Verità (cap 1)
di Francyroma
PERIODO: 3 serie di Buffy. Dopo "Enimies" ed "Earshot". Riferimenti alle varie serie di Angel.
RIASSUNTO: Se in "Enimies" Angel non avvesse finto e fosse tornato ad essere davvero Angelus? Certo, si sarebbe preso Buffy. Joss a rinunciato, per affari, a seguire questo sviluppo della storia, io no...
DISCLAIMER : I personaggi non sono di mia invenzione, ma appartengono a Joss Whendon e alle emittenti televisive americane WB e UPN.
DEDICATO: A tutti coloro che non accetteranno mai la fine dell'amore tra Buffy ed Angel/us.
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Buffy scattò a sedere sul letto. I capelli biondi, lunghi
fino alle spalle sembravano formare un casco naturale, talmente erano incollati
al suo viso grazie al sudore che l’impregnava. La ragazza s’alzò,
dirigendosi in bagno. Attenta a non svegliare la madre che dormiva nell’altra
stanza, accese la luce per guardarsi allo specchio. Sembrava reduce da una catastrofe.
Neppure i continui pericoli nati dalla presenza della bocca dell’inferno
a Sunnydale, l’avevano mai ridotta così. I suoi immensi occhi azzurri
dilatati, le regalavano un espressione da “capuccetto rosso smarrita nel
bosco”. Il viso pallido, tirato. Le labbra bianche e tremanti. Un sudore
freddo le imperlava la fronte. Non poteva continuare così, pensò,
chinandosi sul lavandino per sciacquarsi la faccia. Lo sognava ogni notte. Angel
veniva in camera sua. Entrava velocemente, saltando dalla finestra, mentre lei,
dritta in piedi, lo fissava. Indovinando i suoi pensieri, la stringeva forte
a se, mormorandole che lui non l’avrebbe mai tradita, non poteva, lei
era il suo amore, la sua vita…Buffy gli appoggiava la testa sul petto,
lasciandosi coccolare e guidare verso il letto. Lì sedevano entrambi,
scambiandosi baci e carezze, mentre Buffy raccontava dell’ultima battuta
inventata da Xander, al cui nome Angel non poteva trattenere una smorfia, o
dell’ennesima, geniale, trovata di Willow. Poi, i baci diventavano più
profondi, le mani più esigenti…Buffy tentava di protestare. “No,
non possiamo…Ricordati, ti prego…La maledizione…” Inutile.
Niente poteva impedire ai due amanti di togliersi vicendevolmente gli abiti
di dosso, mordendo e leccando ogni lembo della loro pelle che si liberava. Nulla
poteva fermare Angel dal penetrare con dolcezza mista a decisione, la sua compagna,
spingendo e ritraendosi finche non la sentiva tremare, sotto di se, per il troppo
piacere che rischiava di farla esplodere. Solo quando riposavano esausti, l’uno
sopra all’altra, il vampiro prorompeva in quella risata sardonica che
possedeva il potere di gelare Buffy all’istante. –Non non imparerai
proprio mai.- la schermiva, fissandola in volto con i suoi occhi scuri, prima
dolci come la cioccolata, ora brillanti di crudeltà. –Anche questa
volta non è per te- continuava lui, prendendole il viso tra le mani,
–scusa Buff’, è per Faith. Quale altro dono sarebbe più
perfetto del tuo cadavere, per suggellare la nostra unione?- La feriva un’ultima
volta, prima di berla fino all’ultima goccia. A questo punto, Buffy si
svegliava. Dopo essersi rinfrescata, s’accovacciò di nuovo sotto
le coperte. Sembrava una bambina impaurita. Dannazione! Anche dopo aver chiarito
le cose con Angel, quando aveva tentato di leggergli nel pensiero, non riusciva
a tranquillizzarsi. “Faceva finta. Non è ridiventato Angelus. Recitava.”
Si ripeteva. “No.” Interveniva subito una vocina dispettosa. “Sai
che era lui. Ti ha graziata. Poteva farti ciò che voleva, ma ti ha lasciata
andare. Per questa volta. Solo per un’ultima volta.” Buffy si coprì
il volto con le mani.
Fuori, nell’ombra, seduta sulla grondaia di casa Summers, accanto al cornicione
della finestra da cui la cacciatrice era solita rientrare in camera sua quando
tornava dalle ronde notturne, una figura scura s’appoggio contro il muro
bianco. I suoi capelli castani erano tagliati corti, con una frangia a spazzola
che lasciava completamente libera l’ampia fronte. Gli occhi marroni erano
resi quasi neri da una sorta d’eccitazione che il loro possessore sembrava
provare in quel momento. Il ragazzo pareva giovane, sui ventisei o ventisette
anni. Nessuno gli avrebbe mai attribuito i 244 anni che in realtà possedeva.
Sembrava un angelo. Solo il lungo cappotto nero che in quel momento, pareva
avvolgerlo interamente, come un lugubre guscio e il sorriso di maligna soddisfazione
che gli incurvò le labbra potevano, ad un attento esame, lasciar intuire
qualcosa circa il carattere profondamente malvagio della sua natura . Ad un
certo punto, bisbigliò: - presto, amore. Presto.- promise enigmaticamente
fissando un immaginario punto lontano, nella notte.
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-Mio Dio! Buffy…Ma… - Willow fissò l’amica sbalordita.
I suoi occhi verdi esprimevano una preoccupazione sincera.
-Cosa?- Replico lei, fingendo di cadere dalle nuvole. –Bè…-
iniziò l’amica con un residuo dell’insicurezza che per anni
l’aveva caratterizzata. Stavano camminando lungo il corridoio, per raggiungere
i loro armadietti, stressate dall’ultima ora di lezione. –Hai un
aspetto spaventoso- trovò il coraggio di dire Willow. –Non hai
dormito stanotte?-
- Mmm…Non molto- ammise Buffy.
-Come mai? Guai?- Indagò l’amica.
-No, ho fatto un incubo…- continuò esitante la cacciatrice.
-Un incubo? Un sogno premonitore?- Willow, ora, la guardava appertamente, con
crescente apprensione.
-N-no- esitò Buffy. –No, tranquilla. Solo un brutto sogno.-
-Bè…Potresti lo stesso parlarne a Giles.-
-Willow!- fece Buffy sorridendo, per apparire spensierata. – Giles è
il mio osservatore, non il mio psichiatra. Fidati, non gli interesserebbe.-
-O.k.- Assentì la rossa, tornando allegra. – A volte sono un po’
troppo apprensiva, lo ammetto. Con questa storia di Faith e del Sindaco, però…Con
l’Ascensione imminente…-
- C’è da diventare pazzi, eh?- Rise Buffy, prendendo l’amica
sotto braccio. – Per evitarlo…- Le propose con aria simpaticamente
complice, - perché non mi dici se ci sono novità tra te e Oz?-
- Oh, si!- S’illuminò Willow, annuendo energicamente, tanto da
scuotere i capelli che portava tagliati in un caschetto lungo fino alle spalle.
Chiacchierando allegramente, s’avviarono verso la biblioteca.
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Quella notte, quando i suoi sogni la svegliarono,
Buffy si sentì più fiacca del solito. La tensione le stava mangiando
le energie. Forse, riflettè, tutto ciò era un trucco del Sindaco
e di Faith. Un altro mago, assoldato da loro, le provocava queste dolorose visioni
notturne per neutralizzarla e dare all’altra cacciatrice l’occasione
per ucciderla più facilmente. Istintivamente, però, senza chiedersi
il motivo, scartò l’idea. Maledizione! Buffy si premette le tempie
con le mani aperte. “Non posso” pensò, vicina al pianto.
“Se lo dico a Giles e agli altri, faranno del male ad Angel…O mi
costringeranno a farglielo…” A quel pensiero, i ricordi di quando
l’aveva ucciso l’anno scorso, riaffiorarono più nitidi che
mai provocandole una lancinante fitta al petto. Buffy strinse gli occhi, lasciando
scivolare giù le lacrime e aumentò la pressione con le mani. “No!”
urlò mentalmente. “Anche se fosse tornato ad essere il mostro di
un tempo…No! Mi rifiuto!”. Faceva troppo male. Dopo un istante,
s’impose di calmarsi. Doveva riprendere il controllo di se. Indagare,
se necessario, da sola. Respirò più volte profondamente, ad occhi
chiusi. Liberò la testa dalla stretta che l’imprigionava, lasciandosi
andare contro lo stipite della porta. Quando il suo cuore tornò a battere
normalmente, aprì gli occhi. Avviandosi verso la propria camera, passò
di fronte a quella della madre. Il letto vuoto accentuò il suo senso
di solitudine. Joyce era partita quella mattina per Los Angeles, dopo averla
accompagnata a scuola. – Starò via un mese – Le aveva annunciato.
– Sai, voglio rinnovare gli articoli che offre la galleria. Devo scegliere
ed acquistare pezzi nuovi, incontrarmi con gli artisti e via dicendo.- Buffy
aveva sorriso, cercando di nascondere l’irriquetezza che la notizia le
provocava. – Bene. Beata te che respirerai aria nuova. –
- Perché non vieni con me- aveva proposto la donna. Buffy aveva sorriso
ancora, questa volta tristemente. –Sai che non posso – Le ricordò.
- Buffy – l’aveva chiamata la madre, fermando la macchina davanti
al liceo e girandosi a guardarla seria in volto.
-Voglio che tu mi prometta di stare attenta. – Joyce la fissava negli
occhi. – Oddio! – Aveva esclamato, poi, abbracciandola d’impeto.
Buffy l’aveva stretta, sorridendo con tenerezza. – Sta tranquilla-
l’aveva consolata, staccandosi dolcemente da lei. –Sono la cacciatrice.
Posseggo super poteri, lo sai. Inoltre, ho i miei amici. –
- Lo so, ma…- aveva protestato la madre. – Aaah! Forse non dovrei
partire… -
- Vai mamma!- L’esortò energicamente, Buffy. – Vai e divertiti.-
continuò abbassando la voce. – Io starò bene. – L’aveva
baciata sulla guancia ed era scesa dalla macchina. La madre l’aveva guardata
rincuorata , poi era partita. Adesso davanti alla stanza vuota, Buffy si sentì
smarrita. -Mamma. - Bisbigliò sotto voce. –Mamma.- ripeté.
Avvertì la presenza di qualcuno nella propria camera, appena varcò
la soglia. Stranamente, il suo istinto anti vampiro pizzicava, ma non tanto
da allarmarla. D’improvviso, si rese conto di conoscere molto bene il
visitatore. – Angel?- Chiamò, lasciando vagare lo sguardo per l’intera
stanza. Pur essendo biologicamente viva, possedeva tutti i poteri dei vampiri.
Ciò significava vedere bene al buio. Alla fine, lo trovò. Stava
seduto sul davanzale della finestra. Le braccia conserte davanti al petto, teneva
una sigaretta in mano e ogni tanto portava alla bocca, aspirandone piene boccate.
Se fosse stato vivo, ciò l’avrebbe ucciso. – Angel- ripeté
nuovamente Buffy, mentre un brutto presentimento la spingeva ad accendere la
luce, con lo stesso stato d'animo dei bambini, quando volevano scacciare l’orco
cattivo che sospettavano abitare in qualche angolo scuro delle proprie camere.
Lui la fissò, piegando le labbra in un sorrisetto sardonico. Poi si raddrizzò,
spegnendo meticolosamente la sigaretta sul davanzale. –Cavolo- si lamentò,
mentre alzava le sopraciglia, voltandosi a guardarla. – Voi donne ci passereste
più d’una vita in bagno. – concluse, infilando le mani nelle
tasche del lungo cappotto nero che indossava. La cacciatrice si sentì
invadere dalla nausea. –Angelus- riuscì solo ad articolare.
Buffy barcollò. Sarebbe caduta all’indietro, se
Angelus, grazie alla sua velocità vampirica, non l’avesse raggiunta,
sorreggendola per un braccio. Il mozzicone di sigaretta giaceva spento sul davanzale
della finestra.
-Non c’è bisogno di svenire, amore. – La schernì.
– Posso capirti, però. L’emozione dev’essere tanta…Ti
sarò mancato molto… -
- Sì, come un aspide nel letto!- Scattò Buffy, liberandosi violentemente
dalla presa. Il suo respiro era affannoso e gli occhi scintillavano di rabbia.
– Sei venuto ad uccidermi?- Chiese a bruciapelo, cercando d’apparire
sicura di se. Angelus sorrise, rilassato. – Se avessi voluto farlo, non
ti saresti liberata tanto facilmente dalle catene cui ti avevo legata…
- Il vampiro iniziò a camminare tranquillamente per la stanza, voltandole
le spalle. Indietreggiando lentamente, Buffy raggiunse il comodino accanto al
letto, nel cui secondo cassetto teneva dell’acqua santa e due paletti
d’emergenza. Tenendo gli occhi fissi sulla schiena del vampiro, s’inchinò
ad aprirlo. Sfortunatamente, la sua mano toccò solo la morbidezza della
propria biancheria. Buffy, sgranò gli occhi. Freneticamente, tirò
fuori tutto il contenuto del cassetto, sparpagliandolo intorno a se. La risata
sommessa d’Angelus, la bloccò. Non fu sorpresa di trovarlo in piedi,
dietro di lei, quando si volto a guardarlo accigliata. – Te l’ho
detto.- Le sorrise. – Voi donne passate troppo tempo alla toilette.- Con
un cenno della testa, le indicò la finestra. Appoggiata sulla grondaia,
Buffy vide la propria borsa delle armi. S’alzò in piedi anche lei.
Fronteggiando il vampiro, l’informò: - Non ho bisogno d’armi
per combattere contro di te.- Angelus la squadro, sorridendo. –Non sono
venuto per battermi-
Ora, fu Buffy a sorridere ironicamente. – Oh! Lo già sentita questa…-
Poi, osservò il soffitto con un dito sul mento. –Vediamo…Non
mi ricordo bene dove e da chi…Aspetta eh…- Sorprendendola, Angelus
l’afferrò violentemente per le braccia, attirandola a se. –
Ora basta!- sibilò, fissandola accigliato. – Tu verrai con me.
–
-No!- Esclamo Buffy, lottando per liberarsi. Il vampiro strinse ancor di più
la presa, spingendola contro la parete. La cacciatrice fece in tempo a studiarlo
in volto, prima che la bocca del vampiro discendesse possessiva sulla sua. Credette
di morire. Le labbra d’Angelus premevano così duramente sulle sue,
da costringerla ad aprirle, ricambiando il bacio, pur di mitigare il dolore.
Angelus sembrava volerla divorare. La dominava completamente. Poi, la sua bocca
cedette a quella di lui. Diventò morbida, dolce. Il cambiamento sembrò
calmare un poco il vampiro. Senza darle modo di liberarsi, lasciò correre
le sue mani lungo le braccia di lei, fino ad afferrarla per vita, dandole un
piccolo strattone, perché i loro corpi aderissero perfettamente. Buffy
non poté fare altro che appoggiargli i palmi delle mani sul petto. La
ragazza sentì le mani del vampiro scivolare pericolosamente lungo il
santen di cui era fatta la camicia del pigiama che indossava. Appena s’accorse
d’essere arrivato ai lembi dell’indumento, Angelus fece scivolare
le mani sotto, sfiorando il bordo degli slip in elestan che coprivano le parti
intime della giovane. Con la punta delle dita, prese ad accarezzare dolcemente
la schiena. Buffy sapeva che avrebbe dovuto fermarlo, nonostante il piacevole
calore che, unito a brividi, l’aveva invasa. Si sentiva scottare. A stento
riusciva a trattenersi dal toccare il corpo del vampiro come lui stava facendo
con il suo. Un improvviso affanno la riportò alla realtà. Il bacio
di Angelus, inaspettato e violento, non le permetteva di respirare e la mancanza
d’aria cominciava a farsi sentire. Buffy tentò di staccarsi da
lui, spingendolo via. Angelus, non era un vampirello qualunque, però.
