che era
appena arrivato.
“Ma che diavolo è...” Le parole gli morirono in bocca quando
vide l’espressione di Cordelia.
La ragazza aveva gli occhi lucidi e l’espressione incredula e turbata.
“Oh dio, Wesley! Non può essere vero... Buffy... Buffy... è...
lei è... è morta. Hanno affrontato Glory ,quella specie di
divinità. Lei aveva rapito Dawn ,perché Dawn era... era come ha
detto? La chiave... e ha aperto con il suo sangue una
porta che avrebbe dato l’accesso nel nostro mondo a una dimensione demoniaca...
l’inizio della fine del mondo... Per
chiudere la porta Dawn avrebbe dovuto morire... ma Buffy non poteva permetterlo...
non di nuovo, non dopo che aveva
sacrificato la vita di Angel per chiudere la porte dell’inferno... non
era più disposta a sacrificare la vita delle persone che
ama... così... così... si è buttata nel portale e l’ha
chiuso con il suo sangue... con la sua vita... ma ha anche fatto un volo
di più di cento piani ed ... ed è arrivata a terra morta.... Morta...
Oh dio mio, non ci credo... Lei... lei ha sempre salvato
il mondo come se niente fosse... e io non l’ho neanche mai ringraziata...
sembrava che non sarebbe mai... sì, insomma
che non avrebbe mai... perso...... Oh Wesley.....!”
Cordelia si buttò fra le braccia dell’exosservatore piangendo a
dirotto.
“Tu non hai visto Angel, lui... lui era completamente fuori di sé...
Sono preoccupata... potrebbe fare qualsiasi cosa...
Non era neanche lui... Wesley, dobbiamo fare qualcosa... Angel non se lo perdonerà
mai... e adesso non so neanche
dov’è andato...”
Cordelia si asciugò le lacrime: “Andiamo a cercarlo... dobbiamo
trovarlo assolutamente... dobbiamo trovarlo subito....”
Si avviò ma la caviglia ormai gonfia cedette provocandole una smorfia
di dolore.
Wesley tirò il fiato. Non era il momento di perdere la calma.
Non sembrava vero, Buffy ,quella ragazza così piena di vita, era morta.
Non l’aveva conosciuta molto bene, ma aveva
imparato a rispettarla. Era arrivato in un momento difficile, tutto ingessato
nei regolamenti del Consiglio, e lei era
riuscito a stupirlo e a cambiarlo, e il turbolento incontro con quella cacciatrice
ribelle gli aveva aperto la strada verso
una vita diversa e ben più interessante.
Sapeva quanto Angel la amasse e immaginava come il vampiro si potesse sentire.
Doveva molto ad Angel, e avrebbe fatto qualsiasi cosa per aiutarlo, ma sapeva
che non sarebbe servito a nulla in quel
momento. Aveva bisogno di restare solo, di tempo perché il dolore bruciasse
di meno, perché la vita tornasse a fluire e il
mondo a girare. Ci sarebbero voluti anni ,forse, e forse l’eternità
non sarebbe bastata a guarirlo, ma adesso nessuno di
loro due poteva fare niente per lui.
“E’ meglio che pensiamo alla tua caviglia adesso. Angel non ha bisogno
di noi, ha solo bisogno di soffrire in pace. Forse
potremo aiutarlo quando sarà passato un pò di tempo, quando la
sofferenza sarà meno cocente...”
“Certo, se non sarà impazzito prima... o se non si sarà
ucciso... o se non avrà ucciso qualcun altro... o se non avrà
perso
l’anima dalla disperazione... o se...”
“Calmati adesso! Non succederà niente di tutto questo. La sua anima
resterà esattamente dov’è adesso, la maledizione
non dice infelicità perfetta... ha solo bisogno di stare solo e di fare
i conti con quello che è successo... e non farà niente
di azzardato o folle, sai che non lo farebbe...”
“No, non lo so! Lo sapevo finché sapevo che a Sunnydale c’era
Buffy e che lui non avrebbe mai fatto niente che la
potesse far soffrire, incluso uccidersi perché lei avrebbe sofferto e
lui non voleva.... Ma adesso... lei è morta... e lui ha
perso qualsiasi ragione per vivere... Ma non capisci?! Angel è quello
che conosciamo noi solo per lei... E’ tornato in
contatto con il mondo degli uomini solo per proteggerla e per aiutarla, anche
se non aveva messo in conto che se ne
sarebbe innamorato... Lui combatte il male per difendere gli innocenti e la
prima innocente della lista era Buffy!! Lui
dopo 240 anni era di nuovo un uomo solo per lei!! Non per noi! Non per il mondo!
Per lei.... e adesso io ho paura che
decida che un’eternità senza lei non vale niente... Io non voglio
che gli succeda niente!!! Io non posso permettere... Oh,
io so che Buffy non avrebbe mai voluto che ci lasciassimo marcire nel dolore
della sua perdita... Glielo dobbiamo ,lo
dobbiamo a Buffy, dobbiamo impedirgli di lasciarsi morire di dolore...”
Stava di nuovo piangendo e si lasciò cadere in
terra disperata e sconsolata. Si sentiva così impotente...
Wesley la abbracciò: “Andrà tutto bene, vedrai. Lascialo
soffrire almeno qualche giorno, l’ha saputo solo da qualche
minuto! Noi gli staremo vicini, e prima o poi tutto si sistemerà... in
qualche modo...”
Wesley aveva paura... una paura terribile che in nessun caso qualcosa sarebbe
potuto tornare come prima...
La notte.
Con i suoi profumi e i suoi rumori ovattati. Con le sue ombre tremolanti e sfrangiate.
Con la luce lontana di stelle già
morte e con la luna pallida e triste.
L’ultima notte.
Perché da quel momento in poi non ci sarebbero più stati né
giorni né notti, né luce né ombra, né vita né
morte.
Perché lei non c’era più.
E senza di lei nulla poteva essere, se non il vuoto.
Vagò a lungo senza meta e senza ragione, in preda alla più totale
disperazione. Quale nessun cuore umano aveva mai
conosciuto.
In un luogo senza nome si fermò ed alzò gli occhi verso il cielo
ingrato.
Con stupore e rabbia cupa vide che le stelle brillavano tranquille e che la
luna troneggiava impassibile sul paesaggio
silenzioso.
Il tempo scorreva ancora placido e sereno, il mondo girava e la gente inconsapevole
viveva.
Vivevano, tutti quelli che Buffy aveva salvato vivevano!
E la loro vita ,in confronto a quella preziosissima di lei, non contava niente.
Vivevano e non sapevano che lei era morta per loro, che si era sacrificata perché
loro potessero ancora andare ai loro
inutili lavori e divertirsi dei loro sciocchi divertimenti, e amare dei loro
scialbi amori.
Odiava tutto il mondo di un odio inveterato e profondo. Un odio che prima non
l’aveva mai sfiorato, un odio totale e
consapevole.
Non gli importava più degli innocenti e della loro salvezza: morissero
tutti, ma non lei!... Non lei... NON LEI!
I vampiri non possono piangere, ma avrebbe dato tutto ciò che era anche
per poter versare una sola lacrima.
Morta.
Un’eternità senza lei.
Un’eternità inutile e odiosa come mai lo era stata prima.
Era stato tutto inutile tutto un vano affanno di impedire l’inevitabile.
Niente di quello che aveva fatto era servito, non le aveva regalato una vita
normale, andandosene, aveva solo firmato la
sua condanna a morte.
Avrebbe dovuto essere là ,con lei, avrebbe dovuto combattere quella battaglia
al suo fianco, sarebbe dovuto morire al suo
posto.
Se fosse stato là non avrebbe permesso che lei morisse... l’avrebbe
impedito.
Da qualche parte, dentro di lui, Angelus lo schernì “Davvero? bell’affare
avresti fatto! Sareste morti tutti e basta! Anima
noiosa e petulante! L’hai lasciata morire! Tutte le cacciatrici fanno
la stessa fine prima o poi, avresti dovuto portarla via,
con noi per sempre...”
Angel zittì quella voce crudele, la sua rabbia era tale che avrebbe potuto
sconfiggere l’intero inferno, e domare il
demone in lui non fu difficile.
L’unica cosa che voleva era un silenzio totale in cui soffrire in pace.
Morta.
Quella parola funesta e terribile adesso era parte di lui, era in lui l’unica
legge e l’unica verità.
Era incisa nel suo cuore e vi affondava ogni istante di più, facendolo
sanguinare impietosamente.
Morta.
Eppure la sentiva così vicina, così viva. La rivedeva come l’aveva
sempre vista, tanto bella da far male. L’aria attorno a
lui era piena di lei e di sue immagini, del suo sorriso, dei suoi occhi, delle
sue lacrime, della sua bocca, della sua aria
imbronciata, delle sue battute, delle sue parole d’amore e di quelle di
rabbia, della sua espressione assorta o spensierata,
della ragazzina che l’aveva atterrato in una notte ventosa nel vicolo
del Bronze e della donna che aveva consolato e
baciato dopo il funerale di sua madre.
L’ultimo bacio... l’ultimo soffio della sua vita che avrebbe sentito.
Vent’anni, aveva solo vent’anni.
Maledizione, non era quasi una donna.... era così giovane... era così
viva.... amava quella vita....
Guardò di nuovo il cielo: “Mi sentite?? Non doveva morire, non
lei!! Aveva solo 20 anni!! Volevate un prezzo per la
salvezza del mondo?? Perché non avete preso me?? Sono qui avanti!! E
voi sareste le forze del bene? Voi siete cinici e
crudeli molto più del male, il male è irrazionale, voi avete piani
e disegni precisi... Voi l’avete uccisa... Voi... Voi, che
siate maledetti!!!!!! Mi sentite? Vi maledico, ridatemela, mandatela indietro
o vi giuro che sterminerò i vostri preziosi
innocenti, uno dopo l’altro, finché non ascolterete il mio grido.........”
Angel cadde in ginocchio nella polvere. Si coprì il viso con le mani.
Cosa stava dicendo? Stava impazzando. Il dolore
era troppo, era insostenibile. Non poteva vivere senza di lei. Non esisteva
senza di lei.
La sua vita era lei.
Il suo amore era lei.
La sua forza era lei.
Il suo coraggio era lei.
La sua luce era lei.
La sua strada era lei.
Senza di lei, l’inferno era vivere.
Senza di lei non poteva più essere niente.
Era calato il buio più fitto e impenetrabile e niente avrebbe mai potuto
squarciare quelle tenebre perché il suo sorriso si
era spento.
Buffy era... lei era tutto... tutto.
Una parte di lui non poteva ancora credere che l’unica donna che avesse
mai amato fosse morta. Buffy era stata l’unica
ragione per cui aveva di nuovo avuto voglia di vivere ,se la sua si poteva chiamare
vita. Buffy l’aveva accettato e aveva
rispettato la sua sofferenza e aveva avuto il coraggio di amarlo. Amare proprio
lui...e dopo secoli l’aveva fatto sentire di
nuovo un uomo... di nuovo felice... aveva accettato quello che era... senza
condizioni... aveva rischiato la sua vita per
salvarlo... e il suo amore per lei aveva fatto di lui quello che era adesso...
E lui non c’era stato quando lei aveva bisogno del suo aiuto.
E lui l’aveva lasciata sola ad affrontare quel pericolo.
E adesso era morta. La sua luce si era estinta.
E con lei era morta ogni speranza.
E con lei era morto anche Angel.
L’avrebbe amata per sempre.
E per sempre quel dolore sarebbe stato con lui e l’avrebbe distrutto.
Ma quanto tempo poteva essere sempre?
Non poteva vivere senza di lei.
Il suo amore... il suo unico, proibito, travagliato amore.
“Buffy....... Buffy.......”
Urlò il suo nome ancora e ancora, fino a che non gli scoppiò il
petto, fino a che quel grido non gli esplose nelle
orecchie.
Urlò e urlò riempiendo la notte con il suo grido fino a sfinirsi
e urlò ancora con rabbia sempre più forte quel nome che
rappresentava tutta la sua vita e il suo amore. Urlò fino a non avere
più voce, ma continuò lo stesso, fino a quando tutto
attorno a lui ed anche la notte, non furono impregnati del suo dolore e del
suo strazio.
Luce.
Una luce pallida, alabastrina e lattiginosa.
Solo luce e niente altro.
Anche lei era luce.
Luce che filtrava attraverso le palpebre.
Cos’era lei... chi era lei..?
Credeva di dormire... ma era un sonno senza inizio e senza fine...
Da quanto tempo era lì? E perché?
Non ricordava niente... era solo un lungo risveglio in cui quel momento di incoscienza
si protrae all’infinito.
Era così stanca e voleva solo dormire... addormentarsi e non dover pensare
al risveglio.
Era tutto silenzioso, un silenzio immateriale e inviolabile.
Un silenzio che c’era sempre stato e ci sarebbe sempre stato, in quella
luce tiepida e neutra.
Galleggiava in quello spazio vuoto e immobile, era sospesa in quella luce e
ne faceva parte al tempo stesso.
Era una strana sensazione, di totale annullamento di sé.
Era tranquilla, era serena, era in pace.
Non sentiva né dolore né gioia, non c’erano né passioni
né sentimenti in quel luogo c’era solo quiete.
Ma all’improvviso una sensazione forte e prepotente la richiamò
alla consapevolezza di sé.
Un richiamo, prima debole e lontano, poi sempre più vicino e più
forte le giunse attraverso quella luce spessa come una
cortina.
Ogni volta la voce sembrava più prossima, più reale, più
viva e palpitante.
E portava con sé tutto il dolore e la disperazione di chi ha perso il
suo amore e con esso la sua vita.
Conosceva quella voce straziata e distrutta.
Quella voce l’aveva fatta sognare e anelare.
Quella voce che tante volte l’aveva consolata e rassicurata.
Amava quella voce.
Angel era la voce di Angel.
Quella voce la riportò indietro, la riportò alla realtà.
Aprì le palpebre pesanti e faticosamente cercò di ricordare chi
era e da dove veniva.
Ricordava solo Angel, e sapeva di amarlo.
Attraverso quella voce, quel richiamo, ritrovò piano se stessa.
Un fiume di ricordi dolorosi e vivi la invasero.
Dawn, la piccola Dawn, il sangue del suo sangue, la sua sorellina... Willow
,la sua migliore amica, e Tara... Xander e
Anya... e il Signor Giles... e quel matto di Spike... e Angel, Angel il suo
amore.
Avrebbe voluto rispondere a quel grido ma non aveva voce... né corpo.
