2.6) LA COMUNICAZIONE
Viste ai nostri giorni ed in presenza
di molti modi per comunicare da persona a persona anche se posta
agli antipodi l'una rispetto all'altra (da internet alla Tv, al
telefono, al fax, alla radio ecc.), le difficoltà che un
tempo si incontravano per trasmettere o ricevere un messaggio
anche se brevissimo, appaiono veramente incredibili.
Allora quasi nessuno aveva il telefono in casa! I colloqui telefonici
avvenivano con una procedura che nell'epoca attuale in cui non
si riesce a camminare per strada senza assistere alle telefonate
più strane invasi come siamo non solo dai telefoni fissi,
di cui sono immancabilmente dotate tutte le nostre abitazioni,
ma anche da una innumerevole quantità di telefonini portatili
spesso usati a sproposito, sembrerebbe impossibile. I telefoni
di quei tempi non erano provvisti di tastiera per la composizione
dei numeri. Ogni conversazione doveva essere preceduta da un "avviso
di chiamata telefonica" fatto a voce e a seguito del quale
una persona, rappresentata nei nostri piccoli paesi dal titolare
della locale osteria presso la quale era generalmente installata
la cabina telefonica pubblica, sospesa l'attività abituale
e di solito inforcando la bicicletta ma molto spesso a piedi,
si recava nell'abitazione del destinatario per avvertirlo della
comunicazione in arrivo ed invitarlo quindi ad andare in cabina.
Il primo interlocutore, nel frattempo, aveva due possibilità:
o restare nelle vicinanze del posto telefonico in fiduciosa attesa
oppure fissare un orario sperando, in tutti due i casi, che il
chiamato fosse reperibile e disponibile nell'ora richiesta. E'
facile intuire come a questa macchinosa procedura, fosse spesso
da preferire qualche altro tipo di comunicazione come, ad esempio,
quella citata al cap. 5.5.9 e normalmente adottata per far intervenire
Rocco l'addetto della società elettrica per il ripristino
del servizio quando si verificava un guasto che interrompeva la
corrente dell' intero paese.
A proposito del telefono dei tempi andati ricordo molto bene il
centralino di Quero, ovviamente ubicato in piazza Marconi, dove
la Egle, o qualcuna delle sue colleghe, ad ogni telefonata in
arrivo costituita da una richiesta vocale, provvedeva ad infilare
la presa Jack nell'apposito alloggiamento per mettere in collegamento,
assolutamente a mano, i due interlocutori immancabilmente piazzati
in cabine telefoniche. Col passare degli anni cominciarono a diffondersi
i primi telefoni delle abitazioni ed allora il lavoro manuale
della Egle cominciò a diventare frenetico. Gli apparecchi
vennero quindi dotati del disco per la compilazione del numero
e la postazione manuale sostituita da una centrale automatica,
in pratica degli armadi contenenti una serie di automatismi di
collegamento meccanico a relais che funzionavano con un sordo
ticchettio chiaramente udibile anche dal marciapiede della piazza.
Fu questo il primo passo di ammodernamento della rete telefonica.
Ad un certo punto cominciarono a comparire in varie strade e piazze
i primi telefoni pubblici murali. Per il loro uso bisognava predisporre
un gettone nell'apposita fessura facendo coincidere le due scanalature
del gettone stesso con quelle dell'apparecchio a muro, comporre
il numero cercato tramite l'apposito disco e, una volta ricevuta
risposta, far cadere il gettone all'interno dell'apparecchio premendo
un bottoncino.


Per le telefonate interurbane era necessario introdurre, con lo
stesso sistema, più gettoni uno di seguito all'altro e
man mano che un segnale avvertiva della imminente fine del tempo
utile. Da segnalare, tra i numerosi sistemi escogitati per poter
telefonare gratis e commettendo ovviamente una illegalità,
quello di più sicuro funzionamento consistente nel praticare
un forellino al gettone e nel legarlo con un lungo capello che,
a telefonata conclusa, consentiva di recuperare il gettone.
L'arrivo dei telegrammi, altro mezzo di comunicazione in quei
tempi molto in voga, se costituiva un piacevole avvenimento il
giorno del matrimonio nel quale si usava leggere a tutti gli invitati
il contenuto dei molti messaggi di augurio che in tal modo pervenivano
agli sposi, costituivano, ancor prima di essere aperti, motivo
di grande apprensione in tutti gli altri casi, vista e considerata
la consuetudine di annunciare via telegramma la morte di un parente.
Allora la televisione non esisteva, gli apparecchi radio presenti
in paese si potevano contare con le dita di una sola mano.