Si era accorto del problema appena aveva sentito il corpo della ragazza irrigidirsi
lievemente. Stringendola ancor di più per mettere fine alla sua lotta,
staccò la propria bocca da quella di Buffy. L’infinita tenerezza
con cui compì il gesto per poco non lo fece infuriare. Rossa in viso,
con il fiato corto e il cuore a mille, Buffy collassò contro il suo petto.
Si sentiva esausta. La morbidezza della camicia di seta nera indossata da Angelus,
contro la guancia, l’indusse a chiudere gli occhi, mentre respirava profondamente.
Il vampiro le appoggiò il mento sulla testa, tenendola stretta con un
braccio e alzando l'altro per infilò le dita della mano nei soffici capelli
della giovane. Nessuno dei due parlò. Con rabbia, paura, riflettevano
sui sentimenti che provavano l’un per l’altro. Un master non poteva
sentire niente per una cacciatrice, se non fastidio e odio. Avrebbe dovuto batterla,
pensò Angelus, fino a scaraventarla in terra e morderla selvaggiamente.
Non coccolarla come stava facendo. Da parte sua, Buffy era stupita. Avvinghiata
al “terrore d’Europa”, non provava paura. Al contrario, in
quel momento, le sarebbe piaciuto essere cullata da lui, abbandonarsi al sonno,
tra le sue braccia. Passò ancora qualche minuto, prima che Angelus rompesse
il silenzio che li circondava.
-Stasera- disse pacatamente – sono venuto a prenderti- Buffy alzò
la testa. I suoi occhi azzurri esprimevano sconcerto. –Come?- domandò
mal celando l’improvvisa ansia che l’annuncio suscitava in lei.
Angelus la guardò con espressione grave. – Vivrai con me, alla
maison, finche tua madre non tornerà. – Buffy scosse la testa,
sgranando gli occhi. –N-no…Non posso…- balbetto. Ritrovando
un poco d’energia, si liberò dall’abbraccio. Angelus si sedette
a metà sulla scrivania dietro di lui. Si rivolse alla ragazza, incrociando
le braccia sul petto. – Ascolta.- disse – Ti spio da quando mi hai
chiesto il permesso di prenderti un momento di pausa.-
-Non l’ho chiesto a te, ma ad Angel. Poi, non ho chiesto “il permesso”!-
Lo interruppe stizzita lei. Angelus roteo gli occhi, sbuffando. –Ne parleremo
dopo. – Rispose, liquidando la questione con un gesto infastidito della
mano. – In ogni modo…Ho saputo subito del viaggio di tua madre,
per merito delle telefonate che lei faceva quando eri fuori per la ronda.- Angelus
sorrise compiaciuto, ricordando il piano che aveva architettato. Buffy, invece,
cominciò a sudare freddo. - Inizialmente, doveva assentarsi solo per
due settimane. Io ho pensato di arrotondare.- Continuo. – Ho preso contatto
alcuni miei…Ehm…Come dire… “Ragazzi”? Posso dire
così?- La guardò con falsa aria interrogativa. Buffy sentì
ribollire il sangue nelle vene. – Si divertono a dipingere, scolpire e
roba del genere. Certo, non sono bravi quanto me, ma tua madre acquisterà
ottimi pezzi.-
- Maledetto!- Urlò Buffy, colpendolo con forza in pieno viso. –
Non ti lascerò farle del male!- Costretto ad appoggiarsi scrivania, Angelus
reagì prontamente. Con un braccio, afferrò la coscia destra di
Buffy, bloccando al volo il calcio con cui intendeva colpirlo nuovamente e le
mollò un sonoro ceffone. La cacciatrice cadde stesa a terra, i capelli
davanti al viso. Si portò la mano alla guancia divenuta rossa e bollente.
Fece una smorfia di dolore. Bruciava maledettamente. Tento di rialzarsi. Angelus
la precedette. Afferrandola per il bavero, la trascino presso il letto, gettandovela
sopra. Per un po’ lottarono. Buffy cercava di colpirlo in ogni modo, Angelus
bloccava ogni suo colpo. Dopo qualche momento, lui l’afferrò per
i polsi, assumendo le sue fattezze vampiriche. – Piantala, Buff!- Tuonò.
La cacciatrice si fermò all’istante. Gli occhi, ora gialli, del
vampiro mandavano lampi d’ira. Doveva essere furioso, considerò
Buffy nella sua mente. Persino lei, non osava provocarlo oltre il dovuto. Le
conseguenze potevano essere troppo orribili. Angelus passò i polsi della
ragazza in una mano sola, bloccandoglieli sul ventre. Poi, si sdraio su di lei,
schiacciandola contro il materasso. -Joyce starà bene.- La rassicurò,
sorridendo, mentre le passava un dito sulla guancia. – Purché tu
non ti comporti male, inducendomi a cambiare idea. – Aggiunse in tono
falsamente causale. Buffy si sentiva terribilmente vicino alle lacrime. –Non
puoi chiedermi di venire volontariamente con te.- gli disse, con voce tremante.
– Non posso.- ripetè Il vampiro la guardò intensamente.
–Non c’è problema- rispose. Con la mano libera, spostò
i capelli della ragazza dal collo. –No…- gemette Buffy, chiudendo
gli occhi. Lui non le badò. Abbassò la testa, fino a sfiorarle
con le labbra la giugulare. Aprì la bocca e affondò le zanne nella
vena. Buffy si tese, contraendo il viso per l’improvvisa fitta acuta che
l’atto le provoccava. Lui l’abbracciò, liberandole i polsi.
La ragazza gli passo le braccia sotto le ascelle, aggrappandosi disperatamente
alle sue spalle, in cerca di sostegno. Angelus cominciò a bere. Pian
piano, Buffy sentì le palpebre diventare sempre più pesanti, fino
a chiudersi definitivamente. Morfeo l’aveva accolta tra le sue braccia.
Appena la sentì svenire, Angelus si staccò da lei. Tornando al
suo volto umano, la liberò delicatamente dal proprio peso. – Quando
dorme è veramente carina – considerò ad alta voce, contemplandola.
Fece una smorfia rassegnata. –Magari trovassi il modo di tenerla buona
anche quand'è sveglia!- esclamò. Senza perdere altro tempo, si
rimise in piedi, sfilandosi il cappotto, per avvolgerci Buffy, tenendola al
caldo. Guardandola, non poté evitare di sorridere. L’indumento
era davvero enorme paragonato a lei. Pareva una di quelle bambine quando, volendo
imitare la mamma, s’infilavano i suoi vestiti, trasformandosi in buffi
folletti ridenti. Scuotendosi, Angelus si diresse alla finestra. Prese la borsa
delle armi e ne incastrò i manici nell’incavo della spalla. Poi
tornò da Buffy. Attento a non svegliarla, la prese in braccio. Ripercorso
il tragitto fino alla finestra, uscì fuori sulla grondaia. Passando per
i tetti, vestito di scuro com’era, nessuno l’avrebbe notato. Con
la sua preda stretta contro di se, s’avvio così verso la maison.
Buffy socchiuse gli occhi. Una fitta nebbia le intorpidiva la
mente. Non sapeva dire cos’era successo. Ne tanto meno, dov’era.
Si trovava, però, in un ampio, comodo letto, avvolta in coperte rosse.
Il collo le doleva fastidiosamente. Girandosi supina, portò la mano nel
punto da cui le sembrava provenisse il dolore. La ferita pareva essersi cicatrizzata
a forma di U. No, aspetta. Se ne seguiva i contorni con l’indice, poteva
sentire delle piccole fosse…Spalancò gli occhi! Un morso! Il ricordo
di ciò che era accaduto nelle ultime ore la fece rabbrividire. Angelus
l’aveva morsa! Cominciò a respirare affannosamente. Il cuore le
batteva forte... Dove l’aveva portata? Si guardò intorno con cautela,
ma velocemente, muovendo solo le pupille. La Maison! Spostò lo sguardo
giù, sul proprio corpo. Nuda. Sotto il semplice lenzuolo scarlatto che
la copriva, era completamente nuda. Tremando, chiuse gli occhi, inghiottendo
pesantemente, prima di riaprirli e voltare la testa verso il lato sinistro del
letto. Angelus era lì, girato sul fianco, il gomito appoggiato sul cuscino,
la mano a sorreggere la testa, inclinata su di lei. L’altro braccio steso
morbidamente lungo il corpo, la coperta tirata solo fino alla cintola, sembrava
l’immagine del perfetto innamorato. Il vampiro si era messo comodo, per
godersi la vista della compagna intenta a svegliarsi. L’aveva divertito
osservarla mentre, persa, si guardava intorno come un uccellino spaurito. L’odore
della sua paura lo inebriava, facendogli quasi perdere il controllo. La cacciatrice
non aveva scampo e lo sapeva. Lo leggeva chiaramente negli occhi di Angelus,
incupiti dal desiderio, velati di minaccia. Con il corpo impercettibilmente
teso, pronto a scattare alla prima mossa sbagliata di lei, in quel preciso istante,
Angelus pareva ciò che era: un predatore nell’attesa di sbranare
la preda.
Buffy si sollevo a sedere prudentemente. Tornando a fissarlo, lo interrogo:
-Cosa hai fatto?- Per qualche minuto Angelus si godette il terrore che sentiva
scuoterla dall'interno, pronto a trasformarsi in disperazione al suono della
temuta risposta. La fissò. Lei non distolse gli occhi, provocando, in
lui una silenziosa ammirazione per il coraggio di cui dava prova. Poi, il vampiro
sbuffò benevolmente, tirandosi a sua volta su. –Niente- le rispose,
iniziando a seguirne con un dito il contorno del viso. –Tu mi hai detto
che non potevi venire volontariamente con me e io ho risolto il problema.- Fece
una pausa ad effetto, prendendole il mento tra due dita. – Ti ho rapita.-
Le annunciò. – Così non avrai niente da rimproverarti.-
Con un sorriso indolente, Angelus fece scorrere il dito lungo il collo di Buffy,
fino all’incavo dei seni, avvolti nel lenzuolo. Il bagliore che emanava
la morbida pelle bianca di lei, pareva irretirlo. La cacciatrice si scostò
bruscamente, stringendosi al petto la coperta con entrambe le mani. –
C’è altro?- Chiese con voce tremante. Restando con il dito a mezz’aria,
Angelus ridacchiò. –Non sei una vampira, se è questo che
ti preoccupa. – La tranquillizzò. –Non ancora, almeno. –
soggiunse subito dopo. Lei sgranò gli occhi. Il vampiro approfitto della
sua sorpresa per strapparle il lenzuolo di dosso. Poi, assalto il suo seno,
coprendolo di mille, lenti, baci. Buffy tentò di spostarlo, ma la notizia
appena appresa sembrava averla sconvolta. Scuotendo la testa, richiamò
a se le sue energie da guerriera. Spingendolo via con un braccio, afferrò
le coperte con l’altra mano, gettandosele alla meglio sul corpo, prima
di balzare giù dal letto. –Non lo farai. Non lo permetterò.
Fuggirò da qui.- Affermò ad alta voce. Ricaduto mollemente a braccia
aperte sul letto, Angelus alzò gli occhi verso il soffitto. Sbuffò
ancora, esasperato. – Quanta pazienza ci vuole con te, mia cara ragazza.
– Disse, alzandosi, incurante della sua nudità. A quella vista,
Buffy senti un lieve calore invaderla da capo a piedi. – Ti sei dimenticata
che posso uccidere tua madre quando voglio?- La ragazza girò la testa
per nascondere le lacrime che le erano salite istantaneamente agli occhi, nell’udire
quelle parole. Lui le giro felinamente attorno, prima di fermarsi davanti a
lei. Prendendole il mento con due dita, la costrinse a guardarlo. – Perché
non ti arrendi?- Le chiese sommessamente, prima di baciarla. Buffy si trovò
nuovamente prigioniera delle sue labbra. Questa volta, però, l’atto
non rischio di soffocarla. La lingua d’Angelus le penetrò dolcemente
nella bocca, per stuzzicare la sua, finche non rispose alle provocazioni. Poi,
si staccò dalle sue labbra, per scivolare dolcemente vicino al suo orecchio.
– Non puoi fare niente contro di me.- le mormorò, prima di affondare
la testa nel suo collo, riempiendolo di baci. Buffy chiuse gli occhi e sospirò.
Istintivamente le sue mani strinsero la vita del vampiro. Il lenzuolo che la
proteggeva, cadde a terra senza un rumore. Angelus approfittò di quel
momento di debolezza. – A meno che- riprese a parlare staccandosi bruscamente
da lei – Tu non voglia uccidermi.- Sorrise sarcasticamente. Riscossasi,
Buffy tentò di raccattare il lenzuolo, senza staccare lo sguardo da lui.
Il vampiro si voltò, dirigendosi verso l’armadio. La cacciatrice
smise di colpo ciò che stava facendo, per fissare meravigliata Angelus
che, dalla moltitudine d’abiti, tra cui la ragazza vide anche i propri,
tirava fuori la borsa delle armi. Appoggiandola sul pavimento, s’inchinò
ad aprirla. Tiro fuori un paletto. Soppesandolo, lo rigirò più
volte tra le dita, mentre tornava da lei. Buffy non si mosse. Angelus le tese
la mano libera. La ragazza, stordita, vi pose la propria, lasciandosi tirare
su. Poi, le afferrò il polso dell’altra, infilandoci a forza il
paletto. Tenendola saldamente, la costrinse a piegare il braccio a metà,
appoggiandosi la punta contro il cuore. Capendo ciò che lui intendeva
fare, Buffy iniziò a sudare freddo. Aveva un improvvisa voglia di rimettere.
–Avanti cacciatrice! Cosa aspetti? Non combatterò.- la incitò
Angelus. Buffy non si mosse, limitandosi a fissare la punta di legno che sfiorava
leggermente la pelle del vampiro. Sarebbe bastato un affondo deciso e lui si
sarebbe trasformato in neve. Una neve grigia e polverosa. Buffy abbassò
lentamente il braccio, continuando a fissarne il petto come ipnotizzata. Il
dolore che provava a quel pensiero l’annientava. Se l’avesse messo
in pratica, si sarebbe ammazzata subito dopo. N’era sicura. Ancora persa
nei suoi pensieri, s’appoggiò ciondolante alla parete, incrociando
le braccia sul seno. Angelus s’avvicino a lei lentamente. –Amore
mio- le disse, togliendole cautamente il paletto di mano. Gettata l’arma
nel fuoco del camino, le mise una mano dietro la nuca, attirandola a se. Piangendo
sommessamente, Buffy si ritrovò a cercare conforto tra le sue braccia.
–Perché insisti a farti del male?- Buffy sollevò il viso
rigato di lacrime. –Tu me lo fai. Tu vuoi farmi impazzire.- Angelus sorrise
malvagiamente. – No, tesoro- le rispose, sollevandola tra le braccia.
Il paletto scoppiettò tra le fiamme. –L’ultima volta- continuò
lui, avvicinandosi al letto – ti ho salvata dalla pazzia.- concluse, senza
perdere l’espressione divertita. –No,- obbiettò Buffy, mentre
lui l’adagiava sul materasso – Angel mi ha salvata.- A quelle parole,
il sorriso d’Angelus divenne più ampio. La cacciatrice vide i denti
bianchi del vampiro brillare sinistramente, mentre le si stendeva sopra. –Co-cosa…Cosa
vuoi fare?- Disse, terrorizzata, tentando invano di rialzarsi. Il vampiro prese
a giocare distrattamente con una ciocca dei capelli di lei, prima di rispondere.
– Quello che desideriamo entrambi da tempo.- L’informò, fissandola
negli occhi. Buffy scosse la testa. –No-n puoi…Dicesti che non ti
era piaciuto…- Angelus mise fine alle sue proteste, baciandola. Si era
trattenuto abbastanza. Tutta la paura, i timori che Buffy aveva provato quella
notte a causa sua, l’avevano eccitato oltre il limite. Affondando la lingua
nella bocca di lei, il suo desiderio saliva ancor di più. Sembrava una
furia. Morta, se Angelus avrebbe continuato ad assalirla in quel modo, senza
darle tempo d’aggiustarsi a lui, costringendola a seguire i movimenti
della sua lingua, sarebbe morta. Buffy non ricordava d’averlo mai visto
così. Le mani del vampiro correvano freneticamente lungo il suo corpo,
accarezzandole possessive i fianchi, scendendo lungo le cosce, fino a ginocchio,
per poi tornare su. Il torace premeva contro i suoi seni, lasciando che i capezzoli
strusciassero lievemente contro di lui. Per la cacciatrice era un tormento.
