Clarence White
33 Acustical Guitar Instrumentals
Sierra
Clarence White è stato un modello per innumerevoli Flatpicker, da Tony Rice al più scalcagnato chitarrista a plettro, quale ritengo di essere... :-))
Non è solo una questione di "velocità", anzi oggi vi sono probabilmente in circolazione molti artisti più veloci: ciò che piuttosto affascina in Clarence White è il pulsare della chitarra, quel saltellare tra le note, facendole quasi rimbalzare dalla cassa acustica alle nostre orecchie.
Clarence è oggi probabilmente più famoso come membro per alcuni anni dell'ultima formazione dei Byrds, che non come chitarrista acustico, ma certo noi Flatpicker siamo più sedotti dalle sue esecuzioni con le sue fedeli Martin D18 e, più raramente, D28.
Questo CD, edito dalla Sierra, propone appunto 33 registrazioni del 1962 "fatte in casa" da Clarence con l'accompagnamento di Roger Bush e la cui pubblicazione non era certo prevista. Ciò, però, non toglie nulla al loro valore, anzi le rende secondo me ancora più affascinanti. In un'epoca in cui i suoni escono sempre più spesso da sintetizzatori e diavolerie varie, ascoltare "semplici" registrazioni di una chitarra acustica suonata davanti a un magnetofono casereccio ci avvicina a quella che è la vera dimensione della musica, in particolare della nostra amata Musica Popolare Americana: un artista che ripercorre la Tradizione, apportandovi le innovazioni che il suo genio gli suggerisce.
Riportare i titoli delle 33 esecuzioni rappresenterebbe di fatto proporre una carrellata tra i pezzi più famosi dell'Old Time e del Bluegrass: Wildwood Flower, Black Mountain Rag, Cripple Creek, Black Jack Davy, Banks of the Ohio, Sally Goodin, Shady Grove, Old Joe Clark, Arkansas Traveller, Pretty Polly, Cotton Eyed Joe... Quanti suonatori di chitarra, violino, banjo o mandolino si sono cimentati con i loro passaggi più impegnativi o hanno provato a proporne nuovi arrangiamenti...
Le esecuzioni che Clarence White offre di questi gioielli sono sempre magistrali e ascoltandole pare quasi di vederlo mentre, con il suo volto serio come al solito, muove agilmente le dita su e giù per la chitarra.
Al termine dell'ascolto di questo CD, si resta ancora una volta di più con la domanda che probabilmente ogni ammiratore di Clarence si è prima o poi posta: di che cosa sarebbe stato capace, se un automobilista ubriaco non lo avesse falciato in un posteggio? Quante nuove emozioni ci avrebbe regalato, se una morte così assurda non lo avesse tolto dal Grande Gioco della Vita il 15 Luglio del '73, a soli 29 anni?
Secondo il fratello Roland, Clarence avrebbe continuato a suonare la chitarra elettrica, perché è quella che fa girare i soldi (un pò di sano pragmatismo americano non guasta mai...:-)), ma non avrebbe certo abbandonato la chitarra acustica.
E allora, mentre il CD ripropone Wildwood Flower, lasciatemi sognare tutte le fantastiche esecuzioni che Clarence avrebbe ancora potuto regalarci...