E poi ricordò tutto...
Lei era morta.
Ricordò Glory e il portale e il salto nel vuoto e la caduta interminabile.
Non sapeva dove fosse, ma sapeva di non essere viva.
Il prezzo era la morte, solo così la porta si sarebbe chiusa.
Improvvisamente ebbe paura e si sentì terribilmente sola.
Aveva perso tutto.
E aveva paura... certo ad Angel era andata peggio, era stato sbattuto in una
dimensione infernale... ma lei... lei era finita
nel nulla... un nulla vuoto e silenzioso.
Mentre cominciava di nuovo ad amare, a soffrire, a sentire e a volere, si rese
conto di avere freddo, un freddo terribile e
desolante.
Tornò a casa quando l’alba aveva già fatto il suo timido
ingresso nel cielo tingendolo di un rosa chiaro con sfumature
purpuree.
Chiuse fuori dalla porta i primi raggi che l’avevano inseguito lungo la
strada.
Forse voleva che lo raggiungessero.
Fu avvolto dal buio noto e interminabile a cui era condannato da secoli.
Si lasciò cadere sulla poltrona e rimase immobile.
Era stata l’ultima notte, l’ultima notte prima che il suo mondo
si frantumasse e il suo cuore andasse in pezzi e la sua
anima si perdesse nelle tenebre della disperazione e la sua mente si offuscasse
in un dolore tanto lacerante da far
impazzire.
Morta.
L’unico suo pensiero coerente era questo... Morta.
Tutto era finito... non si torna indietro da quel luogo dove tante volte erano
andati a caccia...
Nel tormento sempre più forte i ricordi emergevano a volte come i resti
distrutti di una nave squartata dalla più furiosa
tempesta e galleggiavano a fatica sbattuti e dispersi dalle onde.
La rivedeva nelle più diverse occasioni, tanto vera da poterla quasi
toccare, ma su tutto aleggiava quella realtà
incancellabile: era morta.
E niente l’avrebbe riportata in vita, non sarebbe mai più tornata
da lui.
Così la sua disperazione cresceva ogni volta, come un mare gonfiato e
rimescolato dai venti le cui onde lo
sommergevano e lo affogavano.
Restò chiuso nel suo appartamento per giorni, fisso nel suo dolore, come
se anche il più piccolo movimento potesse far
crollare quell’ultimo frammento che del suo mondo esisteva ancora: il
ricordo.
Avvolto nel buio, lontano da quel mondo che ormai odiava.
Cordelia e Wesley non ebbero il coraggio di andare al funerale. Avevano troppa
paura di non trovare più Angel al loro
ritorno. Nessuno dei due aveva osato rompere il suo silenzio e scendere da lui,
ma sapevano che era lì... e questo ,per
quanto poco, era già qualcosa.
Avevano mandato dei fiori bianchi, un mazzo composto da tutte le varietà
di fiori bianchi esistenti.
“Non so quale sia il suo colore preferito.. e non so neanche quali fiori
preferisse. Non gliel’ho mai chiesto...” Cordelia
aveva abbassato lo sguardo fissando a lungo la punta delle scarpe, poi aveva
telefonato al fiorista e aveva ordinato i fiori
bianchi: “Quando dico tutte le varietà intendo tutte, mi ha capito?
Non lo so dove deve trovarli, è il suo lavoro, non il
mio!!” Aveva insistito con puntiglio, cercando di non pensare al loro
mondo che si sgretolava.
Nulla sarebbe più stato come prima.
Lei e Buffy non si amavano alla follia... ma Buffy era, bè lei era simpatia
e.. buona.
Se Buffy non fosse mai arrivata nelle loro vite, adesso non sarebbero stati
niente.
Anche ammettendo che il Maestro non fosse risorto e non li avesse uccisi tutti,
cosa sarebbe stato delle loro vite??
Lei sarebbe rimasta una stupida ragazzina piena di sé, e non avrebbe
mai incontrato quelli che ormai erano i suoi amici,
e non sarebbe mai cresciuta...
Buffy era nella loro vite, in quelle di tutti loro, e ne faceva parte, anche
quando non era presente.
O.K. a volte aveva qualche mania di protagonismo, ma bisognava ammettere che
come salvava il mondo lei non lo
salvava nessuno... Cordelia cercò di sorridere, ma scherzare non serviva
a nulla...
Buffy era morta, Angel era annientato, Giles aveva abbandonato il Consiglio
e ormai non aveva più la volontà di
combattere e di reagire, l’unica cacciatrice disponibile era in carcere
per i prossimi vent’anni almeno, e lei continuava
ad avere visioni di innocenti che nessuno avrebbe slavato.
Quando Gunn si presentò in ufficio con l’aria da cospiratore di
chi ha in mente una missione impossibile, la ragazza
dovette fare uno sforzo per non cacciarlo fuori, lui e tutta la sua inutile
allegria e fiducia.
Non sapeva neanche perché veniva in ufficio tutte le mattine e spesso
ci restava fino a tarda sera... forse per assicurarsi
che Angel fosse ancora chiuso là sotto.
Spiegò stancamente a Gunn quello che era successo ma sapeva che il giovane
ammazzavampiri non avrebbe capito.
Lui non aveva conosciuto Buffy e non poteva immaginare cosa rappresentasse nella
vita di Angel.
E infatti Gunn non capì: “E’ chiuso in casa da giorni e voi
non l’avete più visto dalla notte della telefonata??! Scusa e
quanto tempo hai intenzione di aspettare prima di andargli a dire che la vita
continua??!! Lo lascerete a marcire nel suo
dolore per sempre?? Quando si cade da cavallo bisogna rimontare subito!”
Cordelia si arrabbiò: “Non sai neanche di cosa parli! Non sai cosa
fosse Buffy per lui!! E’ l’unica donna che Angel abbia
mai amato, e non in una vita, in quasi tre secoli!! Quindi non venirmi a dire
cosa devo fare, perché sto già abbastanza
male a vederlo così!! Non posso fare niente, non vuole che nessuno gli
si avvicini, vuole solo soffrire in pace...”
“Credi che sia stato facile affondare un paletto nel cuore di mia sorella??!
credi che non sappia cosa sia la sofferenza?
Ma mi sono rialzato e ho ripreso a combattere!!”
“Scusami, non volevo offenderti. Ma per Angel è diverso... non
credo che gli importi più di combattere o di andare
avanti. Lui non si perdonerà mai di non essere stato al suo fianco. E
io non so cosa fare...”
“Va da lui. Parlagli.”
Cordelia rimase sola a pensare alle ultime parole di Gunn mentre il ragazzo
se ne andava.
Aveva una paura tremenda di andare da Angel, paura di vedere e sentire il suo
dolore e di dover restare impotente a
guardarlo soffrire.
Ma prima o poi avrebbe dovuto scendere quelle scale...
Tirò un lungo respiro, quasi dovesse immergersi in apnea e appoggiò
il piede sul primo gradino.
“Forza Cordelia, ce la puoi fare! Devi solo crederci... Ma chi voglio
convincere... Lui non vuole parlarmi! E non vuole
neanche condividere il suo dolore con me!”
Ma continuò a scendere e bussò alla porta con mano malferma.
Bussò per alcuni minuti, il più discretamente possibile.
Ma non ricevette nessuna risposta...
Solo silenzio, un silenzio denso e palpabile.
Girò piano e cautamente la maniglia.
“Permesso? Angel? Scusa se ti disturbo... volevo vedere come stai... se
hai bisogno di qualcosa... Angel? posso entrare?”
Silenzio.
La ragazza si avventurò oltre la porta.
Era così buio che dovette aspettare che i suoi occhi si abituassero prima
di muoversi.
All’inizio non lo vide.
Poi si accorse che era sulla poltrona e che le dava le spalle.
“Angel? Ciao...”
Si avvicinò un poco timorosa di rompere quel silenzio in cui si era rifugiato.
“Che vuoi?”
Non sembrava neanche la sua voce, era roca, dura e lontana.
“Solo sapere se posso fare qualcosa... qualsiasi cosa... anche solo farti
compagnia in silenzio...” La voce di Cordelia
tremava. Vederlo così la sconvolgeva.
Lui fece una specie di sorriso sarcastico: “Se non puoi mandare indietro
il tempo per permettermi di salvarla o di morire
con lei né ridarmela, non puoi fare niente. Vorrei restare solo se non
ti è di troppo disturbo.”
Cordelia deglutì a fatica, non l’aveva mai trattata così:
“Certo ,scusami, se avessi bisogno di me, sono di sopra
chiamami quando vuoi...”
Si accinse a tornare indietro cercando di non piangere, almeno non davanti a
lui.
“Cordelia?”
Lei si voltò speranzosa: “Si? Dimmi Angel..”
“ Grazie. Lo so che sei preoccupata per me... Ma puoi andare a casa e
chiudere l’ufficio...”
“Io... come vuoi...”
Salì le scale e chiuse la porta.
Ma non se ne andò.
Si sedette per terra vicino alla porta, circondandosi le ginocchia con le braccia.
Non sapeva cosa fare, né a chi chiedere aiuto.
Sunnydale era diventato un inferno, per tutti loro.
Ogni luogo parlava di lei.
Dawn era sconvolta e incredula. Passava le notti piangendo e colpevolizzandosi
per la morte di Buffy, non parlava quasi
più e avrebbe voluto che tutti la odiassero e le dessero la colpa di
quello che era successo alla loro amica. Se lei non fosse
mai arrivata a sconvolgere la vita di Buffy tutta quella tragedia non sarebbe
mai successa... E per quanto Tara e Willow
cercassero di consolarla, lei non si dava pace.
Xander non aveva più riso una sola volta. Non riusciva ancora a credere
che fosse accaduto per davvero. Rivedeva
all’infinito quell’interminabile caduta e il corpo esanime di Buffy
riverso sulle macerie. Si sentiva inutile, era sempre
stato inutile, ma non se n’era mai reso conto. Nel momento del bisogno
non aveva saputo aiutarla...
Willow era disperata, non sapeva farsene una ragione. Buffy era la sua migliore
amica, Buffy era... lei era unica. La sua
magia non era servita a salvarla, non era servita ad aiutarla. Aveva giurato
che non avrebbe mai più fatto un
incantesimo o toccato un libro di magia, non voleva più essere una strega,
perché esserlo non le era servito a salvare la
sua amica. Buffy era morta per tutti loro e lei non aveva saputo fare niente.
Giles era chiuso nel suo dolore. Aveva fallito, e non aveva perso solo una cacciatrice,
ma una figlia e non gliel’aveva
mai detto. Lei era morta senza sapere che le voleva bene, che la considerava
una figlia, che era fiero di lei e orgoglioso
di come affrontava la vita. Niente aveva più significato , aveva abbandonato
tutto, il negozio, il consiglio e non si
perdonava di essere vivo mentre Buffy era morta.
Le uniche a restare in piedi erano Tara e Anya. Per quanto addolorate ed anche
provate dalla battaglia, resistevano.
Sapevano che la vita deve continuare e cercavano di tirare fuori dalla loro
disperazione i loro amici.
Anya mandava avanti il negozio, si occupava a turno con Tara di andare da Giles,
di preparare il pranzo e tenere in
ordine l’appartamento e naturalmente pensava a Xander.
Tara badava a Dawn e si occupava di Willow cercando almeno di convincerla ad
uscire per andare all’università.
Ma le due ragazze non potevano certo andare a caccia o affrontare i demoni che
,attirati dalla bocca dell’inferno,
arrivavano a Sunnydale.
Tara era riuscita a creare una piccola sfera di luce solare, e a volte e lei
e l’ex demone andavano a fare un giretto al
cimitero per uccidere qualche vampiro. Ma era molto pericoloso e non certo facile.
Non avrebbero resistito per molto.
“Buffy è morta perché noi vivessimo!! Non perché
ci lasciassimo morire lentamente!! Tara, dobbiamo fare qualcosa, non
possono lasciarsi andare così... Xander lavora come un automa e non parla
mai, Giles sembra un fantasma, Dawn
deperisce a vista d’occhio, Willow non ha più la sua allegra voglia
di vivere... Bisogna riscuoterli...!!!”
Tara abbozzò uno dei suoi dolci sorrisi: “Io non ho il cuore di
riprenderli, soffrono così tanto... Noi non l’abbiamo
conosciuta come loro, per loro era molto importante.. Forse dobbiamo solo dargli
tempo... C’è un cliente che ti aspetta,
vai a servirlo... io cercherò di finire questo incantesimo di protezione...”
Anya sospirò e vendette un dente di drago a un tipo dall’aria equivoca,
almeno gli affari andavano bene...
Perché tutto il resto andava a rotoli, adesso avrebbe voluto i suoi poteri
indietro, non le importava che l’avrebbero
condannata all’eternità, con quelli avrebbe potuto aiutare Buffy
e forse la cacciatrice a quell’ora non sarebbe morta...
Ma in quel cimitero restava una lapide di marmo scuro, una lapide che nessuno
di loro aveva il coraggio di guardare con
il cuore fermo: -Buffy Anne Summers Amata sorella Amica leale Ha salvato il
mondo molte volte-
Quelle parole incise nel marmo freddo mettevano i brividi e raggelavano il sangue
nelle vene.
Era tutto così statico, così irreale e distaccato. Il cielo azzurro
sopra il cimitero, l’erba verde fra le tombe, la gente
modestamente affranta che passeggiava per i vicoletti di ghiaia. Quella stessa
gente che non sapeva di essere stata
salvata e protetta con un dono d’amore, con il sacrificio della loro Buffy.
Buffy... Buffy piena di voglia di vivere... Buffy allegra e rassicurante...
Buffy forte e coraggiosa... Buffy leale e schietta...
Buffy generosa e altruista... Buffy con tutti i suoi difetti ma un sacco di
pregi... Buffy una ragazza normale... Buffy la
cacciatrice, la prescelta... Buffy innamorata di un vampiro con l’anima...
Buffy sola contro il male... Buffy che amava i
suoi amici... Ma Buffy era morta e non avrebbero potuto cambiare le cose, non
potevano attivare il rewind e modificare
gli eventi.
Morta.
Nelle menti di tutti coloro che avevano voluto bene a Buffy quella parola regnava
sovrana e si scavava un nido di dolore
e di sofferenza.
Nessuno sentiva più di avere un ruolo definito... nessuno sapeva cosa
fare... era Buffy che restava in piedi nelle
situazioni più difficili, era Buffy che con il loro sostegno riusciva
a toglierli tutti dai guai e che salvava la situazione con
un sorriso... ma loro non avevano salvato lei.