Ad occhi chiusi, strinse le palpebre, in un disperato sforzo di non perdere
il controllo. Angelus, ora, la stringeva per la vita, chiudendola in una morsa
di ferro che, però, non le provocava dolore. Schiacciata dal suo peso,
poteva solo appoggiargli le mani sulle forti spalle. Il vampiro, intanto, aveva
spostato la sua attenzione sulle mammelle piene della ragazza. Con foga, le
riempiva di baci, piccoli morsi, succhiandone a tratti le punte erette. Buffy
si lasciò sfuggire un gemito di piacere, cominciando ad ansimare. Questa
era la peggiore delle torture cui lui l’avesse sottoposta. Quando Angel
aveva perso l’anima, l’anno scorso, una profonda voragine si era
aperta sotto i suoi piedi. L’era costato fatica, vergogna, informare gli
altri dell’accaduto e, soprattutto, di come era avvenuto il tutto. Il
senso di colpa, specialmente dopo la morte di Jenny, aveva invaso ogni fibra
del suo essere, divenendo cronico. “L’amavo…Adesso non più…”
Continuava a ripetere come una cantilena, sperando che nessuno s’accorgesse
del desiderio che l’invadeva appena lo intravedeva o delle fitte di gelosia
che provava, se solo l’ immaginava tra le braccia di Drussilla. Quella
notte, invece, finalmente, la speranza segreta di essere ancora sua si era avverata,
ma lei non poteva viverla. Non le era permesso. Un nuovo fiotto di lacrime le
inondò il volto. Angelus si fermò di colpo. Sorridendo, alzò
il viso per guardarla, posandole una mano sulla guancia. – Lasciami, ti
prego… - si ritrovò a supplicarlo lei. Il vampiro le asciugò
una lacrima con il pollice, inclinando leggermente la testa d’un lato.
–Mai, amore mio, mai.- Le rispose deciso. –Neppure tra mille anni.
Verrai all’inferno con me, piuttosto.- Concluse, chinandosi a baciarla
brevemente. Buffy singhiozzò. –Ssst, amore. Assecondami e andrà
tutto bene. D’accordo?- Esausta, lei annuì. Angelus fece scivolare
una mano sul suo ventre, in mezzo alle gambe, fino ad accarezzarle il morbido
nido di riccioli che le ricopriva il sesso. Istintivamente, Buffy s’innarco.
–Così, brava…- Le sussurrò all’orecchio, affondando
di nuovo il viso nel collo della ragazza. La cacciatrice lo circondò
con le braccia, lasciando vagare le mani sulla schiena, palpandone i muscoli
sodi e scattanti. Angelus ringhio leggermente di piacere. Quando sentì
Buffy, umida di desiderio, abbandonarsi totalmente lui, la penetrò. La
ragazza gemette, circondandogli il bacino con le gambe e stringendosi ancor
di più a lui. Incominciando a spingere lentamente, Angelus rinvigorì
la stretta su di lei. Le sue spinte divennero sempre più frequenti, finche
entrambi non persero la poca razionalità che gli rimaneva e non si fusero
insieme, riempendo la stanza di sospiri e lussuriosi lamenti.
Per la seconda volta in un giorno, Buffy si risvegliò
nel letto della maison. Questa volta, la sua mente era lucida. Girata su un
fianco, poteva sentire il petto d’Angelus aderire perfettamente alla sua
schiena, mentre il mento, appoggiato sulla propria spalla, gli faceva inclinare
la testa, unendo le loro tempie. Il vampiro la teneva stretta per la vita usando
solo un braccio la cui forza bastava ad inchiodarla al materasso. Sollevando
unicamente le pupille, la cacciatrice notò l’altro arto del demone
steso, di traverso, sopra la sua nuca. Sospettando che fingesse di dormire,
preferì usare tutta la cautela di cui era capace, per sollevare lievemente
il braccio posato attorno alla propria vita e girarsi lentamente a guardarlo.
La visione la colpì dritta al cuore. Buffy si coprì la bocca con
la mano per soffocare il gemito che le era salito istantaneamente alla gola.
Il volto del vampiro, in quel momento, sembrava davvero quello di un angelo.
Con gli occhi chiusi, un lieve sorriso ad increspargli le labbra, era il ritratto
della serenità. Qualunque donna sarebbe stata felice di riposargli accanto.
Ripensando agli avvenimenti della notte prima, Buffy non poté evitare
di scoppiare in lacrime. Nonostante la sua buona volontà, aveva finito
per cedergli, donandosi interamente a lui, lasciando che la portasse più
volte all’apice del piacere, prima d’arrivare al proprio mordendola,
fino a farla giacere inerte tra le sue braccia. Se solo ciò fosse successo
con Angel, adesso non avrebbe pianto per l’umiliazione e il rammarico.
Affondò il viso nel cuscino, abbandonandosi alle lacrime. Destato dalla
dolce musica dei suoi sommessi lamenti, Angelus aprì gli occhi. –Amore
mio, cosa c’è?- le domandò piano, appoggiandole una mano
sui capelli. Il sorriso, prima così sereno, si trasformò in un
ghigno soddisfatto. Conosceva benissimo il suo stato d’animo. –Dovresti
essere contenta- continuo, accarezzandole la testa, - qualunque donna lo sarebbe
dopo una simile notte.-
-Io non sono una“donna qualunque”!- scattò Buffy, sollevando
la nuca. I suoi occhi mandavano scintille. –Hai ottenuto ciò che
volevi, ora lasciami andare!- Grido. –Tsè…Non ci siamo…-commentò
lui, prima di rotolarle sopra. L’afferrò per le braccia, alzandola
leggermente. I loro volti si trovarono vicinissimi. –Sai cosa voglio veramente?-
disse sarcastico, scuotendola. – Dimmelo Buff’! Su, dimmelo!- La
ragazza chiuse gli occhi, chiamando in soccorso tutto il proprio autocontrollo.
Le risate d’Angelus e il modo di sbatterla come fosse stata un tappetino,
la stavano facendo infuriare. –Uccidermi.- rispose calma, fissandolo in
volto, quando il vampiro smise di scuoterla e lei riaprì gli occhi. –
Uccidermi e farmi impazzire.- Angelus rise più forte. –Forse…Se
necessario…- Convenne lui. Fece una pausa ad affetto. –Io voglio
te. Tutta te.- Le annunciò, prendendole il viso tra le mani. –Diventerai
come me…Sarai mia moglie, la mia compagna…Non lascerai mai il mio
fianco… - Continuò, scrutandola in volto con aria insolitamente
tenera. –Mai!- rispose lei con convinzione, dibattendosi inutilmente.
Angelus sorrise brevemente. – Tu sei mia, Buff’, posso fare di te
ciò che voglio e lo sai-
-No!- s’inalberò maggiormente lei. – Io appartengo a Angel.
Tu non centri niente con lui. Ti polverizzerò, piuttosto!-
-In genere, è vero. Io sono una persona completamente diversa dal tuo
fidanzato. Verso di te, però… - Il vampiro si bloccò all’improvviso.
Non era ancora pronto. Accettare i propri sentimenti nei confronti quella ragazzina
che avrebbe dovuto essere la sua peggior nemica, gli era costato caro. S’
era persino fatto spedire all’inferno, prima di trovare il modo per conviverci,
senza che la sua adorata demoniaca natura ne fosse contaminata. Sarebbe stato
un pazzo, se avesse dubitato dell’intervento di Buffy, quando minacciò
d’aprire Alchata. La scoperta dell’amore in lui, l’aveva imbestialito.
Quella volta, aveva davvero desiderato d’eliminarla. Senza di lei, la
sua unica debolezza e vergogna, sarebbe stato di nuovo puro e al sicuro. Aveva
sbagliato, l’ammetteva. Ora, aveva un’altra occasione. Adesso era
pronto a prendersi la rivincita. Soffermarsi sul sentimento che provava, però,
lo infastidiva ancora. Figuriamoci confessarglielo…Scosse la testa, ignorando
l’occhiata perplessa di Buffy. Meglio seguitare a chiarire le cose. Dirle
la verità si stava rivelando piuttosto piacevole. –In ogni caso-
riprese, spostando le mani sul collo della ragazza, -sei mia. C’ero anch’io
quando Angel ti regalò l’anello claddangh, hai giurato fedeltà
e amore eterno anche a me, quella volta. Possibile che tu non l’abbia
mai considerato?- Abbassò la bocca verso il suo orecchio – Ho partecipato
anch’io alla tua “prima volta”, sai?- Le sussurrò.
Buffy abbassò lo sguardo. Vero. Quello che Angelus stava dicendo era
tutto vero. –Sono sempre presente dentro di lui- le disse. Prese a seguire
con l’indice i contorni dei segni che le aveva lasciato mordendola. –
In ogni caso, questi “marchietti” ne sono la prova. Qualunque vampiro
ti vedrà saprà che appartieni a me.- L’informò, alzandosi
bruscamente dal suo corpo, per uscire dal letto. Venendo che Buffy, tirandosi
su, senza badare al lenzuolo che le scivolava via, lasciando esposti alla vista
i bei seni bianchi, lo guardava interrogativamente, le domandò curioso:
- Giles non te l’ha mai detto?- La ragazza scosse la testa in segno di
dinnego. – No. Neppure Merrik, se è per questo.- Gli rispose. –
Tsè…Un po’ negligenti come osservatori.- Commentò
lui, tendendole una mano. Intontita dalla conversazione appena svoltasi, Buffy
la prese, lasciando che lui l’aiutasse ad alzarsi. Si sentiva esausta.
–Perché non fai una doccia? T’aiuterà a rilassarti.-
Le consigliò Angelus, sorreggendola per le spalle. La cacciatrice sollevò
un sopraciglio. –Rilassarmi? Con tutto quello che mi hai fatto e detto?-
Angelus sorrise maligno – Non mi pare tu possa rimediare. Lascia pure
che ti scoppi la testa a forza di pensare, se lo desideri.- La blandì.
Buffy lo fisso. Forse aveva ragione. Persino Kendra si sarebbe presa una pausa
in quella situazione. Per uscirne necessitava di profonda calma interiore. Doveva
valutare bene mosse, scelte e conseguenze. Decise di seguire il suggerimento.
–Dove hai messo i miei indumenti?- gli chiese. –La biancheria è
nei due cassetti del comodino a sinistra della parte dove dormi. Il resto nell’armadio.-
l’istruì. –Lo so. L’ho visto stanotte quando hai preso
la borsa delle armi.- Gli fece notare lei. Angelus annuì lasciandola
andare e avviandosi a prendere i propri abiti per rivestirsi. Buffy s’avvolse
nel lenzuolo come fosse un asciugamano e prese un paio di slip bianchi striminziti
abbinati ad un reggiseno dello stesso colore. Stringendo in mano i due capi,
si diresse alla toilette. –Ah!- la voce d’Angelus la bloccò
con la mano sulla maniglia. –Mi stavo dimenticando…- Buffy si volse
a guardarlo. –Non tentare di fuggire- l’avviso lui con un sorrisino.
–Sarebbe inutile, credimi. – La ragazza non proferì parola
ed entro in bagno. Sicuramente, penso lei, non sarebbe uscita nuda, per di più
in pieno giorno. Chissà che ore erano…I suoi amici si stavano sicuramente
preoccupando e, forse, avevano già dato inizio alle ricerche. Angelus
era pazzo se credeva di tenerla relegata lì, buona, in attesa di vampirizzarla.
Qualunque cosa avesse escogitato, lei l’avrebbe superata. Lei era la cacciatrice,
dannazione! Si domandò perché Angelus non stesse dormendo. Probabilmente,
la sua presenza era all’origine di quella decisione. Aprì l’acqua
della doccia, aspettando che diventasse abbastanza tiepida per lasciarla scorrere
sul corpo. Sentiva ancora addosso il tocco d’Angelus. Lungi dall’infastidirla,
ciò rendeva la sua pelle piacevolmente calda. Buffy ebbe l’istinto
di schiaffeggiarsi. Avrebbe dovuto preocupparsi d’avvisare gli altri dell’accaduto,
in qualunque modo possibile, così Willow avrebbe potuto ridare l’anima
al vampiro, non pensare a quant’era eccitante quando la toccava. Un altro
fatto l’angosciava: quando si trovava stretta tra le sue braccia, com’era
accaduto quella mattina, si sentiva stranamente protetta, al sicuro. Doveva
compiere un grande sforzo per ricordare che l’uomo al suo fianco non Angel,
ma il demone che l’abitava, costringendolo a minacciare e tentare d’uccidere
la ragazza da lui amata insieme ai suoi amici. Allora, il dolore s’abbatteva
su di lei con la stessa forza d’una tempesta su una misera zattera, persa
in mare aperto, travolgendola. Se solo avesse potuto condividere quegli attimi
con il suo amore… Lo scricchiolio della porta che s’apriva, la distolse
da quelle amare considerazioni. Buffy si voltò, tendendosi come una corda
di violino. – Magnifica visione, non c’è che dire…-
Angelus era lì, in piedi, che la fissava con occhi bramosi, stringendo
in mano un cambio d’abiti. Indossava pantaloni di pelle nera aderenti
e una camicia rosso sangue. Alto, altero e arrogante appariva bellissimo. –Cosa
vuoi?- Tagliò corto la ragazza. – Così si risponde al proprio
uomo e futuro sire?- La rimproverò leggero lui. –Dovrò rieducarti…-
Seguitò. –Non sei l’uno e non sarai mai l’altro- rispose
tra i denti Buffy. –D’accordo. Facciamo finta che sia così…-
la rimbeccò Angelus, appoggiandosi al bordo del lavandino, con i pollici
infilati nelle tasche e le gambe, incrociate, stese in avanti. Sicuramente,
non aveva bisogno del famoso “fascino vampirico” per attirare future
sottoposte. Buffy chiuse la doccia, imbronciandosi al solo pensiero. Scavalcò
con una gamba il bordo della vasca, tendendo contemporaneamente un braccio,
per afferrare un asciugamano che pendeva dalla serie di ganci ferrosi appesi
vicino al lavabo. Angelus l’anticipò. – Vieni- le disse rubandole
l’oggetto da sotto la mano e aprendolo davanti a se. La ragazza lo fissò
esitante, poi fece come le disse. Lentamente tirò fuori anche l’altra
gamba e s’avvicinò a lui. Notando la sua pelle d’oca, Angelus
si raddrizzò, avvolgendola nel ruvido telo. Con cura, ne fissò
un lembo infilandolo nella giuntura del seno. –Non è molto caldo,
anche se siamo in California.- Notò, lasciando vagare le mani, fino ad
allacciarle dietro la schiena della ragazza. –N-no, - balbettò
Buffy, ingoiando pesantemente. –Credo che la nevicata di Natale abbia
un poco destabilizzato il clima. – Osservò, fissandolo in volto.
Angelus s’accigliò al ricordo del miracolo che l’aveva salvato
e dell’intervento disperato di Buffy. Quella notte lei gli aveva finalmente
aperto il suo cuore. Aveva ammesso di non riuscire ad ucciderlo. Non solo perché
era Angel, ma anche se fosse stato lui stesso. Da tempo aspettava delle parole
simili. L’aveva in suo potere, finalmente. Eppure, quella sera, era rimasto
nascosto. Si era odiato per quello, ma aveva lasciato che la ragazza passasse
le feste credendolo il suo amore di sempre. Ancora oggi, si sarebbe fustigato
volentieri per tale decisione, ma ormai non poteva rimediare, era andata in
quel modo. Scuotendosi, tornò a guardarla realmente. I suoi occhi, lo
fissavano interrogativi, trasparenti come laghi di montagna. Possibile che non
avesse coscienza di quanto fosse vulnerabile? La sua giovinezza e fragilità
erano il più potente afrodisiaco per lui. – Su, - le raccomandò
lasciandola andare. – Vestiti. La colazione t’attende.- Con queste
parole, uscì a gran passi dalla stanza. Buffy non capiva…A volte,
quel vampiro, grande e grosso, terrore di questo e dell’altro mondo, diveniva
quasi dolce… Scosse la testa. Impossibile. La sofferenza era la sua occupazione
principale. Specialmente, se concerneva la sua. La cacciatrice s’impose
di scendere dal mondo delle nuvole e s’accinse a prepararsi.
