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Questo testo è la mia traduzione dall'inglese del capitolo "Is it Worth the Effort?" tratto da "The Fiction Writer’s Page" che è la versione disponibile sul web del libro di Crawford Kilian: Writing Science Fiction and Fantasy, edito da Self-Counsel Press nel 1998 (2002 seconda edizione economica). La traduzione e la pubblicazione di questo testo sono state effettuate con l'autorizzazione dell'autore. Tutti i diritti pertanto attengono a Crawford Kilian.
C.P.
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A questo punto potreste pensare, essendo arrivati fino a qui, che scrivere romanzi è un'attività' esclusiva per geni e matti. Difficilmente qualcuno ha un'idea veramente originale, pochi di questi mettono tali idee su carta, ancor meno riescono a finire il lavoro e a spedirlo a un qualche editore e una ristretta minoranza di quest'ultimo gruppo alla fine viene pubblicata. Di questo gruppo di eletti solo una piccola parte riesce ad ottenere più che poche migliaia di dollari da questa fatica senza fine. Vale la pena di ricordare che il Dr. Samuel Johnson disse più di duecento anni fa che: "Nessuno, tranne qualche sciocco, ha mai scritto se non per denaro".
Bene,
io prego di essere differente. I veri stupidi in questo lavoro sono coloro che
scrivono soltanto per i soldi. I sono stato tale un paio di volte,
accettando dei progetti attirato dai lauti anticipi in denaro che mi venivano
promessi, o perché avevo pensato di aver bisogno di quel denaro. Terminare quei
romanzi è stato non solo penoso, ma anche noioso poiché io non avevo alcuna
spinta interiore a scriverli se non la carota penzolante davanti al mio muso
rappresentata dall'assegno che avrei ricevuto a lavoro terminato.
Fare soldi con ciò che scrivete è fantastico, ma dovete trattare questa
evenienza come un colpo di fortuna, come trovare una banconota da 20 dollari
mentre state portando a passeggio il vostro cane. L'indomani voi uscirete di nuovo
con il cane (e voi ed il cane farete del vostro meglio), ma non sentitevi come
un passeggiatore di cani fallito se non riuscirete più a trovare alcuna
banconota né allora, né nelle uscite successive.
Se ci pensate su, noi lavoriamo così da guadagnare del denaro con il quale
possiamo permetterci di fare delle cose che non ci fanno guadagnare denaro:
guardare film, leggere libri, andare a sciare, portare a passeggio il cane e ...
scrivere romanzi. Queste attività sono di per sé delle ricompense e nel caso
della scrittura la ricompensa è considerevole.
Come prima cosa bisogna dire che è un gran divertimento dominare un mestiere. In visita
al laboratorio di un artigiano che intrecciava canestri, ho realizzato che
intrecciare canestri può rappresentare una terapia per la mente, ma è anche
una tecnica che richiede capacità di visualizzazione nello spazio che, a me per
esempio, mancano totalmente. Se io potessi acquisire tali capacità con
una pratica continuativa e sistematica, io probabilmente richiederei al mio
cervello di pensare come faceva l'artigiano intrecciatore di canestri. A quel
punto io non solo sarei differente, ma anche la mia percezione del mondo sarebbe
differente. Anche se la pratica fosse stata frustrante e irritante, sarebbe
stato un divertimento immenso fare dei progressi.
Così se non riuscite a
piegare ramoscelli di salice per farli diventare cestini belli e utili, magari
riuscite a legare le parole assieme in una qualche storia che sia bella e utile.
In questa attività voi sarete frustrati ed irritati, ma vedrete anche che
potrete fare dei progressi. Più persisterete più ridefinirete il vostro
cervello per farlo pensare come quello di uno scrittore.
Dopo un po', questo processo si autososterrà: echi di parole e immagini nella
vostra mente genereranno altre parole e altre immagini. Qualsiasi cosa voi
leggerete, aiuterà questo processo ad andare avanti. Se leggerete spazzatura,
vedrete perché quella roba è tale; se leggerete roba buona, non riuscendo però
a capire come l'autore sia riuscito a renderla tale, rileggerete più
approfonditamente e criticamente. Sia consciamente che inconsciamente, voi
assorbirete il linguaggio ed il ritmo degli scrittori che ammirate.