E' ancora ben presente nella mia mente il breve ma significativo
episodio del lontano e famoso 8 settembre 1943 quando abbiamo
appreso da una di queste radio la proclamazione dell'armistizio!
In fondo alla piazza, nell'angolo fra Via XXXI Ottobre e via Nazionale
dove attualmente si trova il laboratorio della parrucchiera, abitavano
le sorelle Friz, fortunate proprietarie di uno di tali apparecchi
le quali, quando venivano trasmesse notizie importanti, aprivano
uno sportellino in legno che dava su Via Nazionale e chiamavano
i giovani, che immancabilmente stavano giocando nella vicina piazza
Marconi, per farli partecipi delle buone nuove. Quella sera le
Friz ci dissero di accorrere tutti, giovani ed anziani perchè
veniva dato l'annuncio della fine della guerra. Accalcati in strada
a ridosso dello sportello in legno, avendo potuto sentire dalla
viva voce del maresciallo Badoglio che era stato firmato l'armistizio,
immediatamente arrivammo a pensare che la guerra fosse veramente
finita!. Non potevamo nemmeno immaginare quali lunghe e dolorose
annate di vera guerra restavano invece da passare con i tedeschi,
fino allora nostri alleati, che erano d'un tratto diventati i
nostri peggiori nemici per giunta presenti in tutta l'talia, Quero
compresa!
Un'altra radio che ricordo bene è quella della scuola elementare
che ci faceva riunire tutti in un'unica classe per ascoltare delle
trasmissioni tanto belle da essere ancora presenti in memoria.
Ad esempio a distanza di oltre 60 anni è ancora vivo in
mè il ricordo della spiegazione romanzata del sistema metrico
decimale. Era rappresentato, con tutti i suoi rumori caratteristici,
un violento temporale con diverse case-rifugio aventi dimensioni
e caratteristiche via via migliori: quella più piccola
e modesta era quella delle unità, poi c'era quella, più
confortevole, delle decine, poi quella, ancora più bella,
delle centinaia e così via di dieci in dieci. Quando le
unità, descritte come altrettanti viandanti in balia della
pioggia e del temporale, erano in numero inferiore a dieci, potevano
soltanto ripararsi nella casetta delle unità, quando invece
aumentavano di numero dovevano riunirsi a formare un gruppo di
dieci per assumere il nome di decina e come tale aver la facoltà
di passare nella casetta delle decine, migliore di quella precedentemente
occupata. In maniera analoga quando le decine, a loro volta, erano
in numero di dieci, potevano, formato un centinaio, godere degli
agi della lussuosa casa delle centinaia. Il fatto che la trasmissione
sia ancora così viva in mè, fornisce la prova del
grande desiderio ed apprezzamento che, come risulta chiaramente
e ripetutamente in altre parti del presente racconto, in quegli
anni tutti noi avevamo per le cose nuove e grandi che ci venivano
continuamente proposte.
Per completare l'argomento comunicazione del periodo prebellico
specificatamente trattato nel presente capitolo, penso sia ora
opportuno esaminare anche quanto accaduto posteriormente fino
ad arrivare all'epoca attuale. Non si può infatti evitare
di citare l'avvento del computer e particolarmente del PC che
ha comportato una vera e propria rivoluzione in tutti i settori
del moderno modo di vivere, di lavorare di divertirsi, ed anche
nel modo di comunicare.
Ciò apparirà ancora più evidente tra pochi
anni quando sarà diffuso il nuovo sistema di comunicazione
via cavo o via etere e già in fase di avanzata sperimentazione,
in base al quale saremo dotati di un solo apparecchio in grado
di riunire in sè stesso molte delle funzioni oggi svolte
in modo diversificato cioè televisione, telefonia, internet,
personal computer e molte altre similari.
Avendo io percepito fin dal primo apparire dei piccoli computer
tascabili, l'importanza della nuova tecnologia, posso affermare
con orgoglio di aver utilizzato i personal computer fin dal loro
nascere seguendone passo passo la rapidissima evoluzione.