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A Buffy bastò il sfizioso odorino che l’accolse appena varco la soglia della cucina, per capire quanto fosse affamata. Il tavolo era pieno di leccornie. Di fronte alla sedia stavano due tazze di fine porcellana bianca. Una, più piccola, riempita di caffè fumante, con vicino il bricco per il latte, l’altra, contenente acqua calda, con accanto diverse bustine di tè metodicamente disposte su un piattino. Il cibo variava: dentro un cestino di vinimi, facevano bella mostra croissant riscaldati. Su un vassoio erano appoggiate croccanti fette biscottate da farcire con cremoso burro e marmellate di diversi gusti, poste in piccole ciotole complete di cucchiaino. Non mancavano, poi, le frittelle e gli sciroppi da versarci sopra. Angelus s’avvicino al tavolo, scostando la sedia per farla accomodare. – Non sapevo cosa ti piacesse, così ho ordinato un po’ di tutto.- disse. – Spero che la colazione sia di suo gradimento, mia signora.- Buffy si voltò. Quand’era entrata, il suo senso di ragno aveva urlato. Distratta dalle prelibatezze di cui era imbandita la tavola, però, non aveva notato la vampira nascosta nell’ombra, in un angolo della cucina. Pareva molto bella. Leggermente più alta di lei, aveva lisci, serici, capelli corvini lunghi fino al fondoschiena, adornati con un ampio foulard giallo, legato al modo di un cerchietto. Gli occhi, in quel momento fissi sul pavimento, erano anch’essi neri. La pelle ambrata e le labbra piene, davano alla vampira un’aria da mulatta. Il corpo, piegato in un lieve inchino, era snello e flessuoso, al pari delle mani, con unghie ben curate e laccate di bianco. Dall’abbigliamento, sembrava essere una gitana. Indossava, infatti, un semplice top azzurro, con piccole maniche a sbuffo, tirate sapientemente giù, per lasciare scoperte le spalle e Il petto fino all’incavo tra i seni. L’ampia e lunga gonna a fiori, trattenuta in vita da una fascia gialla, lasciava intravedere le gambe slanciate che terminavano in piccoli piedi infilati in sandali di cuoio scuro. Migliaglia d’anelli, bracciali e due grossi orecchini a cerchio completavano quella mise abbastanza insolita per un demone. Buffy guardò incerta Angelus, prima di mormorare un laconico - Si, grazie.- La vampira si raddrizzò e continuò – Spero anche che stanotte i vostri incubi non vi abbiano fatto visita. – Allarmata dal riferimento ai suoi sogni, Buffy rimase a bocca aperta. Le guance divennero rosse e bollenti in contrasto con gli aghi di sudore freddo intenti a pungerle la fronte. Mal celando i suoi sentimenti, Buffy tornò a girarsi verso il proprio compagno. Angelus fece un cenno di congedo alla servitrice, prima di rivolgersi alla cacciatrice. Il sorrisetto che gli piegò la bocca l’agitò ancora di più. Cominciò a tremare
La sedia cadde rumorosamente in terra, sbilanciata dalla violenza
con cui Buffy s’allontano da Angelus. Fulminea, raggiunse nuovamente la
soglia della stanza, mettendo cento metri tra lei e il demone. Non bastavano,
lo sapeva, ma erano meglio di niente. Pareva sull’orlo di un collasso.
Respirava a fatica. Ritta in piedi, s’aggrappò con una mano allo
stipite della porta, talmente forte da far sbiancare i polpastrelli delle dita.
Dalla sua posizione, Angelus dedusse che sarebbe scappata alla prima mossa falsa.
Con prudenza, si piegò a raddrizzare la sedia, aspettando che fosse lei
a parlare.
-Sei stato tu…- L’accusò Buffy, quando ritrovò la
voce. –Tu hai fatto in modo che avessi quegli incubi…-
- No.- replicò il demone. Lei non diede segno d’averlo udito. –
Chi è quella vampira?- continuò imperterrita. –Come fa a
sapere dei miei sogni? COSA M’AVETE FATTO?! – Urlò. Angelus
alzò una mano per bloccarla. Conosceva bene quello stato psicologico,
l’aveva visto tante volte, quando si divertiva a far impazzire le sue
vittime. Il suo amore era terribilmente vicino ad un attacco d’isteria.
–Calmati, Buff.- Tentò di tranquillizzarla. –Davvero pensi
che abbia bisogno di questi trucchetti per ottenere ciò che voglio? –
La ragazza scosse la testa. – Non lo so. – Rispose, indietreggiando
circospetta. Poi, qualcosa scattò in lei. Iniziò a correre per
raggiungere la porta finestra che dava sul giardino. Sorrise vedendo che era
aperta, facilitandole il raggiungimento del muro di cinta. Sarebbe bastato un
balzo per superarlo e fuggire da lì. –Fermati, Buff!- Le intimò
Angelus che, intuendo le sue intenzioni, le correva dietro. –Non sai cosa
stai facendo!- Lei lo ignorò, troppo concentrata su quella occasione
di libertà a portata di mano. Inaspettatamente, sull’uscio della
finestra, qualcosa di grosso e peloso le si paro dinanzi, bloccando la sua folle
corsa. Sorpresa, Buffy si ritrasse, osservando innoridita, un enorme lupo nero,
impegnato a mostrarle zanne e gengive in un colpo solo. Distrattamente sentì
Angelus, a poca distanza da lei, rivolgersi imperiosamente all’animale
in una lingua sconosciuta. Il lupo si rilassò accucciandosi in terra,
con il muso tra le zampe. Credendo di poter approfittare di quel momento, la
ragazza spiccò un lungo salto, aggrappandosi al bordo del muro. Sfortunatamente,
il gesto irritò la bestia che reagì prontamente, azzannandole
un polpaccio. La cacciatrice gridò di dolore. –No!- esclamò
all’unisono Angelus. Buffy tentò scacciare il lupo, tirando la
gamba imprigionata tra le sue fauci, ma lui strinse più forte, penetrando
a fondo nella carne. Dopo aver setacciato velocemente il giardino con lo sguardo,
Angelus uscì, tenendosi dalla parte destra, l’unica ad essere completamente
invasa dall’ombra. Lentamente, percorse il breve tratto di terra, affiancandosi
alla ragazza. Di nuovo, mormorò qualcosa d’incomprensibile all’animale
che si sbrigò a mollare la presa, ritirandosi con le orecchie basse.
La gamba di Buffy prese a sanguinare abbondantemente. Decisa a non arrendersi,
la giovane si sollevò sulle braccia, stringendo i denti, trascinando
l’arto ferito. Angelus non osava parlare. La vista di ciò che c’era
oltre il muro, la sconvolse. Mischiati tra i passanti, una decina di demoni
dalle sembianze umane controllavano l’intero perimetro della villa. Appena
la scorsero, alcuni di loro le sorrisero famelici. Attendevano solo che atterrasse
dall’altra parte per aggredirla. –Credi davvero di farcela in quelle
condizioni?- La voce d’Angelus la riportò al presente. Buffy si
girò verso di lui, scioccata. Lo fissò per un minuto, poi sentì
le forze venirle meno. Le mani si staccarono dal bordo del muro e lei volò
all’indietro, sull’erba. Il vampiro non perse tempo. S’acquattò,
avvicinandosi alla ragazza e, fregandosene della luce, stese un braccio, afferrandola
per la manica, trascinandola vicino a lui. Quando l’ebbe messa all’ombra,
controllo che le sue condizioni fossero buone. Buffy respirava a fatica ed aveva
gli occhi socchiusi. La gamba continuava a sanguinare. Con la mano ancora fumante,
le tastò la gola, per controllare le pulsazioni, prima di sollevarla
tra le braccia. La cacciatrice emise un debole gemito, lasciando ciondolare
la testa, che si fermò sul petto del vampiro. Appena l’adagiò
sul letto, Angelus corse al telefono. Dopo neppure dieci minuti, Buffy vide
confusamente comparire una persona. Solo quando la donna si chinò su
di lei per provarle la febbre, sollevandola per farle bere un pò d’acqua,
riconobbe in lei la vampira incontrata in cucina poco prima. La sua estrema
debolezza non le permise di reagire. Sforzandosi di non perdere i sensi, riuscì
ad alzare quanto bastava il capo, per vedere Angelus che strappava senza cerimonie
la parte inferiore dei pantajazz neri che indossava. Perfetto! Rifletté,
ricadendo sul cuscino. Non aveva più i suoi pantaloni preferiti! Chissà
la ramanzina di sua madre, quando l’avrebbe saputo! Si trattenne dal ridere
istericamente. Presto, però, quell’istinto si trasformò
in concreti gemiti di dolore. Si sollevò sui gomiti per vedere cosa succedeva.
La vampira e Angelus erano chinati sulla sua gamba ferita e lei le stava spalmando
su una specie di crema contenuta in una ciotola di legno. Cercò di sottrarre
l’arto a quel tormento, ma Angelus la bloccò. – Buona, Buff-
le disse, appoggiandole una mano sul petto e l’altra sulla schiena. –
Non preoccuparti, quest’intruglio t’aiuterà a guarire più
in fretta.- le spiegò, portandosi la sua guancia contro il petto. –I
miei poteri basteranno.- replicò lei, stringendo forte la stoffa della
camicia da lui indossata. – Bè, questa pastella aumenterà
la loro velocità.- Angelus la circondò con entrambe le braccia.
Buffy non osava guardarlo. Conoscendolo, doveva essere irritato ben bene. La
medicazione sembrò durare un eternità. Al termine, la servitrice
le applicò una garza fermandola con una retina bianca, prima d’inchinarsi
e sparire nuovamente così com’era venuta. Solo allora Angelus la
rimise giù, armeggiando con il copriletto fino a coprirla. Buffy si sentì
stranamente imbarazzata per l’atto commesso. – Ang… - Lui
la zitti con un gesto. – Parliamo dopo. Adesso riposati. – Le ordinò,
rivolgendole una sguardo duro. Non osando fiatare, la cacciatrice si giro da
una parte, addormentandosi in breve tempo.
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Buffy non sapeva dire quanto era rimasta nel mondo dei sogni, ma svegliandosi
si ritrovò accoccolata contro Angelus. Quand’era andato a letto?
Doveva essere proprio conciata male, per non averlo sentito. La sua attenzione
si spostò sulla gamba lesa. Durante il pisolino, non l’aveva disturbata,
ma ora? Titubante, provo a muoverla. Nulla. Sembrava guarita. C’era, tuttavia,
ancora la prova “poggia il piede in terra e cammina.” da superare.
Si giro dall’altra parte, scostando la coperta, mentre si sedeva sul bordo
del letto. Con cautela, tiro giù prima la gamba sana, poi l’altra.
Il contatto con il pavimento non sembrò causarle fastidio. Fece per alzarsi,
ma l’arrivo del lupo d’Angelus la fermò. L’animale
si pose davanti a lei, allungando il muso per annusarla. Silenzioso come sempre,
Angelus comparve al loro fianco. Mise una mano sulla testa dell’animale,
mormorandogli qualcosa, mentre l’accarezzava. – Puoi toccarlo- disse,
voltandosi verso Buffy. Lei lo guardò dubbiosa. –Non temere.- Per
la prima volta, la cacciatrice decise di fidarsi del vampiro. Esitante, stese
una mano, fino ad affiancarsi a quella d’Angelus. Il contatto con il pelo
morbido dell’animale l’intenerì. Abbozzando un sorriso, lasciò
vagare le mani lungo il corpo della bestia. Ora che erano entrambi calmi, poteva
ammirarne la bellezza. Interamente nero, con occhi dorati, massiccio e fiero,
il lupo era affascinante e pericoloso al pari del padrone. –Come si chiama?-
Chiese dopo un quarto d’ora di carezze. –Samir.- Rispose il vampiro,
indirizzandole un’occhiata torva. Basto quello, perché Buffy si
ritrovasse a pregare di mantenere le ossa sane. –In arabo significa “
compagno di una chiacchierata notturna”.- Le spiegò. –Un
nome azzeccato e bellissimo.- commentò lei. –Volevi provare a camminare?-
le domandò Angelus, alzandosi. –Si…- Rispose la ragazza esitante.
Il vampiro l’afferrò per un braccio. Samir, accanto al letto li
osservava. Quando Buffy fu in piedi, le si mise davanti. –Su, prova.-
la incitò. La ragazza mosse i primi passi indecisa. –No.- La riprese
Angelus. – Procedi normalmente, o sarà peggio. – Buffy annuì,
seguendo il suo consiglio. Dopo qualche metro, alzò la testa fino allora
tenuta bassa sui piedi, rivolgendo un gioviale sorriso ad Angelus che, per tutto
il tempo aveva camminato con lei, ma all’indietro. –Non sento nessun
male!- esclamò allegra – Avevi ragione. Quel medicamento è
portentoso!-. Uno schiaffone tagliente come una frustata, le fece cambiare umore,
mandandola a sbattere contro il muro. Samir s’accucciò con il muso
tra le zampe e le orecchie basse, guaendo debolmente. Buffy rimase immobile,
con parte del viso girato contro il muro. –STUPIDA!- Tuonò Angelus.
– Hai rischiato di morire inutilmente!- Buffy raddrizzò il volto
osservandolo dura. Dire che era arrabbiato era un eufemismo. –Ti avevo
avvisata di non tentare la fuga! – La cacciatrice si passò una
mano sul labbro inferiore, sporcandola di sangue. –Sono una cacciatrice.-
replicò, fiera. – Uno dei miei doveri, se sono prigioniera, è
tentare di scappare.- Angelus si trasformò, raggiungendola a gran passi.
–Un altro è suicidarti, per caso?- domandò ironico, agguantandola
per la gola. Buffy gli strinse il polso con entrambi le mani, tentando di liberarsi.
Non riusciva a respirare, dannazione! –Fuga e suicidio- sibilò
Angelus, sollevandola alla sua altezza e avvicinandola per parlarle all’orecchio.
Gli occhi gialli brillavano d’ira. –Da oggi in avanti dimentica
queste due parole.- Lo squillo del telefono, pose fine alla lotta. Angelus la
lasciò brutalmente andare, sbattendola nuovamente contro il muro. Buffy
s’accasciò sul pavimento, massaggiandosi la gola e tossendo disperatamente
a causa della mancanza d’ossigeno. Il suo volto era paonazzo. –
Oh, Joyce. Buon pomeriggio. Aspettavamo la sua telefonata. – Salutò
Angelus, brandendo il ricevitore. A quelle semplici parole, una campanella d’allarme
risuonò nella testa di Buffy, facendola riprendere in un batter d’occhio.
Cosa significava quella chiamata della madre? Quale nuova diavoleria s’era
inventato stavolta? Si precipito da lui, cercando di strappargli il ricevitore.
Il vampiro la trattenne senza sforzo. –Si, Buffy è qui. Sta bene.
Si è appena svegliata da un sonnellino.- Continuò lui, nel tono
gentile d’Angel, sorridendole sarcastico. Poi, le passò la cornetta,
dirigendosi zitto verso la cucina, seguito docilmente da Samir. La cacciatrice
prese il ricevitore, trepidante. –Mamma?- chiamò con voce tremante.
