2.8.3) SILVIO E MENICO
Silvio rappresentava il classico artigiano
tuttofare benvoluto da tutti per la capacità di risolvere
una moltitudine di problemi, dalla costruzione delle grondaie
a qualunque riparazione domestica sia idraulica che elettrica,
di muratura o falegnameria, e per la bontà d'animo e correttezza
di comportamento.

...

L'apparecchiatura che usava e sulla cui
efficacia io ero molto scettico nonostante i buoni risultati che,in
realtà Silvio otteneva, era costituita da due spezzoni
di grosso cavo in rame della lunghezza di una sessantina di centimetri
e che, secondo l'opinione di Silvio, doveva essere stato "percorso
da molta energia elettrica" e quindi provenire da ex cavi
di alta tensione. Ognuno dei due tondini di rame, in mezzeria
piegati a novanta gradi, era infilato per la metà inferiore
in una maniglia, che l'operatore doveva mantenere, una per mano,
rigorosamente in verticale, e che era costituita da uno spezzone
di tubo entro il quale il tondino era libero di ruotare e quindi
di orientare l'altra metà, mantenuta sempre in orizzontale,
in qualsivoglia direzione. Per farsi un'idea dell'attrezzo in
funzione, si immagini Silvio che tiene in ognuna delle due mani
una rudimentale bussola con ago in rame e quindi non attratto
dal nord magnetico terrestre come accade con quello originale
ma bensì libero di porsi in una direzione qualsiasi. Si
immagini ancora Silvio che, durante la ricerca, percorre l'area
da esaminare con le braccia protese in avanti e con i due aghi
della bussola all'inizio orientati manualmente in avanti sul prolungamento
delle braccia stesse. Man mano che Silvio, come il tradizionale
sonnambulo, avanza piano piano e attento a mantenere le maniglie
in verticale, i due aghi/tondini si mantengono paralleli ma, non
appena egli viene a sovrastare una discontinuità del sottosuolo,
come quella dovuta alla presenza di manufatti interrati, essi
ruotano l'uno verso l'altro e si dispongono trasversalmente fino
quasi a toccarsi. L'operazione di ricerca è allora terminata
e, scavando in quel punto, sarà rinvenuta la tubazione
o l'altro oggetto ricercato.
Si capisce benissimo come la procedura descritta fosse priva di
qualsiasi fondamento scientifico e che suscitasse in mè
molti dubbi sul suo esito, devo però ammettere che più
di una volta ho assistito all'intera operazione restando sbalordito
di fronte al risultato finale. Ben sapendo che Menico, l'ex dipendente
comunale che per decenni aveva curato con grande dedizione la
manutenzione e l'esercizio di acquedotto e fognatura di Quero,
aveva fatto più volte uso di una copia dell'originale attrezzo
in rame che Silvio gli aveva costruito, gli ho recentemente chiesto
di ripetere una prova di uso dell'eccezionale apparecchio. Menico
non solo mi ha fatto immediatamente vedere il cercatubi che tiene
tuttora a portata di mano per venire in aiuto a quanti si rivolgono
a lui per problemi come quello in argomento ma mi ha anche dato
seduta stante una riuscita prova pratica di individuazione di
una linea Enel sotterranea e di una condotta acquedottistica stradale
la cui esatta ubicazione, ben nota a Domenico, venne confermata
davanti ai miei occhi dallo straordinario attrezzo.
Devo anche dire che i poteri taumaturgici che Silvio attribuiva
al tondino di rame, a condizione che fosse stato "percorso
da molta energia elettrica", lo inducevano ad usarlo ed a
consigliarlo ad amici e conoscenti in molte evenienze, non ultima
quella inerente la eliminazione dei dolori alle ossa. Ricordo
in particolare Mario, il padre di quello sfortunato Giuseppe di
cui ho parlato al cap. 2.7.1, che ha portato per anni attorno
ad una caviglia un grosso e pesante anello in rame che Silvio
gli aveva applicato e che non poteva togliere senza l'intervento
di un fabbro ma dal quale, mi raccontava, la sua salute aveva
tratto grandi benefici.
In merito a Silvio e Menico e ai loro "magici" metodi
si possono trarre delle conclusioni interessanti. Erano questi
i metodi cui un tempo si prestava fiducia. Oggi le cose sono totalmente
cambiate e per trovare l'esatta ubicazione delle tubazioni sotterranee
esistono sofisticate apparecchiature elettroniche che rilevano
non solo la presenza del tubo d'acquedotto ma addirittura l'eventuale
perdita d'acqua dal tubo stesso. Non parliamo delle cure moderne
con le quali debellare certe malattie delle ossa, cure che nulla
hanno a che vedere con l'anello di rame con cui Silvio circondava
l'arto dolorante.
Vien da pensare che tutto ciò che si faceva allora fosse
fasullo oppure che, quando si assicurava di aver ottenuto lusinghieri
risultati, non si fosse detta la verità. Secondo mé
le cose non stanno in questi termini.
Si è da tempo scoperto l'effetto placebo di certe cure,
si è cioè constatato come anche una somministrazione
di acqua distillata ad un paziente che nella sua mente è
convinto invece di assumere un potente medicinale, gli procura
immediati e notevoli benefici. In modo analogo era sufficiente
che Mario avesse piena fiducia nel suo anello di rame perché
i dolori alla gamba effettivamente sparissero. Menico, quando
mi ha dato prova del funzionamento del suo originale cercatubi,
in realtà conosceva in anticipo la reale situazione e quindi,
come è venuto a trovarsi nell'esatta posizione, dal suo
inconscio ed in modo istintivo è partito l'ordine di far
rotare gi spezzoni di rame inclinando opportunamente le due maniglie
del cercatubi! E' da presumere che, anche nelle applicazioni fatte
quando Menico e Sillvio erano in servizio in Comune, i buoni risultati
fossero dovuti non tanto alle doti taumaturgiche del loro attrezzo
magico, quanto piuttosto alla memoria dei due personaggi che aveva
registrato la reale posizione dei manufatti. In definitiva, come
più volte rilevato nei vari capitoli di questo lavoro,
ad un mondo caratterizzato dalla fredda razionalità della
tecnologia moderna si contrappongono i sistemi di una volta basati
sull'uso di materiali ed attrezzature semplici, empirici, in questo
caso da ritenersi addirittura miracolosi, ma sopratutto accompagnati
da grande impegno personale di tutti che costituiva la vera ricchezza
di quei tempi.
Tra le due metodologie la più interessante e piacevole
è ancora una volta quella antica perché mette in
risalto l'iniziativa, la passione, l'impegno e spesso la superstizione,
che tutti mettevano nell'espletamento del loro lavoro. Ai nostri
giorni è fortunatamente scomparsa la superstizione ma è
purtroppo calato in maniera impressionante l'impegno di tutti
nel lavoro, nella scuola, nei divertimenti o, in genere, in tutte
le manifestazioni dell'animo umano.
continua