Una nube azzurra

Parte Terza

"Sveglia, Fernando!" Il ragazzo si passò la mano sulla faccia e poi tra i capelli rossicci e ancora sugli occhi, scuotendo leggermente la testa. La prima cosa che vide fu la tazza di caffè, ormai raffreddato, proprio sull'orlo della scrivania, quasi sul punto di cadere a terra. Fece un movimento veloce per afferrare il manico.
"Sarebbe bene che ne bevessi un po' " .
L'uomo seduto davanti a lui, quasi della stessa sua altezza e con un colore di capelli simile al suo, lo guardò con uno misto di rimprovero e complicità.
"Ti stai svegliando, ragazzo?"
L'uomo di fronte a lui era il suo capo.
Fernando non aveva ancora recuperato la forza di rispondere. L'orologio a muro dietro le spalle del capo segnava le 4 e 45, fuori era assolutamente buio.
Il capo aveva voluto che gli ricavassero l'ufficio da un vano sotto ai tetti.
Poi lo aveva fatto insonorizzare da un agente che prima di fare il poliziotto si occupava di arredamenti.
Infine
aveva comprato e montato lui stesso i doppi vetri da mettere alle finestre che davano su una terrazza squallida, delimitata da un muro più squallido ancora.
Luce lì dentro ne arrivava poca ma rumori, potete giurarci, meno ancora.
Quel bugigattolo serviva all'ispettore De Tomàs, il suo capo, per pensare. Pensare prima di agire. De Tomàs aveva l'abitudine di pensare ad alta voce e per questo gli serviva qualcuno che lo ascoltasse e facesse domande che gli servivano allo sviluppo del ragionamento. Il capo diceva sempre che un pensiero, senza la stampella di un quesito, cammina zoppo.
Fernando forniva la stampella delle sue domande al pensiero del capo e permetteva al suo ragionamento di camminare.

Avevano letto i riletto i rapporti di Tunner.
I due Steiner conducevano esistenze irreprensibili.
Il padre era stato un celebre patologo e un biologo di fama.
Rimasto vedovo all'età di trentaquattro anni aveva fatto educare l'unico figlio, Klaus, in un collegio militare.
Nel passato aveva avuto incarichi di supervisore dall' UNICEF.
Pensionato da sei anni continuava a collaborare gratuitamente con l'università
. Inoltre, teneva occasionalmente conferenze su tematiche scientifiche o sociali.
Da poco più di un anno si era dimesso dalla carica di presidente di un'associazione in difesa dell'infanzia , la "B.S", ed aveva anche ritirato la sua adesione dal sodalizio
Il figlio, anch'esso medico, lavorava presso una clinica privata come chirurgo praticante.
Era tornato da pochi mesi a vivere con il padre, dopo la prematura scomparsa della giovane moglie deceduta per una meningopatia acuta.
Accertamenti sull'organizzazione umanitaria e sulla clinica erano ancora in corso.

"Dove sei rimasto, Fernando?"
Sì, Fernando era un buon ascoltatore e un ottimo fornitore di perplessità ma aveva il vizio di addormentarsi. "Sono rimasto all'ipotesi che Steiner non sia stato aggredito." Farfugliò Fernando.
"Allora riprendiamo da lì. Lo so é un po' tardi...Tutto per far credere che sia stato un tentato omicidio o un rapimento: la porta forzata, le carte in disordine, il furto del portatile e la finestra aperta in pieno inverno: ma non si tratta di niente di simile, puoi giurarci!"
Fernando, ormai completamente sveglio, ricominciò a sfogliare le carte.
"Capo, nel verbale del primo interrogatorio del figlio di Steiner... quello avvenuto nella casa, per capirci..."
"Va' avanti, ragazzo!"
"Ecco, lei dice sempre che sono le note stonate a fornire gli indizi più significativi..."
"E allora?"
"Ma secondo lei, capo, un uomo come Steiner, un intellettuale, uno studioso, passava le sue serate a guardare le partite di calcio in televisione?"
"Non é da escludere e comunque... coraggio ragazzo! Prendi il giornale di ieri!"
Fernando si avvicinò pigramente ad un cumulo di quotidiani collocati in ordine nello scaffale alle sue spalle: gli vollero pochi minuti per controllare.
La partita era stata disputata regolarmente e regolarmente trasmessa. I Reds avevano battuto con un secco 4 a 0 gli Humbers.

"Passiamo alle foto"
disse il capo. Ho fatto portare qui quelle più importanti: cornice solida, posizione centrale e, vedi Fernando, qui ci sono sempre le stesse tre o quattro persone: il Professore, Klaus ragazzino, una bellissima donna in camice da medico, un'infermiera professionale e il maggiore Dunedin."
"Conosce quest'ufficiale?" chiese Fernando indicando la foto.
"Abbiamo frequentato insieme il liceo all'accademia."
Restò un istante come sovrappensiero e poi riprese.
"Dobbiamo assolutamente sapere chi sono gli altri due e Dunedin potrà fornirci l'informazione che ci serve."
"Così, capo, lei pensa che la ragione di quanto é accaduto abbia radici nel passato..."
"In un certo senso sì, Fernando, fino a che qualcosa nei riscontri della vita presente del Professore non mi faccia cambiare opinione."

UNA NUBE AZZURRA

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