E tutto era finito in una caduta di cento piani.
Cento piani per una vita, cento piani per vent’anni di speranze infrante,
cento piani per il dono della salvezza.
Ed era stata la fine.
La fine del mondo che conoscevano, la fine di un’epoca della loro vita,
la fine della giovinezza e dei giorni spensierati,
la fine.
E cosa avrebbero raccontato al padre di Buffy? Che era morta per salvare il
mondo? Che era morta per una giusta causa?
Bella consolazione, una consolazione che comunque non potevano dargli.
Così gli avevano fatto le condoglianze, Anya aveva farfugliato una qualche
impossibile spiegazione e poi se n’erano
andati alla spicciolata.
E soprattutto cosa avrebbero raccontato a Angel?
Che non l’avevano chiamato in aiuto per orgoglio e presunzione?
Che avevano voluto cavarsela da soli perché non volevano abbassarsi a
chiedergli aiuto?
Ma Willow l’aveva chiamato allo stesso ,senza sapere cosa gli avrebbe
detto, immaginando il dolore che era costretta a
infliggergli.
Alla fine gliel’aveva detto e basta, e lui non aveva chiesto nulla, aveva
solo lasciato cadere la cornetta.
Da quel giorno Willow non aveva più avuto il coraggio di chiamarlo.
Perché immaginava la disperazione del vampiro e non avrebbe avuto parole
per consolarlo, per spiegare...
Era notte inoltrata ormai.
Cordelia si era addormentata ancora seduta a terra nello stesso posto.
La porta si aprì piano ed apparve Angel.
Più pallido di come non l’avesse mai visto e con delle occhiaie
profonde.
La ragazza si riscosse in un attimo da quel sonno nervoso e inquieto. Saltò
in piedi e gli si mise di fronte, senza dire
niente.
Le luci della strada filtravano dalle finestre e i rumori arrivavano ovattati
dal mondo esterno a quel regno di dolore.
“Credevo di averti detto di andare a casa.”
“L’hai detto.”
“Ma?”
“Ma avevo paura di tornare e di trovare solo....”
“Cenere?”
“L’hai detto tu, non io. Vuol dire che ci hai pensato e se ci hai
pensato io ho fatto bene a preoccuparmi.”
“Pensi che saresti riuscita ad impedirmelo?”
“Penso che ci avrei provato e che non mi avresti fatto del male solo per
ucciderti.”
“Il solo è un pò riduttivo.”
“....Già... Lo so che stai male, so che sembra che nulla abbia
più senso... Ma noi siamo vivi e dobbiamo vivere... Il tempo
guarisce tutte le ferite...” Cercò di sorridere.
“Io non sono vivo. Sono morto quasi 250 anni fa. Ma con lei sono stato
di nuovo vivo, molto di più di quanto non fossi
mai stato quando avevo il privilegio di camminare al sole e non me ne rendevo
conto. Con lei è morta qualsiasi speranza
per me.”
“Oh dio Angel, mi fai paura, una paura terribile.”
“Mi spiace.”
“Se ti spiace smettila. Se non vuoi vivere per te, vivi almeno per me,
per Wesley, per Gunn e per tutti quelli che ti
vogliono bene. Dove sarei finita senza di te? Come faccio senza di te? Una volta
credevo di essere innamorata di te, ma
non sapevo neanche cosa volesse dire amare, poi ho visto come la guardavi e
ho capito che non avresti mai visto nessun
altra. E col tempo sei diventato un amico, un fratello, per non parlare di tutte
le volte che mi hai salvato la vita! Adesso
tocca a me! Non posso ridartela, ma se ci fosse anche una sola possibilità
farei di tutto, dico sul serio. Però non c’è, e
noi siamo vivi lo stesso. Sei la mia famiglia Angel e non permetterò
che tu butti via tutto. Pensi che lei l’avrebbe voluto?
Che le avrebbe fatto piacere saperlo?”
Gli occhi scuri della ragazza brillavano nella stanza buia, così lucidi
da sembrare stelle.
Angel la abbracciò. Poi la allontanò da sé e la guardò
dritta negli occhi: “Ti voglio bene anche io Cordelia. Ricordati
che non hai bisogno di me per essere quello che sei. Sei una ragazza in gamba,
onesta e generosa e avrai una vita
fantastica, il più lontano possibile da vampiri e demoni! Io devo andare
;Cordelia, devo andare da lei. Vado a
Sunnydale. “
Cordelia piangeva copiosamente mentre lo guardava uscire dalla porta e allontanarsi:
“Angel! Angel!!!!!”
Gli corse dietro e lui si fermò.
“Promettimi che tornerai. Promettimi che non farai niente di avventato...
Promettimi che non...”
Angel le asciugò una lacrima: “Adesso basta, Cordelia. Buona fortuna.”
Si girò e cominciò ad andarsene.
“Non l’hai promesso.... Angel.....”
Si fermò di nuovo ma non si girò a guardarla: “Non ho mai
fatto promesse che non sono sicuro di poter mantenere.”
Se ne andò e fu ben presto inghiottito dalla notte.
Cordelia sentì il motore della macchina avviarsi e partite, allontanandosi
sempre di più.
Cadde a terra piangendo come una bambina.
Sapeva che non l’avrebbe più rivisto.
Il cimitero era silenzioso e tranquillo.
La notte era bella ma ventosa e le stelle brillavano luminose e sfacciate.
Non c’erano vampiri in giro, nemmeno uno.
Quasi rispettassero la tomba della cacciatrice.
Angel si avvicinò piano, un passo doloroso dopo l’altro, calpestando
l’erba verde e fresca.
Sapeva che quella era la sua lapide.
Senza bisogno di leggere, lo sapeva e basta.
La osservò a lungo da dietro. Non aveva mai guardato una lapide con quegli
occhi.
Infine ne fece il giro, il più lentamente possibile e lesse quelle parole.
- Buffy Anne Summers Amata sorella Amica leale Ha salvato il mondo molte volte
-
Si piegò in due come se avesse ricevuto un calcio allo stomaco, un calcio
tanto forte da sfondargli il torace.
Adesso era reale, adesso era vero.
Quella parola così astratta - Morta - adesso assumeva una concretezza
inevitabile e insostenibile.
Allungò una mano per toccare il marmo e abbassò la testa, osservando
quella terra che la accoglieva e aspettando che il
dolore si facesse un poco meno devastante, quel tanto da concedergli di formulare
pensieri coerenti.
Spike ,ancora abbastanza sobrio da reggersi in piedi, lasciata la su cripta,
si dirigeva con andatura zigzagante verso la
tomba della “sua cacciatrice”.
Si fermò appena in tempo per non essere notato.
Gli ci volle meno di una frazione di secondo per riconoscere in quella figura
prostrata, curva e appoggiata alla lapide
Angel.
Guardò il suo irriducibile, orgoglioso e fiero sire piegato su quella
tomba, annientato e spezzato dalla morte di Buffy.
Ed ebbe pietà di lui.
Per la prima volta da quando lo conosceva ebbe pietà di lui e rispetto
del suo dolore.
Nel suo modo strano amava quella ragazza e poteva immaginare la furiosa sofferenza
di Angel.
In silenzio si allontanò lasciandolo solo con la donna che aveva sempre
amato.
Maledisse quel destino crudele che aveva inflitto a tutta quella combriccola
di ammazzavampiri una pena così grande.
Di cosa volevano punirli, o di cosa volevano punire Buffy??
Perché non se l’erano presa con lui?
Lui era cattivo, lui era l’unico cattivo ed irrimediabilmente egoista
di tutti loro.
Loro non meritavano di soffrire così, neanche Angel lo meritava.
Per quanto fosse geloso di lui, doveva ammetterlo. Aveva espiato a sufficienza
i suoi peccati, si era davvero redento,
perché si ostinavano a torturarlo??
E che colpe aveva Buffy?? Quella di aver salato l’umanità troppe
volte?? O di aver sacrificato il suo amore alla sua
missione??
Sbatté la porta della sua cripta con violenza: “Siete tutti degli
stupidi!! Avreste dovuto essere egoisti e fregarvene dagli
altri!!! Avreste dovuto prendere baracca e burattini e scappare da questo posto!!!
Al diavolo gli innocenti, avevi tutto per
essere felice!!!!!! La sorellina, gli amici fedeli, l’osservatore che
ti considerava una figlia, il grande amore!! Dovevi
andartene e salvarti!!.......... Non dovevi morire maledizione, non dovevi....
Cosa diavolo faranno senza di te adesso??
Mi senti?? Sono tutti ridotti uno straccio!! Qualcuno lassù mi sente,
maledizione??? Mi sentite?? Mandatecela indietro,
ridateci Buffy!!! Prendetevi qualcun altro, prendetevi me!!! E’ questa
la ricompensa per chi salva il mondo?? Bè tante
grazie, preferisco il male, preferisco essere un vampiro che uno che sta dalla
vostra parte!!!!”
Spike tornò a immergersi nella notte e affondò le sue fauci nel
collo caldo e liscio di una passante in ritardo.
Ignorando il dolore lacerante alla testa bevve e bevve fino a prosciugarla,
godendo di quel dolore che gli impediva di
pensare.
Angel si sedette sull’erba umida e fredda, accanto alla terra smossa
da poco.
“Perdonami. Ti ho lasciata sola. Ma ne sono andato e non ho pensato a
proteggerti. Volevo solo smettere di torturarmi
vedendoti ogni giorno senza poter stare con te. E ho lasciato che... ho permesso
che tu morissi. Non ero al tuo fianco
quando hai avuto bisogno di me. Ti sei sacrificata da sola, hai saltato nel
vuoto da sola, e io non ero lì a proteggerti.
Perdonami amore mio, perdonami. Ho fatto troppi sbagli, sbagli a cui non posso
più riparare. Adesso non ho più
certezze. Tu eri la mia unica certezza, nel bene e nel male. Forse non sarei
dovuto andare via da Sunnydale, a cosa è
servito?? Tu non sei più qui. Nulla è servito. Non dovevi essere
tu a sacrificarti, avrei dovuto fare io quello che hai fatto
tu, ma non sapevo neanche che battaglia stavi combattendo. Ti ho lasciata sola.
Ho sbagliato e ho pagato con il mio
cuore e la mia anima questo errore. Perché tu eri il mio cuore e la mia
anima, la mia vita. E tutto è morto con te. Vorrei
che potessi sentirmi, vorrei poterti rivedere ancora una volta prima di... Oh,
Buffy, ti ho amato troppo e ti ho distrutta
con questo amore e alla fine non ero accanto a te. Mi dispiace, so che non approveresti,
so che non vorresti, so che è
vile. Ma non posso vivere senza di te. Non posso vivere affrontando ogni giorno
la tua assenza eterna. Non posso
resistere pensando di non averti protetta, aiutata, salvata. Tu eri tutto, eri
la mia unica ragione. Quello che sono lo sono
perché ho incontrato te sul mio cammino di tenebre. Ma la tua luce si
è spenta e non posso di nuovo vivere nell’oscurità,
non ne ho più la forza. Perché la mia forza eri tu. Da quando
ti ho incontrata ho desiderato poter rivedere il sole e
godermi la luce dolce dell’alba in tua compagnia in riva al mare. Qui
non c’è il mare, ma non posso portarti via da
questo luogo di morte, così resterò con te e finalmente vedrò
la mia alba insieme al mio amore. Vedrò l’ultima alba
della mia troppo lunga esistenza e immaginerò di poter osservare i raggi
obliqui appoggiarsi timidamente sui tuoi
capelli e illuminare il tuo volto e riflettersi nei tuoi occhi color del cielo
mentre l’aria si tinge di rosa e di violetto e l’oro
del sole comincia ad inondare il paesaggio............... Non ti ho mai parlato
della mia vita, di quando ero umano. E so
che i miei silenzi ti facevano male, ma allora mi sembrava troppo doloroso ricordare
quello che avrei voluto adesso da
vivere con te e che allora disprezzavo. Le parti del giorno che preferivo erano
l’alba e il tramonto, territori di confine in
cui la luce e la notte si fondono languidamente e si salutano con una malinconia
estrema. Il sole che sorge dal mare o
che affoga in esso, colorando dei suoi riflessi fiammeggianti le alte scogliere
bianchissime e ripide su cui le onde si
infrangono furiose è uno spettacolo meraviglioso. Le acque appaiono come
un’infinita distesa di oro fuso, e il confine fra
cielo e mare sembra dissolversi. Il vento soffia più dolcemente e gli
uccelli si dimenticano si starnazzare incantati dalla
bellezza del paesaggio. Avrei voluto portarti in Irlanda, è una terra
selvaggia e affascinante, ti sarebbe piaciuta. Non ho
fatto molte cose, non ti ho detto molte cose amore mio, ma adesso non posso
più rimediare.....”
Angel continuò a parlare della sua terra e dei suoi ricordi con una dolcezza
inesauribile, con uno struggimento doloroso
alle orecchie di un possibile ascoltatore.
Lacrime luminose come stelle e preziose come diamanti scorrevano lungo le sue
guance incorporee, illuminando come
fari quella luce discreta in cui era avvolta.
Le parole di Angel le straziavano il cuore, avrebbe dato tutto pur di potergli
sfiorare una guancia, pur di potergli dire
che lo sentiva e che ,anche se sembrava impossibile che potesse amarlo di più,
ad ogni parola il suo amore per lui
cresceva.
Avrebbe pagato qualsiasi prezzo per poter fermare il suo dolore, per consolarlo.
Ma non aveva più niente da dare.
Avrebbe voluto urlargli di andarsene di lì prima che sorgesse il sole,
ma non aveva voce.
Così pregò silenziosamente che il suo unico amore non aspettasse
quell’alba per lui mortale, pregò che qualcuno lo
fermasse perché lei non poteva farlo.
Pregò e pianse e poi pregò ancora, bagnando con le sua lacrime
il cielo intero.
Dawn si svegliò all’improvviso.
Una pioggia leggera e sottile si abbatteva delicatamente sui vetri.
Sentì chiaramente che Buffy aveva bisogno di lei.
Forse stava impazzendo, ma era assolutamente sicura che sua sorella stesse implorando
il suo aiuto.
Si alzò di fretta e si vestì attenta a non far rumore per non
svegliare Tara e Willow che si erano trasferite lì per stare con
lei.
Uscì silenziosamente e senza prendere l’ombrello.
Era quasi l’alba e si diresse frettolosamente verso il cimitero.
