2.7.2) L'AGRICOLTURA
L'attività principale e quasi
esclusiva dei piccoli paesi come Quero era l'agricoltura, un'agricoltura
povera per la grande frammentazione della proprietà e per
la ubicazione in zone montane prive di strada di accesso carrabile
di molti dei terreni che componevano le aziende. Erano poche le
famiglie che potevano contare sulle braccia di numerosi componenti
il loro nucleo e che possedevano ampie aree coltivate e confortevoli
case coloniche con annessa stalla. La maggior parte delle aziende
erano di piccola entità, e venivano coltivate da singole
persone con risultati davvero modesti. I prodotti, per la maggior
parte utilizzati per l'alimentazione della famiglia del proprietario,
consistevano nel granoturco da polenta, nel fieno per le bestie,
ortaggi vari sopratutto patate e fagioli, animali da cortile sopratutto
galline e conigli, nella stalla mucche con produzione di latte,
di burro e formaggio e di qualche vitello ed infine il maiale
da ingrasso.
La lavorazione dei campi era fatta totalmente a mano con la sola
eccezione dell'aratura che avveniva tramite i buoi di qualche
agricoltore che, durante la stagione adatta, effettuava tale lavoro
per conto dei vari compaesani.




Come già detto la maggior parte
dei prodotti era consumata direttamente dai famigliari, tutti
impiegati nel lavoro dei campi mentre il fieno, stivato nei fienili,
costituiva l'alimentazione delle mucche per l'intera annata. Il
latte prodotto era in parte a disposizione della famiglia ed in
parte portato ogni giorno alla
latteria chiamata turnaria perché a turno ogni contadino,
quando il quantitativo consegnato raggiungeva un determinato ammontare,
poteva disporre dell'intera azienda casearia e di tutto il latte
di quella giornata per produrre in proprio burro, formaggio e
ricotta. Quest'ultima, per la conservazione, veniva posta entro
la cappa del camino dove acquisiva dal fumo un sapore del tutto
particolare. La vita del contadino era veramente dura per l'impegno
manuale richiesto dalla lavorazione dei campi e della stalla.
Sarebbero molti gli aneddoti interessanti che si potrebbero raccontare
sui modi di vita e di lavoro ma, per non essere prolisso, parlerò
soltanto del fieno che nasceva spontaneamente negli appezzamenti
di montagna. Oltre alle difficoltà della sua falciatura
ed essicatura al sole dovute alla conformazione accidentata del
terreno era veramente problematico il suo trasporto fino alla
casa colonica per poi stivarlo nel fienile.
Il mezzo comunemente
usato era una slitta delle dimensioni di circa 2.5 x 1.3 metri
chiamata "mussa" la cui costruzione, tramandata da padre
in figlio, era un piccolo capolavoro in quanto esso doveva essere
dotato di grande robustezza per garantire che, sotto il peso di
un rilevante carico di fieno, potesse resistere alle scosse di
un percorso molto accidentato. Al tempo stesso la slitta doveva
essere leggera per consentire ai proprietari di portarla in alta
montagna direttamente a spalla. Arrivati sul posto, dopo aver
percorso sentieri ripidissimi col pesante fardello, caricata la
mussa di una grande e pesante massa di fieno, aveva inizio la
parte ancora più difficoltosa e cioè la discesa
lungo ripidi e tortuosi sentieri ghiaiosi. La mussa col suo pesante
carico di fieno ben legato, veniva guidata a forza di braccia
su un potente strato di g
hiaia sciolta sulla
quale doveva scivolare grazie ai suoi larghi pattini. Il conduttore,
impiegandovi tutta la sua forza, doveva regolare la direzione
e soprattutto la velocità della mussa fino a valle evitando
nella maniera più assoluta di perderne il controllo. Si
capisce quanto fosse duro e pericoloso il trasporto del fieno
con le modalità indicate; lo testimoniano i numerosi incidenti
che vi si sono verificati.
Altri aneddoti interessanti la vita contadina
di un tempo sono quelli riguardanti l'uccisione del maiale di
casa che , prima dell'arrivo dell'inverno costituiva un avvenimento
importante e festoso. A turno si riunivano nel cortile di ogni
casa colonica lo specialista che sapeva "far su" il
maiale ed alcuni aiutanti per ricavare "sopresse", "salami",
"figadet" cioè le salsicce, con una spece di
rito festoso.Non mancava mai uno scherzo ai danni di un ragazzo
accuratamente scelto tra i molti curiosi che di solito presenziavano
all'avvenimento. Gli veniva chiesto di andare presso la casa un
contadino ben noto a tutti a farsi prestare "lo stampo delle
martondele" un attrezzo naturalmente inesistente ma con un
nome che la diceva lunga sul gioco in corso. Il destinatario,
in base ad una consuetudine consolidata, gli consegnava un sacco
contenente una pesante pietra che il malcapitato ragazzo doveva
sforzarsi di portare per tutto il lungo ed accidentato tragitto
per poi, all'arrivo, vedersi preso in giro da tutti i presenti.
L'operazione di uccisione del maiale chiudeva la stagione lavorativa
della popolazione contadina che si preparava a trascorrere l'invernata
riunendosi nelle stalle per il filò di cui al capitolo
2.2.12, raccontandosi le vicende dell'annata trascorsa tra le
quali figurava immancabilmente la vicenda dello "stampo delle
martondele" completa di tutti i particolari sul comportamento
dei vari giovani scelti caso per caso.