L’1 e
il 14 marzo si sono tenute le due assemblee (veneta e toscana) promosse da
Primomaggio e da una serie di lavoratori e delegati delle due zone sui temi
della sicurezza, della salute e della condizione dei lavoratori sui luoghi di
lavoro con la presenza di Ciro Argentino, RSU/RLS della ThyssenKrupp di Torino,
l’azienda in cui tre mesi fa sono morti 7 lavoratori e un altro si è tolto la
vita nei giorni scorsi, dopo aver appreso che il contratto non gli sarebbe stato
rinnovato.
Le due
assemblee sono state molto partecipate dai lavoratori e per nulla dal ceto
politico-sindacale e “di movimento”; di questo siamo soddisfatti sia perché
dimostra l’ipocrisia dei tanti che si stracciano le vesti quando accade una
tragedia, sia perché in fondo queste assemblee volevano essere assemblee
di lavoratori e per i
lavoratori.
Dare i numeri non serve anche perché da tempo vige la “regola” immorale di gonfiarli a dismisura per nascondere le proprie debolezze e quindi ogni dato sarebbe letto in quella luce. Basti dire che si tratta di numeri molto alti e molto significativi, non solo per collettivi come i nostri, ma per qualunque organizzazione politica o sindacale. Abbiamo lavorato molto per raggiungere questo obbiettivo e possiamo dire di essere pienamente soddisfatti. Queste assemblee sono state un momento utile e proficuo di confronto.
Quando abbiamo contattato Ciro Argentino eravamo all’inizio di gennaio, poche settimane dopo la strage alla ThyssenKrupp. Volevamo partire dalla strage alla ThyssenKrupp del 6 dicembre, peraltro emblematica per tutta una serie di ragioni - aldilà della drammaticità - per porre nuovamente con forza il tema della sicurezza, della salute e della condizione dei lavoratori, aldilà dei rituali, delle liturgie, delle “lacrime di coccodrillo”, delle parole di circostanza. Partire dalla ThyssenKrupp, inoltre, per andare a ragionare sulla condizione complessiva dei lavoratori.
Poi,
il governo è caduto ed è iniziata la campagna elettorale. Ciro, poco prima del
14 è stato anche candidato alle elezioni politiche. Si poteva temere che
l’assemblea di Pietrasanta potesse essere considerata una buona occasione
di campagna elettorale. E invece così non è stato. Tutte le forze politiche e
sindacali hanno semplicemente snobbato entrambe le assemblee e così hanno
fatto la grande parte del sindacalismo di base e dei gruppi politici
extra-parlamentari.
I lavoratori, invece, hanno partecipato in massa. Già questa ci sembra una prima cosa da sottolineare con forza perché dimostra che c’è solidarietà verso tutti i caduti sul lavoro e voglia di confrontarsi, di unirsi, di ricostruire la propria forza.
Chi è
rimasto a casa ha perso una buona occasione per imparare
qualcosa.
Le assemblee di Schio e di Pietrasanta hanno avuto caratteristiche parzialmente diverse, ma gli elementi comuni che sono emersi sono stati chiari: la questione della sicurezza non è un problema tecnico-giuridico che si possa risolvere con leggi più o meno adeguate; è un problema di rapporti di forza tra le classi ed infatti spesso chi rischia di più, guadagna di meno. La precarietà è stata individuata come la condizione entro cui crescono maggiormente i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori. Non si può affrontare questo problema se non partendo dalla condizione generale dei lavoratori per ricostruire una forza capace di invertire la tendenza in atto da decenni, una tendenza che si può riassumere nella costante diminuzione del salario sociale (busta paga, pensione, tfr, servizi sociali), nella perdita di diritti (precarizzazione, ricatti, nuovi contratti), nell'arretramento anche sul terreno della sicurezza e della salute dei lavoratori (aumento dei ritmi e dei carichi di lavoro). Di questo arretramento sono responsabili tutti i partiti istituzionali e i sindacati confederali. Nessuno è innocente in un processo le cui tappe - dalla svolta dell’Eur in poi, passando da Pacchetto Treu e Legge Biagi - sono tantissime e tutte finalizzate a distruggere quella forza dei lavoratori che era stata capace di strappare conquiste importanti anche in un paese capitalistico come l'Italia.
