SICUREZZA
SUL LAVORO: SI DEVE ASPETTARE ANCORA?
Sul
decreto legislativo approvato dal Governo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro,
perché entri in vigore, devono pronunciarsi il Parlamento in sede di Commissione
e la Conferenza delle Regioni.
Col
pericolo di una storia infinita, o dello stravolgimento del suo contenuto, o
dell’indebolimento dei poteri
dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza, o della concessione ai
padroni della possibilità di redigere un documento all’acqua di rose sui rischi
in azienda e sulla loro valutazione.
E c’è una questione inaccettabile: che scompaiano alcuni articoli della normativa attuale sulla sicurezza (il decreto n. 626 del 1994), i quali obbligano i padroni a dotarsi di apparecchiature adeguate e tali da non prevedere rischi, com’è stabilito dall’Unione Europea.
Così,
le aziende non avrebbero più il dovere di controllare le apparecchiature e
dismettere quelle difettose, pericolose e non più a norma. Con tanti soldi
risparmiati sulla pelle dei lavoratori!!!
Questo
decreto, che già arriva con anni di ritardo, lascia inoltre insoluti i problemi
nelle aziende con meno di 16 addetti, dove sarà difficile che un lavoratore
rischi di perdere il posto di lavoro per denunciare la mancanza di sicurezza.
Per non parlare delle cosiddette cooperative.
Per
questo nelle piccole aziende e nelle cooperative occorrono maggiori tutele collettive e individuali, per
impedire il licenziamento senza giusta causa.
E
poi tutti i sindacati -e non solo
Cgil, Cisl, Uil e Ugl- devono avere il diritto di portare davanti al giudice il
datore di lavoro, pubblico o privato che sia, che non rispetti le norme sulla
sicurezza.
Su
questo decreto, dobbiamo anche impedire che si dia spago alla pretesa della
Confindustria di non accettare l'inasprimento delle pene per le aziende che
violano le normative, perché -dicono i padroni, del resto già trattati dal
decreto con un occhio di riguardo- ciò che conta non è punire l’impresa, ma fare
prevenzione e formazione.
Peccato che chi ha la faccia tosta di dirlo sia all’ultimo
posto in Europa proprio su prevenzione e formazione e che, con l’ultimo rinnovo
del CCNL dei metalmeccanici, sia stato capace di respingere la rivendicazione di
un’ora retribuita di assemblea all’anno sulla
sicurezza!!!
E’
questa la ricetta minima per difendere salute, sicurezza e dignità di chi
lavora:
1.
poteri
reali
ai
Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza
e potenziamento e
intensificazione
dei controlli in azienda da parte degli ispettori del
lavoro;
2.
aumento
delle retribuzioni
adeguato
al miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori
e ritorno alla scala mobile dei salari per
adeguarli realmente al costo della vita, perché solo così si può dire di NO
agli straordinari, i quali -pur essendo una causa di primo piano degli
infortuni sul lavoro- sono ormai una necessità per arrivare alla fine del
mese;
3.
nessuna
riduzione degli intervalli fra un turno di lavoro e
l’altro
(l'ultima Legge Finanziaria ha cancellato per gli ospedali l'obbligo minimo
delle 11 ore di riposo. E la stessa cosa è stata fatta col rinnovo del CCNL dei
metalmeccanici);
4.
approvazione
immediata da parte del Governo della normativa sui lavori usuranti, per
permettere alle decine di migliaia di lavoratori interessati ogni anno di andare
anticipatamente in pensione, evitando così di sottoporsi ai rischi di infortuni
in agguato sul lavoro;
5.
estensione
dello Statuto dei Lavoratori
alle
piccole e piccolissime aziende di ogni tipo.