2.15.4) L'ARCHITETTO CARLO SCARPA
In quest'anno di grazia 2006 si sta svolgendo
in molte parti d'Italia la celebrazione del centenario della nascita
del grande Carlo Scarpa. E' da ricordare come tale illustre personaggio
amasse particolarmente Quero dove egli aveva trascorso lunghi
periodi di vacanza e dove risiedevano stabilmente, anche prima
della guerra, alcuni suoi parenti. Io ho avuto la fortuna di conoscerlo
e, addirittura, di essere suo ospite negli anni 39-40 a Venezia
nella bellissima casa di Rio Marin dove frequentavo sopratutto
il figlio Tobia, oggi anch'egli grande architetto. Difficile descrivere
le sensazioni provate, ragazzino che stava trascorrendo la sua
gioventù in un paesino di montagna privo di tutto com'era
Quero in quegli anni, nel trovarmi in una città come Venezia
e per giunta nella casa di un grande artista frequentata costantemente
da molti altri personaggi celebri dai quali Scarpa amava farsi
circondare per discutere di cose per mè incomprensibili
ma che sentivo essere importanti e comunque tutt'altra cosa rispetto
a quello che potevo apprendere a Quero dove, al massimo, si parlava
del raccolto dei campi o del numero di pulcini che la chioccia
stava covando. Da notare come lo studio dove lavoravano Scarpa
e tutti gli altri era lo stesso grande soggiorno dove si trovava,
accanto ai tavoli da disegno, la zona pranzo e il salotto con
le poltrone e dove trascorrevamo molto tempo, a stretto contatto
con i suddetti, anche io e Tobia.
La vita di quel genio che era il grande Carlo Scarpa è
costellata, oltre chè dalla bellezza ed originalità
delle sue opere, anche dal suo modo altrettanto originale di condurla,
disinteressato com'era per il denaro e per tutto ciò che
la gente poteva dire sul suo, alle volte bizzarro, modo di comportarsi.
Una volta il grande Scarpa volle accompagnare mè e Tobia
a fare un giro per la laguna veneta. Presa a nolo una gondola
girammo per molto tempo con il natante manovrato da lui stesso
con vera maestria. Mi rimase impressa l'immagine di questo personaggio,
che io non sapevo sarebbe diventato così famoso, con la
sua caratteristica barba e tutto sudato sotto il sole ma soddisfatto
di percorrere la Venezia che amava tanto alla guida di un'imbarcazione
così difficile da condurre come la gondola! Quando dovevamo
girare un angolo del canale privo di visibilità dava in
perfetto dialetto veneziano il grido: hoe pope! Un'altra volta
io e Tobia, ambedue ragazzini, stavamo accompagnando il prof.
Scarpa in giro per Venezia quando egli si accorse che Tobia aveva
le orecchie sporche. Entrammo allora da un barbiere ed ordinò:
lavate gli orecchi a mio figlio!
Non sapevo allora che molti anni dopo sarei tornato nella sua
casa per constatare, su incarico della Sig.ra Gina, zia di Tobia,
lo stato disastroso in cui si trovava. Era, infatti, accaduto
che il grande architetto un giorno avesse detto alla moglie: "Andiamo
per un po' di tempo ad abitare in un albergo di Asolo perchè
voglio effettuare il restauro della casa". Da quel giorno
passarono diversi anni senza che l'abitazione non fosse nemmeno
aperta da qualcuno. Fu poi occupata da gruppi di giovani contestatori
che ne fecero la loro sede distruggendo tutto ciò che vi
si trovava. Il sopralluogo mi portò a lunghe riflessioni
su quanto la casa precedentemente rappresentava per le sue caratteristiche
costitutive davvero eccezionali, per il mobilio e per gli accessori,
le stoviglie tutte di ottima fattura. Ricordo in particolare la
gabbia scale con ampie pareti in vetro che, essendo posta al centro
della casa, costituiva il disimpegno di tutte le stanze le quali,
girandovi attorno, erano assolutamente prive di porte. Ricordo
i molti oggetti in vetro di Murano che facevano mostra di sè
in ogni stanza e che costituivano altrettanti pezzi unici creati
per prova dal grande Scarpa quando progettava per le vetrerie
di quel centro. Tutto questo era perduto, distrutto ma ciò
non rappresentava alcun problema per il grande Scarpa il cui interesse
era rivolto, come accade a tutti i geni come lui, in tutt'altre
direzioni.
A Quero in Via Roma abitava la Sig.ra Gina, cognata di Scarpa
la quale quando m'incontrava, si divertiva a raccontarmi, oltre
ad episodi legati al grande successo che le sue opere stavano
riscuotendo in tutto il mondo, anche le ultime curiose novità
che lo riguardavano. Una volta mi disse che aveva dovuto spedire
in tutta fretta dei soldi perché il famoso personaggio,
andato in Giappone per ritirare un cospicuo premio in denaro da
lui vinto per un lavoro lì eseguito, non aveva nemmeno
il necessario per il viaggio di ritorno avendo visto un'opera
d'arte così bella che non aveva potuto evitare di portarsela
a casa offrendo in cambio tutto il capitale che aveva con sè.
In anni relativamente recenti, il grande Carlo Scarpa soleva farsi
fare dei vestiti da Gigi, il bravo sarto di Quero per il quale
ha anche progettato tre bellissime casette poste lungo la Via
Giovanni XXIII e citate in molti testi di architettura ma che,
per banali questioni burocratiche, non si sono potute costruire.
Scarpa aveva anche iniziato la progettazione della casa di abitazione
di Gigi sita in Via Roma all'incrocio con la Via Cimitero, ma
non potè portare a compimento l'incarico per la sua improvvisa
morte accaduta in Giappone per un banale incidente. A Gigi, che
ritardava nello svolgere il lavoro commissionatogli diceva: "Coprimi
se vuoi che ti copra". Una volta gli ordinò un paltò
grigio in cachemire che voleva esattamente uguale al campione
che gli aveva, a tale scopo, consegnato. Quando Gigi gli consegnò
il paltò finito, Scarpa lo tenne piegato sul braccio destro
mentre in quello sinistro teneva, piegato in maniera analoga,
quello da copiare. Gettati, con un unico gesto, i due paltò
sulla spalliera di due poltrone uguali tra loro, disse a Gigi:
i due paltò non sono identici, vedi che non cadono sulle
due poltrone in modo identico!.