Nel
pomeriggio di venerdì 14 si è tenuta anche un’assemblea retribuita alla Savema
di Pietrasanta, importante azienda del settore
lapideo, settore che ha avuto molti morti negli anni, specialmente nelle cave:
il doppio della media nazionale, come emerso nell'assemblea della
sera. I lavoratori hanno
potuto incontrare Ciro e discutere sui temi della sicurezza nei luoghi di lavoro
del territorio. Erano presenti anche lavoratori e delegati dell’Henraux. E’
stata un’assemblea molto importante di cui ringraziamo i
lavoratori.
Abbiamo
chiesto a diverse scuole del territorio (specialmente istituti tecnici) la
disponibilità ad un incontro con gli studenti. Tutti ci hanno detto di no
con le più diverse scuse. Non c’è da meravigliarsi. In questo paese l’ora di
religione non si tocca, ma un’ora dedicata alla solidarietà inter-generazionale
e ad uno sguardo verso il futuro reale di moltissimi giovani è impossibile. E’
così che vengono educati i nostri figli. Macchine pronte per la produzione,
possibilmente incapaci di ragionare con il proprio cervello, tenuti all’oscuro
di ciò che li aspetta domani nel mondo del lavoro. Per fortuna alcuni giovani studenti hanno dimostrato di non aver
dimenticato la propria condizione
materiale e quella dei propri
genitori e sono intervenuti in entrambe le assemblee sottolineando la
necessità di costruire un’alleanza con i lavoratori, proprio perché consapevoli
che saranno la forza lavoro del futuro.
A Schio e a Pietrasanta i lavoratori hanno
potuto confrontarsi direttamente, senza
intermediari.
E
proprio questo era lo spirito della
campagna che abbiamo
condotto per un mese e mezzo
(e che naturalmente era solo una tappa di un percorso iniziato da
anni e destinato a proseguire): un
confronto “dal basso” tra lavoratori, precari, immigrati, disoccupati, per
andare oltre le differenze tra categorie, tra italiani e immigrati, tra giovani
e anziani, tra “garantiti” e precari, tra pubblico e privato, tra nord e sud...
per unire quello che il padrone cerca
continuamente di dividere, sapendo che la nostra divisione è la forza del
padrone e che la nostra
unità è la nostra forza.
Ma
quale unità ? Non certo l’unità dei lavoratori con i padroni in una logica
di “patto dei produttori” dal sapore neo-corporativo, ma invece l’unità di classe dei lavoratori contro i
padroni, unità di lavoratori per tornare ad essere classe, con interessi distinti e
contrapposti a quelli della classe che ci sfrutta e ci fa morire ogni giorno nei
posti di lavoro.
Alle
assemblee di Schio e di Pietrasanta hanno partecipato i lavoratori e i delegati
delle principali aziende dei due territori, moltissimi precari giovani e meno
giovani, lavoratori appartenenti a
piccole aziende che hanno difficoltà
persino ad organizzarsi sindacalmente.
Da molti, anche
dopo le assemblee, è emersa la volontà di proseguire il confronto sia
sulle questioni della sicurezza e della salute, sia sulle questioni del salario,
dei diritti, della precarietà.
Cogliamo l’occasione per ringraziare tutti i lavoratori e i delegati che hanno co-promosso e partecipato alle assemblee, Luciana che ha recitato il brano “Morire per lavoro”, Marcello Palagi che ha analizzato i dati su morti e infortuni nella zona apuana.
Ringraziamo,
ovviamente, Ciro Argentino che ci ha dato la disponibilità per queste due
importanti assemblee e che ha portato la sua esperienza umana e di lotta.
Indipendentemente dalle nostre valutazioni politiche, ci auguriamo che una volta
in Parlamento saprà stare sempre dalla parte dei
lavoratori.
Rinnoviamo il nostro impegno a lottare, senza fare sconti a nessuno, contro chi ogni giorno mette a rischio la nostra salute, la nostra vita; diamo a tutti l’appuntamento per un prossimo incontro di bilancio e per la giornata internazionale dei lavoratori, il 1° maggio, che vogliamo dedicare anche quest’anno, come quello scorso, a tutti coloro che cadono quotidianamente nei posti di lavoro.
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