RESISTEREMO UN MINUTO DI PIU’
Il 3 marzo la Fiat di Pomigliano d’Arco ha ripreso la produzione lasciando fuori 316 operai - tra cui alcuni RSU/RLS - tra i più partecipi nella difesa degli interessi e diritti dei lavoratori. La scusa di Marchionne ( come recita la lettera consegnata ai 316 ) è che per loro la “ rieducazione continua per altri 2 mesi”- fuori dalla fabbrica presso il Centro Polifunzionale INAIL di Napoli – con l’intenzione di destinarli tutti ad un “ centro di logistica avanzata per ottimizzare il rifornimento di componenti alle linee di produzione”.
Se non è l’anticamera del licenziamento di fatto è una esternalizzazione, in pratica una deportazione forzosa dall’originario posto di lavoro dove sono stati assunti e hanno lavorato per oltre 20 anni, per allontanarli definitivamente dalla massa dei lavoratori in quanto la Fiat teme che il loro comportamento sia contagioso riguardo il conflitto che intende abolire. Un atto discriminatorio, arbitrario quanto illegittimo riguardo lo Statuto dei Lavoratori e lo stesso Contratto Nazionale, che non ha trovato posto neanche nell’accordo sottoscritto a dicembre da Fiom-Fim-Uilm ( a meno che non faccia parte di taciti impegni : sarebbe un’infamia !).
Peraltro , Marchionne non ha rispettato gli accordi ! Ha ripreso la produzione senza effettuare nessuno degli investimenti in modifiche tecnologiche di impianto previsti, la “ fermata rieducativa” è stata finalizzata solo a selezionare,escludere , incutere paura-perdita del posto di lavoro : un ricatto, quello del ridimensionamento-chiusura dello stabilimento , che rimane oltremodo in piedi se i lavoratori “ non si piegheranno alla volontà e ai comandi aziendali”.
Il duo Machionne-Montezemolo , sull’onda di una campagna elettorale in cui i principali partiti fanno a gara a chi è più liberista ed amico dei padroni, stanno decidendo di normalizzare a loro piacimento in tutto il Gruppo Fiat il rapporto di lavoro e le relazioni sindacali, espellendo quanti in questi anni si sono battuti contro la precarietà e l’aumento dello sfruttamento : raffiche di punizioni per chi non si piega, licenziamento per chi osa ribellarsi, intensificazione dei ritmi produttivi e obbedienza – nuova metrica WCM - per tutti gli altri.
In questo momento c’è bisogno della massima unità e solidarietà tra i lavoratori. Oggi nessuno si può permettere di abbandonare i 316 “ esternalizzati” al destino padronale , domani può accadere a molti altri e infine a tutto lo stabilimento ! Il padrone non s’è mai posto nei panni degli operai, guarda solo i suoi interessi profittuali, quando deve tagliare e/o chiudere non guarda in faccia a nessuno, non gliene frega nulla di buttare nel lastrico migliaia di famiglie, la Fiat già l’ha fatto negli anni ’50 e ripetuto negli anni ’80 .
Ai 316 operai compete di dar vita al “ Comitato di Lotta” lo strumento in grado di tutelare in tutte le sedi ( compresa quella legale) i lavoratori esclusi, capace di agire e di resistere uniti. Poi, va messa in campo la ricerca della più vasta solidarietà, attuata con ampie e plurali iniziative “dentro-davanti lo stabilimento, nel territorio campano” , per supportare questo difficile confronto con la Fiat di Marchionne-Montezemolo.
RESISTEREMO UN MINUTO DI PIU’
Napoli,10-3-08 COBAS LAVORO PRIVATO O