3.2) QUERO E LA GUERRA

Quero, per la sua posizione nella omonima stretta della valle del Piave, costituiva militarmente un importante punto strategico dell'area denominata "Zona operativa del Grappa", dove si era formato un nutrito "esercito" di partigiani capitanati da Livio, che sarà poi il personaggio chiave della nostra storia. Le SS tedesche avevano intravisto nella villa Forcellini, sita vicino alla Chiesa, la postazione ideale per installarvi, dopo averla sgomberata dai legittimi proprietari che dovettero di punto in bianco trasferirsi nella Villa Rossa di Via Cimitero e dopo aver posto in opera una sbarra di chiusura e controllo del traffico della adiacente strada Feltre-Treviso, il quartier generale delle operazioni di rastrellamento di tutta la zona. Per scongiurare gli attentati dei partigiani essi usavano la rappresaglia consistente nell'impiccagione agli alberi delle vie del capoluogo di tre comuni cittadini scelti a caso tra la popolazione per ogni tedesco ucciso dai partigiani.La tragica esecuzione era preceduta dal rastrellamento dell'abitato e dalla requisizione di tutti gli uomini che venivano imprigionati dai soldati tedeschi nelle scuole elementari senza viveri. Mio padre, che era allora nel pieno delle sue forze, pePartigianir sfuggire alla cattura doveva nascondersi ed aveva a disposizione due nascondigli. Quando era in casa si rifugiava in cantina, nel mentre noi provvedevamo a mascherare la botola di accesso con cataste di legna da ardere. Quando invece era al lavoro nella falegnameria sita in Piazza Marconi, raggiungeva attraverso i campi l'orto antistante l'edificio che sarebbe poi diventato cinema e usufruiva dello stretto cunicolo ivi esistente a confine con una vicina casa dove, mascherato da una fitta siepe di rovi, restava per tutto il tempo dei rastrellamenti mentre noi ragazzi curavamo, nei rari momenti di circolazione libera concessa dal coprifuoco, i collegamenti per tenerlo informato e portargli quanto gli serviva. Lo stesso servizio era fatto da alcune volonterose nei riguardi di coloro che erano rinchiusi nelle scuole e guardati a vista dai gendarmi tedeschi.
Per rendere più efficaci le loro cruente dimostrazioni i tedeschi usavano far assistere all'esecuzione delle persone assolutamente innocenti come i bambini delle locali scuole elementari! Io allora frequentavo la scuola media a Valdobbiadene e quindi potei evitare questo tragico avvenimento. Non essendo presente in tutti i piccoli paesi, il sistema di sirene per la segnalazione dei bombardamenti che solo le città maggiori possedevano e temendo che le ultime vicende belliche potessero comunque attirare anche a Valdobbiadene le fortezze volanti con loro tragico carico di bombe, era stato istituito un altro modo di segnalazione: la sospensione ad intermittenza della fornitura di energia elettrica in tutto il paese. Durante le lezioni tenevamo sempre accesa la luce elettrica e osservavamo in continuazione le lampadine mossi da due sentimenti contrapposti. Da un lato temevamo molto i bombardamenti ed i lutti che essi portavano, dall'altro eravamo tutti contenti perché all'arrivo del segnale ben noto uscivamo immediatamente tutti assieme dalla scuola per andare a salvarsi o, se vogliamo essere sinceri a divertirci, in piacevoli scorazzate lungo il fianco del monte Cesen posto a confine con Valdobbiadene e dove ci sentivamo al sicuro da ogni pericolo. Completamente diverse le vicende di guerra vissute in quel periodo da mio fratello che, frequentando le elementari a Quero, fu obbligato a presenziare assieme ai suoi compagni ad una di quelle tragiche esecuzioni. La grande maestra Rago salvò in parte la situazione impartendo un ordine preciso agli scolari . "Al mio via dovrete tutti chiudere gli occhi e riaprirli solo quando lo dirò io". Questa precauzione non impedì che i piccoli vedessero i poveri resti, ma almeno li protesse dalla parte peggiore dell'impiccagione. Si tratta di un episodio che è ancora vivo nella memoria anche se, chi lo ha vissuto, era solo un bambino.

Ricordi di Italo

Il racconto originale scritto da mio fratello Italo e pubblicato nel 2002 sul "Tornado"

Sono molti gli avvenimenti tragici passati dalla popolazione in quel periodo, tra tutti ricordavo molto bene quello che riguarda Giacomo per l'astuzia ed il coraggio dimostrato nel riuscire a sfuggire ai tedeschi. Per poterlo riportare qui fedelmente me lo sono fatto raccontare dal diretto interessato che lo porta indelebilmente stampato nella memoria. Eccolo.