Nell’altra stanza, il vampiro si mise in ascolto, trangugiando una delle
sacche di sangue custodite in frigorifero. –Oh, tesoro! Come stai? Angel
mi ha raccontato tutto. Fortunatamente, c’era lui!- Buffy si sentì
dire da Joyce. Spalancò gli occhi. Cos’era questa storia? –Già.-
Rispose concitata, sperando d’indurre la madre a parlare. – Deve
essere stato terribile tornare a casa e trovarsi davanti quei mostri! Giles
non sapeva che i demoni telepatici avevano…Ehm…Dei parenti, oltre
tutto vendicativi? Lui e Wesley dormivano, per caso? Il consiglio dovrebbe punirli
per la loro mancanza!- La madre sembrava un fiume in piena. La diga s’era
rotta, lasciando straripare la sua indignazione. Le sue parole, però,
aiutavano Buffy a chiarire il quadro. Così, probabilmente mentre lei
dormiva, Angelus le aveva telefonato, inventandosi l’agguato di un’intera
famiglia di mostri telepatici, pronti a divorarla, incazzati neri per l’uccisione
di due loro esemplari. Buffy sentì un’irrefrenabile impulso omicida.
–Già. – rispose ancora, stringendo gli occhi. –Sembravano
piuttosto incavolati, ma li abbiamo fatti fuori-
-Tu ti stai riprendendo?- Tornò a chiederle Joyce. –Angel mi ha
raccontato anche che ha preferito farti trasferire da lui, perché gli
sembravi ancora debole. Ti hanno persino ferito ad una gamba…- Maledetto
bastardo! Fu sul punto d’urlare Buffy. Pensava proprio a tutto. –Davvero,
non vuoi che torni?- Le domando la donna. –No, mamma!- Esclamò
lei. Ci mancava solo quello. La situazione era già complicata, un eventuale
ritorno di Joyce l’avrebbe solo aggravata. No, rifletté Buffy.
Certo, a Los Angeles, c’erano gli scagnozzi d’Angelus, però
Joyce sarebbe stata più al sicuro lì che nell’occhio del
ciclone. Questo era certo. –Mamma!- Finse di spazientirsi. –Sto
bene. La ferita è già guarita e io mi sto riprendendo.-
-Meno male!- sospirò sollevata la donna.- Però, sarò maggiormente
tranquilla sapendoti da Angel…- La stupì la madre. – Co-Come?-
balbettò lei. –Credevo non volessi…Insomma…-
-Mi fido di te.- l’interrupe Joyce. –Poi Angel ti ama. Non penso
ti farebbe del male. –
-Oh, mamma…- Mormorò Buffy, commossa dalla fede con cui Joyce pronunciò
quelle parole. S’asciugò in fretta le lacrime. – Raccontami
di te, piuttosto. Come procede la ricerca di anticaglie da rifilare ai clienti?-
La prese affettuosamente in giro. –Buffy!- Finse di risentirsi la madre,
prima di sommergerla con l’entusiasmante narrazione di quei giorni felici.
La telefonata duro più di un ora e la cacciatrice notò che era
già buio inoltrato quando giunsero al termine. –Ora, ti lascio.-
le disse Joyce. –So del vostro appuntamento con Giles.- Bene, rifletté
Buffy. Angelus aveva sistemato anche la Scooby Gang con le sue bugie. Stupendo!
–Infatti- sussurrò laconica. –Prometto di telefonarti ogni
giorno a quest’ora.- L’informò la madre.- Ne sono contenta.
Ti voglio bene.- Rispose calorosamente lei, prima di riappendere. Per tutto
il tempo, Angelus era rimasto in cucina, non perdendosi una parola. La chiacchierata
con la madre, l’aveva rinvigorita. Non potendo fare altro, Buffy raggiunse
il vampiro. Lo trovo seduto su una sedia, intento ad accarezzare il lupo. Si
fermò sulla soglia della stanza, con le braccia incrociate sul petto.
–Mi devi delle spiegazioni.- Disse decisa. Angelus la fissò negli
occhi. –Non è stata Faith a farmi tornare.- Incominciò dopo
un po’. – Né nessun’altra. Chi devi incolpare è
il Primo*. Anzi, per l’esattezza, lui mi ha solo risvegliato. –
Buffy trattenne il fiato.
Angelus s'alzò dalla sedia, cominciando a camminare per
la cucina, mentre raccontava.
-Appena mi spedisti all'inferno, i demoni provarono un piacere doppio nel torturarmi.
- Sorrise amaro, voltandosi a guardarla. - L'incantesimo di Willow, aveva funzionato.
Un vampiro con l'anima alla loro mercè. Wow! Era già arrivato
Natale? - Buffy abbassò gli occhi. Non poteva evitare di sentirsi in
colpa. Angelus continuo: - tu, però, seguitavi a creare problemi e i
pezzi grossi ad incazzarsi. Così, dopo aver lasciato giocare i propri
sottoposti con me per circa mille anni, decisero di rimandarmi sulla terra.-
Buffy tornò a sollevare lo sguardo, dischiudendo la bocca, presagendo
la terribile conclusione della frase. Il vampiro si risedette, osservandola
sorridente. Il suo volto era stranamente malinconico. -Si- le confermò,
- il Primo non ha mentito, quando ci fece visita. Io dovevo ucciderti. - La
cacciatrice restò immobile, troppo angosciata per muovere anche un solo
dito. - Il problema era che, avendo riacquistato l'anima, non avrei mai eseguito
una missione del genere. Chiamarono, dunque, uno stregone più potente
dell'amico di Giles e.PAF! Ostacolo tolto. - Buffy si mosse a disagio. Angelus
si rilassò sulla sedia, continuando a fissarla. L'aria era pesante. Persino
Samir l'avvertiva, muovendo, a tratti, le orecchie, disorientato. Il lupo uscì
dalla cucina, lasciando che se la sbrigassero da soli. Preferiva tornare a rotolarsi
nella terra, in giardino. -Perché non ti sei rivelato subito?- Trovò
il coraggio di domandargli lei dopo un po'. Angelus ridacchiò tristemente,
sporgendosi in avanti. Unì la punta di tutte le dita delle mani, prima
di ricominciare a parlare. -Dico, ma hai visto com'ero ridotto quando sono tornato?
Quanto tempo c'è voluto per riprendermi? Poi, volevo vedere com'eri messa
tu, studiare la situazione. - Buffy fissava il pavimento mentre lui parlava.
Dove trovò la forza per porgli la domanda cruciale non lo seppe mai.
Tornando ad osservarlo, gli chiese: -perché non mi hai assassinata quando.Il
Primo.- La frase le morì in gola, soffocata da imbarazzo misto a paura.
Una parola, un gesto sbagliato del vampiro e lei sarebbe mancata. Angelus la
fissò intensamente. Non erano pronti. Lui nutriva ancora delle riserve
sui propri sentimenti e lei non gli avrebbe mai creduto se si fosse confessato
in quel momento. Optò per una mezza verità. - In camera tua, la
sera della Vigilia, ero molto tentato.- Ridacchiò di nuovo. - Soprattutto,
dal risvolto erotico del mio compito. - Con suo gran piacere, Buffy avvampò,
sempre più a disagio. - Non mi piace ricevere ordini, dovresti saperlo.
- continuò. -Neppure dai capi. Le mie decisioni le prendo da solo. Specialmente,
se riguardano quello che m'appartiene.- La ragazza sollevò brevemente
le sopraciglia, riprendendo per un attimo, il controllo di se. -Allora, io non
c'entro.- Lo provocò. Il vampiro sorrise. Gli piaceva il suo spirito
battagliero. Una delle qualità per cui l'aveva conquistato, era proprio
questa. Naturalmente, non si rendeva conto della fortuna sfacciata che aveva:
se chiunque altro gli avesse risposto in quel modo, usando un tale tono, sarebbe
morto. - Mi sarei ucciso davvero quella notte, se non fossi intervenuta.- preferì
rivelarle, invece di darle corda. -Per non sentirmi una marionetta. Per scacciare
il Primo e tutte le sue pretese. Non amo essere usato.- La osservò un
istante. - Naturalmente, avrei trovato il modo di portarti con me.- Dopo questa
affermazione, Buffy si ritrovò tra le sue braccia. Non l'aveva visto
avvicinarsi. Il sangue che aveva bevuto da lei, quel sangue potenziato al massimo
che le scorreva nelle vene, doveva averlo reso ancora più forte e veloce.
Maledizione! Come se non lo fosse già! Le sue rivelazioni la stavano
sconvolgendo. La cacciatrice tentava di mantenere la calma, ma era esausta.
Crollando un poco, lascio che il vampiro la stringesse, appoggiandosi contro
il suo petto, in cerca di conforto o, almeno, di una sua parvenza. Circondandole
il capo con una mano, Angelus prese ad accarezzarle i capelli. -Nessuno deve
averti, tranne me - mormorò, appoggiandole il mento sulla testa. I suoi
occhi s'incupirono di furia. Una fugace immagine di Buffy a letto con un altro,
basto perché vedesse rosso. - Non sai cosa sarei veramente capace di
fare, se tu mi tradissi, anche tra cent'anni, in qualsiasi modo. - Così
dicendo, le prese il viso tra le mani, costringendola a guardarlo. La ragazza
sussultò lievemente, vedendo che s'era trasformato in vampiro. Continuò,
però, a circondargli la vita con le braccia. -Smettila di resistermi
Buff. Sei mia. Mettitelo in testa.- Si fissarono ancora, un po'. - Sei tornato
quella notte?- domandò poi Buffy. Angelus rimase zitto. Il suo silenzio
fu una risposta sufficiente. La ragazza scosse la testa, sciogliendosi dall'abbraccio.
Mestamente, s'accovacciò davanti al camino. Il calore del fuoco non le
era di nessun aiuto. Il suo volto esprimeva una tristezza profonda. Angelus
la seguì, restando in piedi, dietro di lei. Sapeva cosa provava, ma non
poteva evitarlo. La voleva. La desiderava con ogni fibra del proprio essere.
Niente e nessuno gli avrebbe impedito di farla sua. Neppure Buffy stessa. -Chi
è la vampira che viene qua, a volte? Una tua amante? Sa dei miei sogni,
come mai? - Tornò a chiedergli la cacciatrice. -Keslia era ed è
tuttora, una maga. Forse, maggiormente brava di Willow.* Una gitana.- Le spiegò
lui. -Fu il maestro a vampirizzarla. Divenne un'ottima servitrice. Ci sono andato
a letto una o due volte. Non è il mio tipo.- Concluse sbrigatoriamente.
-Ora, però, il maestro sono io e deve obbedire a me. - Buffy si stupì
nel sentire Angelus definirsi tanto tranquillamente il nuovo capo dei vampiri.
Riflettendo, però, lo trovò logico. Angelus, forse, non era molto
anziano, ma era forte, crudele. Pregi apprezzati dal popolo dei non morti. Seguitò
ad ascoltarlo. -Spiandoti, dopo averti concesso una pausa, m'accorsi dei tuoi
sonni agitati. La faccenda non mi piaceva, quindi, chiesi a Keslia se esisteva
un modo per sapere cosa ti tormentava et.Voilà!- Angelus aprì
le braccia in modo teatrale, chinandosi un poco verso di lei. - Sono le tue
paure a produrre gli incubi .- Seguitò, riprendendo la posizione di prima.
- Paure piuttosto stupide, direi.- Aggiunse, prendendola in giro.-Nessuno m'assicura
che tu non sia in combutta con Faith, o Keslia o.o.Dru!- Replicò Buffy,
voltandosi verso il fuoco. Si sedette per terra, abbracciando le proprie gambe,
piegate sotto il mento. Angelus rise sonoramente. Passato il momento d'ilarità,
l'imitò, sedendosi dietro di lei, agguantandola per la vita con entrambe
le mani, strattonandola un poco per porla tra le sue gambe divaricate. Presa
di sorpresa, Buffy non poter far altro che liberare le proprie ginocchia, appoggiando
una mano per terra e l'altra sulla coscia del vampiro, per non perdere l'equilibrio.
-Dru è in Scozia,- l'informo lui, schioccandole un bacio sulla guancia,
- e t'assicuro che non pensa proprio a me.- La cacciatrice si rigirò
verso di lui. - Come lo sai?- Chiese stupefatta. Angelus sorrise. - So sempre
dove sono le mie creature.- Le spiegò. -In quanto a Faith e Keslia.Ti
ho già risposto.- Buffy tornò a contemplare le fiamme. Il suo
mondo era definitivamente andato in pezzi e lei poteva solo osservarne i frammenti,
sparsi per il proprio cuore, senza poterli riaggiustare in nessun modo. Stettero
abbracciati di fronte al camino, per diversi minuti. Ogni tanto, Angelus alimentava
il fuoco con un pezzo di legno preso dalla catasta lì accanto, baciandole,
subito dopo, i capelli. Nessuno dei due parlava. Fu il vampiro a farlo per primo:
-Ascolta, tesoro. Stare qui è piacevole, ma dobbiamo andare da Giles.-
L'avvisò, guardando brevemente il tondo orologio bianco appeso in un
angolo della parete. -Lo so. Mia madre mi ha informata.- Rispose lei, senza
muoversi, mentre lui si tirava su. Angelus l'osservò. La verità
faceva male, era risaputo, ma la sua scoperta era inevitabile. Questo valeva
anche per la cacciatrice. S'avviò verso l'armadio. L'aprì, tirandone
fuori degli abiti. Dopo averlo richiuso, tornò da lei. -Ti va d'indossare
questi, stasera?- Le domandò, passandole gli indumenti. Apaticamente,
Buffy allungò un braccio per prenderli. S'era scordata d'essere praticamente
in mutande. Anzi, in perizoma. Una volta addormentata, dopo la medicazione,
Angelus aveva finito di spogliarla, coprendola alla meglio con una delle sue
camicie di seta, per riscaldarla. Buffy osservò il completo datole dal
vampiro. Era formato da un paio di pantaloni di pelle nera, forniti di cintura
e un'aderente maglia rosa, di lana mista a cotone, con una maliziosa scollatura
a goccia sul davanti che saliva verso un collo in stile lupetto. -Non sono miei-
disse, studiando i vestiti. -Lo so.- Sorrise il vampiro. - Una notte, mentre
tornavo a casa dopo averti spiata, li ho visti esposti in un negozio, in centro.-
Le raccontò, accendendosi una sigaretta. - Ho pensato fossero perfetti
per te, così.-
-.Li hai rubati.- La ragazza termino la frase, mentre lui aspirava una delle
sue boccate suicide. - No.- La sorprese. - Comprati*. Ti piacciono?- In un'altra
situazione, Buffy sarebbe saltata dalla gioia. Gli abiti erano stupendi e parevano
abbastanza cari. In quel frangente, però, tutto ciò che riuscì
a dire, fu: - carini.- Si rialzò in piedi di malavoglia. -Grazie.- Aggiunse
educatamente. Si diresse in bagno. - Faccio una doccia.- Avvisò, voltandosi
verso Angelus, prima d'entrare. Il vampiro la contemplò. Sapeva d'aver
frantumato il suo cuore. La propria natura demonica ne godeva. Ciò nonostante,
qualcosa non andava. Un lieve disagio disturbava la sua soddisfazione. Poco
dopo la raggiunse nella toilette. La trovò intenta ad allacciarsi il
reggiseno. -Lascia, faccio io- s'offrì, sistemandosi la sigaretta tra
le labbra. La ragazza non reagì. La cosa non piacque al vampiro. -Posso
usare l'acqua per due minuti?- Le chiese, quando ebbe finito. Buffy lo guardo
di sbieco, limitandosi ad annuire. Si era chiusa nel suo dolore e ora la voce
non le usciva. Angelus scelse d'ignorarla, spegnendo la sigaretta sotto l'acqua
del lavandino. Poi, si tolse gli abiti per immergersi, a sua volta, sotto il
getto caldo della doccia. La ragazza prese ad armeggiare con i pantaloni nuovi.
Arrivati a metà coscia, quest'ultimi si bloccarono, rifiutandosi di salire
un centimetro in più. Lei sbuffò. Sapeva che la pelle, quando
era nuova, era dura da indossare, ma ciò le dava ugualmente sui nervi.
Tentò di tirare con tutte le proprie forze. Niente. Decise, allora, d'aggiungere
all'operazione "tiraggio", dei salti. Presto, si ritrovò ad
imitare inutilmente i canguri, stringendo con entrambe le mani, la vita dei
pantaloni. Sinceramente divertito dallo spettacolo, Angelus non poté
evitare di ridacchiare. Fortunatamente, non era ancora psicologicamente morta.
