Beppe Gambetta & Dan Crary
Synérgia
Felmay
Di Beppe Gambetta avevo amato con la testa, ma non con il cuore, Traversata, il colto CD preparato con David Grisman & Carlo Aonzo e dedicato alla musica degli emigranti italiani in America.
Ben diversi sono i sentimenti che mi ispira questa Synérgia, che raccoglie 16 pezzi eseguiti durante venti concerti tenuti nel gennaio 2000 in Germania, Austria, Svizzera, Slovenia ed Italia con Dan Crary. Qui, infatti, troviamo alcuni pezzi oramai classici della tradizione Flatpicking americana, da Huckleberry Hornpipe a Nashville Blues, da Rollin’ in my Sweet Baby’s Arms a Jimmie Brown the Newsboy, da Black Mountain Rag a John Hardy e Soldier’s Joy e così via… Questi pezzi mi prendono per le viscere, me le scuotono e mi lasciano uno strascico di ammirazione per l’abilità e l’energia che trasudano da ciascuna nota.
Beppe e Dan ci confidano che il modello di questo loro lavoro è rappresentato dai concerti che Doc e Merle Watson tennero negli anni ’60. Chi, come me, rimase fulminato dagli LP della Vanguard che immortalarono quei concerti, non può non rimanere piacevolmente colpito da questa dichiarazione di intenti… Anche perché Beppe e Dan si dimostrano poi all’altezza del difficile compito che si sono proposti!
In tutti i pezzi citati, la maestria non va mai a discapito della musicalità e soprattutto della comunicazione con l’ascoltatore, sia pure mediata dalla registrazione sul CD. Questo non è il Flatpicking mostruosamente tecnico, ma “freddo”, al quale purtroppo ci hanno abituato tanti chitarristi iperveloci, ma ipomusicali.
Come detto, vi sono molti pezzi che oramai fanno parte del repertorio di noi Flatpicker, ma accanto ad essi possiamo trovare anche qualche sorpresa inusuale, quale una rielaborazione mozartiana, una mazurca, Creuza de Ma di DeAndré e una composizione spagnoleggiante di Dan Crary. Ammetto che questi non sono i momenti del CD che più mi entusiasmano, però Beppe e Dan sono uomini di grande cultura e di grande preparazione musicale e quindi comprendo che un solo genere musicale possa andare loro stretto: dunque, ascolto con un certo piacere anche queste “divagazioni”, che però credo siano più significative nel percorso personale e artistico dei due musicisti, che non per il significato che possono avere per l’ascoltatore. Tuttavia, questa è una valutazione che ovviamente nasce dai miei gusti e poiché De gustibus etc… mi fermo qui.
Vorrei, per concludere, fare una considerazione sull’aspetto canoro del CD. La parte solista è quasi sempre affidata a Dan Crary, che a mio avviso è certamente migliore come chitarrista che come cantante… Forse il mio orecchio è abituato alle voci nasali dell’Old Time Music o alle tonalità acute di Bill Monroe e dei suoi successori, ma la voce di Dan non mi convince molto. A questo proposito, direi che le parti cantate non riescono a trasmettere l’energia che vi era nei concerti del Grande Doc degli anni d’oro…
Comunque, anche se il canto non è certo travolgente, questo CD offre tanto di quell’ottimo Flatpicking da farsi ascoltare con grande piacere dall’inizio sino alla fine. E mentre lo si ascolterà, si avrà anche il tempo per apprezzarne l’elegante confezione e le riflessioni “ispirate” di Dan Crary che l’accompagnano.