Accadeva non di rado che delle piccole
compagnie teatrali, o di altri spettacoli, chiedessero la sala
per potervi effettuare il proprio lavoro.
Erano allora cavalletti,
tavolame ed altri accessori del genere, normalmente usati da una
locale impresa per le costruzioni edilizie, che prontamente montate
davanti allo schermo costituivano il palcoscenico con tanto di
sipario apribile fornendo una prova in più della loro abilità
viste le indubbie difficoltà che un'operazione del genere
presentava.
Si trattava, alle volte, dei prestigiatori che offrivano all'attento
pubblico, le meraviglie delle scienze occulte ed i misteri di
certe ipnosi. Per i ragazzi del posto sistematicamente chiamati
ad intervenire nello spettacolo si trattava invece di una delusione
completa in quanto quei bellimbusti imbroglioni si mettevano prima
d'accordo con loro onde indurli, per qualche lira di regalo, a
fingere di essere ipnotizzati e a fare le cose più assurde
che "il mago" ordinava loro durante "l'ipnosi".
Una delle scene madri che strappavano applausi, ma che in realtà
era mistificazione ed imbroglio puri, era l'ordine impartito al
soggetto "scelto a caso tra il pubblico" ed invece ripetutamente
individuato in Bepi da Pederobba, di presentarsi al secondo spettacolo
con la giacca rovesciata. Una volta accadde che Mario, uno degli
abituali "ipnotizzati", non riuscisse a convincere noi,
suoi amici, della descritta amara realtà. In effetti noi
pensavamo che Mario volesse non tanto far risaltare la mistificazione
del fatto quanto piuttosto mascherare la sua debolezza di essere
succube del volere dell'artista. Fu allora stipulato l'accordo
che a metà scena, egli avesse a dire una frase in dialetto
esattamente concordata e che avrebbe costituito la prova di quanto
sopra. Così accadde ma il prestigiatore ebbe la prontezza
di dire che tutto ciò, parole in diletto comprese, era
quanto, con la trasmissione del pensiero, egli gli aveva ordinato
di dire.
continua