-Aspetta.- Le disse, uscendo dalla vasca, sorridendo. -Ci penso io.- Buffy si
fermò. Senza premurarsi d'asciugarsi, lui la raggiunse spostando le sue
mani per agguantare il bordo dell'indumento. Basto un colpo deciso e i pantaloni
cedettero, attaccandosi a lei come una guaina. -Sono troppo stretti.- Si lamentò
Buffy, ritrovando finalmente la voce. -Sciocchezze.- Le rispose Angelus, allacciandole
bottone e cintura. Lasciò scorrere le mani dalla vita della ragazza fino
ai glutei. -Ti stanno benissimo.- Sentenziò, strizzando i globi sodi,
inguainati dalla pelle, prima di dirigersi al lavandino per lavarsi viso e denti.
Buffy si scostò irritata, provocando un altro risolino da parte del vampiro.
L'osservò, mentre lui le voltava la schiena, per completare la propria
pulizia. Strano, non aveva mai notato veramente quanto era alto e grosso. Il
vampiro non era il doppio, ma il triplo di lei. Le pareva un miracolo che non
le avesse mai rotto qualche osso, quando le giaceva sopra. Cacciatrice o no,
Buffy era molto esile anche se con le forme nei punti giusti. Ricordò
quando si erano incontrati la prima volta, nel buio vicolo, dietro al Bronze.
-T'immaginavo più grossa- Le aveva detto in quell'occasione, con insolenza.
Stizzita, aveva giocato a fare la sostenuta, trovandolo segretamente stupendo.
Proprio come ora. Guardando la sua ampia schiena, i muscoli scattanti ed affusolati,
nonostante tutto, Buffy sentiva un fremito d'eccitazione scuoterla. Se lui fosse
stato Angel.Quante volte aveva avuto quel pensiero, in quei due giorni? Quante
volte aveva pregato, supplicato mentalmente Angel, di perdonarla ogni volta
che finiva con il fare l'amore con Angelus, senza trovare la forza di negargli
niente? Troppe, per contarle. Sentì le lacrime riempirle gli occhi. Non
doveva, non poteva piangere nuovamente. S'era già umiliata abbastanza!
Angelus la voleva? Bene, la prendesse pure, ma avrebbe dovuto sudarsela! In
quel momento, l'oggetto dei suoi pensieri, si voltò verso di lei. Il
vampiro finse di non notare gli occhi umidi e lo sguardo di fuoco della sua
compagna.-Se vuoi, il lavandino è libero.- Le annunciò, mentre
finiva d'asciugarsi. Buffy sbatte più volte le palpebre per ricacciare
indietro le lacrime. In silenzio, s'avvicinò al lavabo, aprendo il rubinetto.
Si lavò accuratamente. L'acqua fredda le faceva bene. Lui le passò
l'asciugamano e lei lo sfrego energicamente sulle parti bagnate. Vedendo che
intendeva aspettarla, lei l'informo, laconica- Devo truccarmi.- Angelus annui.
-Ho messo il tuo beauty case nel cassetto, lì sotto. Ho preso anche uno
specchio rotondo, da tavolo. - Le disse, prima d'uscire per cambiarsi. Buffy
trovo l'occorrente e si mise all'opera. Truccarsi, mezza piegata, seduta sul
bordo della vasca, con lo specchio davanti, appoggiato sul bordo bianco del
lavandino, non era il massimo, ma non intendeva spaventare i suoi amici, mostrandogli
il proprio volto pallido e sofferente. Loro avrebbero capito e sarebbero intervenuti
subito, tentando di strapparla al vampiro in ogni modo. C'era solo un problema.
Conoscendo il nemico, era molto probabile che la Scooby Gang sarebbe morta prima
d'ottenere un brandello di vittoria e lei non voleva questo. Mezz'ora dopo,
raggiunse Angelus nel salone. Lo trovò intento a giocare con Samir. Buffy
trattenne il fiato. Con indosso gli abiti scuri, tipici d'Angel, non sembrava
neppure lontanamente il flagello d'Europa, il cui ultimo passatempo sembrava
essere diventato quello di lacerarle il cuore un pezzo alla volta, svelandole
cose che lei avrebbe preferito non sentire neppure nel peggiore dei suoi incubi.
-Stupenda- riuscì solo a dire Angelus, alzando gli occhi ad ammirarla.
-Grazie.- rispose Buffy, indecisa sull'interpretazione da dare a quel complimento.
Il demone pareva sinceramente affascinato e il suo lupo non faceva eccezione.
Samir le s'avvicinò, strusciandole la testa sotto il palmo della mano,
in cerca di carezze. Davanti ad un gesto talmente tenero, Buffy non poté
fare a meno di sorridere. Non si rendeva conto di quant'era bella. Gli abiti
regalatigli da Angelus, mettevano in risalto le sue morbide forme, donandole
il giusto mix tra ingenuità e malizia. Il trucco leggero e i biondi capelli
legati in due trecce laterali, sbarazzine, completavano l'opera. Nessun vampiro
avrebbe potuto chiedere di più. Angelus lo sapeva. Le tese la mano, mormorando
qualcosa a Samir che immediatamente si sedette davanti al camino, fissando l'entrata
della maison, attento. - Andiamo- l'esortò, quando lei la prese. Buffy
non accennò a muoversi. -Non hai paura che ti tradisca?- domandò
brutalmente, quando lui si voltò a guardarla interrogativamente. Il vampiro
sorrise. -Vedi, mia cara - iniziò, -persino, una bella maglia come questa,
si logora, se troppo usata.- Disse, pizzicandone leggermente il tessuto. -Per
la maledizione è uguale. L'avete tolta e rimessa a vostro piacimento,
indebolendola. - Buffy girò il volto, per non guardarlo. Lui le prese
il mento tra le dita, costringendola ad affrontarlo. - Willow, forse, riuscirebbe
a ridarmi l'anima. Per non rischiare, però, stavolta, tu non dovresti
neppure sfiorarmi.- Il suo sorriso divenne più largo- Basterebbe una
tua carezza, la gioia di saperti viva, per farla volare via.- La baciò
con ardore. - Riusciresti in quest'impresa? - Buffy chinò il capo. No.
La risposta era negativa. Faticava già immensamente a non chiedere ad
Angel di possederla ancora. Figuriamoci a non toccarlo. L'alternativa sarebbe
stata quella di separarsi per sempre. No, non poteva farlo. -Questo è
ciò che mi hanno assicurato, prima di risputarmi fuori dall'inferno.
Poi, metteresti in pericolo la vita della tua migliore amica, facendole ripetere
un incantesimo tanto pericoloso?- Angelus ridacchiò. -Non credo proprio.-
Sentenziò. -Oppure, potremmo scommettere. - Le propose minacciosamente
ilare. - Saranno più veloci i tuoi amici a rimediare al danno o io ad
ucciderli?- terminò, alzandole il viso. Buffy non rispose. Lasciandola
andare, Angelus si diresse all'armadio. Lo aprì, prendendo alcune armi
dalla sua borsa.- Su, muoviamoci.- Le ordinò sbrigativo, tirandole la
giacca. Buffy si rassegnò a seguirlo.
Il vento freddo, pungente spinse Buffy a stringersi ancora di
più nella giacca di pelle nera, regalatale tre anni fa da Angel. Qualcosa
di vago rendeva quella sera ancor più cupa, buia e sinistra del solito.
L'aria era densa di presagi. La cacciatrice e il demone mangiavano la strada,
veloci, in silenzio. Chiusi in se stessi, persi nel groviglio di sensazioni
e pensieri causati dalla convivenza imposta e dalle recenti rivelazioni d'Angelus,
s'affrettavano verso il liceo di Sunnydale. Il vampiro era irritato per un motivo
sconosciuto. La ragazza non aveva bisogno di guardarlo, per averne conferma.
Lo sentiva nelle ossa. Imponente, avvolto nel nero capotto, pareva una grossa
ombra maligna al suo fianco. Distrattamente, la cacciatrice notò che
nessun vampiro l'aveva ancora attaccati. Se fosse saltata giù dalla giostra
in cui s'era trasformata la sua testa, si sarebbe accorta di trasudare mortali
promesse da ogni suo poro, al pari d'Angelus. L'entrata della scuola li riportò
alla realtà. Buffy si bloccò sulla soglia, esitante. Chiusi dentro,
in biblioteca, c'erano alcune delle persone cui teneva maggiormente. Rinunciando
ad una parte della loro vita, i suoi amici stavano chini su libri e pc, cercando
il modo d'evitare la strage progettata dal Sindaco. Senza recriminazioni, riponevano
la propria esistenza nelle sue mani, aiutandola e sostenendola. Non avvertirli
della spada di Damocle, fatta oscillare sulle loro teste da Angelus, significava
tradirli. Di nuovo. Gravemente. Per la prima volta durante il tragitto, Buffy
si voltò verso il vampiro, fermo, in piedi, accanto a lei. Si chiese
cosa avrebbe fatto se l'avesse mollato lì, correndo a perdifiato dal
gruppo, avvisandolo in fretta dell'accaduto. I suoi occhi azzurri s'accesero
di sfida, senza rompere il contatto con quelli del demone. Lui ricambiò
lo sguardo. Immergendosi in quelle lucenti iridi, Angelus nuotò fino
al suo cervello, scoprendo facilmente cosa la rodeva. Senza smettere d'osservarla,
indietreggiò, inchinandosi devotamente per lasciarla passare. Il luccichio
crudele nei suoi occhi, il sorrisetto beffardo in cui piegò le labbra,
diedero a Buffy la risposta che cercava. Una mossa falsa e li avrebbe uccisi,
tutti.
*************
-Buffy!- Sbottò Willow, appena la cacciatrice mise piede
in biblioteca. Seduta intorno all'ampio tavolo di legno scuro, posto al centro
della sala, stava l'intera Scooby Gang. Willow, con indosso una leggera, aderente,
tunica di velo a fiori bianchi su uno sfondo verde, colore che metteva in risalto
il rosso dei suoi capelli, lunga fino caviglie, il fidanzato, il licantropo
Oz, chitarrista rock, dagli occhi azzurri e i capelli, al momento, tinti d'arancione.
Il moro, goffo, divertente Xander, e la reginetta di Sunnydale, Cordelia, inguainata
in un'aderente maglietta rossa, con scollo rotondo, perfetta per far risaltare
i capelli castani, attraversati da alcune meches bionde, lunghi e lisci fino
a metà schiena e gli occhi nocciola, sottolineati da sapienti tratti
di matita nera, mentre una semplice minigonna in panno nera, scopriva le lunghe
e dritte gambe, infilate in costosi stivali di pelle dal tacco vertiginoso.
Non mancavano, in piedi, a tenere banco, Giles, ufficialmente ex osservatore
della cacciatrice, legato a lei da affetto paterno, con le maniche della candida
camicia bianca rimboccate fino ai gomiti, i piccoli occhiali da studioso, leggermente
appannati, due sottili bretelle nere a reggere i classici pantaloni beige e
Whisley, giovane e pedante sostituto di Giles, ancora impregnato della rigidità
tipica dei primi della classe, impacchettato in uno stiratissimo e lindo completo
blu da scolaretto, con i corti capelli castani tenuti al loro posto da un invisibile
strato di gel e gli occhialini tondi calati sul naso. Tutti la fissarono come
se fosse un fantasma. Willow fu la prima a correre da lei, immediatamente seguita
dagli altri. -Buffy!- ripete, prendendole le mani tra le sue. -Stai bene?- domandò,
scrutandola ansiosa. La cacciatrice li guardò,uno ad uno, stretti intorno
a lei, con volti preoccupati, commossa. -Angel ci ha raccontato della visita
dei demoni telepatici a casa tua.- L'informò Xander, togliendosi una
ciocca di capelli neri dagli occhi scuri. La ragazza sorrise lievemente. -Sto
bene, grazie.- Rispose benevola. -I-io.- Iniziò a balbettare Wisley,
- mi scuso.N-non sapevo.Non immaginavo.- Buffy l'osservò per la prima
volta con simpatia. -Non importa, Wesley.- Lo interruppe. - Sono gli inconvenienti
del mestiere.- Il giovane osservatore chinò il capo, imbarazzato. -Già.-
Lo soccorse Giles. - Poi, sarebbe anche colpa mia. Ci siamo preoccupati solo
di salvare Buffy dalla pazzia in cui rischiava di cadere a causa dell'improvvisa
acquisizione della telepatia, trascurando i demoni.-
-Non è colpa di nessuno, Sig. Giles, quindi, smettetela, per favore.
- Cercò di cambiare argomento Buffy. -Certo.- acconsentì l'uomo.
-Fortunatamente, c'era Angel con te.-
-Proprio una fortuna.- sovvenne Xander, grondando gelosia. -Ti ha anche portata
a casa sua. Bello! Voglio sperare solo per giocare a monopoli.- Buffy avvertì
con ansia Angelus tendersi al massimo dietro di lei. Non sopportava quel bamboccio!
Per un istante, il vampiro fu sul punto di mandare al diavolo la sua copertura,
scaraventarlo al muro e spiegargli a cosa giocavano veramente lui e la cacciatrice,
prima di farlo lentamente a pezzi. L'intervento di Giles salvò la situazione.
-Piantala, Xander!- esclamò seccato. -Buffy starà più al
sicuro da Angel che con uno di noi. Non possiamo sapere se, quanti e quali altri
demoni abbiano il suo indirizzo. - Il ragazzo tacque, ingoiando la propria rabbia.
-Va bene, ora finitela tutti.- Sentenziò Buffy. -Io sto bene. Piuttosto,
sig. Giles, ci avrà pur convocati per qualcosa.- seguitò dirigendosi
risoluta verso il tavolo. Il gruppo la seguì. -Avete scoperto cos'è
l'ascensione? Faith ha massacrato qualcun altro?- Chiese, sedendosi. Ancora
irritato, Angelus prese posto accanto a lei. - No, niente di tutto ciò-
sospirò, sconsolato Giles, riprendendo la propria posizione, a capo tavola.
-P-però, ci stiamo lavorando.- s'affrettò ad aggiungere Wesley.
Giles roteò gli occhi, appoggiando le mani sul tavolo. - Sembra siano
arrivati vampiri nuovi in città.- rivelò al gruppo. -Nuovi?- indagò
Buffy. -Il sindaco ha chiamato la cavalleria?-
-Non lo sappiamo ancora. - Rispose l'uomo. Poi si rivolse ad Angelus con sguardo
duro. Neppure a lui faceva piacere che Buffy abitasse con il vampiro. -Angel,
forse tu li conosci.- Angelus si mise comodo sulla sedia. - Può darsi.-
rispose. -Cosa sapete di loro?-
L'osservatore fece una pausa, intensificando lo sguardo. - I cadaveri trovati
ultimamente, appartenevano a due donne. Non solo erano dissanguati.- L'uomo
si blocco un istante, prima di continuare.- Sulla loro guancia era stata incisa
una croce. A sangue.- Wesley chinò la testa, non sapendo cosa dire. Un
ombra passò fugace sul volto del vampiro. Angelus s'irrigidì.
Quello era il suo modo d'uccidere. Più precisamente, uno dei suoi preferiti.
I due osservatori lo sapevano, avevano letto i diari che lo riguardavano. Gli
altri si limitarono a fissarlo, in attesa. -Qualche idea potrei averla.- disse
criptico come solo Angel poteva essere. -Dovrei, però, saperne di più.-
S' era salvato. Elegantemente, con stile. L'inquietudine sollevata da quelle
parole, invece, rimaneva. Non era paura, ma coscienza di chi era arrivato, dei
danni che poteva fare. -Bè.- Intervenne Willow, - se possono servire,
ho scaricato alcune foto dei cadaveri da Internet.- La rossa fece girare gli
ingrandimenti tra i suoi amici. Xander storse la bocca, Cordelia si rifiutò,
disgustata, d'osservarle. Buffy ed Angelus le studiarono con attenzione. -Mmmm.-
Commentò la cacciatrice - ecco l'ennesimo demone psicopatico all'opera.-
-Forse.- Le rispose sottovoce Angelus, attirandosi lo sguardo scettico della
ragazza. I suoi campanelli d'allarme risuonarono contemporaneamente. Le due
vittime parevano, all'incirca della stessa età di Buffy, avevano biondi
capelli di media lunghezza e, da ciò che si poteva dedurre, erano esili.