Nell'era attuale non esiste attività che non sia condizionata
ed enormemente facilitata dall'impiego dell'elaboratore nel mentre
Internet, basato anch'esso sulla sua grande diffusione, ha aperto
una importantissima porta sul mondo intero in fatto di conoscenza,
di comunicazione e di trasmissione dati. Io stesso per scrivere
queste note uso un palmare, cioè un computer delle dimensioni
del palmo di una mano, che mi consente di memorizzare immediatamente
le idee che mi frullano nella mente. Una volta tornato a casa,
il lavoro fatto viene automaticamente scaricato nel computer da
tavolo dove risulta pronto a passare attraverso le successive
fasi di correzione e stampa. I vantaggi sono evidenti: facilità
di scrittura, di correzione, di stampa, di archiviazione e, grazie
al palmare, ricupero di molti tempi morti come le attese del proprio
turno nei vari uffici, periodi di insonnia, periodi di degenza
in ospedale ecc. ecc. . Per quanto riguarda Internet oltre a farne
un grande uso per soddisfare le mie esigenze le più disparate,
ho anche creato due siti nel primo dei quali (http://altratecnica.3000.it)
ho raccolto e messo a disposizione di tutti alcune mie esperienze,
che giudico importanti, del campo specifico della attività
professionale. Nei tre anni trascorsi dalla sua nascita ha avuto
oltre 55000 visite il che fa presumere vi si trovino argomenti
di un certo interesse. Nell'altro sito (http://altratecnicabis.3000.it),
sorto di recente, mi sono invece sbizzarrito a raccontare idee
ed esperienze di vario genere che penso possano destare curiosità
ed interesse per i visitatori. Tra l'altro vi figurerà
anche il presente racconto completo di tutti gli allegati in bianco
nero e a colori e soprattutto degli aggiornamenti che i lettori
vorranno suggerirmi oppure che emergeranno in futuro dalla mia
memoria.
Vi si trovano anche numerose fotografie gentilmente datemi dal
fornitissimo studio fotografico Resegati e da mei concittadini
ai quali và, anche da queste righe, il mio ringraziamento.
Colgo l'occasione per pregare coloro che ne possedessero qualcuna
di interessante su Quero o sui suoi personaggi dei tempi passati
di prestarmela per il poco tempo necessario per trasferirla nel
mio computer e quindi inserirla in questo testo.
Non posso esimermi dal raccontare alcuni fatti curiosi che riguardano
l'argomento computer. Al primo suo apparire, alcuni decenni or
sono, sentii il desiderio di frequentare un corso presso l'Università
Cà Foscari a Venezia nel quale venivano dati i primissimi
rudimenti sull'uso di tale potente mezzo. Quello che ricordo perfettamente
è la sala memorie dell'elaboratore, uno dei più
potenti allora esistenti in Italia. Era un salone con le pareti
interamente occupate da armadi che contenevano una miriade di
sottilissimi fili elettrici tesi verticalmente ed orizzontalmente
ed aventi, infilato in corrispondenza di ogni loro incrocio, un
anellino metallico del diametro di qualche millimetro e che costituiva
l'elemento di base della memoria dell'elaboratore basato sulla
sua facoltà di essere o non essere magnetizzato e quindi
di poter avere valore zero o valore uno. La cosa fà sensazione
se si pensa che nei moderni personal computer dei componenti delle
dimensioni di un francobollo contengono memorie milioni di volte
più potenti e più veloci di quelle descritte e che
occupavano interi saloni!
Un'altra particolarità di quel computer era la modalità
di introduzione dei dati che doveva obbligatoriamente avvenire
tramite enormi pacchi di schede perforate in cartoncino da predisporre
a parte tramite una speciale macchina da scrivere. Ciò
era dovuto alla necessità di risparmiare nelle memorie
interne del computer cioè sui citati anellini magnetici
che, per quanto molto numerosi, erano sempre in numero largamente
insufficiente. Tale risultato era ottenuto affidando ad una macchina
a parte, quella di lettura delle schede, il compito di accedere,
ogni volta che se ne presentava la necessità, ai dati di
base.
Il secondo avvenimento curioso riguarda il mio, per molti versi
geniale, amico e collega Silvio da Arsiè.
Silvio sentiva prepotentemente il bisogno di creare sempre cose
nuove. Il nostro incarico riguardava, in quei tempi gloriosi,
il tracciato topografico di opere molto complesse ed importanti
come le dighe ad arco cupola e le gallerie degli impianti idroelettrici.