La sensazione sempre più forte che sua sorella avesse bisogno di lei
la invadeva di più ad ogni passo.
Raggiunse il cimitero correndo.
Arrivò alla tomba di Buffy, quell’odiosissima tomba, con il cuore
in gola.
E trovò Angel.
“Angel.... Non credevo di trovarti qui.”
Il vampiro alzò la testa verso la sorellina di Buffy, confuso, cosa ci
faceva in un cimitero a quell’ ora?
“Dawn, è molto più probabile incontrare un vampiro in un
cimitero di notte che una ragazzina tutta sola. E’ pericoloso!”
“Lo so, ma ho sentito che Buffy aveva bisogno di me. Forse sto solo diventando
pazza...” Guardò il cielo il cui colore
stava lentamente schiarendo da blu scuro a un celeste leggero. “E’
quasi l’alba, dovresti andartene. Se vuoi venire a casa
con me... bè, non sarei più sola in giro per le pericolose strade
di Sunnydale. E in ogni caso hai bisogno di un posto dove
passare il giorno...”
“Sei gentile ma non credo che verrò. Non me la sento di vedere
tutto il gruppo... Non dopo quello che è successo... Va a
casa adesso, o si accorgeranno della tua assenza e si preoccuperanno..”
- Portalo via di lì ,Dawn, non permettere che aspetti l’alba. -
Dawn sentì quella frase nella testa come il sussurro del vento autunnale.
“Non credo che sia una buona idea ,Angel. Pensi che avrebbe voluto che
tu ti uccidessi dopo la sua morte? E’ morta per
salvarci tutti quanti. Me l’hanno ripetuto tante di quelle volte, ma io
non volevo ascoltarli, volevo solo soffrire. Ma è
vero, lei voleva che tutti noi vivessimo. L’ha fatto per noi. Mi ha detto
di vivere la sua vita per lei, ma io fino adesso
non sapevo da che parte cominciare, però adesso lo so. Sono sicura che
ti devo portate via di qui. Perché è quello che
farebbe lei. Quindi vieni via con me, subito. Non te lo sto chiedendo Angel,
devi venire. Perché so che non vuoi che sia
morta invano. Perché so che troveremo il coraggio, lo troveremo tutti
insieme. Perché so che la amavi, e non puoi farle
questo. Perché noi abbiamo bisogno di te, io ho bisogno di te. Lo so
che sono solo energia e che non esistevo neanche
quando te ne sei andato, ma i miei ricordi sono vivi!! E io mi ricordo che parlavi
con me senza spazientirti mai anche
per ore quando litigavo con Buffy, che capivi come mi sentivo, che mi facevi
ridere e ,per fortuna..., facevi in modo che
Buffy non si arrabbiasse troppo con me quando ne combinavo una delle mie...
Perché tu sei sempre stato forte un pò
anche per noi, e adesso possiamo esserlo noi per te. Lei è viva nei nostri
cuori, lei è dentro di noi, è dentro di te, e niente
può cambiare questo, non ucciderla di nuovo, non morire con lei... Ma
il sole corre nel cielo e non ho tempo di dirti tutte
le buone ragioni per cui non devi restare ad aspettarlo, per dirti quanto ho
bisogno che tu mi aiuti a superare questo
momento... Devi venire via ,Angel, adesso, subito, immediatamente!!!!!”
Lo tirava per una mano, cercando inutilmente di trascinarlo, disperata ed anche
spaventata.
Non voleva perdere un’altra delle persone a cui voleva bene, non voleva....
Non l’avrebbe permesso.
“Ti prego vieni via...!”
L’ansia, la sensazione di impotenza e inutilità, l’angoscia
si concentrarono in lei, confluendo nel petto e fondendosi,
concentrandosi in un’unica sfera luminosa. Si sentì calma e forte,
mentre il suo potere la invadeva con un senso di
calore e benessere astraendola dalla realtà. I suoi occhi dolci e immensi
si accesero di una luce profonda e intensa
mentre l’energia esplodeva in lei e lei non era più lei.
Buffy urlò con tutta la sua voce e con una forza incontenibile.
“Angel, Angel non puoi morire... io vivo in te. Io ti amo.”
Angel guardò sconvolto la ragazzina che parlava con una voce non sua,
la voce della donna che amava.
L’energia si spense velocemente rientrando in sé con una precipitosa
ritirata, prosciugata da quello sforzo, da quel
contatto con una dimensione tanto lontana.
Dawn restò sfinita.
Reggendosi appena in piedi ,incredula di quello che aveva appena fatto, guardò
Angel con occhi imploranti e lo
apostrofò con un filo di voce: “Andiamo... non c’è
più tempo...” La vista le si annebbiò, e barcollando si
inginocchiò per
terra.
Angel si riscosse dallo stato di prostrazione totale in cui era caduto dopo
la telefonata di Willow.
Guardò brevemente il cielo e sentì l’alba vicina e pericolosa.
Prese in braccio Dawn, che non era ancora in grado di camminare, sollevandola
come se fosse stata una foglia.
Con passo nuovamente deciso e sicuro uscì dal cimitero e si diresse in
fretta verso casa Summers.
Il sole lo inseguiva dappresso, divorando terreno poco dietro ai suoi passi,
allungando le sue pigre membra lungo la
strada.
Arrivò a casa, vincendo quella gara per un soffio.
Spalancò la porta ed entrò precipitosamente.
Willow ,ancora in pigiama e tutta scarmigliata, era in mezzo al salotto con
un’aria in cui la preoccupazione per la
scomparsa di Dawn si andava sostituendo al sonno, e Tara era in cucina e stava
chiamando Giles per avvertirlo.
Sentendo la porta aprirsi corse anche lei verso l’ingresso.
La due ragazze restarono mute e impietrite vedendo Angel appena oltre la soglia
,nel pericolosamente stretto vano
d’ombra dell’ingresso, con una quasi esanime Dawn in braccio.
Il vampiro le guardò spazientito, strizzando gli occhi per proteggerli
dalla dolorosa luce che entrava abbondante dalle
finestre della stanza: “Invece di guardarmi come se fossi un fantasma,
chiudete le tende del salotto, se non volete
ritrovarvi con il pavimento coperto di cenere!! Willow, prendi una coperta e
prepara qualcosa di caldo, è molto debole e
la sua temperatura corporea è scesa parecchio mentre la portavo qui.”
Le due ragazza scattarono all’istante. Finalmente qualcuno che diceva
loro cosa fare, senza dubbi o incertezze.
Tara tirò tutte le tende con cura e Willow preparò il divano con
alcuni cuscini e la coperta, poi andò in cucina a fare una
tisana bollente.
Angel adagiò delicatamente Dawn sul divano, avvolgendola nella coperta
e sistemandole i cuscini.
“Non parlare, adesso. Riposati e cerca di non preoccuparti.”
Dawn si sollevò leggermente con uno sforzo, prendendo il vampiro per
una manica: “ L’hai sentita era lei, era lei....Non
te ne andrai vero?? Fuori c’è il sole e....”
“Va tutto bene, non mi muovo di qui, ora riposati. Parleremo di tutto
dopo, piccola.” Angel le sorrise accarezzandole i
capelli e cercando di tranquillizzarla perché ,benché fosse sfinita,
le leggeva negli occhi un’agitazione febbrile per tutto
quello che era successo al cimitero.
Willow e Tara, discostate di poco, osservavano in attesa, impazienti di sapere
cosa fosse successo.
Angel si girò verso di loro e facendo cenno di seguirlo si allontanò
dalla ragazzina perché riposasse tranquilla.
Spiegò brevemente quello che era successo, trascurando i particolari
che lo riguardavano troppo direttamente.
Stava finendo quando Giles irruppe in casa seguito a ruota da Anya e Xander.
Tutti e tre allarmati per Dawn.
Vedendo Angel rimasero tutti perplessi. Nessuno sapeva come affrontarlo, cosa
dirgli... se parlargli di... di lei o no.
Ma Willow ruppe subito quel silenzio raccontando con un fiume di parole quello
che era successo.
Così in quell’alba dorata, nell’ombra del soggiorno oscurato,
si riaccese la speranza nei loro cuori.
Un raggio debole e sottile di pura speranza.
Perché a tutti era chiara una cosa, Buffy aveva parlato attraverso Dawn.
Questo poteva voler dire molte cose, forse troppe.
Ma adesso sapevano che Buffy... era da qualche parte... che se anche il suo
corpo era morto la sua anima era
intrappolata da qualche parte e poteva... comunicare con loro........ e forse
loro avrebbero potuto portarla indietro...
Frasi brevi e spezzate si alternavano a silenzi densi di pensieri.
“Forse è rimasta intrappolata nella dimensione infernale a cui
Glory voleva accedere...”
“No, la guida nel deserto aveva detto che l’amore le avrebbe fatto
un dono, e che il dono sarebbe stato la morte... in
nessun caso un dono può essere la condanna a una dimensione infernale...”
“Il dono della morte... l’amore... nella morte c’è
la vita e viceversa... forse è tutto un gioco di parole... dalla morte
troverai di nuovo il dono della vita...”
“Non risolveremo niente stando qui a rimuginare!” Giles si era alzato
con nuova decisione “Andiamo al negozio e
facciamo delle ricerche... farò arrivare dei libri dall’Inghilterra.
Analizzeremo ogni singola sillaba, di ogni singola
pagina di ogni singolo volume di magia. Qualcosa troveremo. Devo avere una scatola
di libri in macchina che era
arrivata prima che... dopo non l’ho più neanche aperta. La portiamo
dentro e visto che non ti potrai muovere di qui fino
al tramonto potresti cominciare a dar loro un’occhiata...”
Angel annuì sintetico.
“Io chiamo Oz” Xander guardò cautamente Willow aspettando
la sua reazione “Una mano in più può servire, e poi non
gli abbiamo neanche detto che Buffy....”
“Bene ,andiamo, al lavoro, siamo ancora la banda di ammazzavampiri della
cacciatrice, giusto? E adesso tocca a noi
salvare lei... per una volta...” Willow sorrise più per fare coraggio
a se stessa che agli altri.
Uscirono tutti di buona lena, adesso avevano qualcosa da fare.
Tara restò in casa, nel caso Dawn non si sentisse ancora bene al risveglio.
La strega rimase sul portico a guidare la macchina di Giles ,carica dei ragazzi,
che si dirigeva al Magic Shop e mormorò
una silenziosa preghiera perché riuscissero nel loro intento.
Angel era seduto poco distante da Dawn e leggeva una dei libri che Giles aveva
portato dentro.
Tara lo guardò incuriosita e un pò imbarazzata... così
quello era Angel.
Lui alzò gli occhi e la guardò con aria interrogativa, poi sorrise.
Tara ,arrossendo e stropicciandosi l’orlo del maglione, abbassò
lo sguardo sulla punta delle sue scarpe: “I-o.. Io sono
Tara, un’a-amica di Willow... Piacere di conoscerti...”
Angel si alzò e le allungò la mano sorridendo: “Io sono
Angel, scusa se non mi sono presentato prima, ma.... c’era un pò
di confusione...”
Tara sorrise finalmente: “So chi sei.”
“Già... Immagino che ti abbiano parlato di me... e se lo ha fatto
Xander non bene...”
“Oh, no!” Tara si affrettò a smentire, non voleva metterlo
a disagio “Willow parla molto bene di te e anche Dawn!! E so
che a tutti è dispiaciuto che ti te ne sia andato...”
“Sei gentile.... Mi pare di aver capito che anche tu sei una strega, e
molto brava anche.”
Il viso di Tara andò letteralmente a fuoco: “No, i-i-o.. aiuto
Willow, lei è potente... io fa-fa-ccio solo...”
Il telefono squillò salvando la ragazza da quel terribile imbarazzo.
Cordelia in uno stato di isterismo la scambiò per Willow.
La ragazza urlava e parlava in maniera sconnessa, troppo velocemente, non finiva
le frasi, e ripeteva - povera me- prima
e dopo ogni pausa con una frequenza inaudita.
Tara riuscì a stento a capire che parlava di Angel.
“Dev’essere per te. E’... non ha detto chi è... in
realtà oltre a povera me non ha detto molto. Però sembra sconvolta.”
Cordelia! Se n’era completamente dimenticato!
Angel ci mise più di un quarto d’ora a calmare quella che si autodefiniva
la sua segretaria. La quale non finiva di dirgli
quanto fosse stata in pena per lui e quanto si fosse disperata, sottolineando
che tutto quello stress l’avrebbe fatta
invecchiare prima.
“Vuoi restare a Sunnydale per un pò? Un pò quanto?? E io
qui cosa faccio? E l’ufficio? E Wesley? Come pensi che
mandiamo avanti il lavoro di salvare gli innocenti se non c’è chi
li salva? E...”
“Cordelia, se mi lasci parlare un secondo ti dico cosa penso di fare.”
“Certo che ti lascio parlare! Io ti lascio sempre parlare!”
“.........Bene, lasciamo perdere. Chiudi l’ufficio. Poi fai la valigia
,piccola ,non l’intero guardaroba, e vieni qui a
Sunnydale. Porta anche Wesley, potrebbe aiutare Giles.”
“Aiutare? Ma cosa è successo? Cosa state combinando?”
“Te lo spiego quando arrivate.”
“Mmm, ok. Oh, Angel?”
“Si?”
“Appendo alla porta uno di quei cartellini con scritto - chiuso per ferie
- oppure semplicemente - chiuso- o non metto
niente?”
“Fai come vuoi Cordy, va bene tutto......”
“OK. Ciao. Ci vediamo stasera.”
“Ciao”
“E’ meglio lasciarlo dormire... Sono notti che non chiude occhio.
Non fa che pensare a lei, non riesce a perdonarsi di
non esserci stato.” Cordelia spiò Angel che si era addormentato
con un libro in mano.
“Nessuno di noi riesce a perdonarsi......” Willow abbassò
lo sguardo.
Dawn si era svegliata con una fame da lupo prima che i rinforzi arrivassero
da Los Angles e adesso era appollaiata sul
tavolo della cucina aspettando che Tara le preparasse le frittelle mentre Wesley
si assicurava che stesse davvero bene.
Non appena Cordelia era arrivata lei e Willow erano entrate in perfetta sintonia.
Si erano abbracciate senza dire niente.
E Willow si era sentita sollevata. Cordelia conosceva Buffy dall’inizio,
e capiva molte cose che né Tara né Anya
potevano capire. Adesso Will non era più sola...
