Un altro passatempo dei giovani consisteva
nella gara per riuscire a mandare la pipì il più
lontano possibile. Ben allineati sopra un muro, dirigevamo il
getto sulla sottostante strada polverosa dove era facile rilevarne
le varie lunghezze. Berto, affermava che la nostra gara era un
gioco da bambini se confrontata con quello che, in questo settore,
egli era in grado di fare e scommise che, stando sulla via Garibaldi,
sarebbe arrivato, attraverso
la porticina, fino all'interno della cabina di
proiezione del cinema. Si trattava chiaramente
di un'impresa impossibile visto e considerato che era da vincere
un dislivello di quasi quattro metri. La sfida ebbe luogo, io
non ero presente e stento a credere in un suo esito positivo.
C'è però Bepi, che assistette alla singolare tenzone,
che anche a distanza di molti anni sostiene che Berto, tramite
strane manipolazioni che non è il caso di riportare qui,
è riuscito a far entrare qualche goccia di pipì
all'interno della cabina vincendo la scommessa!
Mi rendo conto che l'argomento trattato nel presente capitolo
rasenta i limiti della decenza e quindi sarebbe stato il caso
di ometterlo dal racconto. Considerato però che mi piace
rilevare la profonda trasformazione che in molti campi del vivere
si è avuta nell'ultimo mezzo secolo, trovo interessante
il confronto tra la attuale situazione che, riguardo all'argomento
medesimo, sussiste tra gli uomini anziani come il sottoscritto,
reduce tra l'altro da un intervento alle vie urinarie volto ad
attenuarne i problemi, e gli stessi maschi che, cinquanta anni
fa, potevano addirittura permettersi di farne oggetto di gare
come quelle descritte. Il cambiamento, così notevole da
indurmi a non farlo passare nonostante tutto sotto silenzio, è
confermato dalla credenza, molto diffusa in quel di Quero, in
base alla quale le scarpe degli uomini anziani sarebbero tutte,
con chiara allusione, corrose in punta!
continua