Guanachi nei pressi del lago Pehoe

Il guanaco, simile nelle forme all'altro camelide selvatico dell'America australe, la vicuña, è però di taglia superiore e presenta il mantello, folto e morbido, di colore bruno rossiccio sul dorso e bianco sporco nelle parti ventrali del corpo come degli arti.
Unico erbivoro di grossa taglia originario del continente e diffuso dalle Ande peruviane fino alle coste della Terra del Fuoco, è stato per migliaia di anni la principale risorsa degli indigeni della Patagonia: mangiavano le carni, utilizzavano le pelli e la lana per la costruzione delle abitazioni e per il confezionamento dei vestiti, con i tendini preparavano fili e corde e con le ossa fabbricavano armi e utensili; inoltre un grande valore terapeutico veniva attribuito ad una concrezione presente nello stomaco dell'animale, così come pure all'orina.
Attualmente, a seguito delle stragi perpetrate dall'uomo, ma soprattutto a causa delle recinzioni dei campi che impediscono il libero movimento degli animali e della competizione esercitata sui pascoli dagli allevamenti di pecore, dei milioni di capi esistenti nel XIX secolo solo poche decine di migliaia di esemplari sopravvivono, protetti nei parchi e nelle riserve naturali o confinati nelle zone più aspre ed inaccessibili del paese, tanto che una loro ulteriore rarefazione pregiudicherebbe la conservazione della specie. All'epoca degli amori, in genere all'inizio della primavera australe (ottobre), i maschi adulti, chiamati cuadrillos, perdono la consueta tranquillità e, divenuti eccitatissimi, si cercano l'un l'altro e si affrontano in furiose zuffe per delimitare il proprio territorio e stabilire la supremazia sui branchi di femmine rientrate dai pascoli invernali.
Anche i piccoli dell'anno precedente, che hanno seguito la madre per tutto l'inverno, sono attaccati dal cuadrillo, che vi riconosce dei potenziali rivali; e così, mentre le puledre cercano di unirsi ad altri branchi, i giovani maschi si radunano in gruppi di 30-50 esemplari in attesa di raggiungere, ai 5-6 anni, la piena maturità e quindi la forza per "conquistarsi" il diritto alla riproduzione.
A dicembre, in estate, dopo una gestazione di circa 11 mesi, inizia la stagione delle nascite dei piccoli guanachi, chiamati chulengos ovvero bastonati a morte, per come venivano uccisi dai cacciatori, preoccupati di rovinare con un colpo di fucile la preziosa e morbida pelliccia color cannella; ogni femmina ne dà alla luce uno, più raramente due, già perfettamente conformato ed in grado di seguire la madre, che lo allatterà per circa quattro mesi e lo terrà con sé fino all'estate seguente, quando raggiungerà la pubertà.
Nel breve volgere dell'estate patagonica hanno quindi luogo gli accoppiamenti, e già in marzo le femmine e i cuccioli abbandonano i territori dei maschi per trasferirsi sui pascoli dove trascorreranno il duro inverno.

 

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Foto Patagonia

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