




Nell'anno 1965 Monsignor Don Angelo Maddalon,
arciprete di Quero dal 1944 al 1967 cui vanno riconosciuti, oltre
ad indubbie qualità nel modo di adempiere ai vari impegni
religiosi, anche il merito di aver arrichito Quero di importanti
opere tra le quali primeggia la casa di riposo per anziani, decise
di costruire il nuovo cinema Prealpi destinato, in teoria, a ripetere
i grandi successi dell'omonima sala di cui si è ampiamente
parlato ed utilizzando, per il nuovo importante edificio destinato
a dar lustro a tutto il paese di Quero e a quelli vicini, l'area
di proprietà della Chiesa posta tra la stessa chiesa e
la casa del cappellano. Si trattava di un appezzamento prezioso
nel quale tutti noi, da giovani, abbiamo passato gran parte del
nostro tempo libero in giochi vari. A tutta prima appariva un
grave errore occupare tale area con una costruzione che male si
incastrava tra i vicini edifici: la chiesa da una parte e le case
di civile abitazione dall'altra. L'andamento reale della vicenda
confermò, più avanti, questa tesi: l'aver concesso
di costruire quell'opera costituisce una ulteriore prova delle
responsabilità che gravano su tutti, privati e pubbliche
autorità per i danni ambientali provocati al paese di Quero.
I lavori iniziarono comunque e venne realizzato un moderno cinema
con tutte le carte in regola sia per la sicurezza degli spettatori
e la stabilità delle opere atte a resistere anche alle
scosse di terremoto. Il cinema venne dotato di modernissime ed
automatiche macchine da proiezione. Non sussistevano più
problemi di incendio della pellicola per i dispositivi automatici
di cui era fornita la cabina ed anche perché la pellicola,
non più in celluloide, veniva allora realizzata su supporto
plastico assolutamente non combustibile e molto resistente alle
abrasioni e rotture. L'operatore della macchina vedeva così
risolti gran parte dei suoi problemi: non c'erano più pellicole
da spegnere con le mani essendo il supporto non infiammabile,
non più carboni da regolare manualmente: le nuove macchine
erano dotate di tutti gli automatismi che intervenivano in caso
di disservizi, addirittura non esistevano più i carboni
sostituiti da potentissime lampade che non abbisognavano di alcun
intervento manuale. Non era più necessario eseguire il
controllo e restauro della pellicola durante il suo montaggio,
addirittura non serviva più il montaggio grazie alla presenza
di due macchine da proiezione che potevano funzionare con sincronismo.
Gli spettatori non avevano più a disposizione sedie impagliate
ma moderne poltroncine fisse ed imbottite. In poche parole il
nuovo cinema era dotato di tutto ciò che occorreva per
rendere corretto il funzionamento della proiezione e sicuro l'accesso,
la permanenza e l'eventuale fuga degli spettatori.
Ma tutto questo cosa serviva se mancava allora e manca tuttora
la materia prima e cioè gli spettatori? Ciò risultò
tanto più vero in quanto anche il nuovo cinema, dopo breve
tempo, dovette cessare la sua attività ed ora si trova
inutilizzato da anni con le moderne macchine ed attrezzature sicuramente
assalite dalla ruggine.