Eventualmente, come ho suggerito in precedenza in questo libro, vi troverete a
tenere una lunga conversazione con tutti gli autori che avrete letto.
Risponderete a loro usando i loro stessi termini: la vostra storia, anche se con
umiltà, risponderà a loro.
I miei libri sono il frutto di cinquanta anni di conversazione che ho
intrattenuto con Robert Heinlein, Alfred Bester, Jack Vance, L. Sprague de Camp, Ursula K. Le Guin
e molti altri. Tutti loro mi hanno fatto il complimento di pensare che
anch'io fossi capace di raccontare delle storie; io ho cercato di restituire il
complimento e di trasmetterlo ad altri. Se gli autori che sono importanti
per voi vi hanno suggerito sentimenti simili, allora c'è un'altra buona ragione
perché voi scriviate.
Scrivere romanzi è inoltre una forma superlativa di apprendimento. Quando fate
ricerca per un romanzo o una storia, imparate veramente. Non si sa mai
quando si inciampa su qualche fatto o congettura sorprendente capace di far
cristallizzare la vostra vaga idea in una vera storia. Durante gli studi magari
non avevate mai pensato che la storia, la grammatica o anche la chimica
potessero affascinarvi, vista la condizione di dover studiare tali materie per necessità.
Ma ora, per le vostre ricerche, voi dovete veramente impararle perché
dovete ricavarne una storia e questo è molto più divertente di quanto non
abbiate mai immaginato. Perché? Perché ora state imparando per voi
stessi e per i vostri lettori, e non solo per ottenere un diploma o una laurea.
Scrivere è un lavoro solitario, e una quantità di scrittori si lamenta di
quanto sia veramente tale. Ma tantissimi altri trovano la vera compagnia di
altri colleghi, siano essi apprendisti o professionisti.
Come ogni mestiere complesso, esso offre infinite occasioni di
conversazione - sia nel raccontare storie che nel parlare dei pro e dei contro
del "raccontare storie". L'aspirante scrittore può crogiolarsi
nell'attenzione del proprio mentore o combattere le critiche di un rivale e
riuscire a crescere grazie ad entrambe le situazioni. In fondo, abbiamo bisogno
di conoscere sia i nostri talenti che le nostre debolezze.
Anche per i più solitari, una qualche sorta di compagnia viene dai loro
personaggi. Provate a vivere per un anno o due con il vostro eroe o la vostra
eroina e loro non vi lasceranno mai più.
Scrivere è anche un mestiere in cui non si smette mai di imparare. Se il
linguaggio di per se è frattale, infinitamente complesso a ogni livello, allora
scrivere lancia delle sfide sia per il professionista che per l'apprendista
scrittore. L'unico modo per rendere la scrittura noiosa è quando lo scrittore
non le da' la dovuta attenzione. Ogni manoscritto tenta di dire qualcosa al suo
autore, ma non tutti gli autori stanno ad ascoltare. Voi non potrete mai
diventare compiacenti di voi stessi o pensare che voi conosciate tutto sul
vostro mestiere. Appena vi capiterà di farlo, un qualche lettore o un
collega scrittore vi farà un'osservazione che vi troverà completamente
impreparati. Non sentitevi sgomenti, dopo tutto ciò significa che avete
ancora da imparare sulla scrittura, su voi stessi ed sulla condizione
umana.
George Orwell una volta disse che, vista dal di
dentro, ogni vita sembra un fallimento. Detto come un vero scrittore! Il
giorno che pubblicherete la vostra storia in una webzine,
vi sentirete falliti perché nessuno vi ha pagato e difficilmente qualcuno leggerà
il vostro lavoro. Quando pubblicherete con una grande casa di New York e
il vostro libro venderà un centinaio di migliaia di copie, vi sentirete dei
falliti perché non avrete ottenuto un anticipo congruo a sufficienza e
difficilmente tutti vi leggeranno, come invece fanno per Danielle Steel o
Robert Jordan.
Ma questo senso di fallimento, lasciatemi dire, è un inganno. Concepire,
scrivere, rivedere e pubblicare una qualsiasi storia è un risultato che molto
pochi di noi hanno mai raggiunto. Quando ci arrivate, avete ottenuto qualcosa di
speciale.
Ma allora, vale veramente la pena? Certamente si!
Crawford Kilian © 2002
(traduzione dall'inglese di Claudio Palmieri)
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