Pinguino di Magellano
Alto 70 cm, di corporatura robusta, il piumaggio compatto ed impermeabile di
colore nero sulla testa e sul dorso e bianco attraversato da due strisce nere
sul ventre, ali ridotte a rigidi moncherini e con le zampe palmate spostate ben
indietro, il Pinguino di Magellano è, delle 8 specie di questa grande
famiglia di uccelli acquatici non volatori presenti in Argentina, quello che
regolarmente abita le coste della Patagonia.
Animale monogamo e sociale, ama riunirsi in grandi colonie la cui vita è
scandita da due cicli ben differenziati: uno pelagico, nel mare, ed uno
riproduttivo, a terra.
Il ciclo riproduttivo inizia verso la fine di agosto, quando ubbidendo ad una
sorta di orologio interiore, i maschi riproduttori guadagnano per primi la terra
e preparano i nidi, sempre nello stesso luogo che li ha visti nascere e sempre
gli stessi, scavati sotto la terra o tra le radici dei cespugli, distanti a
volte anche chilometri dalla battigia.
Tra la prima e seconda settimana di settembre arrivano le femmine, e, dopo un
breve corteggiamento, avvengono gli accoppiamenti, che portano, tra la fine di
settembre e l'inizio di ottobre, alla deposizione delle uova, non più di due
per nido.
Maschio e femmina, molto uniti in questa fase del ciclo, si alternano nella cova
e nella ricerca del cibo, costituito essenzialmente da pesce, senza mai lasciare
incustodito il nido, in quanto predatori di mare (gabbiani, procellarie e
stercorari) e di terra (gatti selvatici e volpi) sono sempre in agguato, pronti
ad approfittare di un istante di distrazione dei genitori per fare delle uova un
succulento banchetto.
Contro questi nemici naturali, così come pure contro l'uomo che avesse l'ardire
di avvicinarsi troppo al nido, i pinguini utilizzano come efficace strumento di
difesa il robusto becco. Il periodo di incubazione dura circa 40 giorni, e verso
la fine di ottobre iniziano a schiudersi le uova e a comparire i pulcini, i pichones,
lunghi non più di 13 cm, pesanti 60 grammi e ricoperti di un sottile piumaggio
grigio, in tutto e per tutto dipendenti dai genitori, che per tre mesi ne
cureranno l'alimentazione, rigurgitando nel becco dei nati il cibo predigerito.
A dicembre i piccoli già escono dal nido e affollano la colonia, e ben presto
alla peluria si sostituisce il caratteristico piumaggio bianco e nero che
permetterà loro di affrontare i rigori delle acque oceaniche.
Terminata anche per gli adulti la muta annuale del piumaggio, tra la fine di
marzo e l'inizio di aprile tutta la colonia abbandona la terraferma per
ritornare all'oceano, dirigendosi probabilmente verso nord, come confermano gli
avvistamenti lungo le coste del Brasile e dell'Uruguay di esemplari marcati nel
Chubut.
Nel mare, ai tradizionali predatori negli ultimi anni si è aggiunto un nemico
ben più temibile e contro cui a poco serve il poderoso becco: è il petrolio,
che a macchie inquina l'oceano e si deposita inesorabilmente sul piumaggio
distruggendone l'impermeabilità e impedendo la traspirazione con tragiche
conseguenze per la vita dell'animale.
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