“E’ meglio che andiamo di là anche noi. Ha il sonno di un
gatto.. finiremo per svegliarlo...”
La strega e la ragazza con le visoni di un demone si erano dirette in cucina
di soppiatto, sedendosi poi a parlare dei
vecchi tempi mentre la notte prendeva il posto del giorno.
Sentiva i loro pensieri.
Sentiva i loro cuori battere.
Sentiva i loro sentimenti e il loro dolore.
E ne era colma.
E le faceva male.
Buffy non riusciva a spiegarsi come fosse riuscita a parlare attraverso Dawn.
Per un attimo quella luce statica si era aperta e le sue lacrime per Angel erano
diventate di un bagliore accecante e la
loro luce si era unita con un lungo arco a un’altra luce accecante. Lei
era stata come risucchiata verso quest’ultima
sorgente ,verso Dawn, e per un attimo era stata di nuovo nel suo mondo. Ma tutto
era durato un solo instante. Ma per
quell’istante lei e Dawn erano state una cosa sola ,sangue dello stesso
sangue, e la loro disperazione aveva vibrato
all’unisono unendole.
Adesso era più vicina ai suoi amici, li sentiva dentro di sé,
e si sentiva in loro.
Particolarmente sentiva Angel, era come se fosse in lui, nei suoi pensieri ,che
vedeva, e provava quello che provava lui.
Era un legame forte, totale.
Ma Buffy aveva paura.
Restava sola in quella luce.
La scintilla di speranza che si era accesa nei cuori dei ragazzi, la spaventava.
Illudersi e poi capire che sarebbe rimasta imprigionata lì in eterno...
Angel... essere sempre vicino a lui eppure averlo così lontano e irraggiungibile.
Come mai era stato prima.
Ho paura amore mio. Dove sei? Ti sento, ma non ti trovo... Non ti troverò
mai più... Non sono mai stata così lontana
da te e non ho mai avuto così bisogno di te come ora. Non ti ho detto
tante cose... Avrei voluto solo dire Ti amo prima
di morire... Avrei voluto solo vederti un’altra volta... Un ultimo bacio...
Non è vero, non si è mai pronti a lasciare le
persone che amiamo, così dopo quel bacio ne avrei implorato un altro
e poi ancora uno allontanando in eterno il
momento di sciogliermi dalle tue braccia... Però sarebbe stato bello
morire in uno tuo bacio, dimenticando che fosse
l’ultimo... Dove sei? So dove sei. Sei nel mio cuore e nella mia anima.
Ma non posso tornare da te. E ho paura. Perché
senza te io non esisto, e in questa luce fredda mi spaventa non essere niente.
Angel. Angel, com’è bello pensare il tuo
nome, vorrei poterlo urlare, ma non ho voce, né corpo, né forma...
ho solo lacrime e ricordi...
Angel si svegliò di soprassalto facendo cadere il libro che era rimasto
aperto sulle sue ginocchia.
Buffy.
Era vicina, non era stato solo un sogno.
Aveva sentito i suoi pensieri nella testa, l’aveva sentita piangere.
Era viva, la sua anima era intrappolata da qualche parte, ma non aveva pace,
si tormentava ed aveva paura.
Era sola, ed aveva paura.
Doveva trovarla, riportarla indietro, al più presto.
Era ancora legata a loro, a quella dimensione e alla vita.
Era legata a lui, un legame di sangue e per questo la sentiva dentro di sé.
Ma come riuscire a trovarla? Esistevano infinite dimensioni...
Angel si alzò risoluto, doveva vedere gli Oracoli.
E avrebbero dovuto dargli una risposta un pò più soddisfacente
del solito, questa volta....
“Bene, devo ripassare il rituale per aprire la porta delle anime perdute,
posso farlo anche in macchina, andiamo se vuoi
tornare qui prima del tramonto.” Wesley si era già infilato la
giacca.
Angel prese il libro che Giles gli porgeva: “Vado da solo, farò
prima. Ormai conosco il rituale, è meglio che tu resti qui
ed aiuti con le ricerche...” Abbassò la voce “Se solo sapessimo
cosa cercare...”
Angel si incamminò e sparì ben presto nella notte.
“Ci fidiamo? Voglio dire, siete sicuri che stia bene? Non è che
ci ritroveremo con questi oracoli morsi sul collo e le forze
del bene incavolate nere?”
Tutti guardarono con biasimo Xander: “Ehi, non vi arrabbiate, dico solo
che ha tutte le ragioni per essere incollerito
con loro! Ma quando io mi arrabbio o perdo il controllo al massimo prendo a
calci una sedia - e mi faccio male- invece
lui, bè lo sapete tutti....”
La frase fu lasciata cadere nel silenzio, mentre tutti pensavano che Angel ,in
ogni caso, avesse almeno diritto a delle
spiegazioni...
Guidò svuotando la mente dai pensieri fino a Los Angles.
Angel compì velocemente il rito e la porta di mattoni si aprì
con un lampo si luce trasformandosi in un passaggio.
Entrò.
L’uomo e la donna ,le facce dorate come antichi bronzi ,lo riconobbero.
Lei sorrise, si ricordava del vampiro con l’anima che aveva sacrificato
la sua vita per salvare la cacciatrice.
Allungò la mano con un gesto fluido e calcolato mentre lui le tirava
un pugnale bizantino con l’impugnatura incrostata
di zaffiri.
“Cosa vuoi sapere da noi? Qual è il motivo per cui disturbi la
nostra quiete?” L’uomo si avvicinò di un passo ad Angel.
“Dov’è ? Come possiamo riportarla indietro?”
“Di chi parli?”
“Sapete di chi parlo” La voce di Angel era dura, l’avrebbero
di nuovo usato per i loro scopi senza dirgli niente di utile
“La cacciatrice.”
“Oh, la cacciatrice. L’hai già salvata una volta non ti basta?”
La donna fece un mezzo sorriso.
“Non potete riportarla indietro. Lei ha sacrificato la sua vita.”
“La sua anima è viva, lo sento. Non potete rifiutarvi di rispondere
al mio questo. Dov’è?”
La donna scese i gradini e si avvicinò a Angel, lo guardò negli
occhi: “Cosa ti fa pensare che sia viva? Ti fidi così tanto
nelle tue sensazioni?”
“Lei è in me, io la sento. Sento il suo dolore e le sue lacrime
e la sua solitudine, sento i suoi pensieri.”
Lei sorrise: “Un legame più forte della morte, non credevo che
nella tua realtà esistessero sentimenti così puri e
profondi.” Si rivolse al suo compagno: “Meritano un’altra
possibilità, l’amore la merita sempre.”
“Noi non possiamo, lo sai. Lei è morta, la sua anima è il
prezzo per la salvezza del mondo. Non può chiedere indietro il
dono che ha fatto.”
“Lei non chiede niente, lei si è sacrificata per gli altri. Io
sono qui a implorare per la sua vita. Quando sono tornato
umano grazie al sangue di un demone e sono venuto a chiedervi se era stato Il
Potere Che E’ mi avete detto che non
avevo salvato il mondo, né l’umanità, né evitato
l’apocalisse e che quindi il Potere Che E’ non era di certo intervenuto.
Lei sì. Lei si è sacrificata per l’umanità, lei ha
salvato il mondo, e non solo questa volta. Glielo dovete, Il Potere Che E’
glielo deve. E’ un guerriero, come può servire la vostra causa
un guerriero morto con l’anima intrappolata.”
“Sei ardito essere inferiore.”
“Non è un essere inferiore. Sa amare con tutta la sua anima.”
“Se è necessario pagare un prezzo, prendete me. Vi offro la mia
anima in cambio della sua.”
“La tua anima? Sai quello che dici?”
“Sì. Lei merita di vivere, lei ha un futuro. Non posso esistere
senza di lei. Per farla tornare sono disposto a tutto.”
“Allora avete il nostro permesso.”
“Il vostro permesso?”
“Sì, ma dovrete trovare la strada e il modo per riportarla indietro.”
“Ma noi non sappiamo....”
“Avete un mese. Trovate il modo entro un mese.” L’uomo guardò
con gelida autorità il vampiro “Non un giorno di
più.”
“Sappiamo che ne siete capaci. L’amore trova sempre un modo.”
La donna gli sorrise.
“Adesso va.”
Con un gesto annoiato l’avevano scaraventato oltre la porta che si era
richiusa al suo passaggio.
“L’amore vince qualsiasi battaglia.. Ma non credevo ne esistesse
uno così forte.”
“Sono solo mortali.”
“Sì, e forse sono più forti di noi perché sanno amare
e soffrire...” La donna scosse la testa lasciando la frase in sospeso
e
i boccoli della sua capigliatura ondeggiarono leggermente.
Erano andati tutti all’ormai chiuso Magic Shop.
Immersi nella lettura, bevevano litri di caffè.
Improvvisamente il campanello sopra la porta tintinno e il suono scaturì
dal silenzio assoluto.
Alzarono la testa, aspettandosi che fosse Angel.
Ma sulla porta ,ancora immerso nell’ombra, c’era un ragazzo in mimetica.
Con passo incerto entrò alla luce facendosi riconoscere.
Riley l’aria sconvolta e gli occhi rossi li guardò: “Sono
stato al cimitero... Dei demoni catturati vociferavano sulla morte
della... della cacciatrice... Io non potevo crederci, era così assurdo....
Ma al cimitero... al cimitero... c’era una lapide con
scritto... con scritto...”
“E’ morta Riley... nella battaglia finale contro Glory... Lei mi
ha salvato, anzi ci ha salvati tutti. Mi dispiace che tu
l’abbia saputo così.” Dawn si alzò e fece un passo
verso Riley, ma non era molto contenta di vederlo... dopo il modo e il
motivo per cui se n’era andato...
“Morta... oh dio non può essere. Lei era così forte... Come
è successo? Non avete fatto niente per impedirlo con tutta la
vostra magia? Non mi avete detto niente, non mi avete fatto sapere niente. Quanto
tempo è passato? Non mi avete
avvisato del funerale, non mi avete neanche mandato un biglietto. So di non
aver contato molto nelle vostre vite
,neanche nella sua, ma almeno una telefonata... non vi avrebbe portato via molto
del vostro tempo prezioso..!!” Parlava
con voce risentita e con tono accusatorio, agitando le braccia e spostando lo
sguardo da un all’altro.
“Ehi, datti una calmata, noi pensavamo che fossi morto... Ci hanno mandato
un fantastico biglietto, quattro righe scarse,
in cui dicevano che eri disperso. Dove? Segreto militare. Quando? Segreto militare.
Ti avrebbero cercato? Segreto
militare. Quindi non venire a farci la predica. Sei sparito nella notte senza
salutare e non ti sei più degnato di farci
sapere se stavi bene, se eri vivo. E adesso piombi qui e non dici neanche mi
dispiace, come state ragazzi? Ma accusi non
di essere stati scortesi con te!!” Xander era arrabbiato, era furente.
Da dove arrivava quel bravo soldato? Come si
permetteva di venire lì a criticare quello che avevano o non avevano
fatto? Loro avevano fatto il possibile, loro c’erano
quando lei era...
“Ben detto!!” Spike ,con in mano gli antichi volumi che l’avevano
mandato a recuperare in una cripta, spuntò dalla
porta dietro Riley “Guarda guarda chi si rivede... il nostro soldatino!
Che peccato pensavo fossi morto. Mi pentirò di
averlo detto, ma sono d’accordo con Xander! Non hai nessun diritto di
venire qui a sputar sentenze! Tu non hai fatto
altro che darle delle preoccupazioni e adesso vieni qui a dirci che non l’abbiamo
difesa! Sai una cosa? Hai ragione, non
ti amava, ma ti ha sopportato con le tue paranoie per tutto quel tempo e tu
non hai fatto altro che accusarla ed essere
geloso. Non te la meritavi! Così come non meriti di essere qui adesso.”
“Oh, certo! Scusate se disturbo. Ho interrotto qualche bell’incantesimo?
Perché mi sembra che qui non sia cambiato
nulla. Come se niente fosse voi giocate al piccolo mago e lei è morta
solo da poche ore...”
Willow si alzò in piedi: “Adesso smettetela tutti e tre! Quello
che è successo non è COLPA di nessuno! Ci dispiace ma
non abbiamo avuto tempo di cercarti per darti questa notizia. Eravamo tutti
distrutti. E adesso che si è ripresentata una
speranza...”
Ma Riley non la stava neanche a sentire: “Oh, certo, eravate tutti troppo
occupati. Per voi non sono mai stato niente.
Cos’ero? Il nuovo capriccio di Buffy? La sua ultima conquista? Lo sfortunato
ragazzo di turno con cui avrebbe cercato di
non pensare al suo grande amore? Il suo cagnolino fedele che la aspettava a
casa mentre salvava il mondo o correva a
L.A. da quel vampiro con una scusa qualsiasi? Fatemi indovinare, Angel l’avete
avvisto subito, vi siete precipitati ad
avvisarlo!”
Nessuno rispose.
“Certo! Logico! E’ lui che merita la compassione di tutti per aver
perso la donna che amava! Non io! Guardatevi, siete
ridicoli! Tutti a giurare e spergiurare che odiavate quel vampiro, che aveva
rovinato la vita vostra e di Buffy, e adesso
tutti stretti a lui nel vostro comune dolore! La realtà è che
quando c’era un qualche pericolo avreste tutti voluto correre a
chiedere il suo aiuto, avreste voluto che ci fosse lui al fianco di Buffy!!
Buffy, Buffy... una brava ragazza giusto? Una
brava ragazza che mi ha mentito per più di un anno, che ha giurato di
amarmi quando amava lui, che non ha fatto altro
che ingannarmi e prendermi in giro, che non è stata neanche capace di
restare fedele al suo grande amore... perché ,per
quanto lo amasse, era con me che veniva a letto. E anche con Parker, giusto??
Quanti altri ce ne sono nella lista? Prima
di me, dopo di me, durante?? Una brava ragazza?? Ridicolo, aveva solo l’aria
di una santarellina. Una brava ragazza
non si innamora di un vampiro, e neanche una cacciatrice lo fa. Una cacciatrice
non si lascia mordere da un vampiro,
non gli permette di avvicinarsi tanto a lei, non permette che tra loro si crei
un legame così forte. Una brava ragazza...”
Davanti a lui, seduti o in piedi, impallidirono tutti.
Perfino Spike ,incredibile, assunse un colorito più livido.
Ma non lo stavano guardano e neanche ascoltando, fissavano impietriti un punto
dietro le sue spalle.