Proprio come la sua cacciatrice. No, quello non era solo il lavoro di un vampiro
assetato di sangue, ma un messaggio rivolto a lui. O meglio, ad Angel. Dubitava,
infatti, che il figlioletto fosse al corrente del suo ritorno. Rimaneva la domanda:
che cazzo voleva? -Indagherò. - Promise, passando le foto a Giles. -Bene,
perché quest'ultimi delitti non mi piacciono affatto.- Rispose l'uomo.
Angelus annuì. Buffy lo studio sottecchi. Solo lei aveva avvertito il
cambiamento di stato d'animo del demone, ma non ne sapeva il motivo. -Per il
momento è tutto.- Concluse Giles, dando le ultime disposizioni ai ragazzi.
-Io e Wesley seguiteremo a fare ricerche sull'ascensione. Voi indagate su questi
omicidi. Buffy.- Si rivolse alla ragazza -Te la senti di fare la ronda?- La
giovane rimase senza parole per un attimo. Non poteva certo dire: "Devo
chiedere al nuovo master seduto accanto a me, con cui vivo e vado a letto da
due giorni." - Mmmm.Si, certo. Perché lo domanda?- Rispose, incerta
scuotendosi. -Sapevo che i demoni ti avevano ferita ad una gamba.-
-Ah, si, ma è già guarita!-
-Ottimo. La cacciatrice dev'essere sempre al meglio.Il destino del mondo.- Iniziò
petulantemente Wesley, mentre tutti abbandonavano il tavolo, sbuffando e roteando
gli occhi. Buffy s'avviò verso l'uscita, insieme a Willow e Oz. -Aspetta.-
La bloccò Angelus, afferrandola per un braccio. -Devo chiedere una cosa
a Giles.- Decisamente confusa dal comportamento del compagno, la ragazza lo
fissò negli occhi. Lui l'ignorò, infilando la porta, accanto al
lungo e liscio bancone delle ricezioni, che portava all'ufficio del bibliotecario.
- Chissa cosa dovrà dirgli.- Commento Willow, fermandosi con lei.- Tu
lo sai?-
-Assolutamente no.-Rispose sinceramente Buffy.
-Conoscerà fin troppo bene l'autore degli omicidi- Sentenziò Xander,
unendosi a loro, seguito da Cordelia. -Allora, Buffy, cosa mangiate di solito,
tu e il tuo bello? Sangue, interiora di cadaveri.- Continuò mordace.
Tutti lo guardarono storto. -Vuoi smetterla Xander?- Lo rimproverò Willow,
infastidita. Il ragazzo scattò, girando i tacchi e infilando la porta.
Disinteressata alla discussione, Cordelia lo imitò. -Scusalo, Buffy.-
la consolò dolcemente l'amica, posandole una mano sul braccio. La cacciatrice
sorrise mestamente, senza avere il coraggio di guardarla in faccia. La streghetta
era altamente percettiva nei suoi confronti e lei non riusciva a nasconderle
nulla. Finiva sempre con il confessarle tutto, prima o poi. -Cos'è successo?-
Domandò Angelus, tornando all'improvviso. Buffy scosse prontamente il
capo. -Nulla. Veramente.- Lo rassicurò, senza sottrarsi al suo sguardo
indagatore. -Ragazzi, noi andiamo al Bronze.- Intervenne Oz, tentando di rallegrare
l'atmosfera. -Se dopo la ronda, volete raggiungerci.-
-Certamente.- Assicurò Angelus con un sorriso. Buffy alzò le sopraciglia,
stupita. Il vampiro le posò una mano sulla schiena, guidandola verso
l'uscita, seguito dalla coppia.
***********
-Complimenti.- disse Buffy sarcastica, quando furono di nuovo
soli, all'aperto. - Reciti molto bene. Potresti fare concorrenza a Brad Pitt.-
Angelus sorrise beffardo. -Non fingevo.-
-No? "Indagherò, sig. Giles.", "Verremo certamente al
Bronze."- Citò lei, prendendolo in girò. Angelus le si bloccò
improvvisamente davanti, facendola sussultare. -Infatti, andremo davvero al
Bronze.- Le rispose, cingendola per la vita, senza smettere di sogghignare.
-Credo che un po' di svago ti farà bene.- Aggiunse, assumendo le sue
fattezze vampiriche. Chinò la testa per baciarla, passionale e affamato.
Buffy non seppe resistere al suo fuoco. Cedendo, gli mise le braccia intorno
al collo, stringendosi a lui. Le sue zanne le graffiavano la lingua e piccoli
rivoli di sangue passavano dalla propria bocca a quella del vampiro. Infervorato,
Angelus rafforzò la presa, abbandonando le labbra della ragazza per dedicarsi
al suo collo, scorticando un poco la pelle con la punta dei canini. Buffy sospirò,
infilando le dita di una mano tra i capelli del demone, attirandolo ancor di
più a se. Le risa di un gruppo di ragazzi che passavano, ignari di loro,
spezzarono la magia. Tornato alle fattezze umane, Angelus sollevò la
testa dal suo collo, raddrizzandosi. Ancora stretta a lui, Buffy lo guardò
ansimando, rossa in viso. - Cosa facciamo per la caccia?- gli chiese, dopo qualche
minuto. -Stiamo andando a caccia.- mormoro lui.
-Wow! Mi permetti d'uccidere i tuoi sottoposti?- ridacchiò amara lei.
Angelus sogghignò. -L'anno scorso ne hai fatti fuori un bel po' e non
mi sembra d'averti detto nulla. - Poi, s'acciglio. -Alcuni di loro mi hanno
tradito, preferendo unirsi al sindaco. Devono pagare.- le spiegò. -Con
la morte.- Aggiunse, rabbrividendo suo malgrado, Buffy. -Con la morte.- Confermò
lapidario, lui. Polverizzarono non morti per quasi un'ora. La cacciatrice, si
ritrovò ad ammirare il modo di lottare del vampiro. Angelus era dannatamente
veloce, potente e crudele. Glaciale, colpiva con l'eleganza e la forza di un
felino.Dopo il loro bacio, i suoi pensieri erano tornati. Il nuovo master era
quasi certo di sapere chi fosse l'autore degli ultimi omicidi. Si trattava solo
d'averne la conferma, inducendolo ad uscire allo scoperto. Prima che diventasse
troppo pericoloso. Prima che uccidesse Buffy. Il vampiro atterrò facilmente
un suo simile, piantandogli lesto il paletto nel cuore. La cacciatrice stessa
era riuscita a eliminarne un secondo sbattendolo contro il tronco di un albero
con un calcio ben assestato e polverizzandolo. La ragazza si stava ripulendo
la giacca dalle ceneri, quando vide la mano d'Angelus, spuntargli, tesa, sotto
il naso. Alzò la testa. -Andiamo al Bronze.- L'invitò lui, sorridendo.
**********
L'unico locale di Sunnydale era, al solito, gremito di giovani, intenti a ballare,
giocare a biliardo, flitrare, chiacchierare e ridere a suon di cappuccini e
coktails, più o meno alcolici. Sulle prime, Buffy aveva seguito riluttante
Angelus. Temeva di tradirsi, con un piccolo gesto, una lieve inflessione di
voce, davanti ai suoi amici. Pian piano, però, s' era rilassata, divertendosi
talmente da dimenticare d'essere in compagnia del loro peggior incubo. Trasportata
dall'allegria degli amici e dal rock del complesso d'Oz, i "Dingos Ate
Me, Baby", aveva finito per abbracciare, a tratti, Angelus, mentre parlava
con Willow, nei rari momenti in cui l'amica non fissava estasiata il fidanzato
impegnato sul palco, come fossero una coppia normale. Il vampiro aveva sopportato
la presenza della Scooby Gang abbastanza bene, sorridendo e parlando quand'era
necessario, trattenendo il proprio spirito sarcastico. Attualmente, Buffy si
stava scatenando in pista con Will e Cordy, conscia dello sguardo controllore
del vampiro, rimasto al tavolo perché incapace di ballare qualunque cosa
non fosse un lento. La canzone finì presto. -Oz!- Chiamò Will,
andando incontro al ragazzo intento a scendere dal palco. - Quanto ti concedono
prima del prossimo giro di canzoni?- Gli chiese la rossa, gettandogli le braccia
al collo. Buffy provò una punta d'invidia. Lei non sarebbe mai stata
capace d'essere così spontanea con Angelus. Temeva troppo la sua derisione.
-Quasi mezz'ora- rispose il musicista, ricambiando l'abbraccio della ragazza.
Dal Juke-Box si diffusero le prime note di "Do What U have to Do",
pezzo suadentemente interpretato da Sara Mclaughlin, una delle cantanti predilette
dalla cacciatrice. -Balli?- Domandò tenero Oz a Willow, baciandola dolcemente
sulle labbra. -Certo che si.- Rispose incantata la strega. Buffy li osservò
sorridendo triste. Stava rassegnandosi a ritirarsi al tavolo dove l'attendeva
Angelus, quando sentì una mano sulla spalla. - Allora, signore- proruppe
Xander, cingendo con le braccia le sue spalle e quelle di Cordy. - Pronte per
un languido balletto a tre?- propose ridendo. - Mi spiace.- Sentirono una voce
calda intervenire dietro di loro, - Mi sa che dovrai accontentarti di una sola.-
lo ragguardì, Angelus prendendo Buffy per il gomito e staccandola da
lui. - Qualora te ne fossi dimenticato questa stella è già prenotata-
Continuò tagliente il vampiro, - per l'eternità.- Arrischiò.
Abbandonato in malo modo anche da Cordy, che lo lasciò con la velenosa
frase- Non ti concederei neppure un giro sulle giostre, a meno che non fossero
i "calci in culo" e io non fossi dietro di te.- Xander si ritirò
in un angolo, macerando nel suo odio per demone. Lievemente intimorita, Buffy
si lascio trasportare sulla pista da Angelus. Una volta trovato il punto giusto,
il vampiro si volse verso di lei, stringendola tra le braccia, iniziando a farla
dondolare dolcemente. La ragazza lo guardò spaurita, con le palme delle
mani appoggiate al suo petto, prima di chinare il capo, appoggiandogli la fronte
contro un pettorale. Si sentiva così protetta tra le sue forti braccia.Sapeva
che non era Angel a stringerla, anzi, probabilmente il lento era parte della
messa in scena attuata dal demone per ingannare gli altri, ma non poteva evitare
che l'istinto l' inducesse ad appoggiare la guancia contro la sua camicia, chiudendo
gli occhi, lasciandosi cullare da lui. Stettero così per l'intera durata
della canzone. Il suo termine fu un brusco risveglio. Solo allora Buffy s'accorse
che anche il demone aveva chiuso gli occhi, affondando il viso nei suoi capelli.
Si fissarono intensamente per un lungo istante. Angelus represse l'impulso di
baciarla, scostandole dolcemente i capelli rimasti sciolti dal viso e Buffy
quello di lasciarglielo fare. Quel semplice ballo li aveva scombussolati più
di quanto volessero ammettere. Prendendola per mano, Angelus la condusse al
tavolo dov'era riunito il resto del gruppo. -Bene- annunciò, sorridendo
appena al modo d'Angel -mi spiace, ma Buffy è stanca- disse prima che
lei potesse proferire parola. -Quindi, andiamo a casa.-
-Certo.- intervenne Willow. -Capisco. Buffy ci vediamo.-
-Domani a scuola?- L'interruppe la cacciatrice. -Già! Tu non sai nulla!-
Esclamò, sprizzando gioia, l'amica. -Mi stavo dimenticando d'informarti.
Oggi è passata una circolare. Sembra che il tetto rischi di caderci sulla
testa da un momento all'altro. Urge ripararlo. Così, da domani, niente
scuola fino al nuovo ordine! -finì d'informarla Willow ridendo. -Oh,
certo.-Si corresse subito - a parte le nostre riunioni in biblioteca. Ovviamente,
saranno di sera, per non essere scoperti.-
-Ovviamente.- Ripete, Buffy simpaticamente. -Non mi dispiace questa novità.-
Commentò piacevolmente. -Così eviterò di sorbirmi Snyder
per un po'...- Terminò con espressione dispettosa. - Speriamo solo che
gli operai non si trovino faccia a faccia con la Bocca dell'Inferno.- Intervenne
Xander. Cordy lo guardò esasperata. -Devono salire Xander, non scavare
e scendere. - Gli fece notare sprezzante. -Bè, in ogni modo, Xander ha
ragione, - intervenne Buffy - in fondo lavorano alla scuola costruita sopra
l'inferno.Uno dei posti meno sicuri al mondo.Meglio fare dei giri di controllo,
nei prossimi giorni, ogni tanto.- Riflette ad alta voce. -Bene, ci organizzeremo
domani - Assentì Willow, - ora, però, va a casa e riposati. -
L'incitò spingendola fuori dal locale.
**************
Il ritorno alla maison, fu, se era possibile, più triste dell'uscita.
La serata al Bronze aveva aiutato Buffy a non pensare, ma era stato solo per
breve tempo. L'angoscia era già tornata. Anche Angelus sembrava più
cupo del solito. Il silenzio l'aveva nuovamente avvolti, come una pesante, invisibile
cappa. Intenta a togliersi la giacca, Buffy si chiese ancora cosa frullasse
in testa al vampiro. Si era comportato in modo strano per tutta la sera. Non
che il suo normale atteggiamento la rendesse felice, ma vederlo così
aumentava la propria inquietudine. Al momento il vampiro pareva non prestarle
attenzione. Entrato in casa, s'era liberato immediatamente del cappotto, quasi
non ne sopportasse il peso, gettandolo sul tavolo e s'era diretto verso il camino,
dove, muto e accigliato, stazionava tutt'ora, dopo aver accesso un brillante
fuoco. Buffy lo studiò circospetta mentre gli passava dietro. -Dove vai?-
La fermò lui senza muoversi. La ragazza trasse un profondo respiro. -I-
in bagno.- Balbettò, voltandosi verso di lui. - Sono piuttosto stanca-
si giustificò, torcendosi le mani. - Vorrei cambiarmi.- Lui assentì
cupo, osservandola di traverso. Lei infilò velocemente la porta della
toilette. Usci poco dopo, con indosso pigiama in santen a quadretti beige su
sfondo rosa, struccata, con i capelli sciolti. Tornò ad osservare Angelus,
sedendosi prudentemente sul bordo del letto. Lo trovo seduto su una poltrona,
intento a fissare intensamente il fuoco. La mascella serrata del vampiro denotava
un ira trattenuta. Sicuramente era arrabbiato, ma per cosa? Guaendo, Samir s'avvicinò
scodinzolante a darle il benvenuto. Lei lo accarezzò distrattamente.
Poi, ingoiando pesantemente, trovò, finalmente, il coraggio di domandare:
- Di cosa avete parlato tu e Giles?- Il quesito resto sospeso nell'aria intorno
a loro. Angelus si volto lentamente a guardarla, come se si fosse accorto di
lei solo in quel momento. L'osservò in silenzio per alcuni minuti, quasi
a volerle entrare dentro, poi s'alzò, sorridendo arrogante. - Preoccupata,
amore?- La stuzzicò, iniziando a togliersi indolente la camicia che fece
l'identica fine del capotto. Raggiungendola, appoggiò i pugni al letto,
circondandola con le braccia. - Per me o per il tuo ex osservatore?-Seguitò,
avvicinando così tanto il viso al suo, da sfiorarle la bocca mentre parlava.
Lei si ritrasse un poco, a disagio. Angelus ridacchio rialzandosi. Con qualche
carezza allontanò Samir. -Non sono cose che devono interessati per il
momento.- Mormorò, quando ebbe finito di spogliarsi, sedendole accanto.
Sensualmente, prese ad accarezzarle il collo con la punta dell'indice, seguendo
affascinato gli invisibili disegni che tracciava sulla tenera pelle di lei.
