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UNA
NUBE AZZURRA
parte
prima
Erano stati chiamati la
notte precedente, verso le 11 e 40, a casa di Steiner.
La telefonata era stata fatta dal figlio del professore.
Il giovane aveva balbettato di non aver trovato, al suo rientro a casa,
il padre ma macchie di sangue un po' ovunque e la casa messa a soqquadro.
Erano arrivati sul luogo attorno alla mezzanotte.
Erano entrati nello studio.
De Tomàs si era guardato intorno velocemente ed ne era subito uscito.
Fernando aveva imparato a conoscere il capo. Non si soffermava mai a lungo
nel luogo c'era del sangue. Ma si può diventare ispettore capo
anche quando
il sangue e i cadaveri ti fanno dar di stomaco: ispettore capo si diventa
col cervello, non con lo stomaco, pensava Fernando.
Lui invece aveva assolto come sempre il compito di coordinare le operazioni.
Nonostante il fatto che in queste circostanze fossero tutti ormai abituati
a vederlo far le veci del capo gli agenti non perdevano la pessima abitudine
di chiamarlo "ciop", per la sua faccina da scoiattolo e per
la sua statura.
Nulla poteva essere toccato prima dell'arrivo della scientifica.
La stanza era stranamente in
disordine: una parte dello studio infatti sembrava essere appena stato
lasciato da un'impresa di pulizie per quanto meticolosamente e rigorosamente
organizzato.
L'altra, quella vicino alla finestra, si trovava invece in un subbuglio
da manicomio.
Dalla libreria mancavano alcuni volumi (libri, classificatori, o cos'altro?).
Il filo del telefono era stato strappato così come il cavo del
modem.
"Ehi, guarda un po' qui, Ciop!" Il sergente Tunner richiamò
l'attenzione di Fernando sulla scia, apparentemente di sangue, che segnava
il cammino dalla finestra al tavolo e viceversa.
"E chi può aver trascinato un corpo avanti e poi indietro?"
Tunner
aveva simpatia per Fernando anche se gli risultava un po' indigesto che
fosse diventato il vice del Capo appena arrivato al dipartimento col suo
bel diploma da primo della classe ottenuto all'Accademia.
Il
capo stimava Tunner: era un tipo in gamba, ma aveva un carattere impulsivo.
"Caspita!" rispose Fernando perplesso"Non ho mai visto
niente di simile".
Mentre i due si scambiavano le impressioni, sentirono la voce del capo
parlare con una tonalità a lui totalmente innaturale, quasi gridando.
L'altra voce sembrava quella di un ragazzo.
"Fernando!" il capo lo aveva chiamato e lui passò nell'altra
stanza non dopo aver fatto segno di tacere a Tunner; scivolò nel
salotto e si richiuse frettolosamente la porta alle spalle.
Il
giovane che sedeva
sul divano poteva avere sì e no 30 anni. Era alto, magro.
I capelli chiari, (un po' troppo lunghi rispetto al suo abbigliamento
vagamente impiegatizio) gli toccavano le spalle umidi di pioggia e di
sudore. Le mani erano preda di un leggero tremore.
Gli occhi sbarrati e inespressivi.
A Fernando sembrò evidente che si trattasse del figlio di Steiner.
De Tomàs lo guardava in silenzio con aria rassicurante. Evidentemente
aspettava che fosse il ragazzo a parlare per primo.
"Ho chiamato papà sul cellulare meno di due ore fa. Stava
guardando la partita di calcio alla televisione..."
A Fernando parve di ricordare di non aver notato nessun telefono cellulare
nello studio.
"Glielo ha detto suo padre che stava guardando la TV?" Chiese
distrattamente l'ispettore.
"No, almeno non credo, è che ... sì ho sentito l'audio,
la telecronaca..."
"Ah, ecco " troncò De Tomàs. "E le sembrava
sereno..."
"Sì, insomma, come sempre... " e scoppiò a piangere.
De Tomàs aspettò in silenzio che il suo pianto cessasse
e poi riprese:
"Suo padre aveva dei nemici? Voglio dire qualcuno ce l'aveva con
lui, invidie, dissapori nel suo ambiente?"
"No, non credo, me ne avrebbe parlato..."
"Era religioso suo padre?"
"Oh, sì, un cattolico praticante, anch'io lo sono...ma chi
può...é stato rapito vero?"
"Ancora non possiamo dirlo con certezza."
"Fino a quando?"
"Fino a che qualcuno non si farà vivo per chiedere un riscatto."
"Ma quelle tracce di sangue e poi ... non può essere uscito
da solo... e la stanza, chi l'ha ridotta in quel modo?"
De Tomàs si alzò in piedi, forse per rispetto, forse per
sovrastare il ragazzo o solo per impedirgli di continuare a parlare"Ora
basta, dottore. Si calmi. Noi siamo la polizia: tocca a noi fare le indagini"
Poi, dopo una breve pausa aggiunse "e le ipotesi!"
Tutta
la procedura di rito si
svolse regolarmente.
Prima il trasporto d'urgenza in ambulanza del figlio di Steiner verso
l'ospedale più vicino: il giovane era in evidente stato di shock.
Poi la rilevazione delle impronte da parte della scientifica.
Il figlio di Steiner sarebbe stato convocato alla centrale non appena
in grado di affrontare un breve interrogatorio, Di questo fu incaricato
Tunner ("non siate insistenti con lui"
aveva raccomandato il capo).
Quando tutto fu terminato, De Tomàs fece un breve giro per la stanza,
aprì qualche scaffale e ne trasse un paio di cartelle.
Poi si fermò a lungo a guardare una mezza dozzina di foto incorniciate
e appese alla parete in fondo e ordinò a Fernando di staccarle
e di portarle via.
Nel tardo pomeriggio del giorno seguente Tunner bussò all'ufficio
dell'Ispettore e, ubbidendo ad un suo cenno, gli appoggiò una cartella
sul tavolo. "Grazie, vattene a dormire adesso!" Tunner salutò
con un breve movimento del capo e uscì.
De Tomàs aprì la cartella: come sempre i ragazzi avevano
fatto un buon lavoro.
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