Finalmente Spike parlò: “OK, amico, non è il caso di prendersela
troppo, il marmocchio è un può fuori di testa,
probabilmente la notizia gli ha fatto dare i numeri. Ma credo che non pensi
quello che dice... e se anche lo pensa, non
importa molto... Quindi restiamo calmi, non vale la pena di dannarsi l’anima
solo per farlo stare zitto, basta un bel
pugno sul naso, a quello posso anche pensarci io. Abbiamo cose più importati
da fare adesso. Angel... Angel dico sul
serio, so che gli spezzeresti volentieri il collo ,anche io, e so anche che
puoi farlo senza problemi perché tu non hai
nessun chip in testa... ma hai la tua anima, e non te lo perdoneresti mai. Adesso
lui se ne va con la coda tra le gambe e
noi ci mettiamo al lavoro...”
Spike aveva raggiunto il suo sire spingendo Riley verso gli altri.
Angel non lo guardò neppure, né parve aver sentito le sue parole.
Si diresse verso Riley e si fermò a pochi centimetri da
lui, fissandolo negli occhi. Nello sguardo del bel vampiro ardeva una rabbia
fredda e distruttiva, terribile e minacciosa.
La rabbia antica e irrefrenabile di Angelus.
Cordelia ,quasi tremando si avvicinò di un passo: “Angel, Spike
ha ragione, non ne vale la pena...”
Wesley la sostenne, temendo che Angel potesse davvero uccidere il ragazzo: “Sì,
sta solo farneticando, non puoi...”
Angel li ridusse al silenzio con un gesto, senza togliere gli occhi di dosso
a Riley: “Zitti. Tutti e due.”
Nessuno aveva neppure il coraggio di respirare, sembrava che quel momento dovesse
durare in eterno.
“Ascoltami bene ragazzino, perché non lo ripeterò un’altra
volta e se anche lo facessi tu non mi potresti più sentire. Non
mi sei mai piaciuto, ma era una sua scelta e l’ho rispettata. Non eri
neanche degno di starle vicino, e l’hai dimostrato.
Perciò dammi solo un insignificante motivo, dì solo un’altra
parola su Buffy, osa anche semplicemente nominarla in mia
presenza e ti ritroverai morto molto prima di aver capito cosa stia succedendo.
Non è una minaccia, è semplicemente un
dato di fatto. Adesso vattene, e non tornare mai più a Sunnydale, cancellala
dai tuoi pensieri, avvicinati di nuovo a lei e
non rivedrai il sole.”
Detto questo Angel si allontanò disgustato da Riley, mentre Cordelia
gli correva incontro tranquillizzata, prendendogli
un braccio e chiedendogli a bassa voce cosa fosse successo dagli oracoli.
Ma Riley restò fermo dov’era, lo sguardo fisso a terra e le mani
serrate a pugno: “Cos’è che ti rode Angel? Cos’è
che
non puoi sopportare in me? Che potessi portarla al sole? Che facessi parte della
sua vita normale, della scuola ,delle
giornate al mare, dei pomeriggi a casa di amici? Che facessi l’amore con
lei? Non è tua vampiro, non lo è mai stata.
Non puoi controllare la sua vita, eri solo un ombra nelle sue notti. Non ti
amava e basta, lei amava il fascino del mistero,
del proibito!!! Adesso che è morta finalmente è tua, sarai contento!
Perché fra morti, dovreste ritrovarvi, giusto???!!”
Spike prese Riley per una spalla zittendolo: “Adesso basta marine. Se
volevi sfidare la morte ci sei ampiamente riuscito,
ma non ho voglia di raccogliere i tuoi pezzi da terra quindi andiamocene....”
Angel si liberò in un istante dalla stretta di Cordelia e ,i lineamenti
trasfigurati in quelli del demone, si avventò su Riley.
Afferrò il ragazzo per il collo sollevandolo da terra: “ Vuoi sapere
cosa non sopporto? Tu hai avuto accanto una persona
unica e meravigliosa e non ti sei neanche reso conto dell’incommensurabile
privilegio che ti era concesso, hai buttato
tutto al vento, hai sprecato tutto. Non sei neanche riuscito a capire quanto
fosse speciale e fragile e dolce. Non l’hai
apprezzata, non l’hai capita. E adesso osi venire qui a chiedermi cosa
non sopporto. Vattene da qui per sempre, non
tornare mai più, se ti vedo un’altra volta sarà l’ultima.”
Lo scaraventò fuori attraverso la vetrina che andò in frantumi
fragorosamente.
Riley atterrò sull’asfalto freddo del marciapiede.
Nessuno uscì per aiutarlo, restarono a guardarlo, rendendosi conto di
quanto si fossero sbagliati sul suo conto.
Poi il ragazzo si rialzò e se ne andò.
Sparì nella notte ,probabilmente su un altro elicottero.
Fu l’ultima volta che lo videro.
Angel non disse di aver promesso la sua anima in cambio di quella della cacciatrice.
Spiegò che avevano solo un mese a disposizione per trovare il modo di
farla tornare e che gli Oracoli sostenevano che
fossero in grado di farlo perché - l’amore trova sempre un modo
-
Ma il vampiro divenne ancor più taciturno del solito e Wesley si rese
conto che qualcosa non andava.
Però tutti erano troppo occupati nelle ricerche sui libri di magia per
accorgersi della preoccupazione di Angel.
Oz era arrivato in città la notte in cui Riley aveva conosciuto l’ira
di Angelus.
Non aveva detto molto, né dato spiegazioni su dove fosse stato, aveva
abbracciato Dawn e Willow e si era messo
immediatamente al lavoro sui libri.
La mattina dopo aveva portato una rosa sulla tomba di Buffy. Un luccichio aveva
attirato la sua attenzione: l’anello
Chladdag di Angel colpito da un raggio di sole risplendeva come una stella dimenticata
dalla notte.
“Credo che faresti meglio a darglielo di persona.” Aveva allungato
l’anello al vampiro sorridendogli e se n’era andato.
Angel l’aveva stretto nella mano e ringraziando silenziosamente il ragazzo.
Poi se l’era infilato al dito, dove era sempre stato... con la punta rivolta
verso di sé.
I giorni passavano troppo velocemente, susseguendosi uguali a se stessi e brevi
come battiti di ciglio.
Erano tutti stanchissimi, troppo per continuare a lungo con quel ritmo.
Ormai non dormivano più una notte intera, si riposavano solo qualche
ora quando erano del tutto esausti.
Tiravano avanti a caffè, mentre Spike li affumicava con le sue sigarette.
Ma non avevano fatto grandi progressi... stabilito che serviva il sangue di
Dawn per riaprire un passaggio da cui far
tornare Buffy non avevano idea di come trovarla e tantomeno a ridarle consistenza
umana visto che era solo un’anima.
Però sapevano che sarebbe stato il loro attaccamento a lei a riportarla
indietro, il loro amore.
L’amore trova sempre il modo.
L’amore... l’amore... Willow si lambiccava il cervello cercando
di trovare il modo, la strada, l’incantesimo i suoi gesti e
le sue parole...
Ma il tempo li incalzava e li rincorreva dappresso e macinava le ore e poi i
gironi e la fine del mese concesso era ormai
prossima.
Tara e Anya sfoderarono tutte le loro conoscenze in campo di magia senza però
che fosse fatto nessun passo avanti.
Willow alzò stancamente la testa dai testi di magia e guardò il
cielo oltre la finestra schermata. Era notte inoltrata.
Si alzò e con un cenno del capo salutò gli altri per andare a
casa a riposare un poco.
Ma non poteva dormire per quanto fosse stanca. Non riusciva a fermare i pensieri,
né a placare l’ansia.
Abbandonò il letto sfatto su cui si era buttata ancora vestita e si avvicinò
alla gabbia di Amy per cambiarle l’acqua.
Guardò con aria assorta la strega perennemente trasformata in topo...
“Pretendo di far tornare in vita Buffy ma non sono neanche capace di farti
tornare umana.... Cosa devo fare Amy?”
Il topolino che mordicchiava una crocchetta che teneva fra le zampette anteriori
smise di mangiare e guardò Willow
mentre il muso fremeva annusando l’aria.
“Cosa vuol dire l’amore trova sempre il modo?”
Willow l’aria assorta giocherellava con una ciocca dei capelli rossi.
“L’amore... e siamo d’accordo su cosa sia. Il modo... di fare
cosa?... Di salvare la persona che ami... bè non è una cattiva
idea... Vediamo: Buffy ha salvato Angel dandogli il suo sangue. Quindi ha trovato
il modo... Adesso è Angel che deve
trovarlo. Non il modo! Certo! Angel deve trovare Buffy... e può farlo
perché il suo sangue scorre in lui, perché sono
legati... l’ha quasi vampirizzata e fra loro c’è un legame
simile a quello che c’è fra un sire e... sì, è vero
non proprio, ma
credo che sia un legame ancora più forte un legame fisico e spirituale...
Angel può trovarla e riportare la sua anima da
noi, e poi...” Si bloccò, smettendo di giocherellare coi capelli
“E poi come le rimedio un corpo??” Cercò i fogli con gli
appunti presi in quei giorni di lavoro indefesso “Dunque... vediamo, Giles
mi aveva mostrato un rituale che potrebbe
servire.. ci vuole il profumo di un fiore che cresce solo in Oriente... il profumo??
Ma ci vuole il mezzo corporeo per
ricostruire il corpo... Il nostro sangue... dovrebbe andare bene... manca solo
il fiore...!”
Prese la giacca di volata e uscì per correre ad avvisare Giles.
Tornò indietro di corsa, aprì la porta e sorrise ad Amy: “Grazie,
Amy sei un amica! Non so come avrei fatto senza di
te!” Poi senza neanche chiudere la porta se ne andò percipitandosi
al negozio.
Il topolino si leccò i baffi con aria soddisfatta e sembrò sorridere
rivolto alla porta, poi tornò a rosicchiare
tranquillamente i suoi biscotti al formaggio.
“Abbiamo solo due giorni, non c’è molto tempo. Angel, ti
ci potrebbe volere parecchi per trovarla, più il tempo passa e
più il vostro legame si allenta. E’ meglio che tu e Dawn cominciate
a prepararvi per il rituale. Ma dobbiamo risolvere la
storia del profumo... come si fa a imprigionare un profumo?”
Giles la guardò preoccupato, senza sapere come avrebbero potuto procurarsi
quell’essenza in così breve tempo.
“Immagino che intendessero l’essenza del profumo del fiore. E’
facile ottenerla... Tutti i profumi sono ricavati da
essenza mescolate e diluite. Ho viaggiato molto dopo essermene andato da Sunnydale.
L’Europa e da lì l’India la Cina il
Giappone. Delle tribù nomadi che ho incontrato usano profumare le spose
con alcune gocce di essenza di un fiore rosso
sangue con venature nere... E’ un profumo intenso e inebriante. Mi hanno
dato una fiala di quel profumo. Credo che sia
quello che ti occorre per l’incantesimo.”
Oz prese la fiala di vetro opaco dalla tasca di uno zaino e la porse alla strega
rossa.
Le loro mani si sfiorarono un istante mentre incrociavano gli sguardi.
“Mi stupisci sempre...”
Lui le sorrise “Questo ed altro per la mia strega preferita...”
Xander ,dopo aver dato un’occhiata ad una contrita Tara, interruppe quel
momento: “E’ già! Zitto zitto quatto quatto, ci
hai tirato fuori dai guai! Mi sei mancato amico... ero stufo di questa maggioranza
femminile...” Batté una mano sulla
spalla di Oz e diede una leggera spinta a Will verso Tara.
Angel prese Wesley in disparte.
Si sfilò l’anello e lo diede al ragazzo.
“Quando sarà tornata daglielo. Il suo l’ha perso tempo fa....
Voglio che questo lo abbia lei. Non serve che tu le dica
niente, capirà.”
Wesley guardò stupito l’amico: “Ma che ti prende? Se riusciremo
a riportare Buffy qui sarai tu a darle l’anello!! E avrai
tutto il tempo del mondo per dirle quello che vuoi!!”
Angel aveva abbassato lo sguardo: “Potrei non tornare,”
“Cosa vuoi dire? C’è qualche cosa che non mi hai detto Angel?
Qualcosa che mi hai tenuto nascosto?”
“E’ solo una sensazione Wesley. Niente di più.”
“Solo una sensazione, va bene. Sicuro che non c’è altro?”
“Sì, certo.”
“Allora torniamo dagli altri.”
“Wesley?”
“Si?”
Gli aveva allungato una balestra “Vedi di non sbagliare mira se ci fosse
bisogno di usarla. Tienila a portata di mano.”
“Non sarà facile. Non la troverai subito. Ci vorranno tutta la
tua concentrazione e la tua forza. La sua forza di volontà
non può niente. Dovrai essere tu a volere abbastanza per riportarvi qua
tutti e due. Non scordarlo ,un solo cedimento e
sarete persi entrambi. Noi non possiamo aiutarti in nessun modo. Ma hai poco
tempo. Domani notte sarà terminato il
mese.”
Angel annuì rivolto alla strega che gli camminava intorno agitatissima.
Mentre Tara sussurrava parole incomprensibili tenendo Dawn per mano il vampiro
entrò nel cerchio disegnato a terra.
Sale, perle e opale finemente tritate, candele profumante costituivano i complicati
disegni all’interno del cerchio.
Tara tagliò il polso di Dawn e raccolse il suo sangue in un bicchiere
di cristallo.
La ragazzina pallida ma con negli occhi forza e determinazione inconsuete per
una creatura così giovane, si sistemò di
fonte ad Angel.
Lui la osservò un attimo prima di tornare a concentrarsi.
Il polso fasciato, i capelli sciolti e ondeggiati, gli occhi grandi spalancati.
Era poco più di una bambina... e nella sua
essenza stava la salvezza di Buffy.... Non era il momento di lasciarsi prendere
dal dubbio...
Tara versò al centro del cerchio alcune gocce del sangue di Dawn. Poi
porse la coppa ad Angel che ,dopo un attimo di
esitazione, lo bevve come gli era stato detto di fare.
La stanza cominciò a dilatarsi, i contorni degli oggetti si fecero sempre
più sfuggenti e indistinti, i ragazzi gli
sembrarono sempre più lontani.
La voce di Willow ,che recitava l’incantesimo, divenne sempre più
fievole, lontana, irreale, per poi zittirsi del tutto.
Le pareti del negozio si dissolsero, così come il pavimento e il soffitto,
tutti i confini si annullarono.