Anche in tale lavoro Silvio evitava di usare le metodologie tradizionali
e ne inventava sempre di nuove dimostrando una fantasia ed un
coraggio non comuni vista la grande responsabilità che
gravava sul nostro operato. Basterà pensare che al mattino
alle otto di ogni giornata lavorativa se non avevamo già
completato il posizionamento dei nuovi punti atti a definire nello
spazio il prossimo elemento della diga da costruire, un cantiere
di alcune centinaia di operai doveva fermarsi, oppure basterà
pensare al tracciamento dell'asse di gallerie che avanzavano per
chilometri l'una verso l'altra fino ad incontrarsi per costituire
un unico tronco perfettamente rettilineo e in cui non erano assolutamente
ammessi, vista la posta in gioco, errori di nessun tipo. Nonostante
questo imperativo assoluto Silvio adottava spesso le sue innovazioni
con tutti i rischi che ciò comportava ma che, al contrario,
hanno sempre dato buoni risultati. Per l'esecuzione di tutti i
calcoli degli elementi di tracciamento usavamo delle tavole di
valori naturali delle funzioni trigonometriche, in pratica grossi
volumi riempiti di numeri molto esatti e, allo scopo, riportati
nel testo con sei decimali dopo la virgola. Silvio, venuto in
possesso delle formule con le quali si potevano calcolare tali
elementi, decise di intraprendere una nuova attività e
cioè rideterminarne il valore con una maggior precisione,
esattamente con nove decimali e quindi farne oggetto di un nuovo
libro che, stampato e messo in commercio, sarebbe servito a tutti
i topografi dando al suo autore lustro e benefici economici. Si
trattava di un lavoro immane consistente nella ripetizione della
stessa procedura di calcolo, fatta con l'uso di una calcolatrice
a mano, per migliaia e migliaia di volte. Io non condividevo affatto
questo enorme lavoro così noioso e ripetitivo, al contrario
del mio amico che vi ha dedicato, per mesi e mesi, forse per qualche
anno, tutto il tempo libero fino a giungere finalmente in possesso
di tanti fogli fitti di numeri battuti pazientemente a macchina
e riletti uno per uno al fine di assicurarsi che i valori di seno,
coseno, tangente e cotangente di tutti gli angoli frazionati in
parti minutissime in essi riportati fossero esatti. Si è
trattato di un lavoro, sicuramente ammirevole, svolto con una
pazienza certosina lavorando la sera e tutte le feste comandate.
Quando finalmente la mastodontica opera, mi ripeto dopo lunghi
periodi di intenso lavoro, era pronta per essere data alle stampe
e quindi formare l'ambito volume di valori naturali a nove decimali
da mettere in vendita nelle librerie, ecco improvvisamente nascere
le prime calcolatrici digitali accessibili a tutti per il loro
basso costo, le quali con la semplice pressione di un tasto fornivano
istantaneamente il valore esatto della funzione trigonometrica
di un qualsivoglia angolo, valore la cui determinazione era costata
tanta fatica! Ad imperitura memoria di un'impresa tanto mastodontica
quanto inutile, custodisco ancora una copia eliografica dei fogli
di Silvio. Lo smacco non gli impedirà, negli anni seguenti,
di continuare, con successo, a inventare nuove occupazioni ed
impegni. Dopo aver ricoperto, tra tanti incarichi di prestigio,
anche quello di Sindaco del suo comune, Sivio si diletta ora a
scrivere degli splendidi libri sugli usi e costumi del suo paese
ottenendo, grazie alle sue poliedriche e fertili fantasia e capacità,
notevole successo.
Quanto io ho qui brevemente raccontato mette in chiara evidenza
un fenomeno che, in questi ultimi anni, ha inciso profondamente
nella vita dell'intera società: un progresso tecnologico
nel campo del calcolo elettronico così rapido ed importante
da coglierci tutti, compreso il mio amico Silvio, di sorpresa.
Per chiudere con obbiettività l'argomento comunicazione
qui specificatamente trattato, devo far rilevare come nelle righe
qui sopra ed anche in altre parti del racconto io mi sia spesso
soffermato sui notevoli progressi che, in svariati campi del vivere,
del lavoro, del divertimento ecc, si sono avuti nell'ultimo mezzo
secolo. Credo però che si possa affermare senza tema di
smentita che la palma per il più eclatante, significativo
se non addirittura rivoluzionario dei cambiamenti vada assegnata
proprio alla comunicazione tramite i vari mezzi con cui essa trova
oggi attuazione, primi tra tutti, ma non solo, radio-televisione
ed internet. Va anche detto che la rivoluzione in atto, lungi
dall'essere esaurita, darà in futuro e con ritmo sempre
più serrato e determinante, ulteriori notevoli benefici
in tutti i campi prima segnalati ed anche in altri, cui non ho
fatto cenno, ma che comunque permetteranno di raggiungere nuovi
traguardi tra i quali è importantissimo quello riguardante
la medicina. Non mancherà, come non è mancato in
questi ultimi decenni, il pericolo di una negativa tendenza a
dimenticare le cose semplici e belle che sarebbero invece da salvaguardare.
In questo senso mi auguro possa contribuire, pur nella sua modestia,
anche questo mio impegno letterario.