Nella precaria situazione in cui versava
il paese non mancava che la guerra, puntualmente arrivata, per
completare un quadro di per sé disastroso.

3.1- LA SCARSITÀ DI GENERI ALIMENTARI
E DI DETERGENTI IN PERIODO BELLICO
Durante la guerra mancavamo di tutto,
ma erano soprattutto i generi alimentari a difettare.

Le donne andavano a piedi o in bicicletta nei paesi agricoli di pianura a procurarsi, farina, carne, e, unico condimento reperibile sia pur con difficoltà, il lardo di maiale. La parola d'ordine usata per definire quella vietatissima pratica era "andare a vincere". Essa diventava sempre più difficile e pericolosa per i controlli sempre più severi, per le obbiettive difficoltà di reperire qualcosa di commestibile ed infine per le frequenti scaramucce tra partigiani e tedeschi. I due ponti d Fener, quello sul Tegorzo e quello sul Piave, erano stati fatti saltare rendendo praticamente impossibile muoversi da un paese all'alltro.

C'era allora a Quero un giovane contadino,
grande estimatore della musica, che voleva imparare da mia madre
a suonare il mandolino, uno strumento che quest'ultima, pur non
avendo mai studiato alcunché di musica, si dilettava a
suonare fin da giovane, come si diceva allora, ad orecchio. Vedevo
spesso il contadino portare a mia mamma ora un pollo, ora qualche
chilo di farina da polenta e di patate o qualche altro prodotto
dei suoi campi, tutti commestibili preziosissimi in quei tempi
di grande carestia alimentare, per ottenere, in cambio, che gli
scrivesse degli spartiti musicali, assai particolari, relativi
alle canzonette in voga e che lo avrebbero aiutato nell'apprendimento
dell'arte. Dopo aver stabilito tra loro due un sistema convenzionale
per indicare tramite numeri, non la successione delle note musicali
come stabilito dai fondamenti scolastici e che nessuno dei due
conosceva, bensì quella relativa alla posizione che dovevano
via via assumere le dita sulle corde del mandolino per riprodurvi
i vari suoni, ecco mia mamma per ore ed ore suonare lo strumento
lentamente ed interrompendosi continuamente per poter analizzare
la posizione che, in modo istintivo, assumevano le sue dita e
trascriverne su un foglio di carta ed in base alla citata convenzione,
la successione. Devo aggiungere che gli spartiti erano molto apprezzati
e generosamente ricompensati!
Strano modo, quello descritto, di approvvigionamento, ben diverso
da quello del tempo attuale che vede le mamme impegnate nei supermercati
a spingere enormi carrelli ricolmi di ogni genere di derrata alimentare.
Il contrasto diventa ancora più evidente quando si consideri
non solo la quantità di ciò che è oggi disponibile
ma si vada ad esaminarne anche la qualità. Le mamme moderne
non solo possono approvvigionarsi tranquillamente di tutto ciò
che serve in cucina ivi comprese le cose più strane che
vanno dai prodotti esotici a quelli coltivati fuori stagione ma
possono addirittura acquistare, e lo fanno sempre più frequentemente,
piatti già pronti o quasi pronti non solo perchè
disponibili nei vari banchi di gastronomia ma anche perchè
viene confezionata industrialmente tutta una serie di preparati
semicotti di facilissimo uso. Pur non essendo un esperto della
materia cito la farina da polenta precotta che supplisce alla
lunga e laboriosa cottura tradizionale della cucina veneta con
qualche minuto di acqua bollente, le patatine prefritte che evitano
alla donna di casa la sbucciatura e gran parte dell'operazione
di friggittura, per giungere, dopo aver ignorato una miriade di
altri prodotti similari, all'aglio già triturato e la cipolla
già soffritta che fanno risparmiare alla massaia anche
i cattivi odori che emanano nel normale uso.
Un episodio che può dare un'idea dell'approvvigionamento
alimentare di quei tempi, mi è accaduto in quegli anni
a Venezia quando ero ospite nella abitazione dell'arch. Carlo
Scarpa.
Tra le altre meraviglie la casa era una delle rare abitazioni
veneziane con giardino annesso. E fu proprio in quel giardino,
dove i passeri oltre che essere sempre in gran numero si facevano
anche avvicinare da mè fino a consentirmi dei lanci veramente
ravvicinati, che riuscii nella, fino allora insperata, impresa
di colpire ed ammazzare con la mia fionda un passero. Tutto gioioso
corsi in cucina con l'uccellino morto in mano per proporre alla
signora Nini, madre di Tobia, di cuocerlo, spinto come ero dalla
convinzione, impossibile da sradicare dalla nostra mente al tempo
della storia che sto raccontando, della difficoltà di reperimento
di cibo. La povera signora inorridita si mise ad urlare: portalo
via! portalo via!
Concludo il ragionamento sull'alimentazione riportando alcune
considerazioni che vanno per la maggiore ai nostri giorni nei
quali si è soliti magnificare la bontà e genuinità
dei cibi di un tempo, spesso privilegiando, a parole, la sana
carestia alimentare di allora rispetto alla attuale abbondanza
spesso descritta come origine certa di molte malattie moderne.
La cosa è senz'altro vera e non si può far a meno
di rilevare i pericoli che presentano molte derrate alimentari
attualmente adoperate da tutti. Il problema della modificazione
genetica oggi utilizzata per ottenere straordinari risultati qualitativi
ma sopratutto quantitativi in certe produzioni agricole desta
serie preoccupazioni in merito ai danni che essa può procurare
alla salute pubblica. Se tutto ciò rappresenta un pericolo
reale, di contro però non si può sottacere un altro
aspetto importante e cioè quello della enorme quantità
di alimenti che sono necessari per debellare una piaga che ancora
esiste in alcune parti del mondo e cioè la fame, quantità
non raggiungibile se non tramite detti mezzi moderni che ora sono
normalmente usati e quelli, ancora più eclatanti, che deriveranno
da nuovi studi e sperimentazioni. Se essa porta a soluzione un
problema così importante come quello anzidetto, ben vengano
dunque queste tecniche fatta salva la necessità di sempre
più approfonditi controlli di qualità. Dovrà
essere questo l'impegno costante delle nuove generazioni: non
contrastare il progresso tecnologico in tutte le sue svariate
articolazioni ma attenzione massima agli aspetti basilari, con
priorità assoluta per quello inerente la salute pubblica
ed al ruolo essenziale che vi gioca una sana alimentazione .
Un'altro accessorio che, nel periodo bellico che stò descrivendo,
mancava totalmente dalle proprie case era il sapone. La mancanza
era così sentita che si tentò di fabbricarlo in
casa. La prova andò a vuoto. Vuoi per la scarsità
di materia prima costituita dalle ossa dei pochi animali domestici,
vuoi per l'incapacità degli operatori, non se ne ottenne
che una sottile e informe tavoletta color marrone scuro che non
assomigliava nemmeno al vero sapone.