Angel reclinò la testa all’indietro e cadde a terra.
Si strinsero tutti in un cerchio attorno a lui tenendosi per mano.
Willow raccolse una goccia del sangue di ciascuno, una ciocca di capelli e un
respiro in una piccola ampolla, poi ne
versò il contenuto su una fiamma azzurra.
Infine la strega prese il suo posto nel cerchio e continuò a recitare
l’incantesimo.
Luce, strana, inquietante luce bianca.
Non era esattamente luce, era più un assenza sia di essa che di tenebre.
Energie diverse si agitavano ovunque richiamandolo.
Ma non sentiva Buffy.
Era come se il legame si fosse spezzato... se l’esile filo che ancora
li teneva uniti fosse stato reciso.
Vagò per un tempo che gli sembrò essere infinito, più interminabile
dell’eternità stessa.
L’unico pensiero che teneva stretto a sé era lei.
Improvvisamente gli sembrò di scorgere una piccola, piccolissima sfera
luminosa.
Una pallina di luce giallo oro, calda e tremolante.
Angel capì subito che era Buffy.
Sentì il suo cuore sobbalzargli in petto, sentì la sua anima riconoscerla.
La luce rimpiccioliva sempre di più, si ritirava su se stessa.
Angel cercò di raggiungerla.
Ma qualcosa glielo impedì.
Sentì ,come se fosse la sua, la paura di Buffy ed anche il gelo che la
invadeva spegnendo lentamente il suo fuoco.
Sentì la solitudine immensa e la paura di sperare, perché una
speranza infranta avrebbe significato solo nuovo
sofferenza.
La cacciatrice si era chiusa in sé stessa e non lo vedeva né ascoltava
le sue parole.
Buffy, Buffy vieni da me. Sono io Buffy vieni. Torna da me amore. Ti prego ascoltami,
non arrenderti, non smettere di
combattere. Sono qui, ti ho trovata, ma devi volerlo. Devi voler tornare indietro
con me. Non posso toccarti se me lo
impedisci, se mi allontani. So che sei spaventata e che ti senti persa, ma adesso
sono qui e andrà tutto bene. Ti ho
cercato tanto, ti cerco da sempre, da prima di capire di amarti, non posso perderti.
Lascia che ti trovi. Fai solo un
passo Buffy. Un passo verso di me e sarò tutto finito. Ti porterò
via di qui. Torna da me... Ti prego devi ascoltami, ti
prego...
Buffy piangeva sommessamente, di quelle lacrime cristalline che rappresentavano
tutto ciò che era in quel luogo.
Poi attraverso la cortina di luce che la avvolgeva sentì la voce del
suo cuore. La voce di Angel.
Prima solo un sussurro, poi sempre più vicina e forte.
Calda, rassicurante, viva, reale.
Alzò gli occhi ,pervasa da una nuova speranza, cercando il volto che
tanto aveva amato.
Ma non lo vedeva, non riusciva a vederlo.
Però sentiva la sua presenza, lo sentiva vicino e per la prima volta
in quella luce ricominciava ad avere sensazioni
corporee, reali. Sentiva il legame che la univa a lui, il vincolo del sangue
che gli aveva offerto per salvargli la vita.
Raccolse tutta la forza che aveva e lo chiamò disperata.
Angel...... Dove sei amore mio? Angel.....
L’aveva sentito, gli aveva risposto.
Angel allungò una mano verso di lei e le loro anime finalmente si ricongiunsero.
Buffy afferrò quella mano e smise di naufragare in quel mare ostile si
luce.
Si strinse a lui con tutte le sue forze piangendo e ridendo.. ripetendo senza
sosta il suo nome, quasi per convincersi che
fosse realmente accanto a lei.
Angel, Angel... Oh Angel, mi hai trovata... Angel credevo di non rivederti mai
più... e avevo così paura.... Angel... Ti
amo Angel, e avrei dovuto dirtelo tanto tempo fa... Non ho smesso un istante
di amarti, mai, né quando te ne sei andato
né quando sono stata con Riley... Riley non è contato nulla, io
amo te, da sempre... Da prima di incontrarti e di capire
che eri per me... Sei in me, non posso farci niente... Sei in ogni mio respiro
e ti ho negli occhi ogni istante della mia
vita... Non voglio più perderti... Ti amo troppo... e la vita è
troppo breve per buttare via questo amore che ci è stato
concesso... Non importa se il destino ci divide, noi siamo unti... - Sorrise,
prendendogli il viso fra le mani - Hai detto
che avresti voluto portarmi in Irlanda... allora ci andremo, sono sicura che
è un bellissima anche di notte...
Angel credette di impazzire, non poteva dirle che non sarebbe più stato
al suo fianco, che quello era un addio...
Così stringendola a sé le chiuse la bocca con un interminabile
bacio.
Dobbiamo andare adesso amore mio. Non c’è più tempo e devo
riportarti indietro prima che passi la notte. - La guardò
negli occhi assaporando ancora per un momento quella sensazione incredibile
di essere una cosa sola, quella fusione
delle loro anime in cui l’uno era l’altra e viceversa. - Qualsiasi
cosa succeda quando saremo tornati ricordati una cosa
Buffy. Ti amo più della mia vita e questo non potrà mai cambiare,
sei tutto per me.
Era quasi l’alba.
Mancavano poco più di tre ore al sorgere del sole.
L’ultima notte che avevano a disposizione stava per terminare.
Angel era in quello stato di trance dalla notte precedente e Dawn ,che doveva
tenere aperto il passaggio, era sempre più
debole.
Erano tutti stremati e cominciavano a disperare nella riuscita dell’impresa.
Ma una luce fievole si accese in mezzo al cerchi sospesa nell’aria appena
sopra la fiamma azzurra preparata da Willow.
Si strinsero le mani fin quasi a stritolarsele, mentre osservavano quella luce
prendere forma e ingrandire.
La luce si fece sempre più forte e intensa fino a diventare quasi accecante.
I ragazzi furono costretti a chiudere gli occhi.
Nessuno vide che Angel aveva ripreso conoscenza e che si era allontanato dal
cerchio.
Nessuno sentì il vampiro urlare di dolore e piegarsi in due mentre la
luce cresceva di intensità.
Nessuno vide balenare nei suoi occhi scuri una fiamma che si spense subito dopo.
Il vampiro si rialzò e sorrise appena, discostandosi ancora di più
dal gruppo e restando ad osservare in disparte quello
che accadeva.
Quella luce si trasformò in Buffy, facendone prima una figura trasparente
e incorporea e poi la ragazza di sempre.
La cacciatrice restò sospesa all’interno del cerchio per un momento
ancora dopo che la luce si era dissolta e poi cadde a
terra esanime.
Tutti si precipitarono a soccorrerla.
Fu avvolta in una coperta e adagiata delicatamente su un giaciglio preparato
prima di cominciare l’incantesimo.
Lentamente Buffy si svegliò e fu assalita dagli abbracci quasi soffocanti
di tutti i suoi amici.
Nessuno parlava molto, combattevano tutti con le lacrime di felicità
e continuavano ad abbracciarla per assicurarsi che
fosse davvero lì.
Dopo un momento di stordimento Buffy si alzò e sorridendo li strinse
tutti in un abbraccio collettivo.
Finalmente scoppiarono a ridere.
La cacciatrice sentì gli occhi penetranti di Angel su di sé e
si liberò dai suoi amici cercandolo.
L’unica cosa che desiderava era saltargli al collo e baciarlo, voleva
parlare per ore, dirgli tutto quello che non gli aveva
detto in quei tre anni, recuperare il tempo perduto.
Lo individuò in un attimo e si diresse verso di lui sorridendo.
Ma qualcosa nel suo sguardo la bloccò. “Angel...? Stai bene?”
Il vampiro fece un mezzo sorriso: “Bene. Non sono io quello risorto. Non
ti devo più niente cacciatrice, siamo pari, tu
mi hai salvato la vita e ora ti ho reso il favore. Me ne andrò per sempre
stanotte. Non mi rivedrai più. Ti lascerò in
pace... Non ho intenzione di farti impazzire di nuovo. Ma non cercarmi ,ragazzina,
o sarà guerra, e questa volta non ci
sarà nessuna maledizione che possa salvarvi.”
Angel non si fermò a guardare le lacrime che scendevano lungo le guance
di Buffy, si girò e se ne andò senza voltarsi.
Sparì nella notte ancora prima che si fossero resi conto di quello che
era successo.
Angelus era tornato.
Buffy respirava a fatica, sentiva la terra mancarle sotto i piedi.
Cos’era successo?
Improvvisamente Wesley capì ,troppo tardi ormai.
Maledisse la sua stupidità, come aveva potuto non rendersi conto prima
di quello che sarebbe successo??
Angel lo sapeva.
Sapeva che avrebbe di nuovo perso la sua anima.
Per questo gli aveva dato l’anello per Buffy e gli aveva detto di tenere
la balestra a portata di mano.
Stupido, stupido che non era altro, non aveva capito niente!!
Angel aveva dato la sua anima in cambio di quella di Buffy.
La ragazza ,completamente sconvolta, si era lasciata scivolare per terra e piangeva
senza riuscire a fermarsi.
Tutti i suoi amici e la sorella le stavano intorno senza parlare e senza avvicinarla,
sconvolti a loro volta dall’accaduto.
Wesley le si avvicinò, si chinò accanto a lei e le circondò
le spalle con un braccio.
“Mi ha detto di darti questo quando fossi tornata. Ha detto che tu avresti
capito.”
Buffy prese l’anello con mano tremante “Oh dio... mi sembra di impazzire...
è come se mi avessero rimandato indietro
ma si fossero dimenticati di darmi il mio cuore...” Piangeva ancora più
disperatamente.
“Ti amava tanto Buffy. A tal punto da rinunciare alla sua anima per salvarti.
Prima non avevo capito, ma adesso sì. Ha
offerto la sua anima in cambio della tua e... ed è stato esaudito.”
Buffy alzò gli occhi pieni di lacrime verso Wesley: “Ha di nuovo
deciso per me... Sapeva che non gli avrei permesso di
farlo... Come ha potuto? Come può pensare che riuscirò ancora
a vivere?”
“E’ il suo dono d’amore Buffy, devi accettarlo. Ti amava troppo
per lasciare che fossi tu a sacrificarti.”
Buffy si coprì la bocca con u mano, come per impedire ai singhiozzi di
uscire.
Si rialzò e si diresse alla porta, fissando la nebbia in cui era sparito.
Tremando coma una foglia infilò al dito l’anello di Angel: le era
grande.
Smise di piangere, si asciugò le lacrime.
L’aria della notte era fresca e frizzante e le accarezzava piacevolmente
la pelle scompigliandole i capelli.
Era viva.
Viva, e sentiva la vita scorrere prepotente in lei.
Alzò una mano e sfiorò cautamente la cicatrice che aveva sul collo.
Quando parlò rivolta alla notte la sua voce era chiara e sicura: “Non
ho bisogno di cercarti. Ti sento. Tu sei in me e io
sono in te, per sempre. E niente può sciogliere questo legame. Troverò
un modo Angel, te lo prometto amore mio
troverò un modo.”
I suoi occhi brillavano ancora di lacrime, ma adesso sapeva che esiste sempre
una speranza.
II Parte
Dopo la felicità e lo stupore iniziali tutti si resero conto di essere
stanchi, distrutti, svuotati.
Nessuno si aspettava quello che era successo ad Angel... la sua anima...
Ognuno di loro era rimasto impietrito, troppo esausto per reagire se non con
una mesta immobilità.
Sembrava che le disavventure non dovessero mai finire.
E ogni nuova prova era più dura e più dolorosa, più difficile
e più insormontabile della precedente.
Non avevano mai tregua.
Nel film delle loro vite non sarebbe mai arrivato un - e vissero felici e contenti
- ...
O almeno così sembrava quella notte.
Nessuno osava rompere il silenzio o disturbare Buffy che appena oltre la soglia
fissava la notte.
Cordelia piangeva sommessamente, una mano appoggiata alla bocca.
Dawn si sosteneva al tavolo sfinita. Pallida come un fantasma.
La ragazzina si rivolse flebilmente alla sorella “Buffy.... Buffy possiamo
tornare a casa adesso?”
Quasi non si era resa conto di quello che era successo fra la cacciatrice ed
Angel, esaurita com’era dall’utilizzo del suo
potere.
Buffy ,gli occhi ormai asciutti e lo sguardo deciso di una donna, tornò
verso di loro e abbracciò la sorellina
accarezzandole dolcemente i lunghi capelli “Certo piccola, andiamo a casa.”
Dawn sorrise e reggendosi a stento sulle gambe si aggrappò a Buffy.
La cacciatrice adesso doveva pensare a sua sorella. e anche ai suoi amici.
Girò lo sguardo sui volti provati che la circondavano.
Avevano rischiato tutto per riportarla indietro, adesso toccava a lei sostenerli.
Tirò un profondo respiro “Abbiamo tutti bisogno di riposare. E’
stata una lunga notte. Domani affronteremo quello che è
successo.... ad Angel..” Cercò di sorridere “Grazie ragazzi,
di tutto. Di non avermi lasciata sola. Vi voglio bene.”
Li abbracciò con lo sguardo e stanchi sorrisi tristi risposero al suo.
“Cordelia, Wesley, a casa mia ci devono essere due camere libere.”
Si avviarono tutti all’uscita, verso casa.
Nessuno parlava.
Solo, Cordelia continuava a piangere. Sommessamente, camminando a occhi bassi.
Buffy fece un cenno a Wesley che prontamente le prese Dawn dalle braccia, e
circondò le spalle della bella mora con un
braccio “Non permetterò che gli succeda niente Cordelia, te lo
prometto. Dovessi scendere all’inferno per recuperare la
sua anima... Dovessi affrontare Bene e Male la riporterò indietro. Non
lo lascerò solo.”
Fu un lungo sonno senza sogni per tutti, un oblio scuro e totale.
Per tutti tranne che per Buffy.
Si addormentò per poco accanto alla sorella, ma sogni terribili la risvegliarono
bruscamente.
Sogni non suoi, incubi di un passato che non aveva vissuto.
Il passato di Angel.
La paura, l’orrore, il tormento del vampiro per le vite che aveva spento
la invasero completamente.
Uno strazio doloroso e lancinante.
LO strazio di tutte le notti dell’uomo che aveva amato.
Si tirò a sedere sul letto e chiuse gli occhi, non aveva lacrime da versare.
Si chiese come Angel avesse potuto sopportare quella tortura...