Il grande Scarpa fece un'altro lavoro
a Quero: il progetto di restauro della casa di Sandro posta sempre
in Via Roma all'incrocio con Via Giovanni XXIII. Una cosa curiosa
consiste nel fatto che il grande progettista autore di opere meravigliose
oggi noto in tutto il mondo, allora, non possedendo, di fatto,
un titolo di studio e l'iscrizione al relativo albo professionale,
non poteva firmare alcun progetto nemmeno di scarsa rilevanza
come quelli in argomento. A causa di questa circostanza aveva
avuto, in precedenza, grossi problemi ed era anche stato citato
in giudizio da qualche imbecille professionista che evidentemente
era geloso del suo straordinario successo. Egli poteva disporre
di mille personaggi, anche importanti, pronti a sottoscrivere
le sue opere ma quella volta, conoscendomi, chiese a mè
se, come geometra professionista di Quero, volessi firmare il
suo lavoro che, in tal caso, sarebbe diventato, ufficialmente,
un mio lavoro. A mè questo fatto sembrò veramente
assurdo e non me la sentii di farlo. Mi sembrava inammissibile
che un grande come lui dovesse ricorrere ad una formica come il
sottoscritto e, con immenso dispiacere, rifiutai, spiegando, con
grande difficoltà, le mie ragioni che penso siano state
capite. Io non sono a conoscenza chi abbia firmato quel progetto
e so soltanto che la casa è compresa
tra alcuni cataloghi delle opere del grande Scarpa come pure
vi figurano le tre casette di Gigi e la pietra tombale i cui dirò
più avanti.
Un bel giorno gli venne finalmente concessa, per i suoi grandi
meriti e capacità, la laurea in architettura "honoris
causa" colmando una grave lacuna e dandogli la possibilità
di fregiarsi ufficialmente del titolo di architetto. L'assurdità
di quanto vado raccontando ha allora raggiunto il suo apice: il
Grande Scarpa non poté mai realizzare questo sogno in quanto,
immediatamente dopo quel riconoscimento da lui tanto atteso, per
un banale incidente occorsogli in estremo oriente dove era stato
chiamato per un lavoro, perse la vita.

Ora è seppellito nei pressi di
Asolo, a San Vito d'Altivole, vicino a quel capolavoro da lui
ideato e diretto che è il Cimitero
Brion elogiato in molti libri e riviste di architettura. Ma
anche nel cimitero di Quero si trova un'opera molto bella del
grande Scarpa. E' una pietra che copre la tomba dove riposa la
madre della Sig.ra Gina suddetta.

Essa si distingue da tutte le altre per
l'originalità e la purezza di linee. Attualmente è
in cattivo stato di manutenzione e, se qualcuno non provvede al
suo restauro,
Quero finirà per perdere un'opera che figura tra quelle
che sono entrate nella storia dell'architettura