Nel 1944 i tedeschi stavano per iniziare il rastrellamento del Grappa volto alla cattura di tutti i partigiani che si trovavano nelle montagne della zona ed avevano requisito Giacomo, reduce dalla campagna di guerra iugoslava, ed altri quattro queresi per costituire, come comunicato alla popolazione e agli interessati in un pubblico raduno davanti alla chiesa di Quero, il gruppetto di ostaggi che sarebbe stato fucilato qualora i partigiani avessero colpito i tedeschi stessi. Occorre premettere che la famiglia di Giacomo, composta dalla madre quarantacinquenne e da ben undici figli l'ultimo dei quali di soli tre mesi ed il maggiore prigioniero di guerra in Algeria, aveva appena perduto il padre a seguito di una fucilata sparata dalle SS tedesche mentre stava lavorando nei campi. Ci si può immaginare quali fossero i pensieri fissi di Giacomo che, essendo il maggiore tra i fratelli rimasti a Quero, si sentiva investito della carica di capofamiglia nel vedersi in quella tragica situazione!. Portato a Miane assieme ad altri malcapitati, non si sa bene per quale motivo, architettò un piano di fuga straordinario per la sua tempestività ed intelligenza: chiese di poter fare i bisogni e, non essendo ovviamente disponibile alcun locale adatto, di poterlo fare nascosto tra le alte canne del campo di granoturco che si trovava lì vicino. Arrivare nel canneto e mettersi a correre carponi, velocissimo e badando di non muovere le canne per non essere scoperto fu la decisione immediata di Giacomo che riuscì in quel modo a raggiungere, non visto dai tedeschi, le pendici della vicina montagna e da lì passare da una altura all'altra fino alle montagne di Quero, aiutato da qualche contadino che gli dava qualcosa da mangiare. Rimasto per qualche tempo nascosto riuscì a tornare a casa quando la situazione si era calmata e finiti i rastrellamenti. Detto così in breve l'episodio sembra banale ma non lo è di sicuro se si fa mente locale alla durezza della SS tedesca armata fino ai denti e disposta per un nonnulla a sparare e ad uccidere!



GiacomoFratelli Berton

Giacomo ritratto militare qualche mese prima dell'episodio della sua arguta e coraggiosa fuga dalle mani dei tedeschi ed assieme ad alcuni dei suoi fratelli

Ancora più grave quanto accadde alla frazione di Schievenin ritenuta dai tedeschi un vero covo di partigiani. Non solo vi si registrò la fucilazione di numerosi residenti ma fu l'intera frazione ad essere incendiata e distrutta!
Completa il quadro della situazione che preludeva agli avvenimenti di base del racconto, la già descritta carestia che ci affliggeva. Ricordo in particolare il poco pane comprato con la tessera e che era nero, immangiabile.
Visto a distanza di tanti anni il ricordo vivo della parentesi tragica di guerra mi porta a giudicarla un evento assolutamente improponibile e, in nessun caso, giustificabile per le sofferenze, i lutti e l'odio che essa porta con sé. La guerra diventa ancora più tragica ai nostri giorni per i moderni mezzi bellici dai quali possono derivare immani distruzioni ed inoltre per quel fenomeno deteriore ed inumano sviluppatosi negli anni recenti che và sotto il nome di terrorismo, a causa del quale nessuno sulla faccia della terra, adulto o bambino, soldato o civile, sano o malato, colpevole o innocente può sentirsi protetto: essa può colpire a morte chiunque in ogni luogo ed in ogni momento .
La reale situazione del vivere attuale nei riguardi di un argomento tragico ed esecrabile come la guerra e soprattutto certe sue deviazioni come il terrorismo assolutamente inaccettabili per qualunque essere vivente, sono dimostrazione chiara di un peggioramento morale subito dalla società intera nell'ultimo cinquantennio quale non si registra negli ultimi secoli di storia.


 

Monumento Armiro

Scultura di una alpino realizzata dal querese Armiro, qui ritratto, utilizzando esclusivamente spezzoni di bombe della prima grande guerra (le scaie)

Queresi ex combattenti con Armiro e Gigi

Presentazione agli ex combattenti di Quero della statua in ferro di Armiro

 

Monumento ai caduti

Gigi, Sindaco di Quero, all'inaugurazione del monumento ai caduti della seconda guerra

Cerimonia per i Caduti della guerra

Cerimonia per i Caduti della guerra

Ossario di Quero

Il monumento ossario di Quero dove sono tumulati i soldati tedeschi morti nella prima grande guerra

Soldati italiani in Libia

Soldati italiani nella guerra di Libia anno 1912. Quello centrale dei tre in alto è Susanetto Giovanni classe 1893 e padre di Angelo classe 1928 allora abitante a Quero in Via Campo dove ora abitano i nipoti. La bella foto è stata scattata da uno studio fotografico aperto a Tripoli da un italiano.


Susanetto Giovanni militare in Libia

Ancora una foto di Susanetto Giovanni classe 1893 soldato in Libia nel 1912

continua

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