Da solo in silenzio, senza mai farne parola.
E lei... lei che non aveva mai saputo, mai capito pur essendogli accanto.
Lei che non poteva capire quel dolore, lei che era solo una ragazzina.
Quanti errori aveva commesso, quante volte l’aveva ferito a morte senza
rendersene conto.
Ma adesso capiva.
Adesso sapeva e sentiva quello che Angel aveva provato.
E avrebbe voluto essergli accanto mentre l’amore di una ragazzina si trasformava
in quello più maturo e consapevole
,totale, di una donna.
Dawn dormiva serena, sembrava una bambola.
Buffy la vegliò teneramente.
Sapeva che quella creatura indifesa e fragile aveva bisogno di lei, soprattutto
dopo la morte di loro madre.
Ma sapeva anche di non poter rinunciare ad Angel.
Non di nuovo.
Non l’avrebbe accettato un’altra volta.
E sapeva di essere disposta a tutto pur di stare con lui.
Tutto.
Non voleva una vita il cui prezzo era l’anima del suo unico amore.
Non era disposta a combattere per un Bene che richiedeva un tale sacrificio.
E se avesse dovuto rinunciare a tutto per Angel, adesso sapeva di essere davvero
pronta.
Adesso non aveva più dubbi o paure.
Ormai il sole scaldava infiammandolo il cielo.
Buffy scese a preparare la colazione.
I suoi amici arrivarono uno per uno ,come richiamati da un silenzioso appello;
chi dalla porta principale, chi da quella
sul retro e chi dal piano superiore.
Mentre serviva a tutti i dolci alla crema che aveva preparato e ascoltava gli
scarsi tentativi di conversazione andare in
frantumi, cercava le parole adatte.
Ma non sapeva bene cosa dire perché ancora non aveva un piano preciso.
Solo era certa di dover fare qualcosa subito.
“Io vado a Los Angles. Credo che parlerò con quegli Oracoli....
e poi seguirò le tracce di Angel.”
Smisero di mangiare e nove paia d’occhi si piantarono su di lei.
Anche se sapevano che l’avrebbe detto.
“Buffy, non posso permetterlo, è troppo pericoloso. Sei appena
tornata da noi, e noi abbiamo bisogno di te. Devo
ricordarti che l’ultima volta che è cambiato Angel ti ha quasi
uccisa?”
“Quasi. Sa perfettamente che andrò lo stesso Giles, qualsiasi cosa
dica.”
Erano tutti atterriti.
Tempo, avrebbero voluto avere molto tempo.
Per decidere, per riposare, per risolvere le cose.
Willow non voleva di nuovo perdere la sua amica, ma sapeva che le parole sarebbero
state inutili “Se non puoi accettare
il suo sacrificio, e so che non sarebbe giusto, almeno lascia che ti aiutiamo.
Studiamo un piano, aspettiamo di sapere
cosa fare...”
Buffy capiva che avevano paura di perderla, ma non era disposta a cedere “Oh
Will, non posso accettare di nuovo che
sia lui a sacrificarsi. Non questa volta. E sai anche che non è la vostra
battaglia. Devo farcela da sola. Non posso mettere
in pericolo le vostre vite, in nessuno caso. Oh, non fate tutti quelle facce
da funerale! Non ho mica detto che parto per
sempre!... Torneremo.. tutti e due.”
Prima di infilarsi in macchina con Cordelia e Wesley abbracciò i suoi
amici, la sua famiglia.
Piangevano quasi tutti ,chi palesemente chi di nascosto, come se fosse un addio.
Le loro anime erano gravate da tristi presagi.
Prima Dawn, poi Willow e Tara, poi Xander e Anya, Oz e perfino Spike, infine
Giles.
“Buffy... Buffy per me sei come una fi... si insomma io..”
“Lo so Signor Giles. E anch’io le voglio bene.”
L’uomo annuì con la testa “ Noi siamo qui per qualsiasi cosa...
Buona fortuna Buffy.”
“Grazie, ne avrò bisogno.”
Buffy guardò con palese diffidenza le due figure coperte dai pepli.
Sembravano uscite dalle fotografie di qualche libro d’arte del liceo.
Serafici e inespressivi.
Tirò loro il pegno che le aveva dato Wesley e aspettò che parlassero.
Secondi che parevano minuti, ore, anni.
Attesa insopportabile e angosciante condita da una terribile paura che non la
potessero aiutare.
Paura che poteva assaporare in bocca dal momento in cui aveva reincontrato gli
occhi freddi di Angelus.
Paura che i precari sostegni della sua esistenza si spezzassero definitivamente.
Le voci risuonarono vuote e lontane, simili eppure diverse per indecifrabili
particolari.
La colsero all’improvviso e sobbalzò appena riportando gli occhi
a una dimensione reale e guardandoli.
Dovevano essere passati meno di quindici secondi.
“Così tu sei la cacciatrice.”
“Sì... pare che sia io...”
“Ti è stata concessa una seconda possibilità.” “Perché
disturbi la nostra quiete?”
“E’ la terza possibilità per essere precisi. Ero già
morta una volta. Ma non divaghiamo. Scommetto che lo immaginate il
perché. L’anima di Angel. Che diritto avevate di prenderla in cambio
della mia? E voi sareste i buoni?!”
“Sfacciata, sconsiderata. Esattamente come pensavamo fossi.” “Lui
l’ha offerta.”
“Oh, davvero?! E voi non ve lo siete fatto ripetere! Ma vi divertite a
rovinarmi la vita? Non avete niente di meglio da
fare?! Sapete una cosa? Non sono d’accordo. Io non sono uno dei vostri
burattini, non potete giocare a scacchi con la
mia vita. Io rivoglio indietro il mio Angel! E non ve lo sto chiedendo per favore...!”
“Non è possibile.” “Ciò che è fatto è
fatto.”
“Non ci provate. Voi potete fare tutto o quasi. Anche giocare col tempo,
non è vero?! E vi giuro che se non mi riderete
l’anima di Angel io...”
“Tu cosa ragazzina?! Non osare minacciarci. Ci hai stancato con le tue
vuote pretese. Va adesso.” “Sei viva e devi
ringraziare il vampiro per questo.”
“Io non me ne vado se voi non...”
Ma l’uomo agitò appena una mano e lei volò oltre il passaggio.
I suoi piedi erano già staccati da terra, ma fece in tempo a udire le
parole della donna, che si era voltata verso di lei.
“Ricorda cacciatrice. La salvezza del tuo amore sta nella tua anima.”
Impattò dolorosamente con il pavimento sconnesso e l’aria le uscì
a forza dai polmoni.
Rimase a terra stordita dal colpo per un momento.
Le parole prive di senso dell’oracolo le uscirono di mente, scivolando
come foglie secche su un rivolo di pioggia ai lati
della strada.
Cordelia strabuzzò gli occhi.
Saltò in piedi rovesciando le carte precariamente impilate sulla scrivania
“E chi vorresti far evadere di grazia?!”
Buffy tossicchiò seccata e si sedette “Non voglio far evadere di
prigione nessuno. Ho solo chiesto a chi dovrei rivolgermi
nel caso volessi farlo...”
“Naturale! E’ una domanda normalissima, sciocca io a stupirmi! Sai
cosa? L’incontro con... gli Oracoli ti ha dato alla
testa! Cosa ti hanno detto?”
Buffy abbassò lo sguardo a terra, fissando il pavimento. Cosa le avevano
detto... Il sunto era più o meno arrangiati!!
Le avevano strappato quell’esile raggio di rarefatta speranza che era
rinato in lei, con lei.
L’avevano gettata nell’abisso, riaccendendo il fuoco antico della
paura.
Quella paura devastante di aver perso irrimediabilmente Angel, per colpa sua...
di nuovo.
Quel fantasma angosciante di doverlo affrontare un giorno... faccia a faccia
con lui... la cacciatrice e il vampiro...
Una lotta antica come il tempo...
Una lotta impossibile per loro...
Due nemici atavici, condannati dal loro destino a combattersi... uniti da un
legame più forte del destino...
Ma non sarebbe stata una battaglia come le altre...
Lei non l’avrebbe combattuta.
“niente.”
“Come niente?? Sei stata via più di un’ora... qualcosa ti
avranno pur detto... Cattive notizie... Mi spaventi se fai quella
faccia... Cosa ti hanno detto Buffy?”
“Niente che cambi la situazione.”
“Cosa intendi?”
“Ti dispiace rispondermi Cordelia? Se non è di troppo disturbo
per te...”
“Si da il caso che io non frequenti molta gente di quel genere... però
forse....”
“Non ho tutta la vita Cordelia!”
“Sì, Sì adesso! Puoi chiedere a Gunn... forse lui può
aiutarti... è una testa calda... ha una specie di banda di
ammazzavampiri..”
“Gunn. Perfetto. Dove lo trovo?”
“A caccia...”
Buffy in un attimo era già in strada.
Cordelia gettò un’occhiata alle carte sparse a terra... sentiva
odore di guai a distanze chilometriche...
Pregò che Buffy riuscisse in qualche modo a recuperare l’anima
di Angel...
Aveva paura per la cacciatrice...
Buffy si guardò in giro annoiata.
Non c’era traccia in giro di quel Gunn... o di vampiri... o di anima viva...
Certo se si escludevano i ratti che sgusciavano dalle ombre rapidi e scuri.
La ragazza fece una smorfia disgustata.
Odiava i topi.
Forse era troppo tardi... in giro non c’era più anima.
Quando era arrivata a Santa Monica le strade erano deserte e quasi tutte le
insegne luminose già spente.
Era una notte senza luna e il mare era solo una presenza che rumoreggiava lontano.
Si era addentrata nei vicoli... magari aveva camminato troppo... era solo uno
squallido quartiere di periferia...
Tornò sui suoi passi girando impaziente e nervosa in una viuzza buia
, senza neanche lampioni.
Era diretta al “Lone Bar” , forse avrebbe trovato qualche informazione
utile...
Si fermò un attimo. Come sapeva che era frequentato da demoni..?
Non era molto importante... forse gliel’aveva detto Angel...
Probabilmente non avrebbero saputo dirle nulla... in ogni caso pestare qualche
demone avrebbe attenuato un pò la
tensione...
Si concesse un piccolo sorriso.
Un leggero rumore alle sue spalle la mise in allerta.
Bene, era ora di vedere se i suoi riflessi erano ancora gli stessi.
Strinse la mano attorno al paletto che aveva in tasca.
Un altro passo felpato verso di lei...
Buffy lo lasciò avvicinare ancora un poco...
Si girò di scatto e tirò un calcio allo sconosciuto che lo schivò
per un soffio.
Il ragazzo di colore la guardò incuriosito “Sei agile per essere
anche così carina. Non lo sai dolcezza che è pericoloso
andarsene in giro tutta sola a quest’ora di notte?”
Buffy sorrise “Pericoloso dici. Potrei diventare la cena di qualcuno,
per esempio?”
“Mmm... Può darsi.”
“Già. La tua magari...”
“La mia? No! Ma quella di qualche malintenzionato magari sì...”
Buffy lo guardò dritto negli occhi “Preferisco chiamarli vampiri,
è più semplice. Malintenzionati non rende molto
l’idea... Non preoccuparti per me. Ne ho mandati a centinaia a letto senza
cena.” Sorrise di nuovo.
“Sei pericolosa bellezza?”
“Può darsi. Ma se fossi in te starei attento a come mi chiami.
Non mi sono mai piaciuti i soprannomi, né chi me li dà.”
“Oh, scusa tento. E come ti devo chiamare?”
“Buffy”
Gunn la guardò stupito “Buffy. Quella Buffy?”
“Buffy Summers: l’Ammazzavampiri. Piacere di conoscerti..”
“Non c’è che dire, hai carattere ragazza!! Mmm se sei davvero
quella Buffy comincio a capire perché Angel abbia perso
la testa per te...” Le girò intorno squadrandola dalla testa ai
piedi.
Buffy era stanca di giocare.
E aveva fretta.
Con un balzo gli fu davanti e afferrandolo per la camicia lo inchiodò
al muro “Chi sei? Conosci Angel?”
“Calma, calma bellezza! Io mi chiamo Gunn sono un amico di Angel. Senza
offesa, ma tu non eri morta?”
Buffy lo lasciò andare “Bè sì ero...”
Gli spiegò brevemente quello che era successo.
Solo quello che era necessario sapesse.
“Che vuoi che faccia Buffy? Per aiutare Angel qualsiasi cosa.”
Buffy tossicchiò gesticolando nervosa “Bè... dovresti far
scappare dalla prigione una ragazza... una mia ehmm... amica...
Poi portarla a Sunnydale dai miei amici. Loro sapranno come nasconderla. Lei
si chiama... Faith.”
Quel posto era terribilmente sinistro.
Così lugubre e squallido, impregnato di una tristezza grigia come i muri
che nemmeno mani di colore avrebbero potuto
ravvivare.
Lo stanzone asettico e severo, le sedie allineate davanti ai piccoli parlatori
con le divisorie di legno e i vetri spessi e
irrimediabilmente resistenti che dividevano lo spazio dei visitatori dal posto
che avrebbero occupato i visitatori.
Aveva dovuto passare un’infinità di controlli per entrare, perquisizioni
e controlli della sua carta d’identità.
I poliziotti erano sbrigativi e spesso sgarbati, di una freddezza glaciale e
scostanti.
Buffy si sedette su una sedia di fronte al vetro che le rimandava una vaga immagine
di sé e prese cautamente la cornetta
di quella specie di telefono che aveva appeso in parte.
E aspettò che portassero Faith.
Due mesi.
Erano passati due mesi dall’ultima visita di Angel.
Bè, quasi due mesi.
Prima non aveva mai saltato una sola settimana.
Il suo unico visitatore.
L’unica cosa che le dava quel pò di forza per affrontare i giorni
lì dentro.
All’inizio si era preoccupata, poi disperata, infine rassegnata.
Prima aveva pensato che gli fosse successo qualcosa di grave ed era quasi impazzita.
Poi si era convinta che lui si fosse semplicemente stancato di lei.
Che come tutti gli altri si fosse convinto che lei fosse irrecuperabile.
Ma Faith sapeva che non era vero.
Non Angel.
Però preferiva crederci che pensare che lui fosse... fosse morto.
Non l’avrebbe sopportato.
Nessuno gliel’avrebbe fatto sapere. Nessuno si sarebbe ricordato di lei.
E il dubbio la stava scavando distruggendola.
Due mesi...
E adesso era tornato!
Visite, c’e