I Conti di Ceccano
Nel Medioevo la Città di Ceccano, nella Diocesi di Ferentino, visse un periodo di grande splendore, culminato nella costituzione di una Contea con ampi profili di autonomia politica, di cui furono Signori i de Ceccano, una potentissima famiglia comitale, imparentata con le grandi famiglie della nobiltà feudale pontificia.
Sulle origini della Casata dei de Ceccano, gli storici non sono concordi. In ogni caso, è interessante riportare le suggestive parole dello storico tedesco Ferdinand Gregorovius, scritte in piena età romantica, che si leggono in un’opera di ampio respiro, che consolidò la fama del brillante scrittore:
<<Nei monti Volsci primeggiava, dinastia antichissima della contrada, la Casa dei Conti di Ceccano, e per ricchezze e per dignità, era anche nella Chiesa tenuta in gran conto. Quei signori si erano fatti potenti prima ancora che sorgessero in fiore i Colonna, avvegnaddio fin dal tempo di Enrico IV si tenga nota che Gregorio, uno dei loro antenati, aveva ivi officio di conte. Della loro derivazione germanica fanno prova i nomi di Guido, di Landolfo, di Goffredo, di Beraldo e di Rainaldo che si mantennero nella loro famiglia>>. L’opinione dell’illustre storico tedesco è condivisa dal Tomassetti, che l’arricchisce di nuove riflessioni non trascurabili:
<<Ora riandando sui nomi e sulle memorie genealogiche della famiglia stessa (Conti di Ceccano), coi documenti cassinensi, dobbiamo persuaderci col ch. Gregorovius, ch’essa fu oriunda Sassone, di quelle cioè discese nella Campania cogl’Imperatori Ottone I, Ottone II ed Ottone III>>.
Lo storico di Ceccano, l’Abate Don Michelangelo Sindici, con fondate argomentazioni, confuta parzialmente tali opinioni, asserendo che fin dal X secolo già si erano distinti alcuni Conti di Ceccano, come confermato da numerosi documenti pontifici.
Con il Conte Landolfo I la Famiglia dei de Ceccano assume un ruolo di assoluto rilievo fra le casate feudali del Lazio.
Nella Biblioteca Giovardiana di Veroli si conserva una nota manoscritta di Fanusino Campano, che conferma l’illustre lignaggio dei de Ceccano, ascritti, fra l’altro, anche al patriziato romano:
<<Familia de Ceccano auctoritate imperiali et confirmatione Pontificia habetur inter nobilissimas Romae familias>>.
Il nome de Ceccano è il solo vero nome di questa Famiglia: <<genus nostrum de Ceccano>> scrive nel suo testamento del 1348 il Cardinale Annibaldo de Ceccano
Nei secoli XII-XV, la Casata dei de Ceccano fu illustrata da numerosi grandi personaggi, che si ricordano per le loro benemerenze in campo civile, religioso e militare.
LANDOLFO I, prese in moglie Donna Egidia, probabilmente di Casa Colonna, che fu una delle primissime donne a recarsi in pellegrinaggio a San Giacomo di Compostella in Spagna.
Da questo matrimonio nacque il Conte GIOVANNI I, una delle maggiori figure di questa Casata. A lui, nel 1190, l’Imperatore Enrico VI concesse il Cavalierato, come riconoscimento dell’importanza ormai assunta dalla Contea di Ceccano. Nell’anno 1200 il Conte Giovanni giurò fedeltà al Papa Innocenzo III. In tale circostanza, il Pontefice gli assegnò la Città di Sezze in beneficio.
La Contea viveva in quegli anni il momento felicissimo del suo massimo splendore. Sotto il governo dei de Ceccano erano posti : Ceccano, Arnara, Patrica, Cacume, Monte Acuto, Giuliano, Santo Stefano, Maenza, Rocca d’Asprano, Prossedi, Pisterzo, Carpineto, con diritti vantati anche su Montelanico, Alatri, Frosinone, Torrice, Ceprano, Ninfa, e con Landolfo II, nel 1264, anche Roccagorga.
I rapporti con la Santa Sede non furono sempre idilliaci. Infatti, alcuni personaggi di Casa de Ceccano e precisamente Giovanni e Goffredo, presero parte alla congiura contro Bonifacio VIII ad Anagni nel 1303, mentre la Famiglia parteggiò a lungo per gli Svevi, partecipando, con Annibaldo I, al fianco di Corradino di Svevia, alla Battaglia di Tagliacozzo nel 1268.
