Una nube azzurra

Parte quarta

Dunedin l'aveva sollevata quasi di peso e ben poco gentilmente deposta sul divano; continuava a guardarla accigliato.
Gli volle un bel po' prima di aprire di nuovo bocca.
"Hai capito di non essere arrivata qui per caso, vero, ragazzina?
Ma brava, molto intelligente.
Vieni abbordata di notte da uno sconosciuto, accetti di andare a casa sua, di consumarvi una specie di cena, di dormire nel suo salotto e poi scappi senza neanche ringraziare perché non ti piacciono i quadri alle pareti?"
Amanda non tremava più: l'ira dell'uomo,oltreché sembrarle giustificata, non le incuteva troppa paura. Si chiese se era il caso di sorridergli ma pensò che era meglio aspettare che lo facesse lui: prima o poi lo avrebbe fatto.
Dunedin la guardò dritto negli occhi per qualche istante e poi andò in cucina per tornare dopo poco con due tazze di caffé.
"In qualcosa ci hai preso ma per il resto sbagli tutto...tutto, capito?"
Amanda fece segno di sì con la testa e aspettò che continuasse.
"Il mio buon amico Steiner mi ha telefonato una settimana fa e mi ha parlato di un libro inchiesta che stava scrivendo senza comunicarmi di cosa effettivamente si trattasse. "
Amanda continuava ad annuire in silenzio.
"Ma il vero motivo della telefonata eri proprio tu, ragazzina. Steiner era preoccupato che avendoti affidato la bozza ti potesse succedere qualcosa.
Quando ho sentito alla radio che l'avevano rapito mi sono precipitato davanti a casa sua e ti ho visto scappare.
Allora ho cominciato a seguirti: di mestiere facevo il soldato ma all'occorrenza so fare anche il poliziotto."
"Lei é un maggiore" osò Amanda
"E brava ragazzina! Allora anche tu sei un aspirante poliziotto! Ma con poca esperienza, non é vero?
Steiner era preoccupato per te; Steiner é stato rapito ed io avevo il dovere di proteggerti. Qui sei al sicuro. Tutto chiaro adesso?"
Amanda fissava gli occhi di Dunedin che le parvero di nuovo occhi buoni anche se i passaggi del suo ragionamento erano troppo veloci e logici per essere veri: "La verità é sempre più complessa" pensò ma la sua bocca proferì una frase di ben altro segno "Tutto chiaro, signore".
"Bene, allora. Concorderai sul fatto che di finti poliziotti qui ce ne sono già fin troppi: é arrivato il momento di chiamarne qualcuno dei veri!"

"No, la polizia no! La prego, non adesso." La frase di Amanda, che suonò come un grido soffocato, fu interrotta dallo squillo del campanello d'entrata.
La ragazza impallidì ma Dunedin la raggelò con uno sguardo.
Andò ad aprire la porta e si vide davanti Klaus Steiner.
Il figlio del professore era pallido, con gli occhi gonfi e le labbra leggermente tremanti come se avesse non avesse dormito da perecchie ore."
Dunedin si fermò un attimo a guardare quella figura esile, quello sguardo sconvolto. Poi, dopo averlo stretto in un breve abbraccio, lo condusse a sedere sul divano sul lato opposto a quello occupato da Amanda, andò in cucina per prendere un'altra tazza e gli versò del caffè.
"Immagino che vi conosciate..." La risposta di entrambi fu quasi simultanea: "Buongiorno, Dottore!"
e "Salve, Amanda!"
Poi Klaus si rivolse a Dunedin: "Mi hanno portato all'ospedale, poi in polizia per un altro interrogatorio...ma dico... che bisogno c'era?
Sono tornato a casa per dormire un poco ma l'ho trovata piena di agenti dell'investigativa. Se i rapitori di mio padre telefonano per il riscatto ...io ...io dovrei restare a casa per rispondere ma la polizia mi dice che non ce n'é bisogno, che significa, Ben?"
Dunedin lo osservava con aria paterna, come se rivedesse il ragazzino magro che sorrideva dalle foto. "Devi avere fiducia, credo che sappiano quello che stanno facendo. "
"E Amanda? Che ci fa lei in casa tua?"
Dunedin sorrise: "E' una storia semplicissima, anzi assai complicata... Amanda" Si voltò verso di lei e vide che era pallidissima, le labbra esangui, gli occhi semiaperti e la testa girata all'indietro come se fosse svenuta.
Klaus si precipitò a tastarle il polso gridando a Dunedin "Chiama un'ambulanza"

L'ambulanza arrivò dopo una manciata di minuti.
Klaus, che le stava praticando la respirazione artificiale, disse ai barellieri di essere un medico e si fece subito da parte.
Quando uscirono nel giardino oltre all'autolettiga c'era una Rover scura.
Seduto al volante un giovane dai capelli rossi guardava la scena.
In piedi, vicino allo sportello aperto, Dunedin riconobbe De Tomàs.

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