2.2) PASSATEMPI ANTEGUERRA
Nei tempi passati l'arrivo di ogni nuova
stagione comportava, senza che nessuno se ne rendesse conto, il
ritorno di quei passatempi che con essa avevano una qualche attinenza.
Se risulta ovvio che i divertimenti sulla neve non potessero che
essere praticati d'inverno ed altrettanto per i bagni nelle acque
del Piave o del Tegorzo l'estate, la spiegazione dell'alternarsi
degli altri mille giochi in periodi fissi anno per anno era data
dall'abitudine inveterata e chiaro segno dell'alta qualità
dei giochi stessi, di non trascurarne alcuno anzi di non vedere
l'ora che si ristabilissero le condizioni favorevoli per il ritorno
del successivo e ben noto passatempo.
Anche in questo settore risulta evidente la profonda trasformazione
che è intervenuta negli ultimi 50 anni nel modo di vivere.
Ai nostri giorni i giochi della gioventù non sono affatto
ripetitivi e tanto meno tradizionali. Fatta eccezione per alcuni
classici come gli scacchi od il tennis o qualche altro, che sono
però praticati da una esigua minoranza, tutti i restanti
passatempi e giochi cambiano nella sostanza e con una rapidità
straordinaria a causa dell'incalzare della tecnica che fornisce
prodotti sempre più sofisticati e destinati a sostituire
i precedenti considerati definitivamente morti e quindi da dimenticare.
Vanno per la maggiore i giochi elettronici sempre più complessi
e, se vogliamo, più belli.
Se da un lato questo è un segno positivo di progresso tecnico,
dall'altro rappresenta un pericolo per una gioventù costantemente
indirizzata verso attività che non sono nè istruttive
nè giovevoli per la salute ma solo fonte di guadagno per
coloro che li gestiscono. Non era sicuramente così con
i vecchi giochi tra i quali mi piace qui ricordarne alcuni per
le loro caratteristiche davvero singolari ma anche per la semplicità
che li caratterizzava e per la loro arguzia derivata da lunga
tradizione. Ne risultava un assieme piacevole e altamente gratificante.
Per capire come da queste ed altre cose semplici di cui si parlerà
più avanti, potesse derivare una vita felice, riporto quì
una significativa storiella raccontatami dalla Sig.ra Rago, mia
maestra delle elementari.
Eccola.
Un giovane, a seguito della improvvisa morte del padre, si era
trovato proprietario delle importanti aziende che questi aveva
creato con passione e grande spirito di sacrificio. Cresciuto,
come molta gioventù dei tempi moderni, nel benessere e
memore della dura vita del genitore, egli decise di organizzare
la sua vita in maniera totalmente diversa da quella paterna, pensò
cioè di dedicarsi esclusivamente al divertimento. Vendute
tutte le aziende, mise in atto il suo proposito godendo di tutto
il godibile. Acquistò le più belle automobili, intraprese
viaggi, crociere, assistette a spettacoli, praticò attivamente
caccia, sport, frequentò le più belle donne, tutti
i casinò; in poche parole soddisfece ogni suo desiderio
riuscendo di volta in volta a trovare un nuovo modo per farlo.
La sua immensa ricchezza gli consentiva questo ed altro. Trascorsi
alcuni decenni di questa vita splendidamente dissoluta, cominciò
però a provare noia. Non sussisteva nessun divertimento
che egli non avesse già ripetutamente sperimentato fino
al punto di non poterlo più tollerare. Arrivò a
concludere che, avendo tutto provato e riprovato, non gli restava
che por fine ad un'esistenza ormai completa e noiosa. Detto fatto
acquistò una pistola, e stava per mettere in atto il suo
insano proposito quando gli sovvenne una cosa curiosa. Egli, che
aveva tutto avuto, non aveva mai visto il sole spuntare all'orizzonte.
Rinviata all'indomani l'esecuzione, scelse una postazione elevata,
adatta per ammirare un ampio panorama e vi si recò a notte
fonda con l'intento di provare quest'ultima sensazione e quindi
di farla finita con un colpo di pistola alla nuca. A questo punto
la mia maestra si produceva in un'affascinante descrizione dello
spettacolo di quell'aurora con tutte le gradazioni di colori che
caratterizzarono il passaggio dal buio della notte alla luce intensa
del sole che si spandeva per ogni dove. Il nostro personaggio,
rimasto esterrefatto, affascinato da tanta bellezza, finì
per dire: ma come, davanti a questa meraviglia c'è qualcuno
al mondo che pensa di lasciarla suicidandosi! Non sarà
mai!. Arrivò a capire che le cose veramente belle ed importanti
non erano quelle vistose, roboanti e volgari che aveva vanamente
inseguito per anni bensì quelle semplici, naturali come
il sorgere del sole. Mi sembra che il significato della storiella
sia chiaro: erano quelle le cose belle di cui, un tempo, era letteralmente
costellata la vita ed erano quelle le cose di cui io ragazzo assieme
agli altri miei coetanei e compaesani potevo allora godere.