La Famiglia dei de Ceccano si rese benemerita verso l’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme per la militanza di vari suoi rappresentanti, su cui abbiamo notizie a partire dal secolo XIV.
Infatti, nel 1384, il Conte Stefano de Ceccano fu Cavaliere dell’Ordine Giovannita ed il Conte Giovanni de Ceccano risulta titolare, nel 1420 del beneficio della Commenda di Fano dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme.
Fra le insigni personalità religiose di questa Casata, si ricordano principalmente:
- IL CARDINALE GREGORIO DE CECCANO
Scrittore delle Lettere Pontificie, ad istanza del Cardinale Giovanni Caetani, poi Gelasio II, nel 1099, da Papa Pasquale II venne creato Cardinale Prete del Titolo di San Lorenzo in Lucina
- IL CARDINALE GIORDANO DE CECCANO
Fratello del Conte Landolfo I, fu monaco e poi abate del Monastero di Fossanova. Creato Cardinale del titolo di Santa Pudenziana da Clemente III nel 1188, fu inviato dallo stesso Pontefice Legato Apostolico in Francia e in Germania e tornò a Ceccano il dì 28 giugno 1189. In questa occasione volle dare in moglie al nipote Giovanni I Conte di Ceccano Donna Rogasiata figlia di Pietro Conte di Celano e sorella germana dell’Arcivescovo di Capua Rainaldo. In quegli stessi anni, il Cardinale Giordano de Ceccano fece edificare uno dei gioielli dell’arte gotico-cistercense della Ciociaria, la Chiesa di Santa Maria a Fiume in Ceccano, che personalmente consacrò nel 1196, unitamente a tutti i vescovi della Provincia di Marittima e Campagna, donando alla Chiesa preziosi paramenti che aveva comprato a Colonia, quando vi aveva soggiornato come Nunzio in Germania. La celebre Chiesa di Santa Maria a Fiume venne rasa al suolo dai bombardamenti angloamericani nel corso della II Guerra Mondiale. Si salvò miracolosamente la veneratissima statua della Madonna col Bambino, in legno di cedro del Libano databile al XII secolo, che ancor oggi si può ammirare all’interno della chiesa ricostruita.
- IL CARDINALE STEFANO DE CECCANO
Monaco di Fossanova fu poi priore e Abate del celebre monastero. Papa Innocenzo III che riponeva in lui una grandissima fiducia, lo creò Cardinale, assegnandogli prima il titolo della diaconia di S. Angelo e poi quello dei SS. XII Apostoli.
Il Cardinale Stefano de Ceccano fu in viva amicizia con San Domenico di Guzman, il celebre fondatore dei Padri Predicatori. Unitamente ai Cardinali Ugolino, vescovo Ostiense e Nicola, vescovo Tuscolano, Stefano fu testimone di un miracolo operato dal Santo. Il Padre Pierantoni da Trevi, nelle Memorie del Lazio, così rievoca questo importante episodio della vita di San Domenico, assegnandolo al giorno 27 febbraio:
<<S. Domenico, fondatore dei PP. Predicatori, celebrando messa nella chiesa di S. Sisto nella Via Appia, nell’elevazione del SS. Sacramento si elevò in alto da terra, e finita la messa risuscitò un cavaliere morto, caduto in quell’ora da cavallo in quella medesima strada, come narra Ferdinando Del Castello, e nota in questo giorno nel suo diario il P. Gerardi <<e questo cavaliere Napoleone dei Conti di Ceccano era nipote del cardinale Stefano che ivi si trovò presente>>.
Il nostro Cardinale fondò la chiesa dell’Abazia di San Galgano di Siena dell’ordine cistercense e poco distante da essa eresse una ricca cappella dedicata alla Vergine della Rotonda, nel luogo in cui era morto San Galgano. Il porporato venne sepolto nella Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma.
- IL CARDINALE TEOBALDO DE CECCANO
La memoria del Cardinale Teobaldo de Ceccano è ancor oggi intimamente legata alla figura gigantesca di San Tommaso d’Aquino, genio universale, onore e vanto della Ciociaria.