Buffy si scostò ancora un poco. In quell'istante, Angelus le pareva maggiormente
pericoloso del solito. -Cosa c'è, amore.Pensavo solo di chiudere in bellezza
la serata.- Le disse, avvicinandola di nuovo. -Tu hai qualcosa, Angelus.- Iniziò
lei. -Può darsi, - le rispose lui, slacciandole lentamente i bottoni
della camicia. - Ma, uno dei compiti di chi ha un sire, è rialzargli
l'umore, sai?- Rossa in volto, Buffy lo spinse via. -NON TRATTARMI COME UNA
DELLE PUTTANE CUI SEI ABITUATO!- Gli urlò in faccia. - Mm.Interessante.Osi
ribellarti?- Ridendo, l'agguantò bruscamente per una gamba, trascinandola
sotto di lui. Buffy lotto strenuamente, tentando di aggrapparsi alle coperte
con le unghie. -NO, ANGELUS!- Grido. Sapeva che sarebbe successo qualcosa di
brutto. L'accordo di quella sera al Bronze, era solo una finzione, dopotutto.
-No cosa, EH?- Le urlo in viso il demone, strappandole i pantaloni di dosso.
-Io ti tratto da regina e tu mi sputi in faccia? Credi d'essere tanto speciale?-
Seguitò ad aggredirla,- Credi di potermi strasformare nel cagnolino che
ero?- Disperata, Buffy tentava inutilmente di liberarsi dalla sua stretta d'acciaio
e proteggersi contemporaneamente. -IO SONO IL FLAGELLO D'EUROPA! IL CAPO DEI
VAMPIRI DI QUESTA DANNATA CITTA'!- Gridò come un ossesso. -NON PERMETTO
A NESSUNO DI RIBELLARSI, NE' TANTO MENO DI SFIDARMI! NEPPURE ALLA DONNA CHE
AM.- Angelus si fermò d'un tratto, scuotendosi. Cosa stava dicendo? Tornò
a guardare Buffy che s'era tappata le orecchie con le mani, e aveva chiuso gli
occhi, cercando, in qualche modo, di sfuggire alla sua rabbia. Cosa stava confessando?
Come se si fosse scottato, la lasciò andare, ritraendosi. La giovane
giacque immobile sul letto, attendendo che i battiti del proprio cuore si calmassero,
prima di riaprire gli occhi e liberare le orecchie dalla pressione delle sue
mani. Angelus la fissò qualche minuto, fermo a pochi metri da lei. Poi,
come una nube carica di tempesta, lasciò emergere il suo volto di vampiro,
precipitandosi fuori, sparendo nella notte. Portandosi una mano alla bocca,
Buffy iniziò a piangere sommessamente.
Lontano da casa, immerso nel buio di uno dei boschetti di Sunnydales,
Angelus s'era trasformato in una perfetta macchina di morte. Le sue zanne bianche
luccicavano sinistramente, ogni qual volta la luce della luna trovava uno spiraglio,
tra le fronde degli alberi, attraverso cui illuminarle. Gli occhi gialli, resi
più grandi dall'ira, parevano enormi faville minacciose. La razionalità,
la freddezza di cui andava fiero, erano ormai un ricordo lontano. Non distingueva
più nulla. Vegetali, animali, vampiri, umani. Nessuna di queste categorie
esisteva, erano tutti, solo, bersagli. Massacrare, squartare, spaccare colli,
arti, strappare cuori. Questo bramava. Questo desiderava. Urla disumane avevano
riempito le sue orecchie nelle ultime tre ore, facendolo gongolare di piacere.
Il Flagello d'Europa voleva il sangue. Voleva vederlo zampillare, sgorgare dalle
sue vittime, odorarlo, sentirlo scorrere lungo il viso, scendergli giù,
per il collo, impregnando gli abiti, come macabre lacrime. Si guardò
le mani ormai completamente tinte di rosso. Quanti cadaveri lo circondavano,
nel prato da lui scelto per la sua carneficina? Solo due. Una giovane coppia,
forse compagni di Buffy. Avevano cercato riparo sotto i grossi alberi, per amarsi
timidamente. La loro vista era stata un extra per Angelus. Un dono inaspettato.
Avvicinandosi silenziosamente, aveva afferrato il ragazzo per collo, sbattendogli
la testa sul tronco nodoso, macchiandolo di sangue. Non l'aveva ucciso subito.
Desiderava che, dolorante a terra, il giovane uomo vedesse, con le poche forze
rimastegli, la fine della propria compagna, inchiodata al tronco da una delle
sue forti mani, stretta intorno alla gola. Angelus aveva sorriso al ragazzo,
in lacrime, supplicante per la salvezza della propria amata, affondando i denti
nella carotide della giovane. Non aveva bevuto molto sangue, preferendo squartarle
la gola a morsi. Dopo s'era dedicato al giovane, riservandogli lo stesso trattamento.
Adesso, gli innamorati giacevano stesi al centro del prato, freddi, tenendosi
per mano, ammirando la luna con gli occhi sbarrati per il terrore.Gli altri
erano vampiri. Demoni, che avevano scelto quella buia notte, per risorgere o
incrociare la sua strada. Appartenevano a lui? Al Sindaco? Al nuovo arrivato?
Poco importava. Tutto ciò che ne rimaneva era polvere. Cenere bianca
che inzaccherava gli indumenti d'Angelus, impastandosi con il sangue presente
sul suo corpo. In piedi, al centro del fosso, il demone si guardò attorno.
Poteva ritenersi soddisfatto. Aveva la prova d'essere sempre l'efferato omicida
di un tempo. Questa era solo una fuga dalla realtà, tuttavia. Ne era
cosciente. In epoche passate, avrebbe calmato l'eccitazione provocata da una
simile strage, aggredendo senza ritegno Darla o un'altra compiacente vampira.
Adesso, l'unica immagine che gli appariva nella mente, era quella di un esile
ragazza bionda, coraggiosa, orgogliosa, forte, nella vita quotidiana, morbida,
calda e invitante tra le lenzuola. Capace di piangere per l'intenso piacere
che le provocava quando entrava in lei, donando tutta se stessa, al suo peggior
nemico. Solo a lei non era mai stato capace di far veramente del male. Aveva
rinunciato a violentarla a S. Valentino. A parte Jenny Calender, i suoi amici
e la madre erano vivi, in ottima salute. Non aveva infierito su lei quando era
andato in ospedale a trovarla, lasciandola in pace. Infine, era stato troppo
lento nel conficcarle la spada nel cuore, durante il loro ultimo scontro, lasciandole
tempo prezioso per riprendersi e batterlo.Un urlo raggelante squarciò
la notte. -MALEDETTI!- Ringhiò Angelus, stringendo i pugni fino a conficcarsi
le unghie nei palmi. - Grace! James! DANNATI FANTASMI! Perché non vi
manifestate?- Ordinò al vento. -Perché non prendete una forma
in cui possa combattervi?- seguitò, alzando gli occhi al cielo, aprendo
le braccia. -GRACE! SGUALDRINA! NON TI BASTAVA USARMI PER RICONGIURGERTI AL
TUO AMATO! DOVEVI ROVISTARE NEL MIO CUORE! DOVEVI TIRARE FUORI CIO' CHE SOFFOCAVO
COSI' BENE!- Urlò ancora. -TUTTO IL TUO PREZIOSSISIMO, FOTTUTO AMORE!
TUTTO L'AMORE CHE PROVO PER.Buffy.- Finì per sussurrando.Angelus lasciò
ricadere mollemente le braccia lungo i fianchi, a testa china, permettendo al
suo volto di riprendere le fattezza umane. -Ti arrendi?- Parve bisbigliargli
il vento.
********
Buffy era scivolata dal pianto al sonno senza rendersene conto. Stanca, stremata,
aveva finito per abbandonarsi semi nuda sul letto, rinunciando alla lotta. Samir
era seduto ai suoi piedi, proteggendola e tenendola d'occhio, proprio come Angelus
gli aveva espressamente ordinato. Buffy l'aveva guardato brevemente. Non era
lui il problema. Non esistevano impedimenti concreti ad un'eventuale fuga per
la cacciatrice. L'unico ostacolo era il suo cuore traditore. Quel cuore che
sobbalzava, accelerava, ogni volta che pensava al vampiro, lo vedeva, toccava.
Quel cuore che lo sognava, l'implorava, desiderava. Anima o non. Proprio come
ora. Lo scenario era sempre lo stesso. Buffy era nuovamente nella sua stanza,
intenta a spogliarsi, per andare a letto. Angel, il suo Angel, entrava dalla
finestra. Silenzioso, carezzevole, l'abbracciava. Baci, promesse d'amore sfociavano
ben presto nell'unione carnale, tanto rimpianta e sempre bramata. Poi, la risata
sardonica del vampiro, i suoi denti aguzzi che perforavano la carne bianca,
in onore di un'altra donna. Il sangue, la morte..La propria, di Buffy.
-BUFF'! BUFF'!- Sentì una voce imperiosa richiamarla alla vita. -BUFF'!
DANNAZIONE, SVEGLIATI!- Buffy aprì gli occhi di soprassalto, agitata
da energiche scosse. Disorientata, faticò un attimo a mettere a fuoco
la vista. Poi lo vide. Chino su di lei, stringendola per le braccia, studiando
il suo volto. Gli occhi gialli, le zanne affilate. -Nooooooo!- Urlò Buffy,
calciandolo in petto con tutta la forza che aveva. -No!- Ripete, balzando giù
dal letto. Sbilanciato Angelus mollò la presa, arretrando di qualche
passo. Tornato a casa, s'era soffermato a contemplare quella figurina minuta,
consumata dal dolore, dormire. Se si fosse destata, vederlo in quelle condizioni,
non avrebbe aiutato nessuno dei due. S'era, perciò, infilato sotto la
doccia, grattando via le prove del misfatto. Scorticandosi, quasi. Stava giusto
uscendo dal bagno, quando la vide agitarsi, come in preda ad una crisi epilettica.
S'era precipitato su di lei. Nella foga del momento, involontariamente, aveva
ripreso il suo volto vampirico. Ora Buffy, appiattita contro muro, lo guardava,
mal celando la paura dietro uno strato di rabbia. Il ricordo della tentata violenza
bruciava nella sua mente. -Non toccarmi!- esclamò velenosamente, lei.
Angelus riprese le fattezze umane. -D'accordo.- Concesse, iniziando a girarle
lentamente intorno, con ampi circoli. -Hai avuto nuovamente un incubo?- Le chiese
in tono colloquiale. -Bè- rispose Buffy, dolorosamente ironica, - è
naturale, visto che continua anche durante il giorno.- Angelus la fissò.
-Lo sai, sono tue stupide fantasie a provocarti i brutti sogni.-
-Già- Sorrise lei amara, - difatti, tu non hai tentato di violentarmi
poco fa.- Angelus scosse la testa, -ero fuori di me.-Si giustificò. -
Perché? Non avevo indossato le mutante che desideravi?- Rise amaramente
la ragazza. -No.- le rispose lui. S'era avvicinato abbastanza da prendere il
mento tra le dita. Buffy tentò di sottrarsi, ma lui la trattenne. -La
cosa è un po' più complicata di così.-
-Lasciami! - sbottò la cacciatrice. Lui la bloccò, posandole una
mano sul braccio. - Buona Buff. - L'ammonì. -Quando si riceve uno shock,
bisogna reagire subito.- Continuò a spiegarle, a fior di labbra. -Chi
l'ha detto?- Lo provocò lei. Angelus sogghignò. -Per diventare
uno dei migliori torturatori, come me, devi conoscere bene anche la psiche umana.
Non solo i modi d'infliggere dolore.- Terminò, baciandola. Buffy trattenne
il fiato, aggrappandosi alle sue forti braccia. Quel bacio era appassionato
ed esigente come tutti gli altri del vampiro, ma conteneva qualcosa in più.Una
lieve dolcezza che riuscì ad ammorbidire il cuore della cacciatrice.
-Cosa mi sta succedendo, Angelus?-Gli chiese, disperata, quando si staccarono.
Buffy cominciò a piangere, crollando tra le sue braccia, liberandosi
di tutta l'angoscia che la stava corrodendo in quel periodo. Lui l'avvolse con
il corpo, tenendola stretta, al sicuro. -Cos'ha la mia testa?- Continuò
lei. Angelus le baciò i capelli. -Non lo so, amore.- Ammise. -Però,
lo scoprirò, te lo prometto. - La rassicurò. -Se tu non ci riuscissi?-
Rispose Buffy, fissandolo con occhi pieni di lacrime. - Sei mia, Buff'. Te lo
ripeterò fino alla fine dei tempi.- Le disse, prendendole il volto tra
le mani. - Solo io posso toccarti. Non permetterò a nessun altro di farlo.
- La ragazza tornò ad accoccolarsi tra le sue braccia. Il vampiro la
tenne ancora un poco, poi la prese in braccio. -Vediamo di riposare un po',
per il momento- Sentenziò deciso. Buffy s'aggrappo al suo collo, appoggiandogli
la testa sul petto. -Non so se ci riuscirò- mormorò, mentre lui
l'appoggiava sull'ampio letto. -Non preoccuparti.- Le disse, rimboccandole le
coperte. -Samir ci avviserà di qualsiasi pericolo. - Le assicurò,
infilandosi a letto con lei. Angelus s'aggiusto, poi l'afferrò per un
braccio, tirandola a se. Troppo bisognosa di conforto, Buffy lo lasciò
fare, rannicchiandosi contro di lui. Si risvegliarono verso il tardo pomeriggio,
ambedue silenziosi, confusi dagli eventi della notte passata. Angelus ancora
lievemente di malumore, Buffy furiosa con se stessa per aver nuovamente ceduto,
complici i suoi sentimenti, al proprio nemico. La ragazza salutò brevemente
Samir, sedendosi, accigliata al tavolo di cucina, per far colazione. Dietro
di lei, Angelus aprì il frigo, estraendone un bicchiere di sangue. Sorseggiandolo,
uscì dalla cucina. Tornato in camera da letto notò, ai piedi del
letto, i pantaloni del pigiama di Buffy. Il suo sguardo si soffermò sulle
lacerazioni da lui provocate. Infastidito dal ricordo dell'accaduto, Angelus
finì di bere il sangue, tornando con i pantaloni in cucina. Senza dire
una parola alla ragazza, intenta a ripulirsi la bocca dalle briciole della colazione,
gettò l'indumento nella pattumiera. Girandosi, la vide alzarsi da tavola.
-Dove vai?- L'interrogò. Sbuffando, Buffy rispose laconica, - a lavarmi.-
Se lui pensava che, con il pianto di quella notte, lei si fosse arresa, avrebbe
dovuto ricredersi. La cacciatrice non aveva nessun'intenzione di diventare un
cagnolino accondiscendente, com'erano state Dru e Darla. Fece per uscire dalla
stanza. -Conosco chi è arrivato a Sunnydale.- Le rivelò Angelus,
bloccandola sulla soglia. -Come?- Esclamò Buffy, girandosi a guardarlo,
allibita. -Di questo hai parlato con Giles?- Gli domandò dura. Angelus
scostò la sedia dal tavolo, facendole segno di risedersi. Buffy lo fissò,
decisa a non accontentarlo. L'occhiata glaciale del vampiro, la convinse del
contrario. Angelus non era proprio in vena di giocare, quel giorno. Attese che
lei s'accomodasse. -Probabilmente, è Penn.-
- Penn?- Ripete Buffy.
- L'ho vampirizzato 200 anni fa.- Seguitò a raccontare lui. -Gli ho insegnato
cosa era diventato, a cacciare, insomma, ad essere un vampiro doc.-
-Cosa ti fa supporre che gli omicidi siano opera sua?- Domandò lei, un
po' agitata. Lui la fisso. - Quel modo d'uccidere.- Esordì, dopo un momento,
- è uno dei miei preferiti. Così mi faccio beffe dei vostri credi.*-
Buffy ridacchio amaramente. Doveva aspettarselo. -Cosa vuole?- Chiese. -Non
lo so.-
-Bene. Grandioso! Ora dovremo anche difenderci da un tuo devoto figlioletto!
Non bastavano Faith e il Sindaco!- Sbottò, frustata. S'alzò stancamente
dalla sedia. -Posso andare in