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Norman Blake & Rich O' Brien 
Be Ready Boys: Appalachia to Abilene 
Shanachie 
 
 
 
 
 
Questo CD mi rende un pò malinconico: è del 1999 e Norman, almeno stando a quanto si dice, non sta vivendo uno dei suoi periodi più felici... Inoltre, sebbene abbia solo 61 anni, nelle foto sembra un vecchietto ingobbito, giunto quasi alla fine del suo percorso... Non ancora con un piede nella fossa :-) ma certo non in grande forma... 
La musica proposta in coppia con Rich O' Brien, che non conoscevo, è in sintonia con questo tono dimesso: non che sia brutta, anzi, però è a dir poco "tranquilla", senza sprazzi, suonata quasi più per se stessi che non per gli ascoltatori. Una musica che non si rivolge verso l'esterno, ma ritorna verso l'intimo dell'artista. Come ascoltatore, resto quasi a disagio, un pò come se fossi capitato per sbaglio in una stanza in cui Norman e Rich stanno suonando  per se stessi: non so se restare o lasciarli soli, liberi di suonare ciò che più desiderano, senza la preoccupazione di una presenza esterna inopportuna... 
Ma veniamo alla musica, visto che questo è un CD messo regolarmente in vendita e quindi essa non appartiene più solo agli artisti. Vi sono 16 pezzi, suonati tutti con molta delicatezza e certamente al di sotto delle proprie possibilità. E' come se Norman avesse radicalizzato ancor di più la sua scelta di non "spandere" e ora si volesse limitare a suonare qualche piacevole canzoncina, particolarmente musicale, ma che ha un valore certamente molto più soggettivo che oggettivo. Ad esempio, Tenola Waltz è un pezzo strumentale certamente debolino, che però deve avere una grande importanza per i due, che continuano a suonare una melodia piuttosto semplice, resa ancora meno significativa da un arrangiamento minimalista. Lo stesso vale per altri pezzi, quali Mexico o Going Home: tutti piacevoli, ma mai travolgenti; tutti perfettamente eseguiti, ma mai indimenticabili. L'unico che si stacca è, almeno per me, Under the Double Eagle, in quanto proprio in questi giorni lo sto imparando nella versione di Gary Cook proposta in Flatpicking Guitar magazine 7/2 ed è sempre un piacere ripercorre una melodia, sapendo di essere in grado di riprodurla (in qualche modo... :-))) sulla propria D-18. 
Insomma, ascolto questo CD più come atto d'affetto verso Norman, che non perché realmente mi piaccia: mi lascio prendere dall'atmosfera intimista e malinconica che crea e sto qui, tranquillo, con i pensieri che possono venire a chi ha passato il mezzo secolo di vita: più consapevole che triste... 
Un'ultima nota sugli strumenti: Norman e Rich suonano quasi sempre due Gibson, rispettivamente una Century del 1933 e una L-00 del 1936, oltre ad altri strumenti dell'epoca. Non sono in grado di dire se essi abbiano un suono particolare, degno della scelta fatta. Però, da Martiniano incallito, mi sento di sostenere che forse una bella D-18 avrebbe datto una maggior brillantezza a tutto il CD... :-) 
Keep on picking, Norman! 
 
 
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