Tributo a Clive Cussler


TESORO



Una moneta d’oro recuperata tra i ghiacci della Groenlandia, da qui ha inizio una forsennata caccia al tesoro che in breve si estende ai quattro angoli della terra, coinvolgendo non solo archeologi ma ben presto anche uomini politici, grandi industriali, spie, avventurieri.

Quel ritrovamento, infatti, è la prova inequivocabile che la Biblioteca d’Alessandria, data per distrutta nel 391 d.C. su ordine dell’imperatore Teodosio, esiste ancora, da qualche parte nel mondo.

Quello scrigno di inestimabili tesori e segreti che possono sconvolgere gli equilibri economici e politici del pianeta non è quindi scomparso tra le fiamme.

Gli scienziati si devono far da parte, la posta è troppo alta, la partita la giocheranno uomini d’azione, agenti segreti, mercenari…

Prologo

Nonostante la tradizione ne attribuisca il merito a Tolomeo II il Filadelfo, fu Tolomeo I Soter colui che per primo sostenne e finanziò il progetto della costruzione della biblioteca ad Alessandria, biblioteca che, nei disegni del faraone, non solo doveva trasformarsi nel più importante centro di aggregazione e documentazione per i saggi e i dotti del tempo, ma doveva contenere all’interno delle sue mura la più grande collezione di libri mai vista prima, trasformandosi in centro di raccolta di tutto lo scibile umano. Il progetto era ambizioso, ma non irrealizzabile se è vero che già sotto Ramses II, circa mille anni prima, esisteva una biblioteca che raccoglieva qualcosa come 20.000 rotoli di papiro, una cifra esorbitante per l’epoca. I lavori per la costruzione della nuova biblioteca iniziarono intorno al 290 a.C., sotto la supervisione di Demetrio Falereo, singolare personaggio cerniera tra Atene e Alessandria. Cresciuto, infatti, nella Scuola del Peripato, aveva imparato dai discepoli di Aristotele il metodo di conservazione e catalogazione dei libri e ne aveva fatto tesoro quando, dopo un periodo ad Atene come governatore agli ordini di Cassandro, era giunto in Egitto in seguito alla sconfitta di quest’ultimo. Entrato nella cerchia del faraone, fu in realtà proprio Demetrio l’ideatore e l’iniziatore della costruzione della biblioteca, appoggiato da Tolomeo I e aiutato, nel suo lavoro di raccolta del materiale, da un gran numero di filologi, scribi, dotti.

Tolomeo II il Filadelfo fu il continuatore dell’opera iniziata dal padre e colui che maggiormente contribuì all’ampliamento dell’archivio e dei testi presenti nella biblioteca. Secondo Galeno , infatti, fu proprio il Filadelfo a creare il cosiddetto “fondo delle navi”: in pratica, sempre secondo quanto riportato da Galeno, il sovrano ordinò che tutti i libri presenti sulle navi che facevano scalo ad Alessandria (ricordiamo che Alessandria era un porto commerciale attivo e rinomato all’epoca) venissero ricopiati, che gli originali fossero trattenuti e che ai possessori fossero restituite le copie. Si attribuisce, inoltre, sempre a Tolomeo II l’iniziativa di un appello a tutti i sovrani della terra perché inviassero ad Alessandria qualunque opera in loro possesso su qualsiasi argomento.

Due, in realtà, furono le biblioteche costruite ad Alessandria. La prima, la più importante, era quella edificata all’interno del complesso del Museum, centro di cultura greca attrezzato per le indagini mediche, astronomiche e biologiche creato nel Quartiere Bruchium nei pressi del palazzo reale; la seconda, invece, decisamente molto più piccola e modesta, era la biblioteca del Serapeo, esterna al palazzo e destinata all’uso dei profani, costituita dal materiale scartato dalla biblioteca madre (circa 43.000 rotoli). Quest’ultima, invece, doveva contenere più di 500.000 rotoli, tra opere originarie e copie, provenienti da tutto il mondo, dal Mediterraneo come dal Medio Oriente, dalla Grecia come dall’antico Egitto, tutte sapientemente tradotte in greco per la smania dei Tolomei di costruire, all’interno del loro palazzo, una biblioteca a carattere universale. Quella della traduzione, in effetti, era una prassi molto diffusa in età ellenistica e nascondeva la volontà da parte dei dominati di farsi comprendere e ascoltare, e da parte dei dominatori di consolidare il dominio proprio attraverso la comprensione. Inoltre, per i vinti rappresentava anche l’occasione di fornire ai vincitori greci informazioni sulla propria storia e le proprie tradizioni religiose nella loro lingua madre, facendosi quindi apprezzare e conoscere.

Conseguenza di questo atteggiamento, fu la formazione ad Alessandria, proprio tra le mura della biblioteca, di una rinomata scuola di filologia che poté annoverare tra le sue fila i più famosi studiosi del tempo: Zenodoto di Efeso, il primo bibliotecario a cui va il merito della divisione in libri dell’opera di Omero; Callimaco, che sotto Tolomeo II compilò i Pinakes, ossia i Cataloghi (in 120 libri) in cui ordinò i volumi per settori e generi letterari con ordinamento alfabetico degli autori; Aristarco di Samotracia, la principale fonte della nostra tradizione omerica; Dionigi di Tracia, che compose la prima Grammatica Greca che giunse fino a noi… La biblioteca di Alessandria, ma lo stesso si può dire per quella di Pergamo, non solo, quindi, fu fondamentale come luogo di raccolta e di tutela delle opere della letteratura greca, ma anche come laboratorio di cura ed esegesi di quei testi. Insomma, nel giro di pochi anni essa si trasformò in una vera e propria officina del sapere, in grado di catalizzare l’attenzione dei nomi più noti del panorama culturale dell’epoca, aprendo la strada per studi sempre più approfonditi e moderni e trasformando Alessandria in un vero centro di cultura, alla pari se non superiore alla stessa Atene.


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