LA MIA LUNIGIANA di PAOLO PIETRINI di La Spezia Torno al paese dei miei morti dalle mie ombre di ragazzo e pochi vecchi fantasmi viventi nelle case di pietra del borgo abbandonato. Non sapevano libri quei vecchi trascinavano miseria e dignità tra i boschi curati di castagni, filari di vigne agre, aridi campi sulle rampe scoscese. Torno in auto al paese sulla via che era sentiero di lucide pietre, erto e giallo di foglie rinsecchite e ceppi sporgenti. Ritrovo metati abbandonati e stalle vuote sulle aie deserte, cucine affumicate dove abitava povertà ma cacciava la fame il frutto generoso dei castagni, mille usi dai mille nomi strani, farina dolce pressata nelle madie all'assedio dell'inverno. Ritrovo le mie ombre di ragazzo tra castagni ormai inselvatichiti, le memorie del cuore tra lapidi antiche sparse sulla nuda terra nel cimitero dei miei morti dove ora tanti loculi nuovi attendono pochi vecchi fantasmi viventi del borgo abbandonato. Il Castello diruto suona il silenzio della Storia e già dall'altare tivù marchesi, preti e fattori cantano il nuovo Medioevo.