San Tommaso prima di recarsi a Lione per il Concilio indetto da Papa Gregorio X volle visitare a Maenza sua nipote Francesca d’Aquino, sposa di Annibaldo de Ceccano. Ammalatosi gravemente, volle andare incontro alla morte in un luogo più adatto alla sua vocazione religiosa e si fece condurre nell’Abazia di Fossanova, presso i cistercensi. Dopo aver ricevuto con sincera ed edificante devozione i Santi Sacramenti, San Tommaso d’Aquino spirò a soli quarantanove anni, fra le braccia dell’Abate Teobaldo de Ceccano.
Teobaldo venne creato Cardinale prete nel Concilio di Lione da Papa Gregorio X, nell’anno 1275.
- IL CARDINALE ANNIBALDO DE CECCANO
Figlio del Conte Berardo II de Ceccano e di Perna Caetani-Stefaneschi, Annibaldo si recò ben presto in Francia, per completare gli studi nella prestigiosa Università de la Sorbonne di Parigi. Ben introdotto da influenti legami familiari nella Corte Pontificia di Avignone, egli seppe acquistarsi la stima di Papa Giovanni XXII, che lo nominò Arcivescovo di Napoli, Cardinale nel 1326 e, l’anno successivo, Vescovo di Tuscolo.
Nel 1349 i romani chiesero al Papa Clemente VI di venire a Roma per l’apertura del secondo Giubileo. Il Pontefice non ritenne opportuno lasciare la Francia e, con quattro bolle del 10 aprile 1349, nominò suo Vicario e Legato per l’apertura del Giubileo a Roma il Cardinale Annibaldo de Ceccano, Arciprete della Patriarcale Basilica di San Pietro in Vaticano.
Come ricordano le cronache del tempo, il porporato ceccanese , giunto nella Città Eterna, con grande sfarzo aprì l’Anno Santo, il giorno di Natale del 1349, fra due ali di fedeli commossi ed oranti. Nelle cerimonie, Annibaldo volle conservare tutto lo splendore delle funzioni papali. Secondo un codice manoscritto del 1350, che descrive i riti del Giubileo, conservato nella Biblioteca Vaticana, <<il Cardinale Annibaldo de Ceccano diceva Messa pubblicamente con tutte cerimonie come Papa: a tono de trombe de ariento veniva in Chiesa, tornava in Palazzo>>.
Il concorso dei fedeli fu notevolissimo e fra i pellegrini vi furono anche Santa Brigida di Svezia e molti illustri personaggi dell’epoca, che si recarono a Roma con il desiderio di ottenere misericordia e perdono presso la Tomba del Principe degli Apostoli.
Clemente VI affidò molti gravosi incarichi di natura politica e religiosa ad Annibaldo, fra cui si ricordano, in particolare, la nomina a Legato Apostolico, con il compito di sanare i contrasti sorti fra due potenti sovrani, il Re di Francia Filippo VI e Riccardo III, Re d’Inghilterra. Personaggio di grande cultura umanistica e religiosa, autore di importanti studi teologici, fra cui uno sulla Visione Beatifica, il porporato fu in rapporti di stima ed amicizia con il grande poeta Francesco Petrarca, che gli indirizzò una famosa epistola, la Prima del Libro VI delle sue Lettere Familiari e con il pittore Simone Martini.
Incaricato dal Pontefice di una missione di pacificazione fra il Re d’Ungheria Ludovico e la Regina Giovanna di Napoli, il Cardinale Annibaldo de Ceccano morì nei pressi di San Giorgio a Liri, nel luglio del 1350, forse a seguito di un avvelenamento. Il suo corpo, rivestito dell’abito francescano ed imbalsamato, fu trasferito nella Patriarcale Basilica di San Pietro in Vaticano, dove venne tumulato nella Cappella dei Santi Lorenzo e Giorgio, nella tomba del Cardinale Giacomo Stefaneschi, suo zio.
Con il suo testamento, egli dispose molti beni in favore delle Chiese di Ceccano e lasciò del denaro per la costruzione del Convento di San Sebastiano ai Conventuali di San Francesco d’Assisi. Ad Avignone, Annibaldo fece costruire un imponente Palazzo che destinò a sua residenza principale. Oggi questo edificio conserva ancora il nome di Annibaldo ed è sede della Mediateque Livrée de Ceccano, intitolata al grande porporato.