2.2.6) LA FILODRAMMATICA LOCALE
Una attività giovanile organizzata
dalla parrocchia era la locale filodrammatica avente attori esclusivamente
appartenenti al sesso maschile. Si concludeva sempre con la recita
nella sala dell'asilo dei drammi classici come Le due orfanelle,
La nemica, La cieca di Sorrento ecc. cui assistevano tutte le
autorità civili e religiose e moltissimi spettatori. Lascio
immaginare la qualità della recitazione di artisti improvvisati
come erano i ragazzi (tutti maschi) prescelti, i quali, opportunamente
travestiti, dovevano svolgere anche i ruoli femminili essendo
assolutamente da evitare lo scandalo che avrebbe allora rappresentato
la contemporanea presenza di ragazzi e ragazze. Mi viene alla
mente un avvenimento che ha piacevolmente scosso l'ambiente piuttosto
stantio di quegli anni.
Nella scena in corso di recita, Bruno dava un tragico annuncio
a Lino (i due nomi riportati sono veri: Lino era il nostro barbiere,
un giovane con la gamba dritta per un incidente subito in bicicletta
come racconterò più avanti, mentre Bruno, che stà
trascorrendo la sua vecchiaia nella locale casa di riposo, potrebbe
forse ricordare l'episodio!): "E' successa una cosa grave:
è morto il conte Anselmo!" Poiché il copione
studiato da Lino prevedeva che egli avesse ribattuto con una non
meglio precisata "espressione di stupore" Lino pensò
bene di reagire alla ferale notizia con quella che era di gran
lunga la frase più usata a Quero per dimostrare meraviglia
e quindi disse: " e ostia! ". Lascio immaginare quali
furono i commenti di preti e suore presenti in prima fila a pochi
metri dal proscenio!

Quello raccontato è un episodio
molto semplice, banale, come tutto ciò che caratterizzava
la vita paesana di quei tempi e la faceva trascorrere in serenità
non essendo affatto bombardata da televisione, giornali e altri
mezzi di comunicazione che vivono oggi essenzialmente sui delitti,
gli stupri, le guerre, ed in genere sulle notizie deteriori sempre
più morbosamente richieste da tutti, giovani compresi,
rendendo ancora più cupi questi nostri giorni.
Erano quelli gli avvenimenti che riempivano piacevolmente e a
lungo la conversazione del paese tanto da restare fissi nella
mente ed essere ricordati completi di particolari dettagliati
anche a distanza di oltre 60 anni.
Lo spettacolo teatrale era, per fortuna, completato da brevi comiche
recitate e spesso anche create ex novo da Toni che aveva una innata
comicità ed una tale bravura di recitazione da riuscire,
da solo, a risollevare le sorti dell'intera rappresentazione teatrale.



Toni, l'attore comico di cui sopra, era
un tipo veramente burlone che ne sapeva inventare ogni minuto
una di nuova. Una volta eravamo a prendere il caffè dalla
barista che, non volendo citare con il suo vero nome, significativamente
chiamerò Barbara. La Barbara, era convinta che l'utile
della sua attività dipendesse principalmente dal numero
di cucchiaini di zucchero che i suoi avventori mettevano nella
tazzina. Ad evitare evidenti sprechi era lei ad effettuare l'operazione
di addolcimento. In tal modo era sicura di mettere un solo cucchiaino
in ogni caffè, raramente due, però dava ad intendere
a tutti la sua piccola mania. Il Toni quel giorno, visto che la
Barbara aveva messo un solo cucchiaino ne richiese un secondo
il che cominciò a infastidire Barbara la quale vedeva in
tal modo sfumare il suo utile. Il grave fu quando chiese: per
favore, un altro cucchiaino. La Barbara lo aggiunse assai a malincuore.
Ma quando ne richiese un quarto poco mancò che non le venisse
un infarto. Arrivata la quarta aggiunta di zucchero Toni disse:
"Ti prego Barbara non mescolare la tazzina perché
il caffè mi piace amaro!".
L'episodio, assolutamente vero, dà una chiara indicazione
dell'arguzia del personaggio, e della sua spontanea rapidità
nell'associare le sue originali trovate con gli avvenimenti.
Una volta ci trovavamo in gruppo sul ciglio della strada quando
si fermò una macchina tedesca e, nel chiedere qual'era
la direzione giusta per arrivare a Pederobba pronunciò
storpiando alla tedesca : Petteroppa? Tra tutti il più
lesto ad intervenire fu Toni che, facendoci ridere tutti, con
la sua solita arguzia disse: Apfanti!
Da segnalare l'abitudine radicata in Toni di scegliere questo
o quel personaggio per farne il bersaglio della sua irresistibile
comicità. Tra tutti và ricordato Nani,
sarto-barbiere presso il quale eravamo soliti riunirci in
molti, sopratutto il sabato, non solo e non tanto per attendere
il nostro turno di taglio capelli o barba ma altresì per
intavolare divertenti discussioni sugli avvenimenti della settimana
appena trascorsa. Nani vi interveniva spesso contribuendo con
la sua sapiente esperienza di vita a renderle ancora più
interessanti. Si potrebbe senz'altro sostenere che il tempo d'anticamera
passato dal barbiere costituisse allora un passatempo piacevole
e al tempo stesso istruttivo che potrebbe benissimo reggere il
confronto con il tempo che ai nostri giorni passiamo davanti al
televisore assistendo a trasmissioni troppo spesso di una banalità
sconcertante. Da questa consuetudine di trasformare il locale
in salotto da conversazione ed altresì per la cura e meticolosità
che Nani metteva nello svolgimento del suo lavoro, derivava, nelle
varie operazioni, una certa lentezza che gli abituali clienti,
per le considerazioni di cui sopra, nemmeno rilevavano. Non era
così per Toni costantemente occupato a trovare, come detto,
dei motivi di comicità. Una volta, forse per la forza dell'abitudine,
a Toni che gli aveva richiesto di tagliargli barba e capelli,
Nani ebbe la malaugurata idea di domandare se desiderava avere
per primo il taglio della barba oppure quello dei capelli. Questa
l'immediata reazione: è meglio tagliare per primi i capelli
perché, in caso contrario la barba fà tempo a ricrescere!
Durante l'ultimo anno di guerra Toni, un pò più
anziano di noi, era partigiano in montagna dove aveva assunto
il nome di battaglia "Bill" ma scendeva spesso in paese
e ci raccontava gli episodi comici che vi organizzava. Ci trovavamo
riuniti ad ascoltarlo in tanti quando l'amico Mario Z. incominciò
a lamentarsi di un forte mal di denti. Toni, estratta dalla tasca
una pistola, infilato il caricatore e fatta aprire la bocca di
Mario, la introdusse appoggiandone la canna contro il dente dolorante.
"Adesso ti faccio sparire dente e dolore!", urlò.
Lo spavento provato da Mario al vedere l'arma carica infilata
in bocca da un inesperto come giudicava fosse Toni fù così
grande da fargli immediatamente passare il mal di denti!
Le recite nella sala parrocchiale dell'asilo, erano comunque molto
gradite e tutta la popolazione vi partecipava in massa. Balza
anche qui agli occhi la differenza rispetto alla situazione attuale
che vede i teatri, pur se tenuti da complessi di recitazione di
prim'ordine, con pubblico così scarso che per sopravvivere
le compagnie devono essere sovvenzionate dallo Stato. Questo inconveniente
è da attribuirsi alla falsa cultura attuale propinata dalla
televisione ed in genere dai mezzi di informazione moderni i quali
spingono la gioventù ad assistere soltanto a spettacoli
banali e poco istruttivi.