quella che segue è la lettera di donato auria licenziato alla fiat sata in seguito alla montatura giudiziaria intentata dalla procura di potenza contro lo slai cobas per il sindacato di classe su scala nazionale e che ha colpito anche 4 operai della fiat sata, nonostante i 4 operai non avessero legami organizzativi e politici con lo slai cobas per il sindacato di classe, nè con il giornale proletari comunisti, nè con la rivista marxista leninista maoista la nuova bandiera anch'esse oggetto della criminalizzazione come si rileva dalle carte dell'inchiesta di potenza abbiamo colto sin dal primo momento la portata dell'inchiesta e il suo essere targata stato-fiat abbiamo promosso una campagna nazionale abbiamo realizzato una iniziativa nazionale a lla fiat sata il 1° dicembre scorso sulle parole d'ordini giù le mani dal sindacalismo di base e di classe i licenziati devono rientrare la montatura giudiziaria deve cadere la lotta per il potere operaio non è reato
abbiamo proseguito con piccole iniziative anche il 31 gennaio scorso in diverse città e fabbrica italiane
sono stati tanti a dirci compreso Donato Auria che non si fa così o a dirci che ci voleva ben altro risultato nessuno ha fatto niente di meglio e di più - anzi come ben si sa qualcuno ha fatto di peggio dissociandosi o contribuendo a criminalizzarci sia la montatura, sia i licenziamenti sono lì a dimostrarci che senza una mobilitazione operaia e del sindacalismo di base e di classe e di tutto il movimento operaio e comunista su scala nazionale queste non cadranno e restano un pericoloso e insidioso precedente contro il sindacalismo di base e di classe, le avanguardie politiche operaie, le organizzazioni comuniste e rivoluzionarie che operano su basi di classe
il tentativo di curarsi solo dei licenziati o solo dei licenziamenti è oltre che sbagliato e scorretto, semplicemente impotente e serve alla fiat e allo stato
la lettera di donato auria ci permette di anticipare la nuova proposta che facciamo alla fiat sata come a tutto il movimento sindacale di base e di classe e a tutte le organizzazioni politiche e sociali che si riferiscono alla classe operaia e che presenteremo il 18 marzo prossimo in occasione dell'udienza per restituirci i computer illegittimamente sequestratici e non ancora restituiteci a 4 anni dalla lotta dei 21 giorni,vero sfondo della montatura e dei licenziamenti, nella settimana tra il 17 a il 24 aprile, proponiamo di organizzare una nuova iniziativa nazionale alla fiat sata le cui forme vengano decise comunemente proponiamo pubblicamente di incontrarci al tribunale di potenza il 18 marzo alle 10 o in altro luogo propostoci per la stessa data proponiamo a tutte le forze del sindacalismo di base e di classe, alle forze politiche ovunque collocate di esprimersi rapidamente
slai cobas per il sindacato di classe cobasta @libero.it 347 5301704 4. FIAT di Melfi: un'altra ingiustizia Inviato da: "Andrea" a.fiore@libero.it fiorettian Data: Lun 3 Mar 2008 11:11 am
Da Donato Auria - FIAT SATA di Melfi
Il blog http://donatoauria.blogspot.com/ è stato aggiornato con la recente sentenza del tribunale di Melfi sull'art. 28 per condotta antisindacale della Fiat nei confronti dell'FLMUniti-CUB. Troverete anche un mio breve commento sulla sentenza.
Riflessioni sulla sentenza
La decisione presso il Tribunale di Melfi: una vera ingiustizia.
Dopo essere stato licenziato, insieme ad un altro operaio che era anche RSU, la FLMUniti-CUB, il sindacato a cui aderisco, ha impugnato presso il tribunale di Melfi la causa ai sensi dell'art. 28 dello Statuto dei Lavoratori. La famosa legge 300 del 1970, quella che, ci dicono, dovrebbe tutelare tutti i lavoratori. Il giudice del lavoro, dopo averci pensato per 2 mesi, ha fatto propria alla lettera le tesi della Fiat-SATA e ha rigettato il ricorso impugnato ai sensi dell'articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori dalla FLMUniti-CUB perché a suo dire il sindacato di base non avrebbe il requisito della nazionalità in quanto presente "solamente" in 43 province e in quasi tutte le regioni. Una decisione ingiusta che toglie di mezzo qualsiasi dubbio a chi crede ancora nella favola che "la legge è uguale per tutti". Secondo questa sentenza, se un operaio aderente a un qualsiasi sindacato di base, a Melfi effettuasse uno sciopero e il padrone lo prendesse a calci, lo riempisse di ingiurie e lo licenziasse, dicendogli che lo sta facendo solo per il semplice fatto che aderisce al sindacato di base, quell'atteggiamento non sarebbe mai considerato antisindacale ai sensi dell'art. 28 dal giudice del tribunale di Melfi. Il giudice come ha già dimostrato non entrerebbe mai nel merito del ricorso ai sensi dell'art. 28 dello Statuto dei Lavoratori, limitandosi ad affermare che il sindacato di base non ha il requisito per poter impugnare l'art. 28. Anche i calci, le ingiurie e i licenziamenti non sarebbero comportamenti antisindacali perché il sindacato a cui l'operaio aderisce non è presente in tutte le regioni e in tutte le province e non firma i contratti nazionali. E' proprio il caso di dirlo: il giudice anche a Melfi afferma che "la legge e uguale per tutti" ma poi viene fuori che gli operai non sono tutti uguali e non possono fruire della stessa legge. Una sentenza che non penalizza solo la FLMUniti-CUB e tutti i sindacati di base ma anche tutti gli operai, a prescindere dal sindacato di appartenenza, perché, nei fatti, tende a limitare ancora di più ogni nostra già scarsa possibilità di organizzarci liberamente. Dopo aver imposto il metodo di lavoro della fabbrica integrata sperimentato a Melfi a tutti gli altri stabilimenti, la Fiat utilizzerà anche la giurisprudenza del tribunale di Melfi contro gli operai delle altre fabbriche. E' sempre più necessaria una risposta di lotta massiccia e unitaria di tutti gli operai, nella consapevolezza che per battere il padrone e per far rientrare i licenziamenti degli operai combattivi servono gli scioperi e l'organizzazione unitaria di tutti gli operai. Con la sentenza del tribunale di Melfi la strada delle cause e delle vertenze legali ha dimostrato ancora una volta la sua inadeguatezza e insufficienza. Una strada, dove il terreno è sempre di più controllato dai padroni e dove gli operai più combattivi vengono portati per essere "soppressi" legalmente.
Melfi 02-03-2007 L'operaio Donato Auria